perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


Visualizzazione post con etichetta roma. Mostra tutti i post
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sabato 14 aprile 2012

Pestato professore indiano a Roma

''Brutto straniero tornatene a casa tua'', e giù botte, testate al naso e tanto sangue. E' il racconto di quanto successo ieri su un vagone della metro B a Roma, tra le fermate Termini e Cavour. Vittima un professore indiano di 50 anni che nella capitale insegna Inglese da 11 anni, Nazir Rafiq Ahmad, ora ricoverato nel reparto 'maxillo-facciale' dell'ospedale San Giovanni con le ossa nasali rotte. La polizia, che ha denunciato un giovane di 19 anni. Un caso che ricorda la storia di Neila, la donna tunisina insultata e minacciata in un bar a Monterotondo da un gruppo di giovani che le hanno tirato anche il velo. 


Nazir, nel letto d'ospedale, piange in silenzio e con un filo di voce, a causa delle botte ricevute al torace e al volto, si chiede ''Perche lo ha fatto? Io non lo conoscevo nemmeno, quanta violenza''. E ripercorre, con lo sguardo fisso davanti a lui, quei minuti terribili: ''Mi ero appena seduto, c'erano due posti vuoti. E questo ragazzo ha cominciato a riempirmi di parolacce e a dirmi di spostarmi, di tornare al mio paese. Io non ho risposto nulla e lui ha cominciato a picchiarmi. Poi quella testata che mi ha fatto quasi svenire''.

La camicia 

del professore, quella che tiene in una borsa nella sua stanza in ospedale, è ancora tutta macchiata di sangue: ''Mi sono alzato per scendere dalla metro, a quel punto quel giovane mi ha seguito e ha continuato a picchiarmi. Una donna e poi alcuni ragazzi hanno inveito contro di lui chiedendogli di smetterla. Poi una persona in borghese appartenente alle forze dell'ordine ha mostrato il tesserino e ha intimato al ragazzo di fermarsi''. Nel frattempo, racconta l'uomo, ''il treno è stato fermato e una dottoressa che si trovava nel vagone mi ha prestato i primi soccorsi''.

Nazir dovrà subire un'operazione martedì, come spiega Stefano Vetrano, il medico che l'ha soccorso per primo ieri sera: ''E' stato percosso e ha il naso rotto, oltre a varie contusioni ed escoriazioni''. Nella stanza d'ospedale del professore c'è un suo amico e collega, Pierluigi Gallo, docente di Filosofia, che gli ha portato un cambio visto che gli abiti erano sporchi di sangue: ''Nazir è un uomo mite, non sa darsi pace per ciò che gli è accaduto. E' anche un collaboratore del Cipax, il Centro per il dialogo interreligioso a Roma, ed è un mediatore culturale''.

Solidarietà al professor Nazir Rafiq Ahmad è stata espressa dal sindaco Gianni Alemanno "per la vile aggressione subita e condanno fermamente l'intolleranza dimostrata dal ragazzo che lo ha colpito. Roma è una grande città che ogni giorno di più afferma la sua natura cosmopolita e che promuove il rispetto delle diversità e dell'identità delle persone".


Fonte: Repubblica

il razzismo sull'autobus


Roma, storie minime di vita quotidiana. Sull’autobus 23, che conduce a piazzale Clodio, una signora tanto giovane quanto volgarotta non ne può più di stare in piedi col suo bambino e così, d’imperio, decide che un posto è suo. Si fa largo e giunge dove ci sono quattro sedie al momento occupate da due donne (di colore) e due giovani, uno bianco e uno nero. Lei, senza pensarci due volte, “chiede” all’uomo di colore di farle posto. Lui obbedisce in silenzio e lei si accomoda.
La donna al suo fianco non gradisce e nella sua lingua si sfoga con la dirimpettaia facendo notare che a parità di età la signora ha occupato la sedia dell’africano (credo che fosse africano) e non quella del coetaneo italiano. E poi, rivolgendosi a lui, dice, stavolta in italiano: «Hai capito?». Lui arrossisce e fa sì con la testa.
La romana, a questo punto, capisce di cosa si sta parlando e le chiede, alla Robert De Niro in Taxi driver: «Ma che ce l’hai con me?». Evidentemente, però, la signora preferisce non creare un altro caso Rosa Parks e, sia pure col volto visibilmente arrabbiato, risponde con un «tutto a posto, non ti preoccupare», prima di riprendere a mordersi le labbra.      

Fonte: Linkiesta

venerdì 30 marzo 2012

Giovani tirano il velo a donna musulmana

"In Italia questo non deve succedere". Il suo velo da araba strattonato da un gruppo di bulli che le urlavano: "Levatelo, qui in Italia non lo devi portare, vattene nel tuo paese". E ancora: "Kamikaze, bombardati!". E' accaduto mercoledì scorso a Neila, una donna tunisina di religione musulmana, che ha denunciato tutto e ora racconta come è stata aggredita, prima a parole poi con calci e spinte, da un gruppo di ragazzi nel centro di Monterotondo, vicino Roma. "Un'aggressione razziale e religiosa" l'ha definita sua sorella Nadia, residente da vent'anni nella cittadina e presente al momento dell'accaduto. Tutto denunciato ai carabinieri di Monterotondo, col comandante che conferma: "Ci sono stati anche insulti e spinte".

fonte: Repubblica.it

venerdì 22 aprile 2011

Alemanno polemica con S.Egidio Per i rom sgomberati notte in basilica

'Il fatto che venga rifiutata l'assistenza vuol dire che molti non sono nelle condizioni disperate che Sant'Egidio si immagina, ma spesso fanno una scelta di carattere economico e non di disperazione''. Il sindaco, Gianni Alemanno, è tornato di nuovo sulla polemica con Sant'Egidio in merito ai 75 sgomberi di microaccampamenti abusivi eseguiti dal primo aprile. Nella mattinata, lo sgombero messo in atto dal Comune del campo nomadi abusivo a Casal Bruciato, nel V muncipio. Che ha provocato la "rivolta" dei rom. Hanno raggiunto e occupato la basilica di San Paolo. Pregano in silenzio tra i banchi. Sono 150 donne, uomini e 40 bambini. "Ci appelliamo alla Chiesa", ripetono. Tra loro c'è anche Augusta, 24 anni, una giovanissima mamma arrivata qualche mese fa a Roma da un paese vicino Bucarest, in Romania. Che racconta: "Siamo preoccupati, ci sgomberano e ci buttano in mezzo alla strada. Siamo una famiglia, dobbiamo stare insieme, non siamo cani. Gli abbiamo detto di lasciarci stare almeno per Pasqua, ma ci hanno risposto: 'Mangiatevi i topi'".

fonte: Repubblica

lunedì 11 aprile 2011

Uccide in auto una cittadina indiana e pensa alla carrozzeria

«Fermati guarda quello che hai fatto». Sono le 11.30 di domenica quando a Centocelle, un ragazzo di 21 anni, F. C., che guida una Fiat Punto Abarth nera, investe e uccide una donna indiana di 39 anni, madre di tre figli, che faceva la badante. La travolge mentre attraversa le strisce insieme con un amico, immigrato come lei, in via Filippo Smaldone all'angolo con via Tor de' Schiavi, dietro via Prenestina. Prende di striscio l'indiano, ferito ad una gamba. Un vecchietto si salva miracolosamente. Lei no, invece. Muore sul colpo. La donna è come un fantoccio scaraventato lontano dall'urto. Vola per 20 metri, ricade sul marcipiede dall'altra parte della strada. È senza vita. Sull'asfalto i segni di una lunga frenata. L'auto non si ferma. Qualcuno tenta di inseguirlo. «Ma correva troppo» raccontano i testimoni. «Nera nera» continua a ripetere il colore della vettura, l'uomo ferito, sotto choc, ai sanitari del 118 che lo soccorrono. Ieri mattina in tv c'era la Formula Uno. C'è chi fa il paragone. «La Punto era lanciata a velocità folle. Sembrava un bolide di Formula Uno». L'urto è tremendo. «La ragazza è letteralmente volata sul marciapiede opposto. L'auto dopo l'impatto non ha fermato la folle corsa». La targa, i dettagli. Agli agenti del commissariato Prenestino basterebbero per rintracciare la vettura. Invece il colpo di scena arriva dal pentimento del passeggero, è un amico del pirata, siede accanto al conducente. «Fermati - dice all'amico che guida - guarda quello che hai fatto, hai preso qualcuno». L'amico si ferma sì, ma per vedere se ha danni alla carrozzeria. Il passeggero invece scende, va al commissariato di Porta Maggiore. Ai poliziotti racconta che la sera prima l'avevano trascorsa «al mare con un gruppo di amici». La mattina decidono «di fare colazione al bar a Roma». Fornisce i dati dell'amico. È un giovane figlio di gente perbene, il padre guardia giurata, lui lavora al Mc Donald's di Piazza di Spagna. La famiglia viene avvisata dalla polizia, raggiunta con una telefonata mentre i genitori sono ad Anzio. Ma il ragazzo non si trova. Il telefonino squilla a vuoto. Lo cercano. Temono che commetta una sciocchezza. Una volante del commissariato Tor Pignattara lo incrocia verso le 20, mentre gira in auto in zona Villa Gordiani. Ma non è al volante dell'Abarth. Quella l'ha messa in garage dopo l'investimento. Guida l'auto del padre. Lo portano in caserma. È fermato per omicidio colposo e omissione di soccorso. L'assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma, chiede «una punizione esemplare», «il Comune si costituirà parte civile». L'indagine, dice, condotta dalla Polizia Municipale.

fonte: il Tempo

giovedì 7 aprile 2011

Roma, marocchino denuncia ‘divieto di accesso immigrati’ in bar.

“Vietato l’ingresso agli animali ed agli immigrati. La direzione”: il cartello sta affisso all’esterno di un bar a Montesacro, Roma, e ha suscitato l’indignazione di un marocchino di 45 anni, regolare nella capitale, che lo ha immortalato con una foto e denunciato la palese discriminazione al suo avvocato.
E’ un pomeriggio del 2 aprile 2011, spiega l’avvocato del marocchino Giacinto Canzona, quando Abdul Bouja, 45 anni, di origine marocchina ma da anni residente in Italia con regolare permesso di soggiorno e regolare contratto di lavoro, si reca in un noto bar tabacchi del quartiere Montesacro a Roma per acquistare delle sigarette e prendere un caffè. E qui rimane folgorato da un cartello posto accanto all’ingresso del locale vicino all’insegna con la seguente scritta: “Vietato l’ingresso agli animali ed agli immigrati. La direzione”. Indignato, entra nel locale e chiede spiegazioni al barista il quale gli risponde che questo è quanto ha deciso il titolare dell’esercizio commerciale, a causa di problemi avuti in passato con alcuni extracomunitari che si erano ubriacati all’interno del bar, ubriacature sfociate in risse. Comunque – aggiunge il barista – lui è un semplice dipendente e non vuole avere problemi. Abdul senza acquistare nulla esce dal locale e scatta alcune foto con il suo telefonino all’insegna.

fonte: Daily Blog

sabato 12 febbraio 2011

"Rom -4": scritte con svastiche su un muro di Roma

"Rom -4" e "Rom Raus" (che in italiano vuol dire 'rom fuori') vergate con una bomboletta spray ed accanto alcune svastiche. Sono le scritte apparse stamani su un muro di via della Pisana, nella zona di Bravetta, a Roma che si riferiscono alla morte dei 4 bambini morti in un insediamento abusivo della capitale. A denunciarlo il capogruppo del Pd del XVI municipio Raffaele Scamardi'.

"Le scritte sono state fatte la scorsa notte - afferma Scamardi' - all'altezza del civico 64 sulle colonne della scalinata che porta a Vicolo del Fontanile Arenato. Non è il primo episodio del genere. Già l'anno scorso vicino alle poste di via di Bravetta un'altra scritta antisemita prendeva come bersaglio Anna Frank".
fonte: RaiNews

giovedì 10 febbraio 2011

Insulti e un gioco per investire gli zingari Su Facebook il razzismo di Forza Nuova

Un gioco a premi degno del razzismo più becero. Si chiama «Acciacca lo zingaro» il raccapricciante concorso che la formazione di estrema destra Forza Nuova Roma Sud ha pubblicato sul proprio profilo su Facebook. Unanime la condanna del mondo politico romano. Il sindaco Gianni Alemanno invita a non dare troppo spazio alla terribile provocazione: «Le frasi aberranti che vengono pubblicate su Facebook non devono impressionare. Sono piccole minoranze che non hanno nulla a che fare con il sentimento della maggioranza dei romani», assicura. Ma i sentimenti della comunità rom e sinti sono nuovamente feriti dopo il lacerante dramma della morte, domenica, dei quattro bimbi periti nel rogo in un campo nomadi di via Appia.

fonte: Corriere della Sera

giovedì 16 dicembre 2010

Senzatetto romeno muore assiderato a Ostia

Il freddo intenso torna a colpire i diseredati. E aumenta le sofferenze dei seimila senza tetto della Capitale, fino alle estreme conseguenze. Il cadavere di un uomo di nazionalità romena, senza fissa dimora, è stato rinvenuto domenica mattina a Roma, nella pineta di Castel Fusano, poco lontano da Ostia.
Secondo quanto si apprende, la segnalazione ai carabinieri è arrivata da un connazionale, che ha individuato il corpo del 41enne nella zona del parco contigua a via Mar Rosso. L'uomo è morto probabilmente per assideramento, nella stessa zona dove due anni fa, nel periodo di Natale, una donna e suo figlio perirono nell'incendio della loro baracca dopo aver acceso un falò per riscaldarsi. Non lontano da qui, l'inverno scorso, un altro uomo morì di freddo.

fonte: Corriere della Sera

mercoledì 17 novembre 2010

L’odissea dei somali. Sgomberata l’ex ambasciata. 130 rifugiati senza un tetto

Dal tugurio alla strada. Questa non si chiama accoglienza
E’ di pochi giorni fa il video reportage girato da Fabrizio Ricci e Carlo Ruggiero sull’ex ambasciata somala di Roma di via dei Villini, stabile che permanentemente ormai da un decennio era diventato rifugio per circa 130 rifugiati somali senza un tetto dove stare.
Ieri, una operazione di Polizia, ha portato gli agenti fino all’interno dell’edificio per esegure forzatamente lo sgombero.
Una situazione ormai da tempo conosciuta che nessuno ha voluto vedere per anni.
Niente luce, niente acqua, nessun tipo di sicurezza. All’interno dello stabile la situazione era veramente sotto la soglia minima della vivibilità. La soluzione? Lo sgombero.
Come se per richiedenti asilo e rifugiati vivere in quelle condizioni fosse degno, come se non fosse vero che, nonostante i beneficiari della protezione internazionale siano giuridicamente equiparati ai cittadini italiani, non vivano nella realtà una condizione ai margini della clandestinità sociale.
Così, ancora una volta, emergono tutti i limiti dell'accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati in questo paese.
Prima vittime nei teatri di guerra, poi inghiottiti nel vortice dei trafficanti di uomini, libici o turchi che siano, poi ancora respinti, clandestini ancor prima di approdare nel nostro paese. E una volta arrivati, sempre che il viaggio non si sia tramutato in tragedia, nonostante riconosciuti titolari del diritto d’asilo, ancora ricacciati, ancora in viaggio, ancora costretti a migrare anche quando restare è il loro obiettivo, oppure ingabbiati, quando invece il desiderio vorrebbe portarli in un diverso paese europeo, vittime della Convenzione di Dublino, di un’europa che mentre si fa unica nel controllo delle frontiere, non altrettanto uniformemente permette di accogliere i profughi.

continua qui

giovedì 4 novembre 2010

Pochi permessi di soggiorno: gli immigrati in piazza per il diritto all'integrazione

Roma. Sono scesi in piazza anche a Roma i lavoratori immigrati italiani. Un incontro per richiamare l'attenzione sui temi dell'integrazione e sulle problematiche di tutti i giorni: una su tutte quella del permesso di soggiorno. Troppi, dopo la sanatoria, gli stranieri rimasti senza pur lavorando qui nel nostro paese da anni. Ecco le loro voci. Servizio ed interviste di Federica Giordani



fonte: C6tv

Rom a Roma, se una colpa c'è...

Il delegato per il sindaco Alemanno sulla questione rom, per giustificare l'esclusione delle cooperative ed associazioni che attulamente stanno lavorando nei campi, dicendo che il lavoro svolto non è stato sufficiente afferma:
Non abbiamo ancora un bambino rom nato e cresciuto sul territorio romano che fa le scuole superiori
Forse occorre ricordare cose che sono successe a Roma ultimamente e che non hanno certo aiutato a raggiungere questo obiettivo:
6 giugno 2008: Roma, sgomberato un campo nomadi vicino al Testaccio. C'erano 40 bambini
11 novembre 2009: Roma, al via lo sgombero del campo nomadi Casilino 700.
18 gennaio 2010: Sgombero campo rom di via Salone, protestano i nomadi
19 gennaio 2010: Roma, via a sgombero campo nomadi Casilino 900
15 febbraio 2010: Roma: sgomberato campo rom più grande d'Europa
6 luglio 2010: Roma, presto sgombero del campo rom della Martora
27 agosto 2010: Rogo nel campo rom: si fa presto a dire sgomberi
2 settembre 2010: Via libera allo sgombero di 200 campi Rom a Roma, Calgani invita al dialogo
6 settembre 2010: Trasferimento forzato per molte famiglie di nomadi
18 settembre 2010: Rom: sgomberato insediamento abusivo in periferia sud di Roma
21 settembre 2010: Sgomberi a Roma: in 300 ammassati nell'ex Cartiera
e qui mi fermo.. ma le notizie sono davvero tante. Se si procede di sgombero in sgombero come si può pensare di iscrivere ragazzi rom alle superiori?

fonte e link: www.kuda.tk

mercoledì 20 ottobre 2010

Caso Maricica, shock in Romania "Applaudite un assassino"

Gli applausi rivolti al giovane uccisore di Maricica Hahaianu e la contestazione contro i carabinieri 1che lo portavano via da casa sua sono piombati come uno schiaffo nelle case dei romeni. La morte della 32enne infermiera colpita da un pugno nella metropolitana di Roma riscuote già da giorni un'ampia eco in Romania. Giornali, tv e internet quotidianamente riportano la vicenda con dovizia di particolari. E i media rimarcano polemicamente l'episodio degli applausi di sostegno ad Alessio Burtone quando è stato portato via dai carabinieri.

Il sito Ziar.com 2 riprende la reazione di stupore dei romeni. L'episodio è definito "scioccante". "Circa 200 persone si sono radunate davanti alla casa dalla quale è uscito Burtone. Alcune persone hanno battuto le mani. Il giovane avrebbe lasciato l'abitazione sorridente, una compiaciuta reazione forse in risposta al gruppetto di sostenitori". Video News diffonde in Romania un filmato il cui titolo è semplice e sigificativo: "Applaudito il criminale". Il video mostra chiaramente le persone che applaudono Burtone. L'inquadratura si sofferma poi sullo striscione che inneggia alla libertà del ragazzo. Nel video compare anche il presidente della Camera Gianfranco Fini che inquadra l'episodio all'interno dei fenomeni di violenza delle città italiane e si rifiuta di dare una lettura di tipo etnico razziale. La madre della vittima, intanto, chiede una punzione esemplare: l'ergastolo per chi ha ucciso futilmente.

fonte: Repubblica

martedì 12 ottobre 2010

Donna rumena colpita con un pugno nel metrò: coma

Una banale lite per un biglietto nella stazione della metropolitana, una questione di precedenza nella fila, lui le dà un pugno in faccia e lei, infermiera professionale di 32 anni, finisce in coma. Dopo essere rimasta a terra, tra il via vai dei passeggeri in transito alla fermata Anagnina. L'autore dell'aggressione, un 20enne romano già denunciato in passato per lesioni, si trova ora ai domiciliari.

Il tutto è accaduto all'interno della stazione metropolitana Anagnina, venerdì pomeriggio. Il ragazzo e la donna si trovavano in fila per fare il biglietto, quando tra i due è nato un diverbio. In un secondo momento, quando la cosa sembrava finita, la lite si è riaccesa mentre i due si erano allontanati dallo sportello. Dalle parole il 20enne è passato ai fatti colpendo violentemente con un pugno la donna, Maricica Hahaianu, che è caduta all'indietro priva di sensi. E' rimasta a terra, tra il via vai dei passanti che percorrevano i corridoi della stazione. Nel frattempo un signore bloccava il ragazzo che si stava allontanado, mentre quel corpo steso per terra cominciava ad attirare l'attenzione di chi si spostava sulla banchina della metro. Al vigile urbano che poi è intervenuto, il 20enne ha detto per giustificarsi: "Lei mi ha provocato e colpito con le mani in faccia. Adesso posso andare?".

fonte: Repubblica

martedì 28 settembre 2010

Grave episodio di razzismo nel centro storico di Cerveteri

Sinistra, Ecologia e Libertà condanna il grave episodio di violenza a sfondo razzista accaduto nelle ultime ore ai danni di un cittadino indiano nel pieno centro storico del Paese.
Certi che le indagini delle forze dell’ordine portino ad individuarne i colpevoli facciamo appello al Sindaco, alle autorità competenti e a tutte le realtà politiche e associative del territorio di contrastare e isolare ogni movimento che promuove l’odio razziale.
Questo è solo un fatto isolato che deve destare la giusta preoccupazione delle forze democratiche di questa Città e risvegliare le nostre coscienze affinché la deriva violenta e xenofoba, che sta dilagando in molte zone d’Italia e della nostra Regione, qui non possa attecchire.
Indignati per l’accaduto vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà alla vittima di questa folle e gratuita violenza.

fonte: Lagone

venerdì 21 maggio 2010

Razzismo:blitz Ros per attacchi ebrei Roma e Alemanno

Blitz all'alba dei carabinieri del Ros, con perquisizioni personali e locali, verso membri dell'organizzazione di estrema destra 'Militia'. Quattro gli indagati, di cui uno, e' un ex appartenente a Ordine nuovo. Sono accusati, di apologia del fascismo, diffusione di idee fondate sull'odio razziale ed etnico e violazione della Legge Mancino, con azioni contro la comunita' ebraica romama e il suo presidente Pacifici e il sindaco Alemanno. Nel blitz rinvenuta una divisa dell'esercito israeliano.

fonte: ANSA

martedì 11 maggio 2010

In un CIE non viene curato, ingerisce tre accendini

Un ragazzo marocchino, detenuto nel Centro di identificazione per immigrati di Ponte Galeria, ha ingerito per protesta tre accendini. Il fatto è accaduto ieri sera intorno alle 20; il ragazzo è stato poi ricoverato d’urgenza all’ospedale Grassi di Ostia e sottoposto ad intervento chirurgico.

Alcune testimonianze raccontano che il giovane avrebbe prima chiesto di essere ricoverato per una patologia, e di avere poi ingerito gli accendini. I medici del Pronto soccorso dell’ospedale Grassi hanno poi dichiarato: “L’abbiamo operato intorno alle 22,50 aveva questi tre oggetti incastrati nella parte inferiore dello stomaco. L’operazione chirurgica per l’estrazione, non particolarmente complicata, è riuscita perfettamente e adesso, dopo i 4-5 giorni del decorso post operatorio, sarà rimandato nel Cie”.

fonte: QuartieriOnLine

sabato 8 maggio 2010

Lira, da 10 anni in Italia. Le rimuovono l’auto e la spediscono in Russia

Il caso che qui vogliamo illustrare rientra nelle aberrazioni che scaturiscono dalla realtà (fuorilegge da parte dello Stato) relativa ai rinnovi dei permessi di soggiorno: tempi di attesa lunghissimi e mancata trasparenza delle amministrazioni pubbliche sono cose di cui la storia di una giovane cittadina russa, Lira Ahmetchina, risulta essere, purtroppo, esemplare.
Lira ha vissuto in Italia dal 1998, con un regolare permesso di soggiorno dal 2000 che le è sempre stato rinnovato, anche nelle more della legge Bossi-Fini, poiché disponeva di un regolare contratto di lavoro. L’ultima richiesta di rinnovo risale al febbraio del 2007 e da quel momento Lira, con in mano la ricevuta delle Poste, ha atteso il rinnovo prima dalla questura di Chieti e poi dalla questura di Pescara, dove era stata trasferita la pratica. Uscita e rientrata dall’Italia senza problemi, il 20 gennaio si reca alla stazione dei Carabinieri di Vasto perché le era stata rimossa l’auto e qui le viene notificato che la questura di Pescara non le aveva rinnovato il permesso di soggiorno, viene trattenuta, portata a Roma nel Cie di Ponte Galeria e rispedita a Mosca il 2 febbraio. Probabilmente il cambio di lavoro, pur senza intervallo di disoccupazione, non verificato dall’Amministrazione, potrebbe essere stato all’origine della revoca del permesso, ma è una supposizione visto che le motivazioni dell’atto non sono ancora in possesso del legale. L’immediatezza poi dell’espulsione non ha permesso ulteriori verifiche e così dopo 10 anni di permanenza regolare nel nostro paese e di onesto lavoro, di una vita sociale regolare, Lira si vede vanificato tutto come se fosse una pericolosa terrorista e da Mosca aspetta giustizia.

fonte: Unita

lunedì 15 marzo 2010

Raid contro Internet point bengalese perquisizioni nelle case di giovani romani

Sono scattate le prime perquisizioni per l'assalto con bastoni all'internet point bengalese della Magliana, nel corso del quale, domenica sera, sono rimaste ferite quattro persone, tra clienti e dipendenti del locale. Nella lotte i carabinieri sono entrati in alcune abitazioni in zona Magliana, alla ricerca di un gruppo di giovani che potrebbero essere gli autori del raid di ieri al bar «Brothers» di via Murlo alla Magliana.
Dalle perquisizioni sarebbero emersi i primi «riscontri» e l'attenzione degli inquirenti sarebbe concentrata su alcune persone: per gli investigatori é il gruppo non ha utilizzato mazze e bastoni ma gambe di sedie e paletti presi in strada «facilmente reperibili e non riconoscibili come armi».
Il raid è stato compiuto da una quindicina di italiani che, alcuni con i volti coperti da sciarpe, sono entrati ed hanno colpito tavolini, vetrine e i pochi clienti che si trovavano nel locale che è anche una sorta di fast-food. Clienti anche italiani, tutti feriti lievemente e medicati al pronto soccorso dell'ospedale San Camillo.

Un raid vero e proprio, secondo i carabinieri, che però al momento non ha una vera e propria connotazione politica o razzista. Il gruppo di assalitori, infatti, sembra che non abbia proferito parola sulle motivazioni del violento gesto. Naturalmente gli investigatori dell'arma, così come successo in passato per episodi analoghi, stanno valutando tutte le ipotesi possibili. Per questo stanno cercando di capire se il titolare del locale possa aver avuto litigi o screzi con qualcuno. Ma anche se i possibili obiettivi dell'assalto, invece, possano essere stati i clienti dell'internet point. Italiani o bengalesi. Per questo motivo il titolare del negozio e i feriti sono adesso ascoltati dai carabinieri della stazione di Villa Bonelli per cercare di capire la matrice del raid.

I PRECEDENTI - L'assalto di domenica sera, comunque, ha riaperto vecchie ferite ancora non completamente rimarginate nella memoria della città. Riportando i ricordi ad un assalto, quello di natura chiaramente razzista e xenefoba avvenuto nel maggio del 2008 nella zona del Pigneto, uno dei quartieri più multietnici della città. Quel giorno un gruppo di giovani incappucciati, armato di bastoni, al grido di «Sporchi stranieri» e «Bastardi», ha assaltato e devastato tre negozi di immigrati asiatici nel quartiere. Fu un assalto improvviso, di pochi minuti, con un bengalese colpito da una bastonata, vetrine e interni di un bar, di un phon center-lavanderia e di un negozio di alimentari devastati. Un anno dopo, nel maggio 2009, un analogo assalto a matrice razzista fu compiuto da giovani romani ai danni di alcuni bengalesi a Villa Gordiani.

«MATRICE RAZZISTA» - «L'assalto rappresenta un segnale estremamente preoccupante». Lo dichiara, in una nota, Jean-Léonard Touadi, parlamentare del Partito Democratico. «Episodi del genere necessitano di una risposta immediata. Mi auguro - conclude Touadi - che già nelle prossime ore si possano assicurare i colpevoli alla giustizia e si possa fare chiarezza su un ennesimo episodio che con molta probabilità ha una matrice xenofoba e razzista».
Per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, «quello avvenuto alla Magliana è un episodio estremamente grave ed inquietante sia per la violenza dell'aggressione, sia per il carattere di gruppo con cui è stata attuata. Mi auguro che gli inquirenti facciano piena luce sul movente di questi reati assicurando alla Giustizia il più velocemente possibile i responsabili di quanto accaduto».

fonte: Corriere della Sera

venerdì 5 febbraio 2010

«Due euro per un caffè, se sei rom» Per tutti gli altri solo 75 centesimi

Via di Tor Cervara, un bar. Siamo nella periferia est di Roma, tra Tiburtina e Collatina, vicino al Raccordo anulare. Ma anche nei pressi dell’ufficio immigrazione della questura di Roma e del quartier generale della Guardia di Finanza. Vicino c’è infine un campo nomadi, quello della Martora. In fila alla cassa, per un caffè. Costa 75 centesimi, annuncia la tabella in mostra alle spalle della giovane cassiera italiana. Diamo un euro, in cambio di uno scontrino e di 25 centesimi di resto.

CONTO DIVERSO - Poi tocca a una nomade. Chiede un caffè anche lei. «Due euro», è la risposta. «Ma come?», protesta la donna. «Ieri costava un euro e cinquanta. Oggi due?». Imperturbabile la cassiera ribatte: «Sono due euro». La direttiva deve essere molto netta. Caffè a due euro. La nomade paga, lo scontrino indica come voce dell’acquisto la categoria «varie». Accanto ci sono due agenti, stanno acquistando cartelle del Superenalotto alla vicina cassa, sono indaffarati, forse non sentono. Eppure la nomade ha protestato alzando un po’ la voce.

IL SOVRAPPREZZO - Va avanti così da tempo. Finora era un euro e mezzo, oggi (mercoledì 3 febbraio) è addirittura scattato un ulteriore sovrapprezzo. La banconista addetta alla macchina del caffè è una giovane rumena, alla nomade rumena come lei (ma rom) serve il caffè richiesto in un bicchierino di plastica. Tutto avviene in silenzio ora. Non è la prima volta che succede. La nomade lavora come operatrice di una cooperativa per la scolarizzazione dei bambini rom. Se ne va via col suo bicchierino di plastica in mano e lo scontrino che registra il prezzo del caffè probabilmente più caro d’Italia.

LA SPIEGAZIONE - Una volta fuori la nomade spiega: «Un giorno me l’hanno anche detto chiaro e tondo, il caffè costa caro perché così ve ne andate da qualche altra parte…». Sono appena passate le 15,12, dice lo scontrino, e in via di Tor Cervara si è ripetuta una scena che i rom considerano abituale. Tra gli operatori della cooperativa la vicenda infatti è più che nota, sono state fatte anche segnalazioni a quanto riferiscono alle forze dell’ordine, i controlli si sarebbero arenati di fronte al fatto che ogni esercente fa quello che vuole. Questo il succo degli interventi effettuati. Però, ricordano gli operatori della cooperativa in cui è ingaggiata anche la nomade, la tabella dei prezzi esposta dovrebbe pur contare qualcosa…

fonte: Corriere della Sera