Imprenditore di Forì condannato per razzismo per insulti sindacalista Padova „Aveva insultato, attingendo a un repertorio razzista, il sindacalista senegalese della Fillea Cgil Boubacar Niang, intervenuto nel 2010 in un suo cantiere stradale per un'ispezione. LA CONDANNA. Un episodio che è costato caro a un imprenditore edile di Forlì, Claudio Rossi, condannato ieri dal giudice Nicoletta De Nardus del tribunale collegiale di Padova a 8 mesi di reclusione per ingiurie aggravate dalla discriminazione razziale e diffamazione. 2 mesi per le sole ingiurie, invece, al figlio Cristian Rossi. IL SINDACALISTA. "È un segnale forte, non solo per me, ma per tutti - commenta soddisfatto Boubacar - La giustizia si è mossa nell'unica direzione possibile, quella della tutela del rispetto reciproco delle persone e delle regole. Auguro che la sentenza di oggi sia un segnale forte per un futuro di convivenza tra le persone".“ Imprenditore di Forì condannato per razzismo per insulti sindacalista Padova „CGIL. "Non riconoscere a un lavoratore di colore il diritto ad essere sindacalista, e insultarlo manifestando disprezzo per le sue origini è un fatto che non va sottovalutato - gli fa eco il segretario della Fillea Cgil Marco Benati - e così è accaduto: dopo 'solo' un anno e mezzo dai fatti siamo pervenuti ad una sentenza che ci soddisfa. È un segnale positivo per la comunità e per le tante persone che apprezzano il lavoro difficile che Boubacar Niang svolge ogni giorno".“ Fonte: Padova Oggi
mercoledì 8 febbraio 2012
Imprenditore di Forì condannato per razzismo per insulti sindacalista Padova „Imprenditore edile condannato per insulti razzisti a sindacalista
domenica 27 marzo 2011
Padova. La denuncia di 14 studenti emiliani: «Cure rifiutate perché non veneti»
Il caso a Montegrotto Terme: 14 alunni del liceo scientifico Zanelli di Reggio Emilia vittime di intossicazione. Ma il medico non li visita. Con una staffetta di ambulanze portati all'ospedale di Abano Terme. Protesta della scuola contro l'Usl
fonte: Il mattino
Pubblicato da AdminK alle 17:23 0 commenti
lunedì 6 dicembre 2010
Padova, la Lega: basta soldi a maratone tanto vincono sempre i neri. È polemica
Stop ai finanziamenti pubblici per maratone sportive che vedono trionfare atleti stranieri, soprattutto africani: i costi sono ormai proibitivi. L'idea-provocazione è del consigliere leghista della Provincia di Padova Pietro Giovannoni, che in fase progettuale della 12ª edizione della Maratona di Sant'Antonio, in programma il 17 aprile 2011, ha proposto un netto taglio all'impegno finanziario degli enti pubblici. Una nuova polemica si scatena a Padova, dopo quella sorta per le frasi choc su Facebook del consigliere comunale Aliprandi contro i rom.
«Qualcuno ha interpretato con malizia e spiritosaggine la mia idea - spiega Giovannoni, imprenditore che ricopre anche il ruolo di presidente del consiglio comunale di Vigonza (Padova) - solo perché il nucleo degli atleti di colore è quello che costa di più. Ma non c'è intento razzistico. Conosco come vanno queste cose, ho organizzato la Stramilano e la StraBelluno».
La manifestazione padovana, spiega Giovannoni, costa circa un milione di euro e gli enti locali fanno già la loro parte con l'impiego di vigili, protezione civile, sicurezza del percorso. «Assindustria Padova che organizza la maratona - sottolinea l'esponente della Lega - ha certo il suo tornaconto: paghi di più». Ieri sera, nel corso del consiglio provinciale mentre si dibatteva sul percorso della gara, Giovannoni avrebbe sostenuto l'inutilità di finanziare una competizione di «atleti africani o comunque extracomunitari in mutande».
fonte: Messaggero
Etichette: lega nord, padova, razzismo
Pubblicato da AdminK alle 00:21 1 commenti
giovedì 8 luglio 2010
Razzismo nelle scuole del veneto
A Treviso un bambino napoletano per un anno intero è stato offeso ,insultato, umiliato quotidianamente e continuamente; oltre a insulti del tipo "sei un camorrista", "terrone", e coretti vari contro i napoletani, (gli stessi intonati da Salvini, per intenderci) veniva accusato di puzzare, e i ragazzi disinfettavano pure le penne che lui toccava.
La mamma del ragazzo si era rivolta alle insegnanti per avere delle spiegazioni, e queste rovesciando il problema le hanno detto che era il suo ragazzo ad essere problematico.
Il Preside e i genitori sono indignati, secondo loro la madre del bambino dovrebbe scusarsi per le infondate accuse.
L’Assessore regionale alle Politiche dell’istruzione e formazione Elena Donazzan afferma: “So trattarsi di un caso difficile, che crea sofferenza e irrequietezza in un ragazzo che ha dimostrato una difficoltà di inserimento che non credo vada attribuita né ai compagni di classe né agli insegnanti”.
Maria Giuliana Bigardi provveditore di Treviso spiega che invece si atterrà al protocollo, che prevede l’invio di una relazione al Direttore scolastico regionale e anche al Ministero dell’istruzione, in questa relazione ci saranno anche le testimonianze dei docenti, del preside e dei genitori.
L’Assesore comunale Mauro Michielion si preoccupa invece di chi pagherà i danni per aver compromesso l’immagine della scuola degli insegnanti e sopratutto della città di Treviso.
Il Sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo tende a ridimensionare l’intera vicenda: “La nostra città non è razzista. Alcuni dei personaggi più illustri di Treviso provengono dal sud Italia. Bisogna controllare in maniera maggiore i ragazzi e le dinamiche che si creano fra compagni.Sono state scaramucce fra bambini, situazioni che si verificano in ogni scuola. Ricordo che accadeva anche quand’ero piccolo io, ci si prendeva spesso in giro. Ora bisogna capire perché è successo”.
Il problematico, alla fine di tutto, è il bambino napoletano insieme alla sua famiglia che si è permessa di denunciare il caso.
Un altro caso di razzismo è avvenuto a Solesino in provincia di Padova, una studentessa romena ha tentato di suicidarsi piuttosto che andare a scuola.
”Nostra figlia - racconta il papà - è stata isolata dai compagni. Le dicevano che "puzzava di romena" e che non era vestita alla moda. Ne aveva parlato con la mamma: il compito in classe ha colmato la sua paura”.
Il preside della scuola di Solesino invece spiega: “Le accuse di razzismo sono infondate , noi approfondiremo la vicenda con la classe e gli insegnanti. Ed è certo che se vi fosse anche un minimo riscontro, prenderemo dei severi provvedimenti con chi ha discriminato una propria compagna di classe. Ma io credo che si tratti di un fatto infondato così come viene esposto. Nella nostra scuola c’è l’8 per cento di studenti stranieri e lavoriamo costantemente con progetti per l’integrazione”.
Il sindaco di Solesino Walter Barin invece racconta: ”Non eravamo a conoscenza del fatto ... incontreremo il dirigente scolastico e cercheremo di andare a fondo sulla vicenda. Nessuno sembra essere a conoscenza di questi episodi, anzi mi dicono che la ragazza era ben integrata, certo è che si tratterebbe di un grave caso di discriminazione se le parole dei compagni di classe fossero vere. I docenti mi hanno assicurato che non c’è stata mancanza di solidarietà: i compagni di classe della ragazza sono stati i primi ad andare a trovarla in ospedale. A Solesino non abbiamo mai avuto episodi di razzismo, sarebbe il primo e sarebbe da condannare”.
Adrian Todureschu portavoce della comunità romena ha dichiarato: ”Presenteremo un esposto al dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Solesino perché venga aperta un’inchiesta interna al fine di individuare eventuali responsabili e che possano essere presi i provvedimenti adeguati. Inoltre, valuteremo di seguito insieme ai genitori se presentare un esposto anche alla procura per discriminazione razziale. Come comunità siamo delusi e amareggiati: quello che è successo è un fatto gravissimo che poteva degenerare in una strage familiare”.
Ormai episodi del genere avvengono tutti i giorni, sempre con le stesse dinamiche ,e il danneggiato diventa poi l’elemento che non si integra, come se per integrarsi si debba diventare delle bestie. Poi tutti compatti a difendere il branco: politici, genitori, docenti, tutti bravi ragazzi; offendere, insultare, mancare di rispetto sono cose normali. Il bello è che la scuola dovrebbe educare alla convivenza, ma insegnanti educatori ci sono ancora? E le regole e i valori cosa sono un optional per i fessi?
fonte: Agoravox
Etichette: padova, romania, sud italia, treviso, veneto
Pubblicato da AdminK alle 09:31 0 commenti
sabato 8 maggio 2010
Padova - Grave sopruso nei confronti di ragazze rom
Venerdì pomeriggio 29 aprile è pervenuta alla redazione di Radio Sherwood una telefonata, da parte di una studentessa che ha voluto denunciare un abuso nei confronti di alcune ragazze rom a cui ha assistito di persona.
La ragazza ha raccontato quello a cui ha visto in stazione a Padova, assieme ad altre persone, tra cui una giornalista allontanata dai carabinieri.
I fatti, come raccontati alla radio, riguardano un fermo da parte dei carabinieri di alcuni rom sospettati di avere della cocaina. In particolare le ragazze fermate sarebbero state spogliate, denudate e “visitate” dalle mani dei militari per tutto il corpo...
A testimonianza delle sue parole, la studentessa ha spedito a Radio Sherwood delle foto, fatte con telefono cellulare, che alleghiamo sia alla notizia, sia alla testimonianza audio della studentessa.
fonte: Meltingpot
Etichette: padova, polizia, rom, violenza sessuale
Pubblicato da AdminK alle 16:34 0 commenti
mercoledì 21 aprile 2010
Padova. Fonda gruppo su Facebook “Bruciamo gli immigrati”, poi si pente e chiede scusa al sindaco
Un altro episodio di razzismo in Veneto, un’altra brutta storia di inciviltà mitigata parzialmente da scuse tardive ma non scontate. Ancora una volta è Facebook il megafono della vergogna. Viaggia spesso su internet l’odio verso lo straniero, tra le pagine del social network più famoso del mondo.
Questa volta il protagonista è Marco Zenere, giovane ventiduenne di Grantorto, piccolo centro in provincia di Padova. I gruppi da lui fondati su Facebook («Grantorto 24 ore di fuoco libero con gli extra disarmati… Chi ci sta?» e «Quelli che girando per Grantorto si chiedono: ma siamo a Kabul?») hanno suscitato grande sdegno e disapprovazione.
E’ stato un quarantacinquenne compaesano del ragazzo a lanciare l’allarme attraverso una lettera al Mattino di Padova, facendo luce su un episodio che rischiava di rimanere nell’ombra. Dura la reazione dei concittadini di Zenere, che hanno costretto quest’ultimo a rimuovere i gruppi e a chiedere scusa al sindaco di Grantorto: “Marco è venuto da me – ha spiegato il primo cittadino – è stata una visita che non mi aspettavo. Lo conosco bene e ho molto gradito sia venuto a chiedere scusa. Mi ha confermato di non avere nulla contro gli extracomunitari, le sue intenzioni non erano cattive. E’ di Grantorto, è un ragazzo a posto, che lavora, bravo, fa l’elettricista”.
E’ lo stesso Zenere poi a tentare di giustificarsi: “Mi assumo le mie responsabilità – spiega Marco – Ho provveduto a rimuovere i due gruppi e non mi ritengo razzista. Ho sbagliato, non voglio che nessun giovane creda che quello che ho scritto siano effettivamente cose che penso”. Ma perchè una provocazione del genere? “Sono gruppi nati più di un anno fa, quando Facebook, almeno per me, era agli inizi – continua il ventiduenne – Sono rimasti, ma non mi ricordavo neanche più di averli creati”.
Fino a qualche giorno fa: “Molte persone hanno iniziato a chiamarmi, avevano letto il giornale, così insieme ad un amico ho pensato bene di cancellarli dal social network. Sono poi andato a casa del sindaco e mi sono sentito in dovere di chiedere scusa di quanto avevo fatto. Mi ritengo una persona conosciuta e rispettata”. Un gesto doveroso e apprezzato, per tentare di pulire la coscienza. Ma la macchia resta.
*Scuola di Giornalismo Luiss
fonte: Blizquotidiano
A Padova niente asilo per i bambini figli di irregolari
Bambini extracomunitari senza permesso di soggiorno esclusi dagli asili di Padova: l'associazione 'Razzismo Stop' e il circuito 'Melting Pot' accusano il sindaco Pd di Padova, ma Flavio Zanonato si difende e spiega che e' obbligato ad applicare la legge, anche se non la condivide, e che finora comunque non si e' verificato nessun caso del genere L'associazione antirazzista ha infatti denunciato il caso di un lavoratore irregolare residente in citta' che non avrebbe potuto iscrivere il figlio, al sindaco pero' non risulta: 'Il Comune di Padova, fino ad oggi, non ha mai ricevuto richieste di iscrizione agli asili nido di bambini presenti irregolarmente nel nostro territorio', puntualizza Zanonato, ricordando che in Italia i minori irregolari non possono essere espulsi.
'Con le nuove norme del luglio scorso sulla sicurezza e contro l'immigrazione irregolare - spiega il sindaco - sono state introdotti nuovi obblighi di verifica dei permessi di soggiorno di chi chiede l'accesso ai servizi pubblici, riducendo a soli due casi (servizi legati all'obbligo scolastico e servizi sanitari) quelli per cui non e' richiesto il permesso'.
Risulta pero' - prosegue Zanonato - che su richiesta del Comune di Bologna, che si e' trovato ad affrontare un caso concreto, 'il Ministero ha emanato una circolare che dichiara non obbligatoria la richiesta del permesso di soggiorno anche per chi chiede l'iscrizione agli asili nido. Il Comune di Padova - conclude il sindaco - prende atto della decisione del Ministero e si adeguera' con soddisfazione a questa indicazione'.
fonte: ADUC
Etichette: clandestino, minori, padova, permesso di soggiorno, sindaco
Pubblicato da AdminK alle 11:37 0 commenti
sabato 13 febbraio 2010
Campo vietato alla squadra romena esposto contro il sindaco leghista
Palla al centro, ma solo per i giocatori italiani. Anzi, veneti e residenti nel Comune. Il sindaco leghista di San Giorgio in Bosco Renato Roberto Miatello vieta ad una squadra di romeni iscritta al campionato amatori di giocare nel campo da calcio comunale: «Non vedo l'utilità di una formazione romena che non ha niente a che spartire con il territorio». Altre otto squadre giovanili - di italiani è chiaro - invece usano l'area sportiva. Ed è scoppiato un caso diplomatico. L'associazione «Alleanza romena», a cui fa capo la squadra di calcio, dopo una segnalazione in prefettura ieri ha chiamato in causa anche palazzo Chigi con un esposto all'Ufficio nazionale anti discriminazione razziali e al dipartimento per le Pari opportunità. Il presidente dell'associazione romena Adrian Teodorescu, punta l'indice sulle scelte del Comune di San Giorgio in Bosco e le bolla di «razzismo in chiave sportiva».
fonte: Corriere del Veneto
venerdì 29 gennaio 2010
Padova, «puzzi di romena»: 13enne torna da scuola e si butta dalla finestra
Emarginata dai compagni di classe perché “puzza di romena”, una tredicenne di Solesino ha cercato di uccidersi gettandosi dalla finestra di casa. È accaduto una settimana fa, ma solo ieri la vicenda è stata resa nota. A divulgare i motivi che hanno spinto la ragazzina a tentare il suicidio è Adrian Teodorescu, presidente dell’associazione “Alleanza romena”.
Teodorescu ha raccolto la testimonianza dei genitori della giovane, che è tuttora ricoverata nell’ospedale di Monselice. Le sue condizioni non sono preoccupanti, ma dovrà fare i conti con una frattura ad una gamba. La ragazza ha ricevuto la visita degli amici di scuola, ma non quella dei suoi compagni di classe. A finire nella bufera è adesso l’istituto comprensivo di Solesino, dove la protagonista dell’odioso episodio – che chiameremo Maria - frequentava la seconda media. Frequentava, appunto, perché ora non ne vuol più sapere di tornare a scuola. «Da qualche tempo la ragazza – spiega Teodorescu – subiva un trattamento riservato e personalizzato dai propri compagni di classe, nella quale è l’unica immigrata».
«Non abbiamo mai avuto problemi di razzismo – racconta il papà, romeno in Italia da molti anni - né noi, né l'altro nostro figlio più piccolo. Invece con Maria, da quando ci siamo trasferiti a Solesino, con l'inizio dell'anno scolastico è iniziata anche la sofferenza. Una sofferenza – continua l’uomo, che lavora come trasportatore – dovuta alle cattiverie dei compagni di classe che non l’hanno accettata perché sembra diversa da loro. Non indossa vestiti di marca, non ha il telefonino alla moda e in più puzza di romena». La famiglia, che in precedenza abitava a Ospedaletto Euganeo, si è trasferita a Solesino da qualche mese. Ora l’associazione presenterà un esposto al dirigente scolastico, perché venga aperta un’inchiesta interna che possa fare luce sull’episodio.
fonte: Il Messaggero
giovedì 3 dicembre 2009
Scritte razziste sulla casa di una studentessa di colore
Ancora svastiche a casa Okorocha. Ancora odio, ancora razzismo. Un’altra volta a distanza di soli due mesi. Prima era toccato all'auto di Gloria, 24 anni, studentessa di portoghese di Galliera Veneta (Padova). Le avevano scritto «negra» sui finestrini. Mercoledì mattina la madre, Sandra Tardivo, si è svegliata e ha trovato il muro di casa imbrattato con lo spray nero. Svastiche, croci celtiche e una scritta: «negri di m… morite». «Ci vedono come un esempio di integrazione forse per questo diamo fastidio, come Balotelli, calciatore italiano di colore. Qualcuno che abbraccia concetti come la razza pura ha preso di mira la no stra famiglia». Non riesce a spiegarselo in altro modo la mamma di Gloria, professoressa di lettere che organizza corsi di italiano per stranieri. Non se c’è un seguito a una così gretta ignoranza. Stavolta però una pista c’è: una croce uncinata. La «firma» dell’autore, riconosciuta in al tri sfregi trovati nei sottopassaggi del pa ese.
Gloria, che nel frattempo si è laureata, non sa ancora niente di quanto accaduto, da un mese è in Brasile per un viaggio. «Non gliel’ho detto - racconta la madre - ho sporto denuncia per l’episodio e ho fatto cancellare le scritte, sono venuti i tecnici del comune. Ancora non mi capacito di cosa possa spingere a qualcuno a compiere simili gesti. Forse è perché aiuto gli stranieri». Gloria è figlia di un papà che non c’è più, che veniva dalla Nigeria e si era laureato a Padova. I suoi genitori si erano innamorati all’università. Questa sera è prevista una manifesta zione di protesta a Galliera Veneta, alle 18.30, organizzata dal Partito democratico nella piazza del paese. «E’ accaduto di nuovo - denunciano gli esponenti del Pd - purtroppo l’odio verso il diverso e l’intolleranza continuano. Dopo un violento attacco xenofobo, all’auto della ragazza (fatto anche quella volta di scritte ingiuriose e razziste), c’è stata un’altra manifestazione discriminante. L’unica colpa di Gloria, giovane laureata in portoghese, è il colore della pelle in una terra dove si continua a seminare la cultura dell’intolleranza». Lei, Gloria, a suo tempo aveva risposto che «se qualcuno fa quello che ha fatto, vuol dire che c’è un clima che glielo permette: non lo fa sentire solo, isolato».
fonte: Corriere della Sera
venerdì 20 novembre 2009
Le Lega, la stampa, il razzismo e la menzogna
Oggi la Lega nord patavina ha rilanciato la proposta di «applicare di una percentuale omogenea di alunni stranieri per classe» e di abolire i «bacini di residenza» per l'iscrizione dei bambini alle scuole dell'obbligo. L'iniziativa, di cui da conto il Mattino di Padova di oggi, fa esplicito riferimento ad una «polemica» di qualche giorno fa che riguardava due scuole della periferia padovana, l'elementare Giovanni XXIII e la media Pacinotti. La settimana scorsa sempre il Mattino riportava con evidenza il titolo: «50% di alunni stranieri, la rivolta dei genitori padovani». «Di quale rivolta si trattasse lo sa solo la giornalista - commentano, masticando amaro, gli insegnanti della scuola elementare Giovanni XXIII - visto che il giorno prima in consiglio di interclasse i rappresentanti dei genitori si erano espressi in modo positivo nei confronti della scuola e anzi avevano proposto delle iniziative utili a valorizzarne promuoverne le attività (castagnata, mercatino di Natale, risistemazione del giardino, ecc.)».
Evidentemente, lo desumiamo anche da verifiche fatte sul campo, una polemica tutta «mediatica», frutto della particolare visione che impera nella redazione del Mattino: l'immigrazione è un «problema», i figli degli immigrati un «peso», la convivenza, quando va bene, è «problematica». Una visione che impedisce di vedere delle cose [e ne fa vedere delle altre, magari senza verificarle]: la quotidiana accoglienza, il rispetto reciproco, la collettiva ricerca della convivenza. Una realtà che è evidente a chiunque abbia solo sbirciato tra le aule delle scuole, malgrado i terribili problemi che la scuola sta vivendo. Indagare questa realtà - ambivalente e complicata e non comprensibile per chi cerca facili slogan - fa del mestiere del giornalista una bella cosa, perfino utile. Così invece ci si riduce a tirare la volata alla Lega che costruisce campagna d'odio, la sua specialità, basandosi su titoli, diciamo così, azzardati. «Voi non fate altro che costruire muri tra le persone - scrivono le insegnanti della Giovanni XXIII, rivolgendosi alla redazione del Mattino -, etichettandole e dividendole, sperando in qualche avvenimento spaventoso per potervi immergere le vostre penne sordide. Vogliamo dire a voi chiaro e tondo basta, almeno noi che con durezza e tenerezza giorno per giorno lavoriamo per l’integrazione, ricevendo da questa esperienza un senso vero della vita e uno scopo alto di umanità». Ci sarebbe da meditare, tra uno strillo e l'altro.
fonte: Carte Estnord
martedì 29 settembre 2009
RAZZISMO: 'NEGRA' E SVASTICA SU VETRO AUTO RAGAZZA DI COLORE
Episodio di razzismo a Galliera Veneta (Padova) : la scritta "Negra" con accanto una svastica sono comparse sul parabrezza dell'auto di una giovane di colore, figlia di un medico africano e di una insegnante italiana. Ad accorgersene è stata la madre della ragazza, che ha presentato denuncia e i carabinieri stanno indagando per risalire agli autori del gesto.
L'auto è quella di una studentessa di 24 anni iscritta all' Università di Bologna, che l'aveva posteggiata vicino a casa - riporta la stampa locale - nel parcheggio pubblico di una zona residenziale a due passi dal centro di Galliera. Mentre lei era a Bologna a preparare la tesi, la madre, stimata insegnante di Lettere in un istituto superiore, ha notato la scritta "Negra" e la svastica vergate con lo spray sul parabrezza e una croce celtica sul finestrino.
Per prima cosa le ha cancellate, poi ha denunciato l'episodio e ha avvertito la figlia. Dopo quello che è successo, la ragazza, che già sognava di trovare un lavoro all' estero, è sempre più decisa ad andarsene: "Stare qui è sempre più difficile - dice - Il clima sta diventando pesante".
fonte: Ansa
lunedì 25 maggio 2009
Serrano (IdV) nel mirino. Svastiche, croci e scritte razziste sui manifesti elettorali a Piazzola
Scritte razziste sui manifesti elettorali del candidato alle provinciali dell'Italia dei Valori Edgar Serrano. «Vai via sporco negro», «negri raus», «non sei italiano, vai a casa tua» e così via. Il tutto accompagnato da svastiche e croci celtiche disegnate sul volto del candidato di Villafranca, che nella passata amministrazione era stato anche assessore comunale alla partecipazione di Piazzola.
L?attacco a Serrano si è verificato un po' ovunque nel paese, dove sono strati strappati quasi tutti i manifesti elettorali. Soprattutto a Vaccarino e Tremignon, dove le scritte sono state pesanti e di matrice xenofoba, firmate da Forza Nuova. «Mi ha avvisato una signora sabato sera - racconta Serrano, che ieri pomeriggio ha presentato formale denuncia alla caserma dei carabinieri di Piazzola - Mi ha riferito che a Vaccarino erano comparse frasi ingiuriose nei miei confronti sui tabelloni elettorali. Verso le 23 sono andato a vedere: tutti i miei manifesti erano imbrattati di nero, con parole oltraggiose e xenofobe. Ieri ho controllato tutte le frazioni e mi sono reso conto di essere stato oggetto di un vero raid razzista: i manifesti erano tutti strappati nel volto quasi a voler cancellare l'identità. Non riesco a comprendere un gesto simile, che testimoniano solo ignoranza e intolleranza. Sono molto amareggiato. Non posso accusare nessuno, ma ritengo moralmente responsabili tutti quei politici che in questi ultimi mesi non hanno fatto altro che buttare benzina sul fuoco sulla questione dell'immigrazione. Chi mi conosce sa che mi sono sempre battuto per l?integrazione da una parte e per isolare gli immigrati delinquenti dall'altra. E questa è la ricompensa che ricevo».
Di origine venezuelana, Serrano è pedagogista, docente all'Università di Padova ed è stato commissario del ministro della salute Livia Turco. A Piazzola è stato assessore nella giunta Cavinato e proprio durante il suo mandato è stata istituita la consulta delle comunità straniere che tuttora è un singolare esempio di partecipazione e integrazione. «Non mi aspettavo un episodio del genere proprio a Piazzola - denuncia Serrano - Sapevo che ci sono gruppi di giovani poco tolleranti, ma al di là del loro gesto, la responsabilità è dei politici». «Un fatto grave e preoccupante - commenta il coordinatore provinciale IdV Giulio Civardi - L'ignoranza non ha proprio limiti. La mia solidarietà a Edgar, che si è molto prodigato per gli altri e ora riceve queste minacce assurde. E' avvilente. Oggi ne parleremo al Pedrocchi, alla presentazione della lista, e sicuramente domani interverrà anche Di Pietro a Padova».
fonte: Espresso
giovedì 21 maggio 2009
PADOVA: Circolare anti-clandestini Bufera sulla preside
Circolare «anti- clandestini» nella scuola professionale Leonardo Da Vinci di Padova. La preside Anna Bottaro, la scorsa settimana, ha raggiunto con una comunicazione nelle classi tutti gli studenti stranieri extracomunitari di quinta superiore invitandoli a presentare entro il giorno seguente il permesso di soggiorno. «Prevediamo che la commissione per l’esame di Stato vi richieda il permesso di soggiorno quindi, vi invitiamo a consegnarlo entro domani», recitava la circolare che non poco scalpore ha suscitato. Lettera scritta dalla preside che riportava i nomi e i cognomi dei ragazzi stranieri che a giugno dovranno affrontare l’esame di maturità, nell’intestazione del documento c’erano i nominativi, che sono stati citati a voce alta nelle rispettive classi dai docenti mentre leggevano le direttive della preside. La circolare è stato spedito in via anonima dagli stessi insegnanti del Leonardo Da Vinci, sbigottiti per la decisione della preside, al sindacato Cobas scuola di Padova che oggi, in un incontro organizzato assieme all’associazione Razzismo Stop, rivelerà tutti i dettagli del caso che definiscono «un grave episodio di discriminazione e razzismo».
Gli studenti stranieri hanno visto il loro nome e cognome scritto in bella vista sulla circolare e li hanno sentiti pronunciare a voce alta dai docenti durante le lezioni. Come se fossero dei «fuorilegge». «E se la preside avesse scoperto che non avevano il permesso di soggiorno, avrebbe denunciato gli studenti perché sono clandestini?», si interroga Carlo Salmaso, rappresentate provinciale dei Cobas scuola. L’allarme del sindacato e dell’associazione Razzismo Stop punta il dito su quella che potrebbe leggersi come un’azione da «preside-spia», in pieno clima del pacchetto sicurezza varato del governo, che introduce in Italia il reato di clandestinità. «Non ci sono norme che impongano la decisione che ha preso la dirigente scolastica dell’istituto professionale di Padova, ha agito di sua iniziativa - spiega Salmaso - . Inoltre, c’è una sentenza della Cassazione che fa da precedente, la corte si esprime a favore di una ragazza straniera che era stata esclusa dall’esame di Stato perché priva di permesso di soggiorno. In quel caso la sentenza ha messo in chiaro che il diritto allo studio prevale e non può essere negato anche in assenza di permesso di soggiorno».
Solo l’altro ieri è esploso un caso simile a Genova, dove una preside di tre istituti professionali si è recata nelle aule e ha scritto alla lavagna nome e cognome dei possibili studenti clandestini, invitandoli a presentare i documenti in segreteria.
fonte: Corriere del Veneto
Etichette: padova, scuola, stranieri
Pubblicato da AdminK alle 18:21 0 commenti
lunedì 22 dicembre 2008
Padova: nuova ordinanza contro i negozianti stranieri
Dopo la pronuncia del Tar in favore dei cittadini nigeriani, il Sindaco ripropone un provvedimento di chiusura
Non c’è pace per le attività commerciali gestite da cittadini stranieri nella zona limitrofa alla stazione di Padova. Dopo la pronuncia del Tar della scorsa settimana, con la quale si sospendeva l’effetto del provvedimento firmato dal Sindaco nel mese di settembre, il Comune di Padova ha scelto di riproporre una nuova ordinanza di chiusura anticipata contro gli esercizi.
Si tratta di un nuovo testo che prevede ancora la chiusura alle ore 19.30 per i market, la sala giochi ed il parrucchiere di via Annibale da Bassano, ma non è escluso che possa essere esteso anche a via Buonarrotti.
In barba alla pronuncia del Tar quindi, la Giunta ha scelto di tornare all’attacco contro questi cittadini che prima hanno pagato profumatamente le licenze comunali per l’apertura dei negozi ed ora si vedono inibita la possibilità di esercitare pienamente il loro diritto a mantenerli aperti.
Le motivazioni della Giunta, naturalmente, sono farcite di fumose parole legate al degrado, il decoro, la sicurezza, l’ordine pubblico.
In poche parole: sono troppi i "neri" presenti nella via e quindi gli esercizi vanno chiusi.
A nulla valgono i proclami per l’integrazione, i documentari costruiti appositamente per regalare alla città un’immagine di una amministrazione aperta ed accogliente. Ogni qual volta si presenti una anche minima contraddizione, la Giunta è pronta a cavalcare la tensione.
I negozianti, difesi dall’Avv. Marina Infantolino e già in contatto con l’Associzaione Razzismo Stop non faranno certo attendere la loro risposta.
fonte: Meltingpot
venerdì 21 novembre 2008
Sgomberata la casa del Dazio di Pontevigodarzere
La palazzina era stata occupata cinque anni da attivisti del centro sociale Pedro per farne un centro di prima accoglienza per lavoratori migranti.
La casa del Dazio di Pontevigodarzere, gestita in questi cinque anni dall'associazione Razzismo stop, è stata sgomberata e murata dai tecnici del comune.
Nella palazzina semi diroccata di due piani vivevano in condizioni precarie una decina di stranieri, cinque africani, una coppia di rumeni ed una donna senegalese con il suo bambino.
Le famiglie sgomberate saranno ospitate in appartamenti del comune, in attesa che venga per loro trovata una sistemazione definitiva.
fonte: Padova News
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 08:31 0 commenti
martedì 11 novembre 2008
"Cacciato dalla discoteca perché nero"
Le due versioni, come spesso capita, sono diametralmente opposte. Quella dello studente di colore: "Non mi hanno fatto entrare in discoteca per il colore della mia pelle, e mi prendevano in giro con sfottò su Obama".
Succede a Padova, e la notizia finisce sui quotidiani locali. Lo studente di colore, adottato negli anni ‘90 da una famiglia padovana, resta comunque convinto di aver subito una discriminazione e annuncia che presenterà denuncia in Procura. Il ragazzo racconta anche di una frase che lo ha particolarmente infastidito: il buttafuori della discoteca per spiegare il rifiuto all’ingresso, gli avrebbe detto: "Non crederai mica di poter entrare adesso perché ha vinto Obama...’’.
Fonte: QuotidianoNet e anche Padova Bloglandia
Etichette: neri, padova, razzismo
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 12:29 0 commenti
martedì 21 ottobre 2008
Razzismo: bar vietato ai negri
Il cartello shock esposto dai proprietari di questo bar in una delle zone difficili, a più alto tasso d'immigrati. Loro dicono di voler "vietare l'ingresso" solo agli irregolari e pregiudicati
A scrivere sulla lavagna bianca - poi esposta davanti al locale - è la figlia della titolare Vincenza D’Andrizza. In rosso c’è scritto: "Questo è quello che la legge vuole. Ex art. 100 (citando il testo unico di pubblica sicurezza). A fianco di Vincenza D’Andrizza la madre Lucia De Florio che scrolla le spalle. «Lo so che questo non va bene - risponde la signora De Florio - ma ci hanno detto di cambiare clientela. L’ultima volta che mi hanno chiuso il bar hanno trovato all’interno alcuni ragazzi clandestini. Ma io non posso chiedere loro i documenti per sapere se sono in regola o meno. E non posso nemmeno sapere se sono pregiudicati. Per cui è meglio che gli extracomunitari non entrino più. Così almeno non rischio. Se mi chiudono per la terza volta mi revocano la licenza. Io ci ho messo i soldi in questa attività. Ho investito per il futuro e per i miei figli".
fonte: interno18.it
Etichette: immigrati, padova, segregazione
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 19:15 0 commenti
venerdì 10 ottobre 2008
Insultati e picchiati in caserma. Senza motivo
«Insultati e picchiati in caserma. Senza motivo»
Durante un blitz anti-spaccio dei carabinieri, malmenati due disk-jokey del Camerun
di Orsola Casagrande
Picchiati e insultati. Nella caserma dei carabinieri di Padova, dove erano stati portati dopo un blitz contro presunti spacciatori. Sarebbe accaduto a due giovani camerunensi che, insieme all’associazione Razzismo Stop, ieri hanno denunciato il fatto. Frank e Samson hanno raccontato di essere stati malmenati e minacciati sia fuori che dentro la caserma di via Rismondo.
Nella notte tra venerdì e sabato alcuni agenti in borghese, nei pressi del circolo Koko Loco (gestito dall’associazione Diaspora africana, ben nota in città e che ha anche rapporti con il comune) individuano due presunti pusher. Scatta un inseguimento e vengono esplosi 5 o 6 colpi di arma da fuoco. Le persone che ancora stanno davanti al circolo fuggono cercando riparo proprio nel locale. Lo stesso fanno i due sospettati (due cittadini nigeriani, poi arrestati). Gli agenti irrompono nel circolo, fanno stendere tutti a terra e individuano i due presunti pusher. Il gestore del locale tenta di parlare con gli agenti ma riceve un calcio in faccia mentre - racconta lo stesso gestore - «gli agenti cominciano a distruggere sedie e divani in cerca di sostanze stupefacenti».
Frank e Samson arrivano a operazione conclusa. Al circolo quella sera avrebbero dovuto fare i disk jockey. I due hanno regolare permesso di soggiorno e un lavoro. «Nessuno ci ha bloccati all’esterno del locale - dice Frank - ma all’interno gli agenti hanno cominciato a strattonarci. Quindi ci hanno buttato a terra immobilizzati con le manette e ripetutamente colpiti con calci e schiaffi». Il referto delle visite mediche parla di forti contusioni e distrazioni muscolari dovute a percosse (prognosi di dieci giorni salvo complicazioni). I due giovani vengono portati in caserma dove, sostengono, continuano «le botte e le minacce, come ’vi mettiamo la droga in tasca così uscite di galera tra due anni’». Il locale gestito da Diaspora Africana è stato chiuso per 45 giorni per ordine del questore.
fonte: Bellaciao