Un 36enne salvadoregno fermato nella notte ha confessato il duplice omicidio di via Segneri, a Milano: lo rende noto la polizia. L'uomo, che ha reso confessione davanti al procuratore aggiunto Alberto Nobili e al sostituto Gianluca Prisco, e' un conoscente di Libanny Meijia Lopez, la 29enne trovata nuda e sgozzata ieri pomeriggio nel suo appartamento di zona Lorenteggio insieme al figlioletto Leandro, di 3 anni, anch'egli ucciso a coltellate. Il padre del piccolo Leandro e compagno della donna - che era stato sentito ieri in Questura - era totalmente estraneo alla vicenda.
Il salvadoregno fermato, Victor Hugo Menjivar, avrebbe ucciso la donna perche' aveva rifiutato le sue avance. L'uomo, era ospite a cena dalla donna e aveva portato anche suo figlio, amico del bambino di lei. Il salvadoregno ha confessato, spiegando di avere perso la testa, durante un lunghissimo interrogatorio negli uffici della Squadra Mobile davanti al procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili e al pm Gianluca Prisco.
Stando a quanto ricostruito, il salvadoregno, amico della donna, sposato e con un altro figlio in arrivo, era andato a cena lunedi' scorso a casa di lei portando anche suo figlio che giocava spesso con il bimbo della dominicana. La donna era anche amica della moglie del fermato.
Dopo aver mangiato e bevuto, e mentre i bimbi erano in un'altra stanza, l'uomo ha iniziato a tentare un approccio sessuale con lei, ma e' stato respinto. Ha insistito a lungo e all'ennesimo rifiuto ha preso un coltello dalla cucina. La donna allora ha cercato di salvarsi la vita offrendosi a lui, ma l'uomo, che come ha detto agli inquirenti aveva perso la testa ed era molto ubriaco, a quel punto l'ha sgozzata. Ha cercato poi di nascondere il cadavere dietro al divano per non farlo vedere ai bambini, che intanto avevano sentito le urla. Poi la decisione di sgozzare anche il figlio di lei. Dopo il duplice omicidio e' uscito dalla casa e ha gettato il coltello in via Primaticcio e, dopo la confessione, l'ha fatto ritrovare agli investigatori.
mercoledì 5 marzo 2014
Donna dominicana ammazzata a Milano per aver rifiutato un'avance
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lunedì 26 agosto 2013
Violenza sulle donne, picchia e segrega la convivente romena
Un cinquantenne di Gela (Caltanissetta), Giuseppe Capizzello, e' stato arrestato dalla polizia con l'accusa di aver picchiato, violentato e segregato la sua convivente, una romena di 31 anni. La donna, giunta a Gela due anni fa, dopo la morte dell'anziana di cui era badante, si era trasferita nell'abitazione di Capizzello in via Giuffre', assieme alle figlie di 4 e 12 anni. Piu' volte, il compagno 'avrebbe picchiato con calci e pugni sia lei sia le ragazzine, e avrebbe costretto la romena a rapporti sessuali. Lei avrebbe subito tutto in silenzio, pur digarantire un tetto alle sue bambine.
La vicenda e' stata scoperta per caso quando il mese scorso agenti della polizia che si erano recati in casa di Capizzello avevano notato ematomi sulle braccia della romena e le avevano chiesto la cusa. La donna a quel punto aveva parlato delle violenze infertele dal convivente. I lividi erano stati provocati da utensili lanciati da Capizzello contro la romena, che la polizia aveva subito fatto trasferire con le sue figlie in una casa famiglia. Capizzello avrebbe poi continuato a perseguitarla con telefonate e minacce di morte, rivolte anche alla madre della donna, che vive in Romania, e alle sue amiche. L'uomo dovra' ora rispondere di maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale.
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venerdì 25 novembre 2011
Denuncia lo stupro e finisce al Cie Storia di Adama, donna e clandestina
Quando ha chiamato i carabinieri per denunciare di essere stata derubata, stuprata e ferita alla gola dal suo ex compagno le hanno controllato i documenti. E poiché non aveva le carte in regola, l'hanno rinchiusa al Cie, il centro di identificazione ed espulsione, di Bologna. È la storia di Adama, donna migrante arrivata in Italia nel 2006, lasciando quattro figli in Senegal da mantenere. La storia che nella Giornata contro la violenza alle donne le associazioni Migranda e Trame di Terra denunciano a gran voce: "Una doppia violenza come donna e come migrante". Con un appello, che corre in rete (www. migranda. org), a tutte le donne e alle istituzioni cittadine: "Liberate subito Adama dal Cie, concedetele un permesso di soggiorno che le consenta di riprendere in mano la propria vita".
Adama è finita al Cie di via Mattei il 26 agosto scorso. Prima ha vissuto a Forlì, lavorando come operaia nell'attesa di ottenere il permesso di soggiorno. Un suo connazionale le ha trovato casa, è diventato il suo compagno, ma ben presto l'uomo, nel racconto drammatico della donna che parla la lingua wolof, si trasforma nel suo aguzzino. Che usa la legge Bossi-Fini come ricatto. "Mi picchiava con schiaffi, pugni e percosse quotidiane, e mi ripeteva fino all'ossessione che il mio essere clandestina mi avrebbe impedito
di cercare aiuto", le parole della donna raccolte nella denuncia, accompagnata dal ricorso contro la sua espulsione, che l'avvocato ha presentato dopo essere riuscito parlare con lei al Cie, insieme ai medici e a un interprete.
Una richiesta di incontro, presentata dopo che la storia della donna è arrivata al Coordinamento migranti, alla Prefettura il 16 settembre. E accordata solo il 25 ottobre. "Ogni giorno lì dentro per Adama è un giorno di troppo - protestano le associazioni - per quattro anni Adama è stata derubata del suo salario, ha subito violenze da un uomo che ha usato la sua clandestinità come arma in suo potere. Quando ha dovuto rivolgersi alle forze dell'ordine, l'unica risposta è stata la detenzione".
Gli stessi medici nella perizia scrivono: "La sua compromessa situazione psicologica non è compatibile con la sua permanenza al Cie". È il dramma dei clandestini. "La Bossi-Fini obbligando le questure ad eseguire le espulsioni fa sì che le persone vittime di reato non possano esercitare i loro diritti nel processo, garantendo impunità ai criminali", spiega l'avvocato. È il dramma di Adama. Di fronte al quale non si può tacere.
fonte: Repubblica
Etichette: cie, senegal, stupro, violenza sessuale
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giovedì 27 gennaio 2011
Ragazzine straniere violentate dagli «amici» conosciuti su Facebook: tre arresti
Si sono fidate di tre coetanei, conosciuti anche tramite Facebook, e hanno accettato di uscire con loro per andare in discoteca. Ma quella che doveva essere una bella serata tra amici si è trasformata in un incubo per due 16enni straniere, violentate proprio dai ragazzi di cui si erano fidate. Per il branco, un 18enne e due 17enni gli agenti della Squadra Mobile di Cremona hanno fatto scattare le manette.
L'INCONTRO - Le due ragazzine erano ospiti di una casa-famiglia, dove avevano incontrato a fine novembre uno dei due 17enni ora arrestati. L'amicizia era proseguita su Facebook, e si era allargata anche agli altri due ragazzi. Qualche giorno fa i cinque hanno deciso di uscire insieme per una serata in discoteca, ma una volta in auto il 18enne alla guida non si è diretto verso Brescia, come aveva preannunciato, bensì verso Piacenza. Alla richiesta di spiegazioni, la risposta del terzetto è stata agghiacciante: «Il viaggio non è gratis».
LA VIOLENZA - Le due amiche si sono ribellate, e a quel punto i coetanei le hanno fatte scendere dalla macchina. In quel momento erano alla periferia di Piacenza, lungo una strada isolata frequentata da prostitute. Infreddolite e impaurite, le ragazzine hanno richiamato gli «amici» chiedendo loro di tornare a prenderle e riaccompagnarle in comunità. I ragazzi sono andati a riprenderle, ma al confine tra Piacenza e Cremona hanno fermato l'auto in un parcheggio isolato di un piccolo comune, dove si è consumato lo stupro. Solo dopo qualche giorno, le amiche si sono convinte a denunciare lo stupro e hanno aiutato i poliziotti della Questura a ricostruire la dinamica della serata.
fonte: Corriere della Sera
Etichette: milano, minori, stranieri, violenza sessuale
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lunedì 1 novembre 2010
Nigeriana stuprata dal branco fermati 2 italiani
Sequestrata, picchiata e violentata da un branco. E' la notte da incubo vissuta tra sabato e domenica da una ballerina nigeriana a Melfi, in provincia di Potenza. Una storia di brutalità per la quale i carabinieri hanno già arrestato due 25enni del posto e indagano per identificare almeno altre sei persone. In via di accertamento anche eventuali responsabilità dei gestori del night, aperto da poche settimane. Il fermo dei due giovani, accusati di sequestro di persona, violenza sessuale di gruppo e lesioni personali, è stato disposto dal pm di Melfi, Renato Arminio.
I particolari dell'operazione sono stati illustrati stamani dai comandanti dell'Arma a Potenza e Melfi, che hanno sottolineato come il pronto intervento dei carabinieri sul luogo della violenza sia stato possibile grazie a una segnalazione. Secondo la ricostruzione, nella notte tra sabato e domenica scorsi, al termine di uno spettacolo in un night di Melfi, i due arrestati hanno convinto la donna, una 33enne nigeriana, a salire su un'auto.
I due si erano offerti di accompagnata in albergo, invece si sono diretti in una zona periferica di Melfi, in contrada Crocifisso. Intuito il pericolo, la donna ha cercato di avvertire una sua amica, ma i due le hanno strappato di mano il cellulare, a cui hanno tolto la batteria. Fermata l'auto in aperta campagna, i giovani hanno intimato alla donna di uscire all'aperto e hanno cominciato a picchiarla e a violentarla.
Sul posto sono poi giunti altri sei uomini, a bordo di due vetture, per partecipare alla violenza. La donna, raccontano i carabinieri, si è "difesa strenuamente" e uno degli otto aggressori, impietosito o forse molto più semplicemente spaventato dalla violenza che "avrebbe potuto portare a conseguenze molto più gravi", convince gli altri ad andar via. Forse è stato proprio lui a telefonare ai carabinieri per dare indicazioni sul luogo in cui si trovava la vittima dello stupro.
I militari hanno trovata la donna in lacrime, in evidente stato di shock e l'hanno accompagnata all'ospedale "San Giovanni di Dio" di Melfi. Diagnosticata una prognosi di sette giorni. Sulla base della descrizione degli aggressori fatta dalla nigeriana, i militari hanno poi acquisito e visionato i filmati del circuito di video-sorveglianza del night club e sono riusciti a identificare due degli aggressori, V.M. e B.V., entrambi 25enni di Melfi e noti agli inquirenti.
fonte: Repubblica
Etichette: nigeria, potenza, violenza sessuale
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sabato 8 maggio 2010
Padova - Grave sopruso nei confronti di ragazze rom
Venerdì pomeriggio 29 aprile è pervenuta alla redazione di Radio Sherwood una telefonata, da parte di una studentessa che ha voluto denunciare un abuso nei confronti di alcune ragazze rom a cui ha assistito di persona.
La ragazza ha raccontato quello a cui ha visto in stazione a Padova, assieme ad altre persone, tra cui una giornalista allontanata dai carabinieri.
I fatti, come raccontati alla radio, riguardano un fermo da parte dei carabinieri di alcuni rom sospettati di avere della cocaina. In particolare le ragazze fermate sarebbero state spogliate, denudate e “visitate” dalle mani dei militari per tutto il corpo...
A testimonianza delle sue parole, la studentessa ha spedito a Radio Sherwood delle foto, fatte con telefono cellulare, che alleghiamo sia alla notizia, sia alla testimonianza audio della studentessa.
fonte: Meltingpot
Etichette: padova, polizia, rom, violenza sessuale
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venerdì 29 gennaio 2010
VIGILE ACCUSATO DI ABUSI NEI CONFRONTI DI UN VIADO
Pesantissime le accuse con cui un vigile 40enne di Mazzano è stato arrestato ieri dai carabinieri. All'agente vengono attribuiti abusi ai danni di un viado brasiliano. In sostanza avrebbe abusato della divisa, mentre era in servizio, per avere prestazioni sessuali gratuite da parte del trans.
fonte: Brescia7
Etichette: brasile, brescia, polizia, violenza sessuale
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giovedì 26 novembre 2009
Ricordiamo gli abusi sulle donne Rom
Gli attivisti del Gruppo EveryOne hanno ricevuto negli ultimi anni numerosissime segnalazioni di abusi su donne di etnia Rom, anche giovanissime. A causa della vergogna, le vittime Rom non denunciano mai i loro aggressori. Spesso, per lo stesso motivo, non è possibile neppure condurle in ospedale. Oltre agli stupri, le donne Rom subiscono spesso aggressioni razziste e maltrattamenti da parte di intolleranti o anche di uomini in divisa.
leggi tutto su womennews.net
Etichette: donne, rom, violenza sessuale
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mercoledì 25 novembre 2009
La polizia carica un gruppo di donne che manifestava contro le violenze della polizia nei Cie
Avevo raccontato la storia nel 2006, giova ogni tanto rileggerla.
Anche alla luce di quanto è successo oggi in piazza Cadorna a Milano dove un gruppo di donne è stato caricato e preso a manganellate dalla polizia. Le donne manifestavano contro gli stupri che avvengono che sconvolgente frequenza all'interno dei CIE (gli ex CPT dove gli immigrati vengono tenuti anche 18 mesi in attesa di essere identificati). LA causa del tutto è stato uno striscione che denunciava questi abusi da parte della polizia, non essendo stato tolto ha provocato la carica della polizia.
Questo il volantino che veniva distribuito in piazza.
Fonte: www.kuda.tk
Etichette: cie, polizia, violenza, violenza sessuale
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martedì 17 novembre 2009
Violenze sulle donne migranti fuori e dentro i Cie: un dossier di Noi non siamo complici!
E' finalmente possibile scaricare in pdf, dal blog noinonsiamocomplici, il dossier sulle violenze fuori e dentro i Cie contro le donne migranti . Scaricate, stampate, diffondete ...
via Marginalia
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martedì 3 novembre 2009
Ha violentato un'albanese e un'ucraina, arrestato un radiologo romano
E' finito in manette questa mattina un uomo di 50 anni, con l'accusa di sequestro di persona, violenza sessuale e lesioni personali. Il violentatore seriale ha 50 anni, lavora come tecnico radiologo a Roma, sua città d'origine, ma vive a Viterbo. Il suo arresto è stato possibile grazie alla testimonianza resa dalla sua ultima vittima, una donna albanese di 30 anni a cui l'uomo aveva eseguito una mammografia evitandole lunghe attese.
L'uomo ha successivamente invitato la donna al bar e l'ha narcotizzata sciogliendo della benzodiazepina nel caffè. La donna stordita si è risvegliata il giorno successivo seminuda in un letto di un'abitazione del tecnico ed ha subito denunciato il fatto ai Carabinieri dell'Alessandrino di Roma. Analoga tecnica è stata adottata ai danni di un'altra donna ucraina di 40 anni conosciuta in una chat. Tuttavia gli inquirenti, visto le modalità adottate con premeditazione dall'aggressore, ipotizzano che altre donne siano cadute nella rete del radiologo e che probabilmente per vergogna o paura non hanno avuto il coraggio di denunciare l'episodio.
fonte: Dazebao
Etichette: albania, roma, ucraina, violenza sessuale
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giovedì 29 ottobre 2009
“Per avere giustizia avrei dovuto essere violentata da dei romeni”
Incredibile ed ignobile la posizione che quasi tutto il paese di Montalto di Castro, cittadina di diecimila abitanti in provincia di Viterbo al confine con la Maremma toscana, ha assunto, seguendo l’esempio dato dal suo Sindaco Salvatore Carai del Partito Democratico, in ordine al destino giudiziario di otto suoi giovani concittadini, tutti minorenni, accusati di aver stuprato una loro conterranea quindicenne nella pineta della marina del paese.
“Quella ragazza era una poco di buono, è stata lei ad attirare nella pineta i ragazzi che poi ha accusato dello stupro, il Tribunale dei minorenni di Roma ha capito quella che è la verità ed ha liberato i giovani minorenni nostri concittadini” dicono quasi tutti i montaldesi senza distinzione d’età e di ceto. Tra gli implacabili accusatori della ragazzina, un ottimo curriculum scolastico alle spalle, ci sono giovani ed anziani, professionisti, commercianti ed artigiani, persino un carabiniere. La giovane vittima dello stupro, disperata, ha dovuto abbandonare la cittadina laziale ed andare a vivere a Roma dove ha cercato di ricostruirsi una vita ma a tutt’oggi non è ancora riuscita a metabolizzare l’accaduto ed a reintraprendere il suo più che egregio percorso scolastico.
La decisione del Tribunale per i minorenni romano di sospendere sino al 2012 il procedimento a carico dei presunti violentatori e di affidarli in prova ai servizi sociali, procedimento peraltro più che legittimo, su di lei non causa altro effetto che quello di rigirare il coltello nella piaga. “ Io non ho ottenuto giustizia solamente perché i miei violentatori non erano romeni ma italiani” si è sfogata la ragazza ai microfoni di una televisione d’importanza nazionale. A rincarare la dose Salvatore Carai, sardo barbaricino di Orune, Sindaco di Montalto di Castro in forza al Partito Democratico, ala bersaniana, zio di uno dei violentatori che ha dichiarato: “Quei ragazzi ingiustamente accusati sono dei bravi ragazzi. Dalle nostre parti le uniche bestie sono gli immigrati romeni. Loro si che lo stupro l’hanno nel sangue”.
fonte: Agoravox
Etichette: romania, stupro, tribunale, violenza sessuale, viterbo
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martedì 27 ottobre 2009
Il sottile razzismo nascosto dalla coltre dell'indifferenza.
Non so se il tunisino Tourka Faycel sia uno degli autori dello stupro della giovane romena. Saranno i magistrati a giudicare l'indagato sulla base delle prove raccolte contro di lui.
Ciò che deve fare riflettere in questo momento è la quasi totale indifferenza delle Istituzioni e dell'opinione pubblica sul grave episodio di Vittoria. Nessun esponente della cosiddetta "società civile" ha manifestato solidarietà alla vittima. Né le cronache registrano sermoni di parroci. Un paio di politici hanno espresso preoccupazione per l'episodio di violenza, quasi a volere sottolineare che i presunti responsabili sono i "soliti" immigrati. Ma che importa: la giovane stuprata è romena, i carnefici sono, così dicono, nordafricani.
Cosa sarebbe successo se ad essere violentata fosse stata una nostra donna? Ci saremmo limitati all'indignazione collettiva e alle fiaccolate, o avremmo organizzato una caccia all'uomo su e giù per le campagne piene di disperati? Nessuno lo può dire.
Certo è che i ragusani hanno saputo e si sono girati dall'altra parte. L'ignavia e l'indifferenza possono essere sottili forme di razzismo.
fonte: suddest
Etichette: ragusa, romania, violenza sessuale
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martedì 20 ottobre 2009
Genova, sesso in cambio di favori Sospeso direttore carcere femminile
Avrebbe abusato sessualmente di una detenuta marocchina concedendole in cambio vari favori, tra cui anche il permesso di rientrare in ritardo in carcere dopo le uscite previste dal regime di semilibertà. Per questo il direttore del carcere femminile di Genova Pontedecimo, Giuseppe Comparone, è stato sospeso dall'incarico, per decisione del gip del tribunale genovese Adriana Petri, su richiesta dei pm Alessandro Bogliolo e Vittorio Ranieri Miniati. I magistrati ipotizzano a carico di Comparone i reati di violenza sessuale continuata e aggravata dal fatto che la vittima era detenuta, concussione «sessuale», induzione alla calunnia, falso ideologico e materiale.
LA RICATTAVA - Gli inquirenti si erano accorti che la detenuta aveva a disposizione un cellulare nel quale custodiva vari numeri di agenti di polizia penitenziaria che non avrebbe dovuto avere. Nella rubrica aveva anche il numero di cellulare del direttore del carcere. Il caso emerse un giorno che la donna non si presentò al lavoro. In quell'occasione il direttore Comparone fu accusato di avere svolto accertamenti per appurare dove fosse stata la donna, senza poi presentare rapporto all'Amministrazione carceraria. Fu la donna stessa, interrogata dagli inquirenti, a parlare delle violenze sessuali che sarebbero state perpetrate non come violenza fisica, ma come ricatto. La donna, dopo l'apertura dell'inchiesta, fu immediatamente trasferita nel carcere di Monza. Comparone, difeso dall'avvocato Mario Iavicoli, sostenne un interrogatorio di fronte al gup durato sette ore. Le sue spiegazioni non sono state giudicate convincenti dal giudice Petri. L'interdizione avrà durata di due mesi e sarà passibile di reiterazione dietro richiesta della procura.
fonte: Corriere della Sera
Etichette: carcere, genova, marocco, violenza sessuale
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martedì 23 giugno 2009
Segregò e violentò giovane donna Sotto accusa un pensionato milanese
Il pm di Milano Ester Nocera ha chiuso le indagini nei confronti di un pensionato milanese di 57 anni, arrestato alcuni mesi fa con le accuse di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e induzione alla prostituzione.
In base a quanto ricostruiti dagli inquirenti, l'uomo, senza precedenti penali, aveva conosciuto la vittima nel 2007 su una spiaggia in Mozambico. Si era fatto conoscere dagli zii della donna, aiutandoli per alcuni lavori in casa, e prima del rientro in Italia gli aveva comunicato che l’avrebbe portata con se’ e che l’avrebbe sposata.
Ma al suo arrivo a Milano nel febbraio 2008, tuttavia, invece del promesso matrimonio, la donna si era trovata segregata in casa, costretta a sottoporsi a pratiche sadomaso e a vedere video pornografici, e persino a subire un rapporto sessuale a tre.
Solo il 9 ottobre successivo la 28enne era riuscita a fuggire, con l’aiuto di due vicine. Dopo il fermo che aveva portato il pensionato in carcere, erano proseguiti gli accertamenti degli investigatori sui dvd sequestrati che hanno portato alla nuova imputazione di detenzione di materiale pedopornografico.
fonte: il Giorno
Etichette: milano, mozambico, violenza sessuale
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giovedì 21 maggio 2009
Sesso in carcere in cambio di favori
È stato ribattezzato «carcere a luci rosse»: quello di Pontedecimo, oggetto di un'inchiesta della Procura di Genova, in merito alla presunta richiesta di prestazioni sessuali alle detenute in cambio di favori da parte di agenti penitenziari. L'indagine è partita circa un mese fa, come riporta il Secolo XIX, quando una donna marocchina di 28 anni (ora reclusa a Monza) ha detto di aver fatto sesso con personale della struttura in cambio di vantaggi, facendo scattare l'ipotesi di reato di concussione. È stato sequestrato il cellulare della ragazza e un altro detenuto ha denunciato violenze.
ABORTO - Una vicenda che ora assume contorni ancora più inquietanti: si parla di un aborto. Una detenuta sarebbe uscita dal carcere, di notte, per interrompere la gravidanza frutto di un rapporto con una guardia. Otto agenti penitenziari sono stati ascoltati come persone informate sui fatti e anche alcune detenute ed ex detenute sono state sentite dagli inquirenti. Una è arrivata, sotto scorta, dal carcere di Napoli dove si trova attualmente, le altre sono tuttora a Pontedecimo. Quattro persone sono state iscritte nel registro degli indagati, compreso il poliziotto coinvolto nell'interruzione di gravidanza.
fonte: Corriere della Sera
Etichette: genova, marocco, polizia, violenza sessuale
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lunedì 4 maggio 2009
Stupro del Primo Maggio a Milano, si fingeva straniero
Mentre la stampa tipo Il Giornale e il Padano parlavano di uno stupratore egiziano e nordafricano la verità è un altra:
I soldati a Milano son 400. Già da tempo il centrodestra chiede di rinforzare quel numero, come se fosse esiguo. Lo fa anche il presidente della Provincia di Milano, il pd Filippo Penati, bacchettando il governo e l'amministrazione cittadina. I casi di violenze per strada nei primi mesi dell'anno sono stati una ventina: eccetto due, sono stati commessi da immigrati. Anche se in un caso si è scoperto che il violentatore, italianissimo, fingeva però un accento straniero. L'ultimo fatto accaduto il primo maggio riscalda la campagna elettorale, non solo per le europee ma anche per la provincia di Milano: nel cuore del giorno, alla luce del sole, in mezzo alla folla della mayday parade, grazie all'intervento dei presenti, l'episodio si è fermato alla tentata violenza sessuale, quando un giovane marocchino ha tentato di violentare una 23enne svenuta a terra forse per il troppo alcool. La gente c'ha messo un po' a capire che non erano effusioni tra innamorati: poi è partito un tentativo di linciaggio che la polizia è riuscita a interrompere con la forza. E' il 19imo caso per le strade di Milano e Hinterland: gli altri tutti purtroppo andati a segno. Riccardo de Corato, vicesindaco di Milano da dodici anni, chiede tolleranza zero: a chi non si capisce, visto che è sua da sempre la delega alla sicurezza. La sicurezza che non c'è.
fonte: Lorella Beretta via Facebook
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martedì 28 aprile 2009
SI FINGE MAROCCHINO E AGGREDISCE DUE DONNE
E’ stato arrestato per violenza sessuale un italiano di 24 anni che avrebbe aggredito due donne nel Milanese, fingendosi marocchino. Gli e’ stata notificata un’ordinanza di custodia mentre si trovava gia’ in carcere per essere evaso dai domiciliari perche’ accusato di rapina, estorsione e lesioni. Il presunto violentatore, sarebbe riuscito a entrare nell’auto di una donna mentre era ferma ad un incrocio. Tre giorni dopo, allo stesso incrocio, gli era riuscito con un’altra donna.
fonte: ANSA via [C]*
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mercoledì 1 aprile 2009
Stupro: arrestati padre e figlio
I Carabinieri hanno arrestato anche il padre ed il fratello di Vincenzo Maio, pastore, gia' fermato il 30 marzo con l'accusa di stupro.I tre sono accusati di avere prima narcotizzato con una bevanda e poi stuprato una ragazza ucraina di 21 anni. Nel prosieguo delle indagini dei Carabinieri di Piedimonte Matese, e' emerso il coinvolgimento nello stupro anche di Antonio e Graziano Maio, 50 e 34 anni, che sono stati arrestati stamani con l'accusa di violenza sessuale di gruppo.
fonte: Libero.it
Etichette: caserta, stupro, ucraina, violenza sessuale
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giovedì 5 marzo 2009
Una ragazza di 16 anni, sudamericana, ha denunciato di essere stata violentata nel bagno di una discoteca
Una ragazza di 16 anni, sudamericana, ha denunciato ai carabineri di Livorno di essere stata violentata nel bagno di una discoteca di Firenze da un giovane sui 20 anni, che è scappato. Lo scrive il quotidiano La Nazione. La vicenda sarebbe accaduta una settimana fa. La ragazza abita con la famiglia a Livorno e, secondo quanto ha raccontato ai militari, il violentatore sarebbe un italiano che, intorno alle due di notte, l’ha seguita in bagno, l’ha palpeggiata, le ha chiuso la bocca con la mano sinistra perchè non urlasse, l’ha immobilizzata e ha abusato di lei. La ragazza ha raccontato che lui la teneva bloccata e con il peso del corpo l’ha immobilizzata. Lei che aveva bevuto un po', non è riuscita ad opporre resistenza e non è riuscita ad avere reazioni.
L'INTERROGATORIO - Dopo la denuncia, i carabinieri di Livorno hanno avvertito i colleghi fiorentini che hanno già iniziato gli interrogatori del personale del locale ed eseguito un sopralluogo nei bagni della discoteca assieme agli esperti del Sis, il servizio di investigazioni scientifiche dell’Arma. Il fascicolo è stato trasmesso dalla procura di Livorno a quella di Firenze.
fonte: Il Corriere della Sera
Etichette: livorno, sudamerica, violenza sessuale
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