Fonte: www.kuda.tk
martedì 22 febbraio 2011
Come sta affrontando la stampa l'immigrazione a Lampedusa?
Etichette: clandestino, immigrati, lampedusa, sicilia, stampa
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giovedì 11 novembre 2010
Africani attori sul set di Crialese denunciati come irregolari
La brutta avventura di un gruppo di comparse del film “Terraferma”, tutte in regola con il permesso di soggiorno. Gli abitanti di Porto Empedocle pensavano fosse uno sbarco di "clandestini" e hanno allertato la polizia. L’episodio risale all’estate scorsa ma solo ora a raccontarlo è Enrico Montalbano che per la produzione svolgeva il ruolo di assistente all’organizzazione delle scene di massa e di ricerca e casting delle figurazioni, in particolare quelle africane. Montalbano stigmatizza la “coraggiosa collaborazione con lo Stato in un posto in cui normalmente la gente è abituata a farsi troppo spesso gli affari propri”
fonte: Redattore Sociale
Etichette: lavoro, permesso di soggiorno, sicilia
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sabato 10 ottobre 2009
Immigrazione: abbandonati in mare, trovato un altro cadavere
Il cadavere di un immigrato è stato rinvenuto dalla guardia costiera sulla spiaggia di contrada "Bulala", a circa due km a est del centro abitato di Gela. E' stato scoperto da un pescatore dilettante. Salgono così a tre le vittime dello sbarco di extracomunitari avvenuto il 6 ottobre scorso. Su un gommone di 8 metri sarebbero stati assiepati 50 clandestini (tutti egiziani) arrivati con una nave-madre il cui equipaggio, al largo della costa gelese, di notte, li avrebbe buttati in acqua dando loro anche dei bidoni di plastica cui eventualmente aggrapparsi per raggiungere la riva.
fonte: Unione Sarda
giovedì 8 ottobre 2009
Il salvataggio non è un reato
Salvare vite umane non costituisce reato. Molti lo riterranno scontato, eppure è la notizia dell'anno. Anzi degli ultimi cinque anni. Tanto infatti è passato dal 12 luglio 2004, quando l'equipaggio della nave Cap Anamur della omonima ong tedesca, venne arrestato con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina dopo aver salvato la vita a 37 naufraghi soccorsi nel Canale di Sicilia. Dopo un estenuante processo durato 5 anni e oltre 30 udienze in cui sono stati sentiti più di 40 testimoni, il Tribunale di Agrigento oggi ha assolto con formula piena gli imputati: Elias Bierdel e Stefan Schmidt, rispettivamente presidente dell'associazione Cap Anamur e comandante dell’omonima nave, perché "il fatto non costituisce reato". Il primo ufficiale Vlasimir Dachkevitce, è stato invece assolto per non avere commesso il fatto. Una sentenza per niente scontata, che smonta l'impianto accusatorio dei pubblici ministeri Santo Fornasier e Gemma Milani, che avevano sostenuto che non si fosse trattato di un salvataggio, quanto piuttosto di “una grande speculazione mediatica per pubblicizzare un film documentario e trarne vantaggi di notorietà”. Per questo l'accusa aveva chiesto la condanna degli imputati a 4 anni di carcere e 400.000 euro di multa.
Finisce così il calvario degli imputati, finiti sotto giudizio per aver rispettato il diritto marittimo, che obbliga al salvataggio e all'accompagnamento dei naufraghi nel porto sicuro più vicino. Una norma che però stride con il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, di cui si rende autore chiunque accompagni sul territorio italiano cittadini stranieri privi di un regolare visto d'ingresso. E infatti il caso Cap Anamur non è l'unico. In molti ricorderanno le vicende del cargo Pinar, che ad aprile rimase bloccato per giorni in mare con dei naufraghi a bordo, in attesa che l'Italia ne autorizzasse lo sbarco. Quanti invece ricordano il caso dei sette pescatori tunisini di Teboulbah? L'8 agosto 2007 salvarono 44 naufraghi e li sbarcarono a Lampedusa, dove vennero arrestati in flagranza di reato, con l'accusa – di nuovo – di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Per loro la sentenza è fissata al 17 novembre 2009.
fonte: Peacereporter
Etichette: diritti umani, immigrati, legge, sicilia, stranieri
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venerdì 27 febbraio 2009
Una pericolosa epidemia
Lo chiamavano Giovanni. Era marocchino. Lo chiamavano Giovanni perche’ il suo nome arabo era impronunciabile.
Giovanni e’ morto nel sonno, sopraffatto dal freddo di questo straordinario inverno siciliano, mentre dormiva su una panchina di piazza Cairoli nel centro di Messina.
Di lui si sono accorti molte ore dopo, quando non c’era piu’ niente da fare. La stessa sorte era toccata un mese fa a un cittadino dello Sri Lanka. Solo la panchina e il luogo erano diversi. “Non sono certo io a dover dire di chi e’ la colpa di tutto cio’ - commenta il direttore della Caritas messinese, Nino Caminiti - non abbiamo posti a sufficienza per assistere i piu’ bisognosi, le istituzioni dovrebbero fare di piu’.”
Sull’altra sponda dell’isola ad Agrigento, un altro direttore della Caritas, don Vito Scilabra, si fa in quattro per assicurare un pasto caldo a stranieri in difficolta’. Un’opera fino ad oggi generalmente sostenuta. Qualcosa pero’ e’ cambiato. Una mattina don Scilabra viene affrontato da un gruppo di cittadini in via delle Orfane, nel quartiere storico della citta’. Si tratta, ironia della sorte, del quartiere arabo, dove la Caritas ha un centro di assistenza frequentato da una quarantina di extracomunitari.
Quei cittadini prendono a insultarlo perche’ “aiuta i marocchini”, come ha riferito un testimone, Nicola Pollicino, responsabile del centro di ascolto e di accoglienza San Giuseppe Maria Tomasi.
Secondo quegli agrigentini, don Scilabra con la sua attivita’ mette a repentaglio il quieto vivere e la sicurezza del quartiere.
Scilabra avrebbe voluto lasciar correre. Nicola Pollicino invece no, e ha denunciato i fatti: “Un caso di razzismo intollerabile”, ha detto.
Anche nella tollerante e “araba” Sicilia, c’e’ un vago sentore di “ronde”.
fonte: Articolo 21
Etichette: marocco, messina, sicilia
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