Fossalta di Piave è balzato agli onori della cronaca per una vicenda di ingiustizia sociale: il sindaco aveva negato la mensa a una bambina di 4 anni la cui famiglia non poteva provvedere alla retta mensile.
A nulla era valso il gesto amorevole di alcune maestre, e due collaboratori scolastici, che avevano rinunciato al pranzo scolastico in favore della piccola. Riprese aspramente sia dal Sindaco, Massimo Sensini, e dalla Preside della scuola, Simonetta Murri, rischiano provvedimenti disciplinari.
Fossalta di Piave è balzato agli onori della cronaca per una vicenda di ingiustizia sociale: il sindaco aveva negato la mensa a una bambina di 4 anni la cui famiglia non poteva provvedere alla retta mensile.
A nulla era valso il gesto amorevole di alcune maestre, e due collaboratori scolastici, che avevano rinunciato al pranzo scolastico in favore della piccola. Riprese aspramente sia dal Sindaco, Massimo Sensini, e dalla Preside della scuola, Simonetta Murri, rischiano provvedimenti disciplinari.
Hanno raccontato alcuni di loro:
“La scena della bambina che piangeva perché veniva separata dai suoi amichetti ci ha devastato il cuore. Non avevamo e non abbiamo nulla contro l’amministrazione, non facciamo politica! Abbiamo fatto quello che qualsiasi genitore di buonsenso vorrebbe fare.
Non vogliamo medaglie. Non vogliamo che questa diventi una guerra sulle teste dei bambini. Vogliamo e volevamo, solo, risolvere un problema che non si poteva ignorare. Avevamo chiesto un colloquio con la preside. Le abbiamo parlato. E lei, ancora ieri, ci ha detto che non poteva fare nulla. Alcuni di noi hanno scelto di intervenire in forma privata. Le polemiche non servono a nessuno”.
La storia, riportata dal Fatto Quotidiano, aveva colpito l’opinione pubblica varcando i confini del Veneto. Una piccola rete di aiuti si era creata immediatamente e la Scuola per l’Infanzia era stata sommersa da telefonate e proposte di pagamento. La frase più ricorrente è stata “Se serve, pago io“.
Il Sindaco, raggiunto dai giornalisti, aveva cercato di nascondersi dietro norme e cavilli burocratici, rilanciando con un sibillino
“La bambina è figlia di un noto estremista islamico“
Voci infondate perché, come spiega Giuseppe Dalcin, l’ex consigliere comunale del Pci che ha messo a disposizione la sua casa alla famiglia della piccola, il padre
“è andato in Belgio a cercare un impiego onesto perché aveva perso il lavoro. Ha lavorato otto anni come metalmeccanico, non l’ho mai visto lamentarsi. Quando è finito in cassa integrazione, un giorno mi ha detto: Devo trovare un modo per sfamare la mia famiglia. Integralista islamico? Un religioso islamico, direi. Qualcuno deve spiegare al sindaco la differenza”.
La bambina con la madre e i suoi 4 fratelli vivono nella casa che Dalcin aveva messo loro a disposizione per soli 300€ di affitto, fintanto che il padre ha lavorato in Italia. Ora che il denaro scarseggia non ha più voluto soldi. Ad aiutarli il fratello del padre che per loro fa la spesa, nonostante abbia solo vent’anni e una sua famiglia da mantenere. Come sostiene lo stesso Dalcin:
“Usavo quei soldi per ammortizzare i costi, solo di riscaldamento: solo di quello, per il mio piano e il loro spendo 700 euro al mese. Io cinque bambini per strada non li metterò m-a-i. Piuttosto ci vado io, al freddo e al gelo”.
Lascia turbati l’atteggiamento del Sindaco, a prescindere dalla sua provenienza politica. Davanti al bisogno di un cittadino il primo rappresentante non dovrebbe barricarsi dietro le carte e la burocrazia. Innanzi all’infanzia e alle necessità di una bambina, a un bisogno primario come il cibo e al gesto compassionevole delle sue maestre, non si può reprimere ma solo sostenere.
fonte: Dire Donna
domenica 6 febbraio 2011
Fossalta di Piave aiuta la bimba esclusa dalla mensa
giovedì 27 gennaio 2011
Ragazzine straniere violentate dagli «amici» conosciuti su Facebook: tre arresti
Si sono fidate di tre coetanei, conosciuti anche tramite Facebook, e hanno accettato di uscire con loro per andare in discoteca. Ma quella che doveva essere una bella serata tra amici si è trasformata in un incubo per due 16enni straniere, violentate proprio dai ragazzi di cui si erano fidate. Per il branco, un 18enne e due 17enni gli agenti della Squadra Mobile di Cremona hanno fatto scattare le manette.
L'INCONTRO - Le due ragazzine erano ospiti di una casa-famiglia, dove avevano incontrato a fine novembre uno dei due 17enni ora arrestati. L'amicizia era proseguita su Facebook, e si era allargata anche agli altri due ragazzi. Qualche giorno fa i cinque hanno deciso di uscire insieme per una serata in discoteca, ma una volta in auto il 18enne alla guida non si è diretto verso Brescia, come aveva preannunciato, bensì verso Piacenza. Alla richiesta di spiegazioni, la risposta del terzetto è stata agghiacciante: «Il viaggio non è gratis».
LA VIOLENZA - Le due amiche si sono ribellate, e a quel punto i coetanei le hanno fatte scendere dalla macchina. In quel momento erano alla periferia di Piacenza, lungo una strada isolata frequentata da prostitute. Infreddolite e impaurite, le ragazzine hanno richiamato gli «amici» chiedendo loro di tornare a prenderle e riaccompagnarle in comunità. I ragazzi sono andati a riprenderle, ma al confine tra Piacenza e Cremona hanno fermato l'auto in un parcheggio isolato di un piccolo comune, dove si è consumato lo stupro. Solo dopo qualche giorno, le amiche si sono convinte a denunciare lo stupro e hanno aiutato i poliziotti della Questura a ricostruire la dinamica della serata.
fonte: Corriere della Sera
Etichette: milano, minori, stranieri, violenza sessuale
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martedì 4 maggio 2010
Bonus bebe' solo a italiani e sposati A Ceresara esclusi extracomunitari.
Bonus bebe', ma solo al primo figlio nato da residenti e all'interno del matrimonio. Accade a Ceresara, 3mila abitanti nel Mantovano.L'amministrazione di centrodestra lo conferma quest'anno, escludendo ancora figli di extracomunitari, coppie di fatto e ragazze madri. Passato da 300 a 500 euro, il bonus sara' erogato a coppie sposate residenti da oltre 5 anni. Regolamento approvato in Consiglio comunale con il no della minoranza, che ricorrera' al Tar contro norme 'non costituzionali'.
fonte: ANSA
mercoledì 21 aprile 2010
A Padova niente asilo per i bambini figli di irregolari
Bambini extracomunitari senza permesso di soggiorno esclusi dagli asili di Padova: l'associazione 'Razzismo Stop' e il circuito 'Melting Pot' accusano il sindaco Pd di Padova, ma Flavio Zanonato si difende e spiega che e' obbligato ad applicare la legge, anche se non la condivide, e che finora comunque non si e' verificato nessun caso del genere L'associazione antirazzista ha infatti denunciato il caso di un lavoratore irregolare residente in citta' che non avrebbe potuto iscrivere il figlio, al sindaco pero' non risulta: 'Il Comune di Padova, fino ad oggi, non ha mai ricevuto richieste di iscrizione agli asili nido di bambini presenti irregolarmente nel nostro territorio', puntualizza Zanonato, ricordando che in Italia i minori irregolari non possono essere espulsi.
'Con le nuove norme del luglio scorso sulla sicurezza e contro l'immigrazione irregolare - spiega il sindaco - sono state introdotti nuovi obblighi di verifica dei permessi di soggiorno di chi chiede l'accesso ai servizi pubblici, riducendo a soli due casi (servizi legati all'obbligo scolastico e servizi sanitari) quelli per cui non e' richiesto il permesso'.
Risulta pero' - prosegue Zanonato - che su richiesta del Comune di Bologna, che si e' trovato ad affrontare un caso concreto, 'il Ministero ha emanato una circolare che dichiara non obbligatoria la richiesta del permesso di soggiorno anche per chi chiede l'iscrizione agli asili nido. Il Comune di Padova - conclude il sindaco - prende atto della decisione del Ministero e si adeguera' con soddisfazione a questa indicazione'.
fonte: ADUC
Etichette: clandestino, minori, padova, permesso di soggiorno, sindaco
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venerdì 16 aprile 2010
Bologna respinge il razzismo e costringe il Comune al dietro-front!
Non serve il permesso di soggiorno per iscriversi ai nidi.
Finalmente si conclude in maniera positiva la vergognosa vicenda della richiesta del permesso di soggiorno per l’iscrizione agli asili nido per i genitori migranti.
Questa vittoria è merito della campagna di dissenso e di pressione che in breve tempo si è sviluppata in città. La reazione di movimenti, cittadini, partiti, sindacati ed istituzioni ha saputo bloccare un provvedimento discriminatorio la cui gravità non era stata colta da chi l’aveva approvato.
E’ la dimostrazione che nessuna legge può essere imposta ed applicata automaticamente quando c’è una collettività che mette in atto una resistenza attiva, che manifesta la propria indignazione producendo dibattito, discussione, mobilitazione.
Da parte nostra abbiamo creduto fino in fondo che questa battaglia per la cancellazione di un requisito stigmatizzante fosse una questione di civiltà contro le leggi che costringono i migranti alla clandestinità forzata, contro il discorso pubblico che troppe volte cerca negli stranieri il capro espiatorio di fronte ad una politica di riduzione dei servizi di welfare.
Abbiamo investito le nostre forze senza riserve per raggiungere questo risultato affinché fosse chiaro che le disposizioni razziste ed i discorsi leghisti non devono avere cittadinanza.
Bologna oggi ha saputo dare un segnale chiaro: le leggi razziste non vanno applicate!
fonte: Meltingpot
Etichette: bologna, minori, permesso di soggiorno
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giovedì 15 aprile 2010
Padre Alex Zanotelli caricato dalla polizia a Napoli. "Li state mandando in un lager, dovete passare su di me", e così è stato. Condividi
"Sono bambini. Li state mandando in un lager. Dovete passare su di me". Ma la furia di chi obbedisce al governo e alla legge che punisce gli immigrati non risparmia neanche un uomo di chiesa, padre Alex Zanotelli. Pur di far partire in fretta in una camionetta i nove africani della "Vera D.", pur di chiudere la questione che ha agitato il porto di Napoli e le coscienze nell'ultima settimana, senza il minimo rispetto hanno buttato a terra persino il sacerdote che difende i diritti civili e si prodiga per l'umanità. Sta bene, il paladino di chi non ha voce e lotta per sopravvivere, ma è tornato a casa addolorato, come chi ha sostenuto una battaglia persa.
Intorno alle 21 la protesta era davanti ai garage della questura in via dei Fiorentini: "Siamo tutti clandestini" gridavano i manifestanti. Organizzazioni umanitarie, centri sociali, la Cgil con Jamal Quoddorack che hanno seguito dall'inizio la vicenda. L'assessore Giulio Riccio e il sindaco Iervolino vanno via aprendo le braccia: "Non c'è niente da fare". Ma Zanotelli resta, con i suoi collaboratori, tra i quali Felicetta Parisi, che è in lacrime. "Li abbiamo visti, li abbiamo visti bene, erano vicino a noi - piange - non c'è alcun dubbio che sono minorenni", riferendosi alla querelle sull'età dei cinque clandestini più giovani, tre dei quali erano stati giudicati maggiorenni dall'ospedale dove erano stati visitati. "Anche secondo il parere dei medici ospedalieri l'età scheletrica era intorno ai 18 anni - dice ancora Parisi - ma ci sono due anni di scarto in quell'analisi. Me ne assumo io la responsabilità. Sono un medico, un pediatra: erano minori. Li hanno spediti in un lager. Questa è una ignominia, una vergogna, viviamo l'epoca della disumanità".
Padre Zanotelli ha salito le scale della questura ed è tornato indietro poco dopo amareggiato: "Non c'è niente da fare, li portano via". Intanto i celerini si radunavano sotto il palazzo. "Dopo ore di trattative, di promesse, all'improvviso è arrivata la celere e abbiamo capito che li avrebbero portati a Brindisi - dice il sacerdote - Eppure c'era la richiesta di asilo politico, il Comune aveva trovato per loro una sistemazione". Zanotelli viene accompagnato dai collaboratori, a proseguire nel racconto è Felicetta Parisi: "Quando Alex è sceso noi ci siamo messi davanti al garage da dove doveva uscire la camionetta - dice - Zanotelli voleva stendersi per terra, voleva protestare contro questo sopruso. E ha detto ai poliziotti: "Nessuno ha chiesto a questa gente che cosa ha fatto nell'ultimo mese, come ha vissuto, di che cosa ha bisogno. È una vergogna. Per me potete passare sul mio corpo, prima di prenderli". Allora è scoppiato un tafferuglio, i poliziotti si sono lanciati verso di noi e Alex è stato scaraventato per terra".
I collaboratori del sacerdote, indignati, denunciano: "Per ore la questura ha portato avanti quello che sembrava un dialogo. Era falso. Per la prima volta Napoli, la città dell'accoglienza e dell'umanità, si è macchiata della strage degli innocenti. Lo sanno tutti i Cie sono dei lager".
Fonte: Repubblica
mercoledì 14 aprile 2010
"No ai corsi per stranieri discriminano gli italiani"
Finanziare l'integrazione degli studenti stranieri "è discriminatorio, perché crea differenze di trattamento con i bambini italiani". Con questa motivazione, Lega e Pdl hanno votato in commissione Scuola-Educazione del consiglio di zona 7 la proposta di annullare i fondi per i corsi di italiano agli immigrati. Nel documento, che lunedì prossimo andrà al voto dell'aula, si prevede di destinare "a tutti i bambini del quartiere" (compresi quelli che frequentano scuole private) i circa 30mila euro che per anni sono stati spesi in ore di italiano agli stranieri.
L'abolizione della "quota stranieri" è stata approvata con sette voti favorevoli, cinque contrari e tre astenuti, dopo una lunga discussione. "È un provvedimento inutile e dannoso, anche per gli italiani - attacca Diana De Marchi, consigliere del Pd - se gli stranieri hanno problemi con la lingua, ne risente l'intera classe". Per Ernestina Gilardi della Lega Nord, che ha proposto di abolire il finanziamento, "prevedere fondi ad hoc per i bimbi disabili è giusto, ma aiutare solo gli stranieri non ha senso: la maggioranza di loro non ha alcuna difficoltà in più rispetto agli italiani". A ogni studente delle elementari e delle materne di zona7 - che comprende i quartieri Baggio, De Angeli e San Siro - saranno destinati 10 euro, che le scuole spenderanno in progetti didattici.
Secondo la nuova impostazione - trascritta nel verbale della discussione - il 35 per cento dei 250mila euro che il consiglio di zona spende per l'istruzione dovrebbe andare al sostegno dei disabili, come lo scorso anno. La quota del 12 per cento destinata negli scorsi anni agli stranieri sarà invece assorbita in un 65 per cento di "quota pro capite per tutti gli alunni". Fra chi si è astenuto nella votazione c'è il presidente della commissione, Lorenzo Perrone, dell'Udc: "Il messaggio che si fa passare è solo politico - dice - la novità non avrà alcun effetto pratico. Da sempre, infatti, le scuole spendono i soldi in base alle proprie reali necessità, non seguendo l'indicazione che noi diamo al momento dello stanziamento".
Secondo la Lega, invece, il provvedimento sarebbe anche un modo per adeguarsi ai tagli annunciati dal Comune sulle attività dei consigli di zona in generale. Il bilancio di Palazzo Marino non è ancora chiuso, ma si attende una riduzione dei fondi alle assemblee periferiche del 6 per cento. Fra le scuole in zona 7 che beneficeranno del finanziamento "per il diritto allo studio" c'è anche l'elementare Radice in via Paravia, tristemente nota come "scuola ghetto" per il fatto che nell'attuale classe prima tutti gli studenti sono stranieri. Ma la situazione è forse destinata a cambiare: per il prossimo anno, infatti, fra i 21 primini iscritti ci saranno anche tre italiani.
fonte: Repubblica
lunedì 12 aprile 2010
Udine. Prima sepoltura con rito islamico: a Paderno scatta la protesta della Lega
Una neonata è stata sepolta con rito islamico nell'area riservata ai musulmani nel cimitero di Paderno, a Udine: si tratterebbe della prima sepoltura di una persona rivolta alla Mecca. La bambina era deceduta nei giorni scorsi all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine e i genitori hanno scelto di tumularla a Paderno.
Nei mesi scorsi, la decisione del Comune di riservare un'area del cimitero ai musulmani aveva suscitato malumori e proteste, soprattutto da parte della Lega, che aveva raccolto 1.700 firme e organizzato una fiaccolata affinché l'area non fosse concessa. Il Carroccio ha già annunciato un volantinaggio a Paderno per sabato prossimo.
fonte: il Gazzettino
Cure negate senza tessera sanitaria muore a 13 mesi bimba nigeriana
Rifiutata dall’ospedale perché le era scaduta la tessera sanitaria, una bambina nigeriana di 13 mesi muore poche ore dopo. Il padre, in regola con il permesso di soggiorno, aveva appena perso il lavoro e non poteva rinnovare il documento che forse avrebbe strappato la piccola alla morte. «Uccisa dalla burocrazia», dicono gli amici della coppia, che in 200 hanno sfilato per le vie di Carugate, hinterland di Milano, dove la famiglia vive.
«I medici avrebbero potuto salvarla se non si fosse perso tutto quel tempo e se le cure fossero state adeguate. Se fosse stata italiana questo non sarebbe successo», grida ora Tommy Odiase, 40 anni, in Italia dal 1997. Chiede giustizia mentre stringe la mano della moglie Linda, di nove anni più giovane.
La notte del 3 marzo la piccola Rachel sta male, è preda di violenti attacchi di vomito. I genitori, spaventati, chiamano il 118. Arriva un’ambulanza che li trasporta al pronto soccorso dell’Uboldo di Cernusco sul Naviglio. Il medico di turno, in sei minuti, visita la paziente e la dimette prescrivendole tre farmaci. «Non l’ha nemmeno svestita», racconta la mamma. Sul referto medico si leggono poche parole: «Buone condizioni generali». Sono riportati anche gli orari di ingresso (00.39) e di uscita (00.45).
Il quartetto, con loro c’è anche la figlia più grande, di due anni e mezzo, gira in cerca della farmacia di turno. Ma le medicine sono inutili e alle 2 di notte l’uomo torna al pronto soccorso. Vuole che qualcuno si occupi della figlia, che sta sempre più male. «Il personale ci risponde che “la bambina ha la tessera sanitaria scaduta, non possiamo visitarla ancora o ricoverarla”», denuncia il 40enne. «Un fatto di una gravità assoluta — sottolinea l’avvocato della famiglia, Marco Martinelli — Dobbiamo capire se esistono direttive precise per casi come questo».
In mano Tommy Odiase ha un permesso di soggiorno da residente da rinnovare ogni sei mesi ma che scade in caso di disoccupazione. Il nigeriano, per ottenere il rinnovo della tessera sanitaria propria e delle figlie, doveva presentare una serie di documenti che ne attestassero la posizione, fra i quali la busta paga dell’ultimo mese. Licenziato solo sei settimane prima, la pratica si è trasformata in un incubo.
Davanti al rifiuto dei medici, l’ex operaio diventa una furia. Urla, vuole attenzione. Qualcuno dall’ospedale chiama i carabinieri per farlo allontanare. Forse dall’altra parte della cornetta ricordano che pochi giorni prima all’ospedale di Melzo, stessa Asl, era morto un bimbo albanese di un anno e mezzo rimandato a casa dal pronto soccorso. L’intervento dell’Arma risolve momentaneamente la situazione: Rachel viene ricoverata in pediatria.
Sono le 3 di notte, «ma fino alle otto del mattino nessuno la visita e non le viene somministrata alcuna flebo, nonostante nostra figlia avesse fortissimi attacchi di dissenteria e non riuscisse più a bere nulla», raccontano i genitori. Nel tono della voce rabbia e dolore si mischiano. La sera del giorno dopo la situazione è critica, tanto che oltre alla flebo accanto al letto spunta un monitor per tenere sotto costante controllo il battito cardiaco. Alle cinque e mezza il cuore della bambina si ferma, dopo 30 minuti di manovre di rianimazione viene constatato il decesso.
I carabinieri acquisiscono le cartelle cliniche, gli Odiase presentano una denuncia per omicidio colposo a carico dei medici e dell’ospedale, la Procura di Milano apre un’inchiesta con la stessa accusa contro ignoti. Ora si attendono i risultati dell’autopsia, pronti per il 12 maggio.
fonte: Repubblica
giovedì 11 marzo 2010
Italia, espulsi anche gli irregolari con figli minori a scuola
Gli stranieri irregolari con figli minori che studiano in Italia non possono chiedere di restare nel nostro paese. Secondo una sentenza della Corte di Cassazione, che così smentisce una recente sentenza della stessa suprema corte, la tutela della legalità alle frontiere prevale sul diritto allo studio dei minori.
Con la sentenza n. 5856, la Cassazione ha respinto il ricorso di un immigrato albanese residente a Busto Arsizio, con moglie in attesa della cittadinanza italiana e due figli minori. Il cittadino albanese aveva richiesto di non essere espulso per non arrecare danni al "sano sviluppo psicofisico" dei figli. La suprema corte ha risposto che la permanenza ai clandestini in Italia è permessa solo in nome di "gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinati da una situazione d'emergenza", mentre la frequenza scolastica configurerebbe una "tendenziale stabilità" ed "essenziale normalità". Al contrario sarebbe legittimata la permanenza dei clandestini strumentalizzando l'infanzia. Secondo la sentenza, la salvaguardia delle esigenze del minore non può prescindere dall'impianto normativo della legge sull'immigrazione.
Nelle scorse settimane, la Suprema Corte ha depositato una sentenza di segno opposto a quella di oggi, con la quale era stata ritenuta "ipotizzabile la grave compromissione del diritto del minore ad un percorso di crescita armonico e compiuto derivante dall'allontanamento di un genitore".
L'Alto commissario Onu per i diritti umani in Italia, Navi Pillay, ha espresso "grave e seria preoccupazione" per l'aberrante sentenza. Contattato da PeaceReporter, Marco Rovelli, scrittore da sempre impegnato nella difesa dei migranti, ha detto che "il contenuto di questa sentenza non solo viola gli accordi internazionali, ma oltraggia i più elementari principi dei diritti che appartengono all'umano in quanto tale. Un bambino nasce in una terra, parla quella lingua, la sua identità si forma entro quello spazio sociale - ha concluso Rovelli - e poi, per un malefico dispositivo giuridico, deve essere strappato a sé stesso. Non c'è altra parola se non inumanità".
fonte: Peacereporter
Etichette: albania, esplusione, italia, legge, minori, onu, scuola, stranieri
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mercoledì 10 febbraio 2010
Sgombero di rom sotto la neve
Questa mattina 60 persone della polizia locale di MIlano in tenuta anti-sommossa, hanno sgomberato un insediamento di cento persone, di cui 50 bambini, in via Vaiano Valle.
Nonostante questo i bambini sono andati a scuola ugualmente. Alcuni sono andati via spaventati per paura di essere allontanati dai genitori.
Ines Patrizia Quartieri, consigliere comunale a Milano, indipendente per Rifondazione Comunista, presente allo sgombero, afferma alla RAI è stato impedito di entrare e che «nonostante la neve, il freddo e le condizioni avverse, nulla è servito a impedire questa ferocia. Non abbiamo notizia di fatti similari in alcuna altra città europea, negli ultimi venti anni. Mai accaduto uno sgombero di così tanti minori sotto la neve. Nessuna alternativa credibile è stata offerta ai nuclei familiari».
fonte: Vita
venerdì 29 gennaio 2010
Padova, «puzzi di romena»: 13enne torna da scuola e si butta dalla finestra
Emarginata dai compagni di classe perché “puzza di romena”, una tredicenne di Solesino ha cercato di uccidersi gettandosi dalla finestra di casa. È accaduto una settimana fa, ma solo ieri la vicenda è stata resa nota. A divulgare i motivi che hanno spinto la ragazzina a tentare il suicidio è Adrian Teodorescu, presidente dell’associazione “Alleanza romena”.
Teodorescu ha raccolto la testimonianza dei genitori della giovane, che è tuttora ricoverata nell’ospedale di Monselice. Le sue condizioni non sono preoccupanti, ma dovrà fare i conti con una frattura ad una gamba. La ragazza ha ricevuto la visita degli amici di scuola, ma non quella dei suoi compagni di classe. A finire nella bufera è adesso l’istituto comprensivo di Solesino, dove la protagonista dell’odioso episodio – che chiameremo Maria - frequentava la seconda media. Frequentava, appunto, perché ora non ne vuol più sapere di tornare a scuola. «Da qualche tempo la ragazza – spiega Teodorescu – subiva un trattamento riservato e personalizzato dai propri compagni di classe, nella quale è l’unica immigrata».
«Non abbiamo mai avuto problemi di razzismo – racconta il papà, romeno in Italia da molti anni - né noi, né l'altro nostro figlio più piccolo. Invece con Maria, da quando ci siamo trasferiti a Solesino, con l'inizio dell'anno scolastico è iniziata anche la sofferenza. Una sofferenza – continua l’uomo, che lavora come trasportatore – dovuta alle cattiverie dei compagni di classe che non l’hanno accettata perché sembra diversa da loro. Non indossa vestiti di marca, non ha il telefonino alla moda e in più puzza di romena». La famiglia, che in precedenza abitava a Ospedaletto Euganeo, si è trasferita a Solesino da qualche mese. Ora l’associazione presenterà un esposto al dirigente scolastico, perché venga aperta un’inchiesta interna che possa fare luce sull’episodio.
fonte: Il Messaggero
venerdì 20 novembre 2009
Le Lega, la stampa, il razzismo e la menzogna
Oggi la Lega nord patavina ha rilanciato la proposta di «applicare di una percentuale omogenea di alunni stranieri per classe» e di abolire i «bacini di residenza» per l'iscrizione dei bambini alle scuole dell'obbligo. L'iniziativa, di cui da conto il Mattino di Padova di oggi, fa esplicito riferimento ad una «polemica» di qualche giorno fa che riguardava due scuole della periferia padovana, l'elementare Giovanni XXIII e la media Pacinotti. La settimana scorsa sempre il Mattino riportava con evidenza il titolo: «50% di alunni stranieri, la rivolta dei genitori padovani». «Di quale rivolta si trattasse lo sa solo la giornalista - commentano, masticando amaro, gli insegnanti della scuola elementare Giovanni XXIII - visto che il giorno prima in consiglio di interclasse i rappresentanti dei genitori si erano espressi in modo positivo nei confronti della scuola e anzi avevano proposto delle iniziative utili a valorizzarne promuoverne le attività (castagnata, mercatino di Natale, risistemazione del giardino, ecc.)».
Evidentemente, lo desumiamo anche da verifiche fatte sul campo, una polemica tutta «mediatica», frutto della particolare visione che impera nella redazione del Mattino: l'immigrazione è un «problema», i figli degli immigrati un «peso», la convivenza, quando va bene, è «problematica». Una visione che impedisce di vedere delle cose [e ne fa vedere delle altre, magari senza verificarle]: la quotidiana accoglienza, il rispetto reciproco, la collettiva ricerca della convivenza. Una realtà che è evidente a chiunque abbia solo sbirciato tra le aule delle scuole, malgrado i terribili problemi che la scuola sta vivendo. Indagare questa realtà - ambivalente e complicata e non comprensibile per chi cerca facili slogan - fa del mestiere del giornalista una bella cosa, perfino utile. Così invece ci si riduce a tirare la volata alla Lega che costruisce campagna d'odio, la sua specialità, basandosi su titoli, diciamo così, azzardati. «Voi non fate altro che costruire muri tra le persone - scrivono le insegnanti della Giovanni XXIII, rivolgendosi alla redazione del Mattino -, etichettandole e dividendole, sperando in qualche avvenimento spaventoso per potervi immergere le vostre penne sordide. Vogliamo dire a voi chiaro e tondo basta, almeno noi che con durezza e tenerezza giorno per giorno lavoriamo per l’integrazione, ricevendo da questa esperienza un senso vero della vita e uno scopo alto di umanità». Ci sarebbe da meditare, tra uno strillo e l'altro.
fonte: Carte Estnord
Sgomberato un campo rom a Sesto san Giovanni (Mi)
Ieri a pochi chilometri di distanza si sono consumate due tragedie specuilari:
- via Rubattino, Milano. De Corato (che ha fatto assegnare l'Ambrogino d'oro ai poliziotti ATM antiimmigrati) ha deciso lo sgombero del campo rom. Senza alcun preavviso e senza ascoltare le richieste di genitori, insegnanti, associazioni, il Comune ha sgomberato il campo rom che sorgeva nell'ex area Enel di via Rubattino e che ospitava quasi trecento persone, tra cui 50 minori. Per tutta la giornata donne e bambini sono stati lasciati sotto la pioggia ad osservare le loro baracche distrutte dalle ruspe. Il Comune non ha pensato a nessuna soluzione alternativa per loro, nonostante il campo fosse abitato da persone che erano inserite in percorsi di integrazione sia scolastica che lavorativa, nonostante nei giorni scorsi ci fosse stata una manifestazione contro lo sgombero. L'amministrazione è di destra e PD e PRC lamentano i modi.
- via Luini, Sesto san Giovanni. Il capogruppo PDL in comune denuncia che è stato sgomberato un campo rom e accusa l'Amministrazione di centrosinistra di «nulla aver fatto per tutelare quei cinque o sei bimbi che vivono in condizioni inumane».
Morale. Che tu sia di destra o di sinistra, l'importante è dare l'impressione di fare il duro con i deboli se governi, o di essere il difensore degli oppressi se sei all'opposizione. Nella sostanza non si risolve il problema, si prova a buttarlo sulle spalle delle amministrazioni vicine.
fonte: www.kuda.tk
Etichette: milano, minori, rom, sesto san giovanni, sgombero
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giovedì 15 ottobre 2009
Quando a minare il futuro dei giovani è la legge
Zedan è di origine eritrea, viveva con la madre e una sorella in Sudan, terra di conflitti e di pulizie etniche, ed è sbarcato in Italia alla fine di agosto scorso. Ha 16 anni e mezzo ma a vederlo gliene daresti almeno due di meno.
Oggi vive in una comunità d’accoglienza per minori nel centro Italia, alle cui cure è stato affidato dai Servizi Sociali. Mi chiede se dopo l’intervista diventerà famoso. Mi fa sorridere. Ha un bel visino, non esattamente nero, appena più scuro di quello di un mulatto; e una cornice di riccioli perfetti. E’ visibilmente soddisfatto di ogni parola italiana che esce integra dalla sua bocca. Un miracolo, se solo pensa alle difficoltà di comunicazione di un mese fa.
(...)
Il suo viaggio, iniziato in Sudan, è durato quattro mesi alla fine dei quali è sbarcato al porto di Ancona, attaccato alla pancia di un tir imbarcato su un traghetto greco. Da Khartoum era giunto in Turchia a bordo di un aereo. Zedan non sa come è stato possibile: all’aereoporto lo ha preso in custodia un uomo, un connazionale, che gli ha chiesto di seguirlo e basta, senza fare domande. Avrebbe pensato lui a tutto, sia in fase di imbarco che alla dogana turca. L’uomo ha probabilmente esibito un passaporto falso, in cui Zedan risultava suo figlio. L’unica cosa di cui il ragazzo è sicuro sono i soldi che la madre ha messo da parte, mese dopo mese, sacrificio dopo sacrificio, e che ha sborsato all’uomo per il servizio. Un paio di migliaia di euro. Il resto dei risparmi erano ben nascosti in una tasca interna dei jeans del ragazzo. Lo stesso Zedan ha svolto dei lavoretti, da quando la famiglia si era trasferita dall’Eritrea al Sudan, per mettere da parte qualcosa. Il denaro sarebbe sicuramente servito per le tappe successive. Eccome.
(...)
La tappa successiva alla Turchia è stata la Grecia. Zedan ci è arrivato su una barca minuscola, unico ragazzo in mezzo ad un gruppo di 19 adulti. I soldi, stavolta, li ha dovuti allungare ad un trafficante curdo, che gli ha garantito un angoletto sulla bagnarola. L’unica persona con cui si era accompagnato dallo sbarco turco in poi, un somalo anch’egli in fuga verso l’Europa, proprio durante quella traversata ci ha lasciato le penne. Era il solo di cui Zedan si fosse fidato fino a quel momento ed è stato l’ultimo, fino alla fine dell’odissea. Solo due cose il ragazzo riesce a rievocare di quella traversata in mare, due parole, le prime che ha imparato in italiano: fame e freddo; per il resto non ricorda nemmeno quanto tempo sia durata la navigazione. E inoltre non ricorda, di tutto il percorso, “una sola cosa che sia bella”. In Grecia Zedan ci è rimasto circa tre mesi: camminare e camminare, senza scarpe, dormendo per strada. Ma la fase più dura è stata quella della permanenza a Patrasso, dove nel tentativo quasi giornaliero di imbarcarsi per l’Italia, lungo il percorso tra la baraccopoli dove vivono i clandestini e il porto, più volte è stato inseguito e picchiato dalla polizia greca. Solo dopo essere riuscito a imbarcarsi, grazie all’esborso dell’ultimo gruzzolo rimastogli in tasca, ed essere approdato nel porto italiano, dove la polizia di frontiera lo ha individuato pericolosamente in bilico sotto al mezzo pesante sul cui fondo era aggrappato, la sua vita ha ricominciato a somigliare a quella di un ragazzino.
Se le modifiche apportate dal Pacchetto Sicurezza al testo unico sull’immigrazione, quello conosciuto come legge Bossi-Fini, hanno esonerato alla fine gli immigrati clandestini dall’obbligo di esibire un permesso di soggiorno per accedere alle prestazioni sanitarie e all’iscrizione a scuola, esse non scongiurano invece, ad esempio, che per sottrarsi al pericolo di denuncia da parte del pubblico ufficiale, il genitore straniero privo di permesso di soggiorno eviti di registrare la nascita del figlio o di perfezionare il procedimento di riconoscimento. Così a causa del mancato riconoscimento dei figli, potrebbero aprirsi procedure di adottabilità di questi, con assurde conseguenze sul diritto del minore, universalmente riconosciuto, a vivere e crescere insieme alla propria famiglia. Oppure potrebbero verificarsi situazioni in cui la madre, consapevole del rischio di denuncia, sia indotta a partorire in casa, con evidenti rischi per la salute sua e del nascituro. Altri punti dello stesso provvedimento espongono invece I minori arrivati in Italia senza nessun accompagnamento di parenti, alla violazione dei loro diritti e alla negazione, dopo i 18 anni, di un futuro lontano da guerre e povertà.
Due di questi sono particolarmente gravi. Il primo: essendo aumentata la pena per il reato di mancata esibizione del titolo di soggiorno o del documento di identificazione, con la previsione dell’arresto fino ad un anno e multe fino a 2.000 euro, le pene potrebbero colpire anche i minorenni in situazioni di difficoltà, frequentemente privi di documenti di identificazione che comprovino l’età e quindi di autorizzazione al soggiorno. Ma è il secondo punto quello che grava particolarmente sulla testa di Zedan, qualora non gli fosse riconosciuto lo status di rifugiato a cui proverà ad accedere, e di tutti i minori non accompagnati arrivati in Italia dopo la data di entrata in vigore della legge; perché la norma mina il loro futuro dopo i 18 anni. Infatti secondo il nuovo testo i minori stranieri accolti in strutture, pur sottoposti ad affidamento o a tutela, potranno rimanere in Italia dopo il raggiungimento della maggiore età, solo se siano stati inseriti per un periodo non inferiore a due anni in un progetto di integrazione sociale e civile, come quelli delle comunità educative, oppure qualora riescano a dimostrare la loro presenza in Italia da almeno tre anni (come?). Sarà cioè impossibile, per un neo-maggiorenne straniero al di fuori di questi requisiti, sostituire un permesso di soggiorno per minore età o un permesso per affidamento in un permesso per lavoro o per attesa di lavoro. Nel caso di Zedan, giunto in Italia dopo il varo della nuova legge, egli avrebbe la possibilità, con la comunità, di trovare adulti di riferimento, di affezionarsi a loro, di imparare la lingua, di andare a scuola, di formarsi al lavoro e di integrarsi nella società italiana, salvo essere infine espulso il giorno dopo il suo diciottesimo compleanno, dal momento che, nel conteggio finale, non riuscirebbe a totalizzare i tempi richiesti per avere accesso ad un permesso di soggiorno per lavoro. In risposta all’assurdo di una norma che tutela i minori fino a 17 anni e 364 giorni, per poi cacciarli via -magari dopo averne garantito l’integrazione- gli unici ad essersi ben attrezzati sembrano finora i trafficanti di persone. Si registra infatti, tra gli arrivi di clandestini, una maggiore quantità rispetto al passato di bambini piccoli e adolescenti fino ai 13/14 anni di età, tutti non accompagnati. Per loro sarebbe più facile, in effetti, stare nei tempi della legge fortissimamente voluta da Maroni e dalla Lega, a cui i complici non sono mancati.
fonte e articolo completo su Giornalismo Partecipativo
lunedì 5 ottobre 2009
SI APPARTA IN AUTO CON 4 BIMBE, ARRESTATO A BRESCIA
Si era appartato in auto, nelle campagne di Carpenedolo, in provincia di Brescia, con quattro bambine. Protagonista della vicenda, un agricoltore della zona di 57 anni, arrestato per sequestro di minorenni, atti osceni in luogo pubblico e, infine, atti sessuali con minorenni. La scoperta e' avvenuta ieri a meta' pomeriggio ad opera della Polizia Stradale di Montichiari (Brescia) che durante un pattugliamento ha avvistato una Fiat Punto parcheggiata in una stradina laterale lungo la provinciale 343 che conduce a Mantova. A bordo i poliziotti hanno scoperto l'agricoltore con i pantaloni abbassati mentre si dedicava all'onanismo con vicino 4 bimbe marocchine - due coppie di sorelle, cugine tra loro - di un'eta' compresa tra i 6 e i 12 anni, comprensibilmente terrorizzate. Incastrato dalla Polizia l'uomo, incensurato, per tutta risposta ha ingaggiato una colluttazione. Le piccole sono state soccorse e visitate, e in base ai primi riscontri non sembrano avere subito violenza sessuale. L'adescamento sarebbe avvenuto nel corso del pomeriggio nel piazzale del supermercato Italmalk di via Pozzi. Al vaglio degli agenti, materiale a luci rosse sequestrato a casa dell'agricoltore.
fonte: AGI
giovedì 19 febbraio 2009
Turismo sessuale infantile: italiani brava gente?
Nove milioni di bambine, un milione di ragazzini. Un giro d'affari da 250 miliardi. Ottantamila viaggiatori - giovani, colti, reddito medio - che ogni anno lasciano l'Italia (salda in testa alle classifiche dei predatori) a caccia di sesso proibito. In crescita l'Europa dell'Est, la REpubblica Ceca e la Russia su tutti. Ma Thailandia, Bali, Cambogia e Vietnam restano le mete più frequentate.
Bisognerebbe saper moltiplicare per mille, centomila, un milione il viso dei propri figli, nipoti, fratelli, per comprendere la portata di queste cifre. In Italia, però, qualcosa si muove. «Molto, per la verità. Il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, sta dedicando parecchia attenzione al tema; è stata a Rio con una task force di funzionari e poliziotti. E sta realizzando il piano d'azione su cui ci eravamo impegnati a Stoccolma, nel '96...».
C'è, però, un problema. Che va sotto il nome di disegno di legge sulle intercettazioni. Non si ricorda un'indagine dove il telefono non sia stato fondamentale. È impossibile aspettare di avere altri elementi per agire. Non stiamo parlando di un furto di mele, ma di bambini: ogni giorno in più è un giorno di morte. Per questo, le associazioni del settore hanno lanciato un appello, chiunque voglia unirsi, contatti Ecpat.
Qui la mia testimonianza del turismo sessuale in Repubblica Dominicana
fonte: ilKuda
Etichette: italia, minori, turismo sessuale
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 10:26 0 commenti