perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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sabato 14 aprile 2012

Pestato professore indiano a Roma

''Brutto straniero tornatene a casa tua'', e giù botte, testate al naso e tanto sangue. E' il racconto di quanto successo ieri su un vagone della metro B a Roma, tra le fermate Termini e Cavour. Vittima un professore indiano di 50 anni che nella capitale insegna Inglese da 11 anni, Nazir Rafiq Ahmad, ora ricoverato nel reparto 'maxillo-facciale' dell'ospedale San Giovanni con le ossa nasali rotte. La polizia, che ha denunciato un giovane di 19 anni. Un caso che ricorda la storia di Neila, la donna tunisina insultata e minacciata in un bar a Monterotondo da un gruppo di giovani che le hanno tirato anche il velo. 


Nazir, nel letto d'ospedale, piange in silenzio e con un filo di voce, a causa delle botte ricevute al torace e al volto, si chiede ''Perche lo ha fatto? Io non lo conoscevo nemmeno, quanta violenza''. E ripercorre, con lo sguardo fisso davanti a lui, quei minuti terribili: ''Mi ero appena seduto, c'erano due posti vuoti. E questo ragazzo ha cominciato a riempirmi di parolacce e a dirmi di spostarmi, di tornare al mio paese. Io non ho risposto nulla e lui ha cominciato a picchiarmi. Poi quella testata che mi ha fatto quasi svenire''.

La camicia 

del professore, quella che tiene in una borsa nella sua stanza in ospedale, è ancora tutta macchiata di sangue: ''Mi sono alzato per scendere dalla metro, a quel punto quel giovane mi ha seguito e ha continuato a picchiarmi. Una donna e poi alcuni ragazzi hanno inveito contro di lui chiedendogli di smetterla. Poi una persona in borghese appartenente alle forze dell'ordine ha mostrato il tesserino e ha intimato al ragazzo di fermarsi''. Nel frattempo, racconta l'uomo, ''il treno è stato fermato e una dottoressa che si trovava nel vagone mi ha prestato i primi soccorsi''.

Nazir dovrà subire un'operazione martedì, come spiega Stefano Vetrano, il medico che l'ha soccorso per primo ieri sera: ''E' stato percosso e ha il naso rotto, oltre a varie contusioni ed escoriazioni''. Nella stanza d'ospedale del professore c'è un suo amico e collega, Pierluigi Gallo, docente di Filosofia, che gli ha portato un cambio visto che gli abiti erano sporchi di sangue: ''Nazir è un uomo mite, non sa darsi pace per ciò che gli è accaduto. E' anche un collaboratore del Cipax, il Centro per il dialogo interreligioso a Roma, ed è un mediatore culturale''.

Solidarietà al professor Nazir Rafiq Ahmad è stata espressa dal sindaco Gianni Alemanno "per la vile aggressione subita e condanno fermamente l'intolleranza dimostrata dal ragazzo che lo ha colpito. Roma è una grande città che ogni giorno di più afferma la sua natura cosmopolita e che promuove il rispetto delle diversità e dell'identità delle persone".


Fonte: Repubblica

lunedì 11 aprile 2011

Uccide in auto una cittadina indiana e pensa alla carrozzeria

«Fermati guarda quello che hai fatto». Sono le 11.30 di domenica quando a Centocelle, un ragazzo di 21 anni, F. C., che guida una Fiat Punto Abarth nera, investe e uccide una donna indiana di 39 anni, madre di tre figli, che faceva la badante. La travolge mentre attraversa le strisce insieme con un amico, immigrato come lei, in via Filippo Smaldone all'angolo con via Tor de' Schiavi, dietro via Prenestina. Prende di striscio l'indiano, ferito ad una gamba. Un vecchietto si salva miracolosamente. Lei no, invece. Muore sul colpo. La donna è come un fantoccio scaraventato lontano dall'urto. Vola per 20 metri, ricade sul marcipiede dall'altra parte della strada. È senza vita. Sull'asfalto i segni di una lunga frenata. L'auto non si ferma. Qualcuno tenta di inseguirlo. «Ma correva troppo» raccontano i testimoni. «Nera nera» continua a ripetere il colore della vettura, l'uomo ferito, sotto choc, ai sanitari del 118 che lo soccorrono. Ieri mattina in tv c'era la Formula Uno. C'è chi fa il paragone. «La Punto era lanciata a velocità folle. Sembrava un bolide di Formula Uno». L'urto è tremendo. «La ragazza è letteralmente volata sul marciapiede opposto. L'auto dopo l'impatto non ha fermato la folle corsa». La targa, i dettagli. Agli agenti del commissariato Prenestino basterebbero per rintracciare la vettura. Invece il colpo di scena arriva dal pentimento del passeggero, è un amico del pirata, siede accanto al conducente. «Fermati - dice all'amico che guida - guarda quello che hai fatto, hai preso qualcuno». L'amico si ferma sì, ma per vedere se ha danni alla carrozzeria. Il passeggero invece scende, va al commissariato di Porta Maggiore. Ai poliziotti racconta che la sera prima l'avevano trascorsa «al mare con un gruppo di amici». La mattina decidono «di fare colazione al bar a Roma». Fornisce i dati dell'amico. È un giovane figlio di gente perbene, il padre guardia giurata, lui lavora al Mc Donald's di Piazza di Spagna. La famiglia viene avvisata dalla polizia, raggiunta con una telefonata mentre i genitori sono ad Anzio. Ma il ragazzo non si trova. Il telefonino squilla a vuoto. Lo cercano. Temono che commetta una sciocchezza. Una volante del commissariato Tor Pignattara lo incrocia verso le 20, mentre gira in auto in zona Villa Gordiani. Ma non è al volante dell'Abarth. Quella l'ha messa in garage dopo l'investimento. Guida l'auto del padre. Lo portano in caserma. È fermato per omicidio colposo e omissione di soccorso. L'assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma, chiede «una punizione esemplare», «il Comune si costituirà parte civile». L'indagine, dice, condotta dalla Polizia Municipale.

fonte: il Tempo

martedì 5 aprile 2011

Riduce un immigrato in schiavitù Arrestato un avvocato civilista

Il giovane Sinkh, appena arrivato dall'India dopo un lunghissimo e travagliato viaggio, era sicuro di aver trovato un buon lavoro a Partinico, nella fattoria di uno stimato avvocato civilista, Fabio Tringali. La paga concordata gli era sembrata anche buona, 500 euro al mese, per accudire alcuni animali. Il giovane sperava di ottenere presto un permesso di soggiorno grazie al contratto. Ma quel lavoro si è trasformato in un incubo. Sinkh, che ha 38 anni, è rimasto prigioniero per ben cinque mesi in quella fattoria di contrada Coda di Volpe. L'avvocato l'avrebbe anche picchiato a sangue. Ecco perché adesso il legale, che ha 43 anni, è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Partinico: viene accusato dal sostituto procuratore Francesco Del Bene di un'imputazione gravissima, riduzione in schiavitù.

Nel novembre scorso, l'indiano era riuscito a fuggire dalla sua prigione di contrada Coda di Volpe ed era corso alla stazione dei carabinieri. Raccontò che l'avvocato Tringali l'aveva rinchiuso all'interno della sua proprietà, sequestrandogli il telefonino e i documenti. "Mi minaccia di morte - così spiegò in lacrime - mi ha aggredito con calci, pugni e pure con un bastone". Quel giorno, Sinkh era poi ritornato nella sua casa prigione. Tringali era lì ad aspettarlo. "La sua reazione fu particolarmente violenta - scrive adesso il gip che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare - il giovane rimase terrorizzato e peraltro impossibilitato a recarsi presso una struttura sanitaria per ricevere assistenza medica per le lesioni subite".

I carabinieri arrivarono poco dopo, quando l'avvocato era già andato via. Trovarono Sinkn sanguinante, per terra. Lo portarono subito in ospedale. Da quel giorno è iniziata l'indagine degli investigatori del Gruppo Monreale. I carabinieri hanno bussato alle porte di alcuni residenti della zona ed è emersa una realtà ancora più amara. In molti sapevano. In molti avevano visto l'avvocato Tringali mentre picchiava e insultava il giovane indiano. Ma mai nessuno aveva denunciato. Adesso, quei racconti sono diventati un riscontro importante alla denuncia dell'indiano che era stato ridotto in schiavitù.

La settimana scorsa, all'improvviso, l'avvocato Fabio Tringali ha chiuso il suo studio di via Belgio. Da qualche giorno, si era anche allontanato dalla città. Di lui restano su Internet le locandine di alcuni convegni giuridici che aveva organizzato.

fonte: Repubblica

venerdì 12 novembre 2010

Brescia, protesta sulla gru. Sajad sta male, la questura vieta invio medico sulla struttura

Sulla gru fa freddo, le temperature si abbassano. E Sajad sta male, ormai da un paio di giorni. Pachistano della zona di Guajarat, 27 anni, un master in lingue, non vede la famiglia da 3 anni, da quando è arrivato in Italia. Già nelle scorse ore la sua sagoma non si scorgeva, febbricitante. Oggi lo hanno visto seduto al sole, forse sta un po' meglio. Ma un medico non lo può vedere. Anzi sì, stando alle parole dell'ormai noto vice questore di Brescia Emanuele Ricifari, immortalato in un video in cui chiede ripetutamente di caricare un gruppo di persone del tutto pacifiche.

Se vuole un medico, avrebbe detto il funzionario, che scenda e verrà visitato.

Il problema è che, oltre all'incredibile caso di omissione di cure mediche, anche se anche Sajad accettasse di scendere, non è chiaro se sia in condizioni fisiche di farlo. Soprattutto da una gru e da quell'altezza.

Fonti contattate sotto la gru, fra chi in tutti questi giorni cerca di fornire i minimi aiuti necessari alla sopravvivenza dei migranti che lottano contro le truffe della sanatoria, aggiungono particolari sullo stato di pressione che le autorità prefettizie e di polizia stanno adoperando per mettere fine alla protesta. Pressioni familiari, con appelli e con interventi degli affetti capaci di esercitare emozione, nessun contatto, almeno fino a ora, con avvocati, mezzo quartiere blindato e il taglio dei mezzi di comunicazione. Niente più pile cariche per i cellulari, ai migranti sulla gru rimane una radio, ma chi manda messaggi non è nemmeno certo che in realtà il messaggio arrivi forte e chiaro.

Il cibo che viene portato dalla Caritas viene in parte scartato dagli stessi migranti, che sono entrati in uno stato di continua allerta e temono che il cibo sia in qualche maniera manipolato. E così si nutrono di alimenti in scatola o preconfezionati.

E' sceso oggi dalla gru Papa, disoccupato, 20 anni, cittadino senegalese che vive a Brescia da cinque, con i genitori. Il ragazzo, che era salito insieme ad altri migranti sulla gru nel cantiere della metropolitana di brescia, non sarà arrestato. Lo ha spiegato la questura precisando che la sua posizione, a differenza di quella dell'immigrato indiano sceso per primo, è al vaglio. La sua richiesta d'emersione dal sommerso è ancora in itinere. La stessa posizione, è stato spiegato sempre oggi, è anche quella dell'immigrato marocchino che si trova sulla gru. Oltre a quest'ultimo vi sono poi due pachistani e un egiziano.

fonte: Peacereporter

martedì 28 settembre 2010

Grave episodio di razzismo nel centro storico di Cerveteri

Sinistra, Ecologia e Libertà condanna il grave episodio di violenza a sfondo razzista accaduto nelle ultime ore ai danni di un cittadino indiano nel pieno centro storico del Paese.
Certi che le indagini delle forze dell’ordine portino ad individuarne i colpevoli facciamo appello al Sindaco, alle autorità competenti e a tutte le realtà politiche e associative del territorio di contrastare e isolare ogni movimento che promuove l’odio razziale.
Questo è solo un fatto isolato che deve destare la giusta preoccupazione delle forze democratiche di questa Città e risvegliare le nostre coscienze affinché la deriva violenta e xenofoba, che sta dilagando in molte zone d’Italia e della nostra Regione, qui non possa attecchire.
Indignati per l’accaduto vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà alla vittima di questa folle e gratuita violenza.

fonte: Lagone

domenica 22 novembre 2009

Latina, strage dei braccianti fantasma indiani senza luci travolti sulle strade

Li chiamano invisibili, perchè sono clandestini senza documenti della cui esistenza pochi sanno e pochi vogliono sapere. Ma sono invisibili anche fisicamente, almeno di notte, quando percorrono senza luci - a piedi o in bicicletta - le strade dell'Agro Pontino, nelle cui serre lavorano. Così invisibili da morire investiti da un'auto o un camion, come è accaduto, venerdì 20 novembre ad uno di loro. Si chiamava Jaswinder Singh, aveva 40 anni ed era originario del Punjab.


L'ennesimo incidente con un ciclista travoltoFANTASMI SU DUE RUOTE - Jaswinder è uno dei «fantasmi» che vivono nella vasta pianura della bonifica a sud di Roma, in quella fertile pianura di Latina che è il grande orto del centro Italia: verdure, kiwi, fiori. Si calcola siano circa 7000 i braccianti indiani che lavorano - con o senza permesso di soggiorno - nella provincia di Latina.
Jaswinder Singh, citadino indiano, è morto sulla statale Pontina venerdì sera, investito tra Sabaudia e Terracina. La dinamica è sempre la stessa: tornava a casa in sella alla bicicletta, senza luci, senza alcun segnale luminoso, senza documenti indosso. E adesso c'è chi chiede controlli sulle strade.

I dati ufficiali della Polizia stradale parlano di tre morti nel 2009 e due feriti gravi tra la comunità di braccianti impiegata nelle campagne tra Latina, Sabaudia e Terracina. Ma questi numeri non rendono l’idea dell’effettiva emergenza e pericolosità del fenomeno degli incidenti causato da ciclisti che ogni sera tornano presso i loro giacigli senza uno straccio di fanale. Di incidenti ce ne sono ogni giorno, ma sfuggono alle statistiche (si stima possano essere tre volte più dei numeri ufficiali) così come la reale consistenza della comunità sikh che abita in provincia di Latina.

fonte: Corriere della Sera

lunedì 2 novembre 2009

69 clandestini afghani e iracheni stipati in un tir turco

Sessantanove clandestini di varie etnie, tra cui afghani, iracheni, iraniani, indiani e birmani, sono stati scoperti dalla polizia di frontiera del porto di Bari nascosti all'interno di un camion con targa turca. Gli immigrati sono stati scoperti durante un servizio di controllo scattato dopo alcune segnalazioni anonime riguardanti il possibile arrivo in massa di clandestini. Nel corso dei controlli a scansione radiogena, uno dei camion in attesa delle verifiche è stato abbandonato dal suo autista in una zona buia retrostante il muro paraonde del molo Foraneo. Approfittando dell'oscurità, l'autista si è dileguato. Contestualmente, gli operatori hanno notato che dal camion sono scesi diversi individui, immediatamente bloccati mentre tentavano di fuggire. I clandestini sono stati affidati tutti al comandante della motonave, per la riammissione nello Stato di provenienza; il camion e la documentazione sono stati sequestrati.

Centinaia di clandestini approdano ogni me se al porto di Bari e da qui sperano di trovare un ponte sicuro verso al tre mete. Gruppi di immigrati, per la maggior parte uomini, rischia no la vita, nascondendosi sotto i tir o tra le merci che trasportano i camion in partenza da Bari pur di inseguire il sogno di una vita mi gliore. Ma scelgono mezzi diversi dal passato. Da quando cioè si am massavano a bordo dei gommoni provenienti dall’Albania - è ancora viva l’immagine dell’invasione nel ’91 - e sbarcavano sulla costa bare se. Sono cambiate le modalità de gli ingressi, ma la storia rimane la stessa. Gli arrivi non si arrestano. Basti pensare che da fine giugno a settembre sono stati re spinti dal porto di Bari quasi 500 clandestini. Questo è il numero di quelli identificati. Molti immigrati provenienti da Afgha nistan, Sudan e Iran, vengono respinti dalla Puglia verso la Gre cia e di qui rimandati in patria.

Molti di loro per nascondersi perdono anche la vita. L’ultimo episodio di cronaca, il 20 agosto scorso, ha visto morire a Fasano un giovane immigrato salito a bordo di un camion all'insaputa del conducente. Il giovane che si era arrampicato sotto il mezzo è caduto sull’asfalto perdendo la vita, mentre il camionista probabilmente all’oscuro dell’accaduto ha proseguito la corsa. L’incidente mortale ha consentito poi alle forze dell’ordine di scovare altri 17 clandestini stipati in un altro tir che viaggiava sulla statale 16 in direzione Fasano.

fonte: Corriere del Mezzogiorno

martedì 13 ottobre 2009

Una classe fatta solo di bambini stranieri

Qualche giorno fa il presidente americano Barack Obama, al Late Show di David Letterman, diceva (un po’ scherzando e un po’ sul serio) che sul suo tavolo non arrivano mai problemi che abbiano una soluzione semplice. Fatte le dovute proporzioni, in una situazione un po’ simile si trova anche il sindaco Pd di Luzzara (Reggio Emilia), Stefano Donelli. Luzzara è il comune italiano con la più alta concentrazione di stranieri (19%). Dieci anni fa erano appena il 2%. In “soldoni” su novemila abitanti gli stranieri sono 1600.
Spiega l’assessore alla scuola Mirco Terzi: “La concentrazione di stranieri a Luzzara è stata favorita anche da grossi agglomerati industriali come quelli della vicina Suzzara (in provincia di Mantova) che hanno offerto nuove opportunità agli immigrati. In più la nostra zona offriva condizioni immobiliari più favorevoli”.
Una situazione che in Emilia non è certo unica. Basti guardare al distretto industriale di Sassuolo. Attorno alla cittadina modenese e alla sua industria ceramica si è aggregata una fetta consistente di immigrazione. I paesi vicini, come Fiorano e Formigine, spesso sono diventati i “dormitori” di chi lavora a Sassuolo. Quando Sassuolo è passata in mano alla Lega in aprile, il neo-sindaco ha fatto sapere che avrebbe chiuso la Moschea e che gli altri comuni se ne sarebbero dovuti far carico. La risposta è stata secca: se Sassuolo vuol fare da “capo distretto” e vuole le scuole e gli ospedali si faccia carico anche della Moschea.
Ma come si risolvono queste tensioni? In un Paese in cui la tenuta democratica e istituzionale non fosse stata minata da Lega e Berlusconi, probabilmente con il dialogo e il confronto. In Italia, oggi, purtroppo solo con proclami ideologici.

Torniamo a Luzzara. Sempre l’assessore alla scuola Terzi spiega che la contaminazione tra le culture fatta in senso positivo ha tempi lunghi. Nei tempi brevi restano soprattutto le tensioni. Ma Luzzara in questi anni ce l’ha messa tutta per integrare pakistani e indiani. Tanto che una delle edicolanti del paese è una signora indiana che sarà delegata al congresso provinciale del Partito democratico.
E allora, come nasce la classe di soli bambini indiani? Gigliola Venturini, che è responsabile scuola del Pd di Reggio Emilia difende il sindaco di Luzzara: “Penso che accusare di razzismo l’istituzione scolastica e l’amministrazione comunale sia ingeneroso e sbagliato. Si tratta di istituzioni da anni in frontiera, a difesa della coesione sociale e dell’integrazione, con azioni e progetti conosciuti a livello nazionale”. E poi spiega: “Accade che a Luzzara solo 13 coppie di genitori italiani abbiano iscritto i propri figli alla scuola dell’infanzia statale, minacciando di andare via se separati, mentre tutti gli altri un’altra strada l’hanno già presa”. L’altra strada sarebbe poi, detta brevemente, la scuola materna della parrocchia.
Quella della classe di stranieri, continua la Venturini, è “una situazione estrema a cui è corrisposta una scelta estrema per le istituzioni, ancorché dolorosa”.

fonte: viaemilianet

venerdì 24 luglio 2009

Scade il visto al professore indiano E la Bocconi perde il ricercatore

Vikas Kumar ha 32 an­ni compiuti da poco, una laurea in Economia e un master a Dehli, un PhD (l’equivalente di un nostro dotto­rato) a St. Louis. E ha, o meglio ave­va, un contratto in Bocconi. Un posto che in moltissimi sognano e a cui Vikas ha rinunciato, dopo 4 anni di più che onorato servizio nelle aule dell’università milanese. Tra l’entu­siasmo degli esordi e la disillusione dell’addio, i mesi di attesa per un per­messo di soggiorno che non arriva mai. A raccontare la storia di Vikas è Lo­renzo Peccati, prorettore per le risor­se umane della Bocconi. «Kumar è ar­rivato da noi quasi 5 anni fa, con un ruolo di assistant professor (ricerca­tore a tempo determinato). L’aveva­mo scelto sul Job Market, un appunta­mento annuale dove i migliori «cer­velli » vengono selezionati a livello in­ternazionale; gli abbiamo offerto un contratto di 6 anni, tra i benefit c’era la possibilità di un anno sabbatico, mantenendo stipendio e fondi di ri­cerca, da trascorrere in qualunque ateneo del mondo».

È l’estate 2008: Kumar, che ha già rinnovato una volta il permesso di soggiorno (da 2 anni, allora il massi­mo per un contratto di quel tipo), de­cide di sfruttare l’occasione. «E sicco­me è bravo, viene accettato a Stan­ford. Sarebbe dovuto rientrare alla fi­ne di quest’estate». Ma il visto, nel frattempo, è scadu­to. Da molti mesi. Nel corso dei quali la Bocconi non è stata con le mani in mano: «Grazie al decreto legge uscito a gennaio 2008, docenti e ricercatori stranieri ora possono ottenere un per­messo che copra tutta la durata del contratto. Ma l’ente che li assume de­ve iscriversi a un albo istituzionale, per poi avviare la procedura. Ebbene, l’albo è comparso sul sito del Ministe­ro dopo 9 mesi. E fino ad oggi non sono risultati di­sponibili i moduli necessari». Morale (mesta) della favola: «Vikas chiedeva notizie, e noi non potevamo far altro che rispondergli: ci stiamo lavoran­do... Penso che a un certo punto ab­bia fatto due più due. Poco tempo fa è arrivata una lettera molto gentile, con cui rende noto di avere accettato l’offerta dell’università di Sydney».

fonte: Corriere della Sera

giovedì 12 marzo 2009

"Siete stranieri, niente discoteca"

Una e mezza di notte, via Valtellina, ingresso della discoteca Alcatraz. Un gruppo di otto fra ragazze e ragazzi chiede di entrare. I buttafuori fanno passare i primi della fila, tutti italiani, ma fermano gli ultimi due: «Se non avete i documenti state fuori». I documenti ci sono, passaporti indiani. La ragazza, 24 anni, è biologa. Il fidanzato 33enne è ingegnere, in Italia dal 1999. Gli amici non ci stanno: «Siete razzisti», dicono ai buttafuori. Interviene il gestore: «Se sono in regola fateli passare». Ma il gruppo a quel punto decide di tornare a casa. Costanza Giampietro, una della compagnia, accusa: «Sono stati fermati per il colore della pelle, è una vergogna». Andrea, uno dei gestori, si difende: «Nessun razzismo - dice - è impossibile che i buttafuori abbiano chiesto i passaporti». E per provarlo usa un argomento singolare: «È vero che chiedevamo i documenti agli stranieri - racconta - ma la polizia ci ha intimato di non farlo». E ancora: «Abbiamo molti stranieri nello staff e fra i clienti - continua - ma ci dobbiamo tutelare da risse e molestie alle ragazze». L´episodio dell´Alcatraz, avvenuto sabato scorso, alza il velo su un andazzo diffuso nelle discoteche milanesi: gli stranieri di colore spesso vengono lasciati fuori assieme agli ubriachi e alle compagnie di soli uomini. Il Silb, l´associazione delle discoteche, difende l´Alcatraz. Per il vicepresidente Roberto Cominardi, «visto che il Comune impone la chiusura per i locali alla prima scaramuccia, dobbiamo stare attenti. Teniamo più spesso fuori gli stranieri? Può essere, ma non di proposito. Sbagliamo? Qualche volta, ma il razzismo non c´entra: alla porta devi capire subito chi hai davanti, con gli italiani è facile individuare i balordi, con loro invece non abbiamo l´occhio allenato». Il tema è delicato, e lo sa bene la polizia. Alla discoteca Old Fashion, poche settimane fa, una ragazza senegalese ubriaca non viene fatta entrare, assieme a ragazzi italiani nelle stesse condizioni. Lei urla contro «gli italiani razzisti» e chiama il 113. La polizia arriva e le sconsiglia di mettersi alla guida. Altro episodio, quello che ha costretto la discoteca Alcatraz a smettere di "schedare" gli stranieri: una sera di sei mesi fa due romeni si presentano alla porta. Alla richiesta dei documenti, chiamano la polizia. Gli agenti impongono alla gestione di farli entrare, quella sera e sempre, «in nome della legge». Un lieto fine, guastato però da quello che è successo a fine febbraio: uno dei due romeni viene fermato vicino alla discoteca mentre rincorre l´automobile in cui una ragazza si è chiusa per sfuggirgli. Per il vicesindaco Riccardo De Corato, che pure sostiene il contrasto alla criminalità straniera, «è inaccettabile che i buttafuori chiedano i documenti, a chiunque».

fonte: Espresso

martedì 3 febbraio 2009

Il ragazzo bruciato a Nettuno? Beh, ma era marocchino... (e allora chi se ne frega)

Intervistatrice: Ma quel ragazzo che è stato bruciato? Ragazzo intervistato: Beh, non era un ragazzo, quello lì, era un marocchino.

Non so se avete visto il Tg1 delle 20.00 di ieri sera. Queste sono le parole di un ragazzino di Nettuno, intervistato sulla vicenda dei 3 che hanno dato fuoco a un uomo indiano (e non marocchino). Le parole si commentano da sole.

fonte: Schegge di vento

domenica 1 febbraio 2009

IMMIGRATO INDIANO AGGREDITO E BRUCIATO NELLA STAZIONE DI NETTUNO

Sempre a Roma: L'uomo che questa notte era l'unico a dormire all'interno dello scalo ferroviario è stato prima picchiato e poi dato alle fiamme