"Affittasi", ma non a tutti: "Solo a italiani". Il cartello discriminatorio è apparso sulla colonna di un palazzo nel quartiere di Rorai (Pordenone). La notizia è riportata oggi sul Messaggero Veneto nell'edizione locale.
Come mai quel distinguo? "Abbiamo avuto una brutta esperienza", si giustifica la proprietaria, "Una coppia di stranieri ci ha vissuto lo scorso anno. Lei una brava ragazza, ma lui l'ha lasciata e lei si è trovata in difficoltà. Non ce la faceva a starci dietro. Così abbiamo detto basta. Tanto più che nel palazzo vivono dei professionisti. Vogliamo che qui vivano brave persone". Ma questa non è una scelta isolata.
Lo racconta la titolare di un'agenzia pordenonese: "Purtroppo queste persone hanno ragione. Dispiace dirlo ma con gli stranieri ti va bene una volta su dieci. Noi abbiamo una cliente che ha affittato a degli albanesi: non solo non pagavano ma le hanno distrutto la casa. L'appartamento, 15mila euro di danni, ora è chiuso e i proprietari non vogliono più affittarlo. Ci sono poi quelli che non pagano l'affitto e le spese condominiali e non perchè non abbiano i soldi: è questione di mentalità. A fronte di queste esperienze abbiamo così clienti che ci dicono espressamente che non vogliono più affittare case agli immigrati ed è difficile dar loro torto".
Stupito invece del cartello appeso a Rorai un altro operatore immobiliare che dice di non aver mai sentito casi simili nel territorio: "Quello che viene chiesto normalmente è che gli stranieri abbiano i documenti in regola e capacita' di reddito per far fronte al canone di locazione"
fonte: AffarItaliani
martedì 19 aprile 2011
Cartello choc a Pordenone: "Si affitta solo agli italiani"
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lunedì 2 agosto 2010
Non si affitta agli immigrati
Appartamento affittasi: “astenersi perditempo e immigrati”. Luminosa casa con balcone e terrazza, in affitto: “No animali, no stranieri, no bambini”. Annunci come questi si susseguono a decine, sulla Rete. Riempiono siti di annunci, pagine di riviste specializzate, bacheche di tutta Italia. E mostrano il volto di un Paese che ha paura degli immigrati: anche se (o forse proprio perché) il loro numero non è più trascurabile. Secondo L’Istat i residenti sono almeno 3,9 milioni è il loro contrbuto al Pil (i dati sono del 2007) è del 9,1%. Un dato percentualmente più alto di quello degli italiani. La paura dello straniero degli italiani non trova riscontri neanche nei dati del ministero dell’Interno e della Banca d’Italia. Lo studio “Mandiamoli a casa – razzismo e pregiudizi, istruzioni per l’uso”, mostra che non esiste nessun parallelismo tra aumento dell’immigrazione con quello del tasso di criminalità.
Ciò nonostante molti italiani continuano ad avere paura degli immigrati, o quantomeno a non volerli quando cercano qualcuno a cui affittare una casa. A fornire una prospettiva scientifica all’esperienza quotidiana di centinaia di stranieri che tentano – tra umilianti “no, mi scusi” o “abbiamo già trovato”– di trovare un appartamento in affitto, sono per ora gli studiosi del Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche dell’Università di Modena e Reggio. In una ricerca appena pubblicata, dal titolo Ethnic discrimination in the Italian rental housing market, Massimo Baldini e Marta Federici mostrano come gli atteggiamenti discrimnatori nel mercato delle case non siano affatto finiti negli anni ’60, quando i cartelli “non si affitta ai meridionali” affollavano le strade delle città del Nord. Al posto del “terrone” oggi c’è l’immigrato. Una forma di razzismo che, secondo lo studio, è più presente nell’Italia settentrionale, colpisce soprattutto gli uomini, maggiormente gli arabi rispetto a chi proviene dall’Europa dell’Est. Un atteggiamento che non viene scalfito nemmeno dalla crisi economica: “piuttosto che affittare casa a un immigrato, la lascio sfitta”.
Per compiere la ricerca, gli studiosi hanno creato 12 identità fittizie: sei maschi e sei femmine, 4 con nomi italiani, quattro arabi, quattro con nomi che suonavano come tipici dell’Europa dell’Est. In tutto sono state spedite circa tremila email in risposta ad annunci di case in affitto: e nel 50% delle lettere veniva dettagliata anche la vita lavorativa e familiare dello scrivente. Per tutta risposta i ricercatori si sono trovati di fronte a “un muro di gomma” anti immigrati: se alle email con nomi italiani si rispondeva positivamente nel 62% dei casi, a quelle provenienti dagli aspiranti inquilini dell’Est europeo, la percentuale scendeva al 49,5% che per gli arabi era il 44%. In altre parole: un proprietario di casa su 5 ha risposto in maniera opposta se la proposta di affitto arrivava da un italiano o da un arabo.
Nelle regioni settentrionali poi, solo uno su quattro rispondeva positivamente a un nome maschile arabo, mentre il 70% con un nome maschile italiano. Questa differenza di trattamento (il 25% di rifiuti per migranti nord africani) cala al 12% al Centro e al 14% al Sud dello Stivale. Forse perchè, scrivono i ricercatori, al Nord i migranti sono di più producendo nei residenti fenomeni di rigetto più forti. O forse dipende dalla vitalità economica di queste regioni rispetto al Mezzogiorno: un padrone di casa del Nord sa che riceverà altre offerte, se dice no a uno straniero.
Quel che è certo è che la discriminazione avviene in due diversi modi. Il più delle volte è implicita: basta chiamare e rivelare poi che a voler affittare non è un italiano, ma uno straniero, per vedere molte agenzie immobiliari e molti privati ritrarsi immediatamente (come testimonia anche un video postato su YouTube dall’attore Saverio Tommasi). Altre volte è esplicita, come nei casi degli annunci “no stranieri” apparsi in Rete. In quest’ultimo caso ad essere responsabile della discriminazione è non solo chi scrive l’annuncio (che comunque non rischia conseguenze penali), ma anche chi lo pubblica (e rischia sanzioni in base al decreto legislativo 215 del 2003). A tale riguardo esiste l’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali (Unar), che ha creato un numero verde (800.90.10.10). Finora la gran parte delle segnalazioni riguardano le difficoltà nella ricerca di una casa. Ma a farle sono soprattutto italiani. Segno che quei cartelli – “affittasi – non a persone di colore” – seminano non solo rabbia, ma anche paura.
fonte: Il fatto quotidiano
Etichette: casa, immigrati, italia
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giovedì 20 maggio 2010
Ai Rom un appartamento confiscato alla mafia ma i vicini non li vogliono
Il Comune ha assegnato a una famiglia avente diritto un appartamento confiscato alla mafia.
L’appartamento è ubicato in un palazzo abitato da famiglie della media borghesia che hanno vibratamente protestato contro il provvedimento del Comune, temendo una perdita di valore della loro proprietà in conseguenza dell’ingresso nel condominio dei nuovi inquilini.
In passato, come si è detto, l’appartamento era in potere di soggetti in odore di mafia e per questa ragione è stato sequestrato. È spontaneo chiedere se i condomini di quel palazzo abbiano mai protestato per quell’incomoda presenza.
La famiglia assegnataria è di etnia ROM. I condomini del palazzo respingono l’accusa di razzismo e ritengono di avere buone ragioni per opporsi all’ingresso della famiglia ROM.
Ma al di là di delle motivazioni accampate dai proprietari esiste il dato inconfutabile di un comportamento discriminatorio nei confronti di soggetti considerati non integrabili nella comunità in quanto irrimediabilmente “diversi”. Il principio di uguaglianza è scritto a lettere chiarissime nella Costituzione ed è un principio universalmente riconosciuto.
È doloroso constatare che ancora oggi gli “zingari” - già nel passato sottoposti a spietate persecuzioni come gli ebrei – siano posti ai margini della civile convivenza a causa di pregiudizi e di diffidenze che dovrebbero essere tristi memorie di un tempo ormai per sempre tramontato.
Il Comune deve provvedere a offrire a tutti i nomadi condizioni civili di esistenza. I campi in cui molti di loro sono costretti a vivere sono in scandaloso abbandono, privi di servizi e senza i più elementari presidi igienici. Spesso – come è avvenuto a Roma – si preferisce nascondere la loro presenza ai cittadini con sgomberi forzati che li costringono a cercare rifugi ancora più precari.
Occorre un’azione di informazione e di promozione culturale rivolta a tutta la cittadinanza per sgombrare le menti da pregiudizi e intolleranze di carattere medioevale.
I ROM sono esseri umani e cittadini come chiunque altro e quindi se sono senza casa, se sono iscritti nelle liste comunali e hanno maturato il diritto alla assegnazione devono essere trattati come tutti gli altri assegnatari e non come cittadini di serie Zeta.
fonte: Blogsicilia
martedì 22 dicembre 2009
"Parcheggi gratis per le famiglie esclusi stranieri e coppie di fatto"
Come si fa a cacciare gli immigrati dal centro del paese? L’idea della giunta leghista di Alzano Lombardo, nella Bergamasca, è semplice e molto pratica: impedendogli di parcheggiare. Le strade sono strette e piazzare l’auto è un’impresa. Ora il Comune costruirà dei box, ma solo per "cittadini italiani". Se poi i vigili del sindaco Roberto Anelli saranno implacabili e termineranno l'opera a suon di multe (etniche), il disegno sarà completato.
Il centro di Alzano non è affatto un paradiso: molte case sono fatiscenti e la zona si sta spopolando (ma non di immigrati, arrivati al 14 per cento). Come rimedio al degrado, gli amministratori vogliono ora convincere le giovani coppie a stabilirsi lì con un pacchetto di sgravi fiscali e contributi a fondo perduto. Ciliegina sulla torta, il parcheggio auto riservato. E se poi ne approfittano gli immigrati?, è stato a lungo il tormento dell’amministrazione leghista. La soluzione è stata trovata mettendo in coda al provvedimento una clausola verde padania: "solo per i cittadini italiani".
L’opposizione ha protestato, chiedendo di adeguarsi al modello seguito nell’assegnazione dei contributi a chi ha perso il lavoro. E cioè uno sbarramento per chi abbia meno di 5 anni di residenza nel territorio, immigrato o autoctono. Niente da fare: Lega e Pdl hanno votato compatti e la "clausola verde" è passata. Ad Alzano Lombardo si celebra ogni estate la più antica e gloriosa festa leghista, la "Berghem Fest", che ormai è giunta al ventesimo anno e ospita sempre i massimi leader del partito.
fonte: Repubblica
giovedì 17 dicembre 2009
Per non dormire in strada
Occupano una scuola abbandonata per non dover dormire in strada. È la situazione di decine di rifugiati africani che questa notte hanno cercato riparo nell'ex liceo Socrate, a Bari. Sono centotrentotto tra eritrei ed etiopi, e hanno dormito all'aperto per mesi in attesa che le strutture comunali fossero in grado di accoglierli. L'attesa è stata vana e ieri sera i rifugiati hanno deciso di occupare la ex scuola, un edificio ora dismesso.
Accoglienza. La situazione va avanti da tempo, ma si è aggravata negli ultimi due mesi. I rifugiati politici che arrivano nel capoluogo pugliese vengono inizialmente ospitati nei Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), per un periodo che può durare da cinque a sette mesi. Quando però si tratta di garantire quella che viene definita la 'seconda accoglienza', i dormitori e le mense del Comune di Bari si rivelano insufficienti ad ospitare tutti i rifugiati che si trovano in città.
Ferrhotel. Pur ammettendo l'inadeguatezza delle attuali strutture, l'amministrazione locale non ha saputo proporre soluzioni alternative, costringendo i migranti a dormire per le strade. Così alla fine di ottobre un gruppo di rifugiati somali ha occupato uno stabile abbandonato di proprietà di Grandi Stazioni, il Ferrhotel. Dopo le resistenze iniziali, il Comune ha intavolato con la proprietà un accordo per ottenere il comodato d'uso dell'edificio, permettendo agli occupanti di restare. Ma a condizioni che rimangono precarie: ci sono volute tre settimane per l'allaccio dell'acqua e ancora non c'è la luce.
fonte: Peacereporter
Etichette: bari, casa, eritrea, etiopia, rifugiati politici
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giovedì 17 settembre 2009
"Razzismo in Comune" Querelato l'assessore Borghi
«Amare Gerenzano vuol dire non affittare e non vendere case agli stranieri». Dichiarazioni che, prima dell’estate, avevano scatenato un fiume di polemiche. E che oggi sono costate all’amministrazione e all’assessore leghista Cristiano Borghi una querela da parte di cinque persone, 3 italiani e 2 stranieri (4 dei quali residenti a Gerenzano), che si sono affidati a due associazioni contro la discriminazione razziale.
L’invito dell’amministrazione leghista era stata lanciata dal giornale comunale “Filodiretto con i cittadini”. Dove l’assessore firmava di suo pugno l’invito a combattere il degrado del paese chiudendo le porte agli extracomunitari. Un appello che, secondo gli amministratori, che avevano discusso il tema anche in consiglio, era dettato dal riscontro con la realtà: degrado ed insicurezza erano direttamente riconducibili alla presenza di stranieri. Non la pensano così le cinque persone, che rimangono anonime, che si sono rivolte agli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri, e che sono assistite dalle associazioni “Avvocati per niente onlus” ed “Associazione studi giuridici sull’immigrazione”.
La querela è stata depositata ieri al tribunale di Milano e si tratta del primo ricorso in cui si dichiara che l’articolo intitolato «Noi abbiamo chiuso le porte... ma molti gerenzanesi le hanno riaperte» è palesemente razzista. I ricorrenti chiedono al giudice di accertare e dichiarare il carattere discriminatorio del comportamento tenuto da Borghi e di ordinare al Comune di Gerenzano di rimuovere l’articolo.
A parte il carattere palesemente razzista delle dichiarazioni – sostengono – quello che qui rileva è che dal luglio scorso, qualsiasi residente che volesse vendere o affittare a un extracomunitario si vedrebbe a rischio di essere additato non solo come persona egoista e taccagna, ma addirittura come corresponsabile della insicurezza dei cittadini». I ricorrenti si ritengono danneggiati e chiedono anche un risarcimento di 2mila euro (mille per le due associazioni). I tre italiani si sentono discriminati perché non possono trattare l’affitto o la vendita di immobili con gli stranieri, mentre i due immigrati, tutti e due del Camerun, per discriminazione. Uno dei due è residente a Gerenzano ed è cittadino italiano. L’altro abita ad Abbiategrasso, non è cittadino, e vorrebbe trasferirsi a Gerenzano.
fonte: La Provincia di Varese
Etichette: casa, lega nord, varese
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martedì 14 luglio 2009
Varese, il diktat dell'assessore leghista "Non vendete o affittate a extracomunitari"
L'appello è senza mezzi termini: "Chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari. Altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura a uscire di casa!". Con tanto di punto esclamativo alla fine, per rafforzare il concetto, e la firma di Cristiano Borghi, assessore alla Polizia locale e alla sicurezza pubblica del Comune di Gerenzano, in provincia di Varese, retto da una amministrazione monocolore leghista. La pagina è apparsa sul numero di maggio di Filo diretto con i cittadini, il bollettino ufficiale del Comune, ed è stata già segnalata all'Ufficio contro le discriminazioni razziali istituito presso il ministero delle Pari opportunità.
GUARDA Il bollettino di Gerenzano
L'appello è contenuto nell'ultima parte del testo che riportiamo in questa pagina così come appare nel bollettino. Ma anche l'incipit non è da meno: "Questa amministrazione che guida il Comune ormai da diversi anni non ha mai - e sottolineo mai - agevolato l'afflusso degli extracomunitari nel nostro paese". Vantandosi del fatto che la stessa amministrazione "non ha mai costruito con i soldi dei gerenzanesi case popolari, in quanto ai primi posti della graduatoria ci fossero sempre i soliti noti"; che "non abbiamo mai destinato terreni per la costruzione di moschee e destinato edifici come luoghi di culto agli extracomunitari di religione islamica"; che "i nomadi che arrivano e sostano all'interno del territorio comunale devono lasciare il paese entro 48 ore"; e che "non abbiamo mai favorito gli extracomunitari sotto il profilo dei contributi o dei sussidi economici".
La polemica è scoppiata pochi giorni dopo che un altro esponente della Lega Nord, addirittura il neoeurodeputato Matteo Salvini, era finito in un video pubblicato da repubblica.it che lo ritraeva nell'ultimo raduno del partito di Umberto Bossi, a Pontida, mentre intonava cori razzisti contro i napoletani. Salvini, per inciso, è lo stesso che aveva invocato carrozze speciali della metropolitana riservate solo ai milanesi doc, per evitare commistioni con gli extracomunitari. E che intonava quel coro indossando una maglietta con la scritta "più rum meno rom".
fonte: Repubblica
domenica 5 aprile 2009
Bimbi afgani dormivano nei tombini
«Un gruppo di ragazzi dormiva nei tombini presso la stazione Ostiense: l´ho letto sui giornali. È un fatto molto grave. Molto impressionante». Se n´è accorto sfogliando i quotidiani, il sindaco Alemanno, guardando le immagini di degrado assoluto registrate dalle telecamere di Sat2000.
E ha subito annunciato: «Ho dato incarico all´assessore alle Politiche sociali, Sveva Belviso, e al comandante della Polizia municipale, Angelo Giuliani, di svolgere un´approfondita indagine: soprattutto per scongiurare il rischio che simili episodi possano ripetersi. Anche se», ha proseguito il sindaco, «l´assessorato ai Servizi sociali aveva denunciato da tempo al ministero dell´Interno grandi difficoltà nella gestione dei flussi migratori con arrivi incontrollati direttamente nel cuore della nostra città».
Immediate le reazioni, mentre la Polfer precisa: «Nessun bambino dormiva nei tombini. Al massimo venivamo utilizzati come ripostigli». Dopo un viaggio infernale. Al costo di diecimila euro.
«La situazione di degrado di piazzale dei Partigiani era da tempo nota al Campidoglio, anche perché ampiamente documentata dai giornali e denunciata dagli abitanti», ha detto il senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo, segretario della Commissione Affari Europei. Sull´argomento è intervenuto anche il consigliere comunale Pd Paolo Masini: «Ma dove vive il sindaco?» ha detto. «Verrebbe da dire buongiorno Alemanno: ma vorremmo ricordargli che il sindaco è lui. Questo è il risultato della scarsa attenzione alla rete di servizi di assistenza sociale di Roma». Una città dove i disperati affollano il terminal Ostiense stipati tra i marciapiedi e le grate dei tombini. Così tanti da dividersi questi spazi in base a una gerarchia. Indiani e pachistani dietro la cancellata. Iraniani e afgani nei tombini.
L´assessore Belviso è andata a trovare i ragazzini afgani ospitati al centro di accoglienza di via Placido Zurla, nel quartiere Casilino. «Sono a Roma da cinque giorni e hanno dormito sulle panchine, non nei tombini» ha detto dopo averli incontrati. «Sono stati proprio loro a raccontarlo. Anzi, non riuscivano nemmeno a capire cosa stessimo chiedendo». E tra l´altro «non avrebbero potuto neppure entrare lì dentro. Fisicamente sono grandi». E spiega che chi ha organizzato il viaggio dei bambini, ha indicato loro, come un luogo in cui trovare riparo e anche cibo grazie alla Caritas, proprio la stazione Ostiense.
fonte: Repubblica
Etichette: afghanistan, bambini, casa, roma
Pubblicato da AdminK alle 14:55 1 commenti
martedì 31 marzo 2009
Romeno aveva trovato molte porte chiuse e ricevuto tanti no
Problemi per trovare un alloggio all'uscita dal carcere per Alexandru Istzoika Loyos, il 'biondino' scagionato dallo stupro della Caffarella. Anche lui avrebbe subito atteggiamenti di emarginazione e razzismo da parte di persone a cui due associazioni di romeni si erano rivolte per assicurargli un alloggio dopo i 40 giorni trascorsi a Regina Coeli. Dopo molte porte chiuse e tanti no e' stato trovato il primo alloggio da persona libera a Loyos.
fonte: Ansa
Etichette: casa, roma, romania
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