perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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lunedì 7 marzo 2011

Friuli, caccia all’uomo nero

Danilo Narduzzi – capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale del Friuli -, dopo aver proposto di costruire dei campi di lavoro per gli immigrati libici, ha inaugurato lo sportello anti-immigrati:

In sostanza si tratta di un numero telefonico al quale possono rivolgersi tutte quelle persone convinte di aver subito un danno provocato da un “uomo nero”: una casa assegnata agli stranieri, un bonus bebè mai ricevuto, nonostante il vicino (straniero) lo abbia invece incassato.


fonte: On the nord

martedì 15 febbraio 2011

Licenziamento etnico

La lega vuole di fatto introdurre il “licenziamento etnico”, non sulla base delle capacità o delle competenze possedute, ma esclusivamente sulla base del luogo di nascita. E’ quanto richiede il capogruppo della lega nord al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Danilo Narduzzi, questo è il nome del politico leghista sostiene che se proprio si deve arrivare agli esuberi per la Electrolux di Pordenone i primi a perdere il posto di lavoro debbano essere gli stranieri e non i lavoratori pordenonesi e chiede che questa linea sia condivisa da tutto il Consiglio regionale e dai sindacati. Sarebbe interessante vedere la compilazione di questa famigerata lista di licenziamento sui base etnica da presentare alla direzione dell’azienda. Piccolo particolare non trascurabile però, la lista arriverebbe direttamente a Stoccolma dove ha sede la Electrolux e bisognerebbe capire che accezione darebbero gli svedesi al termine “straniero”.

fonte: Movimento AntiLega

martedì 15 dicembre 2009

Il razzismo delle amministrazioni locali

C’è un limite che perfino la Lega, a Roma, oggi non può superare.

L’emendamento che introduce la cassa integrazione differenziata e che ha fatto gridare alle leggi razziali però è solo un aspetto della politica discriminatoria che a livello locale diventa implacabile.

Lo dimostra ad esempio il caso di Brignano Gera d’Adda, comune in provincia di Bergamo, che ha stabilito aiuti per i disoccupati purché non siano stranieri. I sindaci sceriffo, a volte, sono più potenti dello Stato. Le ordinanze comunali anche se definite discriminatorie e anticostituzionali vengono regolarmente applicate a suon di multe e non solo.

Welcome to Padania! Dove il Pdl ha firmato delega in bianco alla Lega, che impera, sul tema dell’immigrazione. Dove la stessa determinazione che sarebbe necessaria per perseguire e punire i delinquenti, sempre più spesso, viene usata invece per stabilire e diversificare i confini tra i diritti-doveri degli italiani da quelli degli immigrati.

Come si spiegherebbero altrimenti le 800 (più o meno) delibere “dissuasive” nei confronti degli stranieri? Il primato, secondo l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), spetta alla Lombardia con 237, segue il Veneto con 102 provvedimenti, il Piemonte con 63 e il Friuli a quota 17.

Pensò bene poi il sindaco leghista Flavio Tosi che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera spiegò che “gli unici diritti inalienabili sono quelli che riguardano la sopravvivenza”.

Esclusa ad esempio l’istruzione perché “riconoscerla significa ammettere il diritto ai clandestini a una permanenza senza limiti”. Rimanendo sulla scia dell’educazione-istruzione è certamente da ricordare il bando pubblicato dalla provincia di Sondrio che prevede l’assegnazione di alloggi per i soli studenti valtellinesi. Scelta cassata anche in sede di Commissione europea oltre che in tribunale; ma poco importa.

continua su Antefatto

mercoledì 11 novembre 2009

Azzano Decimo (Pn), Bortolotti propone il ''Censimento Islamico''

"Lei è musulmano? Favorisca i documenti". Sarà questa la domanda che potrebbero sentirsi chiedere tutti i fedeli di religione islamica residenti nel comune di Azzano Decimo. Sì perchè il Sindaco del piccolo comune friulano in provincia di Pordenone, Enzo Bortolotti (fotoa sinistra), della Lega Nord, ha avanzato la proposta, tramite il suo partito, di effettuare il "censimento islamico", ossia un censimento su tutti i cittadini di Azzano Decimo di fede islamica. A parer suo sarebbe un modo per arginare il problema dell'immigrazione clandestina. La proposta del sindaco leghista è stata subito promossa all'ordine del giorno nella prossima assemblea consigliare comunale prevista per il giorno 12 novembre (il prossimo giovedì).

MOZIONE ANTI-ISLAM - La cosa da notare è che la mozione presentata dal carroccio non si riferisce agli immigrati clandestini in generale, agli extracomunitari, ma solo a quelli di religione islamica. Ed un provvedimento del genere non è una novità. Infatti il 17 settembre scorso, in seguito all'omicidio della giovane Sanaa Dafani (foto a destra), la 18enne islamica uccisa dal padre perchè innamorata di un italiano, venne prersentata un'interrogazione simile, nella quale si proponeva di effettuare "una mappatura per stabilire dove siano insediate le comunità musulmane e in particolare quelle legate alle correnti integraliste e fondamentaliste". La proposta però non ricevette neanche una risposta in quel caso.

Cosa differente invece nel comune presieduto da Bortolotti, dove la mozione è all'ordine del giorno. Ma ormai il cinquantunenne dentista rieletto sindaco con addirittura il 70% dei voti, ci ha abituato con le sua ordinanze "anti-islam". Come dimenticare le ordinanze anti-burqa, le ronde, l'obbligo all’extracomunitario con permesso di soggiorno di dimostrare di possedere un reddito di almeno 5.000 euro ogni qualvolta richiede un servizio sociale.
LA MULTA - Se la proposta non dovesse passare, beh di certo Bortolotti non si farà fermare da nessuno. Infatti ha già dichiarato che continuerà insieme al suo partito nella battaglia contro l'immigrazione clandestina. L'unica cosa che potrebbe fermarlo è una vecchia storia (di cui abbiamo già parlato in questo giornale) di una multa presa dai suoi vigili che Bortolotti ha contestato. Il sindaco ha già perso in tribunale ed ora è in attesa del giudizio definitivo: se si dovesse confermare l'accusa, Bortolotti decadrebbe dal suo incarico.

fonte: NotiziarioItaliano

giovedì 5 novembre 2009

La Lega: screening sanitari sui clandestini

Dopo la mozione anti-ambulatori ecco quella dello screening sulla salute. La Lega Nord non abbassa la guardia in tema d'immigrazione clandestina. E avanza una nuova proposta in funzione preventiva: un controllo sanitario, obbligatorio e gratuito, sugli stranieri irregolari in modo da accertare l'eventuale presenza di tubercolosi o di altre malattie infettive.
La mozione. Ad aprire il nuovo fronte è il gruppo consiliare che incalza nuovamente la giunta Tondo e l'assessore competente Vladimir Kosic. «Chiederemo attraverso una mozione d'introdurre accertamenti sanitari in Friuli Venezia Giulia - precisa il capogruppo leghista Danilo Narduzzi -. L'Italia è l'unico Paese in Europa a non prevedere alcun controllo all'ingresso, si tratti d'immigrati regolari o irregolari. Parlamentari come Ferruccio Saro, invece di preoccuparsi tanto a parole, potrebbero dare risposte con i fatti, presentando una proposta di legge che preveda gli screening su tutto il territorio nazionale».
Screening nei Cie. Nell'attesa, si muove intanto il Carroccio Fvg. Che ha pure individuato il luogo dove attuare lo screening, «misura a tutela della salute dei cittadini e degli stessi immigrati irregolari».
«Potrebbero essere effettuato nei Cie (Centro identificazione ed espulsione), come quello di Gradisca d'Isonzo - dice Narduzzi -. Il Friuli Venezia Giulia, Regione autonoma anche dal punto di vista del sistema sanitario, potrebbe, prima in Italia, attrezzarsi in questo senso».

fonte: Il Piccolo

giovedì 1 ottobre 2009

Il Friuli Venezia Giulia prova a escludere i migranti dal welfare

Millecinquecento firme per dire no alla proposta di legge leghista che restringe i diritti di accesso al welfare in Friuli Venezia Giulia. La Rete regionale per i diritti di cittadinanza le ha consegnate oggi a Trieste ai capigruppo del Consiglio, impegnati proprio nella discussione di questa proposta di legge. «Se sarà approvata, il welfare regionale, da strumento di integrazione sociale, diventerà mezzo di emarginazione e rifiuto dell’altro», affermano i portavoce della Rete, a cui aderiscono un centinaio di soggetti della società civile, tra associazioni, sindacati, singoli cittadini italiani e immigrati, di Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste.

La proposta di legge 39 del 2009 riserva una serie di prestazioni sociali solo a chi risiede in Friuli Venezia Giulia da almeno 15 anni: la carta famiglia, i contributi per l’accesso al nido d’infanzia, gli assegni di studio, l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica. In realtà, in base alla legge regionale 16 del 2008 si prevede già, per l’assegnazione degli alloggi pubblici, il requisito di residenza decennale in Italia, di cui almeno cinque in Friuli Venezia Giulia.

La discussione è ricominciata in terza Commissione consiliare, dopo la pausa estiva, il 15 settembre. Ma la Lega Nord ha premuto sull’acceleratore fino a portarla direttamente in aula, mercoledì 30 settembre, senza ulteriori esami, audizioni, senza dibattiti o confronti. Nel frattempo è stato anche modificato il titolo, da «Modifiche legislative a sostegno dei soggetti che risiedono o prestano attività lavorativa in Regione da almeno quindici anni» a «Sostegno ai lavoratori residenti in regione».
Walter Citti, dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione [Asgi], afferma: «La norma andrà in contrasto evidentemente con la Costituzione, che garantisce il diritto all’istruzione e pari opportunità negli studi. E contrasterà con il diritto comunitario, che esclude ogni forma di discriminazione, anche indiretta, fondata cioè sul requisito di anzianità di residenza. Questo criterio, infatti, può essere più facilmente soddisfatto dagli italiani rispetto agli stranieri».
Il provvedimento non discriminerà solo gli immigrati dall’estero, ma anche dalle altre regioni, compreso il vicino Veneto, senza dimenticare i cittadini friulani e giuliani emigrati e rientrati di recente.
Concludono i portavoce della Rete diritti: «Se il testo sarà approvato, il Friuli Venezia Giulia sarà l’unica regione in Italia connotata da questa gravissima discriminazione, un’azione di disgregazione sociale, contraria alla Costituzione, alla Dichiarazione dei Diritti dell’uomo, sulla pari dignità di ogni persona e sull’uguaglianza dei diritti per tutti».

fonte: Carta

mercoledì 11 febbraio 2009

Sparano col fucile ad aria compressa: bengalese ferito

Stava camminando lungo via Ausonia, in compagnia di un amico, quando è stato raggiunto da un colpo alla spalla: un pallino partito da un’arma ad aria compressa che lo ha centrato e ferito, seppure lievemente. Vittima dello sparo un diciottenne di origini bengalesi residente in città. L’episodio si è verificato attorno alle 9.30 di ieri e ha immediatamente visto convergere nel quartiere di San Domenico un’ambulanza del 118, che ha accompagnato il giovane in ospedale, e i carabinieri della Radiomobile. Non è esclusa l’ipotesi di un risvolto razziale.
Ancora tutta da chiarire la dinamica dell’episodio e, soprattutto, del perchè quel colpo sia finito addosso a una persona. I carabinieri chiamati sul posto dalla centrale operativa del 118 hanno avviato subito le indagini, setacciando il quartiere alla ricerca dell’arma dalla quale era stato esploso il pallino: un fucile ad aria compressa del quale, però, pure nel resto della giornata, non si è trovata alcuna traccia.
Nè è stato ancora chiarito da dove sia stato sparato il colpo. La zona, alla periferia nord della città, è stata perlustrata palmo palmo dai militari dell’Arma, che hanno bussato alla porta dei tanti appartamenti dei condomini che affacciano su via Ausonia. Neppure le dichiarazioni rese dal giovane bengalese, che risiede in Italia con regolare permesso di soggiorno, hanno aiutato a portare elementi utili alle indagini. A quanto appreso, infatti, il ragazzo non avrebbe mai avuto screzi o problemi di natura relazionale con chicchesia. Niente, insomma, che potesse farne il bersaglio di uno “scherzo” del genere. Inoltre, quelli non sono nè la via, nè il quartiere nei quali il giovane abita. Il clima di crescente intolleranza verso gli extracomunitari che in queste settimane si sta respirando un po’ dappertutto, in Italia, resta comunque una delle piste investigative alla quale i carabinieri lavoreranno anche nei prossimi giorni.
Quando è stato raggiunto dal pallino, il bengalese stava camminando lungo la via in compagnia di un connazionale, a sua volta residente in altra zona di Udine. Questione di attimi: un momento prima o un momento dopo e quel “proiettile” avrebbe potuto colpirlo in un punto del corpo ben più vicino a organi vitali, oppure schivarlo del tutto. Trattandosi comunque di un pallino ad aria compressa, le conseguenze sono state minime e la ferita giudicata lieve. Soccorso dai sanitari del 118, il bengalese è stato caricato sull’ambulanza e trasportato al “Santa Maria della Misericordia” senza alcun codice d’urgenza. Una volta in Pronto soccorso, il giovane è stato medicato e dimesso con una prognosi di dieci giorni.

fonte: Messaggero Veneto

mercoledì 14 gennaio 2009

Portogruaro. Insulti razzisti allo stadio: «Offesa perchè nera, non perdono»

«Come sto? Male. E questa volta non c’entra la delusione per la sconfitta». È ferito Francis Ibekwe. Perché in quanto accaduto domenica pomeriggio a Portogruaro non c’è la benché minima traccia di ragionevolezza, né alcun legame sportivo. Per tutta la sua permanenza in campo nel derby del Mecchia il ventiquattrenne nigeriano è stato fischiato da quelli che lo scorso anno erano stati i suoi “tifosi”, ai quali aveva regalato due gol tornati comunque utili nell’economia della storica promozione del PortoSummaga in Prima Divisione. Insulti e ululati che l’attaccante di Lagos, suo malgrado, non ha ricevuto per la prima volta.

«I fischi non li ho neanche sentiti, chi si è sgolato per via della mia pelle o perché ero un ex poco amato, lo ha fatto per niente – ironizza “Ibe” – Quello che è stato vergognoso e che non posso accettare è che in tribuna sia stata aggredita la mia ragazza, non solo verbalmente con frasi che di certo non potreste scrivere sui giornali, ma anche fisicamente con accerchiamenti e spinte».

Ancora scossa per quanto accaduto ventiquattro ore prima, Sandra Ibekwe ha comunque ricostruito i fatti. «Al termine del primo tempo mentre tanta gente scendeva al bar io sono rimasta seduta al mio posto quando un signore che avrebbe potuto essere mio padre – è il particolare riferito dalla ventottenne nigeriana – si è avvicinato a me appoggiando il suo piede sulla mia gamba. Io d’istinto ho allontanato la scarpa dai miei pantaloni e subito sono stata spinta e offesa. Altre parolacce mi sono giunte da altri adulti che, nemmeno me ne ero accorta, erano al mio fianco e alle mie spalle. In pratica ero circondata da perfetti sconosciuti che mi diceva che non avevo diritto di toccarli perché sono “negra”».
«Una coppia di amici con i quali avevo seguito la partita hanno provato a prendere le mie difese dicendo che la smettessero – prosegue – ma non c’è stato verso. Ormai ero in lacrime, nessuno intorno ha mosso un dito. All’inizio del secondo tempo avrei voluto spostarmi, ma la tribuna era stracolma, quindi sono rimasta lì e per tutto il tempo anche altra gente ne ha dette di tutti i colori a me e a Francis invitandoci a tornarcene a casa nostra, in Africa. Non so perché ce l’abbiano con lui, ma in ogni caso io cosa c’entro? Ho resistito in silenzio sino a fine gara, non ho replicato a nessuno perché i miei genitori mi hanno educato che non si alza mai la voce in casa altrui».

La giovane da sette anni è compagna di Ibekwe, con il quale tra qualche tempo vorrebbe pure sposarsi. La coppia vive a San Donà di Piave. «Stiamo bene, ci siamo integrati e abbiamo tanti amici a Mestre come a Portogruaro. Però appena arrivata allo stadio alcune amiche mi avevano messo in guardia che qualcosa sarebbe successo a me e a Ibe».

«Questa storia non finisce qui – conclude la punta del Venezia – non appena individueremo questi soggetti sporgeremo subito denuncia per andare in fondo a questa brutta storia».

Ben diversa è la versione della società portogruarese che, fatte le opportune verifiche presso numerosi spettatori presenti domenica alla partita nello stesso settore, ha emesso un comunicato stampa col quale si precisa che non esiste alcun episodio di stampo razzista da condannare, visto che tutto può essere ricondotto ad un semplice battibecco tra un paio di tifosi e la signora Ibekwe, escludendo ingiurie razziste d’alcun genere.

Una dura condanna agli episodi di violenza e razzismo che si sono verificati sugli spalti dello stadio Pier Giovanni Mecchia è stata espressa anche dal sindaco di Portogruaro, Antonio Bertoncello, presente in tribuna, che ha pure espresso la propria solidarietà a Francis Ibekwe e a sua moglie.

fonte: Il Gazzettino

giovedì 8 gennaio 2009

«Niente cure mediche ai clandestini in Friuli»

«I clandestini, in teoria non esistono: però ci sono». La sintesi è di Danilo Narduzzi, capogruppo della Lega nel consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. In effetti, i sindacati calcolano che in Friuli gli immigrati irregolari siano circa 20 mila, che tra loro ci siano 11 mila badanti, e che molti altri siano transfrontalieri che vorrebbero regolarizzare (diritti ma anche doveri) la loro posizione.

Insomma, gli irregolari ci sono e le conseguenze sono varie. In materia sanitaria, per esempio: il clandestino se sta male va dal medico, spesso al pronto soccorso, e chiede di essere curato. In questo non si distingue da chi ha il permesso di soggiorno o da un italiano. Ma a quel punto il dottore cosa deve fare? L'azienda per i Servizi Sanitari numero 6, quella di Pordenone, ha invitato con una lettera tutte le strutture pubbliche della Regione a continuare nei programmi di assistenza e cura degli immigrati irregolari avviati dalla giunta di centrosinistra che ha governato il Friuli fino alle scorse elezioni. E infatti: «Bisogna curare e garantire assistenza a tutti, senza distinzione» afferma Luigi Conte, presidente dell'Ordine dei medici di Udine. Lui considera intollerabile la posizione della Lega, che vuole limitare le cure per i clandestini agli interventi urgenti e non differibili, e vorrebbe anche che i pazienti senza permesso di soggiorno fossero segnalati alle autorità. «Il medico non è un delatore» tuona Conte, preoccupato dal pericolo «per gli individui e la collettività» che verrebbe dalla nascita di una «clandestinità sanitaria», o una «sanità parallela» priva di controllo. «Uno dei rischi — spiega — è che aumenti la diffusione di patologie».

La Lega ribatte a muso duro: «Questo è terrorismo mediatico. Epidemie non ce ne sono mai state, al limite il pericolo è quello di attentati» dice Narduzzi. Che poi presenta in questi termini la questione-sanità: «Grazie a progetti della precedente amministrazione di centrosinistra, i clandestini in Friuli godono di assistenza gratuita per prestazioni di ogni tipo, persino la pulizia dei denti... Certo, la Bossi-Fini prevede che chiunque abbia bisogno di cure urgenti debba essere assistito, anche se è irregolare. Noi, però, crediamo che le terapie non urgenti vadano sospese, perché i clandestini sono da espellere». Non tutti, nella maggioranza di centrodestra che governa la Regione, la pensano così. Sia l'assessore alla Sanità Vladimir Kosic, un tecnico, sia il vicepresidente della commissione sanità in consiglio Massimo Blasoni, del Pdl, sono convinti che per questioni di civiltà e tutela della salute tutti vadano curati. «Proporremo una mozione per definire linee di politica sanitaria che seguano i principi del centrodestra — attacca la Lega —. Non solo: chi è curato e non ha il permesso di soggiorno deve essere segnalato».

È la stessa querelle che si scatenò a livello nazionale in autunno, dopo la presentazione del pacchetto sicurezza. Un emendamento prevedeva che i dottori denunciassero eventuali pazienti-irregolari. Anche in quel caso i medici si opposero. L'emendamento, per ora, è stato ritirato. Narduzzi spera che venga riproposto in Consiglio dei ministri. Nell'attesa, in Friuli la Lega ha tentato una fuga in avanti. Tanto che l'Udc, che qui è nella coalizione di governo, chiede una verifica: «Qualunque essere umano va assistito — dice il segretario regionale, Angelo Compagnon —. Poi, in seconda battuta, bisognerà segnalare il fatto alle autorità. In ogni caso di tutto ciò non c'è traccia nel programma, la maggioranza dovrebbe sedersi attorno a un tavolo e discuterne». E ancora non basta: da due giorni la Cgil chiede le dimissioni del presidente del consiglio regionale, il leghista Edouard Ballaman, famoso per aver diffuso in Italia il film contro l'Islam radicale di Theo Van Gogh. È accusato di aver tradito «lo spirito super partes del suo ruolo» schierandosi a favore della Lega sulle cure agli irregolari. Il Pd considera la sua uscita «censurabile e inaccettabile». L'Udc sottolinea che «i compiti istituzionali non hanno colore politico». E tutto questo, in fondo, perché è solo nelle teorie che i clandestini non esistono.

fonte: Corriere della Sera

Dietro front della LEGA

martedì 2 dicembre 2008

Aiuti agli immigrati, il caso Fvg all’Ue

Accuse di discriminazione nei confronti degli immigrati e il caso Friuli finisce a Bruxelles. Il Pd e Rifondazione contestano, infatti, le norme regionali che stabiliscono un periodo minimo di residenza per poter accedere alle misure di welfare e alle case Ater. Una norma che ha visto il braccio di ferro fra Lega e Pdl, divisi fra chi proponeva 15 e chi 3 anni. Ma che stanno sollevando un polverone nazionale. Da una parte l’eurodeputato Giusto Catania porta la questione in Europa, dall’altra il vicepresidente dei deputati del Pd Gianclaudio Bressa scrive al ministro Maroni.
La denuncia all’Ue. «Misure discriminatorie e in contrasto con la legislazione e la giurisprudenza europea», così definisce il parlamentare europeo di Rifondazione, Catania, giudica le proposte di modifica della legge sul reddito di cittadinanza del Friuli Venezia Giulia che, sottolinea, escludono «da ogni beneficio sociale tutti gli extracomunitari e i cittadini Ue con residenza inferiore ai tre anni».
L’eurodeputato ha presentato, dunque, un’interrogazione alla Commissione europea, in cui chiede «se le nuove norme proposte dal governo regionale non siano contrarie alle norme antidiscriminazione dell’Ue e alla mobilità dei cittadini comunitari. Il diritto europeo protegge alcuni diritti dei cittadini Ue e di quelli extracomunitari e la parità d’accesso alle prestazioni sociali - prosegue Catania - è uno di questi».
«La negazione di questi diritti equivale alla negazione di ogni prospettiva d’inserimento sociale e integrazione nelle società ospiti dei migranti. La decisione del governo del Friuli Venezia-Giulia - conclude Giusto Catania- rincorre solo obbiettivi propagandistici».
Le critiche del Pd. «Dagli amministratori del centrodestra arrivano preoccupanti segnali di inciviltà, intolleranza e razzismo», aggiunge il vicepresidente dei deputati del Pd alla Camera, Gianclaudio Bressa che invita il ministro degli Interni Roberto Maroni a verificare la costituzionalità e la compatibilità con le norme Ue dei provvedimenti messi in campo da diverse amministrazioni locali del nord «con chiari intenti discriminatori nei confronti degli extracomunitari regolari».
«Solo in questa ultima settimana - spiega Bressa - abbiamo assistito al moltiplicarsi di provvedimenti ostili agli immigrati regolarmente residenti in Italia. Penso alla decisione del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia di escludere dal reddito di cittadinanza gli extracomunitari regolari, così come alla norma che non permette agli stranieri regolari di accedere al bonus bebè nel comune di Brescia, ma anche alla norma 'anti-immigratì del Comune di Spresiano che vorrebbe 'incoraggiarè economicamente gli extracomunitari a tornare nei propri paesi. Si tratta di norme incivili, ingiuste e che presentano evidenti aspetti di incostituzionalità e razzismo su cui il ministro Maroni dovrebbe esprimersi per scongiurare che nel nostro paese possa passare il concetto di uno stato che divide e crea disparità tra le persone».
«La parità dei diritti - conclude Bressa - è uno strumento fondamentale per l'integrazione perchè genera il senso dell'uguaglianza e del rispetto dell'altro in quanto uguale».

fonte: L'Espresso