perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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mercoledì 12 settembre 2012

Abba dimenticato e sentenza stravolta: tolta l'aggravante di razzismo

Lo scorso 2 Agosto sono state eliminate le aggravanti a carico dei suoi assassini. Incredibili le motivazioni. Abdoul Guibre (detto Abba) è stato ucciso a sprangate il 14 settembre 2008, da due commercianti milanesi. Aveva rubato un pacco di biscotti con due coetanei. Oggi Abba avrebbe 23 anni e allora ne aveva 19. Sul Corriere della Sera (edizione di Milano) leggiamo: In particolare, la prima sezione penale della Cassazione, con la sentenza n. 31454 depositata mercoledì, ha rilevato che i giudici del merito non hanno dato adeguata motivazione circa l’aggravante: «l’indagine omessa in funzione della valutazione della sussistenza o meno del futile motivo – si legge nella sentenza – è proprio quella attinente alla componente psichica soggettiva che indusse i Cristofoli, persone di non elevata cultura, reduci da una pesante notte di lavoro e pronti a continuare la loro attività nel bar, a reagire, seppure del tutto sproporzionatamente sul piano oggettivo, al piccolo furto commesso ai loro danni dai giovani stranieri al culmine di una notte di pellegrinanti evasioni che li rese particolarmente disinibiti e scanzonati al cospetto degli affaticati e suscettibili derubati». Leonardo Sciascia aveva a suo tempo evidenziato la sintassi grottesca del gergo giudiziario.

Nel nostro piccolo vorremmo continuare questo lavoro analizzando alcuni degli elementi più scandalosi di questa sentenza:

- La “componente psichica soggetttiva”: Se non ci sono perizie mediche che attestino l’incapacità di intendere e di volere, questa frase perde ogni significato, ogni contatto con la realtà. Quindi lo stato d’animo può essere una attenuante? Se tua moglie ti tradisce, puoi ubriacarti e poi metterti alla guida, se poi investi e uccidi un giovane di 19 anni, troverai dei giudici che giustificheranno l’omicidio dicendo che la tua “condizione psichica soggettiva” va calcolata come attenuante. O no? -”persone di non elevata cultura”: Qui siamo davvero nell’assurdo: i due assassini (ricordiamo i nomi di chi ha commesso tale delitto: Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio) sarebbero persone di “cultura non elevata”. Due piccoli imprenditori non analfabeti non possono aspirare a far parte dello stesso terreno culturale di chi le sentenze le scrive. Impossibile non pensare al torturatore che in Germania abusò per settimane della propria compagna, e subì una condanna mite perchè il tribunale gli riconosceva l’attenuante di essere sardo, quindi appartenente ad un popolo violento e possessivo.

I giudici di Milano usano l’espressione di non elevata cultura”, che oltre a perpetuare quel pensiero classista che reputa ignorante chiunque non abbia una laurea, rischia di diventare un pericoloso precedente per la giurisprudenza italiana. Fausto e Daniele Cristofoli erano proprietari di un bar, quindi erano due (piccoli) imprenditori. Per fare tale mestiere bisogna saper leggere, scrivere e far di conto, quindi sicuramente non erano analfabeti. Fausto Cristofoli aveva letto l’Etica Nicomachea di Aristotele? Daniele Cristofoli conosceva il greco antico? Quali sono i requisiti minimi che distinguono una persona di elevata cultura da un’altra “di non elevata cultura”? Una laurea in Giurisprudenza? Una dichiarazione dei redditi superiore ai 70mila euro l’anno? A Flavio Briatore o ad Antonio Cassano verrebbe riconosciuta l’attenuante della “cultura non elevata” se dovessero uccidere a sprangate in testa un diciannovenne? La maggior parte degli assassinii di mafia compiuti in Sicilia negli anni ’60 ’70 ’80 e ’90 del Novecento erano compiuti da analfabeti o semi-analfabeti. Se colleghiamo le due sentenze (quella tedesca sul sardo e questa di Milano) possiamo capire che Falcone e Borsellino sono stati soltanto degli inquisitori sadici, che non hanno saputo riconscere le attenuanti etniche e culturali degli imputati del maxi processo.

Analfabeti, provenienti da culture retrograde dove la morte è onnipresente, i killer di mafia avrebbero dovuto godere di ogni attenuante possibile. Purtroppo Falcone e Borsellino, coi loro duri metodi inquisitori, hanno riportato il Medioevo in Sicilia. D’altronde anche loro erano Siciliani purosangue. Tutto si spiega. - “reagire sproporzionatamente al piccolo furto compiuto da alcuni stranieri”:

Qui il giudice che ha scritto la sentenza o è ignorante o è in malafede: Abdoul Guiebre aveva la cittadinanza italiana, NON ERA STRANIERO. Pur essendo nato in Burkina Faso era italiano. Il giudice dovrebbe saperlo. Non vorremmo pensare male, ma inserire l’espressione “alcuni stranieri” all’interno di una SENTENZA DEL TRIBUNALE sembra davvero una cosa inutile, per non dire razzista: a chi importa la nazionalità di chi compie un “furto”?

Il fatto che fossero “stranieri” (cosa NON VERA) potrebbe valere come attenuante? Implicitamente è questo il messaggio che il giudice fa passare nella sua sentenza. -”piccolo furto commesso ai loro danni dai giovani stranieri al culmine di una notte di pellegrinanti evasioni che li rese particolarmente disinibiti e scanzonati al cospetto degli affaticati e suscettibili derubati”: Immaginiamo che per “pellegrinanti evasioni” si intenda “una serata passata in giro per locali”. Purtroppo noi persone di “non elevata cultura” dobbiamo sforzarci per comprendere il lessico aulico dell’èlite culturale togata. Sempre sforzandoci di comprendere, il fatto che dei teenager fossero usciti a divertirsi mentre Fausto e Daniele Cristofoli lavoravano sembrerebbe rappresentare una attenuante da inserire nel quadro della componente psichica soggettiva di persone di cultura non elevata che subiscono un piccolo furto (del valore di meno di 10 euro, ricordiamolo!) compiuto da stranieri (in realtà Abbdoul Guiebre era cittadino italiano). Insomma, un disastro linguistico e giuridico: ecco cosa rappresenta questa sentenza.

Carlo Trombino su corriereimmigrazione.it

sabato 18 settembre 2010

Via Zuretti due anni dopo. 'Siamo tutti Abba'

mercoledì 2 settembre 2009

Appello per la costruzione di un mese antirazzista.

Per fermare il razzismo. Perchè non accada mai più e per non soffocare nella barbarie.

Contro un presente di leggi razziste e risposte autoritarie alla crisi, contro ronde e razzisti e un passato che non ha futuro.
Per il ritiro immediato dei pacchetti sicurezza. Per una globalizzazione dei diritti per tutti e tutte.

Ad un anno dal maledetto 14 settembre 2008 e dalle mobilitazioni che ne seguirono, ad un anno dall'omicidio di Abba,
per un corteo a Milano il 19 Settembre ed 1 mese di iniziative e mobilitazioni che non si riescano a contare e perimetrare.

Proponiamo con questo appello 1 mese in cui la soggettività meticcia di Milano e delle nostre città prenda parola assieme. Lanciamo questa "call for action" a chi non è mai sceso in piazza ma comunque, anche in tempo di crisi e precarietà assoluta, preferisce prendersela con i pre-potenti e non con i più “deboli". Ci rivolgiamo a chi ancora pone la forza del rifiuto alla rassegnazione di fronte ai pre-potenti imprenditori della paura, fomentatori dell'odio razzista, tanto più pericolosi in quanto tronfi di ignoranza oltre che di arroganza. E certamente lanciamo anzitutto questa proposta a quanti, nei mesi successivi allo scorso 14 Settembre 2008 hanno riempito le strade e le città con istanze di liberazione di diritti, solidarietà attiva e amore per la libertà, mobilitandosi contro rigurgiti di nuovo nazionalismo, razzismo, autoritarismo dalla camicia verde o nera : attiviste e militanti, comitati antirazzisti, comunità migranti, centri sociali, associazioni della società civile e circoli culturali, collettivi metropolitani e studenteschi, insegnanti e genitori, precarie e precari, artiviste e artisti, nodi di comunicazione indipendente e di alternativa culturale.
...
Proponiamo che questa mobilitazione abbia inizio con il 12 e 13 Settembre a Cernusco, città di ABBA e della sua famiglia, e arrivi fino al 17 Ottobre, giorno di mobilitazione nazionale antirazzista e contro il pacchetto sicurezza. Proponiamo che durante questo periodo le iniziative siano delle più diverse e più diffuse possibile, ma anche che ci siano spazi per ritrovarsi insieme a partire dai 2 giorni di Cernusco e attraverso un 14 Settembre in via Zuretti. E in particolare lanciamo uno spazio e una sfida da costruire assieme, in poco tempo e per questo con ancora maggiore energia : una grande data di mobilitazione con corteo a Milano Sabato 19 Settembre, ad un anno esatto da quel 20 Settembre 2008 che ha visto migliaia di persone non lasciare soli famiglia e amici di un ragazzo di 19 anni che, oltre ogni sentenza di tribunale, rifiutiamo di considerare vittima di "2 biscotti" o "casuale fatalità".

leggi tutto su Cantiere.org

giovedì 16 luglio 2009

15 anni a chi uccise Abba

Questo blog è nato proprio dopo il tragico omicidio di Abdul avvenuto a Milano il 14 settembre scorso. Oggi con la condanna dei suoi aggressori non è un giorno di festa, ma di tristezza e di ricordo per un ragazzo che non c'è più, ucciso per il suo colore della pelle.

Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio, sono stati condannati a 15 anni e 4 mesi di reclusione per essere i colpevoli dell'assassinio di Abdul Salam Guiebre, conosciuto come Abba, giovane italiano originario del Burkino Faso, ucciso a sprangate la notte del 14 settembre scorso a Milano.
Il pubblico ministero aveva chiesto per i due assassini una pena detentiva pari a 16 anni e 8 mesi.
Secondo la ricostruzione degli avvenimenti fatta dai due condannati Abba avrebbe rubato un pacchetto di biscotti dal bancone del bar che Fausto e Daniele Cristofoli gestivano e per questo sarebbe stato inseguito e massacrato di botte.
La famiglia Cristofoli ha offerto ai genitori di Abba centomila euro a titolo di risarcimento ma gli avvocati difensori della famiglia Guiebre ne chiedono 900.
Immediate le reazioni dei familiari del giovane. "Sono troppo addolorata par parlare - ha fatto sapere la mamma del ragazzo ucciso - Abba era un ragazzo a cui tutti volevano bene e che non si può dimenticare". Anche una delle sorelle di Abba ha voluto parlare davanti alle telecamere. "Fino a oggi credevo nella giustizia ma la giustizia oggi mi ha fatto crollare a terra. Sono troppo pochi gli anni a cui sono stati condannati". Un'altra delle sorelle del giovane ucciso, presente durante la lettura della sentenza ha tenuto a precisare: " Mio fratello è stato ucciso per razzismo. Io ho guardato in faccia gli assassini e e ho capito che non si sono pentiti. Bisognava condannarli fino alla fine dei loro vita e buttare la chiave".
L'amarezza per la condanna "troppo mite" esce dalle parole di tutti i parenti di Abba. Uno dei suoi cugini sperava in una condanna all'ergastolo. " E' una faccenda che si risolta troppo velocemente. Forse organizzeremo una manifestazione per far capire alla gente che non è stata una sentenza giusta. Volevamo l'ergastolo".

fonte: Peacereporter

venerdì 28 novembre 2008

Ai ragazzi che ricordano Abba

Nel nome di Abba. Il nome di suo figlio è scandito in questi giorni negli slogan degli studenti che attraversano le strade di Milano per protestare un po’ contro tutto, la riforma della scuola o il razzismo. E nel nome di Abdoul, ucciso due mesi fa a sprangate davanti a un bar, gli amici hanno dato sfogo alla rabbia e al dolore per la vita di un ragazzo, di pelle nera e cittadinanza italiana, stroncata per il banale furtarello di un pacchetto di biscotti, non lontano dalla stazione Centrale.
Nel nome del figlio, invece, Hassani Guibre resta in Italia, a Cernusco sul Naviglio dove vive da molti anni, e ha la forza di usare parole di saggezza.
Signor Guibre, la morte di suo figlio ha provocato dolore, indignazione e anche rabbia, in tanti giovani, amici di Abdoul e non, ragazzi di colore e bianchi...

Qualcuno dice che l’Italia sia un Paese razzista. Lei crede che sia così?
«Io vivo in Italia da 20 anni. Durante tutti questi anni nessuno è mai stato razzista con me. Io credo che lo siano quelli che hanno ucciso mio figlio. Se fosse stato bianco sarebbe ancora vivo. Ma io non posso condannare tutti gli italiani. Tanti italiani mi hanno dato fiducia in questi anni, e io a loro».
Per questo il giorno dei funerali lei ha ringraziato «soprattutto gli italiani che hanno partecipato».
«Io lo ripeto anche oggi. Ringrazio soprattutto gli italiani. Ringrazio quelli che non ci hanno fatto sentire soli. Quelli che hanno dimostrato che il nostro dolore era anche il loro. Destra o sinistra. Il sindaco di Cernusco, il presidente Penati, la signora Moratti. E vorrei che mi aiutassero fino in fondo».
In che modo?
«Vorrei che il nome di mio figlio fosse ricordato davvero aiutando i bambini e le madri del Burkina Faso. Quello che chiedo agli italiani di buona volontà è un’associazione con il nome di Abba e con questo scopo. Così quando qualcuno sarà aiutato attraverso il nome di mio figlio sarà come se lo avesse aiutato mio figlio, e le madri penseranno che mio figlio era come i loro. Così il nome di Abba continuerà davvero a vivere».

fonte: Il Giornale