perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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giovedì 7 aprile 2011

Roma, marocchino denuncia ‘divieto di accesso immigrati’ in bar.

“Vietato l’ingresso agli animali ed agli immigrati. La direzione”: il cartello sta affisso all’esterno di un bar a Montesacro, Roma, e ha suscitato l’indignazione di un marocchino di 45 anni, regolare nella capitale, che lo ha immortalato con una foto e denunciato la palese discriminazione al suo avvocato.
E’ un pomeriggio del 2 aprile 2011, spiega l’avvocato del marocchino Giacinto Canzona, quando Abdul Bouja, 45 anni, di origine marocchina ma da anni residente in Italia con regolare permesso di soggiorno e regolare contratto di lavoro, si reca in un noto bar tabacchi del quartiere Montesacro a Roma per acquistare delle sigarette e prendere un caffè. E qui rimane folgorato da un cartello posto accanto all’ingresso del locale vicino all’insegna con la seguente scritta: “Vietato l’ingresso agli animali ed agli immigrati. La direzione”. Indignato, entra nel locale e chiede spiegazioni al barista il quale gli risponde che questo è quanto ha deciso il titolare dell’esercizio commerciale, a causa di problemi avuti in passato con alcuni extracomunitari che si erano ubriacati all’interno del bar, ubriacature sfociate in risse. Comunque – aggiunge il barista – lui è un semplice dipendente e non vuole avere problemi. Abdul senza acquistare nulla esce dal locale e scatta alcune foto con il suo telefonino all’insegna.

fonte: Daily Blog

mercoledì 17 marzo 2010

Coprifuoco a via Padova contro i negozianti stranieri

Si torna a parlare di via Padova con l’ultima trovata del Comune. Dopo l’esercito (che evidentemente non serve a molto) scatta infatti il coprifuoco per le attività della zona, quelle considerare “sospette”, come kebabbari, take away e centri telefonici. Anche i centri benessere per massaggi dovranno chiudere per le 20. Anche le discoteche dovranno abbassare le serrande in anticipo.

L’ordinanza non è ancora definitiva, ma con ogni probabilità sarà firmata dal sindaco Letizia Moratti entro il fine settimana. Come ormai diventato un’usanza immancabile, la firma sarà seguita da un’inevitabile ricorso sa parte delle attività commerciali della zona interessata.

Siamo di nuovo di fronte a una presa di posizione, come l’invio dei militari sul luogo, che vuole dimostrare il pugno duro di chi governa oppure l’ennesimo tentativo che farà un buco nell’acqua come accade da tempo?

fonte: 02blog.it

venerdì 5 febbraio 2010

«Due euro per un caffè, se sei rom» Per tutti gli altri solo 75 centesimi

Via di Tor Cervara, un bar. Siamo nella periferia est di Roma, tra Tiburtina e Collatina, vicino al Raccordo anulare. Ma anche nei pressi dell’ufficio immigrazione della questura di Roma e del quartier generale della Guardia di Finanza. Vicino c’è infine un campo nomadi, quello della Martora. In fila alla cassa, per un caffè. Costa 75 centesimi, annuncia la tabella in mostra alle spalle della giovane cassiera italiana. Diamo un euro, in cambio di uno scontrino e di 25 centesimi di resto.

CONTO DIVERSO - Poi tocca a una nomade. Chiede un caffè anche lei. «Due euro», è la risposta. «Ma come?», protesta la donna. «Ieri costava un euro e cinquanta. Oggi due?». Imperturbabile la cassiera ribatte: «Sono due euro». La direttiva deve essere molto netta. Caffè a due euro. La nomade paga, lo scontrino indica come voce dell’acquisto la categoria «varie». Accanto ci sono due agenti, stanno acquistando cartelle del Superenalotto alla vicina cassa, sono indaffarati, forse non sentono. Eppure la nomade ha protestato alzando un po’ la voce.

IL SOVRAPPREZZO - Va avanti così da tempo. Finora era un euro e mezzo, oggi (mercoledì 3 febbraio) è addirittura scattato un ulteriore sovrapprezzo. La banconista addetta alla macchina del caffè è una giovane rumena, alla nomade rumena come lei (ma rom) serve il caffè richiesto in un bicchierino di plastica. Tutto avviene in silenzio ora. Non è la prima volta che succede. La nomade lavora come operatrice di una cooperativa per la scolarizzazione dei bambini rom. Se ne va via col suo bicchierino di plastica in mano e lo scontrino che registra il prezzo del caffè probabilmente più caro d’Italia.

LA SPIEGAZIONE - Una volta fuori la nomade spiega: «Un giorno me l’hanno anche detto chiaro e tondo, il caffè costa caro perché così ve ne andate da qualche altra parte…». Sono appena passate le 15,12, dice lo scontrino, e in via di Tor Cervara si è ripetuta una scena che i rom considerano abituale. Tra gli operatori della cooperativa la vicenda infatti è più che nota, sono state fatte anche segnalazioni a quanto riferiscono alle forze dell’ordine, i controlli si sarebbero arenati di fronte al fatto che ogni esercente fa quello che vuole. Questo il succo degli interventi effettuati. Però, ricordano gli operatori della cooperativa in cui è ingaggiata anche la nomade, la tabella dei prezzi esposta dovrebbe pur contare qualcosa…

fonte: Corriere della Sera

venerdì 30 ottobre 2009

Prato, vietati kebab e sexy shop in centro

Sarà vietato d'ora in poi aprire nuovi kebab house e sexy shop in centro storico a Prato. Lo ha deciso la giunta comunale di centrodestra che ha presentato oggi, come spiega l'assessore alle attività produttive Roberto Caverni, "un provvedimento urgente e transitorio".

"Serve a frenare il dilagare del degrado che rischia di estendersi a diverse zone del centro storico - precisa Caverni - e nell'attesa di approvare il nuovo regolamento del commercio". Secondo l'assessore della giunta retta dal sindaco Roberto Cenni, vale per tutti "l'esempio di via Pier Cironi", dove i negozi sono ormai in mano alla comunità nigeriana e dove anche l'estetica lascia a desiderare. Le nuove norme riguardano tutte le "attività artigianali di cottura alimenti".

fonte: Repubblica

sabato 26 settembre 2009

Look etnico, via dal negozio

Razzismo e pregiudizio o esasperazione? L'uno e l'altra per una vicenda accaduta martedì sera in centro a Pisa, quando una signora pisana in abito etnico è stata letteralmente buttata fuori a spintoni da un negozio, presumibilmente perché scambiata per una extracomunitaria.
Tutto questo anche se si esprime in italiano perfetto e in italiano perfetto aveva chiesto al negoziante: ma lei sta scherzando? Conclusione: la signora è sdegnata, non tanto per il fatto in sé, quanto al pensiero che una persona possa esser trattata male solo in base alla sua nazionalità, anche perché - aggiunge - potrebbe essere una persona ricca; la titolare del negozio (l'attività Le Griffe, in via dei Rigattieri), sostituita in quel momento dal marito, si scusa costernata e spiega che ha subito negli ultimi mesi cinque furti per un totale di quattromila euro di danno, per cui vaglia la clientela con attenzione.
La protagonista di questa storia è una pisana doc: Laura Oliva, 52 anni, da poco residente a Cascina, impiegata in una nota azienda pontederese, ex sindacalista della Cgil. Una bella signora che ama gli abiti etnici.
«Amo gli abiti etnici - racconta indignata - e mio figlio, che lavora come desk manager nei progetti umanitari della Comunità europea, a volte mi regala capi originali acquistati all'estero, come quello che indossavo l'altro pomeriggio, quando mia madre, una bella signora ottantenne ed elegante, aveva deciso di uscire con me e mia sorella per farci un bel regalo. Abbiamo visto tanti negozi e siamo state accolte ovunque benissimo, perché Pisa è una città accogliente, voglio sottolinearlo. Poi abbiamo deciso di entrare in questo negozio perché avevo visto qualcosa di piacevole. Io indossavo il mio vistoso abito arancione. Appena messo piede dentro, il proprietario mi ha detto con enfasi: no, fuori, fuori. No cosa?: ho chiesto, pensavo che scherzasse. A quel punto lui si è alzato, mi ha messo le mani sulle spalle e mi ha letteralmente buttato fuori a spintoni. Gli ho detto che avrei chiamato i vigili urbani e che l'avrei denunciato perché non poteva toccarmi: lui a quel punto, mentre in strada si formava il classico capannello di gente, si è scusato e mi ha detto: prego, si accomodi. Si accomodi? In quel negozio non metterò più piede davvero e gliel'ho detto».
La proprietaria del negozio - non vuole rilevare il suo nome, né quello del marito - è dispiaciuta. «Abbiamo subito cinque furti in poche settimane», spiega.

fonte: Il Tirreno

lunedì 22 dicembre 2008

Padova: nuova ordinanza contro i negozianti stranieri

Dopo la pronuncia del Tar in favore dei cittadini nigeriani, il Sindaco ripropone un provvedimento di chiusura

Non c’è pace per le attività commerciali gestite da cittadini stranieri nella zona limitrofa alla stazione di Padova. Dopo la pronuncia del Tar della scorsa settimana, con la quale si sospendeva l’effetto del provvedimento firmato dal Sindaco nel mese di settembre, il Comune di Padova ha scelto di riproporre una nuova ordinanza di chiusura anticipata contro gli esercizi.

Si tratta di un nuovo testo che prevede ancora la chiusura alle ore 19.30 per i market, la sala giochi ed il parrucchiere di via Annibale da Bassano, ma non è escluso che possa essere esteso anche a via Buonarrotti.

In barba alla pronuncia del Tar quindi, la Giunta ha scelto di tornare all’attacco contro questi cittadini che prima hanno pagato profumatamente le licenze comunali per l’apertura dei negozi ed ora si vedono inibita la possibilità di esercitare pienamente il loro diritto a mantenerli aperti.
Le motivazioni della Giunta, naturalmente, sono farcite di fumose parole legate al degrado, il decoro, la sicurezza, l’ordine pubblico.
In poche parole: sono troppi i "neri" presenti nella via e quindi gli esercizi vanno chiusi.
A nulla valgono i proclami per l’integrazione, i documentari costruiti appositamente per regalare alla città un’immagine di una amministrazione aperta ed accogliente. Ogni qual volta si presenti una anche minima contraddizione, la Giunta è pronta a cavalcare la tensione.

I negozianti, difesi dall’Avv. Marina Infantolino e già in contatto con l’Associzaione Razzismo Stop non faranno certo attendere la loro risposta.

fonte: Meltingpot