perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


venerdì 15 maggio 2009

Non sa l'italiano, sindaco nega cittadinanza

Dall’Ansa

Un immigrato egiziano non sa leggere l’italiano e il sindaco leghista di Caravaggio (Bergamo) non gli concede la cittadinanza.

La questione è questa. Lui è egiziano, sposato con un’italiana, ha i requisiti per la cittadinanza, ma non è in grado di leggere il giuramento sulla costituzione. Il sindaco lo rimanda a settembre.

Questo significa che tipo un analfabeta straniero non potrà mai prendere la cittadinanza italiana? Sarebbe comunque interessante, come dice anche l’ottimo Alessandro Gilioli, fare un giro tra le valli del bergamasco, fare leggere il medesimo giuramento ad un tot di persone locali e vedere cosa ne viene fuori.

fonte: disma.biz

mercoledì 13 maggio 2009

Folle massacra una coppia a martellate Due clandestini lo immobilizzano

Un folle massacra una coppia a martellate alla stazione di Palermo, due migranti lo bloccano e ne consentono la cattura fra le urla e lo sgomento dei tanti passeggeri. Tutto si è svolto rapidamente: l'uomo, quasi certamente uno piscolabile, si è scagliato contro l coppia che si trovava nella biglietteria. Ora i due sono ricoverati in ospedale in gravissime condizioni.

Le vittime. Fabio Conti Tozzo, di 38 anni, arrestato dalla polizia ha colpito ripetutamente alla testa Antonino Raccuglia e Marianna Ruvolo, entrambi di 67 anni, ricoverati in due ospedali della città. Il più grave è l'uomo, trasferito in coma farmacologico nel reparto di Rianimazione del Policlinico. Secondo i medici avrebbe perso anche materia cerebrale. La donna si trova all'ospedale Civico di Palermo. È in prognosi riservata, anche se non sarebbe in pericolo di vita.

Aggressione cruenta. «L'aggressore, alto circa due metri e molto robusto ha colpito, con il martello dall'alto verso in basso, le due vittime. L'uomo le ha raggiunte correndo e questo ha dato più forza ai colpi sferrati. Poi quando le ha viste per terra ha continuato a colpirle». Lo ha raccontato il dirigente della Polfer, Maurizio Ficarra che ha interrogato l'aggressore accusato di tentato omicidio.

I nigeriani: non siamo eroi. «Non siamo eroi, lo abbiamo fatto perché abbiamo sentito nel nostro cuore che in nome di Dio questa era la cosa giusta da fare: fermare quell'uomo che poco prima aveva aggredito una coppia». Così Kennedy Anetor e John Paul, entrambi nigeriani, arrivati qualche mese fa in Italia, sbarcati a Lampedusa da un carretta del mare, respingono l'appellativo di eroi.

fonte: Il Messaggero

martedì 12 maggio 2009

Razzismo a Vicenza: «Togliti il velo» e prende a pugni una marocchina

Lesioni gravi inferte con l'aggravante di aver agito per motivi di odio razziale: è l'accusa mossa nei confronti di un uomo di 60 anni che venerdì scorso ha preso a pugni una marocchina di 46 con il volto coperto da una mascherina sanitaria.

L'uomo, originario del sud Italia, ma residente a Vicenza, aveva apostrofato l'immigrata con insulti irripetibili, dicendole tra l'altro: «Abbi il coraggio di farti vedere in faccia, marocchina che non sei altro, togli quella mascherina, oppure te la tolgo io». La donna, però, non lo poteva assecondare in quanto, ha cercato di spiegare, è costretta a portare la mascherina perchè le sue capacità di risposta immunitaria sono state abbattute da un problema medico dimostrato e certificato. L'uomo non ha sentito ragioni e, dopo averle intimato di scoprirsi, le ha sferrato due pugni al volto.

Sono stati alcuni testimoni, fra i quali un avvocato, a chiamare la volante per soccorrerla. La donna è stata portata in ospedale: ne avrà per trenta giorni, con denti rotti e altre contusioni e il giorno dopo ha firmato una querela contro il suo aggressore, già identificato dalla polizia . La contestazione è di lesioni gravi, ma con l'aggravante dell'odio razziale.

fonte: Il Messaggero

Milano, avviata la procedura di revoca dello status di rifugiato per leader delle proteste

Il cittadino eritreo Paulus Yacob Gabrazat, leader dei circa duecento rifugiati e richiedenti asilo che nei giorni scorsi avevano protestato per la loro condizione in diverse vie e piazze milanesi, ha ricevuto la notifica dell'avvio del procedimento di revoca del suo status di rifugiato politico. Con lui, hanno ricevuto un simile provvedimento anche due cittadini sudanesi e un cittadino etiope.
La vicenda dei rifugiati e dei richiedenti asilo era cominciata quando erano stati fatti sgomberare dal'ex hotel di via Senigallia di Milano. In seguito erano stati ospitati nel dormitorio di via Saponaro, ma dalla fine di aprile, i rifugiati erano costretti a dormire all'aperto, in città, per mancanza di una struttura che li potesse ospitare.
i rifugiati hanno più volte incontrato i rappresentanti delle istituzioni cittadine, nazionali ed europee, ma nessuno è stato in grado di trovare loro una sistemazione.
Per questo, i circa duecento - alcuni in Italia con lo status di rifugiato politico, altri con lo status di rifugiato per motivi umanitari, altri ancora in attesa di incontrare la commissione per il riconoscimento della protezione internazionale - hanno più volte manifestato, sempre pacificamente, per le vie della città.
Oggi, Paulus e altri, hanno ricevuto la comunicazione dell'avvio del procedimento della revoca del loro status di rifugiati. Evidentemente, le loro proteste milanesi, che non hanno risolto il problema delle loro sistemazioni, hanno compiuto il miracolo di rendere la situazione dei loro paesi di origine (Etiopia, Eritrea e Sudan) finalmente tranquilla.

fonte: Peacereporter

un afgano di 26 anni minaccia buttarsi da 20 metri.

Il ragazzo afghano di 26 anni che minacciava di buttarsi giù dall'Altare della Patria è stato convinto a scendere dal cornicione dove era rimasto per più di due ore dopo un colloquio con il presidente dell'associazione Italia-Afghanistan, Ismaili Corbanali. L'uomo aveva compiuto il gesto perché chiede asilo politico in Italia essendo stato respinto da diversi paesi. Lo aveva spiegato anche ai carabinieri e ai vigili del fuoco che sono accorsi nel pomeriggio e che avevano messo in sicurezza l'intera area e posto teloni in via dei Fori Imperiali.

«Shokur è un afghano di circa 25 anni che richiede asilo politico perché era l'autista di un comandante di una provincia vicino Kabul ed un ex militare ora ricercato dai talebani». È quanto afferma Esmaeli Qorbanali, il presidente dell'associazione Italia Afghanistan. «Tre giorni fa gli hanno incendiato la casa in Afghanistan e moglie e figli sono in mezzo alla strada. Shokur, da un paio di mesi in Italia, è stato trasferito dalla Germania su richiesta italiana per la convenzione di Dublino, ma l'Italia non gli offre la stessa accoglienza della Germania». «È la seconda volta - ha proseguito - che tenta il suicidio, ma le promesse fatte quando minaccia di buttarsi giù non vengono poi mantenute. In Italia divide una stanza con altre persone all'interno di un centro di accoglienza, ma avendo problemi seri dal punto di vista politico vorrebbe che gli venissero riconosciuti i diritti previsti dalla convenzione di Ginevra». Qorbanali ha infine raccontato che «oggi gli hanno promesso che verrà discussa presto la sua richiesta d'asilo; dopo ci auguriamo che il Comune di Roma faccia qualcosa per migliorare l'accoglienza». Intanto il ragazzo è stato accompagnato al centro Astalli, dove verranno effettuati tutti gli accertamenti sanitari. Il giovane ha anche chiesto un biglietto aereo per la Svezia.

fonte: Corriere della Sera

giovedì 7 maggio 2009

Migranti respinti in Libia - Italia e Malta si avvitano nelle pratiche di disumanità

I telefoni cominciano a squillare al mattino. Organizzazioni umanitarie presenti a Lampedusa : Medici Senza Frontiere, Save the Children, non parliamo dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati…tutti in fortissimo allarme. Quanto è successo nella notte è gravissimo. Respingimento di 227 persone tra cui donne e minori. Persone disperate, soccorse su tre barconi a sud di Lampedusa. Italia e Malta hanno giocato al solito rimpallo. Poi l’intervento di Guardia Costiera e Guardia di Finanza, il trasferimento dei migranti su tre motovedette che hanno fatto rotta su Tripoli. Respinti. Senza essere prima identificati. Senza verificare in alcun modo se ci fossero casi di richiedenti asilo.
Mai prima d’ora un governo italiano si era macchiato di una così evidente violazione della Convenzione di Ginevra sui diritti umani e del principio di non respingimento che ne è la sua pietra miliare.
Respinti e dirottati su un Paese, la Libia, che non ha aderito alla Convenzione di Ginevra e che non da’ alcuna garanzia che i migranti non siano rimandati nei paesi di origine. Persone forse a rischio di arresto, tortura, morte. Non lo sapremo mai.
Svolta storica, giornata storica, la definisce il ministro Maroni. E rischia davvero di esserlo, di fissare un pericoloso precedente, se la gravità di quanto accaduto non trovasse adeguata denuncia.
Una cosa i giornalisti possono fare: non spegnere i riflettori su questa vicenda. Sottrarsi alla propaganda. Dare voce a tutti, non solo alla politica ma anche a chi si batte per il rispetto dei diritti dell’uomo. Diritto alla vita, alla dignità. Diritto a essere soccorsi, accolti e protetti. Cosucce forse un po’ più importanti delle tante, troppe futili notizie che riempiono giornali e telegiornali.

fonte: Articolo21, ma anche Meltingpot

PROVINCIALI, PICCINNI (LEGA): "VAGONI METRO' PER SOLE DONNE"

"La metropolitana fa schifo ed è sporca. Cosa ci vuole ad aggiungere un vagone per sole donne?". A lanciare la proposta è la candidata al consiglio Provinciale nella circoscrizione 19 per la Lega Nord, Raffaella Piccinni. E alla domanda se anche per gli extracomunitari lei pensa sia necessaria una soluzione del genere, la giovane candidata del Carroccio ha detto: "sì, anche se poi arriverà Franceschini, con il mocassino, a dire che stiamo ghettizzando. Però intanto lui gira con la scorta". La richiesta di un vagone per sole donne, ed eventualmente per soli extracomunitari, è spiegata secondo Piccinni dal fatto che "ci sarebbe più sicurezza, non ci sarebbe quello che ti affianca e si struscia". "Ho preso una volta la metropolitana - ha spiegato - e sembra l'inferno. Tutti i giorni le persone si svegliano, vanno a lavorare con la metro e sembra che debbano subire l'espiazione di una colpa come in un girone dantesco".

fonte: Il Giornale

Tunisina suicida nel Cie di Ponte Galeria

Una donna tunisina di 49 anni, ospite del Centro di indentificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma, si è suicidata. Il corpo, rende noto la Croce Rossa Italiana che gestisce il Cie, è stato trovato questa mattina intorno alle 6,45.

«Alle 6,45 il medico della Cri in servizio presso il Cie, chiamato d'urgenza dai nostri operatori, non ha potuto far altro che constatare la morte di M.M., cittadina tunisina di 49 anni, ospite del centro dal 24 aprile scorso - ha reso noto Claudio Iocchi, direttore del comitato provinciale della Cri di Roma -. Il decesso è avvenuto per suicidio. La Cri è profondamente addolorata per la scomparsa di M.M. dovuta ad un gesto di cui nessuno aveva avuto sentore, nemmeno le sue compagne di stanza. Del resto - conclude Iocchi - l'ospite non aveva mai dato segnali in tal senso, né era stata sottoposta a qualsivoglia tipo di cure farmacologiche o psicologiche»

M.M. era in Italia da oltre 20 anni e rischiava l'espulsione.

fonte: Il Messaggero

Bolzano, riparte la campagna anti-italiani

A occhio nudo è tutto perfetto. In piazza Vitto­ria, sulle rive dell’Adige, tra aiuole fiorite e auto di grossa ci­lindrata parcheggiate con geo­metrico rigore, la nuova scintil­la che si è accesa nel paradiso chiamato SudTirolo non man­da alcun bagliore. Ma appena gi­rato l'angolo è scritta in tede­sco su un muro, con spray mo­derno e storia antica. «Via dal­­l’Italia ». Qualunque cosa sia, sta succedendo in fretta. Con brusche accelerate, come il vo­to nel parlamento della Provin­cia, che ieri ha consegnato una vittoria storica a Eva Klotz, pa­sionaria dell'autodeterminazio­ne tirolese. Adesso è ufficiale, gli uomini condannati negli an­ni Sessanta per aver messo bombe contro gli italiani sono «combattenti per la libertà», at­tivisti e non più terroristi. E an­che nelle valli, in paesi come Montagna (Montan in tedesco) e Termeno (Tramin), i voti di Südtiroler Volkspartei, il parti­tone di maggioranza, vengono usati per cancellare la denomi­nazione Alto Adige da docu­menti, timbri e cartelli comuna­­li, accontentando la Klotz e le al­tre formazioni di estrema de­stra, per le quali la denomina­zione presentava una «connota­zione fascista».

«Il nostro partito-anima ha perso la bussola», dice sconso­lato lo storico Leopold Steurer. Dopo un paio di sconfitte eletto­rali a vantaggio dell’estrema de­stra tedesca, spiega, la Svp si è messa a rincorrerne le pulsioni. «Senza tenere conto degli effet­ti della scelta su una gioventù imbevuta di irredentismo e na­zionalismo». L’inizio del guaio gira naturalmente intorno al 25 aprile. Oswald Ellecosta è un dirigente della Svp, modi garbati e idee persino troppo chiare. «L’unica co­sa che mi interessa è difendere i diritti della popolazione te­desca della mia ter­ra». Dal dicembre 2008 è vicesindaco di Bolzano, coronamento di una quaranten­nale militanza nel Consiglio co­munale. Un uomo che parla co­me al bar, e pazienza se le paro­le non si abbinano alla fascia tri­colore. «Non è la nostra festa» dice per l'occasione. «Noi sudti­rolesi siamo stati liberati nel 1943 dalla Wehrmach.

...

Nelle ultime due settimane, sotto al sole quieto di Bozen le cose vanno a velocità da centri­fuga. Il Pdl chiede il commissa­riamento del comune, «perché non difende l’antifascismo». Gli Schützen marciano per l’abolizione del monumento dell’Alpino di Merano, «fasci­sta», anche se da decenni è ri­dotto ad un torsolo a causa di una bomba anti-italiana. Il gior­no della manifestazione a presi­diarne i resti ci sono 600 poli­ziotti, esibizione muscolare che la comunità tedesca non gradi­sce. I fiori alla base della statua vengono poi trafugati da due in­segnanti tedeschi, denunciati per furto aggravato dai carabi­nieri, accusa valutata come un’altra provocazione. «La poli­tica debole produce frutti mala­ti» dice il presidente del Consi­glio provinciale Riccardo Dello Sbarba. «Tre giorni fa — accusa — l’Svp ha modificato il pro­prio statuto per non permette­re più la candidatura di perso­ne di lingua italiana. Per paura del declino, rompe la conviven­za democratica, e rischia di can­cellare tutto quel che è stato co­struito con fatica».

fonte: Repubblica

Al bar e sul bus

Il pacchetto sicurezza, di cui il governo sta approvando in questi giorni alcune delle norme più odiose, è una stretta micidiale sui diritti di tutti, ma in particolare per i migranti. E, soprattutto, è un intervento che non ha molti precedenti. Di questo bisognerebbe trovare il modo e il tempo per parlarne nei luoghi di lavoro, nelle scuole, a casa, nelle strade del nostro quartiere, mentre facciamo la spesa o al bar, in chiesa, sull’autobus, ovunque.
Per i migranti il destino è segnato in particolare dall’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare, ma anche da altre, ormai certe, restrizioni: il trattenimento nei centri di detenzione verrà prolungato a centottanta giorni, i permessi di soggiorno di lungo periodo verranno subordinati al superamento di un test di lingua italiana, i ricongiungimenti familiari assumeranno criteri più proibitivi, il permesso di soggiorno verrà collegato a una «raccolta punti», la concessione della cittadinanza avrà tempi ancor più proibitivi. Di fatto, si tratta di una sospensione di numerose garanzie democratiche per specifiche categorie connotate per la loro origine. Poco importa, dunque, se il consiglio dei ministri ha accettato di abolire la norma sulla scuola dell’obbligo vietata ai figli dei «clandestini», se resteranno tutte quelle norme.
Le agenzie, intanto, dicono che un altro barcone con a bordo decine di persone è stato localizzato nel Canale di Sicilia. Il rischio di un nuovo caso Pinar è alto. Ma cosa accade ai migranti rischia di diventare per tutti soltanto un rumore di fondo, qualcosa di già visto e sentito.
La normalizazione del razzismo sta diventando una cultura, piuttosto condivisa da élite politiche come da settori popolari e media.

fonte: Carta

Una mamma denuncia: "Anche mia figlia insultata dai razzisti"

Cara Maria Silvia,

ho letto la tua lettera, che mi ha profondamente toccato. Sono la mamma affidataria ormai da ben 12 anni di una bimba cinese. Ho preso mia figlia (perché questo lei è per me e la mia famiglia) quando aveva poche settimane di vita. Anche lei come te si sente fiorentina anche se ha gli occhi a mandorla. Fin da quando era più piccola ci sono stati giorni in cui è tornata a casa da scuola piangendo perché l´offendevano con parole pesanti, per il fatto di essere cinese.

Negli ultimi tempi la situazione non è migliorata, anzi crescendo e frequentando la scuola media gli episodi sono sempre più frequenti. In questi giorni poi è successo un fatto che ci ha lasciati ancora più amareggiati: attraverso il programma di messenger sul computer di casa è arrivato un messaggio diretto a lei in cui le uniche parole ripetibili sono «cinese di merda torna al tuo paese», figuratevi il resto.

È uno dei tanti episodi di razzismo a cui purtroppo anche lei è sottoposta e la cosa più preoccupante e che ci deve fare riflettere è che tutto questo viene da ragazzini e anche ragazzine coetanee o poco più grandi. Il problema è che questi ragazzi vengono educati dalle proprie famiglie senza alcun rispetto per gli altri e neppure per se stessi. E questo succede a Firenze che si dichiara «una città aperta». Voglio precisare che fortunatamente come te la bimba ha il sostegno dei suoi compagni di classe che le sono molto affezionati.

Stefania

fonte: Repubblica

«Hai perso il lavoro? Tornatene al tuo Paese»

L'ha detto anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini l'altro giorno a San Donà di Piave: «Anche nel Veneto si sfruttano i clandestini e bisogna dire no a lavoro nero e razzismo». Mai parole furono più sagge, ma in tempo di crisi economica a rimetterci di più restano sempre loro, gli immigrati. Operai che alle spalle hanno un mutuo da pagare, una famiglia da mantenere e più volte sono costretti a rivolgersi ai servizi sociali dei Comuni quando non ce la fanno a pagare le bollette, ad acquistare i viveri di prima necessità, a pagare le spese per i figli a scuola. E dall'altra parte che cosa si sentono dire? «Non ce la fai a restare? Torna nel tuo Paese d'origine, magari hai maggiori possibilità per un reinserimento lavorativo. Forse, ritrovi la tua famiglia pronta a darti una mano. E se vuoi siamo anche disposti ad agevolarti, con un aiuto economico, per il viaggio... ».
Finora, di rimpatri assistiti c'erano quelli della Caritas diocesana: si rivolgevano, soprattutto, a persone con gravi problemi di salute. Stranieri che difficilmente si sarebbero potuti inserire in un ambiente lavorativo o all'interno di una comunità. Senza contare che, nella maggior parte dei casi, si trattava di persone sole, che alle spalle avevano storie di alcolismo o altre patologie.
La Caritas aveva creato una sorta di catena che permetteva di rintracciare i parenti in patria e di farli seguire una volta arrivati, qualora ce ne fosse stata la possibilità. In 5 anni i rimpatri partiti da contrà Torretti sono stati 64, tra questi c'erano 30 donne con sei minori.
«Ma qui il discorso è diverso - spiega Fabiola Carletto della segreteria provinciale della Cgil - ci sono amministrazioni, e non mi riferisco solamente a quelle di una certa area politica, che hanno scelto questa strada per risolvere quella che loro considerano una crisi anche per le casse dei Comuni».
«Credo - prosegue la sindacalista - che gli stranieri abbiano già pagato abbastanza, in tutti questi anni, ed ora trattarli in questo modo mi sembra veramente eccessivo. Certo, in alcuni casi se ne vanno, ma lo decidono loro. Fanno partire moglie, figli e il capofamiglia rimane in attesa che la crisi passi e il lavoro posso tornare ad essere una sicurezza anche sul nostro territorio».
La Cgil, in questi ultime settimane, ha avviato una serie di "audizioni" divise tra le varie etnie in cui si fa il punto sui problemi che la comunità manifesta, sente e vive.
«Ho incontrato i somali a Bassano, i cittadini del Burkina Faso domenica scorsa nella sede del centro Tecchio di viale S. Lazzaro e ancora i rappresentanti della Costa D' Avorio. Da tutti - prosegue Fabiola Carletto - arrivano le medesime preoccupazioni: la prima è il lavoro, la seconda si esprime con un concetto: "Ci vogliono cacciare ...". Spesso, gli amministratori non si rendono conto che ci sono paesi in guerra, dove il lavoro non esiste nemmeno per quelli che ci vivono. Far capire agli immigrati che non hanno nulla da temere finché il loro permesso è in regola non è facile - continua la rappresentante sindacale - soprattutto se alla fine le risposte che ricevono dai Comuni sono quelle di un biglietto di sola andata».
La situazione è preoccupante. «Voler rimandare indietro chi ha lavorato per anni, producendo il 9 per cento del nostro prodotto interno lordo, non credo sia la politica più corretta. Ma con gli stranieri lo scaricabarile è sempre stato il gioco più semplice da portare avanti. Quanti sono in queste condizioni? Moltissimi, anche se sono titubanti nel confessarlo...», conclude Carletto.

fonte: Il Giornale di Vicenza

martedì 5 maggio 2009

Moldavo aggredito da un gruppo di giovani

Un cittadino moldavo di 33 anni ha denunciato di essere stato aggredito, ieri sera, nella zona periferica di Tor Bella Monaca, a Roma, da un gruppo di giovani mentre si trovava in strada con altri due connazionali. L'uomo portato al pronto soccorso del policlinico Tor Vergata ha avuto una prognosi di 30 giorni per la frattura del setto nasale.

Per cercare di chiarire quali siano stati i motivi all'origine dell'aggressione, avvenuta in largo Mengaroni, sono stati avviati accertamenti sia dalla Digos sia dal commissariato Casilino.

Secondo quanto riferito dal cittadino moldavo, il gruppo di aggressori, tutti giovani, avrebbe senza motivo dato vita ad una rissa con i tre stranieri, che secondo le prime indagini erano ubriachi. Prima alcuni spintoni poi sono arrivati i pugni: uno di questi ha colpito in volto il moldavo. Ad avvertire la polizia sono stati gli inquilini di una stabile della piazza ma all'arrivo delle volanti sia il gruppo di giovani italiani sia i connazionali dell'uomo ferito erano fuggiti.

Il popolare quartiere di Tor Bella Monaca, negli ultimi tempi teatro di episodi di violenza, spesso ad immigrati, è stato la sede, la scorsa settimana di una riunione del Comitato Provinciale per la Sicurezza. Il comitato, voluto dal sindaco, Gianni Alemanno, arrivava dopo le aggressioni ad un senegalese di 30 anni, insultato e colpito con una bottiglia alla testa la notte di Pasquetta, ad un pakistano il 23 marzo scorso e ad un cinese il 2 ottobre scorso.

fonte: Repubblica

lunedì 4 maggio 2009

Stupro del Primo Maggio a Milano, si fingeva straniero

Mentre la stampa tipo Il Giornale e il Padano parlavano di uno stupratore egiziano e nordafricano la verità è un altra:

I soldati a Milano son 400. Già da tempo il centrodestra chiede di rinforzare quel numero, come se fosse esiguo. Lo fa anche il presidente della Provincia di Milano, il pd Filippo Penati, bacchettando il governo e l'amministrazione cittadina. I casi di violenze per strada nei primi mesi dell'anno sono stati una ventina: eccetto due, sono stati commessi da immigrati. Anche se in un caso si è scoperto che il violentatore, italianissimo, fingeva però un accento straniero. L'ultimo fatto accaduto il primo maggio riscalda la campagna elettorale, non solo per le europee ma anche per la provincia di Milano: nel cuore del giorno, alla luce del sole, in mezzo alla folla della mayday parade, grazie all'intervento dei presenti, l'episodio si è fermato alla tentata violenza sessuale, quando un giovane marocchino ha tentato di violentare una 23enne svenuta a terra forse per il troppo alcool. La gente c'ha messo un po' a capire che non erano effusioni tra innamorati: poi è partito un tentativo di linciaggio che la polizia è riuscita a interrompere con la forza. E' il 19imo caso per le strade di Milano e Hinterland: gli altri tutti purtroppo andati a segno. Riccardo de Corato, vicesindaco di Milano da dodici anni, chiede tolleranza zero: a chi non si capisce, visto che è sua da sempre la delega alla sicurezza. La sicurezza che non c'è.

fonte: Lorella Beretta via Facebook

venerdì 1 maggio 2009

Lega Nord: "Nei pronto soccorso occorre separare gli italiani dagli immigrati"

Il centrodestra ha scelto per la candidatura alla Presidenza della Provincia un signore che dice:

“io vorrei anche annunciarvi che sto anche discutendo con il responsabile dell’ospedale di Treviglio Caravaggio (qui in Provincia di Bergamo) stiamo per predisporre un canale preferenziale al pronto soccorso per i nostri anziani. Per fare in modo che non restino indietro e che magari stiano male al pronto soccorso perchè i medici per questa paura di non denunciare e per questa febbre di curare i clandestini magari si dimentichino di curare i nostri anziani. Quindi noi stiamo predisponendo questo e credo che all’interno della Provincia di Bergamo ma in tante provincie dove la Lega ha il governo del territorio e dove probabilmente l’avrà come a Brescia con l’amico Molgora credo che spingeremo, pur non essendo una competenza della provincia, spingeremo i nostri direttori degli ospedali a creare questo canale preferenziale per fare in modo che si ricordi che c’è anche la nostra legge oltre che i clandestini”.
Il direttore dell’Ospedale conferma solo in parte e dice che non farà distinzioni di nazionalità:
"Ne abbiamo discusso, ma questo ancora non rientrerà nella prassi”
La fraseologia da gerarca del candidato Presidente dei “moderati” bergamaschi non trova quindi riscontro, per il momento, neppure nel direttore dell’Ospedale di nomina leghista, quello di Treviglio.

fonte: Marcello Saponaro e Daniele Sensi