Tommaso non ce l'ha fatta. Piccolo e malato, il bambino di 17 mesi, diventato suo malgrado il simbolo della lotta tra sinti e Comune di Brescia, è morto ieri pomeriggio agli Spedali Civili dove era ricoverato da due mesi. Il 14 febbraio scorso, dopo il blitz della polizia locale e la sospensione della corrente alle roulotte del campo, Tommaso era stato ricoverato d'urgenza. Dimesso dopo due giorni, il piccolo si era poi di nuovo aggravato tanto da dover tornare in ospedale. Tommaso soffriva di una malattia genetica rarissima (solo 14 casi al mondo) che si chiama H-ABC: un sondino fissato a una narice e a una macchina per l'ossigeno gli permettevano di sopravvivere, con mamma Fenni ad accudirlo e papà Samuel sempre pronto a qualsiasi emergenza.
Come la notte di San Valentino, quando dopo gli scontri con la polizia, mancata l'elettricità, ha dovuto procurarsi con le buone o con le cattive un generatore portatile per tenere in vita il suo bambino. «È nato così - spiega lo zio, Giovanni Tonsi, allargando le braccia -. Per malattie come la sua non c'è guarigione. Certo, quel giorno che il Comune ha staccato la corrente è stato tutto più difficile...». Al campo di via Orzinuovi, dove l'amministrazione di Palazzo Loggia non ha ancora riattivato i bagni perché aspetta di sgomberare gli ultimi abusivi, non accusano nessuno. Anzi, i sinti tendono la mano al sindaco, Adriano Paroli, perché la morte di Tommy serva a sancire una tregua.
fonte: Corriere
mercoledì 20 aprile 2011
Morto il piccolo sinti rimasto senza ossigeno nel campo nomadi
domenica 27 marzo 2011
Padova. La denuncia di 14 studenti emiliani: «Cure rifiutate perché non veneti»
Il caso a Montegrotto Terme: 14 alunni del liceo scientifico Zanelli di Reggio Emilia vittime di intossicazione. Ma il medico non li visita. Con una staffetta di ambulanze portati all'ospedale di Abano Terme. Protesta della scuola contro l'Usl
fonte: Il mattino
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lunedì 6 dicembre 2010
Milano: la Lega blocca il progetto per il reclutamento di infermieri stranieri. L’allarme del Pd: “si rischia la paralisi nelle corsie”.
La Lega Nord sta bloccando l’assunzione di infermieri stranieri in Lombardia. È la denuncia di Ezio Casati, vicepresidente Pd del consiglio provinciale di Milano, che ha presentato un’interrogazione urgente, per i ritardi con cui la giunta da seguito al progetto Eures promosso da Provincia di Milano, Assolombarda e Aler per reclutare infermieri all’estero garantendo loro alloggi nelle case popolari con affitti accessibili.
Secondo Casati, in tutta la Lombardia mancano all’appello 8mila infermieri, di cui la metà a Milano e provincia, per questo il progetto promosso dalla Provincia ha pensato una sorta di “agenzia di collocamento” a livello continentale. Ma, secondo Casati, di fronte alla parola “stranieri”, seguita dall’indicazione della garanzia di alloggi popolari, la Lega ha opposto il suo netto no. Così il provvedimento si è impantanato.
“L’atteggiamento della Lega è ottuso – denuncia Casati – perché così si corre il rischio di non riuscire a far fronte alla penuria di infermieri sul territorio lombardo”. E aggiunge: “Tramite l’Eures sono già arrivati 600 infermieri dalla Spagna, ma nei nostri ospedali gli infermieri comunitari ed extracomunitari sono già 2.200, cioè il 10 per cento del totale”.
Stavolta, però, la Lega si è opposta al provvedimento perché “con questa storia della casa favorisce gli stranieri a scapito degli italiani”.
A rincarare la dose è Ignazio Marino, senatore Pd e presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale: “Quale sarà il prossimo passo? La Lega intende per caso mandare le camicie verdi negli ospedali a curare i pazienti? La trovata ridicola e demagogica attuata in Lombardia mette soltanto a rischio l’assistenza ai malati: Umberto Bossi e i suoi sono a conoscenza della grave mancanza di personale infermieristico nei nostri ospedali? Forse i paladini della purezza della razza dovrebbero confrontarsi con gli operatori del settore: sono circa 40mila gli infermieri che mancano in Italia e di questa carenza soffre particolarmente il nord, dove da anni operano moltissimi infermieri di altri Paesi. Insabbiando provvedimenti necessari per l’assistenza ai malati, la Lega fa un grave danno al Sistema sanitario nazionale e a tutti i cittadini”.
fonte: ImmigrazioneOggi
venerdì 12 novembre 2010
Brescia, protesta sulla gru. Sajad sta male, la questura vieta invio medico sulla struttura
Sulla gru fa freddo, le temperature si abbassano. E Sajad sta male, ormai da un paio di giorni. Pachistano della zona di Guajarat, 27 anni, un master in lingue, non vede la famiglia da 3 anni, da quando è arrivato in Italia. Già nelle scorse ore la sua sagoma non si scorgeva, febbricitante. Oggi lo hanno visto seduto al sole, forse sta un po' meglio. Ma un medico non lo può vedere. Anzi sì, stando alle parole dell'ormai noto vice questore di Brescia Emanuele Ricifari, immortalato in un video in cui chiede ripetutamente di caricare un gruppo di persone del tutto pacifiche.
Se vuole un medico, avrebbe detto il funzionario, che scenda e verrà visitato.
Il problema è che, oltre all'incredibile caso di omissione di cure mediche, anche se anche Sajad accettasse di scendere, non è chiaro se sia in condizioni fisiche di farlo. Soprattutto da una gru e da quell'altezza.
Fonti contattate sotto la gru, fra chi in tutti questi giorni cerca di fornire i minimi aiuti necessari alla sopravvivenza dei migranti che lottano contro le truffe della sanatoria, aggiungono particolari sullo stato di pressione che le autorità prefettizie e di polizia stanno adoperando per mettere fine alla protesta. Pressioni familiari, con appelli e con interventi degli affetti capaci di esercitare emozione, nessun contatto, almeno fino a ora, con avvocati, mezzo quartiere blindato e il taglio dei mezzi di comunicazione. Niente più pile cariche per i cellulari, ai migranti sulla gru rimane una radio, ma chi manda messaggi non è nemmeno certo che in realtà il messaggio arrivi forte e chiaro.
Il cibo che viene portato dalla Caritas viene in parte scartato dagli stessi migranti, che sono entrati in uno stato di continua allerta e temono che il cibo sia in qualche maniera manipolato. E così si nutrono di alimenti in scatola o preconfezionati.
E' sceso oggi dalla gru Papa, disoccupato, 20 anni, cittadino senegalese che vive a Brescia da cinque, con i genitori. Il ragazzo, che era salito insieme ad altri migranti sulla gru nel cantiere della metropolitana di brescia, non sarà arrestato. Lo ha spiegato la questura precisando che la sua posizione, a differenza di quella dell'immigrato indiano sceso per primo, è al vaglio. La sua richiesta d'emersione dal sommerso è ancora in itinere. La stessa posizione, è stato spiegato sempre oggi, è anche quella dell'immigrato marocchino che si trova sulla gru. Oltre a quest'ultimo vi sono poi due pachistani e un egiziano.
fonte: Peacereporter
giovedì 21 ottobre 2010
Alla Camera un’interrogazione dell’opposizione per denunciare la morte in ospedale di due bimbi stranieri.
Un’interrogazione urgente è stata presentata ieri dai deputati Guido Melis e Jean Leonard Touadi al Ministro della salute per la “preoccupante carenza di fondo nell’applicazione delle norme vigenti sul diritto alla salute” per gli immigrati.
I deputati denunciano i casi di due bambini figli di immigrati deceduti in ospedale. “Nella notte del 3 marzo 2010 – si legge nel testo – una bambina nigeriana di 13 mesi, Rachel, figlia dell’immigrato Tommy Odiase, è stata prima rifiutata dal pronto soccorso dell’ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio con la motivazione che la tessera sanitaria della bambina era scaduta. Intervenuti i Carabinieri, Rachel è stata quindi finalmente ricoverata in pediatria, dove tuttavia non è stata visitata per molte ore, né le è stata somministrata alcuna cura. Nelle prime ore del mattino, la bambina è deceduta”.
Il secondo episodio avviene a pochi giorni dal precedente “un bimbo albanese di 19 mesi a Premenugo di Settala è morto dopo essere stato portato al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria delle Stelle di Melzo in preda a una forte crisi febbrile con conati di vomito e qui curato con la prescrizione di una tachipirina (la direzione dell’ospedale avrebbe sostenuto in una nota che la morte sia stata dovuta a un rigurgito)”.
Per i due esponenti dell’opposizione “lungi dall’essere isolati, i due episodi testimoniano una preoccupante carenza di fondo nell’applicazione delle norme vigenti sul diritto alla salute, norme che prevedono l’assistenza medica per tutti, compresi gli stranieri, siano essi in regola o no con il permesso di soggiorno”.
Per questo, nell’interrogazione viene chiesto se “il Ministro non ritenga di dover fissare, nell’ambito dei principi fondamentali di competenza statale, specifiche linee guida onde assicurare su tutto il territorio nazionale in modo certo e uniforme il rispetto del diritto alla salute e quindi l’eliminazione in radice di comportamenti delle strutture e del personale medico e ospedaliero suscettibili di dar luogo a discriminazioni”.
Per il Governo ha risposto il sottosegretario di Stato per la salute, Francesca Martini, che ha elencato la normativa vigente – che garantisce l’accesso alle cure per tutti i cittadini immigrati, regolari e no – senza entrare nel merito dei due episodi denunciati, per i quali ha annunciato che sono in corso accertamenti.
fonte: ImmigrazioneOggi
martedì 11 maggio 2010
In un CIE non viene curato, ingerisce tre accendini
Un ragazzo marocchino, detenuto nel Centro di identificazione per immigrati di Ponte Galeria, ha ingerito per protesta tre accendini. Il fatto è accaduto ieri sera intorno alle 20; il ragazzo è stato poi ricoverato d’urgenza all’ospedale Grassi di Ostia e sottoposto ad intervento chirurgico.
Alcune testimonianze raccontano che il giovane avrebbe prima chiesto di essere ricoverato per una patologia, e di avere poi ingerito gli accendini. I medici del Pronto soccorso dell’ospedale Grassi hanno poi dichiarato: “L’abbiamo operato intorno alle 22,50 aveva questi tre oggetti incastrati nella parte inferiore dello stomaco. L’operazione chirurgica per l’estrazione, non particolarmente complicata, è riuscita perfettamente e adesso, dopo i 4-5 giorni del decorso post operatorio, sarà rimandato nel Cie”.
fonte: QuartieriOnLine
mercoledì 21 aprile 2010
La pediatra ostracizzata dai condomini: cura gli immigrati
Certe cose devono essere raccontate, per darci la misura del livello di bassezza che ha raggiunto la nostra società. Per una volta però, quello che vi voglio raccontare non è successo direttamente a me, ma ad un mio collega.
M. lavora nel mio stesso ufficio e ha un bambino piccolo di 2 anni e mezzo. Come tutte le persone che hanno figli, M si rivolge ad un pediatra di San Giuliano Milanese per la loro salute, le vaccinazioni e quant'altro (non avendo figli tutto l'universo dei pediatri mi è un poco sconosciuto). Direte voi qual è il problema?
Beh il problema è che nello stabile di San Giuliano dove esercita, il pediatra è ostracizzato da tutti i condomini, tanto che per poter far salire i suoi pazienti al suo ambulatorio (primo piano) deve pagare una persona che le accompagni. Perché? Perché i vicini di casa della dottoressa temono il contagio di chissà quali malattie e, ci aggiungo io, temono i migranti che portano i loro figli a curarsi (dopotutto se i figli non li fanno loro in sto paese a natalità zero!).
Entriamo nel dettaglio della situazione un attimo, così come mi è stata spiegata, così vi potete rendere conto dell'assurdità della questione. Lo studio della pediatra si trova in un complesso di tre palazzi, dotato di una postazione fissa per il custode, dove sono ubicati anche un commercialista e un consulente del lavoro (anche queste attività che contemplano tutte un via vai di clienti).
Per poter salire dalla dottoressa, scala A al primo piano, bisogna chiedere al portiere: lui si occupa di citofonare al suo studio, indirizza i pazienti verso la scala A e li istruisce di attendere qualcuno che "scenderà a prendervi". Qualcuno arriva infatti, senza il quale pare non si possa salire dalla pediatra: un signore gentile che, con una chiave, ti accompagna all'ascensore e ti fa salire a destinazione.
La prima domanda che sorge spontanea è: se la preoccupazione è nel via vai costante di gente, perché anche al commercialista e al consulente del lavoro non è richiesto avere una figura "professionale" che accompagna i clienti dal portone di ingresso all'ufficio? La risposta purtroppo è ancora più semplice: nessun immigrato si reca in nessuno degli altri due uffici e quindi non ci sono "problemi per i condomini".
La cosa va avanti almeno dall'ottobre 2009 e la rivolta dei condomini è capitanata da un esponente locale del Pdl (tanto per cambiare no?), che sembra non darsi pace e aver deciso che lo studio della pediatra "non s'ha da fare": non solo, il nostro eroe sta promuovendo per tutta San Giuliano l'eliminazione degli ambulatori medici dai palazzi. Per ora per la nostra dottoressa ci sono già di mezzo avvocati e querele, quindi per fortuna qualcuno si sta muovendo…e la pediatra non ha certo intenzione di dargliela vinta a questi razzisti!
I commenti sulla questione li lascio a voi, a volte fatico a trovare delle parole educate per definire certe situazioni!
Nel frattempo…Buona Città!
S.
fonte: MilanoToday
martedì 13 aprile 2010
Oltre 400 immigrati vivono in condizioni drammatiche alla periferia est di Napoli
Ben 350 albanesi e 50 ivoriani (in tutto 60 famiglie) si trovano nei cosiddetti “bipiani” di Ponticelli, in condizioni igienico-sanitarie disastrose. Arben Hasani (Sportello stranieri Fillea-Cgil): “Questa gente vive in uno stato di abbandono totale da parte delle istituzioni. L’amministrazione continua ad ignorare anche le richieste più semplici e immediate, come la riparazione delle fogne, la derattizzazione, la bonifica di quel poco di verde pubblico che c’è”
fonte: Redattore Sociale
Etichette: albania, costa d'avorio, napoli, salute
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lunedì 12 aprile 2010
Cure negate senza tessera sanitaria muore a 13 mesi bimba nigeriana
Rifiutata dall’ospedale perché le era scaduta la tessera sanitaria, una bambina nigeriana di 13 mesi muore poche ore dopo. Il padre, in regola con il permesso di soggiorno, aveva appena perso il lavoro e non poteva rinnovare il documento che forse avrebbe strappato la piccola alla morte. «Uccisa dalla burocrazia», dicono gli amici della coppia, che in 200 hanno sfilato per le vie di Carugate, hinterland di Milano, dove la famiglia vive.
«I medici avrebbero potuto salvarla se non si fosse perso tutto quel tempo e se le cure fossero state adeguate. Se fosse stata italiana questo non sarebbe successo», grida ora Tommy Odiase, 40 anni, in Italia dal 1997. Chiede giustizia mentre stringe la mano della moglie Linda, di nove anni più giovane.
La notte del 3 marzo la piccola Rachel sta male, è preda di violenti attacchi di vomito. I genitori, spaventati, chiamano il 118. Arriva un’ambulanza che li trasporta al pronto soccorso dell’Uboldo di Cernusco sul Naviglio. Il medico di turno, in sei minuti, visita la paziente e la dimette prescrivendole tre farmaci. «Non l’ha nemmeno svestita», racconta la mamma. Sul referto medico si leggono poche parole: «Buone condizioni generali». Sono riportati anche gli orari di ingresso (00.39) e di uscita (00.45).
Il quartetto, con loro c’è anche la figlia più grande, di due anni e mezzo, gira in cerca della farmacia di turno. Ma le medicine sono inutili e alle 2 di notte l’uomo torna al pronto soccorso. Vuole che qualcuno si occupi della figlia, che sta sempre più male. «Il personale ci risponde che “la bambina ha la tessera sanitaria scaduta, non possiamo visitarla ancora o ricoverarla”», denuncia il 40enne. «Un fatto di una gravità assoluta — sottolinea l’avvocato della famiglia, Marco Martinelli — Dobbiamo capire se esistono direttive precise per casi come questo».
In mano Tommy Odiase ha un permesso di soggiorno da residente da rinnovare ogni sei mesi ma che scade in caso di disoccupazione. Il nigeriano, per ottenere il rinnovo della tessera sanitaria propria e delle figlie, doveva presentare una serie di documenti che ne attestassero la posizione, fra i quali la busta paga dell’ultimo mese. Licenziato solo sei settimane prima, la pratica si è trasformata in un incubo.
Davanti al rifiuto dei medici, l’ex operaio diventa una furia. Urla, vuole attenzione. Qualcuno dall’ospedale chiama i carabinieri per farlo allontanare. Forse dall’altra parte della cornetta ricordano che pochi giorni prima all’ospedale di Melzo, stessa Asl, era morto un bimbo albanese di un anno e mezzo rimandato a casa dal pronto soccorso. L’intervento dell’Arma risolve momentaneamente la situazione: Rachel viene ricoverata in pediatria.
Sono le 3 di notte, «ma fino alle otto del mattino nessuno la visita e non le viene somministrata alcuna flebo, nonostante nostra figlia avesse fortissimi attacchi di dissenteria e non riuscisse più a bere nulla», raccontano i genitori. Nel tono della voce rabbia e dolore si mischiano. La sera del giorno dopo la situazione è critica, tanto che oltre alla flebo accanto al letto spunta un monitor per tenere sotto costante controllo il battito cardiaco. Alle cinque e mezza il cuore della bambina si ferma, dopo 30 minuti di manovre di rianimazione viene constatato il decesso.
I carabinieri acquisiscono le cartelle cliniche, gli Odiase presentano una denuncia per omicidio colposo a carico dei medici e dell’ospedale, la Procura di Milano apre un’inchiesta con la stessa accusa contro ignoti. Ora si attendono i risultati dell’autopsia, pronti per il 12 maggio.
fonte: Repubblica
giovedì 25 febbraio 2010
I medici devono resituire i soldi che hanno preso per curare stranieri in attesa del permesso di soggiorno, in Lombardia
Mi è appena arrivato un comunicato della CGIL di Milano:
E' odioso e inqualificabile quanto messo in atto dall'Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia e dall'Asl Milano. Si chiede ai medici di famiglia e ai pediatri di restituire i compensi incassati per visite agli "extracomunitari" con permesso soggiorno scaduto o in fase di rinnovo.
Premetto che già il governo nazionale con la norma "denuncia il clandestino in ospedale" aveva iniziato ad attentare alla salute pubblica spingendo lontano dalla cure mediche una parte della popolazione creando anche rischi per la salute di tutti, vedi il caso tubercolosi di qualche mese fa. Ora, sugli "extracomunitari" con permesso di soggiorno scaduto possiamo discutere, ma la cosa assurda è per quelli in fase di rinnovo.
Per i non avvezzi alla materia, per rinnovare un permesso di soggiorno si deve andare in posta un mesetto prima della scadenza del permesso, compilare un paccone di documenti e spedirli. Un addetto delle poste, prima della chiusura della busta controlla che ci siano tutti i documenti, compreso il contratto di lavoro. Se si è fortunati dopo 7-8 mesi si viene avvisati che il proprio permesso è disponibile in questura. In tutto questo periodo fa fede la ricevuta rilasciata dalla posta.
Chi è in attesa di rinnovo è una persona REGOLARMENTE in Italia, che lavora REGOLARMENTE, e paga le tasse REGOLARMENTE. Evidentemente però non può ammalarsi per 7-8 mesi, secondo la Regione Lombardia. Potrà farlo nei restanti 4-5 mesi prima di dover nuovamente rinnovare il permesso di soggiorno.
E questo vale anche per i loro figli. Meno fortunati i figli degli immigati irregolari, loro non possono ammalarsi mai, poichè i pediatri non sono rimborsati dalla Regione per il tempo che dedicano loro.
Alla faccia della Costituzione, ecco una bella misura anti-crisi Made in Formigoni.
fonte: ilKuda
Etichette: lombardia, permesso di soggiorno, salute, stranieri
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martedì 2 febbraio 2010
Centri per migranti: in 12 dentro a un container di 25 metri quadri
Centri per migranti in Italia, zone di extraterritorialità: una "no man's land" con alte mura di cinta, filo spinato e sbarre di ferro vigilate da agenti armati e, all’interno, alloggi isolati dal resto della struttura da inferriate e cancelli serrati. Dentro, come nel caso di Foggia e Crotone, 12 persone pigiate in container fatiscenti di 25 metri quadrati. Si mangia per terra o sulle brande, si sopravvive a fatica. In quello di Roma si è attesa carta igienica e sapone per due settimane. Spesso il disagio trova sfoghi violenti, che però restano quasi sempre nascosti dietro le mura di recinzione: gesti di autolesionismo, incendi dolosi e vandalismi, suicidi, sommosse. E’ un mondo buio e spesso senza diritti quello descritto nella relazione firmata da Medici senza Frontiere sulle strutture italiane per i migranti. Sono temi importanti, ci sono di mezzo civiltà e futuro, e saranno ripresi giovedì 4 febbraio, alle 15,30, in un convegno aperto al pubblico nella Sala conferenze della Camera dei deputati.
L'INDAGINE - L’ indagine è basata su due diverse visite condotte da medici, infermieri e psicologi di Medici senza Frontiere a distanza di otto mesi, tra il 2008 e il 2009, in 21 centri suddivisi nelle tre differenti categorie tra CIE, Centri di identificazione ed espulsione, CARA, Centri di accoglienza per richiedenti asilo e CDA, Centri di accoglienza disseminati sul territorio nazionale (vedi scheda). E il quadro di soprusi è allarmante: «I centri per immigrati sembrano operare come enclave con regole, relazioni e dimensioni di vita propri, senza controlli esterni e di indicatori di qualità». Secondo l'indagine di Msf, la gestione dei centri per migranti, nonostante siano stati istituti ormai da più di un decennio, sembra ancora ispirata da un approccio di emergenza e in larga parte lasciata alla discrezionalità dei singoli enti gestori. «Basta un fatto per spiegare il contesto di questo sistema -spiega Ronaldo Magnano - per questi centri, a differenza di quanto deve avvenire anche per un canile, non serve nessuna certificazione della sanità pubblica». E Medici senza Frontiere denuncia anche la scarsa trasparenza. «Ci siamo trovati di fronte a un atteggiamento ostile da parte dei gestori, incontrando difficoltà nel condurre liberamente l’indagine, subendo limitazioni e dinieghi nell’accedere in determinate aree. Emblematici i casi dei centri di Lampedusa e del Cie di Bari dove è stata negata dalla Prefettura l’autorizzazione a entrare nelle aree alloggiative, nonostante la visita di Msf fosse stata comunicata con diverse settimane di preavviso».
fonte: Corriere della Sera
domenica 10 gennaio 2010
Mantova, marocchina muore per malore, stava male da giorni ma non voleva andare dal medico per paura di perdere il lavoro
È morta per un malore e il suo cadavere è stato vegliato per circa ore dalla figlia di cinque anni. È successo ad Acquanegra sul Chiese, nel Mantovano, in un appartamento dove madre e figlia vivevano sole. Fathia Fikri, 43 anni, marocchina, è stata trovata vicino al letto, con il volto insanguinato, da un amico preoccupato perché non riusciva a contattarla. Accanto la bambina, impaurita ma convinta che la mamma stesse dormendo.
NON ANDAVA DAL MEDICO - I carabinieri in un primo momento hanno pensato a un'aggressione ma poi alcuni conoscenti della donna hanno detto che Fathia aveva loro confidato di non sentirsi bene nei giorni scorsi: dunque ha preso corpo l'ipotesi di un malore improvviso. Tanto più che un'amica ha rivelato che non era andata dal medico per paura di dover stare a casa in malattia e perdere il lavoro. Fathia era impiegata in una cooperativa per le pulizie. La donna dunque potrebbe essere caduta e aver battuto il volto sul pavimento procurandosi la ferita. Lunedì il magistrato di turno deciderà se effettuare l'autopsia.
fonte: Corriere della Sera
martedì 8 dicembre 2009
Morte neonata romena: indagati 11 sanitari di Palermo e Canicattì
Undici sanitari dell'ospedale di Canicattì (Ag) e dell'ospedale dei bambini di Palermo sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla procura di Agrigento per il decesso di una neonata figlia di genitori di origine romena avvenuto la sera del 3 dicembre. La piccola era stata partorita il 27 novembre su una sedia all'ospedale di Canicattì, poi era stata trasferita a Palermo quando una setticemia, partita dal cordone ombelicale, si era allargata. Lunedì l'assessore regionale alla Sanità ha inviato gli ispettori nel'ospedale di Canicattì. Anche la commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari ha annunciato l'avvio di un'inchiesta sulla morte.
INFEZIONE - Il pm Michela Francorsi, in seguito alla denuncia dei genitori, due disoccupati di Camastra, aveva deciso l'autopsia e il sequestro delle cartelle cliniche. La madre, 24 anni, aveva partorito su una sedia del corridoio del reparto di maternità dell'ospedale di Canicattì e, insieme al marito Valentin Paun, 23 anni, sin da subito ha sostenuto che l'infezione è la conseguenza delle condizioni precarie in cui è avvenuto il parto e di una serie di gravi negligenze. I medici hanno diagnosticato un'infezione che attecchisce dalla cicatrice ombelicale.
NESSUN AIUTO - I genitori hanno raccontato di avere suonato per mezz'ora alla porta del reparto, ma non ha risposto nessuno. Solo quando la piccola era stata partorita si è presentata una donna che ha tagliato il cordone ombelicale e ha accompagnato la madre in corsia. Ma la piccola si è rapidamente aggravata ed è stata trasferita a Palermo dove è morta una settimana dopo la nascita.
fonte: Corriere della Sera
giovedì 5 novembre 2009
La Lega: screening sanitari sui clandestini
Dopo la mozione anti-ambulatori ecco quella dello screening sulla salute. La Lega Nord non abbassa la guardia in tema d'immigrazione clandestina. E avanza una nuova proposta in funzione preventiva: un controllo sanitario, obbligatorio e gratuito, sugli stranieri irregolari in modo da accertare l'eventuale presenza di tubercolosi o di altre malattie infettive.
La mozione. Ad aprire il nuovo fronte è il gruppo consiliare che incalza nuovamente la giunta Tondo e l'assessore competente Vladimir Kosic. «Chiederemo attraverso una mozione d'introdurre accertamenti sanitari in Friuli Venezia Giulia - precisa il capogruppo leghista Danilo Narduzzi -. L'Italia è l'unico Paese in Europa a non prevedere alcun controllo all'ingresso, si tratti d'immigrati regolari o irregolari. Parlamentari come Ferruccio Saro, invece di preoccuparsi tanto a parole, potrebbero dare risposte con i fatti, presentando una proposta di legge che preveda gli screening su tutto il territorio nazionale».
Screening nei Cie. Nell'attesa, si muove intanto il Carroccio Fvg. Che ha pure individuato il luogo dove attuare lo screening, «misura a tutela della salute dei cittadini e degli stessi immigrati irregolari».
«Potrebbero essere effettuato nei Cie (Centro identificazione ed espulsione), come quello di Gradisca d'Isonzo - dice Narduzzi -. Il Friuli Venezia Giulia, Regione autonoma anche dal punto di vista del sistema sanitario, potrebbe, prima in Italia, attrezzarsi in questo senso».
fonte: Il Piccolo
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martedì 13 ottobre 2009
Nuova influenza: clandestino malato fugge da ospedale
E` fuggito dall`ospedale perché clandestino. E` accaduto oggi a La Spezia dove due marocchini si sono presentati al pronto soccorso con una grave forma di polmonite dovuta al contagio da Nuova influenza ma quando in corsia sono comparse le forze dell`ordine, uno dei due si è alzato ed è fuggito. L`altro, in condizioni critiche, è stato invece ricoverato nel reparto di rianimazione. Non è la prima volta che uno straniero rifiuta le cure perché intimorito dalle possibili conseguenze del "Paccheto sicurezza" varato dall`Esecutivo Berlusconi. Alcuni mesi fa, a Bari, una giovane nigeriana era stata ritrovata in fin di vita ai margini di una statale, colpita da una forma avanzata di tubercolosi. Anche lei non era andata in ospedale per timore di essere denunciata in quanto clandestina.
fonte: Sole 24 Ore
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lunedì 12 ottobre 2009
la Croce Rossa somministra psicofarmaci a immigrati reclusi nei Cie
La Croce Rossa Italiana ha ammesso di somministrare farmaci sedativi e ipnotici agli immigrati trattentui nel centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma. A rivelarlo è stato G.E., coordinatore medico della Croce Rossa che ha specificato che gli psicofarmaci sarebbero somministrati su espressa richiesta dei detenuti che, comunque, sarebbero "la maggioranza delle persone presenti nella struttura".
Gli "ospiti" della struttura romana hanno confermato le dichiarazioni del dottore ammettendo "non riusciamo a dormire, rinchiusi qua dentro tutto il giorno senza fare nulla, ci fanno impazzire". La somministrazione della terapia è organizzata in tre turni, diversi per gli uomini e per le donne. I farmaci distribuiti variano a seconda dell'orario: durante le ore giornaliere Diazepam (Valium) e Lorazepam (Tavor) mentre alla sera Lormetazepam (Minias). Inoltre, per evitare che i prodotti possano essere rivenduti sul mercato nero, sedativi e ipnotici vengono somministrati in gocce e fatti assumere direttamente in infermeria.
fonte: Peacereporter
mercoledì 29 luglio 2009
Marisa, quel parto in extremis "Rischiava di nascere in casa"
Marisa, che voleva partorire in casa per timore del decreto-sicurezza, alla fine si è presentata all´ospedale San Martino. E´ successo dieci giorni fa, ventiquattr´ore dopo il termine fissato dal suo ginecologo. Il piccolo Marco, nato dopo un cesareo, è in gran forma. E´ tornato a casa con mamma e papà, a Borgoratti. Che felicità. «Ma fino all´ultimo ero terrorizzata. Poi ho parlato con l´avvocato, mi ha detto che la nuova legge non era ancora stata firmata dal presidente della Repubblica. Mi sono fidata. Ma se Marco fosse nato un mese più tardi, sarei rimasta chiusa in casa».
Marisa, di origine colombiana, è sposata con un connazionale che fa il muratore. Accudisce da cinque anni un anziano genovese, non ha il permesso di soggiorno. Si fidava del suo medico, ma temeva di presentarsi in ospedale. Le avevano detto che rischiava di essere denunciata, perché anche i dottori sono pubblici ufficiali, che l´avrebbero rimandata al suo paese ma che soprattutto le avrebbero tolto il neonato. Marisa aveva deciso di partorire in casa, facendosi aiutare da un´amica ecuadoriana e da una vicina di casa che fa l´infermiera. Repubblica aveva raccontato la sua storia l´8 luglio scorso. Una storia a lieto fine, per fortuna.
Ma ce ne sono decine di altre, forse centinaia, che dall´8 agosto rischiano di finire diversamente. Ce ne hanno raccontate due, drammaticamente simili. La prima è quella di Wissal, una giovane marocchina che vive nel Centro storico, e lavora in nero come collaboratrice domestica e lavascale per una ditta di pulizie.
Wissal ha 26 anni ed aveva raggiunto in Italia il fidanzato, un connazionale che faceva il cameriere ed aveva un regolare permesso di soggiorno. Lui l´ha lasciata all´inizio dell´anno, quando lei gli ha detto che aspettava un bambino. Wissal non ne sa più nulla e il dolore è stato così forte che non le importa più. Ma ha deciso di tenere il bambino. Si è rivolta ad un legale genovese, chiedendo aiuto perché aveva saputo del decreto-sicurezza e temeva che le portassero via il piccolo. Ha molta fiducia in un medico, incontrato in un ambulatorio: il dottore ha seguito tutta la gravidanza e non smette di tranquillizzarla. «Mi ha detto di non preoccuparmi, perché nessun medico genovese mi denuncerà mai», spiega Wissal. «Lo so che lui è una persona buona, ma io non so chi ci sarà con lui il giorno del parto. No, ho troppa paura. Il bambino nascerà in casa, c´è un´amica pronta ad ospitarmi. E magari chiederò al mio medico di assistermi».
fonte: Repubblica
Etichette: clandestino, colombia, genova, salute
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mercoledì 24 giugno 2009
Schiavitù/ Tratta di esseri umani. Trenta arresti in Europa
Maxi operazione dei carabinieri del Ros contro la tratta di esseri umani: 30 le ordinanze di custodia cautelare in corso di esecuzione in queste ore in Italia, Nigeria ed altri Paesi europei. Smantellata un'organizzazione a delinquere che reclutava ragazze nel Paese africano e le costringeva a prostituirsi in Italia, riducendole in stato di schiavitù, con minacce di vario genere. Tra gli arrestati anche due medici italiani che avrebbero fatto abortire alcune delle giovani.
fonte: Affaritaliani
Etichette: nigeria, prostituzione, salute
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martedì 16 giugno 2009
Clandestina muore dissanguata per paura di una denuncia
Ha cominciato a perdere sangue, probabilmente per un aborto spontaneo, si è sentita male ma non ha voluto chiedere aiuto. Ha avuto paura. Paura di perdere il lavoro appena trovato, paura, forse, di essere giudicata. Così è morta Vira Orlova, che si faceva chiamare Ylenia, una donna che avrebbe compiuto 40 anni l'11 giugno prossimo, di nazionalità ucraina, arrivata - forse due anni fa - in Italia, come tante donne dei Paesi dell'Est, per fare la badante. Il suo corpo è stato trovato in una pozza di sangue in un appartamento di via Grotta Regina, nella località costiera barese di Torre a Mare.
Di lei si sa poco. Gli investigatori stanno cercando di rintracciare le sue amiche per poter ricostruire i suoi ultimi giorni di vita, anche per risalire alla data di arrivo in Italia. Per il momento i carabinieri hanno trovato il suo passaporto nella stanza che occupava: sanno il suo nome, la sua età, sanno anche che era una clandestina perchè sul passaporto non ci sono visti di ingresso in Italia, e sanno che in quell'abitazione di Torre a Mare Ylenia accudiva da pochi giorni un'anziana non autosufficiente. È stato proprio il figlio dell'anziana a dare l'allarme ai carabinieri e a raccontare agli investigatori che Ylenia - questo il nome riferito dall'uomo - «era in prova». Secondo il racconto dell'uomo, Ylenia era in quella casa solo da pochi giorni.
Secondo quanto finora è stato accertato dai carabinieri, la badante durante la notte, mentre probabilmente era sola in casa con l'anziana, avrebbe avuto una forte emorragia, forse causata da un aborto spontaneo. La donna ha raccolto il sangue che perdeva in una bacinella, che è stata trovata dagli investigatori nella sua camera da letto. Chiusa nella sua stanza, Ylenia aspettava e sperava di star meglio. Poi è uscita dalla camera da letto per andare in bagno, ma è stata colta da malore ed è caduta per terra, in seguito alla forte perdita di sangue. È morta senza chiedere aiuto. Il passaporto della donna è stato trovato in un appartamento di Mola di Bari, a pochi chilometri dal capoluogo pugliese, nel quale lei si recava, ospite di amiche, nei giorni di riposo.
Donne che i carabinieri ritengono siano clandestine e delle quali si ha traccia nel racconto fatto ai carabinieri dal proprietario dell'appartamento dove lavorava. Non è stato per ora possibile rintracciarle. Ylenia pare fosse separata e madre di un figlio ormai grande. Tra i suoi effetti personali i carabinieri non hanno trovato alcun riferimento che possa condurre ai familiari: solo alcuni medicinali con caratteri cirillici, giornali in lingua russa e un portafoglio contenente 30 euro. Il suo attuale datore di lavoro ha riferito ai carabinieri che prima di giungere a Torre a Mare la donna aveva vissuto per un periodo a Mola di Bari. Il corpo della donna è stato trasferito all'ospedale di Acquaviva delle Fonti (Bari) per l'autopsia disposta dal sostituto procuratore di turno Ada Congedo.
fonte: L'Unità
Etichette: bari, clandestino, morte, salute, ucraina
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martedì 12 maggio 2009
Razzismo a Vicenza: «Togliti il velo» e prende a pugni una marocchina
Lesioni gravi inferte con l'aggravante di aver agito per motivi di odio razziale: è l'accusa mossa nei confronti di un uomo di 60 anni che venerdì scorso ha preso a pugni una marocchina di 46 con il volto coperto da una mascherina sanitaria.
L'uomo, originario del sud Italia, ma residente a Vicenza, aveva apostrofato l'immigrata con insulti irripetibili, dicendole tra l'altro: «Abbi il coraggio di farti vedere in faccia, marocchina che non sei altro, togli quella mascherina, oppure te la tolgo io». La donna, però, non lo poteva assecondare in quanto, ha cercato di spiegare, è costretta a portare la mascherina perchè le sue capacità di risposta immunitaria sono state abbattute da un problema medico dimostrato e certificato. L'uomo non ha sentito ragioni e, dopo averle intimato di scoprirsi, le ha sferrato due pugni al volto.
Sono stati alcuni testimoni, fra i quali un avvocato, a chiamare la volante per soccorrerla. La donna è stata portata in ospedale: ne avrà per trenta giorni, con denti rotti e altre contusioni e il giorno dopo ha firmato una querela contro il suo aggressore, già identificato dalla polizia . La contestazione è di lesioni gravi, ma con l'aggravante dell'odio razziale.
fonte: Il Messaggero