Fonte: www.kuda.tk
martedì 22 febbraio 2011
Come sta affrontando la stampa l'immigrazione a Lampedusa?
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lunedì 18 ottobre 2010
SFRUTTAVANO I CLANDESTINI: QUATTRO ARRESTI
Dall'usura all'estorsione passando per il favoreggiamento e lo sfruttamento dell'immigrazione clandestina: sono queste le attività a cui erano dediti i membri dell'organizzazione criminale che è stata sgominata dagli uomini della Questura di Lecco che hanno arrestato quattro persone. Si tratta di due imprenditori e un dipendente di una agenzia di recupero crediti, tutti residenti nel Meratese e di un noto commercialista residente nella provincia di Monza Brianza. Il blitz è scattato all'alba di lunedì. I,n carcere sono finiti Pietro Quinto, 38 anni, piccolo imprenditore edile con numerosi precedenti penali, residente a Verderio; Mario Forlone, nato nel 1966, addetto di una società di recupero crediti con sede a Pavia, residente a Osnago, anche lui pregiudicato, e Kaled Makmud, nato nel 1976 ex titolare di un negozio di kebab in centro Lecco ma da qualche tempo trasferitosi in Brianza. E' invece agli arresti domiciliari Carlo Crippa, 44 anni, noto commercialista con diversi studi nella provincia di Monza e Brianza. L'operazione, denominata Quinto Potere ha portato alla luce un vasto giro di sfruttamento: gli arrestati ( e con loro anche altri 7 indagati, tutti residenti in provincia di Lecco) si rivolgevano a stranieri clandestini e proponevano loro una finta regolarizzazione, con tanto di finti datori di lavoro, a fronte di un pagamento che andava dai 4 ai 5mila euro per un giro d'affari da centinaia di migliaia di euro. Tutti i particolari, le indiscrezioni e le fotografie sul Giornale di Merate in edicola martedì 19 Nel video il commissario capo della Questura di Lecco Silvio Esposito
fonte: Giornale di Merate
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giovedì 29 luglio 2010
Tunisino che sognava l'Europa muore soffocato nel bagagliaio
Il viaggio della speranza, la traversata da clandestino è finita sulla piazzola "Castagna" dell'autostrada Genova-Milano. O meglio, ancora prima: chiuso, soffocato nel cofano-bagagli di una Mercedes trasformato in una bara. La triste fine di un tunisino, di età compresa tra i 25 ed i 30 anni, che sognava l'Europa per mettere fine alla sua vita di stenti e miseria, pare che sia stata "scoperta" dall'autista della vettura, che ha raccontato alla polizia stradale di avere sentito un cattivo odore provenire proprio dal bagagliaio. "Ho aperto, ho visto questo corpo ormai senza vita", ha cercato di far capire l'uomo, cittadino francese di 21 anni, ma anche lui di origine tunisina. Polizia e Procura della Repubblica stentano a credere a questa versione, tanto che il conducente è stato arrestato con l'ipotesi di trasporto illegale, di avere tentato di introdurre in territorio Shengen la vittima. Lui, però, ha dichiarato di non conoscere l'uomo, di non essere al corrente di viaggiare con una persona chiusa nel cofano.
L'auto, con targa francese, è sbarcata ieri nel porto di Genova, poco dopo l'una e mezza, dal traghetto "Venizelos" della Cotunav, proveniente da Tunisi. La vettura ha imboccato la A-7, diretta a Nord, e mezzora dopo, intorno alle 2, una pattuglia della Polstrada si è accorta della presenza della Mercedes scura ferma nell'area di parcheggio "Castagna", la prima che si incontra dopo lo svincolo di Bolzaneto. Gli agenti hanno notato un uomo che richiamava l'attenzione, sbracciando, in piedi davanti al cofano; un altro steso a terra, privo di conoscenza. L'autista ha detto subito di averlo tirato giù nel tentativo di soccorrerlo, anche se potrebbe avere tentato di liberarsene.
Comunque, la polizia ha fatto scattare immediatamente i soccorsi, chiamando il "118", ma è stato tutto inutile. Non è rimasto che far intervenire il medico-legale. L'autista, colto da malore, prima è stato accompagnato all'ospedale Villa Scassi di Sampierdarena, poi alla direzione compartimentale della Polstrada. Il pm di turno, Vittorio Ranieri Miniati, da una parte ha disposto il sequestro della vettura e conferito l'incarico per l'autopsia sul cadavere, dall'altra ha firmato l'arresto del conducente, sospettato di favoreggiamento all'immigrazione clandestina (legge Bossi-Fini) e morte in conseguenza di altro reato.
Stando ai primi accertamenti medico-legali, il decesso sarebbe avvenuto per asfissia, almeno 12 ore prima del ritrovamento del cadavere.
fonte: La Repubblica
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mercoledì 21 aprile 2010
A Padova niente asilo per i bambini figli di irregolari
Bambini extracomunitari senza permesso di soggiorno esclusi dagli asili di Padova: l'associazione 'Razzismo Stop' e il circuito 'Melting Pot' accusano il sindaco Pd di Padova, ma Flavio Zanonato si difende e spiega che e' obbligato ad applicare la legge, anche se non la condivide, e che finora comunque non si e' verificato nessun caso del genere L'associazione antirazzista ha infatti denunciato il caso di un lavoratore irregolare residente in citta' che non avrebbe potuto iscrivere il figlio, al sindaco pero' non risulta: 'Il Comune di Padova, fino ad oggi, non ha mai ricevuto richieste di iscrizione agli asili nido di bambini presenti irregolarmente nel nostro territorio', puntualizza Zanonato, ricordando che in Italia i minori irregolari non possono essere espulsi.
'Con le nuove norme del luglio scorso sulla sicurezza e contro l'immigrazione irregolare - spiega il sindaco - sono state introdotti nuovi obblighi di verifica dei permessi di soggiorno di chi chiede l'accesso ai servizi pubblici, riducendo a soli due casi (servizi legati all'obbligo scolastico e servizi sanitari) quelli per cui non e' richiesto il permesso'.
Risulta pero' - prosegue Zanonato - che su richiesta del Comune di Bologna, che si e' trovato ad affrontare un caso concreto, 'il Ministero ha emanato una circolare che dichiara non obbligatoria la richiesta del permesso di soggiorno anche per chi chiede l'iscrizione agli asili nido. Il Comune di Padova - conclude il sindaco - prende atto della decisione del Ministero e si adeguera' con soddisfazione a questa indicazione'.
fonte: ADUC
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giovedì 10 dicembre 2009
Cie, le nuove 'carceri' per gli immigrati
Entrando si ha la netta e sgradevole sensazione di essere in un carcere vero e proprio, Il centro si trova nell'area urbana, all'interno non c'è nemmeno un piccolo cespuglio di verde, il muro di cinta è altissimo, grigio, e numerose telecamere sono collegate alla sala di "controllo" centrale. All'interno la struttura è dotata di "cessi" alla turca, docce con il basamento in acciaio, e i lavandini oltre che per lavarsi, sono utilizzati anche per il bucato. Ci sono dodici angusti monolocali da utilizzare per i "casi particolari": coppie, famiglie e transessuali.
Il tutto si affaccia su un cortile. Molte sono le barriere e le sbarre ai finestroni e all'ingresso, i letti sono tutti fissati al pavimento con dei bulloni, perché, spiegano i guardiani, così non si possono sradicare e trasformare in armi improprie. La corrente elettrica viene rigorosamente tolta alle due di notte. Le persone rinchiuse all'interno del centro, al passaggio della delegazione, urlano che "stare lì, è peggio che essere in carcere, ci trattano come animali". Il riscaldamento è bassissimo e fa un freddo cane, c'è la corda con i panni stesi, il barbiere è a disposizione solo una volta alla settimana. I posti letto che ora sono 90, entro la fine di gennaio raddoppieranno, e l'appalto per la gestione per i prossimi tre anni, sarà affidato alla Croce rossa militare, con operatori in tuta mimetica, proprio come a Guantanamo.
Si pensi che il contratto è di 3,6 milioni l'anno, e il periodo massimo di permanenza dei trattenuti, ieri 50 uomini per lo più magrebini, e 15 donne di provenienza varia, è stato portato a 180 giorni. Un tempo inconcepibilmente lungo, anche a causa delle condizioni di detenzione, una vera violazione dei più elementari diritti umani. Il fatto che non siano più alloggiati nei container, e che il muro sia altissimo, serve solo a non infastidire la visione dei cittadini dal di fuori della struttura carceraria. Un cittadino francese dice di non riuscire a comprendere perché, giorni dopo la scarcerazione, ritenuto pericoloso e sgradito, non sia ancora stato riaccompagnato alla frontiera. Una signora senegalese è detenuta nel centro perché non le è stato consentito il ricongiungimento con il marito che ha regolare contratto di lavoro in Italia.
La domanda che mi pongo di fronte a tale visione terrificante, è se questo è il sistema più consono e razionale per gestire la richiesta di sicurezza, peraltro creata strumentalmente dal governo. Il senatore Mauro Marino, parla di "limbi" che possono diventare pericolosi, dove accanto a chi ha commesso un reato, è rinchiusa gente inerme che dovrebbe avere la possibilità di altri percorsi di integrazione. La senatrice Magda Negri mette in evidenza il problema delle pessime condizioni psico-fisiche in cui gli ospiti (che definisce "straniti") si trovano, e che sarebbe necessario perseguire la via dei rimpatri volontari assistiti, cercando soluzioni per chi torna a casa. La senatrice Anna Rossomando evidenzia i limiti e gli effetti perversi del pacchetto sicurezza,che viola i principi fondamentali dello stato di diritto, dove non vengono valutate le situazioni relative alle singole persone, della responsabilità individuale, e non generalizzato come ora avviene all'interno dei Cie. Sostiene inoltre che la durata della permanenza (sei mesi) è troppo lunga. Bruno Mellano dei Radicali, al quale pongo la domanda relativamente alla situazione di quello che è il trattamento e la tutela dei diritti, nonché le norme sull'immigrazione, e del "reato di clandestinità" nel resto dell'Europa, risponde sostenendo che loro quando erano al Parlamento europeo, hanno posto la questione alla Commissione Diritti Umani, facendo una battaglia specifica.
L'elemento specifico dell' Europa e la cittadinanza, e purtroppo l' Italia su questo ha aperto la strada ad una degenerazione, però in effetti è vero che (come dice Emma Bonino), rispetto al fenomeno dell'immigrazione, o dei flussi globali fra il sud e l'est del mondo, non ci sono dei paesi che hanno avuto delle risposte adeguate, ma le risposte dell'Italia sono le peggiori, anche rispetto al fatto che si tratta di un Paese con molta costa. Inoltre manca la consapevolezza che queste persone sono una risorsa per il nostro paese, in agricoltura come nei mestieri più umili, loro sono indispensabili, si pensi al lavoro di cura svolto dalle badanti. Dobbiamo interrogarci come sia possibile essere più all'altezza dei nostri principi costituzionali, e delle dichiarazioni universali dell'uomo, per fronteggiare il problema della sicurezza all'interno però di un regime che sia europeo, e rispettoso dei diritti umani.
fonte: Affaritaliani
Etichette: cie, clandestino, europa, italia
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lunedì 23 novembre 2009
"Denunciate al Comune i clandestini" Il manifesto della giunta leghista
L'invito alla denuncia del clandestino arriva alla fine di un manifesto che riporta un paio di articoli e relative pene del decreto Maroni sulla sicurezza: "Chiunque fosse a conoscenza della presenza sul territorio comunale di immigrati clandestini è pregato di comunicarlo con tempestività al sindaco, all'ufficio di polizia municipale o all'ufficio anagrafe del Comune per i necessari atti conseguenti. Grazie della collaborazione". Firmato: l'amministrazione comunale.
Da una settimana a San Martino dall'Argine, mille e ottocento abitanti a 25 chilometri da Mantova, nel comune con la più bassa percentuale di immigrati di tutta la provincia, sono comparsi i manifesti. In centro e in periferia, vicino alle scuole e lungo le strade che portano alle piccole fabbriche e alle aziende agricole. Dopo il caso bresciano di Coccaglio, dove la giunta leghista ha inaugurato i controlli agli immigrati con il permesso di soggiorno in scadenza intitolandolo al "Bianco Natale", ora un altro comune lombardo invita tutti i residenti a segnalare gli irregolari. "L'obiettivo è informare sulle nuove norme. Ora bisogna stare attenti a dare in affitto le case, magari non a norma, a clandestini", spiega il sindaco Alessandro Bozzoli, indipendente alla guida di un'amministrazione Lega-Pdl.
fonte: Repubblica
Etichette: clandestino, lega nord, mantova, sindaco
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domenica 22 novembre 2009
Latina, strage dei braccianti fantasma indiani senza luci travolti sulle strade
Li chiamano invisibili, perchè sono clandestini senza documenti della cui esistenza pochi sanno e pochi vogliono sapere. Ma sono invisibili anche fisicamente, almeno di notte, quando percorrono senza luci - a piedi o in bicicletta - le strade dell'Agro Pontino, nelle cui serre lavorano. Così invisibili da morire investiti da un'auto o un camion, come è accaduto, venerdì 20 novembre ad uno di loro. Si chiamava Jaswinder Singh, aveva 40 anni ed era originario del Punjab.
L'ennesimo incidente con un ciclista travoltoFANTASMI SU DUE RUOTE - Jaswinder è uno dei «fantasmi» che vivono nella vasta pianura della bonifica a sud di Roma, in quella fertile pianura di Latina che è il grande orto del centro Italia: verdure, kiwi, fiori. Si calcola siano circa 7000 i braccianti indiani che lavorano - con o senza permesso di soggiorno - nella provincia di Latina.
Jaswinder Singh, citadino indiano, è morto sulla statale Pontina venerdì sera, investito tra Sabaudia e Terracina. La dinamica è sempre la stessa: tornava a casa in sella alla bicicletta, senza luci, senza alcun segnale luminoso, senza documenti indosso. E adesso c'è chi chiede controlli sulle strade.
I dati ufficiali della Polizia stradale parlano di tre morti nel 2009 e due feriti gravi tra la comunità di braccianti impiegata nelle campagne tra Latina, Sabaudia e Terracina. Ma questi numeri non rendono l’idea dell’effettiva emergenza e pericolosità del fenomeno degli incidenti causato da ciclisti che ogni sera tornano presso i loro giacigli senza uno straccio di fanale. Di incidenti ce ne sono ogni giorno, ma sfuggono alle statistiche (si stima possano essere tre volte più dei numeri ufficiali) così come la reale consistenza della comunità sikh che abita in provincia di Latina.
fonte: Corriere della Sera
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mercoledì 18 novembre 2009
Un bianco Natale senza immigrati. Per le feste il comune caccia i clandestini
A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L'amministrazione di destra - sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl - ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l'operazione "White Christmas", come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari.
Un nome scelto proprio perché l'operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l'ideatore dell'operazione, l'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, mille e 500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. "Se non dimostrano di averlo fatto - dice il sindaco Franco Claretti - la loro residenza viene revocata d'ufficio".
L'idea dell'operazione intitolata al Natale nasce dopo l'approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell'Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. "Da noi non c'è criminalità - tiene a precisare Claretti - vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia".
fonte: Repubblica
Etichette: albania, brescia, clandestino, lega nord, marocco, sindaco
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venerdì 13 novembre 2009
Prescrizione, una legge razzista
Truffatori, evasori, ricettatori, corrotti avranno la certezza dell'impunità. Gli immigrati irregolari, invece, no.
Con il disegno di legge sulla prescrizione presentato dal governo, l'Italia fa un ulteriore passo indietro nel suo cammino verso l'inciviltà. Il provvedimento è composto da tre articoli. Il terzo è il più devastante: prevede che, trascorsi due anni a partire dal rinvio a giudizio, il processo si estingua se non si arriva all'emissione della condanna, per i reati inferiori ai dieci anni. Ghedini e soci bloccano così i tempi del processo a sei anni: due per il primo grado, due per il secondo, due per il terzo. Se in ognuna di questa tre fasi il giudice sfora il limite dei due anni senza emettere sentenza, il processo muore.
Il principio è giusto, e obbedisce alla richiesta di tempi ragionevoli per l'azione penale inoltrata dall'Unione Europea. Per il milione e mezzo di processi arretrati Bruxelles ci ha punito nel 2008 con 25 milioni di euro di multa. Ciò che è sbagliato la soluzione. In Italia il 70 percento dei reati ha pene inferiori ai dieci anni. I processi per reati contro la pubblica amministrazione, dalla corruzione alla concussione all'abuso, i reati societari e finanziari (non la bancarotta che ha una pena superiore ai 10 anni), ma anche l'usura e l'estorsione moriranno. Sono già morti quelli iniziati più di due anni fa. Significa che Berlusconi è salvo. E gli imputati per i processi Cirio, Parmalat, Eternit, Thyssen, anche. Il clandestino che commette un furto verrà invece condannato. Perchè il ddl esclude dalla prescrizione tutti i reati commessi da immigrati irregolari.
Perchè il furto di una mela da parte di un clandestino, essendo escluso dalla prescrizione, dovrebbe essere equiparato a reati di grave allarme sociale, come l'associazione a delinquere, o il terrorismo? Lo chiediamo all'avvocato Alessandra Ballerini, da sempre in prima fila per la difesa dei diritti degli immigrati. "Perchè in questo Paese la legge non è uguale per tutti. O meglio, perchè la legge per qualcuno è 'più uguale' e per qualcuno lo è meno. Questo provvedimento ha nella sostanza la stessa ispirazione del pacchetto sicurezza, che ha introdotto il reato di clandestinità. Si intende reprimere e penalizzare il clandestino solo perchè non ha permesso di soggiorno, in nome di una sicurezza tanto sbandierata ma per raggiungere la quale si adottano provvedimenti esclusivamente finalizzati a punire l'immigrato. Risolto il problema immigrazione, risolta l'equazione clandestino-criminale, pare che in Italia davvero non esistano altri problemi. Se passa questa legge uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione, riceverà una nuova spallata. O l'articolo si applica a tutti o a nessuno. E' normale che la richiesta di non includere i reati commessi dai clandestini nella legge sulla prescrizione provenga dalla Lega. Non so davvero come commentare tale legge. Il reato penale, ovvero la possibilità di essere giudicati dovrebbe costituire un deterrente. So che vengo punito perchè rubo una mela. Allora mi sforzo di non rubarla. Ma se vengo punito solo perchè esisto, e non ho avuto possibilità di ottenere il permesso di soggiorno, mica posso sforzarmi di non esistere più, o di non essere più straniero. Anche se mi impegno di più, anche se non commetto reati, rimango clandestino. E pertanto punibile. Tutto ciò è assurdo. Chi ha il permesso di soggiorno fa di tutto per non perderlo, e pertanto fa di tutto per non delinquere. Ma oggi gli immigrati vivono tempi difficili. Ancora più duro sarà per loro sopravvivere qui con gli accordi di integrazione, previsti dal pacchetto di sicurezza. Col permesso di soggiorno a punti l'immigrato perderà il diritto di stare nel nostro Paese ogni volta che avrà superato un certo numero di piccoli reati di natura amministrativa o tributaria. Se non paga la multa sull'autobus, o la tassa sulla spazzatura, per esempio. Che Paese, eh?".
fonte: Peacereporter
Etichette: clandestino, legge, razzismo
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giovedì 5 novembre 2009
La Lega: screening sanitari sui clandestini
Dopo la mozione anti-ambulatori ecco quella dello screening sulla salute. La Lega Nord non abbassa la guardia in tema d'immigrazione clandestina. E avanza una nuova proposta in funzione preventiva: un controllo sanitario, obbligatorio e gratuito, sugli stranieri irregolari in modo da accertare l'eventuale presenza di tubercolosi o di altre malattie infettive.
La mozione. Ad aprire il nuovo fronte è il gruppo consiliare che incalza nuovamente la giunta Tondo e l'assessore competente Vladimir Kosic. «Chiederemo attraverso una mozione d'introdurre accertamenti sanitari in Friuli Venezia Giulia - precisa il capogruppo leghista Danilo Narduzzi -. L'Italia è l'unico Paese in Europa a non prevedere alcun controllo all'ingresso, si tratti d'immigrati regolari o irregolari. Parlamentari come Ferruccio Saro, invece di preoccuparsi tanto a parole, potrebbero dare risposte con i fatti, presentando una proposta di legge che preveda gli screening su tutto il territorio nazionale».
Screening nei Cie. Nell'attesa, si muove intanto il Carroccio Fvg. Che ha pure individuato il luogo dove attuare lo screening, «misura a tutela della salute dei cittadini e degli stessi immigrati irregolari».
«Potrebbero essere effettuato nei Cie (Centro identificazione ed espulsione), come quello di Gradisca d'Isonzo - dice Narduzzi -. Il Friuli Venezia Giulia, Regione autonoma anche dal punto di vista del sistema sanitario, potrebbe, prima in Italia, attrezzarsi in questo senso».
fonte: Il Piccolo
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lunedì 2 novembre 2009
69 clandestini afghani e iracheni stipati in un tir turco
Sessantanove clandestini di varie etnie, tra cui afghani, iracheni, iraniani, indiani e birmani, sono stati scoperti dalla polizia di frontiera del porto di Bari nascosti all'interno di un camion con targa turca. Gli immigrati sono stati scoperti durante un servizio di controllo scattato dopo alcune segnalazioni anonime riguardanti il possibile arrivo in massa di clandestini. Nel corso dei controlli a scansione radiogena, uno dei camion in attesa delle verifiche è stato abbandonato dal suo autista in una zona buia retrostante il muro paraonde del molo Foraneo. Approfittando dell'oscurità, l'autista si è dileguato. Contestualmente, gli operatori hanno notato che dal camion sono scesi diversi individui, immediatamente bloccati mentre tentavano di fuggire. I clandestini sono stati affidati tutti al comandante della motonave, per la riammissione nello Stato di provenienza; il camion e la documentazione sono stati sequestrati.
Centinaia di clandestini approdano ogni me se al porto di Bari e da qui sperano di trovare un ponte sicuro verso al tre mete. Gruppi di immigrati, per la maggior parte uomini, rischia no la vita, nascondendosi sotto i tir o tra le merci che trasportano i camion in partenza da Bari pur di inseguire il sogno di una vita mi gliore. Ma scelgono mezzi diversi dal passato. Da quando cioè si am massavano a bordo dei gommoni provenienti dall’Albania - è ancora viva l’immagine dell’invasione nel ’91 - e sbarcavano sulla costa bare se. Sono cambiate le modalità de gli ingressi, ma la storia rimane la stessa. Gli arrivi non si arrestano. Basti pensare che da fine giugno a settembre sono stati re spinti dal porto di Bari quasi 500 clandestini. Questo è il numero di quelli identificati. Molti immigrati provenienti da Afgha nistan, Sudan e Iran, vengono respinti dalla Puglia verso la Gre cia e di qui rimandati in patria.
Molti di loro per nascondersi perdono anche la vita. L’ultimo episodio di cronaca, il 20 agosto scorso, ha visto morire a Fasano un giovane immigrato salito a bordo di un camion all'insaputa del conducente. Il giovane che si era arrampicato sotto il mezzo è caduto sull’asfalto perdendo la vita, mentre il camionista probabilmente all’oscuro dell’accaduto ha proseguito la corsa. L’incidente mortale ha consentito poi alle forze dell’ordine di scovare altri 17 clandestini stipati in un altro tir che viaggiava sulla statale 16 in direzione Fasano.
fonte: Corriere del Mezzogiorno
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venerdì 9 ottobre 2009
Immigrazione, un rapporto Caritas prova che l'emergenza criminalità è falsa
Secondo una ricerca condotta da Caritas-Migrantes e dall'Agenzia Redattore sociale, l'affermazioni se secondo cui gli immigrati sarebbero portatori di maggiore criminalità è falsa. I dati parlano chiaro: il loro tasso di criminalità è solo leggermente superiore a quello degli italiani (1,3 per cento contro 0.75 per cento) ed è addirittura inferiore se si considerano solo le persone con più di 40 anni.
Dal rapporto si evince inoltre che la condizione di irregolarità è quella che porta a commettere crimini: il 70-80 per cento dei denunciati è infatti irregolare. Ancora si noti che il reato più commesso in assoluto tra gli immigrati (87,2 per cento) è proprio il reato di clandestinità!
Questo va a confermare quanto i dati forniti all'opinione pubblica debbano essere analizzati a un livello più profondo e che le cifre che spesso vengono brandite come prova nei salotti televisivi, in realtà non sono altro che illusioni statistiche. I numeri vanno interpretati!
Oltre al tipo di crimine, bisogna guardare anche la composizione del mondo eterogeneo che si vuole semplificare con la parola "immigrati". E' pacifico che la criminalità aumenta nelle fasce più povere della società, quindi non si dovrebbe confrontare gli immigrati col totale della popolazione italiana, ma con quella fascia di italiani che per condizioni economico-sociali- educative si trovano in situazioni simili. E' la povertà e l' irregolarità a portare al degrado, non la provenienza. Questo, a sua volta d‡ maggior visibilità agli immigrati e li fa percepire come una minaccia, da qui la paura della gente, che a sua volta provoca maggior emarginazione. Un circolo vizioso che in nessuna fase si basa su dati concreti.
fonte: Peacereporter
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mercoledì 30 settembre 2009
Milano, vigili a caccia degli immigrati il bus-galera imprigiona i clandestini
Al commissario questo lavoro piace: "Ragazzi, prendetemi anche quello nascosto nell’erba e mi avete fatto felice", dice ai suoi. Quello nascosto nell’erba è nordafricano, ha poco più di 20 anni. Si è liberato dalla presa di un vigile e si è imboscato dietro a un cespuglio. Da lì, è corso chissà dove. Al termine di un’intera mattinata di controlli, sarà l’unico straniero scappato al nucleo Trasporto pubblico dei vigili. La squadra, messa in piedi dal Comune nel 2000 per garantire la sicurezza su tram e bus, dallo scorso anno si è specializzata nel servizio "fermi e identificazioni". In pratica: chiudere in speciali autobus con grate ai finestrini, e poi identificare, gli stranieri trovati senza documenti durante i controlli dei biglietti sui mezzi pubblici.
Trentadue agenti divisi in tre turni. Vigili che, mentre gli uomini di Atm multano chi viaggia gratis, fanno quello che devono fare. Un tram dopo l’altro, uno straniero alla volta. Ieri mattina, la prima uscita dall’avvio dei processi ai clandestini, è andata bene: 120 multe staccate e dieci stranieri portati in centrale. Ci si apposta alla fermata, si chiedono i documenti agli stranieri e se non li hanno li si carica sul "bus-galera". È lo stesso tipo di autobus usato per scortare allo stadio i gruppi ultrà. Gli agenti lo chiamano "Stranamore", "perché ricorda il camper su cui Alberto Castagna negli anni Novanta faceva piangere gli innamorati in tivù", ride un agente.
Sulla strada del ritorno, a operazione conclusa, Stranamore è accompagnano da quattro auto dei vigili, che con sirene accese bruciano i semafori per portare il carico alla centrale. Quando alla fermata del tram 15 in via De Missaglia scatta la "tonnara" — sempre stando al gergo dei vigili — sono le sette e mezza. Il tram si ferma, gli agenti bloccano le uscite. Per primo tocca a un ragazzo nordafricano. Mostra fotocopie di documenti, gli fanno cenno di salire sul bus blindato, lui esegue senza fare troppe storie. Poi è il turno di uno slavo. Non apre bocca, toglie le mani di tasca solo prima di sedersi dietro al primo fermato. I passeggeri del tram assistono alla scena e commentano. Una donna con caschetto di capelli bianchi chiede agli agenti: "Ma perché fate così? Hanno fatto qualcosa?". La risposta: "Sono clandestini, signora".
Tre dei dieci fermati, risulterà a sera dopo le verifiche, non lo sono affatto. Per sette scatta invece la denuncia per clandestinità, e uno solo è arrestato: ha già in tasca il decreto di espulsione ma non si è mosso dall’Italia.
fonte: Repubblica
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giovedì 3 settembre 2009
"Niente calcio per i clandestini"
Niente pallone ai clandestini: la frase incriminata compare su un volantino sul sito Internet del Movimento sportivo popolare, che pubblicizza i campionati invernali di calcio a 5 e a 7 nei campi in via Bari. «I clandestini verranno immediatamente allontanati!!». Ma l´organizzatore minimizza: «Non accusateci di razzismo, da noi ci sono arbitri e giocatori stranieri - spiega Claudio Parisi - Con quella frase intendevamo dire che prenderemo provvedimenti per chi crea problemi in campo e non rispetta le regole».
Roshan, 23 anni, indiano senza il permesso di soggiorno, inghiotte il boccone amaro: «Non è possibile... Non si può più nemmeno giocare a pallone». E mostra un volantino su Internet dei prossimi campionati invernali di calcio a 5 e a 7 organizzati negli impianti di via Bari 17 del Movimento sportivo popolare, associazione di ispirazione cristiana con simpatie per la destra politica, affiliata al Coni, attiva in tutta Italia. Nel volantino di Torino si legge, bene in rosso: «Due campionati per tutti... Solo per squadre e giocatori non "attaccabrighe"!». E, tra parentesi, la minaccia "incriminata": «I clandestini saranno immediatamente allontanati», seguita da due punti esclamativi.
fonte: Repubblica
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lunedì 31 agosto 2009
Il racconto di Titti e Hadengai due dei cinque sopravvissuti sul gommone maledetto
Italia? È una stanza bianca e blu, la numero 1703, pneumologia 1, primo piano dell'ospedale "Cervello". Un tavolino con quattro sedie, due donne coi capelli bianchi negli altri due letti, dalla finestra aperta le case chiare del quartiere Cruillas, le montagne di Altofonte Monreale, il caldo d'agosto a Palermo. Sui due muri, in alto, la televisione e il crocifisso, una di fronte all'altro.
È quel che vede Titti Tazrar da ieri mattina, quando apre gli occhi. Quando li chiude tutto balla ancora, ogni cosa gira intorno, il letto è una barca che si inclina e poi si piega sulle onde. Titti cerca la corda per reggersi, d'istinto, come ha fatto per 21 giorni e 21 notti, con la mano che da nera sembra diventata bianca per la desquamazione, una mano forata dalle flebo per ridare un po' di vita a quel corpo divorato dalla mancanza d'acqua. La gente che ha saputo apre la porta e la guarda: è l'unica donna sopravvissuta - con altri quattro giovani uomini - sul gommone nero che è partito dalla Libia con un carico di 78 disperati eritrei ed etiopi, ha vagato in mare senza benzina per 21 giorni, ha scaricato nel Mediterraneo 73 cadaveri e ha sbarcato infine a Lampedusa cinque fantasmi stremati da un mese di morte, di sete, di fame e di terrore.
Quei cinque sono anche gli ultimi, modernissimi criminali italiani, prodotto inconsapevole della crudeltà ideologica che ha travolto la civiltà dei nostri padri e delle nostre madri, e oggi ci governa e si fa legge. I magistrati li hanno dovuti iscrivere, appena salvati, al registro degli indagati per il nuovo reato d'immigrazione clandestina, i sondaggi plaudono. Anche se poi la vergogna - una vergogna della democrazia - darà un calcio alla legge, e per Titti e gli altri arriverà l'asilo politico. Scampati alla morte e alla disumanità, potranno scoprire quell'Italia che cercavano, e incominciare a vivere.
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mercoledì 29 luglio 2009
Marisa, quel parto in extremis "Rischiava di nascere in casa"
Marisa, che voleva partorire in casa per timore del decreto-sicurezza, alla fine si è presentata all´ospedale San Martino. E´ successo dieci giorni fa, ventiquattr´ore dopo il termine fissato dal suo ginecologo. Il piccolo Marco, nato dopo un cesareo, è in gran forma. E´ tornato a casa con mamma e papà, a Borgoratti. Che felicità. «Ma fino all´ultimo ero terrorizzata. Poi ho parlato con l´avvocato, mi ha detto che la nuova legge non era ancora stata firmata dal presidente della Repubblica. Mi sono fidata. Ma se Marco fosse nato un mese più tardi, sarei rimasta chiusa in casa».
Marisa, di origine colombiana, è sposata con un connazionale che fa il muratore. Accudisce da cinque anni un anziano genovese, non ha il permesso di soggiorno. Si fidava del suo medico, ma temeva di presentarsi in ospedale. Le avevano detto che rischiava di essere denunciata, perché anche i dottori sono pubblici ufficiali, che l´avrebbero rimandata al suo paese ma che soprattutto le avrebbero tolto il neonato. Marisa aveva deciso di partorire in casa, facendosi aiutare da un´amica ecuadoriana e da una vicina di casa che fa l´infermiera. Repubblica aveva raccontato la sua storia l´8 luglio scorso. Una storia a lieto fine, per fortuna.
Ma ce ne sono decine di altre, forse centinaia, che dall´8 agosto rischiano di finire diversamente. Ce ne hanno raccontate due, drammaticamente simili. La prima è quella di Wissal, una giovane marocchina che vive nel Centro storico, e lavora in nero come collaboratrice domestica e lavascale per una ditta di pulizie.
Wissal ha 26 anni ed aveva raggiunto in Italia il fidanzato, un connazionale che faceva il cameriere ed aveva un regolare permesso di soggiorno. Lui l´ha lasciata all´inizio dell´anno, quando lei gli ha detto che aspettava un bambino. Wissal non ne sa più nulla e il dolore è stato così forte che non le importa più. Ma ha deciso di tenere il bambino. Si è rivolta ad un legale genovese, chiedendo aiuto perché aveva saputo del decreto-sicurezza e temeva che le portassero via il piccolo. Ha molta fiducia in un medico, incontrato in un ambulatorio: il dottore ha seguito tutta la gravidanza e non smette di tranquillizzarla. «Mi ha detto di non preoccuparmi, perché nessun medico genovese mi denuncerà mai», spiega Wissal. «Lo so che lui è una persona buona, ma io non so chi ci sarà con lui il giorno del parto. No, ho troppa paura. Il bambino nascerà in casa, c´è un´amica pronta ad ospitarmi. E magari chiederò al mio medico di assistermi».
fonte: Repubblica
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martedì 28 luglio 2009
Dall'8 agosto Prato potrebbe diventare la citta' dei bambini fantasma
Saranno quelli nati da madri clandestine a cui l'entrata in vigore del pacchetto sicurezza impedisce di effettuare alcuna registrazione perché non possiedono permesso di soggiorno. Nella capitale della società multiculturale e della massiccia presenza di immigrati irregolari e' scattato l'allarme. Oggi in prefettura si cerca di minimizzare, ma allo stesso tempo si chiedono delucidazioni sul dettato normativo al Ministero dell'Interno anche perché incombe l'8 agosto, data dell'entrata in vigore della legge e ad oggi nessuno sa quali ripercussioni ci potranno essere in una città dove nei soli primi sei mesi del 2009 sono nati ben 412 bambini da madri clandestine. Ad oggi la procedura prevede che vengano munite di attestazioni di nascita con la quale avviene la registrazione all'anagrafe. Dall'8 agosto sembra non sarà più possibile e dunque una volta usciti dall'ospedale spariranno nel nulla o saranno affidati ai servizi sociali? E di conseguenza aumenteranno gli aborti e i parti clandestini? I genitori e gli stessi piccoli finiranno nella rete della criminalità organizzata? 'Dal punto di vista medico non credo cambierà nulla, continueremo a far partorire tutti - spiega il dottor Paolo Ciolini, direttore dell'U.O di Ginecologia Ostetricia dell'ospedale di Prato - quello che mi spaventa e' il bambino senza diritti, non ha niente, come un cane abbandonato nel canile'. Come raccordare la nuova norma a quella che prevede permessi di soggiorni temporanei per chi e' in cinta? La madre irregolare potra' denunciare la nascita di un figlio, in quanto titolare di questo permesso di soggiorno per sei mesi, ma l'associazione Save The Children sostiene pero che una donna in gravidanza ha diritto al permesso di soggiorno temporaneo solo se dotata di passaporto e comunque resta il problema del padre clandestino. In attesa che il ministero dell'Interno faccia luce sulle profonde ombre di questa legge, a Prato infuria la polemica. L'Italia dei Valori ha già annunciato la presentazione di un question time per al Consiglio comunale di giovedì pomeriggio. Durissima la reazione Il presidente della Provincia di Prato Lamberto Gestri che lancia alla cittadinanza l'appello per una mobilitazione generale per cambiare le regole. ''A Prato - afferma - sperimenteremo uno degli aspetti più dolorosi e disumani di questo provvedimento che, paradossalmente, favorisce i comportamenti delinquenziali. Auspico che parta una mobilitazione per cambiare le aberranti regole del pacchetto sicurezza che riguardano i bambini nati da madri e padri privi di permesso di soggiorno perché sono disumane e violano i diritti più elementari delle persone. E' una vicenda ripugnante e contraddice ogni principio etico. Chi crede nel rispetto dell'uomo, laico o cattolico che sia, deve alzare la voce perché queste norme vengano cambiate. E' un dovere. La storia ci insegna che l'affermazione di una cultura che non rispetta le persone, a partire dai più indifesi come i neonati e le loro madri, ha conseguenze drammatiche e aberranti per tutta l'umanità'.
Fonte: ToscanaTV
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martedì 16 giugno 2009
Clandestina muore dissanguata per paura di una denuncia
Ha cominciato a perdere sangue, probabilmente per un aborto spontaneo, si è sentita male ma non ha voluto chiedere aiuto. Ha avuto paura. Paura di perdere il lavoro appena trovato, paura, forse, di essere giudicata. Così è morta Vira Orlova, che si faceva chiamare Ylenia, una donna che avrebbe compiuto 40 anni l'11 giugno prossimo, di nazionalità ucraina, arrivata - forse due anni fa - in Italia, come tante donne dei Paesi dell'Est, per fare la badante. Il suo corpo è stato trovato in una pozza di sangue in un appartamento di via Grotta Regina, nella località costiera barese di Torre a Mare.
Di lei si sa poco. Gli investigatori stanno cercando di rintracciare le sue amiche per poter ricostruire i suoi ultimi giorni di vita, anche per risalire alla data di arrivo in Italia. Per il momento i carabinieri hanno trovato il suo passaporto nella stanza che occupava: sanno il suo nome, la sua età, sanno anche che era una clandestina perchè sul passaporto non ci sono visti di ingresso in Italia, e sanno che in quell'abitazione di Torre a Mare Ylenia accudiva da pochi giorni un'anziana non autosufficiente. È stato proprio il figlio dell'anziana a dare l'allarme ai carabinieri e a raccontare agli investigatori che Ylenia - questo il nome riferito dall'uomo - «era in prova». Secondo il racconto dell'uomo, Ylenia era in quella casa solo da pochi giorni.
Secondo quanto finora è stato accertato dai carabinieri, la badante durante la notte, mentre probabilmente era sola in casa con l'anziana, avrebbe avuto una forte emorragia, forse causata da un aborto spontaneo. La donna ha raccolto il sangue che perdeva in una bacinella, che è stata trovata dagli investigatori nella sua camera da letto. Chiusa nella sua stanza, Ylenia aspettava e sperava di star meglio. Poi è uscita dalla camera da letto per andare in bagno, ma è stata colta da malore ed è caduta per terra, in seguito alla forte perdita di sangue. È morta senza chiedere aiuto. Il passaporto della donna è stato trovato in un appartamento di Mola di Bari, a pochi chilometri dal capoluogo pugliese, nel quale lei si recava, ospite di amiche, nei giorni di riposo.
Donne che i carabinieri ritengono siano clandestine e delle quali si ha traccia nel racconto fatto ai carabinieri dal proprietario dell'appartamento dove lavorava. Non è stato per ora possibile rintracciarle. Ylenia pare fosse separata e madre di un figlio ormai grande. Tra i suoi effetti personali i carabinieri non hanno trovato alcun riferimento che possa condurre ai familiari: solo alcuni medicinali con caratteri cirillici, giornali in lingua russa e un portafoglio contenente 30 euro. Il suo attuale datore di lavoro ha riferito ai carabinieri che prima di giungere a Torre a Mare la donna aveva vissuto per un periodo a Mola di Bari. Il corpo della donna è stato trasferito all'ospedale di Acquaviva delle Fonti (Bari) per l'autopsia disposta dal sostituto procuratore di turno Ada Congedo.
fonte: L'Unità
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mercoledì 20 maggio 2009
Genova, la preside segna i 'clandestini' alla lavagna
Shock a Genova, in tre istituti professionali di Sampierdarena: Casaregis, Einaudi e Galilei dove la preside ha scritto alla lavagna l'elenco dei possibili studenti clandestini. Proteste degli insegnanti, segnalazioni al provveditore. La preside si è giustificata dicendo di averli scritti perché temeva di sbagliane la pronuncia ed era un invito agli studenti a presentare i documenti in segreteria ma è esplosa la polemica.
Una vicenda «gravissima», dice Roberta Pinotti, responsabile Difesa del Pd, quella degli Istituti Casaregis, Einaudi e Galilei di Genova dove la preside avrebbe fatto scrivere sulle lavagne i cognomi agli alunni immigrati in procinto di diventare maggiorenni, e dunque in "odore di clandestinità". «Solleverò la questione nell'aula del Senato - annuncia la parlamentare -. Io e l'onorevole Sabina Rossa stiamo presentando interrogazioni al governo nei due rami del Parlamento perchè il ministro Gelmini dia precise spiegazioni e intervenga immediatamente».
«Avevamo denunciato - sottolinea Roberta Pinotti - che il disegno di legge sulla sicurezza, mantenendo il reato di immigrazione clandestina, avrebbe implicato la possibilità di denuncia da parte di presidi, insegnanti e medici. Purtroppo questa possibilità sembra concretizzarsi ancora prima che il provvedimento diventi legge. Si tratta di fatti gravissimi, che spingeranno gli studenti immigrati quasi maggiorenni a non frequentare più le aule scolastiche. Qualcuno pensa davvero che spingere i ragazzi fuori dalla scuola sia un modo per aumentare la sicurezza dei cittadini italiani o di governare il fenomeno dell'immigrazione?».
fonte: Unità
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domenica 15 febbraio 2009
Lampedusa, scambiato per clandestino e picchiato dalla polizia
Una incredibile vicenda a Lampedusa. Mentre il disegno di legge 733 sulla sicurezza inciampa a più riprese nel corso del suo iter parlamentare, si moltiplicano i provvedimenti delle autorità locali contro gli immigrati ed i senza fissa dimora. Dopo l’esito dei processi per i fatti di Genova, più che in passato, dilaga tra le forze di polizia la “libertà di manganello”.
I casi denunciati sono sempre più numerosi in tutta Italia, ma spesso anche la denuncia è impedita dalla minaccia di ritorsioni... Come riferisce il giornale "La Sicilia", a Lampedusa un cittadino italiano, mentre stava telefonando in una cabina vicino all’aeroporto, è stato scambiato per “clandestino”e bastonato senza preavviso dalle forze dell’ordine.
Come se fosse normale colpire alle spalle una persona, sulla base di un sospetto di clandestinità, prima di accertare la sua effettiva identità. L’uomo è stato trasferito da Lampedusa all’ospedale di Palermo per accertare la gravità delle lussazioni alle spalle. Il clima che si respira a Lampedusa è sempre più pesante ed una vicenda come questa rischia di avere pesanti conseguenze sull’immagine dell’isola e sulle sue prospettive economiche basate sul turismo Quando la magistratura si limita ad applicare la legge senza farsi condizionare dai diktat dell’esecutivo, si sollecita un ritorno al controllo gerarchico dei giudici, se non ad un vero e proprio “tribunale eletto dal popolo”.
Insomma siamo alle giurisdizioni speciali, e talvolta qualche giudice opera in modo veramente “speciale”, ad esempio quando si devono convalidare provvedimenti che limitano la libertà personale dei migranti, come se i principi costituzionali, a partire dagli articoli 13 e 24 della nostra Costituzione, fossero già abrogati.
A Lampedusa questa “cattiveria” sta consentendo di detenere i migranti per settimane senza provvedimenti regolari e in condizioni igienico-sanitarie di gravissimo disagio fisico e psicologico. Un caso vero e proprio di “trattamento disumano e degradante” vietato dall’art. 3 della Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo. A cosa servirà questa “cattiveria”? Quando si faranno i bilanci del 2009, non adesso in pieno inverno, ma dopo un estate e un autunno che si preannunciano assai caldi sul fronte degli sbarchi, malgrado le missioni di Maroni in Tunisia ed in Libia, il numero dei cd. “clandestini” presenti in Italia sarà ancora più elevato, per la pervicace volontà del governo italiano di ridurre ulteriormente i canali di ingresso legale, costituiti dai decreti flussi di ingresso.
Tutte le risorse prima destinate all’integrazione, finiscono intanto nei fondi per i rimpatri forzati o per finanziare la moltiplicazione dei centri di detenzione. Per “produrre” ancora altri clandestini, mentre i paesi di provenienza e di transito rimangono assai restii ad accettare la riammissione dei loro cittadini che sono emigrati spinti dalla fame.
Sembrerebbe che la Tunisia abbia riammesso finora appena un centinaio dei mille ed oltre migranti bloccati a Lampedusa. E i governanti di quei paesi, grandi amici di Berlusconi e dei suoi ministri, sono interessati soprattutto a riprendersi gli oppositori politici, che hanno rivendicato democrazia e giustizia sociale, per finire poi, dopo il rimpatrio da parte delle autorità italiane, nelle prigioni del loro paese, in qualche caso anche sotto tortura.
fonte: Terrelibere
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