perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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martedì 2 settembre 2014

Milano, picchiano un eritreo e gli aizzano contro un cane: "I musulmani ci uccideranno"

Picchiato, aggredito da un cane aizzato contro di lui, insultato come "negro" e "musulmano di m....". Il caso di discriminazione razziale si è registrato a Milano. La vittima è un eritreo di 55 anni residente in città e con regolare permesso di soggiorno. Gli aggressori sono invece due romeni di 19 e 20 anni che una volta arrestati non hanno nascosto il proprio disappunto agli agenti di polizia: "Ma come arrestate noi che siamo vostri compaesani e difendete quel negro di m...? I musulmani ci uccideranno tutti".

La vicenda risale al 26 agosto scorso. Teatro dell'aggressione è la stazione Greco Pirelli, periferia nord di Milano. Mancano pochi minuti alle 14 quando i due giovani romeni, ubriachi, si scagliano contro l'eritreo, lo insultano, lo picchiano e gli aizzano contro il loro pastore tedesco. Gli rubano anche il cellulare ("volevamo solo sapere l'ora", è la loro giustificazione), che comunque verrà restituito pochi minuti dopo. La scena non passa inosservata e qualcuno dei presenti avverte la polizia. Così, una volta saliti sul treno, i due trovano diversi agenti ad attenderli alla vicina stazione di Lambrate. Ma anche in commissariato danno in escadescenza, insultando ripetutamente gli agenti e provocando diversi danni agli uffici della polfer.

fonte: La Repubblica

giovedì 26 maggio 2011

Sul carrello di lavoro era costretto a tenere un cartello con la scritta: "Negro non capace di lavorare ma capace di prendere soldi"

E il titolare gli si rivolgeva con epiteti come "Sporco negro".

Oggi, il 'riscatto' giudiziario per un operaio cingalese di 47 anni che aveva querelato il suo datore di lavoro, P.M., 38 anni. Il gup di Milano Andrea Salemme ha condannato col rito abbreviato il proprietario di una piccola ditta di Segrate a 2 anni e mezzo di carcere per maltrattamenti con l'aggravante dell'odio razziale. Il gup ha inoltre disposto una provvisionale di 30mila euro in anticipo sul risarcimento da stabilire in sede
civile per la vittima.

L'ultimo episodio contestato al datore di lavoro risale al 13 maggio dell'anno scorso, quando il dipendente e' stato colpito con calci e pugni per una semplice discussione su un giorno di ferie.

Nelle motivazioni contestuali alla sentenza, il gup descrive i comportamenti dell'imputato caratterizzati da un "razzismo volgare" e afferma che "la deriva verso
l'inciviltà non deve trovare proseliti in un luogo di lavoro".
Secondo Salemme, "il concetto del padronato denuncia accenti schiavistici che appartengono a parentesi oscure della storia dell'umanità: quanto di più lontano dall'ossequio dovuto alla dignità del lavoratore".

fonte: RaiNews24

venerdì 8 aprile 2011

Razzismo, a Como sputi e insulti su una cestista di colore del Sesto

Sputi, insulti, cori razzisti rivolti all'indirizzo di una giocatrice italiana di origine nigeriane. L'episodio ieri sera nel corso di Comense-Geas Sesto San Giovanni, gara di cartello per la serie A femminile di basket. Durante l'incontro un gruppo di tifosi della squadra locale ha preso di mira Abiola Wabara, 29enne ragazza di colore che indossa anche la maglia azzurra. Ogni volta che il pallone era nelle sue mani, dagli spalti arrivavano fischi ululati. Più volte il presidente della Geas, Mario Mazzoleni, ha chiesto all'arbitro di sospendere la partita, come è previsto dal regolamento, ma la gara è proseguita fino al termine.

Alla fine del match, quando le squadre stavano tornando negli spogliatoi, il gruppo di tifosi ha avvicinato l'ala cbersagliandola con una raffica di sputi. Solo grazie all'intervento dei dirigenti delle due squadre la situazione non è sfociata in qualcosa di peggio. “Sono dispiaciuta per quanto accaduto, ma sono una sportiva e penso a giocare. Quanto è successo appartiene già al passato”, si limita a dire Wabara. “E' un peccato che una bella partita sia rovinata dalla presenza di gente così becera, che con lo sport non c'entra nulla. La partita andava sospesa. Non farlo è stato un errore”, ribadisce il presidente della squadra milanese.

fonte: Repubblica

domenica 27 marzo 2011

Il ragazzino e le frasi razziste I genitori ultrà contro l'arbitro

Da una parte c'è il verbale di un giovane arbitro che parla di «insulti razzisti» contro un calciatore-esordiente di colore. Dall'altra ci sono le testimonianze di una ventina di genitori che negano tutto: negano i genitori accusati di aver pronunciato le frasi razziste e quelli della squadra «offesa». In mezzo c'è l'ennesima polemica sui cori xenofobi negli stadi. Con l'attaccante Stefano Okaka che arriva a invocare misure drastiche: «Quelle persone sarebbero da arrestare». E i vertici veneti della Figc che, per bocca del presidente Fiorenzo Vaccari, minimizzano: «In A succede tutti i giorni ma non si fa tutto questo can can. Le regole sulla responsabilità della squadra vanno riviste, ma qui si sta esagerando sul nulla e questo fa male soprattutto ai ragazzi».

Perché questa volta Balotelli e la serie A non c'entrano. Bersaglio degli insulti durante una partita Esordienti del 19 marzo è stato un dodicenne del CasierDosson (Treviso). E quelle persone sono i genitori della squadra avversaria: il Silea, multato dal giudice sportivo con un'ammenda di 600 euro. Il racconto di quel sabato pomeriggio è contenuto nel referto arbitrale: «Dal 10° del 3° tempo a fine gara», dunque per una decina di minuti, i sostenitori del Silea «proferivano insulti discriminatori di origine razziale verso un giocatore avversario di colore».

Tra i primi a commentare l'episodio il presidente del CasierDosson Flavio Ruzzenente: «Non ero alla partita - ha premesso nelle prime dichiarazioni - ma il referto è chiaro. Non si può far finta di niente di fronte a fatti di tale gravità. Mi auguro che il Silea faccia pagare l'ammenda ai genitori». A distanza di poche ore però, solo la premessa viene ribadita: «È stato montato un caso esagerato - dice -. Non ci sono stati cori o singoli insulti. Nessuno ha sentito nulla. Mi hanno chiamato i genitori per dirmi che è un errore e che testimonieranno per il Silea». E il giovane calciatore? «Vive qui, fa la prima media, gioca con noi da un paio d'anni col fratello. Nemmeno lui s'è accorto di nulla. Così in campo, speriamo che non debba accorgersene dai giornali». Sono 12 i genitori de Casier che testimonieranno a favore dei sei del Silea. «Testimonieranno tutti, per dire che di insulti razzisti non ce ne sono stati, che è solo un equivoco», afferma Dario Liberale, dirigente del Silea. Ma il verbale dell'arbitro afferma il contrario: «È giovane, forse s'è confuso. È stato ripetuto il nome del nostro Romeo, con la "r" arrotata, e lui, a 30 metri, avrà capito "nero"». Aggiunge il presidente Vaccari: «In prima istanza l'arbitro ha sempre ragione. Ma un arbitrino di 16 anni, che ha scritto una frase, potrebbe aver frainteso. È successo di recente, sempre in Veneto, in una partita Eccellenza: l'arbitro ha attribuito frasi razziste ai tifosi della squadra di casa, invece arrivavano da quelli ospiti».
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Le frasi però ci sono state. «E per quanto gli arbitri siano giovani (si comincia a 15 anni) l'unica cosa che fa fede è il loro rapporto - dice il segretario regionale dell'Associazione arbitri Lucio Zavarise -. Vogliamo forse dire che s'è inventato tutto?». Lo esclude Mario Vincenzi, segretario del Casier: «Qualcuno di sicuro ha esagerato. Pare che un nonno, dopo l'espulsione, abbia detto "tutta colpa di quello nero"». Sicuro che abbia usato queste parole? «Guardi, di sicuro posso solo dire che se i genitori stessero a casa, sarebbe meglio per tutti».

fonte: Corriere

lunedì 18 ottobre 2010

Cori razzisti a Eto’o e l’arbitro sospende la partita. Così si vince il razzismo

Il razzismo è ancora negli stadi italiani. Lo sa bene Mario Balotelli che nella maggior parte dei campi della penisola era seguito da fischi e boati forti come l’ignoranza che li crea. Dopo tanti anni qualcosa sembra però muoversi: nella partita di ieri tra Cagliari e Inter l’arbitro Tagliavento ha sospeso l’incontro per diversi minuti a causa dei cori razzisti riservati da alcuni spettatori al camerunense Eto’o. Tutti adesso si augurano che l’attenzione resti alta e le punizioni severe.

Il presidente Cellino ha voluto difendere il suo pubblico: “Cagliari non è una città razzista“. Fatto sta che i boati all’indirizzo di Eto’o si sono sentiti eccome e dopo un consulto tra il quarto uomo, gli addetti alla sicurezza e l’arbitro Tagliavento lo speaker del Sant’Elia ha intimato lo stop: “Si ricorda che in caso di ulteriori cori razzisti la partita verrà sospesa”. I cori finiscono e la vendetta di Samuel Eto’o si materializza sul campo con uno splendido gol partita che regala i tre punti all’Inter e sbeffeggia i razzisti anche con il solito balletto tribale.

Eto’o era stato già protagonista di un episodio simile nel 2006 a Saragozza quando, giocando nel Barcellona, aveva minacciato l’uscita dal campo a causa dei continui cori razzisti nei suoi confronti. Il precedente di Cagliari fornisce dunque un nuovo ed efficace strumento per combattere un male della nostra società che si aggiunge alle tante nefandezze viste ultimamente negli stadi. Sospendere le partite a causa dei cori razzisti non è una possibilità plausibile bensì un dovere.

fonte: Panorama

sabato 18 settembre 2010

Sulcis, episodio di razzismo sul pullman: "Negro, puzzi, sul bus non ti siedi"

Era esausto, dopo un pomeriggio trascorso sotto il sole, avanti e indietro sulla spiaggia, nel tentativo di vendere bijou colorati, magliette e cappellini. Salito sull'autobus che da Plagemesu doveva riportarlo a Iglesias, ha subito adocchiato quel posto rimasto libero, ma un giovane ha allungato la gamba per impedirgli di sedersi. E quando l'ambulante senegalese ha chiesto spiegazioni, mostrando il suo stupore, si è sentito dire da un altro ragazzo: «ma cosa vorresti pretendere tu, negro che puzzi d'elefante»?

Chissà se gli ha fatto più male contare il magro guadagno di un pomeriggio di fine estate passato a camminare sulla sabbia o quella stupida frase, segno evidente di inciviltà e ignoranza prima ancora che di intolleranza razziale. È accaduto mercoledì sull'autobus dell'Arst che collega la località balneare di Gonnesa con Iglesias. Il mezzo era quasi pieno, fatta eccezione per qualche posto rimasto libero nella parte posteriore e proprio lì pensava di sedersi l'ambulante.

LA TESTIMONE A raccontarlo è una giovane mamma di Iglesias. Trascorso il pomeriggio al mare, la donna (di cui non riveliamo le generalità a sua tutela) faceva rientro in città con la corsa delle 18. «È successo subito dopo la partenza, il ragazzo straniero è andato nella parte posteriore del pullman dove c'erano alcuni posti liberi. Quando stava per sedersi, un giovane che aveva già preso posto ha allungato la gamba con l'evidente obiettivo di impedirglielo». A un simile atteggiamento non poteva che esserci una reazione di incredulità. L'ambulante senegalese ha quindi chiesto spiegazioni. «È nato un battibecco - ricorda la testimone - sino a quando è intervenuto un altro giovane italiano che, rivolto all'ambulante, ha detto “ma cosa pretendi tu, negro che hai la puzza di un elefante?”»

I PASSEGGERI Sull'autobus dell'Arst è calato inizialmente il gelo, sino a quando alcuni passeggeri hanno iniziato a mostrare il loro disappunto per quella manifestazione di grande inciviltà. Il vociare ha attirato anche l'attenzione del conducente il quale, arrivato al bivio per la statale 126, ha fermato l'autobus e si è diretto verso i ragazzi, intimando loro di smetterla. «La vicenda si è chiusa così, ma l'ambulante ha preferito non sedersi più vicino alle persone che lo avevano offeso e ha trovato posto in un sedile anteriore». Secondo quanto riferito dalla passeggera che ha assistito alla scena, i protagonisti, probabilmente ventenni, erano entrambi di Iglesias.

L'AUTISTA All'Arst non risulta che sia stata fatta una relazione dell'accaduto né che sia stato chiesto l'intervento delle forze dell'ordine per l'identificazione dei giovani iglesienti. «In effetti - riferisce ancora la passeggera - dopo l'intervento dell'autista la vicenda si è chiusa. Certo, è stata davvero una brutta manifestazione di intolleranza». Un episodio triste e preoccupante, che fa riflettere anche sull'assenza di sensibilità e pochezza culturale dei giovani aggressori.

fonte: Unione Sarda

mercoledì 8 settembre 2010

Razzismo in alta quota

«Vogliamo essere serviti da un bianco». È comparsa sulle pagine di Facebook del rifugio situato all'Emet in Alta Valle Spluga la cronaca di una vicenda decisamente spiacevole. Secondo quanto riportato online e riferito dal titolare Franco Gerosa, nei giorni scorsi una comitiva di escursionisti si è resa protagonista di un comportamento inqualificabile. «Che vergogna il razzismo - si legge sul sito -. Sono arrivate delle persone che si sono rifiutate di parlare con la mia collaboratrice di colore, fortuna che non si sono fermate a dormire come avevano programmato».
Va premesso che i gestori del rifugio non avrebbero voluto dare risalto a questa spiacevole notizia, sia per tutelare la privacy della ragazza, sia per evitare di dare troppo peso a un gesto che viene ritenuto frutto di ignoranza e maleducazione. Un atteggiamento dalla portata tanto grave che tuttavia non può venire sottovalutato.
È evidente, secondo quanto emerso, l'assenza di colpe da parte della giovane cameriera, collaboratrice della famiglia che gestisce la capanna Bertacchi. Ha semplicemente accolto i potenziali clienti, nel rispetto della prassi. Bastano poche parole per spiegare cosa è successo. Il titolare stava riposando e, all'arrivo di un gruppo di turisti italiani, la giovane donna si è occupata della sistemazione degli escursionisti. Si è rivolta ai clienti in inglese e si è sentita rispondere «che volevano parlare con un bianco, non con lei - spiegano i gestori -. Si tratta di un'evidente discriminazione razziale». Quando il gestore è intervenuto, i possibili clienti se ne sono andati.

fonte: la provincia di Sondrio

sabato 24 luglio 2010

E l'Italia fece scendere Rosa Parks dall'autobus

La ragazzina, classe 1988, studentessa, cittadina brasiliana ma abitante in Italia da anni, stava viaggiando su un autobus urbano Sila in viale Belforte. Si stava lamentando con un' amica nicaraguense per il caldo che c’era sul mezzo pubblico quando un uomo, "autista in borghese", con bimbo in braccio e moglie incinta al seguito, si intromette e comincia ad insultarla. Le dice: “Cosa volete un tappeto rosso sugli autobus? Vai al tuo paese, negra di m... e non venite qui a romperci i c...» e altre "gentilezze" simili. La ragazza risponde, la moglie prende le parti del marito e rincara. Alla fine la situazione degenera e i due mettono le mani addosso alla ragazza.

A quel punto alla giovane brasiliana viene detto di scendere, ma lei si rifiuta. L’autista ferma il bus e chiede alla ragazza di andarsene “per ristabilire l’ordine”.

da Varese News via Daniele Sensi

giovedì 24 giugno 2010

Hai la pelle nera? Resti fuori dal locale

“Scusami mister. Sei arrabbiato? Non volevo rovinare la serata”. La colpa di Masaray Dauda è di avere la pelle nera. Vent’anni, centravanti di peso, un vero marcantonio, gioca nella Pontirolese ed è nipote dell’ex atalantino Conteh. Con gli altri compagni voleva festeggiare l’incredibile salvezza ottenuta nel campionato di Promozione. Invece la serata è andata in modo diverso da come si sarebbero aspettati. “Siamo arrivati all’ingresso del locale Smalto di Curno – racconta il tecnico dei biancogranata Davide Coffetti -, tutti i ragazzi sono entrati, tranne Dauda, che è stato fermato all’ingresso da una signorina”. Non ha abiti adatti alla serata, è stata la giustificazione. Il ragazzo indossava una semplice t shirt. L’allenatore non ha fatto una piega e ha deciso di tornare a casa con il suo giocatore e prestagli una polo. “Ci mancherebbe, è la prima cosa che ho pensato. Gli ho dato una polo Burberry, non una qualsiasi, e siamo tornati a Curno. All’ingresso ci è stato detto che Dauda non poteva ancora entrare. Ho cercato di spiegare con calma la situazione, gli altri giocatori erano già nella discoteca e volevamo festeggiare tutti insieme. Ho capito subito che il motivo di questa resistenza non era la maglietta, ma qualcos’altro. L’assurdo è che facevano entrare me con la Lacoste e non lui con una polo molto più costosa della mia”.
Nonostante le proteste dell’allenatore, sempre comunque garbate, il buttafuori all’ingresso ha deciso di non farli passare. “Ci è stato detto che ormai era troppo tardi, non poteva entrare più nessuno. Irritati, ce ne siamo andati tutti da un’altra parte”. Prima però il tecnico ha voluto verificare che effettivamente nella discoteca non entrasse più nessuno. “Avevo l’auto proprio fuori dal locale. Ci siamo messi in macchina e quando stavamo per andarcene abbiamo visto che il buttafuori lasciava passare tranquillamente tutti, senza fare storie. Non importava cosa avessero addosso: camicia, maglietta. Siamo rimasti senza parole”. Al ritorno Masaray ha voluto scusarsi con l’allenatore. “Aveva i lacrimoni agli occhi. Mi ha chiesto se ero arrabbiato con lui. L’ho tranquillizzato. Provavo solo rabbia e delusione per quello che era successo”.

fonte: Bergamonews via Marcello Saponaro

lunedì 26 aprile 2010

Treviso, 'candeggiamo' la ragazza nera

Accertamenti sono in corso da parte della questura di Treviso su un caso di razzismo contro una giovane nera all'interno di un locale, di cui parla oggi 'La Tribuna di Treviso ' partendo da lettere e telefonate ricevute da alcuni giovani che dicono di aver assistito alla scena. La ragazza si trovava nel locale in compagnia di amici. Verso mezzanotte di qualche giorno fa, secondo le testimonianze, era entrato un folto gruppo di giovani dell'estrema destra i quali, dopo aver dileggiato la giovane, hanno intonato un coro dicendo 'Candeggiamo' seguito dal nome della ragazza. Gli stessi molestatori avrebbero poi vergato svastiche e scritte sui muri delle case vicine. Altri avventori hanno lasciato il locale, dove, secondo il titolare, era in programma la festa di un gruppo di estrema destra. Lo stesso ha detto di non ricordare cori razzisti né di ricordare la presenza nel locale "di una ragazza di colore. C'é stata più confusione del solito ma nulla di male, altrimenti sarei intervenuto".

fonte: ANSA

martedì 13 aprile 2010

Furia razzista contro due fratelli congolesi, anzi italiani

«Sporchi negri, tornate a casa vostra». Con questi insulti sei giovani algheresi hanno aggredito all’alba di domenica due fratelli di colore, di 22 e 28 anni, cittadini congolesi, di madre algherese, in possesso anche della cittadinanza italiana.

L’episodio si è verificato nella centralissima via Carducci, a due passi da piazza Sulis. Il pestaggio è cominciato con il lancio di pietre, mattoni raccolti dalla pavimentazione stradale, poi con calci e pugni fino a quando qualcuno non ha dato l’allarme e i sei si sono allontanati lasciando i due giovani doloranti a terra. Accompagnati nel pronto soccorso dell’ospedale civile, a entrambi sono stati assegnati dieci giorni di cure per contusioni, sospette fratture, abrasioni al volto e lividi ovunque.

Le indagini sono seguite dal commissariato di polizia, ma ieri mattina i due senegalesi accompagnati dai familiari e dai loro avvocati hanno presentato denuncia anche alla compagnia dei carabinieri di via Don Minzoni. Le telecamere di una postazione di una vicina tabaccheria avrebbero ripreso tutta la scena.

I due congolesi avevano trascorso tranquillamento l’intera nottata di sabato in piazza Sulis, con altri amici, come avviene ogni fine settimana per centinaia di giovani. Ma probabilmente erano stati presi di mira da un gruppo di balordi, una mezza dozzina di individui che paiono specializzati nei pestaggi (non è la prima volta che si cimentano in imprese del genere, sempre di taglio razzista) e che di socializzare avevano poca voglia. Hanno perfino una sigla che fa riferimento a movimenti dell’estrema destra.

I due congolesi, che per comodità chiameremo George, 22 anni, al terzo anno di medicina nell’università di Sassari, e Vincent, 28, diplomato nell’istituto alberghiero di piazza Sulis e ora cuoco in un noto ristorante in Belgio, sono figli di una signora algherese che ha sposato quarant’anni fa un allievo pilota della Repubblica del Congo, conosciuto ad Alghero dove all’epoca la scuola di volo dell’Alitalia addestrava piloti per l’aviazione civile di Paesi di tutto il mondo e in gran parte del continente africano. Oggi il padre di George e Vincent è il comandante pilota dell’aereo del presidente della Repubblica del Congo.

I due intorno alle 5 del mattino di domenica lasciano piazza Sulis e a piedi raggiungono via Carducci, pochi passi di distanza. Stanno per varcare il cancello del passo carraio del palazzo dove abitano quando arrivano tre motorini con sei giovani in sella, un agguato in piena regola che ha perfino avuto successo, visto che i picchiatori sono fino a questo momento impuniti. Partono i primi mattoni, pezzi di asfalto, e a niente serve che George e Vincent urlino di essere cittadini italiani, cresciuti addirittura ad Alghero. Vengono pestati perché di colore. Nei giorni scorsi il giudice di pace di Alghero, Barbara Cossu, ha condannato una ristoratrice algherese, Antonia Salis, titolare del Santa Cruz, a 500 euro di multa oltre al pagamento delle spese processuali per aver ingiuriato e malmenato un proprio dipendente, un cittadino della Repubblica Dominicana. Si ha quindi la sensazione che nella «civilissima» città di Alghero fermenti razzistici, frutto prevalentemente di grande ignoranza, stiano prendendo piede.

fonte: La Nuova Sardegna

martedì 6 aprile 2010

Sporco megro ad un bambino

“Sei un negro, uno sporco negro”. Le parole erano rivolte ad un bambino, forse un adolescente, di colore. Le ha pronunciate un uomo di mezza età che teneva per mano un altro bambino. Agli insulti sono seguiti degli sputi nei confronti del ragazzo di colore e il tentativo di prenderlo a calci. Questo l’episodio agghiacciante cui ho assistito a Piano di Sorrento, nella domenica di Pasqua intorno alle 18, mentre passeggiavo sul Corso Italia a pochi metri da piazza Cota, in pieno centro cittadino. Alla base di tutto pare ci sia stato un litigio tra bambini. E il papà del ragazzino bianco ha pensato di farsi giustizia così. Ho segnalato ai carabinieri quanto avevo visto poco tempo dopo. Sono stato identificato. Ho visto anche il papà del bambino aggredito parlare con le forze dell’ordine insieme al figlio e ad altri bambini amici del ragazzo. Dopo qualche minuto è giunto anche il signore artefice di questa vicenda vergognosa, era in compagnia della moglie. Dalle prime parole che ho ascoltato sembrava convinto di essere nel giusto. Il figlio aveva rimediato uno schiaffo dal “nero”. Mi è stato detto che potevo andare. Resto sconcertato per l’accaduto. Pensavo che un episodio del genere potesse verificarsi sono nei film ambientati nell’America del primo dopoguerra. Il fatto, poi, che questa vicenda si sia consumata ai danni di un ragazzo rende il tutto ancor di più intollerabile.

fonte: PositanoNews

lunedì 1 febbraio 2010

Offese razziste a due ragazzi il presidente ritira la squadra

Questa volta non si parla della curva della grande squadra, del grande stadio e del grande campione. Questa volta si parla di un campetto di periferia, di un campionato di seconda categoria e di giocatori dilettanti.
Ma l'episodio di razzismo è altrettanto odioso e sconcertante. Insulti, e il solito, tristissimo, "sporco negro" nei confronti di un ragazzo di diciannove anni, italianissimo, ma di colore.
Insomma, una storia che somiglia tantissimo a quelle che ogni domenica accompagnano le partite di Balotelli nell'Inter. Per una volta però la partita è stata sospesa. Non dall'arbitro ma i dirigenti della squadra del ragazzo di origine nigeriana che hanno deciso di dire basta e, visto che nessuno interveniva, sono tornati negli spogliatoi quando mancavano dieci minuti alla fine.
Tutto accade a Terni. Campionato di seconda categoria. Girone E. Si affrontano il Bosico e il Casteltodino. Nel Casteltodino giocano due fratelli di colore di 25 e 19 anni, Emeka e Narciso Egwu. Due ragazzi che vivono da sempre a Casteltodino, che sono amati e rispettati dai 1300 abitanti del paesino in provincia di Terni. Due ragazzi sensibili che hanno perso anche il padre che dalla Nigeria era emigrato in Italia. Partita tranquillissima sino a quando, dopo un normale contrasto di gioco, un giocatore del Bosico di 37 anni si rivolge al diciannovenne del Casteltodino chiamandolo sporco negro.
L'episodio avviene nell'indifferenza di tutti. Del pubblico, dei dirigenti avversari, degli altri giocatori, dello stesso arbitro che dice di non aver sentito nulla. Indifferenza alla quale dicono no i diligenti del Casteltodino che a quel punto decidono di ritirare la squadra e abbandonare il campo.

"E' l'unico modo per farci sentire e per denunciare quanto accaduto - dice Maurizio Venturi presidente del Casteltodino - Siamo stanchi. Danno tutti addosso a questi ragazzi che sono più italiani di quelli che li insultano. Siamo stanchi. Su dieci partite sono già quattro volte che capitano di queste cose".
In effetti è vero. Non è la prima volta che i due ragazzi di colore del Casteltodino sono nel mirino dei razzisti. La cosa più clamorosa che in uno di questi casi, secondo il racconto del presidente Venturi, a dare dello sporco nero a uno dei suoi giocatori sarebbe stato addirittura l'arbitro.
"So bene che la nostra denuncia porterà adesso a una indagine federale - dice Venturi - ma siamo sereni e soprattutto siamo sicuri di agire nel bene. Non c'interessa che la partita venga rigiocata o che venga cambiato il risultato del campo (il Casteltodino perdeva 1 a 0). Vogliamo solo che la gente sappia che certi episodi non capitano solo ai grandi campioni e che c'è un ragazzo di diciannove anni che non vuole più giocare a calcio perché in campo gli gridano sporco negro".

fonte: Repubblica

giovedì 21 gennaio 2010

Continuano a chiamarli negri

da Ciwati

Forse si divertono
Li chiamano «negri», ormai, in tutti i titoli. E non sono razzisti, no, non lo sono.

martedì 12 gennaio 2010

RAZZISMO: OFFESE E AGGRESSIONE A GIOCATORE BASKET FIRENZE

Insulti verbali a sfondo razzista e tentata aggressione al termine di una partita di basket ad Empoli. L'accusa arriva dalla società Nuova Pallacanestro Firenze, che in un comunicato ufficiale "registra, con profondo sdegno, l'aggressione subita e i pesanti insulti razzisti dei quali e' stato fatto oggetto il proprio giocatore Andrew Rath dopo la partita giocata sabato scorso ad Empoli contro l'Use. In un momento storico e sociale particolarmente delicato come quello attuale - dice ancora il comunicato - , la realtà fiorentina si dichiara sorpresa ed amareggiata dalle offese che un tesserato, tra l'altro ben individuato, e alcuni sostenitori della società Use Empoli hanno indirizzato nei confronti del giocatore fiorentino di colore. La presa di posizione della Nuova Pallacanestro Firenze non si riferisce agli eventi agonistici del campo, che restano in ambito prettamente sportivo, ma intende mettere in evidenza comportamenti pericolosamente razzisti e moralmente deprecabili. Nella convinzione che quanto accaduto sia espressione soltanto di una minoranza del pubblico e del singolo tesserato che hanno pronunciato le gravi offese - conclude la nota - , la società Nuova Pallacanestro Firenze si riserva di denunciare l'accaduto a tutti gli organi competenti, al solo fine di evitare, in futuro, che quanto avvenuto nel palazzetto dello sport di Empoli possa ripetersi in altre gare del campionato e, piu' in generale, nell'ambito di ulteriori contesti sportivi".

fonte: AGI

domenica 13 dicembre 2009

Pap Khouma: nero, italiano e discriminato, la lettera a Repubblica

La lettera che Pap Khouma ha inviato a Repubblica ha destato parecchio scalpore. L'uomo (nella foto) è uno scrittore italiano, nero di carnagione. Khouma ha raccontato a Repubblica gli abusi e le discrimazioni nei quali si è imbattuto, essendo per giunta a tutti gli effetti un cittadino del nostro Stato.

Oggi è arrivata la reazione del ministro per le Pari Oppportunità Mara Carfagna. L'esponente del Popolo delle LIbertà ha stigmatizzato i comportamenti elencati da Khouma, invitando le persone che subiscono simili soprusi a denunciare ciò che accade alle forze dell'ordine.

Ecco uno stralcio della lettera di Khouma a Repubblica:

Mi capita, quando vado in Comune a Milano per richiedere un certificato ed esibisco il mio passaporto italiano o la mia carta d'identità, che il funzionario senza neppure dare un'occhiata ai miei documenti, ma solo guardandomi in faccia, esiga comunque il mio permesso di soggiorno: documento che nessun cittadino italiano possiede. Ricordo un'occasione in cui, in una sede decentrata del Comune di Milano, una funzionaria si stupì del fatto che potessi avere la carta d'identità italiana e chiamò in aiuto altre due colleghe che accorsero lasciando la gente in fila ai rispettivi sportelli. Il loro dialogo suonava più o meno così.

"Mi ha dato la sua carta d'identità italiana ma dice di non avere il permesso di soggiorno. Come è possibile?".

"Come hai fatto ad avere la carta d'identità, se non hai un permesso di soggiorno... ci capisci? Dove hai preso questo documento? Capisci l'italiano?". "Non ho il permesso di soggiorno", mi limitai a rispondere.
Sul documento rilasciato dal Comune (e in mano a ben tre funzionari del Comune) era stampato "cittadino italiano" ma loro continuavano a concentrarsi solo sulla mia faccia nera, mentre la gente in attesa perdeva la pazienza.

Perché non leggete cosa c'è scritto sul documento?", suggerii. Attimo di sorpresa ma.... finalmente mi diedero del lei. "Lei è cittadino italiano? Perché non l'ha detto subito? Noi non siamo abituati a vedere un extracomunitario...".

L'obiezione sembrerebbe avere un qualche senso ma se invece, per tagliare corto, sottolineo subito che sono cittadino italiano, mi sento rispondere frasi del genere: "Tu possiedi il passaporto italiano ma non sei italiano". Oppure, con un sorriso: "Tu non hai la nazionalità italiana come noi, hai solo la cittadinanza italiana perché sei extracomunitario".

Quando abitavo vicino a viale Piave, zona centrale di Milano, mi è capitato che mentre di sera stavo aprendo la mia macchina ed avevo in mano le chiavi una persona si è avvicinata e mi ha chiesto con tono perentorio perché stavo aprendo quell'auto. D'istinto ho risposto: "Perché la sto rubando! Chiama subito i carabinieri". E al giustiziere, spiazzato, non è restato che andarsene.


fonte: Ciao People

giovedì 3 dicembre 2009

Scritte razziste sulla casa di una studentessa di colore

Ancora svastiche a casa Okorocha. Ancora odio, ancora razzismo. Un’altra volta a distanza di soli due mesi. Prima era toccato all'auto di Gloria, 24 anni, studentessa di portoghese di Galliera Veneta (Padova). Le avevano scritto «negra» sui finestrini. Mercoledì mattina la madre, Sandra Tardivo, si è svegliata e ha trovato il muro di casa imbrattato con lo spray nero. Svastiche, croci celtiche e una scritta: «negri di m… morite». «Ci vedono come un esempio di integrazione forse per questo diamo fastidio, come Balotelli, calciatore italiano di colore. Qualcuno che abbraccia concetti come la razza pura ha preso di mira la no stra famiglia». Non riesce a spiegarselo in altro modo la mamma di Gloria, pro­fessoressa di lettere che organizza corsi di italiano per stranieri. Non se c’è un seguito a una così gretta ignoranza. Stavolta però una pista c’è: una croce uncinata. La «firma» dell’autore, riconosciuta in al tri sfregi trovati nei sottopassaggi del pa ese.

Gloria, che nel frattempo si è laureata, non sa ancora niente di quanto accaduto, da un mese è in Brasile per un viaggio. «Non gliel’ho detto - racconta la madre - ho sporto denuncia per l’episodio e ho fatto cancellare le scritte, sono venuti i tecnici del comune. Ancora non mi capacito di cosa possa spingere a qualcuno a compiere simili gesti. Forse è perché aiuto gli stranieri». Gloria è figlia di un papà che non c’è più, che veniva dalla Nigeria e si era laureato a Padova. I suoi genitori si erano innamorati all’università. Questa sera è prevista una manifesta zione di protesta a Galliera Veneta, alle 18.30, organizzata dal Partito democratico nella piazza del paese. «E’ accaduto di nuovo - denunciano gli esponenti del Pd - purtroppo l’odio verso il diverso e l’intolleranza continuano. Dopo un violento attacco xenofobo, all’auto della ragazza (fatto anche quella volta di scritte ingiu­riose e razziste), c’è stata un’altra manifestazione discriminante. L’unica colpa di Gloria, giovane laureata in portoghese, è il colore della pelle in una terra dove si continua a seminare la cultura dell’intolleranza». Lei, Gloria, a suo tempo aveva risposto che «se qualcuno fa quello che ha fatto, vuol dire che c’è un clima che glielo permette: non lo fa sentire solo, isolato».

fonte: Corriere della Sera

giovedì 26 novembre 2009

Esportiamo razzisti

Brutto mercoledì. Il Milan deve accontentarsi dell'1-1 a San Siro col Marsiglia (che colpisce una traversa e un palo). Il Bordeaux batte 2-0 la Juve (le basterà un pari a Torino col Bayern). Purtroppo alla ribalta vanno i cori di tifosi juventini contro Balotelli.

Così si deve registrare un ulteriore passo avanti che in realtà è un salto in basso. Dai cori d'insulti a Balotelli a Torino (lui assente, a Barcellona) ieri si è passati ai cori d'insulti a Balotelli a Bordeaux (lui in Italia).

Esportiamo razzisti, è un dato di fatto. Definirli ignoranti o stupidi, come fanno molti dell'ambiente pallonaro, è riduttivo, è sbagliato. Sono razzisti e sono fieri di esserlo. Quando, prima che cominciasse la partita, parte dei tifosi juventini ha intonato il solito coro demente già usato altrove con Lucarelli ("se saltelli muore Balotelli"), l'altoparlante ha ricordato che l'Uefa intende bandire il razzismo dagli stadi, il gruppo di ultrà ha urlato la sua miserabile certezza: "non esistono negri italiani", "un negro non può essere italiano". Un razzista sì, evidentemente. A quel punto Buffon, il capitano, e Secco sono andati a parlamentare e i cori sono cessati.

fonte: Repubblica

lunedì 2 novembre 2009

"Un detenuto non si picchia in sezione" Audio shock dal carcere di Teramo

"Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto. Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto...". Parole dal carcere di Castrogno a Teramo, parole registrate all'interno di uno degli uffici degli agenti di polizia penitenziaria. Frasi spaventose impresse in un nastro. Ora questo audio è nelle mani della Procura della Repubblica di Teramo che ha aperto un'inchiesta sulla vicenda. Sono parole che raccontano di un "pestaggio" ai danni di un detenuto, quasi come fosse la "prassi", un episodio che rientra nella "normalità" della gestione del penitenziario. Un concitato dialogo tra un superiore e un agente che svelerebbe un gravissimo retroscena all'interno di un carcere già alle prese con carenze di organico e difficoltà strutturali.

ASCOLTA L'AUDIO

Il nastro è stato recapitato al giornale locale La Città di Teramo, ed è scoppiata la bufera. Il plico era accompagnato da una lettera anonima.

fonte: Repubblica

"Aderisci e salva la stirpe bianca"

Lanciano "un appello" a chiunque, in Italia, voglia difendere "la stirpe bianca", perché "l'uomo bianco non è mai libero di esercitare il proprio potere nelle proprie terre e nazioni". L'ombra del Ku Klux Klan (KKK), che, in America, riunisce xenofobi e razzisti nascosti dietro al tradizionale cappuccio bianco o colorato, si allunga anche sul nostro Paese, dove è stato fondato un "reame d'Italia". Ad animarlo, è il movimento degli "United northern and southern knights of the KKK" (l'acronimo è Unsk), la più importante ramificazione americana del Ku Klux Klan, con il suo quartier generale a Fraser, nel Michigan. Una "pagliacciata pericolosa", la definisce il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, sopratutto se il messaggio razzista viene diffuso su Internet e può divenire accessibile ai più giovani.

Già nel 2007, il KKK mosse i suoi primi passi in Europa, con il primo "reame ufficiale". Dopo una serie di liti interne al movimento, questo venne sciolto. Fu allora che gli iscritti, prevalentemente italiani e tedeschi, si rivolsero agli United northern and southern knights (costituiti nel 2005 su impulso di un iscritto al KKK), per chiedere di essere ammessi al loro direttivo. "Dopo una breve trattativa - viene spiegato su un forum neonazista italiano, che li celebra - si decise di creare un Klan europeo parallelo e fraterno a quello americano. Questo venne convalidato e ufficialmente riconosciuto nel resto del mondo nell'agosto del 2008". A oggi, oltre alle sedi in 29 stati americani, al reame italiano, ne esiste uno tedesco, uno in Belgio e nel Regno Unito. Anche se, avvisano, "contiamo di espanderci ulteriormente nei prossimi mesi". Il coordinamento europeo è affidato a quello che viene definito "Reich" tedesco. Ogni singolo reame è autonomo, ma risponde al coordinamento europeo, che a sua volta riferisce alla casa-madre nel Michigan. Quest'anno hanno già avuto luogo due "vertici", tra i direttivi europei e quelli americani.

Nella sezione italiana del loro sito, si annuncia "l'apertura delle iscrizioni" e si lancia un appello ad aderire al movimento: "Se siete uomini o donne patrioti bianchi e ritenete di volervi impegnare per la vostra stirpe e per le generazioni future, se ne avete abbastanza di vedere la nostra discendenza, i nostri diritti e il nostro futuro calpestati e gettati via, se volete mettere fine a questo scempio, saremo felici di avervi con noi e di ascoltarvi. Aderisci alla lotta e salva i tuoi diritti quale cittadino bianco e cristiano. Riprendiamoci quello che ci è stato tolto e diamo ai nostri figli il futuro che meritano".

fonte: Repubblica