perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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giovedì 8 luglio 2010

Napoli: orrore a via Scarlatti raid razzista e finanzieri indifferenti

Venerdì due luglio.
In via Scarlatti al Vomero un extracomunitario vende qualcosa, oggettini senza importanza; è un giovane dallo sguardo mite, non disturba nessuno, se ne sta ai margini del marciapiede attendendo che qualcuno lo avvicini, e quando accade risponde con garbo. Da chissà dove si materializza al centro della strada, isola pedonale destinata ad uno struscio quotidiano, un gruppetto di giovani dall'aspetto volgare ed aggressivo che cominciano a provocare pesantemente il giovane nero, che però non reagisce in alcun modo.

Indispettiti i teppisti si avvicinano ancora di più e con fare da gradassi gli strappano via l'improvvisata bancarella spargendo intorno la povera merce e lo picchiano di santa ragione: colpi maligni senza nessuna cautela. Un episodio esemplare di violenza gratuita.

Che si svolge nell'assoluta indifferenza dei passanti, fino a quando appare una guardia giurata che, avvicinandosi ai giovinastri li apostrofa: “Vai, và, ca stì fetiente s'ò mmeritano” (Dai su, questi fetenti se lo meritano). Ma per fortuna ecco salire dall'incrocio di con via Luca Giordano la pattuglia di militari (in questo caso la GdF) che insieme alla Polizia Urbana tutelano la sicurezza in quel tratto di isola pedonale, un'iniziativa a suo tempo molto decantata sulle pagine dei giornali.

La pattuglia affretta subito il passo e volgendo il capo dall'altro lato si infila in una strada trasversale. Ho pensato subito che questi episodi vanno portati a conoscenza di tutti e che avrei cercato anche le motivazioni di questi gesti.

fonte: il Mattino

domenica 30 maggio 2010

Immigrato ucciso a colpi di accetta nel napoletano

Colpito, ripetutamente, con una accetta e ucciso nella sua abitazione a seguito di una rapina: e' accaduto nel Napoletano, a Brusciano; un immigrato clandestino la vittima.

L'omicidio si e' verificato ieri, ma ne e' stata data notizia solo oggi. E' in seguito ad una telefonata al 112 che i carabinieri della centrale operativa di Castello di Cisterna hanno scoperto in un appartamento di via Genova 5 il corpo senza vita e massacrato di Mohamed Ouhmid Ouhmid, clandestino, 33 anni, deceduto a causa di numerose ferite su varie parti del corpo. Dalle prime ricostruzioni dei carabinieri, e' emerso che il marocchino sarebbe stato ucciso per una rapina. Il cadavere dell'uomo e' stato trasferito al II Policlinico per l'esame autoptico. Indagini sono in corso.

fonte: RaiNews24

giovedì 15 aprile 2010

Padre Alex Zanotelli caricato dalla polizia a Napoli. "Li state mandando in un lager, dovete passare su di me", e così è stato. Condividi

"Sono bambini. Li state mandando in un lager. Dovete passare su di me". Ma la furia di chi obbedisce al governo e alla legge che punisce gli immigrati non risparmia neanche un uomo di chiesa, padre Alex Zanotelli. Pur di far partire in fretta in una camionetta i nove africani della "Vera D.", pur di chiudere la questione che ha agitato il porto di Napoli e le coscienze nell'ultima settimana, senza il minimo rispetto hanno buttato a terra persino il sacerdote che difende i diritti civili e si prodiga per l'umanità. Sta bene, il paladino di chi non ha voce e lotta per sopravvivere, ma è tornato a casa addolorato, come chi ha sostenuto una battaglia persa.

Intorno alle 21 la protesta era davanti ai garage della questura in via dei Fiorentini: "Siamo tutti clandestini" gridavano i manifestanti. Organizzazioni umanitarie, centri sociali, la Cgil con Jamal Quoddorack che hanno seguito dall'inizio la vicenda. L'assessore Giulio Riccio e il sindaco Iervolino vanno via aprendo le braccia: "Non c'è niente da fare". Ma Zanotelli resta, con i suoi collaboratori, tra i quali Felicetta Parisi, che è in lacrime. "Li abbiamo visti, li abbiamo visti bene, erano vicino a noi - piange - non c'è alcun dubbio che sono minorenni", riferendosi alla querelle sull'età dei cinque clandestini più giovani, tre dei quali erano stati giudicati maggiorenni dall'ospedale dove erano stati visitati. "Anche secondo il parere dei medici ospedalieri l'età scheletrica era intorno ai 18 anni - dice ancora Parisi - ma ci sono due anni di scarto in quell'analisi. Me ne assumo io la responsabilità. Sono un medico, un pediatra: erano minori. Li hanno spediti in un lager. Questa è una ignominia, una vergogna, viviamo l'epoca della disumanità".

Padre Zanotelli ha salito le scale della questura ed è tornato indietro poco dopo amareggiato: "Non c'è niente da fare, li portano via". Intanto i celerini si radunavano sotto il palazzo. "Dopo ore di trattative, di promesse, all'improvviso è arrivata la celere e abbiamo capito che li avrebbero portati a Brindisi - dice il sacerdote - Eppure c'era la richiesta di asilo politico, il Comune aveva trovato per loro una sistemazione". Zanotelli viene accompagnato dai collaboratori, a proseguire nel racconto è Felicetta Parisi: "Quando Alex è sceso noi ci siamo messi davanti al garage da dove doveva uscire la camionetta - dice - Zanotelli voleva stendersi per terra, voleva protestare contro questo sopruso. E ha detto ai poliziotti: "Nessuno ha chiesto a questa gente che cosa ha fatto nell'ultimo mese, come ha vissuto, di che cosa ha bisogno. È una vergogna. Per me potete passare sul mio corpo, prima di prenderli". Allora è scoppiato un tafferuglio, i poliziotti si sono lanciati verso di noi e Alex è stato scaraventato per terra".

I collaboratori del sacerdote, indignati, denunciano: "Per ore la questura ha portato avanti quello che sembrava un dialogo. Era falso. Per la prima volta Napoli, la città dell'accoglienza e dell'umanità, si è macchiata della strage degli innocenti. Lo sanno tutti i Cie sono dei lager".

Fonte: Repubblica

martedì 13 aprile 2010

Oltre 400 immigrati vivono in condizioni drammatiche alla periferia est di Napoli

Ben 350 albanesi e 50 ivoriani (in tutto 60 famiglie) si trovano nei cosiddetti “bipiani” di Ponticelli, in condizioni igienico-sanitarie disastrose. Arben Hasani (Sportello stranieri Fillea-Cgil): “Questa gente vive in uno stato di abbandono totale da parte delle istituzioni. L’amministrazione continua ad ignorare anche le richieste più semplici e immediate, come la riparazione delle fogne, la derattizzazione, la bonifica di quel poco di verde pubblico che c’è”

fonte: Redattore Sociale

martedì 6 aprile 2010

Sporco megro ad un bambino

“Sei un negro, uno sporco negro”. Le parole erano rivolte ad un bambino, forse un adolescente, di colore. Le ha pronunciate un uomo di mezza età che teneva per mano un altro bambino. Agli insulti sono seguiti degli sputi nei confronti del ragazzo di colore e il tentativo di prenderlo a calci. Questo l’episodio agghiacciante cui ho assistito a Piano di Sorrento, nella domenica di Pasqua intorno alle 18, mentre passeggiavo sul Corso Italia a pochi metri da piazza Cota, in pieno centro cittadino. Alla base di tutto pare ci sia stato un litigio tra bambini. E il papà del ragazzino bianco ha pensato di farsi giustizia così. Ho segnalato ai carabinieri quanto avevo visto poco tempo dopo. Sono stato identificato. Ho visto anche il papà del bambino aggredito parlare con le forze dell’ordine insieme al figlio e ad altri bambini amici del ragazzo. Dopo qualche minuto è giunto anche il signore artefice di questa vicenda vergognosa, era in compagnia della moglie. Dalle prime parole che ho ascoltato sembrava convinto di essere nel giusto. Il figlio aveva rimediato uno schiaffo dal “nero”. Mi è stato detto che potevo andare. Resto sconcertato per l’accaduto. Pensavo che un episodio del genere potesse verificarsi sono nei film ambientati nell’America del primo dopoguerra. Il fatto, poi, che questa vicenda si sia consumata ai danni di un ragazzo rende il tutto ancor di più intollerabile.

fonte: PositanoNews

giovedì 14 gennaio 2010

Marocchino gettato in fontana:muore

Drammatica ricostruzione per la morte di un senza tetto marocchino a Napoli: un gruppo di balordi lo avrebbe gettato in una fontana e, complice il freddo pungente, sarebbe poi morto assiderato. Yussuf Errahali, 37 anni, non avrebbe avuto modo di cambiarsi gli abiti e il freddo lo avrebbe alla fine ucciso. Quando il 118 è giunto sul luogo avvisato da alcuni passanti Errahali aveva ancora i vestiti inzuppati. Inutili i tentativi di rianimazione.

A ricostruire la vicenda sono stati i volontari dell'associazione "Il Camper", gli unici che passano nelle zone più povere della città per portare assistenza ai senza tetto, a quelle persone che vengono emarginate e alla fine ignorate dalla società. Ed è proprio a questi volontari che gli altri clochard hanno raccontato quanto accaduto martedì notte. Dalle confidenze degli amici di Yussef è partita la denuncia.

Un gruppo di balordi composto da giovani ma anche giovanissimi ha aggredito il marocchino per poi gettarlo nelle acque gelide della fontana di Piazza Cavour. Non è la prima volta che gruppetti di questo tipo si presentano in zona per insultare o aggredire. E' successo anche a settembre quando un altro senza tetto è stato dato alle fiamme. Non è morto ma il suo calvario medico ancora non è finito.

Si presume che il gruppetto di disgraziati arrivi dal vicino quartiere Sanità. Ed è proprio da qui che la polizia, dopo la denuncia presentata dai ragazzi de "Il Camper", partirà con le indagini.

fonte: TGcom

mercoledì 9 dicembre 2009

Schiavi dei caporali con partita Iva

Più di 200 richieste da parte dei braccianti nigeriani in poche settimane. L'allarme della Cgil. Obbligati al lavoro autonomo per conservare il permesso di soggiorno

Ogni giorno, sveglia alle quattro del mattino. Il tempo di vestirsi e poi via, fuori dalle "baraccopoli" come le chiamano da queste parti. L'appuntamento è mezz'ora dopo, alla Rotonda di Castel Volturno, quando la luce del sole ancora non si vede. Tutti ad aspettare il bus che porta il lavoro e il "caporale" che li sceglie, li ingaggia e li carica sul furgone. Come manodopera nei campi, nella raccolta dei pomodori, come operai edili nei cantieri. Nella realtà sono lavoratori per un giorno. Nigeriani sfruttati. Mal pagati. Assimilati agli schiavi per le condizioni in cui sono costretti a lavorare. Per lo Stato, invece, sono lavoratori autonomi. Perché titolari di partita Iva. I braccianti e gli edili della comunità nigeriana di Castel Volturno da qualche mese sono costretti a fingersi liberi professionisti. A sostenere tutte le spese come se fossero piccoli imprenditori, mentre di autonomia professionale non vedono neanche l'ombra.

Il caso è scoppiato allo Sportello immigrati della Cgil di Castel Volturno, dove da qualche settimana sono arrivate tante richieste di aiuto nelle procedure burocratiche per l'apertura e la gestione della partita Iva. Più di 200 richieste in poche settimane. Troppe per essere veritiere. «Lo fanno perché sono obbligati dai datori di lavoro - racconta Michele Franco dalla Cgil di Castel Volturno - che non vogliono sostenere i vincoli del lavoro dipendente e perché così riescono a conservare il permesso di soggiorno. Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto richieste almeno dal 30 per cento dei lavoratori nigeriani del nostro territorio». Un regolare contratto di lavoro a tempo indeterminato equivale ad un permesso di soggiorno. Il lavoro autonomo, invece, remunerato dietro presentazione di fattura emessa dal lavoratore nigeriano, gli costa un permesso a metà, della durata di sei mesi. Da rinnovare, esibendo i pagamenti eseguiti con regolarità. Al fisco viene versato più di mille euro all'anno, ne guadagnano 5 mila all'anno con difficoltà, poco più di 400 euro al mese. Cifre che escludono il compenso di commercialisti e ragionieri che curano la contabilità delle "piccole imprese".

«Non parliamo soltanto di imprese fittizie - continua Franco - In altri casi i nigeriani chiedono l'autorizzazione al Comune per ottenere la licenza per l'occupazione del suolo pubblico, come se fossero venditori ambulanti. Il guaio è che dopo un anno la licenza scade. Ma loro, a differenza dei commercianti, spesso non la rinnovano in tempo. E così perdono il permesso di soggiorno».

La comunità nigeriana conta 5 mila persone nel territorio della provincia di Caserta, il 50 per cento è impegnata nell'agricoltura (soprattutto nella raccolta di pomodori e in estate delle fragole), mentre il 40 per cento lavora nell'edilizia, nella ristorazione come camerieri, oppure nel commercio (soprattutto donne specializzate nella vendita di abbigliamento). «Eppure esiste una misura del lavoro occasionale accessorio perfetta da utilizzare in casi come questi - spiegano alla Cgil Campania - . Il pagamento avviene con voucher dell'importo di 10 euro, che include un minimo di assicurazione previdenziale e contro gli infortuni».

fonte: Repubblica via Kuda

martedì 1 dicembre 2009

Casoria, bambolotto di colore infilzato intimidazione razzista al museo

Un bambolotto di colore, alto circa un metro, senza abiti, infilzato come un crocifisso sulle sbarre del cancello del Cam, il Contemporary Art Museum di Casoria. E' questo lo spettacolo inquietante che si sono trovati di fronte stasera il direttore del museo Antonio Manfredi e i suoi collaboratori, arrivati per gli ultimi ritocchi all'allestimento della grande mostra "AfriCam" dedicata all'arte contemporanea africana, che apre il 5 dicembre. Con loro c'erano anche due artisti arrivati per l'occasione per esporre i loro lavori, il ganese Narku Thompson Nii e l'egiziano Mohamed Alaa, che sono rimati impressionati.

"E' stato un chiaro gesto intimidatorio ma certo noi non ci scoraggiamo e andiamo avanti - dice Manfredi, che è andato subito dai carabinieri - Non a caso oggi è uscito l'annuncio della mostra sul giornale locale di Casoria. E' stato un gesto di razzismo vero e proprio. E' stato comunque uno shock, perché è vero che noi siamo abituati come museo a Casoria a stare sempre in lotta per sopravvivere, ma nell'arte non ci aspetteremmo mai azioni di questo tipo che testimoniano una volontà razzista. Nell'arte non pensiamo mai alle ghettizzazioni, noi vogliamo stare al di sopra di queste diversità. L'obiettivo della mostra infatti è di mostrare che anche in situazioni di difficoltà la cultura vince, permane e dà la forza per andare avanti. Tutte le opere in mostra vogliono raccontare che l'Africa non è solo fatta di immigrati disperati, ma ci sono anche artisti e intellettuali. Che magari fanno sculture con la carta riciclata dalla spazzatura, o che lavorano in atelier-baracche. Ma portano colori straordinari in posti fatti di nulla e cenere. L'arte dell'Africa aiuta l'immagine dell'Africa".

Dalla periferia del mondo alla periferia di Napoli. A dar fastidio, forse, la mobilitazione di associazioni e comunità di immigrati e rifugiati africani che il Cam ha attivato. Dall'associazione dei Rifugiati di Napoli, a Ltm Laici Terzo Mondo O.N.G. di cooperazione internazionale, l'Ufficio Diocesano Migrantes, la Comunità di S. Egidio, Medici senza Frontiere, l'Uffico Immigrati della Cgil, il Centro Sociale Autogestito "EX-Canapificio", l'associazione Terra Buona Onlus (con la quale gli artisti Narku Thompson Nii e Mohamed Alaa parteciperanno domani mattina a un laboratorio di pittura creativa e una tavola rotonda con gli studenti delle scuole del territorio dell'area a Nord di Napoli).

fonte: Repubblica

"Rom vuol dire criminale"

Se si appartiene all'etnia rom, non si può che delinquere. Lo scrivono, in sintesi, i giudici del tribunali dei minorenni di Napoli, con parole che sembrano, francamente, incredibili. La storia è quella della ragazzina rom di 15 anni, accusata di aver rapito una neonata a Ponticelli nel maggio del 2008. Un fatto di cronaca che scatenò la rabbia dei residenti e la devastazione dei campi del popolare quartiere napoletano.

La ragazzina, A.V., grazie alla testimonianza della madre della rapita, è stata condannata in primo grado e in appello a 3 anni e 8 mesi, e da un anno e mezzo è rinchiusa nel carcere minorile di Nisida. L'avvocato ha chiesto prima dell'estate gli arresti domiciliari, ma il tribunale, in sede di appello al riesame, ha bocciato la richiesta. Con una motivazione sconcertante, destinata a scatenare polemiche infinite.

«Le conclusioni indicate» dicono i giudici «sono sostanzialmente confermate dalla relazione depositata in atti dalla quale, a prescindere dalle cause, emerge che l'appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom. Ed è proprio l'essere assolutamente integrata in quegli schemi di vita che rende, in uno alla mancanza di concreti processi di analisi dei propri vissuti, concreto il pericolo di recidiva». In sostanza, la razza e l'etnia definiscono il comportamento delinquenziale della piccola. Un ipotesi abnorme, visto che stiamo parlando di giudici dello Stato che lo scrivono nero su bianco, e non di un comizio del più intransigente leghista da stadio. «Un precedente gravissimo» sostiene l'avvocato della bambina Cristian Valle, «che basa sulla razza l'ipotesi di condotte criminose. Non solo sulla possibilità di commettere reati, ma pure sulla tendenza a condotte recidive.

La vox populi con la quale si dice che i rom rubano i bambini, diventa certezza giuridica. E' assurdo, indegno. Non ho mai visto una decisione così. In un clima da leggi di stampo razziale, anche i giudici si adeguano». In effetti, con la stessa logica, altri giudici potrebbero giustificare le loro decisioni descrivendo gli schemi tipici della cultura ebraica o islamica, e qualcun altro potrebbe spingersi a discettare - per chiunque vive in terre ad alta criminalità - che napoletani, calabresi o siciliani sono tendenzialmente delinquenti perchè inseriti negli «schemi culturali» di quelle zone. La decisione del tribunale e le parole della motivazione sono state prese collegialmente da quattro giudici, tra togati e onorari (un sociologo e uno psicologo): vuol dire che la maggioranza, almeno tre, erano d'accordo con il tono del rigetto.

fonte: Espresso

giovedì 5 novembre 2009

Facebook fra razzismo e influenza A

Fortuna che ai tempi del colera e del terremoto i computer non erano ancora entrati nelle abitudini quotidiane degli italiani. Ora che invece più di mezzo mondo è collegato tramite reti web, anche il proverbiale razzismo contro i “terroni” imperversa on line. “Vai e ammazzali tutti” è l’esplicito invito di Luca Gava, fondatore del gruppo “fan” dell’influenza A che in questi giorni sta facendo vittime particolarmente in Campania.

RAZZISMO E LUOGHI COMUNI – Il gruppo conta fino ad ora 30 iscritti. È infarcito di luoghi comuni sui napoletani, dal colera, al terremoto, alla scarsa igiene, alla “monnezza”. Certo, non siamo di fronte ad un caso raro. Da Facebook a YouTube, il web è strapieno di reciproci insulti fra “polentoni” e “terroni”, con particolare veemenza quando l’oggetto del contendere è una partita di calcio o un evento infausto, come il suddetto virus H1/N1. Indicare ogni gruppo che inneggia all’eliminazione fisica dei napoletani è impresa non da poco, ai limiti dell’impossibile. Dallo tsunami al terremoto fino al Vesuvio, di cui molti non esitano a definirsi fan sfegatati per la “provvidenziale” opera di distruzione che causerebbe in caso di eruttazione.

fonte: Campania su Web

lunedì 19 ottobre 2009

Napoli: bimbo morto e madre in fin di vita per un braciere

Giacevano sul letto, madre agonizzante e figlio morto. Il corpicino del piccolo, sei anni, accanto a quello della donna ridotta in gravi condizioni. Questa la drammatica scena a cui hanno assistito i vigili del fuoco, non appena sono entrati nell'appartamentino di via Discesa Sanità a Napoli. Una storia di estrema indigenza sfociata in tragedia. Madre e figlio, capoverdiani, sono stati entrambi intossicati dal monossido di carbonio sprigionato un piccolo braciere, acceso per ripararsi dal freddo pungente che in questi giorni ha gelato la città e per ovviare alla mancanza di altre fonti di calore: l'elettricità era staccata da circa due settimane forse per morosità. È questa l'ipotesi che si fa largo dopo i primi rilievi effettuati dai vigili del fuoco nell'appartamento dove il piccolo Elvis è stato ritrovato senza vita. La donna, 40 anni, invece ora è ricoverata all'ospedale San Gennaro.

fonte: Corriere della Sera

giovedì 15 ottobre 2009

Per entrare in discoteca bisogna esibire il permesso di soggiorno

La decisione del proprietario del locale di vico della Quercia di ammettere solo gli extracomunitari con permesso di soggiorno o visto turistico in regola scatena un coro di proteste. Durissima la presa di posizione di Jammal Qaddorah, responsabile immigrazione della Cgil in Campania, che ieri ha appreso da Repubblica quanto sta avvenendo nel "tempio" partenopeo del reggae. «Alla stupidità non c´è limite - attacca il sindacalista - un privato non può permettersi di chiedere il permesso di soggiorno, compito che spetta esclusivamente alle forze dell´ordine. Queste vicende paranoiche sono il frutto del clima razzista che serpeggia in Italia e, purtroppo, ormai anche a Napoli». Qaddorah svela anche un altro inquietante episodio: «Un immigrato mi ha raccontato che su un autobus il controllore gli ha intimato di mostrare, oltre al biglietto di viaggio, anche il permesso di soggiorno. Bisogna agire con decisione affinché avvenimenti del genere non continuino a verificarsi».

fonte: Repubblica

lunedì 31 agosto 2009

Gang degli autobus, presi 2 teppisti

L´appuntamento era per ogni week-end. L´obiettivo: andare a caccia dell´immigrato e picchiarlo, insultarlo, derubarlo. Per il divertimento della ricerca e l´adrenalina della violenza, visti i bottini irrisori e l´alto rischio delle azioni. Il mezzo: il bus della linea R601. Protagonisti: un branco di ragazzini, tra i 16 e i 20 anni, della zona di piazza Mercato. E nel gruppo c´erano anche quattro ragazze. Sabato sono stati individuati e denunciati dalla polizia municipale due dei teppisti della linea R601. I vigili erano sulle loro tracce da una settimana, grazie alla denuncia di due extracomunitari e alle riprese delle telecamere dell´Anm, che hanno filmato un´aggressione e fornito agli uomini del generale Luigi Sementa l´identikit della gang.

Domenica scorsa, il branco del R601 aggredisce un cittadino dello Sri Lanka e uno del Bangladesh (provocando loro ferite guaribili da 10 a 25 giorni), tra via Arcoleo e piazza Vittoria intorno alle 23. L´aggressione avviene proprio davanti alla fermata del bus, mentre il bus R601 sta per ripartire. Le telecamere interne filmano tutto attraverso i finestrini. Si vede la gente chiusa nell´autobus e l´occhio elettronico che oltre le loro teste, inquadra il branco che accerchia le vittime e le aggredisce. Si vedono una serie di colpi. Poi i ragazzi che girano in tondo alle due vittime, come in una danza e infine la fuga sull´autobus. Indossano magliette con la scritta "Napoli o Italia" e cappellini con la visiera.

I passeggeri si ammassano nella parte anteriore del bus. Il branco è ancora sovreccitato. E le telecamere registrano il secondo atto della violenza: a bordo del bus la gang deruba di portafoglio, telefono e orologi alcuni extracomunitari tra la paura e il silenzio degli altri passeggeri. Per una settimana i vigili hanno battuto quella linea. Sabato la svolta: nei pressi di piazza Garibaldi, ad una fermata dell´Anm, i vigili riconoscono due aggressori. Li portano al comando e li denunciano. Il più grande ha 20 anni ed è appena uscito dal carcere dove ha scontato una condanna per rapina. L´altro 18 anni appena compiuti. I vigili hanno gli identikit anche degli altri e li stanno cercando.

fonte: Repubblica

mercoledì 22 luglio 2009

Aggressione razzista a Napoli Picchiato un giovane di colore

Episodio di razzismo a Napoli, al quartiere Forcella. Un giovane di colore è stato aggredito a calci e pugni, vicino alla scuola "Annalisa Durante", per aver chiesto a un uomo di 30 anni, che lo stava per travolgere, di andare più piano con l'auto.

Il conducente, riferiscono alcuni membri della Rete sanità e comitato Parco San Gennaro, è sceso dall'auto e, aiutato da altri due ragazzi, ha malmenato il giovane immigrato utilizzando urlando frasi del tipo "vai via nero, te lo meriti". Il giovane è riuscito a scappare.

Poco dopo, è arrivata sul posto una volante della polizia in cerca degli aggressori. Qualche giorno prima, il parco San Gennaro aveva organizzato una manifestazione antirazzista dal titolo "Diamo un calcio al razzismo".

fonte: Repubblica

martedì 16 giugno 2009

Agguato di camorra colpisce per sbaglio un rumeno nella stazione di Napoli, nessuno presta soccorso

Sono le 19.47 del 26 maggio scorso: otto sicari arrivano in moto, contromano, in via Pignasecca, il volto coperto da casco integrale. Entrano nella stazione della Cumana di Montesanto, sparando ad altezza d’uomo con delle mitragliette.

È la faida di camorra tra i clan Sarno-Ricci ed i Mariano. Per errore colpiscono ad una gamba e al torace il musicista rumeno Petru, che, dopo aver cercato riparo nella stazione, cadeva al suolo vicino ai tornelli, sotto gli occhi della moglie.

In quell’attimo scappano tutti, nessuno si avvicina ai coniugi per prestare aiuto, nonostante le grida disperate della donna.

Il video (clicca sulla foto)

mercoledì 1 aprile 2009

Migrante partorisce in ospedale e gli agenti la fermano

Voleva solo partorire il suo bambino. Si è ritrovata invece, dopo poche ore, con le forze dell'ordine richiamate in corsia da qualcuno dell'ospedale, forse un assistente sociale. Ha visto gli agenti che bussavano alla sua stanza di degente per la notifica di un ordine urgente: "Presentarsi in questura per l'identificazione". Ed è finita che quella madre ivoriana, ufficialmente "in attesa di status di rifugiato politico", non ha potuto allattare il suo neonato, Abou, per una decina di giorni, fino a quando non è arrivata dagli uffici dell'Immigrazione la conferma che il suo fascicolo esisteva davvero, e che quella donna non aveva raccontato frottole, né fornito falsa identità.

Tutto incredibile, eppure vero. Proprio come se la controversa norma inserita dalla Lega nell'ambito del pacchetto sicurezza, quella che invita i medici a denunciare i pazienti senza permesso di soggiorno, fosse già entrata in vigore. Assaggio di una deriva annunciata. L'allarme lanciato da centinaia di specialisti in tutta Italia persino con petizioni inviate al capo dello Stato, il nodo dei "medici-spia" che ha infiammato il Parlamento spaccando perfino il Pdl, è già cronaca. Un caso unico. Che crea scandalo. A Napoli. Una vicenda rimasta sotto silenzio per alcune settimane.

Avviene nel quartiere Posillipo, la città d'elite. Nell'ospedale retto da un ordine religioso, il Fatebenefratelli. Il 5 marzo scorso. Storia di Kante, giovane madre della Costa d'Avorio, 25 anni, vedova di un marito assassinato sull'uscio di casa nel 2005 nella loro città d'origine, Abidjan, in attesa da anni del riconoscimento dell'asilo politico. Kante vive ora alla periferia nord, un buco nell'alveare di Pianura, il quartiere della guerriglia sui rifiuti. Di aspetto fragile, sguardo spento dietro le numerose battaglie affrontate, Kante racconta: "In ospedale ci hanno chiesto i documenti, non gli è bastata la fotocopia del mio passaporto, mentre l'originale era trattenuto dalla polizia per la mia richiesta in corso. Non gli è piaciuta neanche la richiesta di soggiorno ormai scaduta. E per oltre 10 giorni mi hanno tenuta separata dal bambino".

fonte: Repubblica

martedì 31 marzo 2009

Immigrato ucciso nei pressi della Stazione Centrale: l'omicida è un italiano

Un immigrato africano non ancora identificato è stato ucciso all’alba durante una lite nei pressi della Stazione centrale di Napoli. L’immigrato, di circa 35 anni - secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri - è stato accoltellato da un uomo di 33 anni, Vincenzo Di Sarno, residente a Pollena Trocchia, che è stato fermato dai militari. Di Sarno è stato bloccato dai carabinieri in piazza Garibaldi poco dopo l’accoltellamento grazie alla descrizione di alcuni testimoni. Era in possesso di un coltello con la lama sporca di sangue. Tra lui e l’africano sarebbe scoppiata una lite per futili motivi. L’immigrato, che era sprovvisto di documenti, è stato colpito da una coltellata alla regione cervicale sinistra ed è morto poco dopo il trasporto con un’ambulanza del 118 all’ospedale Loreto Mare.

fonte: corriere del mezzogiorno

sabato 7 marzo 2009

Napoli, studente italo-etiope denuncia aggressione. «Nessuno è intervenuto»

Aggressione a sfondo razzista a Napoli. L'ha denunciata Marco Beyenne, uno studente italo-etiope di 22 anni di Capaccio (Salerno), iscritto alla facoltà di Scienze Politiche dell'università Orientale di Napoli. È figlio di un noto docente universitario in pensione, Yakob Beyenne, tuttora legato all'ateneo da un contratto di collaborazione per la cattedra di filologia etiopica.

«NESSUNO È INTERVENUTO» - «Le ferite al volto fanno molto meno male di quelle che ho dentro» ha detto il ragazzo, aggredito nella notte tra giovedì e venerdì nel centro di Napoli da due giovani che, al grido di «negro di m...», lo hanno ripetutamente colpito al volto con una cintura. L'aggressione è avvenuta davanti a una trentina di persone che, secondo lo studente, si sono limitati ad assistere alla scena. «Ero in compagnia di un amico, anche lui studente - spiega Marco Bayenne -. Stavamo facendo una passeggiata in piazza del Gesù e volevamo andare a bere qualcosa in un locale molto frequentato dagli studenti, specie il giovedì notte. All'uscita dal locale, due persone si sono avvicinate e mi hanno chiesto cosa volessi. Non ho avuto neppure il tempo di rispondere, che uno dei due, con il capo rasato, ha tirato fuori una cintura e ha cominciato a colpirmi al volto con una ferocia inaudita, mentre gridava frasi del tipo 'negro di m...»'. Molti i giovani presenti nella piazza che hanno assistito alla scena. «Non uno dei presenti ha alzato un dito - prosegue Marco -. Nessuno ha avuto il coraggio di intervenire, nonostante l'aggressione sia durata un paio di minuti. Solo il mio amico ha tentato di difendermi, prendendosi la sua dose di calci e pugni». Alla fine Beyenne è riuscito a divincolarsi, rifugiandosi in una rosticceria. «Sanguinavo dal viso, così il titolare del locale mi ha dato dei fazzolettini di carta per ripulirmi». Poi l'arrivo in ospedale, dove lo studente è stato medicato e dimesso. «Quando siamo andati al commissariato di polizia di via San Biagio, gli agenti stentavano a crederci - racconta la vittima -, uno di loro mi ha detto che a Napoli non si era mai verificata un'aggressione a sfondo razziale. Erano tutti molto dispiaciuti».

«CLIMA DI INTOLLERANZA» - «Sono di nuovo a Capaccio - aggiunge il giovane italo-etiope -, sono tornato a casa per ritrovare la serenità smarrita. Ma da lunedì sarò ancora una volta tra i banchi dell'università, come sempre. Spero che sia il primo e l'ultimo episodio di razzismo in una città tanto bella e tollerante come Napoli, anche se da qualche mese respiro un'aria che non mi piace, un'aria di insofferenza che può essere molto pericolosa». «Mio marito è in Italia dall'inizio degli anni Sessanta - dice Paola Raeli, moglie di Yaqob Beyenne -. È un uomo stimato e amato da tutti e in tutto questo tempo non è mai accaduto niente né a lui né a mio figlio, ma ora ho paura. Quello che è accaduto giovedì notte è il sintomo che qualcosa nel nostro paese sta cambiando. C'è un clima di intolleranza».

fonte: Il Corriere della Sera

sabato 28 febbraio 2009

Abusi su minore romeno, arrestato

Ancora un caso di abusi sessuali ai danni di un minore. I carabinieri della stazione di Cicciano, in provincia di Napoli, hanno eseguito un fermo nei confronti di Aniello Gradito, 28 anni di San Gennaro Vesuviano: il giovane è accusato di aver compiuto atti sessuali violenti nei confronti di un bambino rumeno di otto anni, in presenza della sorellina di poco più grande a cui il piccolo era stato affidato. L’episodio è avvenuto in un contesto di degrado, approfittando del fatto che i genitori del bambino, che sono venditori ambulanti, lasciavano per l'intera giornata i figli nel cortile condominiale, affidati ai vicini: uno era proprio Gradito.

DA TEMPO - Le indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Cicciano sotto il coordinamento della procura presso il Tribunale di Nola, hanno permesso di raccogliere, con l’aiuto di psicologi, le dichiarazioni del bambino e dei testimoni presenti al fatto, anch'essi bambini, oltre che altre prove in corso di sviluppo. Le indagini in corso consentiranno di verificare se, come da alcuni spunti sembra verosimile, la violenza sia stata solo l'ultimo episodio di un comportamento in atto da tempo che, noto a più persone, non è mai stato denunciato e non ha indotto i familiari dei bambini a prendere precauzioni. Il fermato è stato condotto al carcere di Poggioreale.

fonte: Il Corriere della Sera

sabato 21 febbraio 2009

"Una moneta, per favore. Non sono un bastardo rumeno"

Ed è la metropolitana di Napoli lo scenario di una vicenda che deve far riflettere. Ore 12,30 di un freddo venerdì di febbraio. Un vecchio treno della vecchia linea Pozzuoli-Gianturco viaggia verso piazza Garibaldi. Ed ecco che, alla fermata di Montesanto, sale un uomo. E' uno dei tanti mendicanti che chiedono soldi. Un suo "collega abbronzato", il famoso "Spicc", è stato reso celebre da un video pubblicato sul sito del Corriere del Mezzogiorno. Il nostro uomo non è abbronzato, anzi; chiaramente balcanico, chiede l'elemosina con accento slavo. "Grazie, signori. Scusate, sono di Bosnia-Herzegovina. Mia terra distrutta da guerra, ho figli. Grazie signori". Prima frase, scarsi effetti. E allora? Allora si mette in mezzo pure la razza e si allontanano i sospetti sulla provenienza. "Grazie, signori. Scusate, una moneta per favore. Non sono rumeno, sono di Bosnia Herzegovina, terra distrutta da guerra". Ma non basta. E allora? "Per favore signori, non sono rumeno, no bastardo rumeno..." E le reazioni? Qualche passeggero si guarda intorno, altri guardano il nostro uomo, altri ancora s'indignano ma non più di tanto.

fonte: Napolinapoli