perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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venerdì 12 novembre 2010

Brescia, protesta sulla gru. Sajad sta male, la questura vieta invio medico sulla struttura

Sulla gru fa freddo, le temperature si abbassano. E Sajad sta male, ormai da un paio di giorni. Pachistano della zona di Guajarat, 27 anni, un master in lingue, non vede la famiglia da 3 anni, da quando è arrivato in Italia. Già nelle scorse ore la sua sagoma non si scorgeva, febbricitante. Oggi lo hanno visto seduto al sole, forse sta un po' meglio. Ma un medico non lo può vedere. Anzi sì, stando alle parole dell'ormai noto vice questore di Brescia Emanuele Ricifari, immortalato in un video in cui chiede ripetutamente di caricare un gruppo di persone del tutto pacifiche.

Se vuole un medico, avrebbe detto il funzionario, che scenda e verrà visitato.

Il problema è che, oltre all'incredibile caso di omissione di cure mediche, anche se anche Sajad accettasse di scendere, non è chiaro se sia in condizioni fisiche di farlo. Soprattutto da una gru e da quell'altezza.

Fonti contattate sotto la gru, fra chi in tutti questi giorni cerca di fornire i minimi aiuti necessari alla sopravvivenza dei migranti che lottano contro le truffe della sanatoria, aggiungono particolari sullo stato di pressione che le autorità prefettizie e di polizia stanno adoperando per mettere fine alla protesta. Pressioni familiari, con appelli e con interventi degli affetti capaci di esercitare emozione, nessun contatto, almeno fino a ora, con avvocati, mezzo quartiere blindato e il taglio dei mezzi di comunicazione. Niente più pile cariche per i cellulari, ai migranti sulla gru rimane una radio, ma chi manda messaggi non è nemmeno certo che in realtà il messaggio arrivi forte e chiaro.

Il cibo che viene portato dalla Caritas viene in parte scartato dagli stessi migranti, che sono entrati in uno stato di continua allerta e temono che il cibo sia in qualche maniera manipolato. E così si nutrono di alimenti in scatola o preconfezionati.

E' sceso oggi dalla gru Papa, disoccupato, 20 anni, cittadino senegalese che vive a Brescia da cinque, con i genitori. Il ragazzo, che era salito insieme ad altri migranti sulla gru nel cantiere della metropolitana di brescia, non sarà arrestato. Lo ha spiegato la questura precisando che la sua posizione, a differenza di quella dell'immigrato indiano sceso per primo, è al vaglio. La sua richiesta d'emersione dal sommerso è ancora in itinere. La stessa posizione, è stato spiegato sempre oggi, è anche quella dell'immigrato marocchino che si trova sulla gru. Oltre a quest'ultimo vi sono poi due pachistani e un egiziano.

fonte: Peacereporter

domenica 14 febbraio 2010

Delitto in strada, egiziano ucciso E' guerriglia urbana in via Padova

Una lite per qualche banale parola di troppo. Sfociata in un omicidio e in oltre quattro ore di totale follia, di rivolta, devastazione e caccia all’uomo in via Padova, periferia Nord-est di Milano ad altissimo tasso di immigrazione. Ed è proprio uno scontro razziale causa e conseguenza della morte di Ahmed Abdel Aziz el Sayed Abdou, un ragazzo di quasi vent’anni arrivato in Italia dall’E gitto. Morto accoltellato per mano, dicono le prime indagini, di una banda di sudamericani.

Il quartiere a ferro e fuoco. Per riprendere il suo cadavere, per rabbia, per insofferenza ai vigili e alla polizia un centinaio di suoi connazionali hanno messo a ferro e fuoco il quartiere, rovesciando auto, spaccando vetrine, gridando in arabo frasi minacciose anche nei confronti degli italiani. Italiani che a loro volta, dalle finestre dei palazzi, hanno lanciato oggetti e insulti al passaggio della massa di giovani, giovanissimi nordafricani.

L'omicidio. Poco prima delle 17,30 Ahmed — che venerdì aveva ottenuto il permesso di soggiorno e lavorava come pizzaiolo da due anni — era a bordo di un autobus con altri amici: per motivi ancora da chiarire avrebbe iniziato a litigare con alcuni peruviani. I due gruppi sono scesi dal mezzo in via Padova, all’altezza del numero civico 80, e lì sono spuntati i coltelli. Ahmed è stato ferito al torace: una ferita profonda, che ne ha causato la morte quasi immediata. Altri due giovani sono stati feriti in modo più lieve dalla banda che è riuscita a scappare, mentre la strada iniziava a capire quello che era successo.

La rivolta. Dal racconto dei testimoni in pochi minuti la via si è riempita di centinaia di egiziani e marocchini. Il corpo di Ahmed era lì, la polizia e i carabinieri stavano isolando la zona. I vigili — in un momento di gestione della piazza tumultuante — avrebbero bloccato il traffico agitando i manganelli contro i nordafricani che volevano riavere il corpo del loro connazionale (secondo la tradizione islamica, infatti, dovrebbe essere sepolto entro un giorno dalla morte) e chiedevano garanzie su dove sarebbero stati portati i due feriti. È in questi momenti che scoppia la rivolta: prima vengono lanciate contro i vigili le transenne usate per bloccare le vie, poi viene assaltato un bar di sudamericani proprio accanto al luogo dell’aggressione mortale, con vasi di cemento lanciati contro le vetrine e la gente terrorizzata all’interno.

fonte: Repubblica

venerdì 16 ottobre 2009

Aggredito egiziano con slogan fascisti

Roma, «In quattro sono scesi dalla macchina in pieno giorno, verso le 12, all'altezza di Valco San Paolo - Viale Marconi, hanno aggredito un ragazzo egiziano e se ne sono andati via, dopo 'l'eroica vigliaccatà, inneggiando a Mussolini». Lo denuncia Andrea Catarci, presidente del Municipio XI. «Il ragazzo, in evidente stato di shock, è stato ricoverato all'ospedale San Camillo, dove gli è stata riscontrata la rottura del setto nasale», racconta Catarci.

fonte: Corriere della Sera

sabato 10 ottobre 2009

Immigrazione: abbandonati in mare, trovato un altro cadavere

Il cadavere di un immigrato è stato rinvenuto dalla guardia costiera sulla spiaggia di contrada "Bulala", a circa due km a est del centro abitato di Gela. E' stato scoperto da un pescatore dilettante. Salgono così a tre le vittime dello sbarco di extracomunitari avvenuto il 6 ottobre scorso. Su un gommone di 8 metri sarebbero stati assiepati 50 clandestini (tutti egiziani) arrivati con una nave-madre il cui equipaggio, al largo della costa gelese, di notte, li avrebbe buttati in acqua dando loro anche dei bidoni di plastica cui eventualmente aggrapparsi per raggiungere la riva.

fonte: Unione Sarda

lunedì 28 settembre 2009

MILANO, 2 EGIZIANI: "PESTATI PER RAZZISMO DA 4 ITALIANI"

Due ragazzi di origine egiziana sono stati picchiati, secondo quanto riferito alla polizia "senza motivo", da quattro ragazzi italiani con calci e pugni. È successo la scorsa notte a Milano in via Chiese all'angolo con via Sarca. Le vittime sono due egiziani di 22 anni e 27 anni, regolarmente residenti in Italia, entrambi hanno riportato ferite non gravi e sono stati portati al pronto soccorso del S. Raffaele. Secondo quanto i due immigrati hanno raccontato alla Polizia giunta sul posto, si tratterebbe di una aggressione a stampo razzista. I quattro italiani sarebbero, infatti, scesi dalla loro macchina, una Y 10, e senza alcun motivo si sarebbero scagliati contro i due con calci e pugni, per poi rimettersi in macchina e scappare.

fonte: Leggo

martedì 22 settembre 2009

Meheret, una ragazza che non sa che sta sulle scatole ad un sacco di gente

Meheret è una ragazza egiziana che vive e lavora a Verona. Meheret non sa che sta sulle scatole ad un sacco di gente, perché la sua faccia ha il colore del cioccolato al latte, anche se ormai il suo accento è comune a quelli che la odiano. E’ regolare, ha il permesso di soggiorno e lavora come segretaria in una grande realtà imprenditoriale veronese: lavora e produce, nonostante venga dalla terra dei faraoni. Deve rinnovarlo quel permesso, e quindi inizia daccapo tutta la trafila tra le Poste Italiane e la questura.

Meheret ogni mese, quando prende il suo stipendio, ne manda una parte in Egitto. La straniera, l’extracomunitaria, la diversa caffelatte mantiene se stessa e la sua famiglia, a soli vent’anni, come il 99 % degli italici, o no? Anche a settembre si reca in un money transfer, come Western Union o Money Gram, per fare il versamento verso l’Egitto. Presenta il passaporto ma le chiedono il permesso di soggiorno. Meheret manda soldi da anni, e nessuno glielo ha mai chiesto. «E’ una nuova legge» le dice l’addetta dell’agenzia. «Sono in fase di rinnovo, le posso dare la ricevuta delle poste che accerta l’iter avviato» risponde Meheret, sorpresa da questa novità. «No, non può, e se iniziamo la procedura la dovrò segnalare come sospetta clandestina».

Meheret non sa che in Italia sta sulle scatole ad un sacco di gente. Meheret non sa che il 7 settembre è entrata in vigore, assieme al pacchetto sicurezza e alle nuove disposizioni in materia di sicurezza pubblica pensate per quelli come lei, la legge n° 94 del 15 luglio, che all’articolo 1 comma 20 obbliga gli agenti in attività finanziaria, ossia proprio i money transfer, a segnalare alle autorità tutti gli extracomunitari che chiederanno di inviare o riceve denaro e saranno sprovvisti di permesso di soggiorno. La procedura però non fa alcuna differenza tra chi potrebbe essere realmente un clandestino e chi, invece, come Meheret, vive e lavora regolarmente a Verona e aspetta solo il rinnovo del permesso. Alla fine, pensa Meheret, saremo sempre tutti clandestini per qualcuno. Quando l’addetto al money transfer registra i dati del documento presentato da chi deve versare o ricevere denaro, lo step successivo lo obbliga a confermare se il cliente è munito o meno del permesso di soggiorno. Se la risposta è positiva, inserendo il numero del permesso la procedura va avanti senza intoppi; in caso contrario il terminale manda una segnalazione all’agenzia di riferimento che la gira in automatico alla questura di competenza, e Meheret diventerà oggetto di accertamenti da parte della polizia.

fonte: L'AnteFatto

lunedì 29 giugno 2009

Operaio egiziano ucciso per strada a Settimo Milanese

Ammazzato per strada con tre colpi di pistola. Vittima dell’agguato, avvenuto nella notte tra sabato e ieri a Settimo Milanese, un operaio egiziano di 42 anni. L’uomo stava passeggiando insieme a due connazionali verso l’una, quando è stato raggiunto da tre colpi di pistola esplosi da due uomini che si sono avvicinati a bordo di un ciclomotore e poi sono fuggiti. Il nordafricano è stato immediatamente soccorso dai carabinieri di Settimo Milanese ed è stato trasportato all’ospedale San Carlo di Milano, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico, ma è morto durante l’operazione per choc emorragico a causa delle ferite alla coscia e all’addome. Sulle cause dell’omicidio è mistero fitto. Il 42enne, arrivato in Italia dieci anni fa senza famiglia (la moglie e i due figli sono rimasti in Egitto), era incensurato e in regola con il permesso di soggiorno. Pare non avesse particolari vicende sentimentali alle spalle che potrebbero ricondurre a un omicidio passionale. Oltre alle due persone che erano con lui al momento dell’omicidio, ieri i carabinieri hanno sentito anche alcuni suoi amici, per cercare di capire in che scenario sia avvenuta l’esecuzione. Al momento non è esclusa nessuna ipotesi, nemmeno lo scambio di persona o un gesto di follia da parte di qualche squilibrato.

fonte: Metro

venerdì 26 giugno 2009

Limbiate, pestaggio a sfondo razzista contro il padre della scrittrice Ghazi

Chi ha visto quanto accaduto qui, in un’officina all’ombra di una chiesa, lo definisce un linciaggio. Un linciaggio iniziato con le parole «Tornatene al tuo Paese»: perché la vittima, Ibrahim Ghazy, cuoco 64enne e padre della 22enne scrittrice Randa Ghazy, in Italia da oltre vent’anni, è di origini egiziane. Un linciaggio del quale ora si stanno occupando i carabinieri della stazione di Limbiate e compiuto, a causa della lite per un parcheggio, da tre generazioni di una stessa famiglia – dai nonni al nipote 17enne. Ibrahim Ghazy è finito all’ospedale di Garbagnate Milanese con due costole fratturate, una vertebra scheggiata e una prognosi di almeno 45 giorni («ma dovrà stare a riposo almeno tre mesi”» dicono i medici). Una certezza: «Quella che mi ha colpito è una rabbia razzista. Un odio a sangue».

Tutto è cominciato lo scorso venerdì, quando Ghazy ha portato la sua auto a riparare all'officina di via San Bernardo 4, a Limbiate. Aveva appena parcheggiato di fronte al cancello dell’autofficina quando si è trovato di fronte un residente nelle vicinanze, Roberto Genovesi. «Mi ha detto che non potevo posteggiare lì - racconta Ghazy dal letto d’ospedale - nonostante sia una strada pubblica, di fianco a una piazza pubblica». Peraltro, la casa di Roberto Genovesi non è accanto all’officina, ma almeno una ventina di metri più in là. «Mi ha tirato un pugno, ma ho lasciato correre. Avevo di fronte una giornata piena di lavoro, c’era da cuocere il pesce, in pizzeria. E ho pensato: se mi metto a litigare ora, non combino niente».

Quanto accaduto, però, non era che il preambolo di quanto sarebbe accaduto il lunedì successivo. «Erano le cinque, avevo appena chiuso l’officina», ricorda il titolare, Paolo Genovesi (cugino dell'uomo che aveva iniziato la lite, ma i due non hanno rapporti da anni). Ghazy è arrivato in auto con un parente per recuperare la sua macchina. È entrato nel garage, e una volta uscito ha trovato Roberto Genovesi ad aspettarlo con tutta la famiglia: padre, madre, moglie e figlio. «Scattavano foto alla macchina dove c’era il mio parente. Quando sono arrivato, la signora più anziana, che per camminare usa un bastone, ha iniziato a usarlo per picchiarmi. "Tornatene al tuo Paese", urlava. Le ho risposto: "Signora, sono italiano come lei". Quando ho chiesto che cosa ci fosse da fotografare, ho ricevuto un altro pugno. E a quel punto ho capito che erano lì per farmi del male. E ho tirato un pugno anch’io». Un pugno che ha rotto il setto nasale del Genovesi – che, in attesa di rilasciare dichiarazioni ufficiali, tiene però a smentire «per intero» le dichiarazioni di Ghazy.

A quel punto è scattata la furia dei cinque membri della famiglia Genovesi. «Ho visto Ghazy rientrare di corsa nell’officina, inseguito da tutte quelle persone - ricorda il meccanico . Ha tentato di afferrare un attrezzo per difendersi, ma è stato colpito con un bastone alla schiena. E quando era a terra, contro il muro, è stato colpito di continuo, a calci. Finché non è rimasto immobile». Mentre lo picchiavano, la madre del signor Genovesi – ben oltre i 70 anni – è andata dal titolare dell’officina, urlandogli: «Ma che gente porti qui…?». «Ero senza parole: tutto è accaduto in pochissimi secondi», spiega il meccanico, ancora incredulo. «Un linciaggio, ecco cos’è stato. Una violenza simile l’ho vista solo in tv, solo nei film. E per di più contro un uomo come Ibrahim, sempre gentile, sempre a modo: uno che non alza mai la voce, figurarsi le mani. Ma sono sicuro che a scatenare la rabbia c’è stato il fatto che fosse egiziano». Non si tratta del primo gesto ostile della famiglia. C’erano state dispute territoriali, persino l’incendio di un pezzo di terreno. Sono convinti che quella strada, quel pezzo di terra, sia cosa loro.

Senza parole è pure Randa Ghazy, 22 anni, figlia di Ibrahim e autrice di tre libri, l’ultimo dei quali – «Oggi forse non ammazzo nessuno. Storie minime di una giovane musulmana stranamente non terrorista» (Fabbri editrice) – è un romanzo dedicato alle difficoltà di integrazione degli immigrati di seconda generazione. «Un accanimento del genere lascia scioccati. Mio padre è una persona onesta e pacifica, rigorosa nel rispettare i diritti degli altri, non si meritava una cosa del genere, e oltre al dolore fisico ora si porta dietro un senso di offesa e umiliazione. La nostra identità non cambia, siamo sempre italiani. È la fiducia nei confronti degli altri ad essere profondamente danneggiata. Ora spero che la giustizia faccia il suo corso e punisca severamente questa ferocia. Altrimenti lo sconforto e il senso di ingiustizia minano gravemente le persone che la subiscono e la loro fiducia e il loro amore per il Paese in cui hanno scelto di vivere».

fonte: Corriere della Sera

Guarda l'intervista

lunedì 4 maggio 2009

Stupro del Primo Maggio a Milano, si fingeva straniero

Mentre la stampa tipo Il Giornale e il Padano parlavano di uno stupratore egiziano e nordafricano la verità è un altra:

I soldati a Milano son 400. Già da tempo il centrodestra chiede di rinforzare quel numero, come se fosse esiguo. Lo fa anche il presidente della Provincia di Milano, il pd Filippo Penati, bacchettando il governo e l'amministrazione cittadina. I casi di violenze per strada nei primi mesi dell'anno sono stati una ventina: eccetto due, sono stati commessi da immigrati. Anche se in un caso si è scoperto che il violentatore, italianissimo, fingeva però un accento straniero. L'ultimo fatto accaduto il primo maggio riscalda la campagna elettorale, non solo per le europee ma anche per la provincia di Milano: nel cuore del giorno, alla luce del sole, in mezzo alla folla della mayday parade, grazie all'intervento dei presenti, l'episodio si è fermato alla tentata violenza sessuale, quando un giovane marocchino ha tentato di violentare una 23enne svenuta a terra forse per il troppo alcool. La gente c'ha messo un po' a capire che non erano effusioni tra innamorati: poi è partito un tentativo di linciaggio che la polizia è riuscita a interrompere con la forza. E' il 19imo caso per le strade di Milano e Hinterland: gli altri tutti purtroppo andati a segno. Riccardo de Corato, vicesindaco di Milano da dodici anni, chiede tolleranza zero: a chi non si capisce, visto che è sua da sempre la delega alla sicurezza. La sicurezza che non c'è.

fonte: Lorella Beretta via Facebook

giovedì 30 aprile 2009

OMICIDIO A SFONDO RAZZISTA "L'ho buttato sotto il treno"

Si era subito pensato ad un incidente ferroviario quando, la sera di lunedì scorso, un rumeno era stato travolto da un treno in corsa, nei pressi della stazione ferroviaria di San Cristoforo a Milano. In realtà l'uomo sarebbe stato spinto sui binari al termine di una rissa. A confessarlo, secondo quanto riportato dagli inquirenti, sarebbe stato proprio il suo assassino, un giovane egiziano di 25 anni, clandestino e senza fissa dimora che la stessa sera avrebbe picchiato e ucciso il rumeno al termine di una rissa.
L’uomo avrebbe iniziato a disturbare il 39enne rumeno mentre pregava nei pressi della stazione ferroviaria. L'egiziano nutrirebbe nei confronti dei rumeni un odio tale da spingerlo ad intraprendere una violenta colluttazione con la vittima: un calcio, un pugno e poi la fatale spinta sotto il treno in arrivo.
L'aggressore, arrestato per omicidio, avrebbe detto ai carabinieri, a conferma dello sfondo razzista dell'episodio, che i rumeni “dalla terra vengono e nella terra devono tornare”. Interrogato dal pubblico magistrato, ieri, ha confermato senza batter ciglio, la versione confessata ai carabinieri.

lunedì 23 febbraio 2009

Muore una straniera italiana

Alessandra Samira Mangoud è nata e cresciuta a Roma ed è morta il 20 febbraio scorso sempre a Roma a soli 29 anni. Di origini filippine ed egiziane è morta da straniera in Italia per una legge discriminatoria nei confronti dei figli d'immigrati .
Alessandra Samira era una romana che aveva il taglio d'occhi degli asiatici, regalo della madre filippina e il colore della pelle degli egiziani dono del padre. Per chi la conosceva o la sentiva parlare Ale Samy non era straniera, solo per lo Stato era una figlia illegittima!
Non sapeva di dover richiedere la cittadinanza italiana tra i 18 e i 19 anni , come previsto dalla legge per l'acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati extracomunitari, di consegenza è rimasta cittadina straniera in un Paese a lei non affatto straniero visto che era l'unico dove avesse mai vissuto.
Problemi di salute conditi con la stanchezza di troppe spiegazioni e perdite le hanno affaticato il cuore.
E' cosi che un frammento dell'Italia se è andato senza una cittadinanza reale, mentre lei quella cittadinanza la voleva, per cuore e per ragione. Per Samira quel pezzo di carta era la sua unica vera carta d' identità ed era anche quell' "amore non corrisposto" che nel concreto le aveva portato via prima le sue certezze e poi un lavoro presso un ente pubblico. Un legame con l'Italia il suo, legato al vissuto e non al sangue; quello di una ragazza come noi, tante seconde generazioni, che il sangue preferiscono lasciarlo dove deve stare: nelle vene, perchè trovano solo nello luogo in cui nascono e crescono il proprio Paese.
L'Italia non si è presa la responsabilità di riconoscere la nostra amica e questo solo perchè i suoi genitori erano diversi. Il nostro Paese non pensa a dove fosse nata o morta, pensa solo all'immigrazione clandestina, quasi mai riflette su una Samira e sul perchè è una mancata italiana. Dimentica.
Samira adesso ha due date, che incorniciano il suo percorso e che testimoniano il fatto che era "una romana de Roma" .Questo avviene contro ogni legge tardiva e cieca che considera ancora stranieri i figli d'immigrati nati e cresciuti in Italia per paura di macchiarsi lo stivale. Avviene grazie alla globalizzazione, di cui Samira e noi siamo l'esempio concreto e che appare essere la nostra nuova madre, se non altro perchè ci da voce anche se mamma Italia non risponde.
Per fortuna Samira avevi e hai tanti amici, tra questi anche alcuni come te e per questo non devi preoccuparti se "Fratelli d'Italia" di Mameli non sarà ancora per un po' la tua canzone.
Per noi e per tutti quelli che ti hanno conosciuto lo sei per spiritio anche forse più di altri. Peccato che L'Italia non ti abbia conosciuta a dovere, saresti stata una delle sue figlie preferite! Eri quella che s'incavolava per le partite perse della Roma, che era arrabbiatissima quando le chiedevano: "di dove sei"? Glielo diremo noi Sam, ci proveremo come sempre.
Alessandra Samira ha perso la cittadinanza, il lavoro e oggi anche la vita.
L'Italia, suo genitore, qualcosa le poteva dare: il suo nome.

fonte: Rete G2

Muore una straniera italiana

Alessandra Samira Mangoud è nata e cresciuta a Roma ed è morta il 20 febbraio scorso sempre a Roma a soli 29 anni. Di origini filippine ed egiziane è morta da straniera in Italia per una legge discriminatoria nei confronti dei figli d'immigrati .
Alessandra Samira era una romana che aveva il taglio d'occhi degli asiatici, regalo della madre filippina e il colore della pelle degli egiziani dono del padre. Per chi la conosceva o la sentiva parlare Ale Samy non era straniera, solo per lo Stato era una figlia illegittima!
Non sapeva di dover richiedere la cittadinanza italiana tra i 18 e i 19 anni , come previsto dalla legge per l'acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati extracomunitari, di consegenza è rimasta cittadina straniera in un Paese a lei non affatto straniero visto che era l'unico dove avesse mai vissuto.
Problemi di salute conditi con la stanchezza di troppe spiegazioni e perdite le hanno affaticato il cuore.
E' cosi che un frammento dell'Italia se è andato senza una cittadinanza reale, mentre lei quella cittadinanza la voleva, per cuore e per ragione. Per Samira quel pezzo di carta era la sua unica vera carta d' identità ed era anche quell' "amore non corrisposto" che nel concreto le aveva portato via prima le sue certezze e poi un lavoro presso un ente pubblico. Un legame con l'Italia il suo, legato al vissuto e non al sangue; quello di una ragazza come noi, tante seconde generazioni, che il sangue preferiscono lasciarlo dove deve stare: nelle vene, perchè trovano solo nello luogo in cui nascono e crescono il proprio Paese.
L'Italia non si è presa la responsabilità di riconoscere la nostra amica e questo solo perchè i suoi genitori erano diversi. Il nostro Paese non pensa a dove fosse nata o morta, pensa solo all'immigrazione clandestina, quasi mai riflette su una Samira e sul perchè è una mancata italiana. Dimentica.
Samira adesso ha due date, che incorniciano il suo percorso e che testimoniano il fatto che era "una romana de Roma" .Questo avviene contro ogni legge tardiva e cieca che considera ancora stranieri i figli d'immigrati nati e cresciuti in Italia per paura di macchiarsi lo stivale. Avviene grazie alla globalizzazione, di cui Samira e noi siamo l'esempio concreto e che appare essere la nostra nuova madre, se non altro perchè ci da voce anche se mamma Italia non risponde.
Per fortuna Samira avevi e hai tanti amici, tra questi anche alcuni come te e per questo non devi preoccuparti se "Fratelli d'Italia" di Mameli non sarà ancora per un po' la tua canzone.
Per noi e per tutti quelli che ti hanno conosciuto lo sei per spiritio anche forse più di altri. Peccato che L'Italia non ti abbia conosciuta a dovere, saresti stata una delle sue figlie preferite! Eri quella che s'incavolava per le partite perse della Roma, che era arrabbiatissima quando le chiedevano: "di dove sei"? Glielo diremo noi Sam, ci proveremo come sempre.
Alessandra Samira ha perso la cittadinanza, il lavoro e oggi anche la vita.
L'Italia, suo genitore, qualcosa le poteva dare: il suo nome.

fonte: Rete G2

giovedì 12 febbraio 2009

Razzismo: studente egiziano picchiato a Milano

Uno studente egiziano di 15 anni è stato picchiato e insultato per le sue origini da un compagno di classe italiano, nei bagni dello scientifico Volta di Milano. Ne dà notizia il Corriere della Sera, secondo il quale il giovane, che frequenta la seconda liceo, avrebbe detto a una professoressa di essere stato aggredito perché immigrato. L'episodio risale alla scorsa settimana: durante un cambio d'ora, il ragazzo egiziano sarebbe stato preso di mira dai compagni e uno di questi lo avrebbe spintonato e insultato dicendogli 'egiziano di merda'. L'immigrato avrebbe reagito con uno schiaffo e poi si sarebbe chiuso in una toilette, mentre fuori l'italiano continuava a offenderlo con insulti razzisti. A quel punto, secondo la ricostruzione del Corriere, è arrivata una professoressa, cui poi l'egiziano ha raccontato la sua versione dei fatti, spiegando di essere stato picchiato per le sue origini e per il colore della sua pelle. Il preside ha punito il responsabile dell'aggressione con tre giorni di sospensione e ha mandato una lettera a tutta la classe su responsabilità e spirito di gruppo, visto che nessuno dei compagni è intervenuto in difesa dell'egiziano.

fonte: Ansa

giovedì 5 febbraio 2009

Bologna: molotov contro un negozio gestito da un egiziano

Due settimane fa svastiche e frasi razziste sulla serranda, la scorsa notte una molotov lanciata da una finestra dentro il bagno. E' finito di nuovo nel mirino il bar 'Toni' di via Baldini, alla periferia di Bologna, gestito da poco piu' di un mese da un egiziano di 52 anni. Una bottiglia in plastica da un litro, riempita probabilmente di benzina o gasolio, e' stata lanciata nel bagno attraverso una finestra lasciata semiaperta: ha preso fuoco e annerito le pareti interne del locale e il muro esterno dell'edificio. Indaga la polizia.

fonte: Ansa

domenica 18 gennaio 2009

Svastiche e la scritta "Vai Via" su negozi musulmani alla Barca

Non li vogliono. E che sono "ospiti sgraditi", che devono andarsene dall´Italia, sono andati a scriverlo sulle serrande dei loro negozi. Nei giorni delle polemiche per la preghiera islamica davanti a San Petronio, e mentre il centrodestra esulta per decisione della Questura di vietare il centro storico alla preghiera ad Allah e alla manifestazione del 24 gennaio per la pace a Gaza, una mano di vernice armata dall´intolleranza e dal razzismo colpisce due negozi gestiti da egiziani al quartiere Barca: croci celtiche, svastiche e le scritte «Vai via» sono state tracciate tre notti fa con la vernice azzurra sulle saracinesche di una macelleria islamica in via Tommaseo e di un bar in via Baldini, sotto il portico del "Treno". Un gesto di intolleranza che il procuratore reggente, Silverio Piro, certamente non sottovaluta. «Sono molto preoccupato per questa insofferenza».

Non sono poche le botteghe gestite da immigrati in questo spicchio di città, quartierone popolare dove quarant´anni fa approdava chi veniva a cercar lavoro dal meridione. Ma chi ha tracciato svastiche e scritte minacciose ha voluto colpire proprio quelle gestite da islamici, per giunta aperte di recente: la macelleria è stata inaugurata sei mesi fa, il bar ha cambiato gestione il 24 dicembre. Un segnale. Un avvertimento. I titolari hanno subito chiamato la polizia. E la Digos ha consegnato un´informativa alla Procura: il fascicolo che ipotizza il deturpamento con l´aggravante delle finalità di discriminazione o odio etnico, razziale o religioso è stato affidato al pm Valter Giovannini, del pool antiterrorismo. Scritte razziste, insomma. E i negozianti temono per la loro sicurezza. Dice Attia, titolare della macelleria, dove campeggiano i quadretti dorati che raffigurano la Mecca coi versetti del Corano: «Certo che ho paura. Adesso mi hanno fatto questo, ma temo che qualcuno di notte possa venire a bruciarmi il negozio e possa fare del male ai miei quattro figli. Mai successo niente del genere: sono in Italia da 17 anni e nessuno mi ha mai fatto sentire "straniero".

fonte: La Repubblica

mercoledì 29 ottobre 2008

Roma, aggressione razzista al prenestino: Polizia denuncia due minori

Un branco di minori ha aggredito e insultato tre fratelli italiani di origine egiziana per motivi razziali. E' accaduto a Roma, nel quartiere Tor Bella Monaca, il 24 ottobre scorso. Due minori di 16 e 17 anni sono stati denunciati dalla Polizia per lesioni, minacce e istigazione all'odio razziale. Uno dei due, capo del branco, A.C. romano di 17 anni, e' stato trovato anche in possesso di uno spinello e per questo e' stato segnalato alla prefettura, per violazione della legge sugli stupefacenti. Sono in corso, da parte della Polizia, ulteriori indagini al fine di chiarire le responsabilita' di ciascun appartenente al gruppo.

Lo scorso 24 ottobre, tre fratelli italiani di origine egiziana, due ragazzi e una ragazza, che abitano nell'estrema periferia sud di Roma, alle 8 di mattina, mentre come di consueto stavano andando prendere l'autobus per andare a scuola, al Prenestino, sono stati ostacolati da un coetaneo italiano che, infastidito dalle pelle scura dei ragazzi, ha cercato in ogni modo, anche con le minacce, di impedire loro l'accesso sul mezzo. Con non poca fatica sono riusciti a salire sul mezzo pubblico e qui e' nata una lite che e' terminata dopo qualche minuto. Scesi dall'autobus per prendere il trenino in zona Giardinetti, i tre ragazzi hanno notato che anche quel giovane, sceso dall'autobus insieme ad alcuni amici, stava parlando in modo concitato al telefono, raccontando quanto accaduto poco prima.

Seguiti dal gruppo, i tre fratelli hanno preso il trenino, e qui e' iniziata un'opera intimidatoria nei loro confronti, tra risa di scherno, sguardi truci e minacciosi. Quando i ragazzi sono arrivati in viale Alessandrino costantemente braccati dalla comitiva, la situazione e' degenerata sfociando in un vero e proprio agguato premeditato. Gli aggressori si sono uniti a un'altra compagnia che li attendeva alla fermata del treno e formati due schieramenti hanno costretto le vittime a passarvi nel mezzo. Terrorizzati da cio' che stava accadendo e spauriti al punto tale da non riuscire a individuare un'eventuale via di fuga, i tre sono stati costretti a subire atti di razzismo inequivocabili, sguardi minacciosi e frasi ingiuriose del tipo ''sporco negro, puttana negra e negro schifoso''.

Non soddisfatti e in preda a furia inspiegabile gli aggressori sono passati alle vie di fatto, e incuranti della presenza di numerosi cittadini che a quell'ora di mattina percorrono le strade per recarsi a lavoro, hanno circondato i tre ragazzi impedendogli ogni via di scampo, e volendo come unico fine dar sfogo ai loro istinti xenofobi e razzisti, hanno atteso che il capo branco desse inizio all'azione, scagliandosi contro uno dei tre fratelli M.O. di anni 14, colpendolo con calci e pugni al volto e al corpo.

A questo punto anche gli altri si sono sentiti autorizzati a partecipare a quello che e' diventato un linciaggio al 'negro', cosi' come da loro stessi ammesso, e posizionandosi alle spalle del povero ragazzo lo hanno cominciato a colpire alla schiena e alla testa con dei pugni. Il fratello, M.M. e la sorella, M.S., hanno cercato invano di sottrarre il loro congiunto alle furie dei teppisti, riuscendo solo a ricevere anche loro calci e strattoni, mentre il branco incoraggiava il proprio capo e i partecipanti con urla del tipo ''uccidilo sto negro, ammazzalo''. Stesso trattamento per i suoi fratelli che hanno dovuto subire offese di ogni sorta ''puttana negra torna al tuo paese, sporco negro lurido''.

fonte: Adnkronos