Disposti ad accettare qualsiasi incarico, anche se sotto pagato e in condizioni disagevoli, con contratti che vengono stracciati alla prima difficoltà e turni di lavoro folli. Eppure, grazie alla loro estrema flessibilità e disponibilità, gli oltre 407mila stranieri residenti fra Milano e provincia - che così in termini assoluti diventa la più multietnica d'Italia superando per la prima volta Roma - hanno scontato meno dei lavoratori italiani la crisi economica che ancora fa sentire i suoi colpi.
È il dato più nuovo che emerge dal ventesimo Dossier Statistico Immigrazione 2010 Caritas-Migrantes presentato ieri mattina all'Auditorium San Fedele. "Nei mestieri di bassa qualità il 40 per cento degli addetti è rappresentato da stranieri - spiega il sociologo Emilio Reyneri - . Le minoranze etniche ormai fortemente consolidate nel nostro territorio si concentrano nelle piccole imprese, con meno di 15 dipendenti, dove il datore di lavoro può permettersi anche i contratti a tempo indeterminato, tanto le garanzie contro il licenziamento sono pari a zero".
fonte: Repubblica
giovedì 28 ottobre 2010
Sottopagato e precario, il lavoro degli immigrati resiste al vento della crisi
Etichette: immigrati, lavoro, lombardia
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giovedì 25 febbraio 2010
I medici devono resituire i soldi che hanno preso per curare stranieri in attesa del permesso di soggiorno, in Lombardia
Mi è appena arrivato un comunicato della CGIL di Milano:
E' odioso e inqualificabile quanto messo in atto dall'Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia e dall'Asl Milano. Si chiede ai medici di famiglia e ai pediatri di restituire i compensi incassati per visite agli "extracomunitari" con permesso soggiorno scaduto o in fase di rinnovo.
Premetto che già il governo nazionale con la norma "denuncia il clandestino in ospedale" aveva iniziato ad attentare alla salute pubblica spingendo lontano dalla cure mediche una parte della popolazione creando anche rischi per la salute di tutti, vedi il caso tubercolosi di qualche mese fa. Ora, sugli "extracomunitari" con permesso di soggiorno scaduto possiamo discutere, ma la cosa assurda è per quelli in fase di rinnovo.
Per i non avvezzi alla materia, per rinnovare un permesso di soggiorno si deve andare in posta un mesetto prima della scadenza del permesso, compilare un paccone di documenti e spedirli. Un addetto delle poste, prima della chiusura della busta controlla che ci siano tutti i documenti, compreso il contratto di lavoro. Se si è fortunati dopo 7-8 mesi si viene avvisati che il proprio permesso è disponibile in questura. In tutto questo periodo fa fede la ricevuta rilasciata dalla posta.
Chi è in attesa di rinnovo è una persona REGOLARMENTE in Italia, che lavora REGOLARMENTE, e paga le tasse REGOLARMENTE. Evidentemente però non può ammalarsi per 7-8 mesi, secondo la Regione Lombardia. Potrà farlo nei restanti 4-5 mesi prima di dover nuovamente rinnovare il permesso di soggiorno.
E questo vale anche per i loro figli. Meno fortunati i figli degli immigati irregolari, loro non possono ammalarsi mai, poichè i pediatri non sono rimborsati dalla Regione per il tempo che dedicano loro.
Alla faccia della Costituzione, ecco una bella misura anti-crisi Made in Formigoni.
fonte: ilKuda
Etichette: lombardia, permesso di soggiorno, salute, stranieri
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martedì 15 dicembre 2009
Il razzismo delle amministrazioni locali
C’è un limite che perfino la Lega, a Roma, oggi non può superare.
L’emendamento che introduce la cassa integrazione differenziata e che ha fatto gridare alle leggi razziali però è solo un aspetto della politica discriminatoria che a livello locale diventa implacabile.
Lo dimostra ad esempio il caso di Brignano Gera d’Adda, comune in provincia di Bergamo, che ha stabilito aiuti per i disoccupati purché non siano stranieri. I sindaci sceriffo, a volte, sono più potenti dello Stato. Le ordinanze comunali anche se definite discriminatorie e anticostituzionali vengono regolarmente applicate a suon di multe e non solo.
Welcome to Padania! Dove il Pdl ha firmato delega in bianco alla Lega, che impera, sul tema dell’immigrazione. Dove la stessa determinazione che sarebbe necessaria per perseguire e punire i delinquenti, sempre più spesso, viene usata invece per stabilire e diversificare i confini tra i diritti-doveri degli italiani da quelli degli immigrati.
Come si spiegherebbero altrimenti le 800 (più o meno) delibere “dissuasive” nei confronti degli stranieri? Il primato, secondo l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), spetta alla Lombardia con 237, segue il Veneto con 102 provvedimenti, il Piemonte con 63 e il Friuli a quota 17.
Pensò bene poi il sindaco leghista Flavio Tosi che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera spiegò che “gli unici diritti inalienabili sono quelli che riguardano la sopravvivenza”.
Esclusa ad esempio l’istruzione perché “riconoscerla significa ammettere il diritto ai clandestini a una permanenza senza limiti”. Rimanendo sulla scia dell’educazione-istruzione è certamente da ricordare il bando pubblicato dalla provincia di Sondrio che prevede l’assegnazione di alloggi per i soli studenti valtellinesi. Scelta cassata anche in sede di Commissione europea oltre che in tribunale; ma poco importa.
continua su Antefatto
Etichette: diritti umani, friuli venezia giulia, immigrati, lega nord, lombardia, piemonte, veneto
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martedì 1 dicembre 2009
Lombardia, accordo sulla scuola, una norma inapplicabile
Un tetto massimo del 20 per cento di stranieri per classe e un accordo con le prefetture per evitare che gli studenti arrivino dall'estero a lezioni già iniziate: quest'anno gli alunni stranieri iscritti in corsa, dopo il primo giorno di scuola, in Lombardia sono già mille, di cui 400 a Milano. Sono questi i punti saldi del piano per l'integrazione che la Direzione scolastica regionale sta mettendo in atto in vista del prossimo anno scolastico.
Partiamo dal tetto. Oggi a Milano ci sono scuole quasi totalmente frequentate da studenti stranieri. Cosa faranno? Obbligheranno gli italiani ad iscriversi? E gli stranieri sopra il tetto, cosa accadrà? Ci sono interi quartieri in cui la popolazione immigrata supera il 40%, manderanno i figli a chilometri di distanza da casa? E dove? In Montenapoleone?
C'è poi la norma sul primo giorno di scuola. Mettiamo che un cittadino spagnolo o tedesco o francese si trasferisca per lavoro in italia a dicembre e voglia portare con se la famiglia e il figlio di otto anni. Lo stato italiano rifiuterà il diritto allo studio al bambino appena giunto? Credo che questo sia anti costituzionale. Senza voler scomodare chi chiede il ricongiungimento famigliare.
Il problema è reale, la soluzione inapplicabile.
fonte: www.kuda.tk
domenica 22 novembre 2009
Al via le ronde dei vicini di casa il Pirellone: segnalate i sospetti
Dopo il flop delle ronde del ministro Maroni, il Pirellone affida la sicurezza ai vicini di casa. Il progetto del "controllo di vicinato" dell’assessore regionale Stefano Maullu, del Pdl, prende spunto dal Neighbourhood Watch anglosassone, riveduto e corretto in chiave lombarda. Prevede che i sindaci affidino direttamente ai cittadini, ma più ancora alle associazioni di categoria e agli amministratori di condominio, il compito di fare da sentinella nei quartieri delle città. Annotare targhe di macchine sospette, affacciarsi se un cane abbaia o se nei pressi dell’appartamento del vicino si aggira qualche faccia poco rassicurante, o denunciare la presenza di un clandestino nel vicinato. Per poi segnalare il tutto alle forze dell’ordine. Con tanto di appositi cartelloni e adesivi per scoraggiare i malintenzionati.
Con slogan come "Questa è una zona sotto il controllo del vicinato" o "Attento, in questo quartiere c’è chi ti osserva ed è pronto a chiamare la polizia", all’ingresso delle principali vie e dei negozi dei quartieri a rischio. In cambio, le amministrazioni che aderiranno al progetto otterranno dal Pirellone un punteggio maggiore nell’assegnazione delle risorse sulla sicurezza. Che tra il 2003 e il 2008 sono state pari a ben 90 milioni di euro. A Milano il progetto partirà a gennaio. Prima nei quartieri Baggio, San Siro e Affori, per poi estendersi a Buenos Aires e Paolo Sarpi.
fonte: Repubblica
Pubblicato da AdminK alle 16:12 0 commenti
giovedì 5 febbraio 2009
Ufficio delazioni contro gli immigrati
Ho letto che in un Comune lombardo (Turate) è stato aperto un ufficio dove è possibile denunciare, anche in forma anonima, la presenza di immigrati clandestini in paese, non si tratta di un provvedimento razzista, per carità, ma di un invito ai cittadini a collaborare affinchè la legalità sia rispettata.
Lo “sportello delazioni” resta aperto per due ore ogni giovedì.
Non commento la decisione della Giunta, ma mi permetto di avanzare, sommessamente, un suggerimento: invece di aprire l’ufficio sulo per due ore alla settimana consiglierei gli amministratori di tenerlo aperto ogni giorno, ma non solo per denunciare gli eventuali clandestini (mi sembra giusto contrastare l’immigrazione irregolare), ma anche tutti coloro che affittano gli appartamenti in nero, di coloro che assumono in nero, di coloro che non rilasciano gli scontrini fiscali, di coloro che godono di un’indennità di accompagnamento in quanto ciechi o disabili gravi, ma poi guidano l’automobile, degli artigiani o dei professionisti che non rilasciano una regolare fattura, degli evasori fiscali, di coloro che acquistano merci palesemente contraffatte, di coloro che, a casa n malattia, svolgono un secondo lavoro e di tutti coloro che commettono, ogni giorno, piccole o grandi infrazioni che tutti conosciamo benissimo, ma facciamo finta di non vedere per quieto vivere.
In questo modo, probabilmente, la legalità ci guadagnerebbe (…e anche le casse dello Stato).
fonte: Sciura Pina
martedì 16 dicembre 2008
Immigrati in schiavitù, lavoro forzato nei cantieri
Mattina, pomeriggio, sera. Turni a ciclo continuo. Durata media 18 ore. Paga standard: 1,70 euro all'ora. Tutto tollerabile, forzatamente tollerato da decine di stranieri, senza permesso di soggiorno, costretti a lavorare così nei cantieri di mezza Italia. Con la promessa di messa a regola, e di un'altra vita. Ma chissà quando.
Intanto trattati come schiavi e stipati in case isolate senza riscaldamento e impiegati in cantieri edili di Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Toscana. Questo fino al giorno in cui i carabinieri di Reggio Emilia e San Polo d'Enza hanno arrestato tre imprenditori e un capo cantiere.
Le indagini sono durante un anno. Gli arrestati, per l'accusa, promettevano un posto di lavoro e il rilascio di documenti per il soggiorno in Italia e occupavano la manodopera irregolare in ditte edili di varie regioni, dove gli operai venivano costretti a turni di lavoro anche di 18 ore al giorno con paga standard di 1,70 euro all'ora, fino a sette euro per i meritevoli.
Frequenti le minacce di ritorsioni nei confronti loro e dei familiari. In alcuni casi i clandestini sono stati costretti a lavorare anche dopo aver subito gravi infortuni. L'organizzazione aveva trovato pure il sistema per eludere eventuali controlli: gli operai erano stati dotati di badge e documenti falsi con la loro foto, ma con generalità di persone regolarmente assunte da varie ditte.
fonte: L'Unità
Etichette: emilia romagna, lavoro, liguria, lombardia, piemonte, stranieri, toscana
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 18:49 0 commenti