Fossalta di Piave è balzato agli onori della cronaca per una vicenda di ingiustizia sociale: il sindaco aveva negato la mensa a una bambina di 4 anni la cui famiglia non poteva provvedere alla retta mensile.
A nulla era valso il gesto amorevole di alcune maestre, e due collaboratori scolastici, che avevano rinunciato al pranzo scolastico in favore della piccola. Riprese aspramente sia dal Sindaco, Massimo Sensini, e dalla Preside della scuola, Simonetta Murri, rischiano provvedimenti disciplinari.
Fossalta di Piave è balzato agli onori della cronaca per una vicenda di ingiustizia sociale: il sindaco aveva negato la mensa a una bambina di 4 anni la cui famiglia non poteva provvedere alla retta mensile.
A nulla era valso il gesto amorevole di alcune maestre, e due collaboratori scolastici, che avevano rinunciato al pranzo scolastico in favore della piccola. Riprese aspramente sia dal Sindaco, Massimo Sensini, e dalla Preside della scuola, Simonetta Murri, rischiano provvedimenti disciplinari.
Hanno raccontato alcuni di loro:
“La scena della bambina che piangeva perché veniva separata dai suoi amichetti ci ha devastato il cuore. Non avevamo e non abbiamo nulla contro l’amministrazione, non facciamo politica! Abbiamo fatto quello che qualsiasi genitore di buonsenso vorrebbe fare.
Non vogliamo medaglie. Non vogliamo che questa diventi una guerra sulle teste dei bambini. Vogliamo e volevamo, solo, risolvere un problema che non si poteva ignorare. Avevamo chiesto un colloquio con la preside. Le abbiamo parlato. E lei, ancora ieri, ci ha detto che non poteva fare nulla. Alcuni di noi hanno scelto di intervenire in forma privata. Le polemiche non servono a nessuno”.
La storia, riportata dal Fatto Quotidiano, aveva colpito l’opinione pubblica varcando i confini del Veneto. Una piccola rete di aiuti si era creata immediatamente e la Scuola per l’Infanzia era stata sommersa da telefonate e proposte di pagamento. La frase più ricorrente è stata “Se serve, pago io“.
Il Sindaco, raggiunto dai giornalisti, aveva cercato di nascondersi dietro norme e cavilli burocratici, rilanciando con un sibillino
“La bambina è figlia di un noto estremista islamico“
Voci infondate perché, come spiega Giuseppe Dalcin, l’ex consigliere comunale del Pci che ha messo a disposizione la sua casa alla famiglia della piccola, il padre
“è andato in Belgio a cercare un impiego onesto perché aveva perso il lavoro. Ha lavorato otto anni come metalmeccanico, non l’ho mai visto lamentarsi. Quando è finito in cassa integrazione, un giorno mi ha detto: Devo trovare un modo per sfamare la mia famiglia. Integralista islamico? Un religioso islamico, direi. Qualcuno deve spiegare al sindaco la differenza”.
La bambina con la madre e i suoi 4 fratelli vivono nella casa che Dalcin aveva messo loro a disposizione per soli 300€ di affitto, fintanto che il padre ha lavorato in Italia. Ora che il denaro scarseggia non ha più voluto soldi. Ad aiutarli il fratello del padre che per loro fa la spesa, nonostante abbia solo vent’anni e una sua famiglia da mantenere. Come sostiene lo stesso Dalcin:
“Usavo quei soldi per ammortizzare i costi, solo di riscaldamento: solo di quello, per il mio piano e il loro spendo 700 euro al mese. Io cinque bambini per strada non li metterò m-a-i. Piuttosto ci vado io, al freddo e al gelo”.
Lascia turbati l’atteggiamento del Sindaco, a prescindere dalla sua provenienza politica. Davanti al bisogno di un cittadino il primo rappresentante non dovrebbe barricarsi dietro le carte e la burocrazia. Innanzi all’infanzia e alle necessità di una bambina, a un bisogno primario come il cibo e al gesto compassionevole delle sue maestre, non si può reprimere ma solo sostenere.
fonte: Dire Donna
domenica 6 febbraio 2011
Fossalta di Piave aiuta la bimba esclusa dalla mensa
lunedì 20 settembre 2010
Romeni uccisi e aggrediti negli ultimi giorni in Italia
1- Scomenzera (Venezia): cadavere di un 29 romeno trovato nel canale Scomenzera
Si tratta di un giovane romeno. Il corpo non presenta segni di violenza. E' stato ritrovato galleggiante nel canale Scomenzera. Pochi indizi sulle cause della morte, per questo le forze dell'ordine stanno indagando a tutto campo. Si attendono gli esiti dell'autopsia. E' il secondo cadavere trovato in un canale nel giro di una settimana. In base ai primi accertamenti, si tratterebbe di un romeno di 29 anni, il cui corpo, che sarebbe rimasto in acqua per oltre 24 ore, non presenta segni evidenti di violenza.
A notare il corpo è stato l'equipaggio di una barca che ha subito chiamato i carabinieri. E' stato recuperato vicino ai cantieri del deposito edile Boscolo. Gli investigatori non escludono che il cadavere possa essere stato trascinato nel canale dalla corrente, circostanza che potrebbe giustificare le ecchimosi sul volto. In attesa dei risultati dell'autopsia, che sarà eseguita oggi, i carabinieri non escludono nessuna pista.
2- Foggia: romeno trovato con testa fracassata
Un immigrato rumeno ha segnalato la presenza di un cadavere alla periferia della città: si trovava nello scalo ferroviario lato sud, in direzione Manfredonia, nei pressi del comando provinciale della forestale, all´estrema periferia del capoluogo dauno, con la testa fracassata probabilmente da un grosso sasso. La polizia ferroviaria e la squadra mobile, che stanno indagando sull´accaduto, pensano che si tratti di un rumeno di 40-45 anni.
3- Foggia- giovane romeno, ferito da una pallotola sparata da un uomo a bordo di uno scooter
A Foggia si è consumato un tentativo di omicidio ai danni di un ragazzo rumeno di 17 anni. Nei pressi della sua abitazione, tra via Rosati e via Zuppetta, nella zona del mercato della frutta fortunatamente deserto, nel primo pomeriggio il giovane è stato raggiunto da un colpo di pistola calibro 22 alla coscia destra. A sparare sarebbe stato un uomo a bordo di uno scooter scuro, in compagnia di un complice. Non è stato difficile far perdere le proprie tracce nell´intrico di viuzze del quartiere centrale foggiano. Il giovane rumeno è stato immediatamente trasportato dall´ambulanza del 118 agli ospedali riuniti di Foggia. Sotto shock, ma lucido, il giovane non ha ancora saputo fornire ai carabinieri del comando provinciale delle spiegazioni su quanto accaduto. E´ incensurato, quindi non è facile capire in che ambito sia maturato quello che certamente è un avvertimento di stampo malavitoso, forse conseguenza di uno "sgarro".
4- Ustionato e con trauma cranico
Ustionato al campo nomadi, si sospetta un'aggressione Nella notte, il rumeno ha provato ad alimentare una fiamma con una bomboletta di vernice: l'esplosione l'ha colpito. Ma questa versione non convince la polizia. Si chiama Ciprian Doloman il rumeno ricoverano nella notte tra il 15 e il 16 settembre al reparto Grandi Ustioni del Cto. Ha ustioni al torace, alle braccia e alla schiena, tutte di terzo grado.
Arriva dal campo nomadi di corso Ferrara, a Torino, ed è finito all'ospedale in seguito a un banale incidente domestico. Intorno alle 3 del mattino la sorella del ragazzo, 27 anni, ha chiamato l'ambulanza raccontanto la versione dell'accaduto: Ciprian avrebbe provato ad alimentare un fuoco spruzzando il contenuto di una bomboletta di vernice. Il ritorno di fiamma l'ha però investito, facendo esplodere la bomboletta.
Questa versione, però, potrebbe essere imparziale se non falsa. Al pronto soccorso, infatti, è stato riscontrato un trauma cranico che agli agenti del 113 intervenuti in ospedale ha fatto pensare a un'aggressione. E le ipotesi sarebbero due, al momento: un'aggressione e poi un tentativo di incendiare il corpo oppure l'accidentale caduta nel fuoco dopo aver ricevuto un colpo alla testa.
Non è la prima volta che episodi di questo genere avvengono nei campi rom e spesso le forze dell'ordine hanno dovuto occuparsene. Portato inizialmente all'ospedale Maria Vittoria, Ciprian al momento si trova ricoverato con prognosi riservata. Le sue condizioni rimangono gravi.
fonte: EveryOne
lunedì 28 giugno 2010
"Senegalesi? Via dal mio albergo" Cacciati tre operai nel Veneziano
"Siete senegalesi? Via dall’albergo!". Tre operai stranieri si sono sentiti rispondere così mercoledì scorso in una pensione di Meolo, nel Veneziano. A riportare la notizia è ‘Il Gazzettino', che riferisce che i tre, dipendenti di un’azienda di pavimentazioni geotermiche di Brescia e in Italia da una decina di anni, erano a Meolo per dei lavori in un’abitazione.
Terminata la giornata, verso le 21,30, si sono recati presso l’albergo, già precedentemente prenotato dalla loro azienda.
Il figlio della titolare, spiega il quotidiano, stava già prendendo le loro ordinazioni per la cena, quando è sopraggiunto il padre che si è scagliato verbalmente contro i tre senegalesi, insultandoli e cercando di cacciarli dal locale. Il figlio e la madre hanno tentato di calmare l’uomo che dava in escandescenze, portandolo in un’altra stanza.
Mortificati per lo spiacevole episodio, i tre senegalesi hanno cercato un altro albergo, riuscendo a trovarlo soltanto a tarda sera, vicino a Treviso, ma il giorno dopo hanno denunciato l’accaduto ai carabinieri di Meolo.
fonte: Quotidiano.net
Etichette: discriminazione, senegal, venezia
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lunedì 14 settembre 2009
"Botte dai leghisti perché albanesi" Aggrediti due camerieri a Venezia
Aggrediti e malmenati da un gruppo di persone vestite di verde. E' la denuncia di due camerieri albanesi di un ristorante dietro Piazza San Marco, a Venezia. L'episodio, avvenuto ieri e confermato dalla questura di Venezia, è stato reso noto dal consigliere comunale dei Verdi, Beppe Caccia, per il quale si è trattato di una aggressione a sfondo razzista messa in atto da "squadristi militanti della Lega".
I due camerieri, che hanno riportato lesioni guaribili in trenta e sette giorni e ora si riservano di presentare una denuncia insieme al titolare del ristorante, hanno raccontato di avere avuto un diverbio con uno dei quattro aggressori poco prima della colluttazione.
A quanto si apprende, ieri le 11,40 alla Briccola in Calle degli Specchieri, è entrato un giovane sui trent'anni, visibilmente ubriaco e con una maglietta con slogan leghisti. Che, all'improvviso, ha iniziato a battere con il pugno contro la vetrina del ristorante. A quel punto uno dei camerieri, di nazionalità albanese, è uscito per allontanarlo.
Per tutta risposta sono partiti gli insulti: "Che cazzo vuoi, fammi vedere il permesso di soggiorno". A quel punto la situazione è degenerata. "Sono entrati in sette-otto, tutti leghisti, ed è successo l'inferno - raccontano i lavoratori - Hanno buttato a terra una lattina di birra, poi hanno rovesciato tavoli e sedie, sfasciando mezzo locale. Avevamo davvero paura". L'aggressione è continuata con le botte al cameriere albanese. Poi gli aggressori sono scappati e si sono mischiati con i manifestanti della Lega radunati nei pressi.
fonte: Repubblica
lunedì 31 agosto 2009
Veneto, con le pistole in spiaggia per dare la caccia agli ambulanti
I sindaci-sceriffi chiamano, la polizia provinciale risponde. Aspettando i militari, che il governo ieri ha deciso di mandare anche a Venezia in barba al sindaco filosofo, gli agenti hanno cominciato di buon mattino sulla spiaggia di Bibione, la più orientale del territorio veneziano, a dare la caccia ai venditori abusivi extracomunitari. Nei prossimi giorni, e per tutto agosto, mandati dalla neo-presidente leghista della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto, batteranno anche le spiagge di Caorle, Eraclea, Jesolo, Cavallino, Chioggia, tutte governate da amministrazioni di centrodestra. "È una risorsa che mettiamo a disposizione del territorio, d'intesa con i comuni interessati - spiega l'energica Presidentessa - perché bisogna scendere in campo con soluzioni concrete e non solo con le dichiarazioni".
Scendono in campo armati di pistole, nelle loro eleganti divise azzurre e blu, gli agenti della polizia provinciale, distolti per l'occasione dai loro habitat naturali di controllo della caccia e della pesca. Perché sono "forze dell'ordine a tutti gli effetti".
Tecnicamente, ufficiali di polizia giudiziaria. Ma non possono girare da soli, perché le loro competenze sono limitate al bracconaggio. Quindi, anche per poter fare una multa, devono farsi sempre accompagnare da qualcuno. In questo caso dai vigili urbani dei comuni interessati. In compenso, diversamente dai cacciatori di taglie, non costano nulla. Hanno l'unico svantaggio che devono imparare il mestiere. Riuscire a distinguere una finta borsa di Vuitton da una péppola e da un bisàto.
Sono in tre, accompagnati da due vigili, i pistoleri esordienti della prima ronda istituzional-leghista che si muove guardinga sulla sabbia calda del litorale. Alla fine della prima giornata di lavoro tornano a casa già con un buon bottino. Hanno fermato e controllato un bel gruppetto di ambulanti extracomunitari, di venditori cinesi di cianfrusaglie, di massaggiatrici thailandesi.
Ne hanno multato e denunciato una dozzina, e sequestrato un discreto quantitativo di merce varia, tra cui un bel mucchio di asciugamani. Poche le reazioni. Distratti i bagnanti, pressoché indifferenti i vù cumpra': "Noi siamo molti più di loro, non ci daranno più fastidio di quanto non lo facciano già i vigili". Sono 48 in totale gli agenti che scendono in campo. Appartengono a una squadra scelta, molto dotata tecnicamente, che si è già distinta in vivaci battaglie contro i pescatori di frodo, che una volta sequestrarono addirittura una pattuglia tenendola prigioniera per un'intera notte in mezzo alla laguna. Faranno 48 turni di servizio, due pattuglie alla volta, ciascuna composta da due uomini, per un totale di 600 ore "regalate alla sicurezza dei cittadini". Perché "per noi la priorità è la sicurezza", tuona la Presidentessa. "Distogliere degli agenti destinati ad altre mansioni significa solo aggiungere confusione", attacca invece il deputato veneziano del Pd Andrea Martella.
fonte: Repubblica
mercoledì 14 gennaio 2009
Portogruaro. Insulti razzisti allo stadio: «Offesa perchè nera, non perdono»
«Come sto? Male. E questa volta non c’entra la delusione per la sconfitta». È ferito Francis Ibekwe. Perché in quanto accaduto domenica pomeriggio a Portogruaro non c’è la benché minima traccia di ragionevolezza, né alcun legame sportivo. Per tutta la sua permanenza in campo nel derby del Mecchia il ventiquattrenne nigeriano è stato fischiato da quelli che lo scorso anno erano stati i suoi “tifosi”, ai quali aveva regalato due gol tornati comunque utili nell’economia della storica promozione del PortoSummaga in Prima Divisione. Insulti e ululati che l’attaccante di Lagos, suo malgrado, non ha ricevuto per la prima volta.
«I fischi non li ho neanche sentiti, chi si è sgolato per via della mia pelle o perché ero un ex poco amato, lo ha fatto per niente – ironizza “Ibe” – Quello che è stato vergognoso e che non posso accettare è che in tribuna sia stata aggredita la mia ragazza, non solo verbalmente con frasi che di certo non potreste scrivere sui giornali, ma anche fisicamente con accerchiamenti e spinte».
Ancora scossa per quanto accaduto ventiquattro ore prima, Sandra Ibekwe ha comunque ricostruito i fatti. «Al termine del primo tempo mentre tanta gente scendeva al bar io sono rimasta seduta al mio posto quando un signore che avrebbe potuto essere mio padre – è il particolare riferito dalla ventottenne nigeriana – si è avvicinato a me appoggiando il suo piede sulla mia gamba. Io d’istinto ho allontanato la scarpa dai miei pantaloni e subito sono stata spinta e offesa. Altre parolacce mi sono giunte da altri adulti che, nemmeno me ne ero accorta, erano al mio fianco e alle mie spalle. In pratica ero circondata da perfetti sconosciuti che mi diceva che non avevo diritto di toccarli perché sono “negra”».
«Una coppia di amici con i quali avevo seguito la partita hanno provato a prendere le mie difese dicendo che la smettessero – prosegue – ma non c’è stato verso. Ormai ero in lacrime, nessuno intorno ha mosso un dito. All’inizio del secondo tempo avrei voluto spostarmi, ma la tribuna era stracolma, quindi sono rimasta lì e per tutto il tempo anche altra gente ne ha dette di tutti i colori a me e a Francis invitandoci a tornarcene a casa nostra, in Africa. Non so perché ce l’abbiano con lui, ma in ogni caso io cosa c’entro? Ho resistito in silenzio sino a fine gara, non ho replicato a nessuno perché i miei genitori mi hanno educato che non si alza mai la voce in casa altrui».
La giovane da sette anni è compagna di Ibekwe, con il quale tra qualche tempo vorrebbe pure sposarsi. La coppia vive a San Donà di Piave. «Stiamo bene, ci siamo integrati e abbiamo tanti amici a Mestre come a Portogruaro. Però appena arrivata allo stadio alcune amiche mi avevano messo in guardia che qualcosa sarebbe successo a me e a Ibe».
«Questa storia non finisce qui – conclude la punta del Venezia – non appena individueremo questi soggetti sporgeremo subito denuncia per andare in fondo a questa brutta storia».
Ben diversa è la versione della società portogruarese che, fatte le opportune verifiche presso numerosi spettatori presenti domenica alla partita nello stesso settore, ha emesso un comunicato stampa col quale si precisa che non esiste alcun episodio di stampo razzista da condannare, visto che tutto può essere ricondotto ad un semplice battibecco tra un paio di tifosi e la signora Ibekwe, escludendo ingiurie razziste d’alcun genere.
Una dura condanna agli episodi di violenza e razzismo che si sono verificati sugli spalti dello stadio Pier Giovanni Mecchia è stata espressa anche dal sindaco di Portogruaro, Antonio Bertoncello, presente in tribuna, che ha pure espresso la propria solidarietà a Francis Ibekwe e a sua moglie.
fonte: Il Gazzettino
Etichette: friuli venezia giulia, insulti, nigeria, sport, venezia
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 18:33 1 commenti
giovedì 27 novembre 2008
Mirano: residenza vietata agli stranieri
Stretta del Comune sugli stranieri che chiedono la residenza in città. Lunedì il sindaco Roberto Cappelletto ha firmato l’ordinanza che regola l’iscrizione anagrafica nel registro dei residenti. Si tratta della stessa ordinanza resa celebre a Cittadella dal sindaco leghista Massimo Bitonci. Mirano in realtà è andata oltre: ha alzato ulteriormente i parametri di calcolo del reddito indispensabile per risiedere in città e pure quelli per la metratura minima dell’alloggio, creando una vera e propria barriera contro l’ingresso di cittadini stranieri con disponibilità economiche normali. Per il vicesindaco leghista Alberto Semenzato: «Finalmente è possibile controllare lo status di chi risiede a Mirano». Vediamo cosa cambia. Da ieri per ottenere la residenza a Mirano è necessario avere un reddito minimo così calcolato: parametro di raffronto è l’importo dell’assegno sociale, previsto per quest’anno in 5.142,67 euro. L’ordinanza considera tale importo sufficiente per il soggiorno del solo richiedente. Per ogni familiare va aggiunta la metà dell’importo annuo dell’assegno sociale, cioè 2.571,33 euro. Inoltre, per il richiedente con due o più figli a carico con età inferiore a 14 anni, si calcola il doppio dell’importo annuo della pensione sociale (10.285,34 euro). Un’ipotetica famiglia di immigrati composta da padre, madre e due figli a carico, dovrà perciò dichiarare un reddito di almeno 12.856,67 euro annui per aver casa a Mirano. A Cittadella, la stessa ordinanza chiede allo stesso nucleo familiare un reddito minimo di 10.123,36 euro. La «Cappelletto-Semenzato» appare perciò più restrittiva della «Bitonci». Ancor più sulle metrature minime richieste per l’alloggio di residenza, che non tiene conto di magazzini, garage, centrali termiche e altri locali non abitativi, alla stregua della legge regionale del 1996. Per un’unica persona sono richiesti 46 metri quadrati, per due persone 60, per tre 70, per quattro 85, per cinque 95 obbligatori: metà dei miranesi sarebbe fuori legge. Oltre le 5 persone i metri quadri devono essere almeno 110. Nessuna novità invece per i cittadini italiani che intendano stabilire la propria residenza a Mirano: vale la legge già in vigore precedentemente. Scelte che fanno già discutere e accendono il confronto politico. «E’ solo razzismo istituzionale - attacca Luigi Gasparini, Sinistra Arcobaleno - scenderemo in piazza per far revocare questa porcheria».
fonte: L'Espresso
Etichette: sindaco, stranieri, venezia
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 10:56 0 commenti