perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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lunedì 28 gennaio 2013

Cittadinanza negata a stranieri down

In Italia abbiamo una legge sulla cittadinanza vecchia e arretrata. Concedere la cittadinanza alle persone che decido di vivere stabilmente nel nostro paese è uno strumento di integrazione e di riconoscimento di diritti umani e civili fondamentali. Attualmente si può richiedere la cittadinanza, oltre che per matrimonio, se si soggiorna legalmente e senza interruzioni in Italia per più di 10 anni o se si nasce in Italia e vi si risiede senza interruzioni fino al compimento del diciottesimo anno d’età.

Una legislazione moderna prevederebbe che tutte le persone nate in Italia possano essere considerate italiane, da subito, e che la cittadinanza possa essere chiesta dopo 5 anni di permanenza sul nostro territorio perchè se pago le tasse, lavoro, vivo in una terra è giusto che io possa, a pieno titolo, agire sulla gestione di quel paese.

Ma oltre a questo la legislazione attuale ha dentro di se una profonda distorsione: per conseguire lo status di cittadino italino bisogna pronunciare un giuramento, ma le persone per le quali viene decretato l’incapacità di intendere e di volere non possono giurare.

E’ il caso di molti disabili psichici e delle persone affette della Sindrome di Down in particolare. Il caso si è appena proposto quando un giovane ragazzo albanese, di diciott’anni, affetto da questa malattia, ha chiesto di diventare cittadino italiano, essendo nato in Italia. Richiesta respinta.

La Ledha sostiene che la questione si possa superare applicando la Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità, ratificata dal nostro Paese con la legge 18 del 2009, che obbliga gli Stati firmatari a riconoscere alle persone disabili la libertà di movimento, il diritto di scegliere la propria residenza e quello di cambiare cittadinanza. Un motivo in più per cambiare la legge sulla cittadinanza.


venerdì 23 marzo 2012

Cassazione cancella ingiustizia sull'assegno di invalidità agli stranieri

La Corte di Cassazione ha sancito un nuovo diritto per la popolazione straniera disabile disoccupata presente in Italia: con la sentenza 4110, lo scorso 14 marzo 2012, ha deliberato il riconoscimento all’assegno di invalidità civile.

La Corte ha recepito quanto già definito dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, ovvero che, qualsiasi discrimine tra cittadini e stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato, finirebbe per risultare in contrasto con il principio di non discriminazione sancito dall’art. 14 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo.

Fino alla sentenza gli stranieri disoccupati presenti regolarmente in Italia, in possesso di permesso di soggiorno, poteva chiedere il riconoscimento di invalidità civile ed essere quindi ammessi ai benefici della legge 68/99 che regola l’assunzione in aziende delle categorie protette, ma non potevano richiedere l’assegno di invalidità che invece spetta ai cittadini italiani disabili con percentuali superiori al 74% per un importo di 267,57 euro e si perde in caso di reddito superiore a 4.479,54 euro annui.

Non si sa con esattezza quanti siano gli immigrati disabili presenti in Italia: ci sono i bambini e i ragazzi che vanno a scuola, chi ha subito un infortunio sul lavoro, chi si rivolge ai centri di salute mentale. Secondo l’Inail, al 31 dicembre 2008 i lavoratori stranieri con disabilità fisica avente diritto a una rendita per invalidità permanente sono 16.537.

Questa sentenza segue quella del 16 dicembre scorso con la quale, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 80 c. 19 della legge n. 388/2000 (legge finanziaria 2001), nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione ai minori stranieri di Paesi terzi non membri dell’UE dell’indennità di frequenza di cui all’art. 1 della legge n. 289/1990. L’indennità risponde alle esigenze di assicurare la cura, la riabilitazione e l’istruzione per i minori invalidi civili con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età.

Fonte: Tutto sul Lavoro via Kuda

sabato 17 marzo 2012

IL diritto al voto degli immigrati

Una riflessione che parte dalla pubblicità.

martedì 19 aprile 2011

Cartello choc a Pordenone: "Si affitta solo agli italiani"

"Affittasi", ma non a tutti: "Solo a italiani". Il cartello discriminatorio è apparso sulla colonna di un palazzo nel quartiere di Rorai (Pordenone). La notizia è riportata oggi sul Messaggero Veneto nell'edizione locale.

Come mai quel distinguo? "Abbiamo avuto una brutta esperienza", si giustifica la proprietaria, "Una coppia di stranieri ci ha vissuto lo scorso anno. Lei una brava ragazza, ma lui l'ha lasciata e lei si è trovata in difficoltà. Non ce la faceva a starci dietro. Così abbiamo detto basta. Tanto più che nel palazzo vivono dei professionisti. Vogliamo che qui vivano brave persone". Ma questa non è una scelta isolata.

Lo racconta la titolare di un'agenzia pordenonese: "Purtroppo queste persone hanno ragione. Dispiace dirlo ma con gli stranieri ti va bene una volta su dieci. Noi abbiamo una cliente che ha affittato a degli albanesi: non solo non pagavano ma le hanno distrutto la casa. L'appartamento, 15mila euro di danni, ora è chiuso e i proprietari non vogliono più affittarlo. Ci sono poi quelli che non pagano l'affitto e le spese condominiali e non perchè non abbiano i soldi: è questione di mentalità. A fronte di queste esperienze abbiamo così clienti che ci dicono espressamente che non vogliono più affittare case agli immigrati ed è difficile dar loro torto".

Stupito invece del cartello appeso a Rorai un altro operatore immobiliare che dice di non aver mai sentito casi simili nel territorio: "Quello che viene chiesto normalmente è che gli stranieri abbiano i documenti in regola e capacita' di reddito per far fronte al canone di locazione"

fonte: AffarItaliani

martedì 15 febbraio 2011

Licenziamento etnico

La lega vuole di fatto introdurre il “licenziamento etnico”, non sulla base delle capacità o delle competenze possedute, ma esclusivamente sulla base del luogo di nascita. E’ quanto richiede il capogruppo della lega nord al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Danilo Narduzzi, questo è il nome del politico leghista sostiene che se proprio si deve arrivare agli esuberi per la Electrolux di Pordenone i primi a perdere il posto di lavoro debbano essere gli stranieri e non i lavoratori pordenonesi e chiede che questa linea sia condivisa da tutto il Consiglio regionale e dai sindacati. Sarebbe interessante vedere la compilazione di questa famigerata lista di licenziamento sui base etnica da presentare alla direzione dell’azienda. Piccolo particolare non trascurabile però, la lista arriverebbe direttamente a Stoccolma dove ha sede la Electrolux e bisognerebbe capire che accezione darebbero gli svedesi al termine “straniero”.

fonte: Movimento AntiLega

giovedì 27 gennaio 2011

Una città lontano dagli stranieri

Leggi il caso della cittadina che sorge alle porte di Milano destinata a chi vuole stare lontano da "persone con origini diverse"

Ragazzine straniere violentate dagli «amici» conosciuti su Facebook: tre arresti

Si sono fidate di tre coetanei, conosciuti anche tramite Facebook, e hanno accettato di uscire con loro per andare in discoteca. Ma quella che doveva essere una bella serata tra amici si è trasformata in un incubo per due 16enni straniere, violentate proprio dai ragazzi di cui si erano fidate. Per il branco, un 18enne e due 17enni gli agenti della Squadra Mobile di Cremona hanno fatto scattare le manette.

L'INCONTRO - Le due ragazzine erano ospiti di una casa-famiglia, dove avevano incontrato a fine novembre uno dei due 17enni ora arrestati. L'amicizia era proseguita su Facebook, e si era allargata anche agli altri due ragazzi. Qualche giorno fa i cinque hanno deciso di uscire insieme per una serata in discoteca, ma una volta in auto il 18enne alla guida non si è diretto verso Brescia, come aveva preannunciato, bensì verso Piacenza. Alla richiesta di spiegazioni, la risposta del terzetto è stata agghiacciante: «Il viaggio non è gratis».

LA VIOLENZA - Le due amiche si sono ribellate, e a quel punto i coetanei le hanno fatte scendere dalla macchina. In quel momento erano alla periferia di Piacenza, lungo una strada isolata frequentata da prostitute. Infreddolite e impaurite, le ragazzine hanno richiamato gli «amici» chiedendo loro di tornare a prenderle e riaccompagnarle in comunità. I ragazzi sono andati a riprenderle, ma al confine tra Piacenza e Cremona hanno fermato l'auto in un parcheggio isolato di un piccolo comune, dove si è consumato lo stupro. Solo dopo qualche giorno, le amiche si sono convinte a denunciare lo stupro e hanno aiutato i poliziotti della Questura a ricostruire la dinamica della serata.

fonte: Corriere della Sera

lunedì 6 dicembre 2010

Milano: la Lega blocca il progetto per il reclutamento di infermieri stranieri. L’allarme del Pd: “si rischia la paralisi nelle corsie”.

La Lega Nord sta bloccando l’assunzione di infermieri stranieri in Lombardia. È la denuncia di Ezio Casati, vicepresidente Pd del consiglio provinciale di Milano, che ha presentato un’interrogazione urgente, per i ritardi con cui la giunta da seguito al progetto Eures promosso da Provincia di Milano, Assolombarda e Aler per reclutare infermieri all’estero garantendo loro alloggi nelle case popolari con affitti accessibili.
Secondo Casati, in tutta la Lombardia mancano all’appello 8mila infermieri, di cui la metà a Milano e provincia, per questo il progetto promosso dalla Provincia ha pensato una sorta di “agenzia di collocamento” a livello continentale. Ma, secondo Casati, di fronte alla parola “stranieri”, seguita dall’indicazione della garanzia di alloggi popolari, la Lega ha opposto il suo netto no. Così il provvedimento si è impantanato.
“L’atteggiamento della Lega è ottuso – denuncia Casati – perché così si corre il rischio di non riuscire a far fronte alla penuria di infermieri sul territorio lombardo”. E aggiunge: “Tramite l’Eures sono già arrivati 600 infermieri dalla Spagna, ma nei nostri ospedali gli infermieri comunitari ed extracomunitari sono già 2.200, cioè il 10 per cento del totale”.
Stavolta, però, la Lega si è opposta al provvedimento perché “con questa storia della casa favorisce gli stranieri a scapito degli italiani”.
A rincarare la dose è Ignazio Marino, senatore Pd e presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale: “Quale sarà il prossimo passo? La Lega intende per caso mandare le camicie verdi negli ospedali a curare i pazienti? La trovata ridicola e demagogica attuata in Lombardia mette soltanto a rischio l’assistenza ai malati: Umberto Bossi e i suoi sono a conoscenza della grave mancanza di personale infermieristico nei nostri ospedali? Forse i paladini della purezza della razza dovrebbero confrontarsi con gli operatori del settore: sono circa 40mila gli infermieri che mancano in Italia e di questa carenza soffre particolarmente il nord, dove da anni operano moltissimi infermieri di altri Paesi. Insabbiando provvedimenti necessari per l’assistenza ai malati, la Lega fa un grave danno al Sistema sanitario nazionale e a tutti i cittadini”.

fonte: ImmigrazioneOggi

giovedì 28 ottobre 2010

Gli stranieri versano in tasse più di quel che costano


fonte: Caritas, via Ciwati

giovedì 8 luglio 2010

Napoli: orrore a via Scarlatti raid razzista e finanzieri indifferenti

Venerdì due luglio.
In via Scarlatti al Vomero un extracomunitario vende qualcosa, oggettini senza importanza; è un giovane dallo sguardo mite, non disturba nessuno, se ne sta ai margini del marciapiede attendendo che qualcuno lo avvicini, e quando accade risponde con garbo. Da chissà dove si materializza al centro della strada, isola pedonale destinata ad uno struscio quotidiano, un gruppetto di giovani dall'aspetto volgare ed aggressivo che cominciano a provocare pesantemente il giovane nero, che però non reagisce in alcun modo.

Indispettiti i teppisti si avvicinano ancora di più e con fare da gradassi gli strappano via l'improvvisata bancarella spargendo intorno la povera merce e lo picchiano di santa ragione: colpi maligni senza nessuna cautela. Un episodio esemplare di violenza gratuita.

Che si svolge nell'assoluta indifferenza dei passanti, fino a quando appare una guardia giurata che, avvicinandosi ai giovinastri li apostrofa: “Vai, và, ca stì fetiente s'ò mmeritano” (Dai su, questi fetenti se lo meritano). Ma per fortuna ecco salire dall'incrocio di con via Luca Giordano la pattuglia di militari (in questo caso la GdF) che insieme alla Polizia Urbana tutelano la sicurezza in quel tratto di isola pedonale, un'iniziativa a suo tempo molto decantata sulle pagine dei giornali.

La pattuglia affretta subito il passo e volgendo il capo dall'altro lato si infila in una strada trasversale. Ho pensato subito che questi episodi vanno portati a conoscenza di tutti e che avrei cercato anche le motivazioni di questi gesti.

fonte: il Mattino

martedì 4 maggio 2010

Bonus bebe' solo a italiani e sposati A Ceresara esclusi extracomunitari.

Bonus bebe', ma solo al primo figlio nato da residenti e all'interno del matrimonio. Accade a Ceresara, 3mila abitanti nel Mantovano.L'amministrazione di centrodestra lo conferma quest'anno, escludendo ancora figli di extracomunitari, coppie di fatto e ragazze madri. Passato da 300 a 500 euro, il bonus sara' erogato a coppie sposate residenti da oltre 5 anni. Regolamento approvato in Consiglio comunale con il no della minoranza, che ricorrera' al Tar contro norme 'non costituzionali'.

fonte: ANSA

venerdì 30 aprile 2010

PEC negata agli stranieri

Ecco una testimonianza diretta:

"Ciao,
sono una ragazza dominicana, nel 2006 ho sposato un ragazzo italiano e dal 2007 viviamo in Italia. In Italia ho studiato, laureandomi in Psicologia Clinica, in Italia lavoro, assitendo i minori più deboli a scuola e a casa, in Italia vivo, apprestandomi a comprare una casa, in Italia sto frequentando un tirocinio per potermi iscrivere come Psicologa all'albo professionale. Ciò nonostante sembra che per qualcuno tutto ciò non basti. Prima, nel decreto sicurezza, si sono allungati di due anni i tempi per ottenere la cittadinanza italiana, poi il Governo ha introdotto una tassa per il rinnovo del permesso di soggiorno e adesso è arrivata la PEC.
La PEC, Posta Elettronica Certificata, è stata introdotta qualche giorno fa per, cito il sito del Governo, "eseguire comodamente via internet numerose operazioni, come richiedere informazioni, inviare istanze e documentazioni, ricevere documenti e comunicazioni senza doversi recare fisicamente negli uffici della Pubblica Amministrazione.". Ho provato ad attivarla e: SORPRESA! I non italiani non hanno diritto alla PEC.
Mi chiedo, forse vi sentirete più sicuri se diventerò italiana due anni dopo, forse vi sentirete più ricchi se dovrò pagare una tassa ad ogni rinnovo del permesso, ma che fastidio vi do, signori Ministri, se decido di usare la Posta Elettronica Certificata?

Gladis"

In effetti sono andato a controllare e se nel decreto legge si parla di "cittadini" a cui spetta il diritto di attivare la PEC, quindi anche gli stranieri residenti, nell'Allegato A si parla di "cittadini italiani". Quindi bastano cinque minuti per rendere la PEC accessibile a tutti e far risparmiare tempo e problemi anche agli stranieri. Spero che il Ministro dell'efficienza pubblica, Brunetta, sia alquanto solerte nel rimediare l'erroraccio.

Fonte: www.kuda.tk

mercoledì 21 aprile 2010

Padova. Fonda gruppo su Facebook “Bruciamo gli immigrati”, poi si pente e chiede scusa al sindaco

Un altro episodio di razzismo in Veneto, un’altra brutta storia di inciviltà mitigata parzialmente da scuse tardive ma non scontate. Ancora una volta è Facebook il megafono della vergogna. Viaggia spesso su internet l’odio verso lo straniero, tra le pagine del social network più famoso del mondo.

Questa volta il protagonista è Marco Zenere, giovane ventiduenne di Grantorto, piccolo centro in provincia di Padova. I gruppi da lui fondati su Facebook («Grantorto 24 ore di fuoco libero con gli extra disarmati… Chi ci sta?» e «Quelli che girando per Grantorto si chiedono: ma siamo a Kabul?») hanno suscitato grande sdegno e disapprovazione.

E’ stato un quarantacinquenne compaesano del ragazzo a lanciare l’allarme attraverso una lettera al Mattino di Padova, facendo luce su un episodio che rischiava di rimanere nell’ombra. Dura la reazione dei concittadini di Zenere, che hanno costretto quest’ultimo a rimuovere i gruppi e a chiedere scusa al sindaco di Grantorto: “Marco è venuto da me – ha spiegato il primo cittadino – è stata una visita che non mi aspettavo. Lo conosco bene e ho molto gradito sia venuto a chiedere scusa. Mi ha confermato di non avere nulla contro gli extracomunitari, le sue intenzioni non erano cattive. E’ di Grantorto, è un ragazzo a posto, che lavora, bravo, fa l’elettricista”.

E’ lo stesso Zenere poi a tentare di giustificarsi: “Mi assumo le mie responsabilità – spiega Marco – Ho provveduto a rimuovere i due gruppi e non mi ritengo razzista. Ho sbagliato, non voglio che nessun giovane creda che quello che ho scritto siano effettivamente cose che penso”. Ma perchè una provocazione del genere? “Sono gruppi nati più di un anno fa, quando Facebook, almeno per me, era agli inizi – continua il ventiduenne – Sono rimasti, ma non mi ricordavo neanche più di averli creati”.

Fino a qualche giorno fa: “Molte persone hanno iniziato a chiamarmi, avevano letto il giornale, così insieme ad un amico ho pensato bene di cancellarli dal social network. Sono poi andato a casa del sindaco e mi sono sentito in dovere di chiedere scusa di quanto avevo fatto. Mi ritengo una persona conosciuta e rispettata”. Un gesto doveroso e apprezzato, per tentare di pulire la coscienza. Ma la macchia resta.

*Scuola di Giornalismo Luiss

fonte: Blizquotidiano

La pediatra ostracizzata dai condomini: cura gli immigrati

Certe cose devono essere raccontate, per darci la misura del livello di bassezza che ha raggiunto la nostra società. Per una volta però, quello che vi voglio raccontare non è successo direttamente a me, ma ad un mio collega.

M. lavora nel mio stesso ufficio e ha un bambino piccolo di 2 anni e mezzo. Come tutte le persone che hanno figli, M si rivolge ad un pediatra di San Giuliano Milanese per la loro salute, le vaccinazioni e quant'altro (non avendo figli tutto l'universo dei pediatri mi è un poco sconosciuto). Direte voi qual è il problema?

Beh il problema è che nello stabile di San Giuliano dove esercita, il pediatra è ostracizzato da tutti i condomini, tanto che per poter far salire i suoi pazienti al suo ambulatorio (primo piano) deve pagare una persona che le accompagni. Perché? Perché i vicini di casa della dottoressa temono il contagio di chissà quali malattie e, ci aggiungo io, temono i migranti che portano i loro figli a curarsi (dopotutto se i figli non li fanno loro in sto paese a natalità zero!).

Entriamo nel dettaglio della situazione un attimo, così come mi è stata spiegata, così vi potete rendere conto dell'assurdità della questione. Lo studio della pediatra si trova in un complesso di tre palazzi, dotato di una postazione fissa per il custode, dove sono ubicati anche un commercialista e un consulente del lavoro (anche queste attività che contemplano tutte un via vai di clienti).

Per poter salire dalla dottoressa, scala A al primo piano, bisogna chiedere al portiere: lui si occupa di citofonare al suo studio, indirizza i pazienti verso la scala A e li istruisce di attendere qualcuno che "scenderà a prendervi". Qualcuno arriva infatti, senza il quale pare non si possa salire dalla pediatra: un signore gentile che, con una chiave, ti accompagna all'ascensore e ti fa salire a destinazione.

La prima domanda che sorge spontanea è: se la preoccupazione è nel via vai costante di gente, perché anche al commercialista e al consulente del lavoro non è richiesto avere una figura "professionale" che accompagna i clienti dal portone di ingresso all'ufficio? La risposta purtroppo è ancora più semplice: nessun immigrato si reca in nessuno degli altri due uffici e quindi non ci sono "problemi per i condomini".

La cosa va avanti almeno dall'ottobre 2009 e la rivolta dei condomini è capitanata da un esponente locale del Pdl (tanto per cambiare no?), che sembra non darsi pace e aver deciso che lo studio della pediatra "non s'ha da fare": non solo, il nostro eroe sta promuovendo per tutta San Giuliano l'eliminazione degli ambulatori medici dai palazzi. Per ora per la nostra dottoressa ci sono già di mezzo avvocati e querele, quindi per fortuna qualcuno si sta muovendo…e la pediatra non ha certo intenzione di dargliela vinta a questi razzisti!

I commenti sulla questione li lascio a voi, a volte fatico a trovare delle parole educate per definire certe situazioni!

Nel frattempo…Buona Città!
S.

fonte: MilanoToday

venerdì 16 aprile 2010

Dalmine, «i soldi sono finiti» chiuso lo sportello immigrati

Anche le casse comunali piangono e a Dalmine arrivano i primi tagli. Il primo è stato effettuato pochi giorni fa allo Sportello immigrati, servizio sospeso dopo circa cinque anni dalla sua attivazione. La motivazione? Una riorganizzazione del personale che ha portato il sindaco Claudia Terzi, a capo della coalizione Lega-Pdl, a chiudere lo sportello.

Un servizio che si poneva come una sorta di intermediario tra immigrato, prefettura e questura, assistendo gli immigrati extracomunitari per le pratiche inerenti i permessi di soggiorno e i ricongiungimenti familiari: dalla gestione della prima accoglienza sul territorio alla fornitura di informazioni sulle opportunità di lavoro.

A partire da lunedì, dunque, il servizio offerto dal Comune e inaugurato durante l'amministrazione di centrosinistra capeggiata dall'ex sindaco Francesca Bruschi, ha abbandonato gli uffici del municipio di piazza della Libertà. Ma il primo cittadino ci tiene a ribadire che si tratta di un provvedimento necessario, vista la carenza di personale e l'impossibilità di assumerne di nuovo: «La scelta di sacrificare lo sportello immigrati deriva dalla volontà dell'amministrazione di attuare una riorganizzazione del personale – spiega Claudia Terzi –. Riorganizzazione che risulta essere indispensabile per ovviare al problema della carenza di personale. Le difficoltà di bilancio, inoltre, ci impediscono di assumere altri dipendenti ed è dunque necessario fare dei tagli».

fonte: Eco di Bergamo

mercoledì 14 aprile 2010

"No ai corsi per stranieri discriminano gli italiani"

Finanziare l'integrazione degli studenti stranieri "è discriminatorio, perché crea differenze di trattamento con i bambini italiani". Con questa motivazione, Lega e Pdl hanno votato in commissione Scuola-Educazione del consiglio di zona 7 la proposta di annullare i fondi per i corsi di italiano agli immigrati. Nel documento, che lunedì prossimo andrà al voto dell'aula, si prevede di destinare "a tutti i bambini del quartiere" (compresi quelli che frequentano scuole private) i circa 30mila euro che per anni sono stati spesi in ore di italiano agli stranieri.

L'abolizione della "quota stranieri" è stata approvata con sette voti favorevoli, cinque contrari e tre astenuti, dopo una lunga discussione. "È un provvedimento inutile e dannoso, anche per gli italiani - attacca Diana De Marchi, consigliere del Pd - se gli stranieri hanno problemi con la lingua, ne risente l'intera classe". Per Ernestina Gilardi della Lega Nord, che ha proposto di abolire il finanziamento, "prevedere fondi ad hoc per i bimbi disabili è giusto, ma aiutare solo gli stranieri non ha senso: la maggioranza di loro non ha alcuna difficoltà in più rispetto agli italiani". A ogni studente delle elementari e delle materne di zona7 - che comprende i quartieri Baggio, De Angeli e San Siro - saranno destinati 10 euro, che le scuole spenderanno in progetti didattici.

Secondo la nuova impostazione - trascritta nel verbale della discussione - il 35 per cento dei 250mila euro che il consiglio di zona spende per l'istruzione dovrebbe andare al sostegno dei disabili, come lo scorso anno. La quota del 12 per cento destinata negli scorsi anni agli stranieri sarà invece assorbita in un 65 per cento di "quota pro capite per tutti gli alunni". Fra chi si è astenuto nella votazione c'è il presidente della commissione, Lorenzo Perrone, dell'Udc: "Il messaggio che si fa passare è solo politico - dice - la novità non avrà alcun effetto pratico. Da sempre, infatti, le scuole spendono i soldi in base alle proprie reali necessità, non seguendo l'indicazione che noi diamo al momento dello stanziamento".

Secondo la Lega, invece, il provvedimento sarebbe anche un modo per adeguarsi ai tagli annunciati dal Comune sulle attività dei consigli di zona in generale. Il bilancio di Palazzo Marino non è ancora chiuso, ma si attende una riduzione dei fondi alle assemblee periferiche del 6 per cento. Fra le scuole in zona 7 che beneficeranno del finanziamento "per il diritto allo studio" c'è anche l'elementare Radice in via Paravia, tristemente nota come "scuola ghetto" per il fatto che nell'attuale classe prima tutti gli studenti sono stranieri. Ma la situazione è forse destinata a cambiare: per il prossimo anno, infatti, fra i 21 primini iscritti ci saranno anche tre italiani.

fonte: Repubblica

mercoledì 17 marzo 2010

Coprifuoco a via Padova contro i negozianti stranieri

Si torna a parlare di via Padova con l’ultima trovata del Comune. Dopo l’esercito (che evidentemente non serve a molto) scatta infatti il coprifuoco per le attività della zona, quelle considerare “sospette”, come kebabbari, take away e centri telefonici. Anche i centri benessere per massaggi dovranno chiudere per le 20. Anche le discoteche dovranno abbassare le serrande in anticipo.

L’ordinanza non è ancora definitiva, ma con ogni probabilità sarà firmata dal sindaco Letizia Moratti entro il fine settimana. Come ormai diventato un’usanza immancabile, la firma sarà seguita da un’inevitabile ricorso sa parte delle attività commerciali della zona interessata.

Siamo di nuovo di fronte a una presa di posizione, come l’invio dei militari sul luogo, che vuole dimostrare il pugno duro di chi governa oppure l’ennesimo tentativo che farà un buco nell’acqua come accade da tempo?

fonte: 02blog.it

giovedì 11 marzo 2010

Italia, espulsi anche gli irregolari con figli minori a scuola

Gli stranieri irregolari con figli minori che studiano in Italia non possono chiedere di restare nel nostro paese. Secondo una sentenza della Corte di Cassazione, che così smentisce una recente sentenza della stessa suprema corte, la tutela della legalità alle frontiere prevale sul diritto allo studio dei minori.

Con la sentenza n. 5856, la Cassazione ha respinto il ricorso di un immigrato albanese residente a Busto Arsizio, con moglie in attesa della cittadinanza italiana e due figli minori. Il cittadino albanese aveva richiesto di non essere espulso per non arrecare danni al "sano sviluppo psicofisico" dei figli. La suprema corte ha risposto che la permanenza ai clandestini in Italia è permessa solo in nome di "gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinati da una situazione d'emergenza", mentre la frequenza scolastica configurerebbe una "tendenziale stabilità" ed "essenziale normalità". Al contrario sarebbe legittimata la permanenza dei clandestini strumentalizzando l'infanzia. Secondo la sentenza, la salvaguardia delle esigenze del minore non può prescindere dall'impianto normativo della legge sull'immigrazione.

Nelle scorse settimane, la Suprema Corte ha depositato una sentenza di segno opposto a quella di oggi, con la quale era stata ritenuta "ipotizzabile la grave compromissione del diritto del minore ad un percorso di crescita armonico e compiuto derivante dall'allontanamento di un genitore".

L'Alto commissario Onu per i diritti umani in Italia, Navi Pillay, ha espresso "grave e seria preoccupazione" per l'aberrante sentenza. Contattato da PeaceReporter, Marco Rovelli, scrittore da sempre impegnato nella difesa dei migranti, ha detto che "il contenuto di questa sentenza non solo viola gli accordi internazionali, ma oltraggia i più elementari principi dei diritti che appartengono all'umano in quanto tale. Un bambino nasce in una terra, parla quella lingua, la sua identità si forma entro quello spazio sociale - ha concluso Rovelli - e poi, per un malefico dispositivo giuridico, deve essere strappato a sé stesso. Non c'è altra parola se non inumanità".

fonte: Peacereporter

giovedì 4 marzo 2010

Italia, niente sanatoria per chi è stato espulso in passato

Gli immigrati che hanno presentato richiesta di sanatoria, ma non hanno rispettato in passato un decreto di espulsione, saranno rimpatriati. E' quanto sta accadendo in alcune province d'Italia, le cui prefetture applicano in maniera inflessibile l'obbligo di espulsione per chi ha violato la legge. L'unico reato contestato è però la mancata ottemperanza del decreto di espulsione, come previsto dalla legge Bossi-Fini. Nei primi mesi della sanatoria, non sono emersi problemi e anzi sono state presentate e accolte molte domande. Solo in un secondo momento, dopo i controlli delle questure sulla fedina penale degli stranieri, si sono registrati i respingimenti delle domande e contestualmente i decreti d'espulsione. L'attuale interpretazione di alcune prefetture, però, contraddice in parte il decreto ministeriale di settembre. Dal Viminale non giungono ancora chiarimenti univoci alle prefetture e alle questure, che invece ricevono in risposta appunti non firmati dal ministro.

fonte: Peacereporter

martedì 2 marzo 2010

Primo sciopero migranti: oltre 700 in piazza a Milano