perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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martedì 23 luglio 2013

Cittadinanza italiana negata ad un figlio di italiano

PORDENONE. Mohamed non sa nulla. Dall’alto del suo anno e mezzo di vita, di queste beghe burocratiche francamente non sa che farsene. In realtà, anche se non lo sa ancora, lui è cittadino italiano. Non lo sa, o non lo vuole sapere, neanche l’anagrafe del Comune di Pordenone, che infatti ha spedito al suo papà una lettera di “preavviso di rigetto”, ovvero un documento in cui spiegano che la domanda di iscrizione di Mohamed all’anagrafe della popolazione residente di questa città non potrà avvenire perché lui, il piccino, entrato in Italia con passaporto nigerino benchè figlio di un cittadino italiano, o si dota di permesso di soggiorno o... nulla.

La vicenda è intricatissima solo in apparenza. Il papà di Mohamed, benchè originario del Niger, è italiano dal 2008. Intendendo con ciò che ha ottenuto la cittadinanza italiana ben 5 anni fa. Ora quest’uomo ha avuto, con una donna diversa dalla moglie, al di fuori del matrimonio, un altro figlio, il piccolo Mohamed, che peraltro ha riconosciuto.

Mohamed è nato in Niger e risulta figlio di suo padre anche per il test del Dna a cui ha dovuto essere sottoposto per ottenere un documento con cui lasciare il Paese natale. Il papà aveva tentato di far arrivare in Italia il bambino con un passaporto italiano, ma dopo peripezie varie durate mesi e viaggi estenuanti (dal villaggio alla sede consolare occorrono due giorni per andare e due per tornare), aveva rinunciato.

Seguendo un consiglio delle stesse autorità consolari, l’uomo decide quindi di chiamare qui il bambino e la madre con i documenti nigerini, ovvero il passaporto di quel Paese. Una volta giunto a Pordenone, il piccolo Mohamed che oltre al passaporto nigerino ha con sè anche l’estratto dell’atto di nascita, regolarmente tradotto e legalizzato dall’ambasciata italiana in Costa d’Avorio, nel quale si riportano maternità e paternità, chiede - attraverso il papà - di essere iscritto nel nucleo familiare come figlio di Massud (nome di fantasia), cittadino italiano.

Ma l’anagrafe dice no. Non importa, evidentemente, che Massud sia italiano e, ius sanguinis docet, lo sia anche suo figlio. Siccome il bimbo ha un passaporto nigerino, secondo l’anagrafe l’unica cittadinanza dimostrata è quella extracomunitaria. Da qui la necessità di un titolo di soggiorno. Titolo che per la questura non serve perché Mohamed, figlio di un italiano, è già italiano, e quindi non gli serve alcun permesso per risiedere in Italia. Chi risolverà l’arcano?

fonte: Messaggero Veneto

lunedì 28 gennaio 2013

Cittadinanza negata a stranieri down

In Italia abbiamo una legge sulla cittadinanza vecchia e arretrata. Concedere la cittadinanza alle persone che decido di vivere stabilmente nel nostro paese è uno strumento di integrazione e di riconoscimento di diritti umani e civili fondamentali. Attualmente si può richiedere la cittadinanza, oltre che per matrimonio, se si soggiorna legalmente e senza interruzioni in Italia per più di 10 anni o se si nasce in Italia e vi si risiede senza interruzioni fino al compimento del diciottesimo anno d’età.

Una legislazione moderna prevederebbe che tutte le persone nate in Italia possano essere considerate italiane, da subito, e che la cittadinanza possa essere chiesta dopo 5 anni di permanenza sul nostro territorio perchè se pago le tasse, lavoro, vivo in una terra è giusto che io possa, a pieno titolo, agire sulla gestione di quel paese.

Ma oltre a questo la legislazione attuale ha dentro di se una profonda distorsione: per conseguire lo status di cittadino italino bisogna pronunciare un giuramento, ma le persone per le quali viene decretato l’incapacità di intendere e di volere non possono giurare.

E’ il caso di molti disabili psichici e delle persone affette della Sindrome di Down in particolare. Il caso si è appena proposto quando un giovane ragazzo albanese, di diciott’anni, affetto da questa malattia, ha chiesto di diventare cittadino italiano, essendo nato in Italia. Richiesta respinta.

La Ledha sostiene che la questione si possa superare applicando la Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità, ratificata dal nostro Paese con la legge 18 del 2009, che obbliga gli Stati firmatari a riconoscere alle persone disabili la libertà di movimento, il diritto di scegliere la propria residenza e quello di cambiare cittadinanza. Un motivo in più per cambiare la legge sulla cittadinanza.


venerdì 11 settembre 2009

Quelli che: gli italiani sono una razza

Se un cittadino dalla pelle non perfettamente candida aspirasse a incarichi politici in Italia, sarà meglio che ci ripensi. “Non vorrei tra cinque anni e un mese trovarmi un presidente abbronzato”, ha dichiarato Roberto Calderoli l’altra sera a Treviso. Il ministro leghista si era già distinto per un’analoga sortita nei confronti della sua concittadina italiana Rula Jebreal. Imitato dal presidente del Consiglio che rivolse la stessa “carineria” a Barack Obama.
Tali affermazioni desterebbero scandalo se pronunciate da uomini di governo in qualsiasi altro paese occidentale. E delineano, all’interno della maggioranza di centrodestra, una spaccatura su principi della massima rilevanza per il futuro della nostra democrazia. Chi ha diritto a essere considerato italiano, e quali devono essere le procedure di ottenimento della cittadinanza?
La proposta di legge che divide la destra è stata presentata in Commissione Affari Costituzionali da Fabio Granata (Pdl) e da Andrea Sarubbi (Pd). Le modifiche mirano ad abbreviare da dieci a cinque anni il periodo di residenza continuativa necessario per ottenere il passaporto italiano a un immigrato che dimostri inoltre stabilità di reddito e una sufficiente conoscenza della lingua. Granata e Sarubbi propongono ancora che venga naturalizzato il minore nato in Italia da stranieri, se uno dei genitori vi soggiorna da cinque anni; così come il minore che abbia completato un percorso scolastico nel nostro paese.
Quando poi il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha ribadito la sua idea di attribuire il diritto di voto amministrativo agli stranieri residenti da almeno cinque anni sul territorio nazionale, Umberto Bossi ha reagito dandogli del “matto”. Ma più pesante ancora giunge il no di Silvio Berlusconi a concedere la cittadinanza e il diritto di voto amministrativo agli stranieri: “Io difendo la sicurezza di tutti, evitando che la sinistra apra le frontiere, per poi concedere loro la cittadinanza e il diritto al voto, un subdolo stratagemma per garantirsi una futura preminenza elettorale”.
E’ interessante notare che Berlusconi e Bossi non si limitano a definire prematura o frettolosa la revisione delle norme sulla cittadinanza. In più occasioni pubbliche questi leader della destra si sono dichiarati contrari all’idea stessa di una “società multietnica”; come testimonia anche la greve battuta di Calderoli sul pericolo di ritrovarci fra cinque anni e un mese con un “presidente abbronzato”.
Probabilmente non se ne rendono conto, ma con le loro parole stanno propugnando un ritorno all’indietro dai principi di cittadinanza così come li definì oltre due secoli fa la Rivoluzione Francese. Berlusconi e Bossi rigettano la teoria democratica secondo cui lo Stato-nazione è luogo di attuazione di diritti universali civili e politici. Da secoli a una nazione democratica non si appartiene più per mera discendenza, bensì per cittadinanza. Un passo avanti storico rispetto all’ideologia reazionaria Blut und Boden, “sangue e terra”, perché la nazione non può venire ridotta al “pezzetto di terra dove si è nati e cresciuti” teorizzato da Justus Moser.
A furia di inseguire consensi promettendo “meno stranieri”, Berlusconi e Bossi rifiutano l’idea che possano esserci “più italiani” e “nuovi italiani”. La loro idea di italianità è ferma agli anni Trenta del secolo scorso: l’appartenenza razziale. Lungi dal farsi interpreti di un nuovo patriottismo, alla vigilia del centocinquantesimo anniversario dello Stato unitario, essi paventano come minacciosa l’eventualità che uno straniero possa diventare italiano se non per concessione arbitraria.
La divergenza emersa all’interno della destra, quindi, non riguarda solo la volontà o meno di integrare gli stranieri residenti attraverso una politica lineare dei diritti e dei doveri. La prossima discussione parlamentare renderà manifeste due opposte nozioni di cittadinanza. Ma non facciamo finta che siano entrambe compatibili con una democrazia in cui vivono già quattro milioni di immigrati.

fonte: Gad Lerner

domenica 12 luglio 2009

Assurdità post-maturità

Vorrei sapere perché una studentessa, che ha appena sostenuto gli esami di maturità, che vive in Italia da 19 anni, se non trova lavoro entro 3 mesi, rischia di essere dichiarata clandestina ed espulsa in solitudine nel paese d'origine che neanche conosce?
guardate il video su Facebook

venerdì 15 maggio 2009

Non sa l'italiano, sindaco nega cittadinanza

Dall’Ansa

Un immigrato egiziano non sa leggere l’italiano e il sindaco leghista di Caravaggio (Bergamo) non gli concede la cittadinanza.

La questione è questa. Lui è egiziano, sposato con un’italiana, ha i requisiti per la cittadinanza, ma non è in grado di leggere il giuramento sulla costituzione. Il sindaco lo rimanda a settembre.

Questo significa che tipo un analfabeta straniero non potrà mai prendere la cittadinanza italiana? Sarebbe comunque interessante, come dice anche l’ottimo Alessandro Gilioli, fare un giro tra le valli del bergamasco, fare leggere il medesimo giuramento ad un tot di persone locali e vedere cosa ne viene fuori.

fonte: disma.biz

lunedì 23 febbraio 2009

Muore una straniera italiana

Alessandra Samira Mangoud è nata e cresciuta a Roma ed è morta il 20 febbraio scorso sempre a Roma a soli 29 anni. Di origini filippine ed egiziane è morta da straniera in Italia per una legge discriminatoria nei confronti dei figli d'immigrati .
Alessandra Samira era una romana che aveva il taglio d'occhi degli asiatici, regalo della madre filippina e il colore della pelle degli egiziani dono del padre. Per chi la conosceva o la sentiva parlare Ale Samy non era straniera, solo per lo Stato era una figlia illegittima!
Non sapeva di dover richiedere la cittadinanza italiana tra i 18 e i 19 anni , come previsto dalla legge per l'acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati extracomunitari, di consegenza è rimasta cittadina straniera in un Paese a lei non affatto straniero visto che era l'unico dove avesse mai vissuto.
Problemi di salute conditi con la stanchezza di troppe spiegazioni e perdite le hanno affaticato il cuore.
E' cosi che un frammento dell'Italia se è andato senza una cittadinanza reale, mentre lei quella cittadinanza la voleva, per cuore e per ragione. Per Samira quel pezzo di carta era la sua unica vera carta d' identità ed era anche quell' "amore non corrisposto" che nel concreto le aveva portato via prima le sue certezze e poi un lavoro presso un ente pubblico. Un legame con l'Italia il suo, legato al vissuto e non al sangue; quello di una ragazza come noi, tante seconde generazioni, che il sangue preferiscono lasciarlo dove deve stare: nelle vene, perchè trovano solo nello luogo in cui nascono e crescono il proprio Paese.
L'Italia non si è presa la responsabilità di riconoscere la nostra amica e questo solo perchè i suoi genitori erano diversi. Il nostro Paese non pensa a dove fosse nata o morta, pensa solo all'immigrazione clandestina, quasi mai riflette su una Samira e sul perchè è una mancata italiana. Dimentica.
Samira adesso ha due date, che incorniciano il suo percorso e che testimoniano il fatto che era "una romana de Roma" .Questo avviene contro ogni legge tardiva e cieca che considera ancora stranieri i figli d'immigrati nati e cresciuti in Italia per paura di macchiarsi lo stivale. Avviene grazie alla globalizzazione, di cui Samira e noi siamo l'esempio concreto e che appare essere la nostra nuova madre, se non altro perchè ci da voce anche se mamma Italia non risponde.
Per fortuna Samira avevi e hai tanti amici, tra questi anche alcuni come te e per questo non devi preoccuparti se "Fratelli d'Italia" di Mameli non sarà ancora per un po' la tua canzone.
Per noi e per tutti quelli che ti hanno conosciuto lo sei per spiritio anche forse più di altri. Peccato che L'Italia non ti abbia conosciuta a dovere, saresti stata una delle sue figlie preferite! Eri quella che s'incavolava per le partite perse della Roma, che era arrabbiatissima quando le chiedevano: "di dove sei"? Glielo diremo noi Sam, ci proveremo come sempre.
Alessandra Samira ha perso la cittadinanza, il lavoro e oggi anche la vita.
L'Italia, suo genitore, qualcosa le poteva dare: il suo nome.

fonte: Rete G2

Muore una straniera italiana

Alessandra Samira Mangoud è nata e cresciuta a Roma ed è morta il 20 febbraio scorso sempre a Roma a soli 29 anni. Di origini filippine ed egiziane è morta da straniera in Italia per una legge discriminatoria nei confronti dei figli d'immigrati .
Alessandra Samira era una romana che aveva il taglio d'occhi degli asiatici, regalo della madre filippina e il colore della pelle degli egiziani dono del padre. Per chi la conosceva o la sentiva parlare Ale Samy non era straniera, solo per lo Stato era una figlia illegittima!
Non sapeva di dover richiedere la cittadinanza italiana tra i 18 e i 19 anni , come previsto dalla legge per l'acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati extracomunitari, di consegenza è rimasta cittadina straniera in un Paese a lei non affatto straniero visto che era l'unico dove avesse mai vissuto.
Problemi di salute conditi con la stanchezza di troppe spiegazioni e perdite le hanno affaticato il cuore.
E' cosi che un frammento dell'Italia se è andato senza una cittadinanza reale, mentre lei quella cittadinanza la voleva, per cuore e per ragione. Per Samira quel pezzo di carta era la sua unica vera carta d' identità ed era anche quell' "amore non corrisposto" che nel concreto le aveva portato via prima le sue certezze e poi un lavoro presso un ente pubblico. Un legame con l'Italia il suo, legato al vissuto e non al sangue; quello di una ragazza come noi, tante seconde generazioni, che il sangue preferiscono lasciarlo dove deve stare: nelle vene, perchè trovano solo nello luogo in cui nascono e crescono il proprio Paese.
L'Italia non si è presa la responsabilità di riconoscere la nostra amica e questo solo perchè i suoi genitori erano diversi. Il nostro Paese non pensa a dove fosse nata o morta, pensa solo all'immigrazione clandestina, quasi mai riflette su una Samira e sul perchè è una mancata italiana. Dimentica.
Samira adesso ha due date, che incorniciano il suo percorso e che testimoniano il fatto che era "una romana de Roma" .Questo avviene contro ogni legge tardiva e cieca che considera ancora stranieri i figli d'immigrati nati e cresciuti in Italia per paura di macchiarsi lo stivale. Avviene grazie alla globalizzazione, di cui Samira e noi siamo l'esempio concreto e che appare essere la nostra nuova madre, se non altro perchè ci da voce anche se mamma Italia non risponde.
Per fortuna Samira avevi e hai tanti amici, tra questi anche alcuni come te e per questo non devi preoccuparti se "Fratelli d'Italia" di Mameli non sarà ancora per un po' la tua canzone.
Per noi e per tutti quelli che ti hanno conosciuto lo sei per spiritio anche forse più di altri. Peccato che L'Italia non ti abbia conosciuta a dovere, saresti stata una delle sue figlie preferite! Eri quella che s'incavolava per le partite perse della Roma, che era arrabbiatissima quando le chiedevano: "di dove sei"? Glielo diremo noi Sam, ci proveremo come sempre.
Alessandra Samira ha perso la cittadinanza, il lavoro e oggi anche la vita.
L'Italia, suo genitore, qualcosa le poteva dare: il suo nome.

fonte: Rete G2