Non sopportava più la relazione della figlia di 23 anni con un albanese. Perciò l'ha colpita alla gola con un punteruolo la scorsa notte. Mario Matarazzo, 44 anni, di Osimo, è ora rinchiuso in carcere con l'accusa di tentato omicidio aggravato. La ragazza è invece ricoverata nell'ospedale regionale di Ancona. Non è in pericolo di vita e dovrebbe guarire in una ventina di giorni.
fonte: Repubblica
lunedì 12 ottobre 2009
Osimo, padre accoltella la figlia perché si fidanza con un albanese
Etichette: albania, ancona, violenza
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giovedì 24 settembre 2009
"Cercasi operai italiani".
L'attuale crisi economica produce man mano che si radicalizza seri problemi di carattere sociale, fra i più gravi, quello del razzismo. Nonostante la maggior parte dei senigalliesi combatta il razzismo, il fenomeno non accenna ad arretrare, inglobando uffici che erogano servizi, come le agenzie per la casa, del lavoro, nemmeno gli uffici pubblici si salvano. Fino ad adesso il "razzismo" a Senigallia è sempre rimasto circoscritto e ogni volta che una forza politica (Forza Nuova) ha cercato di seminarlo, hanno sempre trovato come ostacolo la popolazione civile, che con assemblee pubbliche e manifestazioni hanno espresso il loro vivo dissenso.
L'ultimo esempio di questo degrado della dignità, è rappresentato dalla vetreria "Misa" s.r.l. in Via Veronese 36, che ha appeso un cartello in bella vista all'ingresso con su scritto "Cercasi operai ITALIANI", senza rispetto per i diritti degli immigrati, propri degli uomini. Il contenuto del cartello è sintomatico del razzismo diffuso. Se il proprietario della vetreria avesse voluto assumere solo italiani avrebbe potuto scartare gli immigrati al colloquio, come avviene nella maggioranza dei casi, l'aver ostentato questo cartello rimanda al clima di Apartheid, dove le città erano tappezzate di cartelli di questo stampo.
fonte: vivere senigalia
Etichette: ancona, lavoro, razzismo
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martedì 31 marzo 2009
Alidad, a 12 anni in fuga dai talebani Ma l'Italia l'ha respinto: «Fuori!»
Il padre è stato assassinato, lui ha viaggiato per tre anni In Italia era arrivato a bordo di un Tir
Alidad Rahimi, 12 anni, afghano, respinto poche ore dopo essere sbarcato ad Ancona
Non l'hanno mica chiesto al piccolo Alidad, perché fosse scappato dal Paese degli aquiloni e dell'orrore. Avrebbero saputo che suo papà era stato assassinato dai talebani, che a 9 anni era scappato con la mamma e i fratellini in Iran, che aveva impiegato mesi e mesi per arrivare clandestinamente lì al porto di Ancona e insomma aveva diritto a essere accolto. Come rifugiato politico e come bambino. Ma non gliel'hanno chiesto. Come non lo chiedono ogni giorno a decine e decine di altri. L'hanno caricato su una nave e spedito via: fuori! A dodici anni.
Eppure le leggi italiane e quelle europee, come sarà ribadito oggi in un convegno a Venezia con Massimo Cacciari, Gino Strada, i rappresentanti di Amnesty International e altre organizzazioni umanitarie, sarebbero chiarissime: non si possono respingere alla frontiera tutti quelli che arrivano così, all'ingrosso. Certo, il questore (anche senza il via libera del magistrato, secondo l'interpretazione più dura) può decidere il «respingimento con accompagnamento alla frontiera nei confronti degli stranieri che sottraendosi ai controlli di frontiera, sono fermati all'ingresso o subito dopo», ma con eccezioni. Le regole «non si applicano nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari». Ovvio: non si possono ributtare le vittime in pasto ai carnefici. Così come la Francia, per fare un solo esempio tratto dalla storia nostra, non riconsegnò il futuro presidente della Repubblica, Sandro Pertini, agli assassini fascisti di Giacomo Matteotti.
Sui minori, poi, l'articolo 19 del Decreto legislativo 28 gennaio 2008, che neppure la destra al governo ha toccato (anche per rispettare la convenzione di New York sui diritti del fanciullo) è netto. Punto primo: «Al minore non accompagnato che ha espresso la volontà di chiedere la protezione internazionale è fornita la necessaria assistenza per la presentazione della domanda. Allo stesso è garantita l'assistenza del tutore in ogni fase della procedura per l'esame della domanda...». Punto secondo: «Se sussistono dubbi in ordine all'età, il minore non accompagnato può, in ogni fase della procedura, essere sottoposto, previo consenso del minore stesso o del suo rappresentante legale, ad accertamenti medico-sanitari non invasivi al fine di accertarne l'età». Punto terzo: «Il minore deve essere informato della possibilità che la sua età può essere determinata attraverso visita medica, sul tipo di visita e sulle conseguenze della visita ai fini dell'esame della domanda. Il rifiuto, da parte del minore, di sottoporsi alla visita medica, non costituisce motivo di impedimento all'accoglimento della domanda, né all'adozione della decisione».
E allora, chiede l'avvocato Alessandra Ballerini che con un gruppo di altri legali ha preparato un esposto alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, come può l'Italia ignorare nei fatti, nei porti di Ancona, Bari, Brindisi o Venezia, quanto riconosce sulla carta? Come si possono respingere le persone caricandole sbrigativamente sulle navi, dalle quali sono sbarcati appesi sotto i Tir o assiderati nelle celle frigorifere, senza controllare neppure se sono in fuga da dittatori sanguinari? Come si possono buttar fuori uomini, donne, bambini senza neppure farli parlare con un interprete o un avvocato, così come dicono ad esempio decine e decine di testimonianze raccolte da giornalisti e operatori sociali quali Alessandra Sciurba, tra i disperati accampati nella baraccopoli di Patrasso? Risposta standard: mica li rimandiamo in Afghanistan o in Iraq, li rimandiamo in Grecia da dove erano venuti. Vero, in astratto. In realtà, spiega la denuncia, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati consiglia ufficialmente «i governi dei Paesi che hanno sottoscritto il Regolamento di Dublino di non rinviare i richiedenti asilo in Grecia» perché lì «nell'assegnazione dello status di rifugiato non sono garantite al momento le più basilari tutele procedurali». I numeri, accusa il Consiglio Italiano per i Rifugiati, dicono tutto: «La percentuale di riconoscimenti dello status di rifugiato in Grecia è prossima allo zero: nel 2007 è stata dello 0,4%, nel 2006 dello 0,5...». Le obiezioni di quanti sbuffano sono note: «Troppo comodo, spacciarsi tutti per rifugiati politici!». Sarà... Ma anche ammesso che qualcuno faccia il furbo facendosi passare per un perseguitato, le regole internazionali vanno rispettate.
E queste regole dicono che ogni singola persona ha diritto a essere «pesata». Succede? Prendiamo Venezia. Partendo dalle parole della Responsabile del Consiglio Italiano Rifugiati, Francesca Cucchi, a un convegno di qualche mese fa. Come mai le autorità portuali avevano denunciato dal gennaio 2008 ad allora 850 clandestini se il Cir era stato informato solo di 110? E gli altri 740? Tutti caricati sulle navi e ributtati indietro senza controllare se avessero o meno diritto allo status di rifugiati? Una cosa è certa: ammesso (e non concesso) che alcuni si spaccino per rifugiati, certo è che nessun adulto può spacciarsi per un bambino. Ed era un bambino quell'Alidad Rahimi scacciato a 12 anni dopo che ne aveva passati tre a sfuggire attraverso l'Iran e la Turchia e la Grecia ai talebani che gli avevano ammazzato il padre ed era sbarcato solo per poche ore ad Ancona dentro la pancia di un camion. Era un ragazzino Alisina Sharifi che a 14 anni era scappato ai guardiani della fede afghani ed era arrivato in Italia semiassiderato per essere buttato fuori appena ripresi i sensi. Era un ragazzino Salahuddin Chauqar, scappato dall'Afghanistan quando aveva sette anni e arrivato dopo mille odissee, nascosto in un Tir, a Venezia: «Il ricorrente continuava a ripetere di avere 15 anni e di voler chiedere asilo ma i poliziotti lo costringevano a firmare due fogli a lui incomprensibili (...) Il ricorrente veniva poi condotto a forza in una cabina di ferro all'interno di una nave diversa da quella con la quale era arrivata e rinchiuso con altri 3 minorenni, fino all'arrivo a Patrasso». Certo era più comodo commuoversi per il piccolo Marco in viaggio «dagli Appennini alle Ande»...
fonte: Corriere della Sera
Etichette: afghanistan, ancona, italia, rifugiati politici
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venerdì 27 febbraio 2009
Ancona, donna (italiana?) tenta di rapire bambino colombiano
Una donna ha cercato di rapire un bimbo colombiano di circa un anno nel centro di Ancona, ma è stata bloccata dalla madre e si è poi allontanata a bordo di un'auto con un complice. Il fatto è avvenuto intorno alle 12:15, nei pressi degli uffici finanziari, all'angolo tra via Palestro e via Simeoni.
LA DINAMICA - La madre, una 35enne colombiana, aveva lasciato il figlio nel seggiolino sul sedile anteriore della sua vettura, con un'amica in piedi fuori l'auto. A quel punto una sconosciuta, dell'apparente età di 30-40 anni, con i capelli biondi e lisci, si è avvicinata al bambino e ha cominciato a vezzeggiarlo. Poi, con un movimento fulmineo, lo ha sfilato dal seggiolino e ha cercato di portarlo via, mentre l'amica della madre cominciava a urlare. La colombiana, uscita dagli uffici, ha bloccato la sconosciuta e recuperato il piccolo. La donna bionda si è poi allontanata a bordo di una vettura grigia, dove l'attendeva un complice. L'auto era parcheggiata a qualche centinaio di metri di distanza. Sull'episodio, al quale hanno assistito vari testimoni, indaga la Squadra Mobile di Ancona.
fonte: il corriere (ma il titolo è stato corretto!)
Etichette: ancona, colombia, rapimento
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