perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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venerdì 20 settembre 2013

Urlano "sporco negro" e gli spezzano il braccio Padre e figlio rischiano 18 anni

Milano, 20 settembre 2013 - Hanno rotto un braccio ad un giovane senegalese, dopo averlo insultato con epiteti razzisti, come "sporco negro", in seguito ad una banale lite tra automobilisti. Ora, padre e figlio, rispettivamente di 44 e di 22 anni, sono imputati con le accuse di lesioni gravissime con l’aggravante dell’odio razziale davanti al gip di Milano, Enrico Manzi. I fatti risalgono al 24 giugno 2012, ma la vicenda è emersa solo oggi dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm Alessandro Gobbis. Siamo alla periferia sud del capoluogo lombardo vicino a dove la vittima, 36 anni, vive insieme alla, fidanzata.

La discussione nasce da un diverbio su chi ha la precedenza. Padre e figlio aggrediscono il conducente dell’auto che, a loro dire, è in torto. Durante il "confronto" non vengono risparmiati al giovane senegalese insulti a sfondo razziale ai quali tenta di ribattere sul piano verbale. I suoi interlocutori però passano alle vie di fatto, lo colpiscono e gli fratturano un braccio causandogli quella che, nel capo di imputazione, viene definita una "malattia insanabile". In sostanza, nonostante l’operazione a cui è stato sottoposto non potra’ piu’ recuperare completamente la mobilità dell’arto. I due imputati rischiano fino a 18 anni di carcere. L’udienza preliminare e’ fissata per il 22 novembre.

fonte: il Giorno

mercoledì 26 giugno 2013

Musicista senegalese aggredito a Milano


Venerdì 28 giugno 2013 alle ore 18.30 in Largo Fratelli Cervi, con artisti, associazioni e abitanti della zona 2.

Kal dos Santos, musicista, attore, compositore e fondatore dell’Associazione Culturale Mitoka Samba, prima orchestra di percussioni afro-brasiliana a Milano, artista che collabora con realtà musicali, associazioni, compagnie teatrali e di danza di respiro nazionale e internazionale (MUSE/Italia, PIME, Roda da Vida, Banda Osiris, Delma Pompeo, Gabriele Vacis, Miriam Makeba ecc.), è stato aggredito e picchiato brutalmente da un gruppo di persone.

Il fatto è avvenuto mercoledì 19 giugno in via Venini, angolo via Popoli Uniti intorno alle 19.00.

Kal era in zona Pasteur perché aveva consegnato l’auto al meccanico e stava tornando verso la metro a piedi, quando è stato indicato da un bambino come colui che il giorno prima lo aveva picchiato. In quell’istante sono arrivati tre uomini che lo hanno fermato e subito accusato del fatto. Kal non è riuscito nemmeno a dire di non conoscere quel bambino e di non essere di quella zona, che subito hanno iniziato ad aggredirlo brutalmente con calci, pugni, ginocchiate, sbattendogli la testa sulle auto parcheggiate, strappandogli i capelli e cercando di derubarlo della borsa e del cellulare

Durante l’aggressione ai primi tre uomini si sono aggiunte altre persone. Nessuno si è prodigato per aiutarlo, fatta eccezione per una persona che ha cercato invano di difenderlo.

Gli aggressori hanno rotto delle bottiglie e si stavano avvicinando minacciosi con i cocci, quando l’arrivo di una pattuglia della polizia li ha messi in fuga. Sembravano italiani e parenti del bambino che aveva indicato Kal come colui che gli aveva dato uno schiaffo il giorno prima.

Kal è stato ricoverato fino al giorno seguente ed è dovuto tornare per altre medicazioni in ospedale. Un presidio festoso, di denuncia e solidarietà, può essere il modo migliore di sanare le sue ferite fisiche e morale e dare forza a chi, nella comunità brasiliana e a Milano, rifiuta questa brutale violenza

mercoledì 8 febbraio 2012

Imprenditore di Forì condannato per razzismo per insulti sindacalista Padova „Imprenditore edile condannato per insulti razzisti a sindacalista

Imprenditore di Forì condannato per razzismo per insulti sindacalista Padova „Aveva insultato, attingendo a un repertorio razzista, il sindacalista senegalese della Fillea Cgil Boubacar Niang, intervenuto nel 2010 in un suo cantiere stradale per un'ispezione. LA CONDANNA. Un episodio che è costato caro a un imprenditore edile di Forlì, Claudio Rossi, condannato ieri dal giudice Nicoletta De Nardus del tribunale collegiale di Padova a 8 mesi di reclusione per ingiurie aggravate dalla discriminazione razziale e diffamazione. 2 mesi per le sole ingiurie, invece, al figlio Cristian Rossi. IL SINDACALISTA. "È un segnale forte, non solo per me, ma per tutti - commenta soddisfatto Boubacar - La giustizia si è mossa nell'unica direzione possibile, quella della tutela del rispetto reciproco delle persone e delle regole. Auguro che la sentenza di oggi sia un segnale forte per un futuro di convivenza tra le persone".“ Imprenditore di Forì condannato per razzismo per insulti sindacalista Padova „CGIL. "Non riconoscere a un lavoratore di colore il diritto ad essere sindacalista, e insultarlo manifestando disprezzo per le sue origini è un fatto che non va sottovalutato - gli fa eco il segretario della Fillea Cgil Marco Benati - e così è accaduto: dopo 'solo' un anno e mezzo dai fatti siamo pervenuti ad una sentenza che ci soddisfa. È un segnale positivo per la comunità e per le tante persone che apprezzano il lavoro difficile che Boubacar Niang svolge ogni giorno".“ Fonte: Padova Oggi

martedì 13 dicembre 2011

Firenze, killer dà la caccia ai senegalesi 2 vittime e 2 feriti, poi si uccide

Due sparatorie nel giro di poche ore fra le bancarelle di due mercati a Firenze: il bilancio è tragico. Due morti e tre feriti colpiti dalla stessa mano, quella di un uomo intorno ai 50 anni che ha dato la caccia ad alcuni cittadini senegalesi e poi si sarebbe ucciso al termine di un inseguimento nel centro della città. I primi colpi di pistola sono stati sparati in mezzo alle bancarelle del mercato in piazza Dalmazia, a Firenze, nella zona nord della città, e poi a San Lorenzo, vicino al Duomo. Panico fra la gente, inseguimento fra i banchi pieni di mercanzie. Due cittadini senegalesi sono morti in piazza Dalmazia, altri due sono ricoverati all'ospedale di Careggi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri. A sparare un uomo brizzolato, un pistoiese, Gianluca Casseri.

Il killer era iscritto a Casa Pound

Alcune persone hanno cercato di fermare il killer, uno l'ha seguito nella prima sparatoria scattando foto col cellulare anche mentre risaliva in macchina. E' stato sentito dagli investigatori. L'uomo che ha sparato era armato di una pistola 357 magnum. E' stato poi bloccato in un parcheggio sotterraneo a San Lorenzo. E' morto. Non è chiaro se si è ucciso o se è stato colpito. Dalle prime informazioni Casseri era iscritto a Casa Pound di Pistoia, l'associazione dell'estrema destra.

fonte: Repubblica

venerdì 25 novembre 2011

Denuncia lo stupro e finisce al Cie Storia di Adama, donna e clandestina

Quando ha chiamato i carabinieri per denunciare di essere stata derubata, stuprata e ferita alla gola dal suo ex compagno le hanno controllato i documenti. E poiché non aveva le carte in regola, l'hanno rinchiusa al Cie, il centro di identificazione ed espulsione, di Bologna. È la storia di Adama, donna migrante arrivata in Italia nel 2006, lasciando quattro figli in Senegal da mantenere. La storia che nella Giornata contro la violenza alle donne le associazioni Migranda e Trame di Terra denunciano a gran voce: "Una doppia violenza come donna e come migrante". Con un appello, che corre in rete (www. migranda. org), a tutte le donne e alle istituzioni cittadine: "Liberate subito Adama dal Cie, concedetele un permesso di soggiorno che le consenta di riprendere in mano la propria vita".

Adama è finita al Cie di via Mattei il 26 agosto scorso. Prima ha vissuto a Forlì, lavorando come operaia nell'attesa di ottenere il permesso di soggiorno. Un suo connazionale le ha trovato casa, è diventato il suo compagno, ma ben presto l'uomo, nel racconto drammatico della donna che parla la lingua wolof, si trasforma nel suo aguzzino. Che usa la legge Bossi-Fini come ricatto. "Mi picchiava con schiaffi, pugni e percosse quotidiane, e mi ripeteva fino all'ossessione che il mio essere clandestina mi avrebbe impedito
di cercare aiuto", le parole della donna raccolte nella denuncia, accompagnata dal ricorso contro la sua espulsione, che l'avvocato ha presentato dopo essere riuscito parlare con lei al Cie, insieme ai medici e a un interprete.

Una richiesta di incontro, presentata dopo che la storia della donna è arrivata al Coordinamento migranti, alla Prefettura il 16 settembre. E accordata solo il 25 ottobre. "Ogni giorno lì dentro per Adama è un giorno di troppo - protestano le associazioni - per quattro anni Adama è stata derubata del suo salario, ha subito violenze da un uomo che ha usato la sua clandestinità come arma in suo potere. Quando ha dovuto rivolgersi alle forze dell'ordine, l'unica risposta è stata la detenzione".

Gli stessi medici nella perizia scrivono: "La sua compromessa situazione psicologica non è compatibile con la sua permanenza al Cie". È il dramma dei clandestini. "La Bossi-Fini obbligando le questure ad eseguire le espulsioni fa sì che le persone vittime di reato non possano esercitare i loro diritti nel processo, garantendo impunità ai criminali", spiega l'avvocato. È il dramma di Adama. Di fronte al quale non si può tacere.

fonte: Repubblica

venerdì 12 novembre 2010

Brescia, protesta sulla gru. Sajad sta male, la questura vieta invio medico sulla struttura

Sulla gru fa freddo, le temperature si abbassano. E Sajad sta male, ormai da un paio di giorni. Pachistano della zona di Guajarat, 27 anni, un master in lingue, non vede la famiglia da 3 anni, da quando è arrivato in Italia. Già nelle scorse ore la sua sagoma non si scorgeva, febbricitante. Oggi lo hanno visto seduto al sole, forse sta un po' meglio. Ma un medico non lo può vedere. Anzi sì, stando alle parole dell'ormai noto vice questore di Brescia Emanuele Ricifari, immortalato in un video in cui chiede ripetutamente di caricare un gruppo di persone del tutto pacifiche.

Se vuole un medico, avrebbe detto il funzionario, che scenda e verrà visitato.

Il problema è che, oltre all'incredibile caso di omissione di cure mediche, anche se anche Sajad accettasse di scendere, non è chiaro se sia in condizioni fisiche di farlo. Soprattutto da una gru e da quell'altezza.

Fonti contattate sotto la gru, fra chi in tutti questi giorni cerca di fornire i minimi aiuti necessari alla sopravvivenza dei migranti che lottano contro le truffe della sanatoria, aggiungono particolari sullo stato di pressione che le autorità prefettizie e di polizia stanno adoperando per mettere fine alla protesta. Pressioni familiari, con appelli e con interventi degli affetti capaci di esercitare emozione, nessun contatto, almeno fino a ora, con avvocati, mezzo quartiere blindato e il taglio dei mezzi di comunicazione. Niente più pile cariche per i cellulari, ai migranti sulla gru rimane una radio, ma chi manda messaggi non è nemmeno certo che in realtà il messaggio arrivi forte e chiaro.

Il cibo che viene portato dalla Caritas viene in parte scartato dagli stessi migranti, che sono entrati in uno stato di continua allerta e temono che il cibo sia in qualche maniera manipolato. E così si nutrono di alimenti in scatola o preconfezionati.

E' sceso oggi dalla gru Papa, disoccupato, 20 anni, cittadino senegalese che vive a Brescia da cinque, con i genitori. Il ragazzo, che era salito insieme ad altri migranti sulla gru nel cantiere della metropolitana di brescia, non sarà arrestato. Lo ha spiegato la questura precisando che la sua posizione, a differenza di quella dell'immigrato indiano sceso per primo, è al vaglio. La sua richiesta d'emersione dal sommerso è ancora in itinere. La stessa posizione, è stato spiegato sempre oggi, è anche quella dell'immigrato marocchino che si trova sulla gru. Oltre a quest'ultimo vi sono poi due pachistani e un egiziano.

fonte: Peacereporter

sabato 18 settembre 2010

“Retata razzista”, così l’Arci denuncia l’assalto al treno del questore di Grosseto

Alla stazione di Follonica venerdì mattina le porte del treno regionale 2337, in arrivo da Pisa, sono rimaste tutte chiuse. Tranne una: quella utilizzata per far scendere uno alla volta 100 immigrati senegalesi arrivati sulla costa maremmana per vendere la loro merce da spiaggia. Sono stati tutti condotti in un edificio delle Ferrovie e controllati, tra proteste e qualche spintone. Un extracomunitario è pure finito al pronto soccorso (ma è stato dimesso subito perché non aveva nulla). Dal cielo un elicottero ha osservato le operazioni, mentre le forze dell´ordine – polizia, vigili urbani e Finanza – hanno fatto un cordone intorno allo scalo ferroviario per intercettare chi avesse tentato la fuga. Un pattuglione in grande stile sotto gli sguardi stupiti degli altri viaggiatori. Obiettivo: bloccare i clandestini e la merce falsificata.

E´ la seconda volta nel giro di pochi giorni che la questura di Grosseto mette in pratica un controllo di massa sugli ambulanti, che arrivano prevalentemente dalla provincia di Pisa. «Un´opinione pubblica democratica non può che esprimere sconcerto per quello che è successo. Stazione circondata, decine di agenti, inseguimenti, un immigrato all´ospedale, tensione al massimo». L´atto d´accusa arriva dal presidente dell´Arci Toscana Vincenzo Striano. «I reati perseguiti, da quanto si capisce, sono commercio senza licenza e possesso di merce contraffatta. Nessuno di noi è favorevole a pratiche illegali, ma è altrettanto importante avere il senso della misura e cercare di risolvere le contraddizioni della società in cui viviamo, non esasperarle».

fonte: altracittà

Sulcis, episodio di razzismo sul pullman: "Negro, puzzi, sul bus non ti siedi"

Era esausto, dopo un pomeriggio trascorso sotto il sole, avanti e indietro sulla spiaggia, nel tentativo di vendere bijou colorati, magliette e cappellini. Salito sull'autobus che da Plagemesu doveva riportarlo a Iglesias, ha subito adocchiato quel posto rimasto libero, ma un giovane ha allungato la gamba per impedirgli di sedersi. E quando l'ambulante senegalese ha chiesto spiegazioni, mostrando il suo stupore, si è sentito dire da un altro ragazzo: «ma cosa vorresti pretendere tu, negro che puzzi d'elefante»?

Chissà se gli ha fatto più male contare il magro guadagno di un pomeriggio di fine estate passato a camminare sulla sabbia o quella stupida frase, segno evidente di inciviltà e ignoranza prima ancora che di intolleranza razziale. È accaduto mercoledì sull'autobus dell'Arst che collega la località balneare di Gonnesa con Iglesias. Il mezzo era quasi pieno, fatta eccezione per qualche posto rimasto libero nella parte posteriore e proprio lì pensava di sedersi l'ambulante.

LA TESTIMONE A raccontarlo è una giovane mamma di Iglesias. Trascorso il pomeriggio al mare, la donna (di cui non riveliamo le generalità a sua tutela) faceva rientro in città con la corsa delle 18. «È successo subito dopo la partenza, il ragazzo straniero è andato nella parte posteriore del pullman dove c'erano alcuni posti liberi. Quando stava per sedersi, un giovane che aveva già preso posto ha allungato la gamba con l'evidente obiettivo di impedirglielo». A un simile atteggiamento non poteva che esserci una reazione di incredulità. L'ambulante senegalese ha quindi chiesto spiegazioni. «È nato un battibecco - ricorda la testimone - sino a quando è intervenuto un altro giovane italiano che, rivolto all'ambulante, ha detto “ma cosa pretendi tu, negro che hai la puzza di un elefante?”»

I PASSEGGERI Sull'autobus dell'Arst è calato inizialmente il gelo, sino a quando alcuni passeggeri hanno iniziato a mostrare il loro disappunto per quella manifestazione di grande inciviltà. Il vociare ha attirato anche l'attenzione del conducente il quale, arrivato al bivio per la statale 126, ha fermato l'autobus e si è diretto verso i ragazzi, intimando loro di smetterla. «La vicenda si è chiusa così, ma l'ambulante ha preferito non sedersi più vicino alle persone che lo avevano offeso e ha trovato posto in un sedile anteriore». Secondo quanto riferito dalla passeggera che ha assistito alla scena, i protagonisti, probabilmente ventenni, erano entrambi di Iglesias.

L'AUTISTA All'Arst non risulta che sia stata fatta una relazione dell'accaduto né che sia stato chiesto l'intervento delle forze dell'ordine per l'identificazione dei giovani iglesienti. «In effetti - riferisce ancora la passeggera - dopo l'intervento dell'autista la vicenda si è chiusa. Certo, è stata davvero una brutta manifestazione di intolleranza». Un episodio triste e preoccupante, che fa riflettere anche sull'assenza di sensibilità e pochezza culturale dei giovani aggressori.

fonte: Unione Sarda

giovedì 29 luglio 2010

Razzismo: cerca di fare pulizie, senegalese aggredito

Un senegalese cerca di svolgere il proprio lavoro di addetto alle pulizie ma viene insultato e picchiato da cinque italiani.

E' successo a Vercelli davanti a un centro commerciale. I carabinieri hanno individuato e arrestato uno degli aggressori, un quarantenne pregiudicato residente in città, per violenza privata aggravata dal razzismo. Gli italiani stavano mangiando nel mezzo del parcheggio.

fonte: ANSA

lunedì 28 giugno 2010

"Senegalesi? Via dal mio albergo" Cacciati tre operai nel Veneziano

"Siete senegalesi? Via dall’albergo!". Tre operai stranieri si sono sentiti rispondere così mercoledì scorso in una pensione di Meolo, nel Veneziano. A riportare la notizia è ‘Il Gazzettino', che riferisce che i tre, dipendenti di un’azienda di pavimentazioni geotermiche di Brescia e in Italia da una decina di anni, erano a Meolo per dei lavori in un’abitazione.
Terminata la giornata, verso le 21,30, si sono recati presso l’albergo, già precedentemente prenotato dalla loro azienda.

Il figlio della titolare, spiega il quotidiano, stava già prendendo le loro ordinazioni per la cena, quando è sopraggiunto il padre che si è scagliato verbalmente contro i tre senegalesi, insultandoli e cercando di cacciarli dal locale. Il figlio e la madre hanno tentato di calmare l’uomo che dava in escandescenze, portandolo in un’altra stanza.

Mortificati per lo spiacevole episodio, i tre senegalesi hanno cercato un altro albergo, riuscendo a trovarlo soltanto a tarda sera, vicino a Treviso, ma il giorno dopo hanno denunciato l’accaduto ai carabinieri di Meolo.

fonte: Quotidiano.net

martedì 2 marzo 2010

«Io, costretta a togliermi il velo in classe»

«Una situazione allucinante»: è tagliente S.H., studentessa del Golgi che preferisce non dire il nome «perché già a scuola mi trovo male, figuriamoci se qualcuno legge queste parole». Senegalese, da 7 anni in Italia, vive a Lonato e studia a Brescia; è in corteo assieme a una compagna di classe e connazionale «perché gli altri sono entrati, a scuola non se ne è neppure parlato».
«La cosa più difficile? Il velo: a scuola sono costretta a toglierlo. È ancor peggio che del colore della pelle: portare il velo mi è impossibile e questo mi addolora perché ci tengo ai valori della mia religione che però riesco a onorare solo in famiglia». S.H racconta che «i compagni di scuola non sanno nulla delle mie tradizioni religiose ma si permettono di giudicare e i professori arrivano a dire che l'Islam è sbagliato e che sarebbe da eliminare dalla faccia della terra. Ora mi sono abituata e a scuola tolgo il velo, ma è una sofferenza».
Meno drammatica la situazione di Ali Waqas, 18 anni, studente dello Sraffa, origini pachistane, da 7 anni a Brescia: «A scuola non mi trovo male, anche se a volte ci sono comportamenti razzisti, soprattutto quando i media raccontano fatti di cronaca nera compiuti da stranieri». Pensi che se fossi una ragazza avresti più problemi con gli italiani? «No, sarebbe lo stesso», e poi aggiunge: «Dello sciopero di oggi non ne ho parlato in classe, gli insegnati non lo sapevano». «Professori e studenti non hanno capito l'importanza di questa giornata» aggiunge Akram Harrane, di origini marocchine, alunno della Scuola Bottega e a Brescia da 5 anni «e poi nessuno lo sapeva, l'ho dovuto spiegare io che lo so perché ascolto Radio Onda D'Urto».
Daniele Codeglia viene dalla Bolivia, vive a Brescia da 15 anni e frequenta il liceo Leonardo. Non sa dire quante persone abbiano scioperato nella sua scuola, dove «non se ne è parlato». A scuola e fuori non ha mai vissuto sulla proprie pelle episodi di razzismo: «Io sono cittadino del mondo, né boliviano né italiano».
OLTRE AGLI STUDENTI delle superiori in piazza anche tanti scolari, per lo più portati dai genitori: Ester Rubiano, 8 anni, tiene stretto un palloncino giallo: «Non so perché me lo hanno regalato» ammette, ma suo padre, Riccardo, di origini colombiane e a Brescia da 17 anni, le spiega subito che è un simbolo contro il razzismo: «Sono qui perché sono straniero - dice - anche se non mi sento tale. In tanti anni che vivo in questa città l'ho vista cambiare, diventare più chiusa». Katia De Col, 39 anni, italiana, lavoratrice nel pubblico impiego, ha scioperato ed è venuta in piazza con i suoi due figli adolescenti: «Ne ho parlato tanto con loro e con i loro amici, abbiamo capito l'importanza di esserci e soprattutto di manifestare la gratitudine a delle persone che vengono qui e ci arricchiscono sia economicamente, lavorando per noi, sia culturalmente».
Anche Ramona Parenzan, mediatrice culturale, lavoratrice per una cooperativa, ha scioperato «assieme ai miei capi: lavorando con gli stranieri è stato un sentimento condiviso». Ramona è autrice di saggi e spettacoli sull'immigrazione: «Conosco tanti scrittori della cosiddetta letteratura migrante, che su facebook sono stati molti attivi nel promuovere questa giornata».
Arfane Jhadija, cinquantenne di origini marocchine, studia italiano e ha saputo dell'iniziativa dalla sua insegnante di lingua, che le sta a fianco e l'aiuta nell'intervista. In Italia da 5 anni, la donna ha vissuto a San Colombano e solo da 4 mesi a Brescia: «È meglio in città - ammette - per tutto, anche se nemmeno qui riesco a trovare lavoro».
UNA GIORNATA che prosegue tutto il giorno con lo sciopero della spesa ma anche in serata, quando allo spettacolo organizzato dall'associazione Amicicompliciamanti, viene letto un comunicato «perchè - spiega Claudio Simeone, storico animatore dell'associazione - siamo convinti che questo è un giorno speciale: i nostri nuovi concittadini ci hanno ricordato la loro presenza attraverso la loro assenza. Si sono fermati non per ferie o aumenti di salario, soltanto per chiedere il riconoscimento dei loro diritti. Ci sembra opportuno fermarci qualche attimo per riflettere; anche a teatro, luogo del gioco ma anche della memoria e della riflessione. A noi piace condividere i doveri, ma anche i diritti».

fonte: BresciaOggi

mercoledì 10 febbraio 2010

MMIGRATI: SGOMBERO EDIFICIO GIORGINO, PRESIDIO RETE ANTIRAZZISTA

La rete antirazzista cagliaritana si oppone allo sgombero di un centinaio di senegalesi dall’ex edificio industriale Emsa di Giorgino, a Cagliari, cominciato ieri. Un’ordinanza del sindaco Emilio Floris impone agli abitanti, che ci vivono da una decina d’anni, di lasciare il caseggiato, destinato a essere restituito al consorzio industriale Cacip per la successiva demolizione.

Secondo la Rete, che - con un tam tam via internet- ha promosso per oggi dalle 18.30 un presidio a oltranza davanti all’edificio, non c’e’ alternativa per gli sgomberati: soltanto una minima parte trovera’ posto in appartamenti in affitto trovati dai servizi sociali del comune attraverso la Caritas. “Per tutti gli altri l’alternativa e’ la strada”, sostiene la Rete antirazzista, giudicando lo sgombero “un’infamia motivata dalla speculazione edilizia e sostenuta con argomenti razzisti”.

fonte: Industriale-oggi

venerdì 8 gennaio 2010

Razzismo nel bus, autista nei guai

Razzismo in autobus, denunciato autista dell’Actt. Domenica pomeriggio sulla linea che da Treviso porta a Villorba due ragazzine di origine senegalese non avevano i soldi per pagare i bi glietti. L’autista le avrebbe offese dicendo loro che «si comportavano come zingare». A mediare, un adulto presente in bus, che avrebbe pagato il biglietto. Ieri mattina i genitori delle ragazzine si sono presentati in questura per denun ciare il fatto. Giacomo Colla don, direttore dell’Actt, promette «provvedimenti se sarà dimostrato l’episodio».

Tutto è iniziato domenica pomeriggio. Neve sulle strade, voglia di fare regali nel l’aria. Due sorelline residenti a Villorba di nove e tredici anni hanno chiesto ai genitori di poter andare in centro a Treviso per comperare qualcosa per le amichette. Mamma e papà hanno dato loro qualche euro e il permesso di prendere il bus per recarsi verso il capoluogo di Marca. Dopo qual che ora, le due sorelline hanno deciso di tornare a casa. Erano circa le ore 18 quando sono salite sulla linea 1 del l’Actt in Piazza San Leonardo.

La tredicenne si è subito comperato il biglietto a bordo. La bambina di nove anni, invece, non aveva denaro a sufficienza. Ne sarebbe nato un litigio furioso con l’autista, che ad un certo punto si sarebbe fermato di fronte all’Ippodromo di Sant’Artemio e avrebbe detto alle ragazzine che «voi zingare siete così, fate sempre le furbe», invitandole quindi a scendere in strada. Faceva buio e freddo, le due bambine erano disperate. La più grande gli avrebbe chiesto di multarla, ma di non lasciarla lì, nel nulla di smog e cemento che divide Treviso a Villorba. Ma era inutile. A quel punto si sarebbe messo in mezzo un adulto, di professione insegnante nella stessa scuola frequentata dalla 13enne. Il docente avrebbe tirato fuori quelle monetine per pagare il ticket a bordo (del valore di un euro e mezzo).

Dopo due giorni di riflessione, ieri mattina i genitori hanno deciso di presentarsi in questura per denunciare l’episodio con una querela formale. «Le mie figlie mi hanno giurato tra le lacrime che non sarebbero mai più salite su un bus, erano disperate», hanno spiegato gli immigrati agli agenti. L’Actt ieri ha verificato l’episodio, che vede per protagonista un autista-controllore da 14 anni in servizio, stimato dall’azienda. Secondo la versione fornita dall’autista al direttore Colladon, pare che il viaggio fosse iniziato in Piazza dei Signori e che la ragazzina più piccola abbia provato a non pagare il biglietto: la sorellina maggiore sosteneva in fatti che non aveva l’età per pagare (che però è di tre anni). Nessun riferimento inve ce alle offese e al tentativo di farle scendere in strada: la signora che ha dato i due euro li avrebbe infatti pagati subito. «Il giorno dopo il padre si è presentato in ufficio da noi, dicendo che avevamo offeso le sue figlie», chiude Colla don. «Sarà la magistratura a chiarire l’accaduto, se serviranno provvedimenti li prenderemo ».

fonte: Corriere della Sera

sabato 5 dicembre 2009

Lite per lo stipendio non pagato Il datore uccide un immigrato

Il suo corpo è stato trovato in un canale di scolo di una risaia, nel vercellese, 35 anni immigrato senegalese, entrato in clandestinità e lavoratore in nero, ucciso dal datore di lavoro dopo una lite per un compenso non pagato per tre mesi di lavoro. L’omicida, artigiano biellese, è stato arrestato reo confesso. Le indagini sono state condotte dal nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Vercelli, che hanno ricostruito la vicenda e spiegano: due giorni fa in un canale tra le risaie del vercellese, nel comune di Arborio, è stato trovato il corpo di un immigrato. Era senza documenti i militari hanno eseguito accertamenti e attraverso le impronte digitali sono arrivati a identificare il corpo: Ibrahim M.B., senegalese di 35 anni.

fonte: Corriere della sera

martedì 24 novembre 2009

A LECCO, PICCHIA SENEGALESE A SCUOLA CON CACCIAVITE

Con l'accusa di lesioni e circostanze aggravanti ai sensi degli artt. 582 e 585 del Codice penale, e' comparso oggi davanti al Giudice monocratico del Tribunale di Lecco, Ambrogio Cerone, un giovane studente dell'istituto di formazione Clerici di Merate che deve rispondere di aver picchiato brutalmente un compagno di scuola senegalese spedendolo in ospedale.

fonte: L'espresso

sabato 3 ottobre 2009

Cori razzisti contro Gueye: i tifosi della Fortitudo solidarizzano con il giocatore della Tezenis

"Solidarizziamo quindi con Gueye - dicono i tifosi della Fossa - nel caso si sia sentito apostrofare realmente con epiteti razzisti, stigmatizziamo però anche il comunicato della Fip perché fa passare tutto il pubblico Fortitudo come razzista".

"Indicando come motivazione della multa dei cori - specifica la Fossa - è ovvio che la mente di chi viene a sapere la notizia vada direttamente ad individuare i responsabili nei componenti del Gruppo Ultras della squadra di casa. Questo è assolutamente errato e fuorviante, come Fossa dei Leoni abbiamo sempre combattuto il razzismo e chi praticava simili versi o frasi in mezzo a noi.

Dalla curva gli ululati razzisti non sono certo partiti; di sicuro al PalaDozza qualcuno che ritiene giusto offendere un uomo per il colore della sua pelle ci sarà, ma riteniamo la cosa assolutamente minoritaria e sporadica, e comunque, come abbiamo sempre fatto nella pratica, condanniamo senza mezzi termini chi pratica il razzismo anche solo come sfogo contro un giocatore perché sta facendo vedere i sorci verdi alla nostra squadra"

fonte: TgVerona

lunedì 21 settembre 2009

Roma: senegalese pestato ed ucciso

In un sentiero che si trova all'incrocio fra via Appia Pignatelli e via dell'Almone, stamani verso le 9.10 è stato trovato il cadavere di un cittadino senegalese, conosciuto nella zona per la sua attività di lavavetri, ma che era attualmente senza fissa dimora.
Il volto dell'uomo era tumefatto, segno che prima di essere assassinato ha subito un violento pestaggio.
"E' un fatto orribile," commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, "ma ancora più inquietante è la censura attuata da tutti i media italiani di fronte all'episodio, che è stato divulgato senza alcun rilievo, come si trattasse di un evento senza importanza. Se al posto di un nero senegalese, vi fosse stata una donna o un ragazzo italiano, i giornali ospiterebbero la notizia nelle prime pagine e da ogni parte si solleverebbe un allarme-violenza nella Capitale".
Le autorità hanno rilevato nella tragedia elementi sufficienti per parlare di omicidio.
"Eppure niente," prosegue EveryOne, "come se la propaganda xenofoba promossa da partiti razzisti e da politici che cavalcano l'onda anti-immigrazione avesse ormai fatto breccia nelle coscienze di tutti gli italiani, compresi i responsabili di una corretta informazione. In misura meno grave, ma egualmente significativa, si è assistito oggi all'ennesimo episodio di razzismo anche nel calcio, dove a Cagliari i campioni dell'Inter di origine africana Balotelli (che ha nazionalità italiana) ed Eto'o sono stati fischiati e insultati a più riprese da gran parte del pubblico sugli spalti".
"Abbiamo segnalatà alle autorità internazionali" concludono gli attivisti, questi ennesimi, gravissimi e inammissibili accadimenti, sollecitando una presa di posizione decisa e inequivocabile da parte delle Nazioni Unite, dell'Unione europea e dei Paesi civili".

fonte: AGIPRESS

giovedì 3 settembre 2009

Senegalesi cacciati dal bagno "Sporcano e non spendono"

Forte dei Marmi - Lunedì una coppia di senegalesi ospitata da due bagnanti italiani al bar del bagno Trieste è stata scacciata dai titolari «perché quelli di colore sono sporchi e invadenti». Un episodio raccontato da una cliente del bagno che aveva invitato i due - un ragazzo e una ragazza - a rinfrescarsi con una bibita, e confermato anche dal titolare dell´impianto a pochi passi dal pontile. «Non abbiamo neanche fatto in tempo a sederci - dice Irene Tarabella, che era in compagnia del fidanzato - che il proprietario li stava già invitando ad andarsene in malo modo. Ha detto che i neri sporcano i bagni e vogliono fare sempre quello che pare a loro». I due senegalesi non fanno polemica e se ne vanno, mentre Irene raggiunge il proprietario, Giuseppe Giannaccini, che si è allontanato sulla passerella: «Mi ha pure detto che non eravamo più graditi come clienti». La vicenda, raccontata dal Tirreno, non smuove il Trieste: «Sono arroganti, vengono e pretendono di avere un bicchiere d´acqua senza pagarlo. Alle volte c´è da aver paura che ti mettano le mani addosso. In fondo, non c´è una legge che vieta loro di venire sulle spiagge? Allora che vadano da un´altra parte, anche perché quei due erano appena stati allontanati dai vigili che li avevano beccati a vendere sotto gli ombrelloni», dice Giannaccini al bancone del bar, e aggiunge: «Per evitare che i neri vadano a insozzare i bagni, ho dovuto chiuderli e mettere le chiavi in bacheca. Qui nessuno è razzista, però assillano i villeggianti e io devo prendere provvedimenti». Poco più in là, nascosto fra le cabine di un bagno vicino, c´è Kalid Elcudri, 25 anni, marocchino. A un anno dall´operazione «Spiaggia sicura» scruta ancora le ombre, si mimetizza, schiva le tracce delle ruote dei quad: «Ci trattano come animali. Nella maggior parte dei bagni non ci fanno nemmeno entrare, anche se diciamo di avere i soldi per comprare un panino o una bottiglietta d´acqua. Cosa mando alla famiglia a Casablanca se a fine giornata guadagno quello che mi basta per la cena?», chiede a suo cugino Buasa che scuote la testa. Un´esasperazione e un clima di insicurezza che ha contagiato anche i clienti storici: «Se ci trovano durante la trattativa, a me fanno una multa da mille euro e a lui sequestrano le borse», dice Roberta al bagno Roma di Ponente. «Quello che è successo al "Trieste" è frutto di una caccia alle streghe che sta seminando odio e sentimenti pericolosi - dice Andrea Antonioli segretario Cgil di Viareggio - Ricordo ai titolari degli stabilimenti balneari che la prima legge da rispettare è la costituzione, che vieta espressamente qualsiasi tipo di discriminazione».

fonte: Repubblica

giovedì 4 giugno 2009

Milano, accoltellato attore senegalese Gli amici: "Temiamo un'azione razzista"

«Hai problemi?», gli ha chiesto. «No, perché?», gli ha risposto il malcapitato, raggiunto subito dopo da una coltellata allo stomaco. Vittima dell’aggressione, Mohamed Ba, attore, scrittore e musicista senegalese di 46 anni, impegnato sui temi dell’antirazzismo e dell’integrazione. Protagonista di un’opera teatrale, Lotta di negro contro cani, di Bernard-Marie Koltés, in scena fino a tre giorni fa al teatro Pim di Milano. Ricoverato al Niguarda, Ba non è in pericolo di vita.

L’episodio risale alle 20 di domenica. L’aggressore, ricorda Ba sotto shock, è un uomo bianco, forse italiano: «Indossava occhiali da sole e aveva un casco da moto in mano». Dopo la coltellata — piuttosto profonda, secondo i medici del Niguarda, che ieri mattina lo hanno operato — «tutti gli altri che erano con me alla fermata sono fuggiti». Chiara, la fidanzata di Mohamed, lancia un appello: «Chi ha visto parli e aiuti la polizia». Del caso si occupa ora il commissariato Sempione, al quale si sono rivolti ieri, per sollecitare indagini, i missionari del Pime, con i quali Ba collabora.

Gli amici di Ba temono, sia pure con cautela, che il movente del gesto possa essere razziale. Babacar Ndaye, presidente di un’associazione di senegalesi, prova «rabbia» anche per il «menefreghismo di chi non ha prestato soccorso». Preoccupata anche Alessia Mosca, deputata del Pd e amica di Ba: «Speriamo non sia l’ennesimo segnale del clima d’intolleranza che si vive in questo Paese».

fonte: Repubblica

martedì 14 aprile 2009

«Hai una macchina troppo vecchia» Lo picchiano e gli fanno perdere un occhio

Prima lo ha preso in giro perché guidava una vecchia auto, secondo lui un modello fuori moda. Poi lo ha colpito con una bottiglia al capo fino a romperla, accompagnando l'aggressione con insulti razzisti. Vittima dell'ultimo episodio di xenofobia fra Tor Bella Monaca e Casilino è stato lunedì notte un cittadino senegalese di 30 anni ora ricoverato in prognosi riservata in ospedale. L'uomo, curato dai medici del Policlinico di Tor Vergata, perde la vista da un occhio per i colpi ricevuti dall'aggressore, B.M., 20 anni, pregiudicato, arrestato dai carabinieri nella sua abitazione sempre a Tor Bella Monaca. Il giovane è accusato di lesioni gravissime, aggravate dall'odio razziale. Per lo stesso reato è stato denunciato un suo amico sedicenne, che ha partecipato all'aggressione.

L'AGGRESSIONE - Il senegalese è stato affrontato dai due fuori da un bar di via Casilina. Erano le due di notte. Spalleggiato dal minorenne e anche da altri giovani, B.M. ha iniziato a prendere in giro il trentenne. Alla reazione della vittima ne è nato un violento litigio, al culmine del quale il ragazzo ha afferrato una bottiglia e si è avventato sull'altro colpendolo più volte. Proprio in quel momento è intervenuto un avventore del bar che ha cercato di proteggere il senegalese ma il suo tentativo è fallito. Dopo la fuga dell'aggressore e dei suoi complici, la vittima ha chiesto aiuto ai carabinieri. Più tardi gli investigatori della compagnia di Frascati e della stazione di Tor Bella Monaca hanno rintracciato B.M. a casa dove, nel corso di una perquisizione, è stata sequestrata anche la sua maglietta ancora sporca di sangue. Il ventenne è stato condotto nel carcere di Regina Coeli.

L'AGGRAVANTE - Al 20enne arrestato anche l'aggravante dell'odio razziale. L'aggressione, infatti, fanno notare i carabinieri della compagnia di Frascati, è stata preceduta da vari insulti tra cui «negro di m...». Le lesioni personali gravissime, contestate per la lesione permanente a una funzione vitale, in questo caso la vista, sono state aggravate, perché oltre all'uso della bottiglia l'aggressore ha ingiuriato l'uomo con frasi razziste. Il pregiudicato rischia, spiegano gli investigatori, dai sei ai 12 anni di carcere. L'aggravante farà salire la pena.