Le associazioni studentesche insorgono ancora, ma questa volta bersaglio delle proteste è proprio la Regione Emilia Romagna, anzi, la Er.Go, accusata di discriminazione nell’assegnazione delle borse di studio. Secondo l’Unione degli universitari di Parma, Forlì e Ferrara, l’Unione Universitaria e l’Sdu di Bologna e Modena, l’azienda regionale per il diritto allo studio ha infatti escluso (in via predefinitiva) dalla sovvenzione gli studenti extracomunitari neo immatricolati, assegnando per la prima volta il sussidio solo al 96,1% degli aventi diritto. Così, quando Er.Go ha reso note le graduatorie predefinitive, per uno stanziamento complessivo di circa 64 milioni di euro, il coro è stato unanime e le proteste, immediate.
“Nell’anno accademico 2011/2012 sono risultati idonei 17.505 studenti – si legge in un comunicato diffuso da Sinistra Universitaria – ma l’azienda regionale per il diritto allo studio riesce ad erogare solo 16.822 borse”.
“Chi saranno gli sfortunati 863 studenti universitari idonei che non riceveranno la borsa di studio? – rincara l’Udu in una comunicazione – ebbene la scelta di Er.Go è caduta direttamente su tutti gli studenti extra-comunitari matricole dei corsi di laurea triennali, magistrali e magistrali a ciclo unico”.
Infatti, scorrendo la graduatoria pubblicata sul sito di Er.Go, sono riconosciuti destinatari della sovvenzione solo 40 ragazzi stranieri, cioè il numero minimo garantito dal bando. Non uno di più.
Ed è la prima volta che la Regione non si fa carico di tutti gli studenti idonei, contravvenendo di fatto all’art. 34 della Costituzione, che impone alle istituzioni di intervenire “laddove i capaci e i meritevoli” non avessero i mezzi per studiare. Invece la nota di Er.Go sembra promuovere un successo, senza alcun riferimento al fatto che in Emilia Romagna si siano sempre garantiti sussidi a tutti, senza alcuna esclusione.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
venerdì 16 dicembre 2011
Decisione choc della Regione: esclusi dalle borse di studio gli extracomunitari
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martedì 5 maggio 2009
Moldavo aggredito da un gruppo di giovani
Un cittadino moldavo di 33 anni ha denunciato di essere stato aggredito, ieri sera, nella zona periferica di Tor Bella Monaca, a Roma, da un gruppo di giovani mentre si trovava in strada con altri due connazionali. L'uomo portato al pronto soccorso del policlinico Tor Vergata ha avuto una prognosi di 30 giorni per la frattura del setto nasale.
Per cercare di chiarire quali siano stati i motivi all'origine dell'aggressione, avvenuta in largo Mengaroni, sono stati avviati accertamenti sia dalla Digos sia dal commissariato Casilino.
Secondo quanto riferito dal cittadino moldavo, il gruppo di aggressori, tutti giovani, avrebbe senza motivo dato vita ad una rissa con i tre stranieri, che secondo le prime indagini erano ubriachi. Prima alcuni spintoni poi sono arrivati i pugni: uno di questi ha colpito in volto il moldavo. Ad avvertire la polizia sono stati gli inquilini di una stabile della piazza ma all'arrivo delle volanti sia il gruppo di giovani italiani sia i connazionali dell'uomo ferito erano fuggiti.
Il popolare quartiere di Tor Bella Monaca, negli ultimi tempi teatro di episodi di violenza, spesso ad immigrati, è stato la sede, la scorsa settimana di una riunione del Comitato Provinciale per la Sicurezza. Il comitato, voluto dal sindaco, Gianni Alemanno, arrivava dopo le aggressioni ad un senegalese di 30 anni, insultato e colpito con una bottiglia alla testa la notte di Pasquetta, ad un pakistano il 23 marzo scorso e ad un cinese il 2 ottobre scorso.
fonte: Repubblica
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domenica 8 febbraio 2009
Roma: Scuola Pisacane, razzismo mascherato
“Non è razzismo, ma i nostri figli non li iscriveremo a questa scuola. Ci sono troppi stranieri.” Roma. Scuola Pisacane. Genitori sul piede di guerra. Troppi bimbi stranieri. “Troppi per iscrivere i nostri figli. Non è razzismo”.Continuano a ripetere.
Razzismo:convinzione che la specie umana sia suddivisa in razze biologicamente diverse. Riconoscere nella scuola diverse razze. Non è già questo razzismo? Ecco a cosa servono le definizioni. A rendere non interpretabili le parole. Intanto la storia va avanti. Non è un problema scolastico. E' un problema sociale. Non d'integrazione. Ma di profonda ignoranza. Cosa “respireranno” i bambini da questa vicenda?Non è un vero problema questo. Anche perchè. Nel mondo della fantasia. Le distinzioni dei grandi......scompaiono.
fonte: Notiziario Italiano
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venerdì 9 gennaio 2009
Padriciano, rivolta contro i nomadi
A Padriciano tira una brutta aria. Musi lunghi, incredulità, tristezza, in qualche caso rabbia. La gente, del campo di transito per nomadi, qui non vuole nemmeno sentir parlare. «Non si farà. Daremo battaglia».
E non è una questione di «casta». Qui non si parla di ricchi o poveri; di «padricianesi» doc e residenti di nuova generazione coi villoni. Non si parla nemmeno di italiani o minoranza slovena. Quello che sta montando è un malumore generalizzato, che unisce in toto gli abitanti di questo borgo carsico che conta circa 900 anime. Malumore pronto a scoppiare in raccolte di firme e riunioni fiume a difesa del territorio, dei confini, dell’identità.
La giunta Dipiazza ha votato all’unanimità una delibera che apre l’iter per realizzare la struttura per i nomadi a circa 300 metri di distanza dal centro della frazione carsica, in un terreno adiacente all’ingresso del Parco Globojner. E a pochi passi da quel gioiello internazionale che è l’Area di ricerca. E la gente non ci sta.
Il più arrabbiato è Drago Gregori. Lui che, a lato dell’unica piazzetta di Padriciano, vicino all’unico bar e all’unica tabaccheria, indica una vecchia pietra-monumento su cui campeggia la scritta: «1585-1985. Padrice». E sbotta: «Qui gli zingari non devono stare, qui non devono venire. Questo splendido paese ha quattro secoli di vita e non lasceremo che venga rovinato. Ci riuniremo nelle sale del nostro Consorzio boschivo, raccoglieremo firme, alzeremo la voce se necessario. Il Comune non può metterci i piedi in testa. Siamo stufi: abbiamo ospitato diversi campi profughi per decenni e siamo circondati da caserme abbandonate lasciate a marcire. Ci hanno preso per la discarica della città? Io non ho niente di personale contro i nomadi - spiega Dario Gregori - ma qui non c’è posto per loro.
fonte: Il Piccolo
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martedì 16 dicembre 2008
Immigrati in schiavitù, lavoro forzato nei cantieri
Mattina, pomeriggio, sera. Turni a ciclo continuo. Durata media 18 ore. Paga standard: 1,70 euro all'ora. Tutto tollerabile, forzatamente tollerato da decine di stranieri, senza permesso di soggiorno, costretti a lavorare così nei cantieri di mezza Italia. Con la promessa di messa a regola, e di un'altra vita. Ma chissà quando.
Intanto trattati come schiavi e stipati in case isolate senza riscaldamento e impiegati in cantieri edili di Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Toscana. Questo fino al giorno in cui i carabinieri di Reggio Emilia e San Polo d'Enza hanno arrestato tre imprenditori e un capo cantiere.
Le indagini sono durante un anno. Gli arrestati, per l'accusa, promettevano un posto di lavoro e il rilascio di documenti per il soggiorno in Italia e occupavano la manodopera irregolare in ditte edili di varie regioni, dove gli operai venivano costretti a turni di lavoro anche di 18 ore al giorno con paga standard di 1,70 euro all'ora, fino a sette euro per i meritevoli.
Frequenti le minacce di ritorsioni nei confronti loro e dei familiari. In alcuni casi i clandestini sono stati costretti a lavorare anche dopo aver subito gravi infortuni. L'organizzazione aveva trovato pure il sistema per eludere eventuali controlli: gli operai erano stati dotati di badge e documenti falsi con la loro foto, ma con generalità di persone regolarmente assunte da varie ditte.
fonte: L'Unità
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