«E la negra ce le busca!». La negra, la «zoccola», è un’adolescente in felpa grigia, fuseaux neri, scarpe da tennis. In mezzo al branco che la assale, sulle Mura di Grosseto, di giorno, nel centro storico, spiccano la sua gamba affusolata che tira un calcio di difesa e i capelli lunghi, facili da tirare. Intorno urlano tutti. Quelli che picchiano e quelli che incitano a picchiare. Ma una voce si distingue: «Levati, devo filmare. Questo va su Youtube».
E infatti il video viene caricato proprio su Youtube il 17 febbraio da un utente - presumibilmente un ragazzo di 15 anni - che posta anche un altro filmato (da ieri sera, 19 febbraio, entrambi sono stati rimossi). Mostrano un assalto di gruppo a una ragazza che viene insultata e presa a schiaffi. Quando, poi, la ragazza riesce a sottrarsi alla furia del gruppo, uno si domanda: «Dov’è la negra?».
Pare dispiaciuto che l’aggressione sia finita. Ma qualcuno, con tono di trionfo già commenta: «La negra se ne va!».
Il secondo filmato è meno dettagliato del primo, ma non meno preoccupante. Di nuovo botte, anche se non si capisce bene chi le prenda e chi le dia. Protagoniste della rissa sono sempre ragazze, lo scenario sono ancora le Mura. Anche in questo caso una folla di ragazzi assiste all’assalto, divertita. A quanto risulta, nessuna denuncia è stata presentata. E nessuna indagine, al momento, è in corso.
Fonte e video su il Tirreno
mercoledì 20 febbraio 2013
Botte tra ragazzine sulle Mura di Grosseto i maschi le incitano e mettono i video online
Etichette: grosseto, pestaggio, scuola
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mercoledì 8 febbraio 2012
Gli insulti razzisti… a quelli del paese vicino
“Puzzate come vacche”: volano parole grosse tra i bulli di Oristano e provincia
Gli insulti e le aggressioni razziste non sono solo quelle rivolte ai
cittadini stranieri. Anche tra i conterranei, a volte, emergono casi di
discriminazione motivati dalla semplice località di residenza. Ad
Oristano e provincia la violenza è scoppiata tra i bulli di paesini
confinanti. Alla Polizia sono arrivate denunce per offese su Facebook e
per intemperanze dei ragazzi sui pullman.
“PUZZATE DI LETAME” - Del caso parla L’Unione Sarda in un articolo a firma di Valeria Pinna:
Forse voleva essere uno sfottò. Ma è andato oltre e il
clima tra studenti si è subito infiammato.
«Puzzate di letame, siete
peggio delle vacche». Parole pesanti, quasi un pugno nello stomaco per
alcuni ragazzi di Arborea offesi da compagni di scuola di Tiria. E dal
“duello” a suon di insulti si è passati ben presto alle mani. Un’altra
storia di bullismo, iniziata a scuola e finita fuori, dopo le lezioni.
TIRIA VS ARBOREA -Gli episodi di razzismo tra conterranei si verificano prevalentemente a scuola:
Tutto sarebbe iniziato con qualche battuta pesante. Un gruppetto di ragazzi di Tiria, più grandi dei rivali, nei giorni scorsi ha preso di mira alcuni alunni di Arborea che studiano al liceo scientifico di Oristano. «Avete puzza, proprio come le vostre vacche». E ancora parolacce e offese. La questione è ben presto degenerata e qualcuno ha pensato di risolvere tutto con le maniere forti. Un ragazzo è stato accerchiato da altri studenti ed è stato picchiato. Ma la vicenda non è finita qui. Strascichi anche ieri, con liti accese e scontri ai giardinetti vicino alla scuola.SCREZI ANCHE ALLE ELEMENTARI - Rivalità e violenze – racconta ancora L’Unione Sarda – non hanno età:
Gli screzi tra gli alunni di Tiria, Palmas e Arborea sembrano avere radici vecchie.Tanto che qualche episodio si è registrato addirittura anche tra i bambini delle scuole elementari. Insulti e prese in giro in occasione di gare e altri eventi che hanno avuto come retroscena questi sipari. Episodi frequenti, ma non sempre emergono. «Dai nostri dati – spiega Toto Ferraro del Provveditorato – non risultano tanti episodi, ma molto spesso vengono nascosti oppure accadono fuori dalla scuola, lontano da occhi di insegnanti e presidi». L’osservatorio sul bullismo evidenzia sempre le classiche forme di violenza fisica «soprattutto tra i maschi, mentre tra le ragazze si usa l’arma della violenza psicologica – va avanti – e può capitare che la compagna di classe bruttina venga emarginata ». Frequenti gli sfottò per gli studenti pendolari. «Per fortuna adesso gli insegnati sono più attenti a cogliere queste situazioni – ha precisato Ferraro – noi abbiamo organizzato diversi corsi di formazione nelle scuole, con esperti e rappresentanti delle forze dell’ordine che hanno invitato al rispetto ma anche a segnalare questi fatti».LE DENUNCE - I casi di bullismo sarebbero finiti anche sulle scrivanie della Questura. Scrive Pinna:
Ai carabinieri non sono arrivate segnalazioni, come ha confermato il comandante provinciale Giulio Duranti. In Questura invece le segnalazioni non mancano. «Qualche denuncia per intemperanze sugli autobus – ha osservato Pino Scrivo, capo della Squadra Mobile – e per attacchi e ingiurie su Facebook».fonte: Giornalettismo
mercoledì 23 febbraio 2011
La supplente rispedita in Sicilia Così ha voluto la Lega Nord
La Lega rispedisce a casa Adriana e i suoi colleghi "terroni". Dal prossimo anno scolastico, moltissimi supplenti siciliani non potranno più lavorare nelle scuole del Nord: una leggina li costringerà a rifare le valigie e a tornare a casa. Un dramma che investe, tra mille altri, anche Adriana, insegnante palermitana in servizio in un piccolo centro della Toscana. "Ormai la mia vita è qui - racconta - Nonostante i disagi di un clima difficile, mi piace molto lavorare nella mia scuola in mezzo al bosco".
Dopo anni alla ricerca di una sistemazione, a 45 anni decide di fare le valigie per andare al Nord. In Sicilia non era stata certo con le mani in mano. Una decina d'anni fa aveva messo su una ditta di commercio all'ingrosso di supporti informatici, computer e materiale di cancelleria. "All'inizio le cose andavano bene. Fino a quando la grande distribuzione e la crisi non ci hanno messo in ginocchio, costringendoci a chiudere".
Lei però non si scoraggia. Ricorda di avere l'abilitazione all'insegnamento e nella primavera del 2009 fa domanda di inserimento in graduatoria: a Palermo per quella "a esaurimento" e in provincia di Massa Carrara per le "code" e le graduatorie d'istituto. Passano pochi mesi e arriva la prima telefonata. "L'anno scorso ho lavorato da dicembre a giugno in una pluriclasse di scuola elementare - racconta - Quest'anno mi hanno nominato a settembre su sostegno e lavorerò fino a fine anno".
In Lunigiana si trova bene. "Mettere su casa in un paesino di duecento abitanti - racconta - è stato naturale. Mi trovo bene con tutti: bambini, colleghe e gente del posto". Di siciliani, nelle scuole del Nord, ce ne sono tanti. "Non sono andata via da Palermo perché la mia terra non mi piace, ma solo per trovare il lavoro. Ed essere costretta a tornare da una norma discriminatoria mi sembra una follia".
Dopo diversi anni, Adriana pensava di avere finalmente trovato un equilibrio. "Ho potuto fare questo colpo di testa - spiega - perché non sono sposata e non ho figli, ma non è stato facile lasciare a 45 anni gli affetti e le amicizie. Ma cos'altro potevo fare?".
E adesso? "Preferisco non pensarci: mi si prospetta il baratro". Il meccanismo che la riporterà probabilmente a casa è complesso. Nel 2009 il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, riapre le graduatorie provinciali dei supplenti, ma solo per l'aggiornamento del punteggio: non è possibile spostarsi da una provincia all'altra. L'unica chance è di inserirsi, oltre che nella propria graduatoria, anche in altre tre province, ma solo "in coda" e non "a pettine", cioè col proprio punteggio. Per le graduatorie d'istituto, utilizzate per le supplenze brevi, c'è invece libertà di movimento su tutto il territorio nazionale. Per queste ultime, Adriana sceglie la Toscana e le va bene. Ma pochi giorni fa la Consulta dichiara illegittime le "code" perché violano il principio di uguaglianza tra i cittadini.
Il governo non sa che pesci prendere, ma al Senato nel frattempo è in discussione il decreto "Milleproroghe". E un senatore della Lega, Mario Pittoni, non si fa sfuggire l'occasione. Propone un emendamento, approvato a Palazzo Madama con il voto di fiducia e ora in discussione alla Camera, che prevede il congelamento delle attuali graduatorie "a esaurimento" fino al 31 agosto 2012 e l'inserimento "a decorrere dall'anno scolastico 2011-2012" nelle graduatorie di dieci-venti istituti, ma solo nella stessa provincia in cui ci si trova inseriti nelle liste "ad esaurimento". Un combinato micidiale, che per Adriana e per migliaia di supplenti "emigrati" significa ritorno a casa e fine di tutti i sogni legati a un lavoro duraturo.
fonte: La Repubblica
Etichette: lavoro, lega nord, legge, scuola, sud italia
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domenica 6 febbraio 2011
Fossalta di Piave aiuta la bimba esclusa dalla mensa
Fossalta di Piave è balzato agli onori della cronaca per una vicenda di ingiustizia sociale: il sindaco aveva negato la mensa a una bambina di 4 anni la cui famiglia non poteva provvedere alla retta mensile.
A nulla era valso il gesto amorevole di alcune maestre, e due collaboratori scolastici, che avevano rinunciato al pranzo scolastico in favore della piccola. Riprese aspramente sia dal Sindaco, Massimo Sensini, e dalla Preside della scuola, Simonetta Murri, rischiano provvedimenti disciplinari.
Fossalta di Piave è balzato agli onori della cronaca per una vicenda di ingiustizia sociale: il sindaco aveva negato la mensa a una bambina di 4 anni la cui famiglia non poteva provvedere alla retta mensile.
A nulla era valso il gesto amorevole di alcune maestre, e due collaboratori scolastici, che avevano rinunciato al pranzo scolastico in favore della piccola. Riprese aspramente sia dal Sindaco, Massimo Sensini, e dalla Preside della scuola, Simonetta Murri, rischiano provvedimenti disciplinari.
Hanno raccontato alcuni di loro:
“La scena della bambina che piangeva perché veniva separata dai suoi amichetti ci ha devastato il cuore. Non avevamo e non abbiamo nulla contro l’amministrazione, non facciamo politica! Abbiamo fatto quello che qualsiasi genitore di buonsenso vorrebbe fare.
Non vogliamo medaglie. Non vogliamo che questa diventi una guerra sulle teste dei bambini. Vogliamo e volevamo, solo, risolvere un problema che non si poteva ignorare. Avevamo chiesto un colloquio con la preside. Le abbiamo parlato. E lei, ancora ieri, ci ha detto che non poteva fare nulla. Alcuni di noi hanno scelto di intervenire in forma privata. Le polemiche non servono a nessuno”.
La storia, riportata dal Fatto Quotidiano, aveva colpito l’opinione pubblica varcando i confini del Veneto. Una piccola rete di aiuti si era creata immediatamente e la Scuola per l’Infanzia era stata sommersa da telefonate e proposte di pagamento. La frase più ricorrente è stata “Se serve, pago io“.
Il Sindaco, raggiunto dai giornalisti, aveva cercato di nascondersi dietro norme e cavilli burocratici, rilanciando con un sibillino
“La bambina è figlia di un noto estremista islamico“
Voci infondate perché, come spiega Giuseppe Dalcin, l’ex consigliere comunale del Pci che ha messo a disposizione la sua casa alla famiglia della piccola, il padre
“è andato in Belgio a cercare un impiego onesto perché aveva perso il lavoro. Ha lavorato otto anni come metalmeccanico, non l’ho mai visto lamentarsi. Quando è finito in cassa integrazione, un giorno mi ha detto: Devo trovare un modo per sfamare la mia famiglia. Integralista islamico? Un religioso islamico, direi. Qualcuno deve spiegare al sindaco la differenza”.
La bambina con la madre e i suoi 4 fratelli vivono nella casa che Dalcin aveva messo loro a disposizione per soli 300€ di affitto, fintanto che il padre ha lavorato in Italia. Ora che il denaro scarseggia non ha più voluto soldi. Ad aiutarli il fratello del padre che per loro fa la spesa, nonostante abbia solo vent’anni e una sua famiglia da mantenere. Come sostiene lo stesso Dalcin:
“Usavo quei soldi per ammortizzare i costi, solo di riscaldamento: solo di quello, per il mio piano e il loro spendo 700 euro al mese. Io cinque bambini per strada non li metterò m-a-i. Piuttosto ci vado io, al freddo e al gelo”.
Lascia turbati l’atteggiamento del Sindaco, a prescindere dalla sua provenienza politica. Davanti al bisogno di un cittadino il primo rappresentante non dovrebbe barricarsi dietro le carte e la burocrazia. Innanzi all’infanzia e alle necessità di una bambina, a un bisogno primario come il cibo e al gesto compassionevole delle sue maestre, non si può reprimere ma solo sostenere.
fonte: Dire Donna
lunedì 25 ottobre 2010
Dopo il dodicesimo sgombero in un anno, Cristina dice alla maestra "Questa non è vita".
Lettera pubblicata domenica 24/10/2010 a pag. 35 sul quotidiano Avvenire
Gli sgomberi e la voce di Cristina
Caro direttore, è giovedì 21 ottobre e le scrivo di ritorno dallo sgombero di Rom a cui ho appena assistito. Di nuovo. L’ennesimo, inutile, dispendioso sgombero nella nostra Milano. Questa mattina le ruspe si sono mosse in direzione Segrate, verso la zona della cave di Redecesio. Di nuovo. Scene già viste centinaia di volte negli ultimi anni: ragazzi e adulti che racimolano quel che riescono e lo caricano su mezzi più o meno di fortuna, senza sapere dove dormiranno la prossima notte; uomini avvertiti via cellulare dello sgombero, perché al mattino presto son partiti per il lavoro, nonostante si dica che «quelli lì mica hanno voglia di lavorare»; bambini che perdono i loro giochi, la loro vita di scolari, spesso anche lo zaino con i quaderni e di certo la spensieratezza che dovrebbe essere un diritto inviolabile alla loro età.
Di nuovo. Le stesse persone, incontrate gli scorsi mesi al Rubattino, poi a Segrate, poi ancora al Rubattino, poi al cavalcavia Bacula e ancora a Segrate, in questa forzata odissea della disperazione che le fa peregrinare senza sosta di quartiere in quartiere, tornando sempre al punto di partenza. Persone che ormai conosciamo bene, di cui siamo amici, che stimiamo anche per la grande dignità con cui affrontano la tragedia della persecuzione. Di nuovo. Assieme all’immancabile Comunità di sant’Egidio e ai volontari del quartiere e delle scuole vicine: da due anni, con una tenacia e un’umanità ammirevoli, stanno raccontando una Milano diversa e possibile, alla quale però rifiuta di credere chi amministra la nostra città.
Stamattina, arrivando al campo di Segrate, ho subito incrociato Cristina con la mamma e la sorellina. Dall’inizio di quest’anno è stata sgomberata già dodici volte. «Maestra – mi ha detto con aria serissima – questa non è vita». Hai ragione, Cristina, i tuoi dieci anni meritano di meglio.
Silvia Borsani, Milano
Risponde il direttore del giornale Marco Tarquinio.
Di nuovo eccoci a ragionare di nomadi, per storia e per condizione. E di perseguitati, per pregiudizio e per propaganda. So già che qualcuno alzerà il dito e obietterà: ma i furti, ma la sporcizia, ma il disordine… È vero, ci sono e sono un problema. Però non sono realtà esclusiva dei rom. E soprattutto non spiegano, non esauriscono e in nessun modo giustificano i fatti dolorosi e letteralmente spiazzanti che lei, cara signora Borsani, racconta con esemplare asciuttezza e umanissimo senso di giustizia. Fatti che continuano ad accadere sotto il cielo di Milano, nella testa di troppi di noi e nelle scelte di chi ha il potere di governare il territorio. Fatti contraddetti da chi lavora davvero per dare stabilità e legalità alla vita senza pace di famiglie e comunità. Fatti sui quali la parola e l’impegno della Chiesa ambrosiana – generosa e capace di suscitare generosità, come su ogni altro fronte di difficoltà e indigenza – gettano luce, e luce rivelatrice. Dell’emergenza sgomberi (non mi piace chiamarlo “caso rom”) stiamo dando conto su Avvenire, ogni volta che è necessario, con rigore e completezza. Continueremo a farlo. A lei, gentile amica, un ringraziamento e l’augurio di continuare a seminare, con fatica e passione di maestra, semi buoni nella «buona terra» milanese.
fonte: Roberto La Pira
mercoledì 8 settembre 2010
Insulti razzisti: "Vattene a lavorare, terrona, a zappare la terra!"
Non sembra vero, ma l’episodio accaduto in Friuli durante il weekend ci fa tornare indietro di qualche secolo.
A Maniago, in provincia di Pordenone, una docente precaria palermitana, Maria Carmela Salvo, sta facendo da cinque giorni lo sciopero della fame contro i tagli della Gelmini.
Seduta all’interno della sua auto, nella centralissima piazza Italia, ormai con il fisico debilitato, sopportando il freddo e soprattutto la fame, la donna non si aspettava di ricevere, anziché comprensione, insulti razzisti del tipo: “vattene a lavorare, terrona, a zappare la terra”!
Forse sarebbe stata meglio una “manganellata” di un celerino e non un’offesa così brutale e gratuita.
Tutto è successo venerdì sera, quando all’auto della donna si sono avvicinati alcuni abitanti di Maniago e, dopo aver bussato ai vetri appannati della Toyota, hanno rivolto le pesanti accuse razziste.
Maria Carmela, con tutta la sua dignità, non si è smossa ed ha semplicemente risposto: “se avessi la terra lo farei . Sono emigrata da Palermo per trovare lavoro”.
Immediata è arrivata la solidarietà dei colleghi, da Palermo fino al Friuli, e anche dei sindacalisti della Gilda di Treviso che, appresa la notizia, si sono immediatamente precipitati in piazza Italia per offrire il loro appoggio.
Intanto Maria Carmela, 55 anni, con alle spalle più di 25 come precaria, continua la sua protesta e le sue condizioni di salute sono sempre più instabili, tanto che ieri è intervenuta un’ambulanza che ha portato la donna all’ospedale Spilinbergo per monitorare i suoi parametri vitali.
Ma lei non si è per nulla allarmata e ha affermato: “«Non mollerò fino a quando il fisico regge! Non mi muoverò, finché il ministro dell’Istruzione non mi convocherà a Roma».
Dunque non basta la territorialità dei confini per fare l’Italia, mancano ancora, dopo 150 anni, gli italiani!
fonte: InfoOggi
Etichette: insulti, scuola, sud italia
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mercoledì 14 aprile 2010
"No ai corsi per stranieri discriminano gli italiani"
Finanziare l'integrazione degli studenti stranieri "è discriminatorio, perché crea differenze di trattamento con i bambini italiani". Con questa motivazione, Lega e Pdl hanno votato in commissione Scuola-Educazione del consiglio di zona 7 la proposta di annullare i fondi per i corsi di italiano agli immigrati. Nel documento, che lunedì prossimo andrà al voto dell'aula, si prevede di destinare "a tutti i bambini del quartiere" (compresi quelli che frequentano scuole private) i circa 30mila euro che per anni sono stati spesi in ore di italiano agli stranieri.
L'abolizione della "quota stranieri" è stata approvata con sette voti favorevoli, cinque contrari e tre astenuti, dopo una lunga discussione. "È un provvedimento inutile e dannoso, anche per gli italiani - attacca Diana De Marchi, consigliere del Pd - se gli stranieri hanno problemi con la lingua, ne risente l'intera classe". Per Ernestina Gilardi della Lega Nord, che ha proposto di abolire il finanziamento, "prevedere fondi ad hoc per i bimbi disabili è giusto, ma aiutare solo gli stranieri non ha senso: la maggioranza di loro non ha alcuna difficoltà in più rispetto agli italiani". A ogni studente delle elementari e delle materne di zona7 - che comprende i quartieri Baggio, De Angeli e San Siro - saranno destinati 10 euro, che le scuole spenderanno in progetti didattici.
Secondo la nuova impostazione - trascritta nel verbale della discussione - il 35 per cento dei 250mila euro che il consiglio di zona spende per l'istruzione dovrebbe andare al sostegno dei disabili, come lo scorso anno. La quota del 12 per cento destinata negli scorsi anni agli stranieri sarà invece assorbita in un 65 per cento di "quota pro capite per tutti gli alunni". Fra chi si è astenuto nella votazione c'è il presidente della commissione, Lorenzo Perrone, dell'Udc: "Il messaggio che si fa passare è solo politico - dice - la novità non avrà alcun effetto pratico. Da sempre, infatti, le scuole spendono i soldi in base alle proprie reali necessità, non seguendo l'indicazione che noi diamo al momento dello stanziamento".
Secondo la Lega, invece, il provvedimento sarebbe anche un modo per adeguarsi ai tagli annunciati dal Comune sulle attività dei consigli di zona in generale. Il bilancio di Palazzo Marino non è ancora chiuso, ma si attende una riduzione dei fondi alle assemblee periferiche del 6 per cento. Fra le scuole in zona 7 che beneficeranno del finanziamento "per il diritto allo studio" c'è anche l'elementare Radice in via Paravia, tristemente nota come "scuola ghetto" per il fatto che nell'attuale classe prima tutti gli studenti sono stranieri. Ma la situazione è forse destinata a cambiare: per il prossimo anno, infatti, fra i 21 primini iscritti ci saranno anche tre italiani.
fonte: Repubblica
Questionario Gelmini per dare la «caccia» agli immigrati
E’ una valutazione ambigua ma, il questionario distribuito dal ministero alle scuole e finito nel diario dei bambini per essere compilato dai genitori, nasconde una convinzione: gli insegnanti sono una truppa. Parola antica, che serve ad indicare quei militari che devono solo obbedire agli ordini.
Scuola e prova Invalsi, rilevazione degli apprendimenti per l’anno scolastico in corso. L’Istituto è sotto stretto controllo dall’Istruzione della Gelmini e serve ad accertare le conoscenze degli studenti italiani.
Due prove scritte obbligatorie da svolgersi nel mese di maggio di Italiano e matematica per gli studenti della seconda e quinta elementare e anche per i più grandicelli della prima media, tutti seduti rigorosamente uno per banco per evitare suggerimenti. I bambini frequentanti la seconda elementare verranno anche sottoposti ad una prova di lettura, non davanti alle proprie maestre ma ad osservatori esterni, esponendoli così ad un possibile insuccesso.
Ma non è tutto. Proprio in questi giorni e con largo anticipo rispetto alle prove Invalsi, le scuole su “ordine” del ministero stanno consegnando un questionario da compilare a cura dei genitori le cui domande non hanno nulla a che vedere con la didattica né con la valutazione delle conoscenze e dei saperi. La scheda in realtà serve per individuare la provenienza “socio-economico-culturale” dei singoli studenti. Indagine statistica che spetterebbe all’Istat e non all’Ivalsi. Pertanto, è una schedatura delle famiglie e, ancora più inquietante, si insiste con la “persecuzione” dello studente immigrato. Di lui si vuole conoscere tutto: se è nato in Italia e l’arrivo in Italia; se ha frequentato l’asilo nido e la materna. Ma l’obiettivo finale di tutto questo è anche un altro: attraverso il solo risultato degli alunni, il ministero intende valutare in modo indiretto ogni singola scuola pubblica e i loro docenti.
Il questionario e la protesta. Le domande sugli studenti sono per lo più dirette a raccogliere informazioni sugli stranieri. Per quanto riguarda i genitori italiani e non, si “spulcia” indirettamente sul reddito di mamme e papà. Con strafalcioni sui titoli di studio e “dimenticanze” clamorose nell’elenco delle professioni. Il ministero accorpa arbitrariamente categorie di lavoratori secondo un’idea piramidale della società ancora ferma all’era Gentile. La classifica si apre con il “disoccupato” ma non c’è traccia del precario o dell’informatico e co.co.pro. L’insegnante è equiparato alla truppa. Il docente universitario all’ufficiale militare. E così via. Fino alla “chicca” sui titoli di studio superiore al diploma: si cita l’Isef, che non esiste più. La nuova terminologia è superata in Scienze motorie.
Le “ira” dei genitori si scaricano sui presidi. Le prove Invalsi a tutela della privacy sono rigorosamente anonime, sui singoli fascicoli compare solo un codice numerico identificativo del plesso, del livello di classe frequentata e della sezione dello studente. Ma in un circolo didattico di Roma, il dirigente ha consegnato alle famiglie la scheda con lo spazio per il nome e il cognome dell’alunno, oltre la classe e la sezione. Da qui la protesta delle famiglie: “Consegneremo la scheda in bianco o incompleta”.
«Mio figlio Matteo all’uscita di scuola mi ha detto: 'Guarda mamma la scuola vuole sapere se il papà di Gerry è italiano. Che gli importa?'», racconta Paola Angelucci consigliera del municipio XI. E le proteste si annunciano anche altrove. La battagliera Simonetta Salacone, dirigente della scuola Iqbal Mashid e capofila nella protesta anti-Gelmini, fa sapere: “Pretendo la garanzia dell’anonimato sulle prove Invalsi e sulla scheda studenti-famiglie. Ho già attivato i sindacati”.
fonte: Unità
giovedì 11 marzo 2010
Italia, espulsi anche gli irregolari con figli minori a scuola
Gli stranieri irregolari con figli minori che studiano in Italia non possono chiedere di restare nel nostro paese. Secondo una sentenza della Corte di Cassazione, che così smentisce una recente sentenza della stessa suprema corte, la tutela della legalità alle frontiere prevale sul diritto allo studio dei minori.
Con la sentenza n. 5856, la Cassazione ha respinto il ricorso di un immigrato albanese residente a Busto Arsizio, con moglie in attesa della cittadinanza italiana e due figli minori. Il cittadino albanese aveva richiesto di non essere espulso per non arrecare danni al "sano sviluppo psicofisico" dei figli. La suprema corte ha risposto che la permanenza ai clandestini in Italia è permessa solo in nome di "gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinati da una situazione d'emergenza", mentre la frequenza scolastica configurerebbe una "tendenziale stabilità" ed "essenziale normalità". Al contrario sarebbe legittimata la permanenza dei clandestini strumentalizzando l'infanzia. Secondo la sentenza, la salvaguardia delle esigenze del minore non può prescindere dall'impianto normativo della legge sull'immigrazione.
Nelle scorse settimane, la Suprema Corte ha depositato una sentenza di segno opposto a quella di oggi, con la quale era stata ritenuta "ipotizzabile la grave compromissione del diritto del minore ad un percorso di crescita armonico e compiuto derivante dall'allontanamento di un genitore".
L'Alto commissario Onu per i diritti umani in Italia, Navi Pillay, ha espresso "grave e seria preoccupazione" per l'aberrante sentenza. Contattato da PeaceReporter, Marco Rovelli, scrittore da sempre impegnato nella difesa dei migranti, ha detto che "il contenuto di questa sentenza non solo viola gli accordi internazionali, ma oltraggia i più elementari principi dei diritti che appartengono all'umano in quanto tale. Un bambino nasce in una terra, parla quella lingua, la sua identità si forma entro quello spazio sociale - ha concluso Rovelli - e poi, per un malefico dispositivo giuridico, deve essere strappato a sé stesso. Non c'è altra parola se non inumanità".
fonte: Peacereporter
Etichette: albania, esplusione, italia, legge, minori, onu, scuola, stranieri
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martedì 23 febbraio 2010
Un asilo comunale per soli cristiani
Il regolamento, all'articolo 1, pone come condizione per iscrivere il figlio all'asilo l'accettazione di una sorta di preambolo religioso: la provenienza da una famiglia cattolica o cristiana, escludendo di fatto molte famiglie di immigrati di diverso orientamento religioso.
Goito, provincia di Mantova. Ora solo il 37% della popolazione è cristiana praticante (ed essere cristiana non praticante è un ossimoro).
Ora il regolamento è nettamente anti-costituzionale e verrà cancellato. Ci vorrebbe un norma che obblighi a pagare ingenti risarcimenti ai politici che approvano leggi e regolamenti chiaramente contro la Costituzione così elimineremmo una serie di iniziative colorite ma inutili e razziste.
fonte: ilKuda
mercoledì 10 febbraio 2010
Avellino, bambino ucraino picchiato da coetaneo: "Sei straniero"
Brutto episodio di razzismo in un istituto nella provincia di Avellino. Un bambino di nazionalità ucraina sarebbe stato infatti picchiato questa mattina nei corridoi della scuola media di San Martino Valle Caudina da un suo coetaneo probabilmente perché «straniero». Una motivazione che, se verificata, peggiorerebbe l'atto di violenza già grave di per sé.
Il compagno lo avrebbe malmenato con violenza a suon di calci e pugni, tanto che inizialmente la vittima era stata ricoverata per precauzione presso l'ospedale Rummo di Benevento e poi per fortuna dimesso dopo esser stato adeguatamente medicato. Il bambino aggredito vive ormai da molti anni qui in Italia, insieme alla madre e alla nonna.
fonte: Barimia
Sgombero di rom sotto la neve
Questa mattina 60 persone della polizia locale di MIlano in tenuta anti-sommossa, hanno sgomberato un insediamento di cento persone, di cui 50 bambini, in via Vaiano Valle.
Nonostante questo i bambini sono andati a scuola ugualmente. Alcuni sono andati via spaventati per paura di essere allontanati dai genitori.
Ines Patrizia Quartieri, consigliere comunale a Milano, indipendente per Rifondazione Comunista, presente allo sgombero, afferma alla RAI è stato impedito di entrare e che «nonostante la neve, il freddo e le condizioni avverse, nulla è servito a impedire questa ferocia. Non abbiamo notizia di fatti similari in alcuna altra città europea, negli ultimi venti anni. Mai accaduto uno sgombero di così tanti minori sotto la neve. Nessuna alternativa credibile è stata offerta ai nuclei familiari».
fonte: Vita
venerdì 29 gennaio 2010
Padova, «puzzi di romena»: 13enne torna da scuola e si butta dalla finestra
Emarginata dai compagni di classe perché “puzza di romena”, una tredicenne di Solesino ha cercato di uccidersi gettandosi dalla finestra di casa. È accaduto una settimana fa, ma solo ieri la vicenda è stata resa nota. A divulgare i motivi che hanno spinto la ragazzina a tentare il suicidio è Adrian Teodorescu, presidente dell’associazione “Alleanza romena”.
Teodorescu ha raccolto la testimonianza dei genitori della giovane, che è tuttora ricoverata nell’ospedale di Monselice. Le sue condizioni non sono preoccupanti, ma dovrà fare i conti con una frattura ad una gamba. La ragazza ha ricevuto la visita degli amici di scuola, ma non quella dei suoi compagni di classe. A finire nella bufera è adesso l’istituto comprensivo di Solesino, dove la protagonista dell’odioso episodio – che chiameremo Maria - frequentava la seconda media. Frequentava, appunto, perché ora non ne vuol più sapere di tornare a scuola. «Da qualche tempo la ragazza – spiega Teodorescu – subiva un trattamento riservato e personalizzato dai propri compagni di classe, nella quale è l’unica immigrata».
«Non abbiamo mai avuto problemi di razzismo – racconta il papà, romeno in Italia da molti anni - né noi, né l'altro nostro figlio più piccolo. Invece con Maria, da quando ci siamo trasferiti a Solesino, con l'inizio dell'anno scolastico è iniziata anche la sofferenza. Una sofferenza – continua l’uomo, che lavora come trasportatore – dovuta alle cattiverie dei compagni di classe che non l’hanno accettata perché sembra diversa da loro. Non indossa vestiti di marca, non ha il telefonino alla moda e in più puzza di romena». La famiglia, che in precedenza abitava a Ospedaletto Euganeo, si è trasferita a Solesino da qualche mese. Ora l’associazione presenterà un esposto al dirigente scolastico, perché venga aperta un’inchiesta interna che possa fare luce sull’episodio.
fonte: Il Messaggero
giovedì 21 gennaio 2010
Bocciate le borse di studio ai soli italiani
Se una borsa di studio prevede fra i requisiti minimi «la cittadinanza italiana è discriminatoria» e va modificata. Lo stabilisce un'ordinanza del Tribunale di Brescia che impone alle amministrazioni leghiste di Chiari e Castel Mella di eliminare appunto la clausola della nazionalità tra i requisiti per l'accesso ai bandi comunali destinati a studenti meritevoli. Così hanno deciso i magistrati accogliendo il ricorso presentato dalla Fondazione Piccini, dall'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e dalla Cgil di Brescia.
Se l'amministrazione guidata da Ettore Aliprandi (Castel Mella), dopo aver ricevuto notizia del ricorso, ha ritirato la delibera, riaprendo i termini per l'ottenimento delle borse di studio e togliendo la «postilla discriminatoria» (sobbarcandosi comunque 600 euro per il pagamento delle spese legali), a Chiari l'amministrazione non ha ritirato la delibera.
FONTE: BresciaOggi
lunedì 18 gennaio 2010
Milano, volantino razzista di Forza Nuova "Classi separate per i bambini immigrati"
Per i giovani di Forza Nuova il giusto numero di stranieri in classe è "zero". I militanti di Lotta studentesca, organizzazione vicina al partito di estrema destra, lo hanno scritto sul volantino shock distribuito davanti al liceo scientifico Volta a Milano. Un atto polemico contro il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che con una nota ha fissato al 30 per cento la soglia massima di studenti "non nati in Italia" nelle prime classi di ogni ordine di scuola, a partire dall’anno prossimo. Un provvedimento per evitare le cosiddette "classi ghetto" in cui gli stranieri sono ampia maggioranza. E dove le difficoltà nella lingua italiana da parte dei ragazzi rallentano la didattica.
Il manifesto, di cui gli studenti del liceo in via Benedetto Marcello hanno a lungo discusso, definisce "inutile e dannosa" l’iniziativa del ministro, perché "tende a favorire una certa idea di società multirazziale ... follia degenerativa del meticciato culturale". Lotta studentesca propone quindi di "dividere in classi separate gli studenti italiani da quelli stranieri". I volantinaggi di Lotta studentesca davanti alle scuole hanno spesso dato luogo a momenti di tensione con gli studenti dei collettivi di sinistra. Al liceo classico Manzoni, dopo l’ennesima provocazione dei giovani di Forza Nuova, il preside è perfino arrivato a chiamare le forze dell’ordine.
fonte: Repubblica
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mercoledì 2 dicembre 2009
Il razzismo esplode fra i banchi delle medie "Non ci sediamo con i cinesi: puzzano"
A Quarto Oggiaro, quartiere difficile alla periferia di Milano, i prof convocano i genitori. E il consiglio di classe decide che ogni quindici giorni gli studenti devono cambiare di posto e l’assegnazione dei banchi è decisa dai professori
Tredicenni che non vogliono come compagni di banco gli studenti cinesi, perché dicono che «puzzano». Un’alunna che si alza durante l’ora di matematica e lancia il suo proclama: «L’Italia agli italiani!». Per scardinare quelli che vengono definiti «atteggiamenti razzisti inaccettabili», il consiglio di classe di una terza media della scuola Trilussa, nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro, ha preso una decisione drastica: ogni quindici giorni gli studenti devono cambiare di posto e l’assegnazione dei banchi è decisa dai professori.
«Vedere l’aula divisa in “quartieri” dava dolore, ora gli alunni avranno modo di conoscersi davvero», dice Adele Moroni, insegnante di italiano della classe, in cui nove dei 22 studenti sono stranieri. In un mese di sperimentazione, gli studenti hanno dovuto cambiare banco già tre volte. L’ultimo rimescolamento è stato appena fatto. Il progetto è stato preceduto da una lettera ai genitori, convocati a scuola «per discutere la situazione disciplinare della classe», dove in generale «i rapporti fra ragazzi non sono sempre facili».
Più esplicito l’avviso rivolto alle 13 famiglie italiane, in cui si parla di «intolleranza nei confronti dei non italiani». Nell’i ncontro con mamme e papà, martedì scorso, le professoresse hanno illustrato i risultati della nuova strategia di integrazione. «Anche se siamo solo all’inizio — racconta la Moroni — abbiamo avuto segnali importanti. In alcuni casi, commoventi». Una ragazzina marocchina, a cui in passato erano stati sporcati i vestiti “per scherzo” con della vernice, è stata invitata a studiare insieme al pomeriggio dai compagni. Uno studente ecuadoriano «spesso isolato» ora passa l’intervallo in compagnia.
fonte: Repubblica
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martedì 1 dicembre 2009
Lombardia, accordo sulla scuola, una norma inapplicabile
Un tetto massimo del 20 per cento di stranieri per classe e un accordo con le prefetture per evitare che gli studenti arrivino dall'estero a lezioni già iniziate: quest'anno gli alunni stranieri iscritti in corsa, dopo il primo giorno di scuola, in Lombardia sono già mille, di cui 400 a Milano. Sono questi i punti saldi del piano per l'integrazione che la Direzione scolastica regionale sta mettendo in atto in vista del prossimo anno scolastico.
Partiamo dal tetto. Oggi a Milano ci sono scuole quasi totalmente frequentate da studenti stranieri. Cosa faranno? Obbligheranno gli italiani ad iscriversi? E gli stranieri sopra il tetto, cosa accadrà? Ci sono interi quartieri in cui la popolazione immigrata supera il 40%, manderanno i figli a chilometri di distanza da casa? E dove? In Montenapoleone?
C'è poi la norma sul primo giorno di scuola. Mettiamo che un cittadino spagnolo o tedesco o francese si trasferisca per lavoro in italia a dicembre e voglia portare con se la famiglia e il figlio di otto anni. Lo stato italiano rifiuterà il diritto allo studio al bambino appena giunto? Credo che questo sia anti costituzionale. Senza voler scomodare chi chiede il ricongiungimento famigliare.
Il problema è reale, la soluzione inapplicabile.
fonte: www.kuda.tk
martedì 24 novembre 2009
A LECCO, PICCHIA SENEGALESE A SCUOLA CON CACCIAVITE
Con l'accusa di lesioni e circostanze aggravanti ai sensi degli artt. 582 e 585 del Codice penale, e' comparso oggi davanti al Giudice monocratico del Tribunale di Lecco, Ambrogio Cerone, un giovane studente dell'istituto di formazione Clerici di Merate che deve rispondere di aver picchiato brutalmente un compagno di scuola senegalese spedendolo in ospedale.
fonte: L'espresso
Etichette: lecco, scuola, senegal
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venerdì 20 novembre 2009
Le Lega, la stampa, il razzismo e la menzogna
Oggi la Lega nord patavina ha rilanciato la proposta di «applicare di una percentuale omogenea di alunni stranieri per classe» e di abolire i «bacini di residenza» per l'iscrizione dei bambini alle scuole dell'obbligo. L'iniziativa, di cui da conto il Mattino di Padova di oggi, fa esplicito riferimento ad una «polemica» di qualche giorno fa che riguardava due scuole della periferia padovana, l'elementare Giovanni XXIII e la media Pacinotti. La settimana scorsa sempre il Mattino riportava con evidenza il titolo: «50% di alunni stranieri, la rivolta dei genitori padovani». «Di quale rivolta si trattasse lo sa solo la giornalista - commentano, masticando amaro, gli insegnanti della scuola elementare Giovanni XXIII - visto che il giorno prima in consiglio di interclasse i rappresentanti dei genitori si erano espressi in modo positivo nei confronti della scuola e anzi avevano proposto delle iniziative utili a valorizzarne promuoverne le attività (castagnata, mercatino di Natale, risistemazione del giardino, ecc.)».
Evidentemente, lo desumiamo anche da verifiche fatte sul campo, una polemica tutta «mediatica», frutto della particolare visione che impera nella redazione del Mattino: l'immigrazione è un «problema», i figli degli immigrati un «peso», la convivenza, quando va bene, è «problematica». Una visione che impedisce di vedere delle cose [e ne fa vedere delle altre, magari senza verificarle]: la quotidiana accoglienza, il rispetto reciproco, la collettiva ricerca della convivenza. Una realtà che è evidente a chiunque abbia solo sbirciato tra le aule delle scuole, malgrado i terribili problemi che la scuola sta vivendo. Indagare questa realtà - ambivalente e complicata e non comprensibile per chi cerca facili slogan - fa del mestiere del giornalista una bella cosa, perfino utile. Così invece ci si riduce a tirare la volata alla Lega che costruisce campagna d'odio, la sua specialità, basandosi su titoli, diciamo così, azzardati. «Voi non fate altro che costruire muri tra le persone - scrivono le insegnanti della Giovanni XXIII, rivolgendosi alla redazione del Mattino -, etichettandole e dividendole, sperando in qualche avvenimento spaventoso per potervi immergere le vostre penne sordide. Vogliamo dire a voi chiaro e tondo basta, almeno noi che con durezza e tenerezza giorno per giorno lavoriamo per l’integrazione, ricevendo da questa esperienza un senso vero della vita e uno scopo alto di umanità». Ci sarebbe da meditare, tra uno strillo e l'altro.
fonte: Carte Estnord
martedì 13 ottobre 2009
Una classe fatta solo di bambini stranieri
Qualche giorno fa il presidente americano Barack Obama, al Late Show di David Letterman, diceva (un po’ scherzando e un po’ sul serio) che sul suo tavolo non arrivano mai problemi che abbiano una soluzione semplice. Fatte le dovute proporzioni, in una situazione un po’ simile si trova anche il sindaco Pd di Luzzara (Reggio Emilia), Stefano Donelli. Luzzara è il comune italiano con la più alta concentrazione di stranieri (19%). Dieci anni fa erano appena il 2%. In “soldoni” su novemila abitanti gli stranieri sono 1600.
Spiega l’assessore alla scuola Mirco Terzi: “La concentrazione di stranieri a Luzzara è stata favorita anche da grossi agglomerati industriali come quelli della vicina Suzzara (in provincia di Mantova) che hanno offerto nuove opportunità agli immigrati. In più la nostra zona offriva condizioni immobiliari più favorevoli”.
Una situazione che in Emilia non è certo unica. Basti guardare al distretto industriale di Sassuolo. Attorno alla cittadina modenese e alla sua industria ceramica si è aggregata una fetta consistente di immigrazione. I paesi vicini, come Fiorano e Formigine, spesso sono diventati i “dormitori” di chi lavora a Sassuolo. Quando Sassuolo è passata in mano alla Lega in aprile, il neo-sindaco ha fatto sapere che avrebbe chiuso la Moschea e che gli altri comuni se ne sarebbero dovuti far carico. La risposta è stata secca: se Sassuolo vuol fare da “capo distretto” e vuole le scuole e gli ospedali si faccia carico anche della Moschea.
Ma come si risolvono queste tensioni? In un Paese in cui la tenuta democratica e istituzionale non fosse stata minata da Lega e Berlusconi, probabilmente con il dialogo e il confronto. In Italia, oggi, purtroppo solo con proclami ideologici.
Torniamo a Luzzara. Sempre l’assessore alla scuola Terzi spiega che la contaminazione tra le culture fatta in senso positivo ha tempi lunghi. Nei tempi brevi restano soprattutto le tensioni. Ma Luzzara in questi anni ce l’ha messa tutta per integrare pakistani e indiani. Tanto che una delle edicolanti del paese è una signora indiana che sarà delegata al congresso provinciale del Partito democratico.
E allora, come nasce la classe di soli bambini indiani? Gigliola Venturini, che è responsabile scuola del Pd di Reggio Emilia difende il sindaco di Luzzara: “Penso che accusare di razzismo l’istituzione scolastica e l’amministrazione comunale sia ingeneroso e sbagliato. Si tratta di istituzioni da anni in frontiera, a difesa della coesione sociale e dell’integrazione, con azioni e progetti conosciuti a livello nazionale”. E poi spiega: “Accade che a Luzzara solo 13 coppie di genitori italiani abbiano iscritto i propri figli alla scuola dell’infanzia statale, minacciando di andare via se separati, mentre tutti gli altri un’altra strada l’hanno già presa”. L’altra strada sarebbe poi, detta brevemente, la scuola materna della parrocchia.
Quella della classe di stranieri, continua la Venturini, è “una situazione estrema a cui è corrisposta una scelta estrema per le istituzioni, ancorché dolorosa”.
fonte: viaemilianet
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