Ieri alla cena del Kem Kogi Mohamed Ba ha consegnato il suo decalogo ai bambini (e adulti) presenti. Una delle regole dice: "Non pretendere di parlare della cultura degli altri se non la conosci profondamente", o qualcosa del genere.
Ecco, un paio di settimane fa Daniela Garnero, già Santanchè, si dileggiava nel definire Maometto pedofilo per aver preso in moglie una bambina di nove anni. Per giorni ho atteso che qualcuno che ne sapesse chiarisse la questione con dovizia di citazioni. Finalmente è arrivato ilDerviscio che invito a leggere per intero mentre io gli rubo qualche passaggio:
1) Nella societá araba di millequattrocento anni fa, il conteggio degli anni era alquanto approssimativo, specialmente per quanto riguarda l'anagrafe. Gli anni venivano generalmente computati riferendosi ad avvenimenti importanti anziché al conteggio delle lune. Nella biografia del Profeta Mohammed (la pace sia su di Lui) sono ad esempio noti i fatti avvenuti nell'anno dell'elefante, nell'anno dell'Egira o quelli avvenuti nell'anno del lutto.
2) Il matrimonio precoce era alquanto diffuso e, se accettiamo le tradizioni secondo le quali Aisha (la pace sia con Lei) venne sposata all'etá di nove anni, le stesse tradizioni ci tramandano che il matrimonio venne consumato all'etá di quindici, secondo altre tradizioni diciannove, anni.
...
5) La signora Garnero/Santanché, paladino della difesa dei valori occidentali, avrebbe dovuto, prima di dare fiato alle sue strampalate teorie, studiare non solo il Corano, l'esegesi coranica e la Sīrah Rasūl Allāh, la biografia del Messaggero di Dio, ma anche un po' dei vangeli della tradizione cristiana. Quando Maria, madre di Gesú (la pace su entrambi) raggiunse l'etá di dodici anni, il sommo sacerdote cercò in un consesso di vedovi il suo futuro marito. La scelta cadde su Giuseppe il falegname che si schernì dicendo: "Ho già figli e sono vecchio, mentre essa è una fanciulla! Che io non abbia a diventare oggetto di scherno per i figli di Israele!" (Protovangelo di Giacomo, VIII e succ.)
Poi ilDerviscio spiega come l'età di nove anni di Aisha sia alquanto dibattuta e che insigni studiosi ritengono che avesse almeno 14 anni al momento del matrimonio. Ecco, queste spiegazioni non serviranno a convincere nessuno, anche perchè nessuno si pone il problema se il Profeta fosse pedofilo o meno, però sono fondamentali per capire che la realtà è complessa, non possiamo sempre pretendere di interpretarla con le categorie che conosciamo.
fonte: www.kuda.tk
lunedì 23 novembre 2009
Della sessualità di Maometto e di altri argomenti che forse sarebbe meglio trattare con cura
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"Denunciate al Comune i clandestini" Il manifesto della giunta leghista
L'invito alla denuncia del clandestino arriva alla fine di un manifesto che riporta un paio di articoli e relative pene del decreto Maroni sulla sicurezza: "Chiunque fosse a conoscenza della presenza sul territorio comunale di immigrati clandestini è pregato di comunicarlo con tempestività al sindaco, all'ufficio di polizia municipale o all'ufficio anagrafe del Comune per i necessari atti conseguenti. Grazie della collaborazione". Firmato: l'amministrazione comunale.
Da una settimana a San Martino dall'Argine, mille e ottocento abitanti a 25 chilometri da Mantova, nel comune con la più bassa percentuale di immigrati di tutta la provincia, sono comparsi i manifesti. In centro e in periferia, vicino alle scuole e lungo le strade che portano alle piccole fabbriche e alle aziende agricole. Dopo il caso bresciano di Coccaglio, dove la giunta leghista ha inaugurato i controlli agli immigrati con il permesso di soggiorno in scadenza intitolandolo al "Bianco Natale", ora un altro comune lombardo invita tutti i residenti a segnalare gli irregolari. "L'obiettivo è informare sulle nuove norme. Ora bisogna stare attenti a dare in affitto le case, magari non a norma, a clandestini", spiega il sindaco Alessandro Bozzoli, indipendente alla guida di un'amministrazione Lega-Pdl.
fonte: Repubblica
Etichette: clandestino, lega nord, mantova, sindaco
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domenica 22 novembre 2009
Latina, strage dei braccianti fantasma indiani senza luci travolti sulle strade
Li chiamano invisibili, perchè sono clandestini senza documenti della cui esistenza pochi sanno e pochi vogliono sapere. Ma sono invisibili anche fisicamente, almeno di notte, quando percorrono senza luci - a piedi o in bicicletta - le strade dell'Agro Pontino, nelle cui serre lavorano. Così invisibili da morire investiti da un'auto o un camion, come è accaduto, venerdì 20 novembre ad uno di loro. Si chiamava Jaswinder Singh, aveva 40 anni ed era originario del Punjab.
L'ennesimo incidente con un ciclista travoltoFANTASMI SU DUE RUOTE - Jaswinder è uno dei «fantasmi» che vivono nella vasta pianura della bonifica a sud di Roma, in quella fertile pianura di Latina che è il grande orto del centro Italia: verdure, kiwi, fiori. Si calcola siano circa 7000 i braccianti indiani che lavorano - con o senza permesso di soggiorno - nella provincia di Latina.
Jaswinder Singh, citadino indiano, è morto sulla statale Pontina venerdì sera, investito tra Sabaudia e Terracina. La dinamica è sempre la stessa: tornava a casa in sella alla bicicletta, senza luci, senza alcun segnale luminoso, senza documenti indosso. E adesso c'è chi chiede controlli sulle strade.
I dati ufficiali della Polizia stradale parlano di tre morti nel 2009 e due feriti gravi tra la comunità di braccianti impiegata nelle campagne tra Latina, Sabaudia e Terracina. Ma questi numeri non rendono l’idea dell’effettiva emergenza e pericolosità del fenomeno degli incidenti causato da ciclisti che ogni sera tornano presso i loro giacigli senza uno straccio di fanale. Di incidenti ce ne sono ogni giorno, ma sfuggono alle statistiche (si stima possano essere tre volte più dei numeri ufficiali) così come la reale consistenza della comunità sikh che abita in provincia di Latina.
fonte: Corriere della Sera
Etichette: clandestino, india, latina, morte
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Al via le ronde dei vicini di casa il Pirellone: segnalate i sospetti
Dopo il flop delle ronde del ministro Maroni, il Pirellone affida la sicurezza ai vicini di casa. Il progetto del "controllo di vicinato" dell’assessore regionale Stefano Maullu, del Pdl, prende spunto dal Neighbourhood Watch anglosassone, riveduto e corretto in chiave lombarda. Prevede che i sindaci affidino direttamente ai cittadini, ma più ancora alle associazioni di categoria e agli amministratori di condominio, il compito di fare da sentinella nei quartieri delle città. Annotare targhe di macchine sospette, affacciarsi se un cane abbaia o se nei pressi dell’appartamento del vicino si aggira qualche faccia poco rassicurante, o denunciare la presenza di un clandestino nel vicinato. Per poi segnalare il tutto alle forze dell’ordine. Con tanto di appositi cartelloni e adesivi per scoraggiare i malintenzionati.
Con slogan come "Questa è una zona sotto il controllo del vicinato" o "Attento, in questo quartiere c’è chi ti osserva ed è pronto a chiamare la polizia", all’ingresso delle principali vie e dei negozi dei quartieri a rischio. In cambio, le amministrazioni che aderiranno al progetto otterranno dal Pirellone un punteggio maggiore nell’assegnazione delle risorse sulla sicurezza. Che tra il 2003 e il 2008 sono state pari a ben 90 milioni di euro. A Milano il progetto partirà a gennaio. Prima nei quartieri Baggio, San Siro e Affori, per poi estendersi a Buenos Aires e Paolo Sarpi.
fonte: Repubblica
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venerdì 20 novembre 2009
Crocefisso in bar e ristoranti (ma non se vendi kebab)
Casteldelci, 500 abitanti, piccolo comune incastrato nell’appennino riminese, proprio sotto il monte Fumaiolo, dove si trovano le sorgenti del Tevere. È da qui che parte la crociata contro Strasburgo, in difesa “dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato Italiano”. Con un’ordinanza inedita (la n.4 del 16 novembre 2009) il sindaco leghista Mario Fortini ha introdotto l’obbligo dell’affissione del crocifisso in tutti i locali ed esercizi pubblici, pena una multa di 500 euro.
Dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che vieta in sostanza la presenza nelle scuole del simbolo della cristianità, il sindaco Fortini ha deciso di “dare l’esempio” e fare da solo, in forza anche del ricorso del governo italiano contro la decisione della corte. Nell’ordinanza il sindaco “ordina di esporre immediatamente il Crocefisso in tutti gli edifici pubblici presenti nel territorio di questo Comune, quale espressione dei fondamentali valori “civili” e “culturali” dello Stato Italiano”.
Per “edifici pubblici” si intendono però, è lo stesso sindaco a spiegarlo, “anche i pubblici esercizi quali ristoranti e bar e tutti i titolari di una licenza statale”, non solo scuole ed edifici amministrativi. Praticamente qualsiasi luogo che non sia un’abitazione privata. Tra un paio di settimane i vigili urbani del paese cominceranno con i controlli. Chi non avrà ottemperato all’ordinanza e si vedrà somministrato un verbale da capogiro potrà contestarlo in diversi modi: in via informale andando al palazzo comunale per spiegare le sue ragioni “Se per esempio uno vende i kebab ed è di dichiarata fede musulmana – spiega il sindaco – non ci sono obiezioni”. In tutti gli altri casi o per chi non ha intenzione di dover spiegazioni per quanto riguarda il proprio credo religioso, non resta che ricorrere al Tar (il Tribunale amministrativo regionale) dell’Emilia Romagna oppure al Presidente della Repubblica.
fonte: Il Carattere via Piovono Rane
Etichette: islam, lega nord, rimini, sindaco
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Brenda:Pm Roma, omicidio volontario
La procura di Roma procede per omicidio volontario nel quadro degli accertamenti sulla morte del transessuale Brenda. Nell'abitazione di via Due Ponti c'e' stato stamattina un sopralluogo: erano presenti il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli, titolari dell'inchiesta sul caso Marrazzo, il procuratore aggiunto Filippo Laviani, cui sono delegati i casi di omicidio, ed il sostituto Pierluigi Cipolla, magistrato di turno.
fonte: ANSA
Il personal computer di Brenda, la transessuale coinvolta nello scandalo Marrazzo trovata morta, sarebbe stato trovato nel lavandino dell'appartamento, bagnato come se fosse stato immerso in acqua. Secondo fonti investigative, il dettaglio farebbe supporre ad un gesto volontario per rendere il pc inutilizzabile. Il computer è stato prelevato dagli uomini della Squadra mobile della questura di Roma per analizzarne il contenuto.
fonte: TGCOM
Il corpo del transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda di Piero Marrazzo, è stata trovata carbonizzata all'interno di un appartamento in via Due Ponti 180, a Roma stamani. Era in uno scantinato, al piano seminterrato, trasformato in una abitazione. Si indaga per omicidio volontario. Ben quattro magistrati hanno effettuato il sopralluogo presso l'abitazione dove è stato trovato il corpo del trans: si tratta del pm Pierluigi Cipolla (che era di turno esterno), del procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani (che ha la delega per gli omicidi) e dei due che indagano sul caso Marrazzo, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli. Stando a quanto accertato, la casa di Brenda, posta in un seminterrato, era costituita da una stanza di 10 mq, una zona soppalcata di 8 mq (dove è stato trovato il cadavere) e un piccolo bagno.
"È inquietante", ha commentato Luca Petrucci, legale di Piero Marrazzo: "Bisogna indagare - dice Petrucci - per vedere se c'è qualcosa di più grosso di quel che sia già emerso". "Non posso pensare - spiega il penalista - che la settimana scorsa questa persona è stata aggredita e rapinata e da poche ore è morta bruciata. Vanno approfondite le cause, capire che cosa c'è dietro. Anche se non ho nessun elemento per aggiungere qualcosa in più se non quello che apprendo dai media, dico che forse le indagini stanno scoperchiando un sistema simile a quello della Uno Bianca dove si mettevano, tra l'altro, a tacere i testimoni. In questo senso - conclude l'avvocato Petrucci - ritengo giusto mettere sotto protezione Natalie (altro trans che frequentava Marrazzo, ndr)".
fonte: Affaritaliani
Etichette: brasile, omicidio, prostituzione, roma
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Le Lega, la stampa, il razzismo e la menzogna
Oggi la Lega nord patavina ha rilanciato la proposta di «applicare di una percentuale omogenea di alunni stranieri per classe» e di abolire i «bacini di residenza» per l'iscrizione dei bambini alle scuole dell'obbligo. L'iniziativa, di cui da conto il Mattino di Padova di oggi, fa esplicito riferimento ad una «polemica» di qualche giorno fa che riguardava due scuole della periferia padovana, l'elementare Giovanni XXIII e la media Pacinotti. La settimana scorsa sempre il Mattino riportava con evidenza il titolo: «50% di alunni stranieri, la rivolta dei genitori padovani». «Di quale rivolta si trattasse lo sa solo la giornalista - commentano, masticando amaro, gli insegnanti della scuola elementare Giovanni XXIII - visto che il giorno prima in consiglio di interclasse i rappresentanti dei genitori si erano espressi in modo positivo nei confronti della scuola e anzi avevano proposto delle iniziative utili a valorizzarne promuoverne le attività (castagnata, mercatino di Natale, risistemazione del giardino, ecc.)».
Evidentemente, lo desumiamo anche da verifiche fatte sul campo, una polemica tutta «mediatica», frutto della particolare visione che impera nella redazione del Mattino: l'immigrazione è un «problema», i figli degli immigrati un «peso», la convivenza, quando va bene, è «problematica». Una visione che impedisce di vedere delle cose [e ne fa vedere delle altre, magari senza verificarle]: la quotidiana accoglienza, il rispetto reciproco, la collettiva ricerca della convivenza. Una realtà che è evidente a chiunque abbia solo sbirciato tra le aule delle scuole, malgrado i terribili problemi che la scuola sta vivendo. Indagare questa realtà - ambivalente e complicata e non comprensibile per chi cerca facili slogan - fa del mestiere del giornalista una bella cosa, perfino utile. Così invece ci si riduce a tirare la volata alla Lega che costruisce campagna d'odio, la sua specialità, basandosi su titoli, diciamo così, azzardati. «Voi non fate altro che costruire muri tra le persone - scrivono le insegnanti della Giovanni XXIII, rivolgendosi alla redazione del Mattino -, etichettandole e dividendole, sperando in qualche avvenimento spaventoso per potervi immergere le vostre penne sordide. Vogliamo dire a voi chiaro e tondo basta, almeno noi che con durezza e tenerezza giorno per giorno lavoriamo per l’integrazione, ricevendo da questa esperienza un senso vero della vita e uno scopo alto di umanità». Ci sarebbe da meditare, tra uno strillo e l'altro.
fonte: Carte Estnord
Etichette: lega nord, minori, padova, scuola, stranieri
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Sgomberato un campo rom a Sesto san Giovanni (Mi)
Ieri a pochi chilometri di distanza si sono consumate due tragedie specuilari:
- via Rubattino, Milano. De Corato (che ha fatto assegnare l'Ambrogino d'oro ai poliziotti ATM antiimmigrati) ha deciso lo sgombero del campo rom. Senza alcun preavviso e senza ascoltare le richieste di genitori, insegnanti, associazioni, il Comune ha sgomberato il campo rom che sorgeva nell'ex area Enel di via Rubattino e che ospitava quasi trecento persone, tra cui 50 minori. Per tutta la giornata donne e bambini sono stati lasciati sotto la pioggia ad osservare le loro baracche distrutte dalle ruspe. Il Comune non ha pensato a nessuna soluzione alternativa per loro, nonostante il campo fosse abitato da persone che erano inserite in percorsi di integrazione sia scolastica che lavorativa, nonostante nei giorni scorsi ci fosse stata una manifestazione contro lo sgombero. L'amministrazione è di destra e PD e PRC lamentano i modi.
- via Luini, Sesto san Giovanni. Il capogruppo PDL in comune denuncia che è stato sgomberato un campo rom e accusa l'Amministrazione di centrosinistra di «nulla aver fatto per tutelare quei cinque o sei bimbi che vivono in condizioni inumane».
Morale. Che tu sia di destra o di sinistra, l'importante è dare l'impressione di fare il duro con i deboli se governi, o di essere il difensore degli oppressi se sei all'opposizione. Nella sostanza non si risolve il problema, si prova a buttarlo sulle spalle delle amministrazioni vicine.
fonte: www.kuda.tk
Etichette: milano, minori, rom, sesto san giovanni, sgombero
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giovedì 19 novembre 2009
Roma: Trasferiti gli afghani di Capitan Bavastro
Il video e l'intervista di Peacereporter
C'era aria di mobilitazione, ieri, nelle fondamenta. Gli afgani di Capitan Bavastro, i giovani profughi che hanno vissuto per molti mesi accampati in tende e baracche, preparavano le valigie. A mezzogiorno sarebbero arrivati i bus della Croce Rossa Italiana (Cri) per il trasferimento al Centro accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Castelnuovo di Porto, la grande base logistica che si trova sulla provinciale Tiberina. Ognuno con la valigia o un sacco nero dove raccogliere le loro cose. Coperte, qualche abito, cibo, sapone, pettine. Molti di loro hanno perso il conto di quante volte hanno riempito il borsone delle loro cose per andare altrove, chissà dove. Ai volontari di Medu, i Medici per i diritti umani chiedevano: "Dove ci portano? Quanto è lontano?". Le rassicurazioni ai vari Mohammed, Ibrahim, Wahid: stavano andando in un posto dove ci sarà un tetto, dei letti e dei bagni che possono essere definiti tali. Sorridevano, erano felici. Ma in cuor loro preoccupati: è vero, lasciano un posto che ha strappato loro dignità, riservatezza e igiene, ma vengono allontanati anche da Roma dove tantissimi sono riusciti a infilarsi nel tessuto sociale divenuto loro familiare. Si chiedono, ora, se potranno continuare ad andare alla scuola di italiano e quelli che hanno trovato un lavoro, se riusciranno a raggiungere ogni mattina le botteghe e i cantieri.
Leggi tutto.
Etichette: afghanistan, rifugiati politici, roma, sgombero
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Blitz all'alba, sgomberato il campo rom di via Rubattino
E' scattato all'alba di giovedì lo sgombero del campo rom nell'area ex Enel di via Rubattino a Milano. Una settantina di vigili urbani e un contingente composto da polizia e carabinieri in assetto antisommossa hanno buttato giù dal letto le famiglie e le hanno costrette a lasciare le baracche. Al momento dell’operazione erano presenti sull’area, oggi di proprietà della Rubattino Srl, circa un centinaio di nomadi, alcuni dei quali potrebbero trovare una sistemazione provvisoria alla Casa della Carità. Inutile la fiaccolata organizzata domenica sera da alcune associazioni del quartiere e dalle maestre dei bambini per scongiurare il blitz. Nel campo, anche in seguito agli arrivi dovuti agli sgomberi di altri campi irregolari, le presenze di nomadi erano passate negli ultimi mesi da una cinquantina a circa 200 (di cui circa 70 bambini), quasi tutti di origine romena.
Dure le prime reazioni: «Mentre l'assessore Moioli celebra l'anniversario della Carta dei diritti all'infanzia - affermano i consiglieri comunali David Gentili (Pd) e Patrizia Quartieri (Prc) - in via Rubattino l'esperienza di integrazione di 40 bambini nelle scuole del quartiere viene calpestata dalle ruspe. Uno sgombero che è una vergogna per Milano. Si fa propaganda politica sulla vita dei bambini». «Alle porte dell'inverno, dopo le mobilitazioni del quartiere e delle insegnanti delle scuole che ospitano i bambini, pensavo, ingenuo, che ciò non sarebbe accaduto - prosegue Gentili -. Non c'è limite all'utilizzo della vita delle persone per fare propaganda politica». Di «ennesima violazione di diritti fondamentali», parla l'associazione Naga. Nel settembre scorso anche Amnesty International si era schierata pubblicamente contro un eventuale sgombero con la forza pubblica del campo di via Rubattino e aveva sollecitato i propri sostenitori a sottoscrivere un appello al prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi in cui lo si invitava «a non eseguire lo sgombero forzato». Per Amnesty questo tipo di operazioni «eseguite senza protezione legale, sono proibite dal diritto internazionale in quanto costituiscono una grave violazione di una serie di diritti umani, in particolare, del diritto a un alloggio adeguato».
Sulle polemiche sollevate dallo sgombero, De Corato replica che «anche questa volta, particolare riguardo, è stato rivolto all’accoglienza dei minori: peccato che chi oggi strumentalmente alza la voce su questo aspetto non abbia mai detto una parola sulla vergogna della tratta dei minori rom seviziati, costretti a prostituirsi o a rubare». «Gli operatori dei Servizi Sociali - dichiara l’assessore Moioli - d’intesa con la Prefettura e le realtà del privato sociale, si stanno già occupando di mamme e bambini attraverso un progetto condiviso, elaborato negli scorsi giorni: a tutti è stata offerta la possibilità di essere ospitati presso strutture d’accoglienza, ma solo sei famiglie hanno accettato il ricovero il comunità».
fonte: Corriere della Sera
Etichette: milano, rom, sgombero
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mercoledì 18 novembre 2009
La clausola «razziale» del decreto sul processo breve
Sulla proposta di processo breve si sono levate molte voci, più o meno contrarie. Oltre a tutte le considerazioni che sono state fatte sulla contraddittorietà di una legge che priverebbe migliaia di cittadini vittime di reato della possibilità di ottenere giustizia, c’è un altro aspetto che vogliamo evidenziare. Quello che tradisce la chiara ispirazione xenofoba della maggioranza parlamentare, che quella legge vorrebbe.Nel tentativo di scrivere una normativa presentabile, infatti, è stata espressamente esclusa la possibilità di prescrizione di tutti quei reati di grave allarme sociale, come quelli di mafia e di terrorismo. Ma nell’elenco dei reati esclusi, ecco comparire quello, appena approvato, di immigrazione clandestina, tanto caro alla Lega Nord.Qual è il messaggio che si vede in controluce? I cittadini devono temere i mafiosi, i terroristi e gli immigrati. L’equazione conseguente è chiara: l’immigrato irregolare come il grande criminale. La risposta a tutto ciò, viene dalla Corte Costituzionale, secondo cui la mancanza del permesso di soggiorno – ovvero la clandestinità - «non è univocamente sintomatica di una particolare pericolosità sociale» (sentenza n. 78/2007); e si critica l’affiorare di tendenze volte a «considerare le persone in condizioni di povertà come pericolose e colpevoli» (sentenza n. 519/1995). Pensiamo che la legge sul “processo breve” sia destinata a non vedere la luce: almeno nei termini finora prospettati. E confidiamo che, se invece dovesse accadere, non si aggiunga infamia a infamia, inserendo una clausola “razziale” discriminatoria. Sarebbe un ulteriore contributo a quella “produzione di intolleranza per via istituzionale” che è forse oggi il pericolo maggiore.
fonte: Unità
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Un bianco Natale senza immigrati. Per le feste il comune caccia i clandestini
A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L'amministrazione di destra - sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl - ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l'operazione "White Christmas", come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari.
Un nome scelto proprio perché l'operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l'ideatore dell'operazione, l'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, mille e 500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. "Se non dimostrano di averlo fatto - dice il sindaco Franco Claretti - la loro residenza viene revocata d'ufficio".
L'idea dell'operazione intitolata al Natale nasce dopo l'approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell'Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. "Da noi non c'è criminalità - tiene a precisare Claretti - vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia".
fonte: Repubblica
Etichette: albania, brescia, clandestino, lega nord, marocco, sindaco
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Aiuto alla famiglia di un immigrato: la Lega protesta col Comune
Una spesa di 500 euro, per aiutare la famiglia di un immigrato morto all’improvviso per far rientrare la salma nel paese d’origine. Una scelta che non è piaciuta, quella del Comune di Cortenuova, al gruppo consigliare della Lega Nord, che ha protestato con forza, distribuendo in paese un volantino, in ogni cassetta della posta. La vicenda risale all’estate scorsa, ma la Lega ha protestato, solo negli ultimi giorni, dopo aver fatto il punto della situazione sulle spese del Comune (apri e scarica il volantino leghista, riprodotto nella foto a fianco).
Ad agosto un cittadino nigeriano, che per anni aveva vissuto a Cortenuova, è morto all’improvviso, a causa di un infarto. Da pochi mesi si era trasferito da Cortenuova a Cortenuova sopra, frazione di Martinengo: uno spostamento di un paio di chilometri, ma da un Comune ad un altro.
“Quel nostro caro concittadino è scomparso all’improvviso – racconta il sindaco Gianmario Gatta - per anni aveva vissuto a Cortenuova, da artigiano aveva lavorato anche per il Comune, suo figlio era, e forse è ancora, nella squadra di calcio del paese. Quando il padre è scomparso la famiglia, quasi spontaneamente, è venuta a rivolgersi a noi, perché riconosceva ancora nel Comune di Cortenuova il suo Comune. Non abbiamo avuto problemi a erogare 500 euro per il rimpatrio della salma, riconoscendo il “ruolo avuto nella comunità di Cortenuova da quel cittadino, anche se non più residente”.
“Inoltre - prosegue il primo cittadino - essendo la situazione della famiglia molto difficile economicamente, con un mutuo da pagare che solo la persona scomparsa riusciva a coprire, ci è stato chiesto cortesemente se poteva concedere per una sera l’utilizzo di una sala comunale, dove la famiglia, i parenti e i conoscenti avrebbero avviato una sottoscrizione per garantire finanziariamente le spese funebri, e un po’ di tranquillità alla famiglia. L’abbiamo fatto, dando l’aula consiliare per un’oretta, d’estate. Tutto qua”.
Per la Lega una scelta “assurda”: “Dico che secondo me la scelta del Comune è fuori dal comune – commenta il consigliere comunale del Carroccio Giorgio Rizzi (nella foto) -. Voglio inoltre sottolineare che hanno protestato tutte le minoranze, la Lega, il Pdl e la lista civica Cortenuova da vivere. La persona morta non era più residente a Cortenuova, e forse doveva occuparsene il Comune di Martinengo (dove da giugno governa la Lega Nord, ndr). Poi, sinceramente, che si presti la sala consigliare per far partire una sottoscrizione di valenza solo privata davvero facciamo fatica a capirlo. Per questo motivo abbiamo distribuito un volantino in cui denunciamo il contributo di 500 euro e la trasformazione della sala comunale quasi in luogo di preghiera”.
fonte: Bergamonews via Marcello Saponaro
Etichette: bergamo, lega nord, nigeria
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Diciassettenne si impicca in bagno nel carcere minorile a Firenze
Avrebbe compiuto 18 anni tra qualche giorno. Dietro le sbarre. Ma, schiacciato da una detenzione che non sopportava più, ha deciso di farla finita e si impiccato. La vittima è un giovane marocchino detenuto nell'istituto penale minorile Meucci di Firenze. Era arrivato lì da poco tempo. Le forze dell'ordine lo avevano sorpreso a Lucca mentre cercava di rubare. Tentato furto era l'accusa per cui era detenuto: il processo era stato fissato per il 23 novembre prossimo.
Una storia di solitudine e di disagio profondo quella del giovane venuto dal Magreb e finita in un penitenziario. "Era solo ed aveva bisogno di un altro tipo di assistenza", rivela Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze. Forse gli addetti non hanno capito il suo disagio, così come i suoi compagni di cella non hanno intuito che qualcosa di tragico si stava consumando a un metro da loro. E tra chi si occupa di giustizia minorile ora c'è sconforto e dolore.
Sono le 18, è il momento della doccia. Tocca al giovane marocchino: poche parole con gli altri tre detenuti e l'ingresso nel bagno. Il ragazzo ha già deciso tutto: porta con sè un lenzuolo lo bagna, lo arrotola, lo lega stretto alle sbarre della finestra del bagno. Poi apre l'acqua della doccia, forse per coprire eventuali rumori: sale su una scarpiera, si lega il lenzuolo al collo, si lascia cadere e muore impiccato.
Il giudice non lo vedrà, mentre della sua vicenda si sta già interessando il sostituto procuratore della repubblica di Firenze Tommaso Coletta.
fonte: Repubblica
Etichette: carcere, firenze, marocco, suicidio
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martedì 17 novembre 2009
Milano/ Sicurezza, è scontro Lega-Pdl sui campi rom
Un "piano a tendere" per portare il numero dei nomadi in citta' "sotto i mille da qui al 2011". E' stato oggetto dell'incontro da poco concluso a palazzo Marino fra il sindaco, Letizia Moratti, e i vertici della maggioranza. "Abbiamo presentato il piano d'azione e i risultati raggiunti finora", ha spiegato Moratti al termine della riunione. Presenti all'incontro il coordinatore del Pdl e ministro della Difesa, Ignazio La Russa, i responsabili cittadini del Pdl, Luigi Casero e Maurizio Lupi, il presidente della Provincia Guido Podesta', il capodelegazione della Lega in Regione, Davide Boni, il capogruppo in Comune, Matteo Salvini, il vicesindaco, Riccardo De Corato. Il sindaco ha spiegato che "ci sara' un alleggerimento sostanziale su tutti i campi" e "l'obiettivo, che sicuramente raggiungeremo, e' quello di arrivare a meno di mille persone, ampiamente al di sotto di mille".
Intanto "i risultati raggiunti mostrano dei numeri positivi. Per il numero di persone nei campi regolari c'e' una diminuzione da 2mila a 1.300, dal 2006 al novembre 2009. E poi c'e' un piano a tendere che li portera' sotto i mille da qui al 2011. Abbiamo illustrato tutti i dati relativi agli sgomberi, che ad oggi sono 164, con un alleggerimento complessivo anche delle presenze degli irregolari che sono diminuite in maniera molto significativa". Per Moratti "e' un piano di lavoro che richiede un grande impegno e una grande coesione con le altre istituzioni del territorio e con il governo, ed era quindi importante avere una riunione per poter illustrare il lavoro svolto finora e condividere le prospettive per il lavoro ancora da svolgere".
Il progetto finale e' quello di chiudere tutto, perche' avere campi stanziali, in cui per la gente abita per 30 anni, non e' nella nostra cultura e nella nostra strategia. Anche un campo come quello di Triboniano". Lo ha detto il capodelegazione della Lega in Regione, Davide Boni, al termine del vertice di maggioranza con il sindaco, Letizia Moratti, sul tema dei campi rom. "L'idea - ha detto Boni - e' quella di avere uno smantellamento totale dei campi rom. L'idea del campo rom e' un'idea che non ha senso. Si prosegue in questa direzione in completo accordo con l'amministrazione comunale".
Riguardo alla posizione espressa dal capodelegazione della Lega in Regione, Davide Boni, Moratti ha detto che l'"azzeramento dei campi rom" indicato dalla Lega "è un sogno. I numeri stanno dimostrando una sostanziale riduzione e anche gli sgomberi sono significativi in questo senso: noi venivamo da una situazione in cui precedentemente erano stati fatti tre sgomberi, noi ne abbiamo fatti 164 dal 2006 ad oggi". Riguardo alle risorse a disposizione, Moratti ha precisato che "i fondi del ministero sono di due tipi": un fondo chiesto dal tavolo per la sicurezza presieduto dal prefetto che "il ministero ha già approvato, 12 milioni per l'alleggerimento dei campi", e un secondo. "Abbiamo fatto un'altra richiesta, anche questa di circa 12 milioni, per la messa in sicurezza di quelle aree che rappresentano un potenziale rischio per l'insediamento dei rom. La richiesta è stata inoltrata al tavolo per la sicurezza ma non è stata ancora deliberata dal ministero".
fonte: Affaritaliani
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