"Affittasi", ma non a tutti: "Solo a italiani". Il cartello discriminatorio è apparso sulla colonna di un palazzo nel quartiere di Rorai (Pordenone). La notizia è riportata oggi sul Messaggero Veneto nell'edizione locale.
Come mai quel distinguo? "Abbiamo avuto una brutta esperienza", si giustifica la proprietaria, "Una coppia di stranieri ci ha vissuto lo scorso anno. Lei una brava ragazza, ma lui l'ha lasciata e lei si è trovata in difficoltà. Non ce la faceva a starci dietro. Così abbiamo detto basta. Tanto più che nel palazzo vivono dei professionisti. Vogliamo che qui vivano brave persone". Ma questa non è una scelta isolata.
Lo racconta la titolare di un'agenzia pordenonese: "Purtroppo queste persone hanno ragione. Dispiace dirlo ma con gli stranieri ti va bene una volta su dieci. Noi abbiamo una cliente che ha affittato a degli albanesi: non solo non pagavano ma le hanno distrutto la casa. L'appartamento, 15mila euro di danni, ora è chiuso e i proprietari non vogliono più affittarlo. Ci sono poi quelli che non pagano l'affitto e le spese condominiali e non perchè non abbiano i soldi: è questione di mentalità. A fronte di queste esperienze abbiamo così clienti che ci dicono espressamente che non vogliono più affittare case agli immigrati ed è difficile dar loro torto".
Stupito invece del cartello appeso a Rorai un altro operatore immobiliare che dice di non aver mai sentito casi simili nel territorio: "Quello che viene chiesto normalmente è che gli stranieri abbiano i documenti in regola e capacita' di reddito per far fronte al canone di locazione"
fonte: AffarItaliani
martedì 19 aprile 2011
Cartello choc a Pordenone: "Si affitta solo agli italiani"
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giovedì 7 aprile 2011
Roma, marocchino denuncia ‘divieto di accesso immigrati’ in bar.
“Vietato l’ingresso agli animali ed agli immigrati. La direzione”: il cartello sta affisso all’esterno di un bar a Montesacro, Roma, e ha suscitato l’indignazione di un marocchino di 45 anni, regolare nella capitale, che lo ha immortalato con una foto e denunciato la palese discriminazione al suo avvocato.
E’ un pomeriggio del 2 aprile 2011, spiega l’avvocato del marocchino Giacinto Canzona, quando Abdul Bouja, 45 anni, di origine marocchina ma da anni residente in Italia con regolare permesso di soggiorno e regolare contratto di lavoro, si reca in un noto bar tabacchi del quartiere Montesacro a Roma per acquistare delle sigarette e prendere un caffè. E qui rimane folgorato da un cartello posto accanto all’ingresso del locale vicino all’insegna con la seguente scritta: “Vietato l’ingresso agli animali ed agli immigrati. La direzione”. Indignato, entra nel locale e chiede spiegazioni al barista il quale gli risponde che questo è quanto ha deciso il titolare dell’esercizio commerciale, a causa di problemi avuti in passato con alcuni extracomunitari che si erano ubriacati all’interno del bar, ubriacature sfociate in risse. Comunque – aggiunge il barista – lui è un semplice dipendente e non vuole avere problemi. Abdul senza acquistare nulla esce dal locale e scatta alcune foto con il suo telefonino all’insegna.
fonte: Daily Blog
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mercoledì 23 marzo 2011
Disabili? No grazie. La provocazione di alcune aziende del Nord
Di Maria http://www.blogger.com/img/blank.gifChiara Cugusi e Alessandro Proietti
“Disabili? No grazie. Siamo aziende, non servizi sociali”. Si tratta della campagna discriminatoria, portata avanti da un gruppo di imprenditori, che lanciano la provocazione, definendosi ‘meritocratici’: “Non vogliamo fare una crociata contro i disabili - spiegano nel loro blog (www.imprenditorimeritocratici.tk) -, ma far emergere un problema, senza nascondersi dietro il buonismo e l’assistenzialismo a tutti i costi. Non siamo mostri, ma onesti professionisti che lottano per la sopravvivenza. Lavoriamo sodo, creiamo occupazione e ricchezza nel territorio. E’ giunto il momento di infrangere ogni tabù buonista, per una reale meritocrazia, per la produttività e l’efficienza”.
Sul blog, gli imprenditori confessano le difficoltà nel lavorare con disabili: “Né io né i miei dipendenti abbiamo la preparazione necessaria per gestire un disabile psichico o fisico - scrive C.p.t., imprenditore -. Nessuno di noi ha la vocazione all’assistenzialismo: la nostra è una richiesta d’aiuto!”. S.b, 66 anni, aggiunge: “La mia azienda è come una casa: non posso permettermi di avere tasselli deboli, altrimenti vien giù tutta la baracca!”.
F, imprenditore, invece, se la prende con i cosiddetti “falsi invalidi”: “Tre anni e quattro mesi fa - scrive - il rappresentante sindacale della mia azienda si è fatto male sul posto di lavoro. E’ caduto da una scala mentre montava una macchina e si è fratturato una gamba. Gli hanno riconosciuto una percentuale d’invalidità (se è disabile lui io sono Napoleone!) ed ora è in una botte di ferro. Disabile, sindacalista e pure scansafatiche”. Per F., l’uomo avrebbe avuto un incidente mentre non era in azienda: “Quel maledetto bugiardo si era fatto male andando a sciare e si è trascinato a lavoro con la gamba rotta per simulare l’accaduto e fregarmi. Me lo troverò sul gobbo, fino alla pensione. Mi viene l’ulcera solo a pensarci”.
J., 25 anni, denuncia “le scarse capacità lavorative” dei disabili: “Ho lavorato - spiega sul blog - come segretaria, ho cambiato quattro impieghi in tre anni perché sono sempre assunta con contratti a termine. L’ultimo posto di lavoro mi piaceva davvero, avevo fatto una sostituzione di maternità, sperando che mi confermassero. Quando mancavano meno di due mesi al rientro del lavoratore di ruolo, hanno assunto una ragazza disabile: non riesce a fare il lavoro come lo faccio io. E’ lenta, non sa usare il computer, al telefono fa disperare tutti e non parla le lingue. Lavorativamente parlando è un disastro”.
Sono solo alcune delle testimonianze presenti sul sito “anti-disabili”. Si tratta di una vera e propria campagna di ‘sensibilizzazione’, con cui i “meritocratici” invitano i visitatori del blog a scaricare l’apposito volantino: “Nelle nostre aziende non c’è spazio per chi non produce” e appenderlo negli uffici, nelle fabbriche o per strada. Cartelli già largamente presenti nella provincia di Milano: “Ho strappato il volantino e me lo sono portato a casa: quello che scrivono è a dir poco delirante”, spiega Ernesto Cirano, pubblicista free-lance, promotore della petizione on line, sul sito www.lacongiuradeipoeti.it. Obiettivo, “invitare la Tavola della Meritocrazia ad un incontro pubblico - spiega Cirano -. Non vogliono i disabili nelle loro aziende? Che glielo dicano in faccia!”.
Lo scorso febbraio il gruppo ‘imprenditorimeritocratici’ è stato bannato da facebook, ma ora è ricomparso con una nuova pagina (quasi 200 contatti). E non si fatica a comprendere le ragioni della precedente censura leggendo questa testimonianza: “Ho un dipendente down e non mi ha dato mai problemi. Noi produciamo blocchetti in carta copiativa, quelli in dotazione alla polizia stradale. Il ragazzo disabile è buono e tutti gli vogliamo bene. Ogni tanto, però, ha la luna storta e te lo fa pesare. Quando vengono i genitori a prenderlo, sembra un bambinone. La madre gli allaccia la giacca e lo trattano come se fosse di vetro. Lo hanno viziato! Ma l’azienda e i miei dipendenti hanno già i loro problemi e non possono assecondare le lune di un handicappato. Hanno bisogno di stabilità e di un ambiente sereno in cui lavorare, cosa c’è di mostruoso in questo?”
fonte: Diritto di Critica
Etichette: disabili, discriminazione, lavoro
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martedì 28 settembre 2010
Giunta denunciata per razzismo Montecchio finisce in tribunale
La giunta comunale potrebbe rispondere davanti al tribunale di Vicenza del reato di discriminazione e razzismo.
È l'effetto della denuncia presentata da alcune famiglie straniere con il sostegno di Cgil, Cisl e Uil, dopo che l'amministrazione oltre un anno fa aveva approvato la delibera sull'idonenità alloggio che ridefinisce i parametri abitativi degli alloggi in cui vivono gli immigrati.
La denuncia per discriminazione fatta dal sindacato che è stata depositata meno di un mese fa, dovrà ora essere vagliata dal magistrato inquirente. E in attesa della sentenza che potrebbe arrivare tra qualche settimana, emergono altri fatti che secondo la triplice potrebbero avvallare la tesi della discriminazione.
«Denunceremo altri atti discriminatori», spiegano i vertici delle tre sigle sindacali che da un anno attendono un segnale di distensione da parte del Comune. Cgil, Cisl e Uil non solo contestano la legittimità della delibera, ma anche una recente disposizione firmata dal sindaco Cecchetto che impone agli uffici di accertare l'idoneità degli appartamenti degli stranieri prima di concedere l'iscrizione all'anagrafe.
Sempre fonti sindacali poi denunciano la raffica di multe ai danni degli immigrati e i metodi adottati dalla Polizia locale nella verifica dei parametri abitativi.
Basta e avanza per il sindacato per ricorrere alla magistratura con una denuncia-esposto per discriminazione di cui si attende la sentenza.
L'amministrazione dal canto suo ha sempre difeso le delibere 233 del 6 luglio 2009, e 347 del 9 dicembre 2009 «in quanto ristabiliscono i parametri definiti dalla Regione e in vigore a Montecchio fino al giugno 2006. Parametri che questa amministrazione ha riapplicato senza alcuna modifica dopo il periodo di "deroga" sostenuto dalla passata giunta».
Una posizione da sempre contestata dalle minoranze in Consiglio, dal sindacato e dalle associazioni straniere e visto che la delibera non è stata ritirata si è passati alla denuncia. Domani una conferenza stampa indetta a Vicenza da Cgil, Cisl e Uil spiegherà i termini di una denuncia che era nell'aria da tempo.
fonte: Il giornale di Vicenza
Etichette: discriminazione, razzismo, sindaco, vicenza
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lunedì 28 giugno 2010
"Senegalesi? Via dal mio albergo" Cacciati tre operai nel Veneziano
"Siete senegalesi? Via dall’albergo!". Tre operai stranieri si sono sentiti rispondere così mercoledì scorso in una pensione di Meolo, nel Veneziano. A riportare la notizia è ‘Il Gazzettino', che riferisce che i tre, dipendenti di un’azienda di pavimentazioni geotermiche di Brescia e in Italia da una decina di anni, erano a Meolo per dei lavori in un’abitazione.
Terminata la giornata, verso le 21,30, si sono recati presso l’albergo, già precedentemente prenotato dalla loro azienda.
Il figlio della titolare, spiega il quotidiano, stava già prendendo le loro ordinazioni per la cena, quando è sopraggiunto il padre che si è scagliato verbalmente contro i tre senegalesi, insultandoli e cercando di cacciarli dal locale. Il figlio e la madre hanno tentato di calmare l’uomo che dava in escandescenze, portandolo in un’altra stanza.
Mortificati per lo spiacevole episodio, i tre senegalesi hanno cercato un altro albergo, riuscendo a trovarlo soltanto a tarda sera, vicino a Treviso, ma il giorno dopo hanno denunciato l’accaduto ai carabinieri di Meolo.
fonte: Quotidiano.net
Etichette: discriminazione, senegal, venezia
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martedì 1 giugno 2010
Sei romeno? La Rc auto costa di più Assicurazione col "rischio etnico"
"INSOMMA, facciamo più incidenti degli altri o siamo considerati un popolo di truffatori?". Anna non se ne fa una ragione. Mentre prepara i caffè, dietro il bancone del bar in cui lavora, dà sfogo alla sua indignazione.
Polizza maggiorata per alcuni immigrati. È polemica. "Al momento del rinnovo della polizza auto - spiega Anna - ho trovato un aumento di 250 euro. L'assicuratore mi ha spiegato che per alcuni stranieri è prevista una sorta di "rischio nazionalità" e che se fossi stata francese o tedesca non ci sarebbe stato nessun aumento, ma essendo romena...". Anna vive e lavora in Puglia, la sua agenzia è la Carige. Ma le "tariffe etniche" vengono applicate su tutto il territorio nazionale.
Basta fare un viaggio attraverso call center e siti internet delle diverse compagnie. La Carige Assicurazioni, innanzitutto. L'agenzia di Anna non ha fatto altro che applicare le tariffe interne. Una verifica? Chiediamo un preventivo on-line. Maschio, residente a Roma, nato il 24 febbraio 1973, operaio, dipendente del settore privato, auto immatricolata a febbraio del 2000, benzina, 73 kw. Premio annuale (imposte comprese): 1.962,58 euro.
Questo in base al preventivo numero 364857, nel quale ci siamo dichiarati di cittadinanza italiana. Ma se lasciamo tutto invariato e cambiamo solo la cittadinanza del contraente, le cose cambiano. Se siamo romeni, infatti, il premio sale a 2.257,50 euro (preventivo numero 364850). Un caso isolato? No. La Carige non è infatti l'unica ad applicare un rischio legato alla nazionalità.
fonte: Repubblica
Etichette: assicurazione, discriminazione, romania
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venerdì 30 aprile 2010
PEC negata agli stranieri
Ecco una testimonianza diretta:
"Ciao,
sono una ragazza dominicana, nel 2006 ho sposato un ragazzo italiano e dal 2007 viviamo in Italia. In Italia ho studiato, laureandomi in Psicologia Clinica, in Italia lavoro, assitendo i minori più deboli a scuola e a casa, in Italia vivo, apprestandomi a comprare una casa, in Italia sto frequentando un tirocinio per potermi iscrivere come Psicologa all'albo professionale. Ciò nonostante sembra che per qualcuno tutto ciò non basti. Prima, nel decreto sicurezza, si sono allungati di due anni i tempi per ottenere la cittadinanza italiana, poi il Governo ha introdotto una tassa per il rinnovo del permesso di soggiorno e adesso è arrivata la PEC.
La PEC, Posta Elettronica Certificata, è stata introdotta qualche giorno fa per, cito il sito del Governo, "eseguire comodamente via internet numerose operazioni, come richiedere informazioni, inviare istanze e documentazioni, ricevere documenti e comunicazioni senza doversi recare fisicamente negli uffici della Pubblica Amministrazione.". Ho provato ad attivarla e: SORPRESA! I non italiani non hanno diritto alla PEC.
Mi chiedo, forse vi sentirete più sicuri se diventerò italiana due anni dopo, forse vi sentirete più ricchi se dovrò pagare una tassa ad ogni rinnovo del permesso, ma che fastidio vi do, signori Ministri, se decido di usare la Posta Elettronica Certificata?
Gladis"
In effetti sono andato a controllare e se nel decreto legge si parla di "cittadini" a cui spetta il diritto di attivare la PEC, quindi anche gli stranieri residenti, nell'Allegato A si parla di "cittadini italiani". Quindi bastano cinque minuti per rendere la PEC accessibile a tutti e far risparmiare tempo e problemi anche agli stranieri. Spero che il Ministro dell'efficienza pubblica, Brunetta, sia alquanto solerte nel rimediare l'erroraccio.
Fonte: www.kuda.tk
Etichette: discriminazione, governo, internet, stranieri
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mercoledì 20 gennaio 2010
Empoli, cartello razzista contro i cinesi in un negozio
"Voglio segnalare un grave episodio di discriminazione, attuato da un negoziante in Empoli, in zona stazione. Come ben visibile nelle foto allegate da qualche giorno fa bella mostra sulla porta di ingresso, tra il manifesto degli sconti e la placca che avverte della sorveglianza video dell'area un cartello, scritto a mano nero su bianco, che vieta l'ingresso nel negozio ai cinesi che non conoscono l'italiano. Il gesto ed il messaggio stesso sono talmente discriminanti da non poter avere alcuna giustificazione, tantomeno si può pensare di avviare una qualunque discussione rispetto ad un fatto tanto violento quanto pericoloso. La cosa che colpisce, poi, è che il messaggio è indirizzato, secondo logica, al gruppo dei "cinesi che non sanno parlare italiano": ora, la domanda -apparentemente banale quanto apparentemente banale appare il paradosso- immediata è: come è possibile che i tali "cinesi che non sanno parlare italiano" leggano ed intendano il contenuto del cartello stesso? A nostro avviso il messaggio può essere indirizzato solamente ad un altro tipo di destinatari, ad esempio quegli italiani che considerano migliore o maggiormente degno di visita un negozio che rifiuta apertamente gli stranieri.
Rimaniamo in attesa di un segnale da parte dell'amministrazione e delle associazioni, nonché una risposta civile da parte di ogni cittadino offeso nella dignità dall'episodio".
fonte: Peacereporter
Etichette: cina, discriminazione, empoli
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sabato 7 novembre 2009
Roma, ordinanza lavavetri. Scontro tra Vescovo e Alemanno
L'ordinanza del sindaco di Roma Gianni Alemanno sui lavavetri (multa di 100 euro per chi viene sorpreso ai semafori) continua a destare forti perplessità negli ambienti ecclesiastici. Dubbi che hanno spinto il cardinale vicario Agostino Vallini ad invitare il sindaco, ricevuto questa mattina nel Palazzo del Laterano, a trovare misure alternative alle multe. Il cardinale si è detto infatti «preoccupato per i segnali di intolleranze verso gli immigrati e per la recente ordinanza», sottolineando «il malessere da lui raccolto nella comunità ecclesiale, in tanti cittadini, come pure da parte di alcuni rappresentanti delle istituzioni». Secca la risposta di Alemanno a chi gli chiedeva se, dopo l'incontro con il cardinale Vallini, avesse intenzione di ritirare l'ordinanza sui lavavetri: "Assolutamente no".
LE PERPLESSITA' DEL CARDINAL VALLINI "La domanda di legittima sicurezza dei cittadini che la pubblica Amministrazione ha il dovere di tutelare non può non essere coniugata con il diritto naturale di ogni uomo alla sopravvivenza e alla ricerca di condizioni per una vita dignitosa". Il Cardinale Agostino Vallini, Vicario del Papa per la diocesi di Roma ha espresso con queste parole al sindaco Gianni Alemanno - ricevuto in mattinata nel Palazzo del Laterano - la sua preoccupazione suscitata dalla recente Ordinanza contro i lavavetri, facendosi portavoce anche del "malessere" da lui raccolto nella comunità ecclesiale, in tanti cittadini, come pure da parte di alcuni rappresentanti delle istituzioni. Il Cardinale Vallini, pur consapevole della complessità del problema, ha invitato il sindaco ad "individuare iniziative e strumenti alternativi e integrativi che mostrino il volto umano della città e siano di sprone ai cittadini a non guardare soltanto ai propri interessi ma al bene di tutti, promuovendo così la pace sociale ed una credibile testimonianza educativa alle nuove generazioni".
fonte: Affaritaliani
Etichette: chiesa, discriminazione, lavoro, roma
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domenica 1 novembre 2009
Vittima di paure e pregiudizi «Un locale mi ha cacciato appena visto il mio colore»
Al telefono non puoi accorgerti della «differenza». Abdoulaye Guitteye è arrivato a Torino dal Mali nel 2001 e dopo nove anni di permanenza qui, parla un italiano perfetto, una vaga inflessione romana, forse assorbita dalla tivù.
Già, la differenza. Abdoulaye è uno dei ragazzi stranieri che l’ha raccontata in un video di Maurizio Dematteis che fa parte del progetto «Giovani, cittadinanza e lavoro. Un confronto interculturale», curato dall’Istituto Euromediterraneo Paralleli. Questo ragazzo di 21 anni, padre operaio, madre che assiste gli anziani malati negli ospedali, sorella che studia Economia, nel filmato testimonia difficoltà che non hanno a che fare con la crisi, ma con il colore della sua pelle: un racconto che abbiamo approfondito, che mette a disagio e che rappresenta la condizione di tanti africani.
«Nei mesi scorsi un mio amico italo-brasiliano che lavorava in un ristorante-pizzeria di corso Casale aveva convinto il suo titolare ad assumermi», spiega Abdoulaye. «Ho detto sì, ho dato il curriculum al mio amico: funzionava e così mi sono presentato. Ma il proprietario, come mi ha visto, ha cominciato a dire “Mi spiace, non abbiamo più bisogno”. E così via. Mi faceva capire che c’era qualcosa che non andava. Poi è passata una donna. Lei è stata più chiara: “No, gente di colore qui non ne vogliamo. Magari cinesi o marocchini, sì, ma negri no”. Così ha detto. Il mio amico, che adesso non è più lì, è mulatto. Forse, visto che il mio nome è arabo, avevano pensato che fossi marocchino: una gradazione di colore ancora accettabile...».
«L’estate scorsa avevo trovato un’occasione di lavoro in un albergo di Rimini: animatore per i bambini. Sono partito, mi sono pagato il viaggio, ho fatto tre giorni di prova. Alla fine del terzo il proprietario dell’albergo mi dice: “Io ti terrei, ho visto che i bambini sono contenti. Le loro mamme, però, non lo sono”. Io ho capito, in fondo lui doveva accontentare i clienti. Però... Quando mi ha proposto di rimanere gratis, alloggiato, certo, fino all’arrivo del nuovo animatore, mi sono sentito offeso e sono tornato a Torino».
«Continuo ad essere disoccupato. Così, per aiutarmi, i miei amici che vendono borse e vestiti al mercato il sabato mi chiamano a dare una mano. Lì è normale una battuta, qualche parolaccia. Ma quando senti certe signore che dicono all’amica “Vieni via che quello è un negro”, ti verrebbe da rispondere. Non lo fai perché se scoppia una vera lite e qualcuno chiama la polizia... i poliziotti non andrebbero dalla signora che mi ha insultato, verrebbero da me».
fonte: La Stampa
Etichette: discriminazione, lavoro, mali, neri, torino
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mercoledì 7 ottobre 2009
Fastweb: niente contratti ai rumeni
PeaceReporter è entrato in possesso di una circolare che la responsabile dei venditori di Fastweb a Bologna ha recapitato a tutti i rivenditori autorizzati dell'Emilia Romagna.
Nel documento, datato 19 settembre 2009, si legge che l'azienda ha deciso di non stipulare più abbonamenti "Fastweb Mobile" a cittadini rumeni.
Evidentemente l'avvertimento era già stato divulgato in precedenza perché nella circolare è scritto: "Ciao a tutti, mi raccomando a voi, da ora in poi non fate più abbonamenti a cittadini rumeni. Dite chiaramente che non è possibile da sistema caricare abbonamenti Fastweb". Il testo continua: "Ieri sono entrate 70 pda (proposte di abbonamento ndr) quasi tutte di clienti stranieri!!! Forse il messaggio non è stato trasferito alla rete con la giusta enfasi: "BLOCCATE LE VENDITE AI CITTADINI RUMENI". L'ultima frase è scritta in rosso e a caratteri cubitali, in modo da far capire anche al più reticente il carattere definitivo della circolare.
guarda la mail
c'era già stato il caso delle assicurazioni...
Etichette: discriminazione, lavoro, romania
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giovedì 3 settembre 2009
Senegalesi cacciati dal bagno "Sporcano e non spendono"
Forte dei Marmi - Lunedì una coppia di senegalesi ospitata da due bagnanti italiani al bar del bagno Trieste è stata scacciata dai titolari «perché quelli di colore sono sporchi e invadenti». Un episodio raccontato da una cliente del bagno che aveva invitato i due - un ragazzo e una ragazza - a rinfrescarsi con una bibita, e confermato anche dal titolare dell´impianto a pochi passi dal pontile. «Non abbiamo neanche fatto in tempo a sederci - dice Irene Tarabella, che era in compagnia del fidanzato - che il proprietario li stava già invitando ad andarsene in malo modo. Ha detto che i neri sporcano i bagni e vogliono fare sempre quello che pare a loro». I due senegalesi non fanno polemica e se ne vanno, mentre Irene raggiunge il proprietario, Giuseppe Giannaccini, che si è allontanato sulla passerella: «Mi ha pure detto che non eravamo più graditi come clienti». La vicenda, raccontata dal Tirreno, non smuove il Trieste: «Sono arroganti, vengono e pretendono di avere un bicchiere d´acqua senza pagarlo. Alle volte c´è da aver paura che ti mettano le mani addosso. In fondo, non c´è una legge che vieta loro di venire sulle spiagge? Allora che vadano da un´altra parte, anche perché quei due erano appena stati allontanati dai vigili che li avevano beccati a vendere sotto gli ombrelloni», dice Giannaccini al bancone del bar, e aggiunge: «Per evitare che i neri vadano a insozzare i bagni, ho dovuto chiuderli e mettere le chiavi in bacheca. Qui nessuno è razzista, però assillano i villeggianti e io devo prendere provvedimenti». Poco più in là, nascosto fra le cabine di un bagno vicino, c´è Kalid Elcudri, 25 anni, marocchino. A un anno dall´operazione «Spiaggia sicura» scruta ancora le ombre, si mimetizza, schiva le tracce delle ruote dei quad: «Ci trattano come animali. Nella maggior parte dei bagni non ci fanno nemmeno entrare, anche se diciamo di avere i soldi per comprare un panino o una bottiglietta d´acqua. Cosa mando alla famiglia a Casablanca se a fine giornata guadagno quello che mi basta per la cena?», chiede a suo cugino Buasa che scuote la testa. Un´esasperazione e un clima di insicurezza che ha contagiato anche i clienti storici: «Se ci trovano durante la trattativa, a me fanno una multa da mille euro e a lui sequestrano le borse», dice Roberta al bagno Roma di Ponente. «Quello che è successo al "Trieste" è frutto di una caccia alle streghe che sta seminando odio e sentimenti pericolosi - dice Andrea Antonioli segretario Cgil di Viareggio - Ricordo ai titolari degli stabilimenti balneari che la prima legge da rispettare è la costituzione, che vieta espressamente qualsiasi tipo di discriminazione».
fonte: Repubblica
Etichette: discriminazione, lucca, marocco, senegal
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Ragazzi rom rifiutati da due locali
Un gruppo di ragazzi rom e accompagnatori rifiutati ed allontanati dai gestori di due ristoranti. È accaduto domenica a Silvi Marina, dove sabato sono arrivati per una visita guidata in Abruzzo 14 alunni rom dai 9 ai 16 anni e cinque operatori dell'associazione Romà onlus, che gestisce il progetto di scolarizzazione dei bimbi di etnia rom per il Comune di Roma. «L'associazione Romà onlus», afferma Nazzareno Guarnieri, presidente della Federazione Romanì, in una nota inviata al prefetto di Teramo e ai sindaci di Roma e Silvi, «ha affittato tre appartamenti al Green Marine di Silvi per il pernottamento del gruppo e concordato con il ristorante Velvet il consumo dei pasti. Sabato abbiamo cenato in una sala del Velvet unitamente alle persone ospiti dalle zone terremotate dell'Aquila. La cena, a cui ero ospite, è stata consumata regolarmente». Il giorno successivo, però, ai ragazzi viene impedito di accedere nell'esercizio pubblico. «Domenica alle 12,45», riferisce Guarnieri, «siamo andati al ristorante per pranzare, ma il gruppo è stato rifiutato dal gestore che ha lamentato il fastidio degli altri ospiti per la presenza di ragazzi rom. Quindi i ragazzi non hanno potuto pranzare, anche se gli operatori hanno cercato di nascondere loro la grave discriminazione razziale subita». A quel punto il gruppo si è rivolto ad un altro ristorante, il Tiffany di viale Reno, ottenendone un altro rifiuto. «Anche al Tiffany i ragazzi non hanno potuto pranzare», scrive il responsabile della Federazione Romanì, «con la motivazione del gestore che era tardi, ma erano solo le 13,30».
fonte: Il Centro
Etichette: discriminazione, rom, teramo
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lunedì 31 agosto 2009
Scontro di civiltà a bordo vasca
Allegria: siamo in Italia e il burkini non va perché gli manca la marca da bollo. L’abilità nazionale a (non) risolvere i problemi tirando fuori cavilli burocratici non ha evitato l’arrivo dello scontro di civiltà nelle nostre piscine, però. A Verona «alcune mamme» si sono lamentate perché il costume portato da una bagnante straniera — ideato per le donne islamiche integraliste, o per le donne con padri e/o mariti integralisti, forse (intero-totale-cappucciomunito tipo Cartoonia) — spaventava i loro bambini. Da noi si mandano spesso avanti le mamme, quando il tema è delicato; certo, in casi come questo, anche chi è favorevole alle leggi francesi anti-velo e magari è anche mamma, reagisce imbarazzata; sembra un po’ una scusa, anzi parecchio. Comunque, mamme o non mamme, il direttore dell’impianto ha affrontato l’islamizzatrice in burkini. E le ha chiesto di fornire ufficialmente la composizione del tessuto del suo costume; «per verificare se fosse a norma per poter essere usato in una piscina pubblica».
Oddio, per constatare la compatibilità del materiale bisognerebbe istituire una apposita commissione. Ma non succederà. Probabilmente, basterà la moral suasion del direttore a convincere le immigrate, non verranno più a farsi qualche vasca. E dispiace, francamente.
fonte: Corriere della Sera
Etichette: discriminazione, islam
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giovedì 11 giugno 2009
Italia, secondo l'Ilo i lavoratori migranti sono discriminati
L'Italia è l'unico paese dell'Unione europea tra i 25 chiamati dall'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) che trasferisce le normative internazionali sul lavoratori migranti.
Secondo quanto affermano i sindicati Cgil, Cisl e Uil, nel rapporto del Comitato di esperti Ilo sull'applicazione delle Convenzioni e Raccomandazioni, "l'Italia viene citata per supposte violazioni della Convenzione sul rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti, anche di quelli in condizioni irregolari nonchè della promozione della pari opportunità e del trattamento dei lavoratori migranti".
Secondo i sindacati, la legislazione italiana non è esente da discriminazioni in relazione ai cittadini stranieri. I sindacati condannano il decreto sicurezza che trasforma il reato di clandestinità, oggi un'irregolarità amministrativa, in reato penale. La legislazione contiene, secondo i sindacati, principi importanti di rispetto dei diritti umani, ma la sua normativa non è esente da norme con contenuti discriminatori.
fonte: Peacereporter
Etichette: discriminazione, italia, lavoro
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lunedì 1 giugno 2009
Tutte agli sportelli col velo
Solidarietà con la collega marocchina
Alla reggia di Venaria le impiegate alle biglietteria e le guide turistiche avevano tutte il velo. Un segno di solidarietà nei confronti di Amellal, una dipendente marocchina, finita nel mirino di un lettore de ‘La Stampa’ che in una lettera al giornale si era detto stupito di vedere alle casse della reggia due donne con il velo. “Non sarebbe più corretto impiegare queste due donne in un’attività di ufficio? O utilizzare persone vestite con abiti d’epoca?” aveva scritto. E subito si sono scatenate le polemiche sfociate nella civile protesta di stamani: “Siamo solidali con Amellal e per questo abbiamo deciso di indossare tutti il velo. Noi riteniamo la presenza della collega marocchina un bell’esempio di integrazione”, hanno spiegato le altre dipendenti.
fonte: Il Derviscio
Etichette: discriminazione, marocco, torino
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martedì 31 marzo 2009
Niente posto di lavoro per Racz: rivolta di cameriere e turisti
Non impasterà il pane per Filippo La Mantia, non imparerà a fare cannoli e cassate per i clienti dello chef palermitano. Il sogno di Karol Racz sfuma nel giro di 48 ore: una protesta in odore di razzismo costringe il cuoco ad abbandonare il progetto di assumere il romeno. L'annuncio della possibilità di un contratto per l'ex «faccia da pugile» è di mercoledì, ieri La Mantia ha dovuto fare retromarcia di fronte ai reclami: tre cameriere si sono «licenziate» prima ancora di firmare, una ditta di facchinaggio ha sostenuto che i colleghi italiani senza lavoro hanno più diritti di Racz a un contratto e un'agenzia turistica (non italiana, ma il cuoco non vuole dire di quale Paese) ha minacciato via fax di non mandare più clienti.
Fra le cameriere una, in particolare, non ha digerito la presenza del romeno: «Ha telefonato — racconta lo chef — e ha spiegato che non le va di lavorare con Racz perché è stato accusato di stupro. Era brava, ma non la assumerò più: non mi piace questa mentalità». L'«incidente» ha turbato La Mantia. «Sono avvilito — ammette —, depresso. Racz è stato già giudicato, per la gente è e resterà "faccia da pugile". Non importa a nessuno che non abbia un letto. Il mostro non è lui, siamo noi». Lo chef, che ha vissuto sulla sua pelle una carcerazione ingiusta molti anni fa, racconta di aver ricevuto in due giorni «centinaia» di mail a sostegno della sua iniziativa e una decina di protesta, per lo più da parte di disoccupati: «Perché assume il romeno? Perché è andato in tv?». «Ho risposto a tutti — dice il cuoco — e ho spiegato che è stato un gesto istintivo. Qualcuno mi ha anche accusato di volermi fare pubblicità». Ora per Racz inizia un periodo difficile.
Sembra che anche l'azienda agricola abruzzese abbia ritirato l'offerta di lavoro: resta solo la cooperativa romana che si occupa di manutenzione del verde. «Maledetta la sera in cui ho mandato a Porta a Porta il messaggio con cui dicevo di essere disponibile. Doveva avvenire tutto in sordina»: La Mantia, però, non è sicuro che il progetto si sia arenato per razzismo. «Forse ho scoperto un mondo. Ma per me questa parola è fantascienza: a Palermo — sottolinea — abbiamo sempre convissuto con altre nazionalità».
fonte: Corriere della Sera
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giovedì 12 marzo 2009
"Siete stranieri, niente discoteca"
Una e mezza di notte, via Valtellina, ingresso della discoteca Alcatraz. Un gruppo di otto fra ragazze e ragazzi chiede di entrare. I buttafuori fanno passare i primi della fila, tutti italiani, ma fermano gli ultimi due: «Se non avete i documenti state fuori». I documenti ci sono, passaporti indiani. La ragazza, 24 anni, è biologa. Il fidanzato 33enne è ingegnere, in Italia dal 1999. Gli amici non ci stanno: «Siete razzisti», dicono ai buttafuori. Interviene il gestore: «Se sono in regola fateli passare». Ma il gruppo a quel punto decide di tornare a casa. Costanza Giampietro, una della compagnia, accusa: «Sono stati fermati per il colore della pelle, è una vergogna». Andrea, uno dei gestori, si difende: «Nessun razzismo - dice - è impossibile che i buttafuori abbiano chiesto i passaporti». E per provarlo usa un argomento singolare: «È vero che chiedevamo i documenti agli stranieri - racconta - ma la polizia ci ha intimato di non farlo». E ancora: «Abbiamo molti stranieri nello staff e fra i clienti - continua - ma ci dobbiamo tutelare da risse e molestie alle ragazze». L´episodio dell´Alcatraz, avvenuto sabato scorso, alza il velo su un andazzo diffuso nelle discoteche milanesi: gli stranieri di colore spesso vengono lasciati fuori assieme agli ubriachi e alle compagnie di soli uomini. Il Silb, l´associazione delle discoteche, difende l´Alcatraz. Per il vicepresidente Roberto Cominardi, «visto che il Comune impone la chiusura per i locali alla prima scaramuccia, dobbiamo stare attenti. Teniamo più spesso fuori gli stranieri? Può essere, ma non di proposito. Sbagliamo? Qualche volta, ma il razzismo non c´entra: alla porta devi capire subito chi hai davanti, con gli italiani è facile individuare i balordi, con loro invece non abbiamo l´occhio allenato». Il tema è delicato, e lo sa bene la polizia. Alla discoteca Old Fashion, poche settimane fa, una ragazza senegalese ubriaca non viene fatta entrare, assieme a ragazzi italiani nelle stesse condizioni. Lei urla contro «gli italiani razzisti» e chiama il 113. La polizia arriva e le sconsiglia di mettersi alla guida. Altro episodio, quello che ha costretto la discoteca Alcatraz a smettere di "schedare" gli stranieri: una sera di sei mesi fa due romeni si presentano alla porta. Alla richiesta dei documenti, chiamano la polizia. Gli agenti impongono alla gestione di farli entrare, quella sera e sempre, «in nome della legge». Un lieto fine, guastato però da quello che è successo a fine febbraio: uno dei due romeni viene fermato vicino alla discoteca mentre rincorre l´automobile in cui una ragazza si è chiusa per sfuggirgli. Per il vicesindaco Riccardo De Corato, che pure sostiene il contrasto alla criminalità straniera, «è inaccettabile che i buttafuori chiedano i documenti, a chiunque».
fonte: Espresso
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sabato 31 gennaio 2009
Se è la discriminazione a essere finanziata
Leggo da Repubblica: «Il Comune di Brescia ritira la delibera – che il giudice nei giorni scorsi ha bollato come discriminatoria – con cui aveva disposto un bonus bebè da mille euro per le famiglie di ogni bambino nato nel 2008, purché bresciano o figlio di almeno un genitore italiano. Nel provvedimento, la giunta spiega che “l’estensione del beneficio a tutti gli stranieri risulterebbe in contrasto con la finalità prioritaria di sostegno alla natalità delle famiglie di cittadinanza italiana che si prefiggeva questa amministrazione”». Per cui, se non si può fare per i soli bresciani, non si fa per nessuno. E quindi si afferma in modo ancor più chiaro che a essere finanziata era soprattutto la differenza tra chi è italiano e chi non lo è. La motivazione degli amministratori bresciani è che con i mille euro gli italiani si metterebbero a procreare, mentre gli stranieri già lo fanno. Cose dell'altro mondo. La Costituzione si è fermata a Brescia.
fonte: Ciwati
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giovedì 8 gennaio 2009
«Niente cure mediche ai clandestini in Friuli»
«I clandestini, in teoria non esistono: però ci sono». La sintesi è di Danilo Narduzzi, capogruppo della Lega nel consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. In effetti, i sindacati calcolano che in Friuli gli immigrati irregolari siano circa 20 mila, che tra loro ci siano 11 mila badanti, e che molti altri siano transfrontalieri che vorrebbero regolarizzare (diritti ma anche doveri) la loro posizione.
Insomma, gli irregolari ci sono e le conseguenze sono varie. In materia sanitaria, per esempio: il clandestino se sta male va dal medico, spesso al pronto soccorso, e chiede di essere curato. In questo non si distingue da chi ha il permesso di soggiorno o da un italiano. Ma a quel punto il dottore cosa deve fare? L'azienda per i Servizi Sanitari numero 6, quella di Pordenone, ha invitato con una lettera tutte le strutture pubbliche della Regione a continuare nei programmi di assistenza e cura degli immigrati irregolari avviati dalla giunta di centrosinistra che ha governato il Friuli fino alle scorse elezioni. E infatti: «Bisogna curare e garantire assistenza a tutti, senza distinzione» afferma Luigi Conte, presidente dell'Ordine dei medici di Udine. Lui considera intollerabile la posizione della Lega, che vuole limitare le cure per i clandestini agli interventi urgenti e non differibili, e vorrebbe anche che i pazienti senza permesso di soggiorno fossero segnalati alle autorità. «Il medico non è un delatore» tuona Conte, preoccupato dal pericolo «per gli individui e la collettività» che verrebbe dalla nascita di una «clandestinità sanitaria», o una «sanità parallela» priva di controllo. «Uno dei rischi — spiega — è che aumenti la diffusione di patologie».
La Lega ribatte a muso duro: «Questo è terrorismo mediatico. Epidemie non ce ne sono mai state, al limite il pericolo è quello di attentati» dice Narduzzi. Che poi presenta in questi termini la questione-sanità: «Grazie a progetti della precedente amministrazione di centrosinistra, i clandestini in Friuli godono di assistenza gratuita per prestazioni di ogni tipo, persino la pulizia dei denti... Certo, la Bossi-Fini prevede che chiunque abbia bisogno di cure urgenti debba essere assistito, anche se è irregolare. Noi, però, crediamo che le terapie non urgenti vadano sospese, perché i clandestini sono da espellere». Non tutti, nella maggioranza di centrodestra che governa la Regione, la pensano così. Sia l'assessore alla Sanità Vladimir Kosic, un tecnico, sia il vicepresidente della commissione sanità in consiglio Massimo Blasoni, del Pdl, sono convinti che per questioni di civiltà e tutela della salute tutti vadano curati. «Proporremo una mozione per definire linee di politica sanitaria che seguano i principi del centrodestra — attacca la Lega —. Non solo: chi è curato e non ha il permesso di soggiorno deve essere segnalato».
È la stessa querelle che si scatenò a livello nazionale in autunno, dopo la presentazione del pacchetto sicurezza. Un emendamento prevedeva che i dottori denunciassero eventuali pazienti-irregolari. Anche in quel caso i medici si opposero. L'emendamento, per ora, è stato ritirato. Narduzzi spera che venga riproposto in Consiglio dei ministri. Nell'attesa, in Friuli la Lega ha tentato una fuga in avanti. Tanto che l'Udc, che qui è nella coalizione di governo, chiede una verifica: «Qualunque essere umano va assistito — dice il segretario regionale, Angelo Compagnon —. Poi, in seconda battuta, bisognerà segnalare il fatto alle autorità. In ogni caso di tutto ciò non c'è traccia nel programma, la maggioranza dovrebbe sedersi attorno a un tavolo e discuterne». E ancora non basta: da due giorni la Cgil chiede le dimissioni del presidente del consiglio regionale, il leghista Edouard Ballaman, famoso per aver diffuso in Italia il film contro l'Islam radicale di Theo Van Gogh. È accusato di aver tradito «lo spirito super partes del suo ruolo» schierandosi a favore della Lega sulle cure agli irregolari. Il Pd considera la sua uscita «censurabile e inaccettabile». L'Udc sottolinea che «i compiti istituzionali non hanno colore politico». E tutto questo, in fondo, perché è solo nelle teorie che i clandestini non esistono.
fonte: Corriere della Sera
Dietro front della LEGA
Etichette: discriminazione, friuli venezia giulia, immigrati, salute
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 08:34 0 commenti