perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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sabato 14 aprile 2012

Imbarazzantismi – Il razzismo al supermercato


Cernusco. Sto entrando in un supermercato di quartiere, in direzione opposta alla mia un ragazzo magrebino esce con qualcosa in mano passando però dal lato “ingresso”. Una signora davanti a me inizia a urlare: “Cassiera, cassiera, quel negher sta rubando!”. La cassiera alza gli occhi e tranquilla risponde: “Signora, è il ragazzo delle pulizie”.
Mi giro, il ragazzo sta pulendo l’esterno delle porte di ingresso del supermercato.
Quanti pregiudizi nei nostri occhi.

il razzismo sull'autobus


Roma, storie minime di vita quotidiana. Sull’autobus 23, che conduce a piazzale Clodio, una signora tanto giovane quanto volgarotta non ne può più di stare in piedi col suo bambino e così, d’imperio, decide che un posto è suo. Si fa largo e giunge dove ci sono quattro sedie al momento occupate da due donne (di colore) e due giovani, uno bianco e uno nero. Lei, senza pensarci due volte, “chiede” all’uomo di colore di farle posto. Lui obbedisce in silenzio e lei si accomoda.
La donna al suo fianco non gradisce e nella sua lingua si sfoga con la dirimpettaia facendo notare che a parità di età la signora ha occupato la sedia dell’africano (credo che fosse africano) e non quella del coetaneo italiano. E poi, rivolgendosi a lui, dice, stavolta in italiano: «Hai capito?». Lui arrossisce e fa sì con la testa.
La romana, a questo punto, capisce di cosa si sta parlando e le chiede, alla Robert De Niro in Taxi driver: «Ma che ce l’hai con me?». Evidentemente, però, la signora preferisce non creare un altro caso Rosa Parks e, sia pure col volto visibilmente arrabbiato, risponde con un «tutto a posto, non ti preoccupare», prima di riprendere a mordersi le labbra.      

Fonte: Linkiesta

lunedì 6 dicembre 2010

Padova, la Lega: basta soldi a maratone tanto vincono sempre i neri. È polemica

Stop ai finanziamenti pubblici per maratone sportive che vedono trionfare atleti stranieri, soprattutto africani: i costi sono ormai proibitivi. L'idea-provocazione è del consigliere leghista della Provincia di Padova Pietro Giovannoni, che in fase progettuale della 12ª edizione della Maratona di Sant'Antonio, in programma il 17 aprile 2011, ha proposto un netto taglio all'impegno finanziario degli enti pubblici. Una nuova polemica si scatena a Padova, dopo quella sorta per le frasi choc su Facebook del consigliere comunale Aliprandi contro i rom.

«Qualcuno ha interpretato con malizia e spiritosaggine la mia idea - spiega Giovannoni, imprenditore che ricopre anche il ruolo di presidente del consiglio comunale di Vigonza (Padova) - solo perché il nucleo degli atleti di colore è quello che costa di più. Ma non c'è intento razzistico. Conosco come vanno queste cose, ho organizzato la Stramilano e la StraBelluno».

La manifestazione padovana, spiega Giovannoni, costa circa un milione di euro e gli enti locali fanno già la loro parte con l'impiego di vigili, protezione civile, sicurezza del percorso. «Assindustria Padova che organizza la maratona - sottolinea l'esponente della Lega - ha certo il suo tornaconto: paghi di più». Ieri sera, nel corso del consiglio provinciale mentre si dibatteva sul percorso della gara, Giovannoni avrebbe sostenuto l'inutilità di finanziare una competizione di «atleti africani o comunque extracomunitari in mutande».

fonte: Messaggero

giovedì 18 novembre 2010

'Buu' razzisti per Balotelli Cori contro gli oriundi

'Buu' razzisti nei confronti di Balotelli fin dal primo pallone toccato dall'attaccante azzurro a Klagenfurt, nell'amichevole con la Romania. I cori contro dall'ex interista sono partiti dal settore dello stadio occupato dai tifosi romeni e in precedenza erano stati diretti a tutti i giocatori dell'Italia. Poi, nei primi minuti della partita, cori anche da parte di un centinaio di estremisti italiani del gruppo Ultras Italia (gli stessi che si erano resi protagonisti degli scontri a Sofia due anni fa): hanno gridato "non ci sono neri italiani" e "nell'Italia solo italiani". Chiaro il riferimento alla presenza in campo di un giocatore come Cristian Ledesma, il centrocampista della Lazio di origine argentina che il ct Prandelli ha convocato per la prima volta. Prima, avevano ascoltato l'inno di Mameli esibendo il saluto romano. Balotelli è stato bersagliato dai 'buu' anche quando ha lasciato il campo, al 15' della ripresa, sostituito da Quagliarella. Intorno alla mezzora della ripresa il gruppo di Ultras Italia ha esposto un lungo striscione, rimosso dopo pochi minuti, con scritto "No alla nazionale multietnica". A loro, la risposta a fine partita dello stesso giocatore: "Si rassegnino, l'Italia multirazziale c'è già".

fonte: Repubblica

giovedì 21 ottobre 2010

La globalizzazione, il razzismo, l'Europa

Difficilmente lo storico di domani nell'interrogarsi su quale sia stato il tratto decisivo della storia mondiale a cavallo del secondo e terzo millennio eviterà di porre al centro della riflessione quell'insieme complesso di fenomeni che va sotto il nome generico di globalizzazione.
La compiuta realizzazione del mondo come "villaggio globale" (in cui l'informazione viaggia alla velocità della luce), la facilità degli spostamenti e la relativamente rinnovata dislocazione delle attrattive (risorse, energia, benessere, libertà ecc.) stanno sottoponendo il pianeta a un immenso rimescolamento di popoli, lingue, religioni, atteggiamenti spirituali. Se Internet costituisce l'emblema e lo specchio delle nuove dislocazioni umane, sono però i concreti ambiti territoriali - gli stati, le regioni, le singole comunità - a sopportare il peso di mutamenti e condizionamenti che talora generano sofferenza, senso di snaturamento e di perdita d'identità.
In Europa questo processo si è largamente intrecciato con la fine del comunismo, che ha dato luogo a fenomeni di segno opposto come la riunificazione delle due Germanie e la guerra civile a base etnico-religiosa che ha insanguinato la ex Iugoslavia. Si è trattato di risposte di carattere molto diverso alla dissoluzione del blocco dell'Est, ma che hanno sottolineato entrambe la vitalità della correlazione tra l'idea di Stato e la sua radice etnica (come, del resto, è a...

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mercoledì 20 ottobre 2010

Forconi indagato «Odio razziale contro gli zingari»

È accusato di aver propagandato «idee discriminatorie basate sull'odio razziale nei confronti degli zingari Sinti». Marco Forconi, responsabile provinciale di Forza nuova è indagato dalla procura di Pescara perché avrebbe pubblicato «volantini e articoli» contro gli zingari. Sono tre i documenti finiti sotto la lente d'ingrandimento della pm Valentina D'Agostino che ha firmato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari: il primo è un volantino dal titolo «Sinti rom, la vergogna di Pescara e Montesilvano» in cui Forconi chiede di sequestrare e confiscare il patrimonio degli zingari per creare «asili, caserme, centri sociali, alloggi popolari ed edifici per i senzatetto»; il secondo è un articolo in cui accusa i rom di «rubare, spacciare, aggredire» e lancia la proposta di «segnare» le case sequestrate e confiscate «disegnando dei triangoli rovesciati, di colore nero o marrone»; il terzo scritto, pubblicato dopo l'aggressione di un rom a un idraulico di 22 anni in piazza Unione, per la procura, incita all'odio razziale.

fonte: Il Centro

martedì 28 settembre 2010

Giunta denunciata per razzismo Montecchio finisce in tribunale

La giunta comunale potrebbe rispondere davanti al tribunale di Vicenza del reato di discriminazione e razzismo.
È l'effetto della denuncia presentata da alcune famiglie straniere con il sostegno di Cgil, Cisl e Uil, dopo che l'amministrazione oltre un anno fa aveva approvato la delibera sull'idonenità alloggio che ridefinisce i parametri abitativi degli alloggi in cui vivono gli immigrati.
La denuncia per discriminazione fatta dal sindacato che è stata depositata meno di un mese fa, dovrà ora essere vagliata dal magistrato inquirente. E in attesa della sentenza che potrebbe arrivare tra qualche settimana, emergono altri fatti che secondo la triplice potrebbero avvallare la tesi della discriminazione.
«Denunceremo altri atti discriminatori», spiegano i vertici delle tre sigle sindacali che da un anno attendono un segnale di distensione da parte del Comune. Cgil, Cisl e Uil non solo contestano la legittimità della delibera, ma anche una recente disposizione firmata dal sindaco Cecchetto che impone agli uffici di accertare l'idoneità degli appartamenti degli stranieri prima di concedere l'iscrizione all'anagrafe.
Sempre fonti sindacali poi denunciano la raffica di multe ai danni degli immigrati e i metodi adottati dalla Polizia locale nella verifica dei parametri abitativi.
Basta e avanza per il sindacato per ricorrere alla magistratura con una denuncia-esposto per discriminazione di cui si attende la sentenza.
L'amministrazione dal canto suo ha sempre difeso le delibere 233 del 6 luglio 2009, e 347 del 9 dicembre 2009 «in quanto ristabiliscono i parametri definiti dalla Regione e in vigore a Montecchio fino al giugno 2006. Parametri che questa amministrazione ha riapplicato senza alcuna modifica dopo il periodo di "deroga" sostenuto dalla passata giunta».
Una posizione da sempre contestata dalle minoranze in Consiglio, dal sindacato e dalle associazioni straniere e visto che la delibera non è stata ritirata si è passati alla denuncia. Domani una conferenza stampa indetta a Vicenza da Cgil, Cisl e Uil spiegherà i termini di una denuncia che era nell'aria da tempo.

fonte: Il giornale di Vicenza

giovedì 23 settembre 2010

La città di Taranto si muove compatta per il "suo" cittadino turco accusato ingiustamente di terrorismo

Mani tese, sguardi inquieti e voci ansiose. Guardando gli amici di Alì Orgen manifestare, si comprende il dramma e la preoccupazione vissuta per quel ragazzo curdo arrestato il 18 agosto scorso a Taranto.

Il Caso. L'accusa è di terrorismo e arriva dal tribunale di Diyarbakir. Alì Orgen nel 1995, a vent'anni, avrebbe fatto la "staffetta" e partecipato a manifestazioni del Pkk, il Partito Curdo dei Lavoratori armato e adesso deve scontare un residuo di pena di cinquecentonove giorni. "Un orrido giuridico" per l'avvocato Vincenzo Pulito che lo difende. Alì vive in Italia da oltre sette anni e nel 2005, in sua assenza, in Turchia hanno riaperto il processo che lo vide già condannato a sei anni di reclusione nel 1999 e per cui aveva già scontato oltre tre anni di carcere preventivo, senza uno stralcio di difesa o giudizio ma sistematicamente torturato. Prima ancora era stato condannato a morte, poi all'ergastolo e infine, grazie al suo presunto "pentimento", liberato. Adesso il tribunale turco vorrebbe applicare retroattivamente l'inasprimento della pena dovuto a una modifica del codice penale.

Un aberrante uso del diritto contro ogni principio civile. La richiesta è che venga estradato con mandato di cattura datato 24 giugno e il Ministero della Giustizia italiano, a riguardo, ha espresso un nulla osta automatico il 24 agosto. Negli ultimi giorni le notizie che arrivano sul fronte giudiziario lasciano, però, ben sperare: il pubblico ministero Augusto Bruschi, titolare dell'indagine, dopo l'istanza presentata dagli avvocati della difesa Vincenzo Pulito e Arturo Salerni, ha dato il proprio parere favorevole e richiede la scarcerazione di Alì Orgen. Ora si attende che la sezione interessata di Taranto della Corte d'Appello di Lecce, decida sulla data in cui discuterà della richiesta della difesa, che dovrebbe portare alla scarcerazione immediata di Alì Orgen, attualmente detenuto nel carcere di Benevento

La questione curda e l'Italia. Alì Orgen paga la silenziosa complicità del governo italiano che continua a eseguire i dettami di un tavolo politico-commerciale con lo Stato turco. Affari, armi e arresti. Quelli dei curdi, appunto. A decine nell'ultimo anno. Tutti accompagnati da richieste di estradizione. Tutte respinte. I motivi sono noti: torture fisiche e psicologiche, condizioni disumane di detenzione, diniego del diritto di difesa per gli imputati. Specialmente curdi. La giustizia turca non rispetta né convenzioni internazionali né norme elementari riguardo la dignità delle persone. Una questione umanitaria e politica. Alì Orgen paga i trent'anni di conflitto con uno degli Stati che maggiormente sfrutta il territorio del Kurdistan e ha perpetrato persecuzioni, torture, processi sommari, angherie e ucciso con armi chimiche. Alì, al contrario, non ha mai sparato un colpo e paga l'aver aderito a vent'anni come staffettista al Pkk, il partito che dall'autodeterminazione è passato alla richiesta di un mero riconoscimento del popolo curdo, il partito del Presidente Ochalan "respinto" dal Governo D'Alema, il partito delle donne, del processo di pace mai accettato dai turchi.

La sua nuova vita. Alì paga perché è un "turco di montagna", perché è curdo. Il prezzo è la libertà vera cercata per lui e la sua gente e quella piccola vita normale ritagliatasi a fatica tra i due mari di Taranto, altrove, come 5 milioni di curdi rifugiatisi lontano da casa. Senza tetto, al suo arrivo nel 2003, Alì dormiva su una panchina del lungomare cittadino. Da quell'esperienza, nacque il suo desiderio ancora non concretizzato di poter creare un'associazione per accogliere e sostenere i migranti. Alì si è dato da fare nella sua nuova terra, che spesso gli ricorda Bismil, la città di origine. Bracciante in campagna, aiuto cuoco in un noto pub della città, traduttore per la Questura e come migliaia di tarantini, operaio di una ditta appaltatrice della grande acciaieria Ilva. Anni di sacrifici e sorrisi, il suo prima di tutto, una simpatia innata che gli ha permesso di conoscere tanta gente e amici che hanno costituito con movimenti, associazioni e partiti, il "Comitato di solidarietà ad Alì Orgen". Insieme hanno prodotto un documento capace di spiegare chi sia davvero Alì, dopo che la parola terrorista è apparsa accanto al suo nome su tutti i giornali locali. "Non è un terrorista", lo scrive anche il sindaco Ippazio Stefàno in una lettera indirizzata al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, ma semplicemente il gestore del phone center, l'unico della città. Rilevato da due anni con i risparmi del lavoro, è divenuto un microcosmo di culture e genti: migranti per chiamare i loro cari lontani nei diversi paesi di origine e tarantini, a loro volta migranti, in cerca di lavoro all'estero.

fonte: Peacereporter

sabato 18 settembre 2010

Comune di Tradate: incentivi solo a bambini "Bianchi"

Non è una questione di discriminazione verso lo straniero, ma la preoccupazione della conservazione della “razza europea”, quello che ha spinto il comune di Tradate, in provincia di Varese, a fare appello alla sentenza del tribunale di Milano, che definiva “discriminatorio” il bonus bebè dato solo agli italiani.
Il tribunale aveva quindi bocciato il provvedimento comunale che prevedeva un incentivo solo per i nuovi nati di “pelle bianca”. Già, perché l’incentivo, secondo l’amministrazione comunale formata da Lega e Pdl, era negato anche ai bambini italiani, nati in Italia, con un genitore straniero. Insomma per avere l’incentivo bisogna essere “puri”.

Allora l’amministrazione ha deciso di sospendere gli incentivi a tutti e aspettare la nuova decisione del tribunale.
“Il bonus bebè altro non vuole essere e non è se non un mero segnale d’incoraggiamento in nulla e per nulla attinente a situazioni di bisogno né all’appartenenza etnica o razziale bensì scaturente da considerazioni circa il futuro della cultura europea come indissolubilmente legata ai popoli dell’Europa medesima”, questa la motivazione del ricorso presentata dal comune.
Non è questione di razzismo, il problema è che questi europei “puri” non si riproducono più come una volta, allora il comune tenta una “procreazione assistita” da un bonus, per preservare la cultura del Vecchio Continente.
Il ricorso prosegue mettendo in risalto dati anagrafici dai quali si evince come la natalità europea sia minore di quelli degli altri continenti.
In realtà le sentenze sull’argomento sono numerose e sono tutte in linea con la convenzione di New York sui diritti dell’infanzia, che sottolinea che i diritti dei bambini devono essere garantiti a prescindere da ogni considerazione di razza, sesso e lingua.

E dire che la Lega era contraria all’euro.

fonte: Infooggi

mercoledì 8 settembre 2010

Razzismo in alta quota

«Vogliamo essere serviti da un bianco». È comparsa sulle pagine di Facebook del rifugio situato all'Emet in Alta Valle Spluga la cronaca di una vicenda decisamente spiacevole. Secondo quanto riportato online e riferito dal titolare Franco Gerosa, nei giorni scorsi una comitiva di escursionisti si è resa protagonista di un comportamento inqualificabile. «Che vergogna il razzismo - si legge sul sito -. Sono arrivate delle persone che si sono rifiutate di parlare con la mia collaboratrice di colore, fortuna che non si sono fermate a dormire come avevano programmato».
Va premesso che i gestori del rifugio non avrebbero voluto dare risalto a questa spiacevole notizia, sia per tutelare la privacy della ragazza, sia per evitare di dare troppo peso a un gesto che viene ritenuto frutto di ignoranza e maleducazione. Un atteggiamento dalla portata tanto grave che tuttavia non può venire sottovalutato.
È evidente, secondo quanto emerso, l'assenza di colpe da parte della giovane cameriera, collaboratrice della famiglia che gestisce la capanna Bertacchi. Ha semplicemente accolto i potenziali clienti, nel rispetto della prassi. Bastano poche parole per spiegare cosa è successo. Il titolare stava riposando e, all'arrivo di un gruppo di turisti italiani, la giovane donna si è occupata della sistemazione degli escursionisti. Si è rivolta ai clienti in inglese e si è sentita rispondere «che volevano parlare con un bianco, non con lei - spiegano i gestori -. Si tratta di un'evidente discriminazione razziale». Quando il gestore è intervenuto, i possibili clienti se ne sono andati.

fonte: la provincia di Sondrio

giovedì 24 giugno 2010

Hai la pelle nera? Resti fuori dal locale

“Scusami mister. Sei arrabbiato? Non volevo rovinare la serata”. La colpa di Masaray Dauda è di avere la pelle nera. Vent’anni, centravanti di peso, un vero marcantonio, gioca nella Pontirolese ed è nipote dell’ex atalantino Conteh. Con gli altri compagni voleva festeggiare l’incredibile salvezza ottenuta nel campionato di Promozione. Invece la serata è andata in modo diverso da come si sarebbero aspettati. “Siamo arrivati all’ingresso del locale Smalto di Curno – racconta il tecnico dei biancogranata Davide Coffetti -, tutti i ragazzi sono entrati, tranne Dauda, che è stato fermato all’ingresso da una signorina”. Non ha abiti adatti alla serata, è stata la giustificazione. Il ragazzo indossava una semplice t shirt. L’allenatore non ha fatto una piega e ha deciso di tornare a casa con il suo giocatore e prestagli una polo. “Ci mancherebbe, è la prima cosa che ho pensato. Gli ho dato una polo Burberry, non una qualsiasi, e siamo tornati a Curno. All’ingresso ci è stato detto che Dauda non poteva ancora entrare. Ho cercato di spiegare con calma la situazione, gli altri giocatori erano già nella discoteca e volevamo festeggiare tutti insieme. Ho capito subito che il motivo di questa resistenza non era la maglietta, ma qualcos’altro. L’assurdo è che facevano entrare me con la Lacoste e non lui con una polo molto più costosa della mia”.
Nonostante le proteste dell’allenatore, sempre comunque garbate, il buttafuori all’ingresso ha deciso di non farli passare. “Ci è stato detto che ormai era troppo tardi, non poteva entrare più nessuno. Irritati, ce ne siamo andati tutti da un’altra parte”. Prima però il tecnico ha voluto verificare che effettivamente nella discoteca non entrasse più nessuno. “Avevo l’auto proprio fuori dal locale. Ci siamo messi in macchina e quando stavamo per andarcene abbiamo visto che il buttafuori lasciava passare tranquillamente tutti, senza fare storie. Non importava cosa avessero addosso: camicia, maglietta. Siamo rimasti senza parole”. Al ritorno Masaray ha voluto scusarsi con l’allenatore. “Aveva i lacrimoni agli occhi. Mi ha chiesto se ero arrabbiato con lui. L’ho tranquillizzato. Provavo solo rabbia e delusione per quello che era successo”.

fonte: Bergamonews via Marcello Saponaro

mercoledì 14 aprile 2010

Questionario Gelmini per dare la «caccia» agli immigrati

E’ una valutazione ambigua ma, il questionario distribuito dal ministero alle scuole e finito nel diario dei bambini per essere compilato dai genitori, nasconde una convinzione: gli insegnanti sono una truppa. Parola antica, che serve ad indicare quei militari che devono solo obbedire agli ordini.
Scuola e prova Invalsi, rilevazione degli apprendimenti per l’anno scolastico in corso. L’Istituto è sotto stretto controllo dall’Istruzione della Gelmini e serve ad accertare le conoscenze degli studenti italiani.

Due prove scritte obbligatorie da svolgersi nel mese di maggio di Italiano e matematica per gli studenti della seconda e quinta elementare e anche per i più grandicelli della prima media, tutti seduti rigorosamente uno per banco per evitare suggerimenti. I bambini frequentanti la seconda elementare verranno anche sottoposti ad una prova di lettura, non davanti alle proprie maestre ma ad osservatori esterni, esponendoli così ad un possibile insuccesso.

Ma non è tutto. Proprio in questi giorni e con largo anticipo rispetto alle prove Invalsi, le scuole su “ordine” del ministero stanno consegnando un questionario da compilare a cura dei genitori le cui domande non hanno nulla a che vedere con la didattica né con la valutazione delle conoscenze e dei saperi. La scheda in realtà serve per individuare la provenienza “socio-economico-culturale” dei singoli studenti. Indagine statistica che spetterebbe all’Istat e non all’Ivalsi. Pertanto, è una schedatura delle famiglie e, ancora più inquietante, si insiste con la “persecuzione” dello studente immigrato. Di lui si vuole conoscere tutto: se è nato in Italia e l’arrivo in Italia; se ha frequentato l’asilo nido e la materna. Ma l’obiettivo finale di tutto questo è anche un altro: attraverso il solo risultato degli alunni, il ministero intende valutare in modo indiretto ogni singola scuola pubblica e i loro docenti.

Il questionario e la protesta. Le domande sugli studenti sono per lo più dirette a raccogliere informazioni sugli stranieri. Per quanto riguarda i genitori italiani e non, si “spulcia” indirettamente sul reddito di mamme e papà. Con strafalcioni sui titoli di studio e “dimenticanze” clamorose nell’elenco delle professioni. Il ministero accorpa arbitrariamente categorie di lavoratori secondo un’idea piramidale della società ancora ferma all’era Gentile. La classifica si apre con il “disoccupato” ma non c’è traccia del precario o dell’informatico e co.co.pro. L’insegnante è equiparato alla truppa. Il docente universitario all’ufficiale militare. E così via. Fino alla “chicca” sui titoli di studio superiore al diploma: si cita l’Isef, che non esiste più. La nuova terminologia è superata in Scienze motorie.

Le “ira” dei genitori si scaricano sui presidi. Le prove Invalsi a tutela della privacy sono rigorosamente anonime, sui singoli fascicoli compare solo un codice numerico identificativo del plesso, del livello di classe frequentata e della sezione dello studente. Ma in un circolo didattico di Roma, il dirigente ha consegnato alle famiglie la scheda con lo spazio per il nome e il cognome dell’alunno, oltre la classe e la sezione. Da qui la protesta delle famiglie: “Consegneremo la scheda in bianco o incompleta”.

«Mio figlio Matteo all’uscita di scuola mi ha detto: 'Guarda mamma la scuola vuole sapere se il papà di Gerry è italiano. Che gli importa?'», racconta Paola Angelucci consigliera del municipio XI. E le proteste si annunciano anche altrove. La battagliera Simonetta Salacone, dirigente della scuola Iqbal Mashid e capofila nella protesta anti-Gelmini, fa sapere: “Pretendo la garanzia dell’anonimato sulle prove Invalsi e sulla scheda studenti-famiglie. Ho già attivato i sindacati”.

fonte: Unità

martedì 6 aprile 2010

Razzismo:polizia postale scopre leader Ku klux klan italiano

Identificato dagli agenti della Polizia postale il referente del Ku klux klan in Italia: è un uomo di 33 anni residente nella provincia di Modena.

Dopo una perquisizione domiciliare compiuta dalla Polposta del Lazio in collaborazione con la sezione modenese e la Digos, il giovane - già conosciuto come simpatizzante degli skinheads e responsabile dell'area italiana del sito www.unskkk.com - è stato denunciato per aver commesso atti di discriminazione e odio etnico, nazionale, razziale al fine di agevolare l'attività di organizzazioni e movimenti con il medesimo scopo.

fonte: ANSA

giovedì 18 febbraio 2010

Razzismo, sei giovani su 10 sono xenofobi

Con la globalizzazione cresce anche il razzismo? Sembrerebbe di sì, almeno secondo l'opinione degli giovani italiani. Nel nostro Paese oltre sei 18-29enni su 10 affermano che, negli ultimi anni, il livello di razzismo è aumentato. E sono, soprattutto i più giovani e gli uomini a dimostrare maggior chiusura e durezza rispetto alle diverse appartenenze.

E' la fotografia scattata dall'inchiesta "Io e gli altri: i giovani italiani nel vortice dei cambiamenti", uno studio che ha coinvolto oltre 2.000 ragazzi tra i 18 e i 29 anni, effettuato dall'istituto di ricerche SWG per la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province Autonome, che è stata presentata questa mattina a Montecitorio nell'ambito delle iniziative del nuovo osservatorio della Camera sui fenomeni di xenofobia e razzismo.

I giovani percepiscono un'Italia poco incline all'integrazione, poco pronta ad accogliere altre culture. E' addirittura il 63% dei 18-29enni a sostenere che l'intolleranza siano in crescita. E se per il 29% dei ragazzi e delle ragazze il livello di razzismo sembra essersi bloccato, preoccupa che solo un esiguo 8% percepisca, invece, una fase migliorativa e, quindi, una diminuzione di atteggiamenti ostili nei confronti del diverso.

Ma quali i maggiori autori in fatto di discriminazione? Gli unici a salvarsi, in termini di integrazione, sono gli anziani. Per gli under 29, solo l'8% degli italiani più 'maturi' dimostra, infatti, una maggior tolleranza. Gli atteggiamenti razzisti sono, invece, molto diffusi tra i ragazzi. La maggioranza degli interpellati (60%), attribuisce, infatti, ai giovani le forme di rifiuto più dure nei confronti delle altre appartenenze. Un po' piu' tolleranti appaiono le persone di mezza eta', tra cui è il 28%, secondo i giovani intervistati, a dimostrare comportamenti razzisti. Quando si parla di atteggiamenti discriminatori, il gentil sesso non appare così gentile agli occhi di tutti: il 44% dei 18-29enni sostiene, infatti, che i comportamenti razzisti siano trasversalmente diffusi tra donne e uomini.

E se solo una quota minoritaria (4%) riconosce nell'universo femminile la maggior diffusione di discriminazione, l'intolleranza piu' radicata e convinta emerge dal mondo maschile: ad esserne convinta la gran parte dei giovani del Bel Paese (52%)- L'osservatorio sul razzismo si è spinto a fondo per cercare di individuare anche le motivazioni che spingono ad avere atteggiamenti xenofobi. Secondo le ragazze e i ragazzi italiani, i fattori determinanti, quelli che maggiormente contribuiscono a generare discriminazioni verso gli immigrati, sono in primis il numero di extra-comunitari che delinque e l'esistenza di stereotipi negativi sul alcune etnie o popoli.

"ODIANO" ROM, ROMENI E ALBANESI - Se rom e sinti, romeni e albanesi sono i popoli più “antipatici” e “odiati” dagli under 30 otaliani, in fondo alla classifica di quelli più amati con un 40% di voti, europei, statunitensi e sudamericani sono quelli più “simpatici” (90%). Male anche tossicodipendenti, turchi e musulmani, mentre pochi pregiudizi nei confronti di omosessuali, poveri ed ebrei. Nel mezzo ci sono, in ordine di preferenza, sudafricani, filippini, indiani e bengalesi (considerate etnie meno “aggressive”), mentre non se la passano troppo bene né i mediorientali né chi proviene dalla ex-Yugoslavia. Destano invece apprensione e allarme cinesi, maghrebini e russi. Ecco come i ragazzi vedono la diversità nella ricerca “Io e gli altri: i giovani italiani nel vortice dei cambiamenti” realizzata dagli istituti Swg di Trieste e Iard Rps di Milano e voluta dall’Osservatorio della Camera dei deputati sui fenomeni di xenofobia e razzismo in collaborazione con la Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome.

fonte: AffarItaliani

martedì 2 febbraio 2010

Scritte razziste sui cancelli di casa Moratti

Un episodio di intollerabile razzismo: su uno dei cancelli della villa del presidente dell'Inter Massimo Moratti, al confine fra Imbersago e Robbiate in provincia di Lecco è apparsa la scritta 'Basta negri' fatta con uno spray azzurro sulle due ante del cancello, e' simile ad altre dello stesso genere apparse in zona. Sarebbe stata scritta nei giorni subito dopo l'ultimo derby.

fonte: AffarItaliani

giovedì 21 gennaio 2010

Continuano a chiamarli negri

da Ciwati

Forse si divertono
Li chiamano «negri», ormai, in tutti i titoli. E non sono razzisti, no, non lo sono.

lunedì 18 gennaio 2010

Milano, volantino razzista di Forza Nuova "Classi separate per i bambini immigrati"

Per i giovani di Forza Nuova il giusto numero di stranieri in classe è "zero". I militanti di Lotta studentesca, organizzazione vicina al partito di estrema destra, lo hanno scritto sul volantino shock distribuito davanti al liceo scientifico Volta a Milano. Un atto polemico contro il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che con una nota ha fissato al 30 per cento la soglia massima di studenti "non nati in Italia" nelle prime classi di ogni ordine di scuola, a partire dall’anno prossimo. Un provvedimento per evitare le cosiddette "classi ghetto" in cui gli stranieri sono ampia maggioranza. E dove le difficoltà nella lingua italiana da parte dei ragazzi rallentano la didattica.

Il manifesto, di cui gli studenti del liceo in via Benedetto Marcello hanno a lungo discusso, definisce "inutile e dannosa" l’iniziativa del ministro, perché "tende a favorire una certa idea di società multirazziale ... follia degenerativa del meticciato culturale". Lotta studentesca propone quindi di "dividere in classi separate gli studenti italiani da quelli stranieri". I volantinaggi di Lotta studentesca davanti alle scuole hanno spesso dato luogo a momenti di tensione con gli studenti dei collettivi di sinistra. Al liceo classico Manzoni, dopo l’ennesima provocazione dei giovani di Forza Nuova, il preside è perfino arrivato a chiamare le forze dell’ordine.

fonte: Repubblica

martedì 1 dicembre 2009

Casoria, bambolotto di colore infilzato intimidazione razzista al museo

Un bambolotto di colore, alto circa un metro, senza abiti, infilzato come un crocifisso sulle sbarre del cancello del Cam, il Contemporary Art Museum di Casoria. E' questo lo spettacolo inquietante che si sono trovati di fronte stasera il direttore del museo Antonio Manfredi e i suoi collaboratori, arrivati per gli ultimi ritocchi all'allestimento della grande mostra "AfriCam" dedicata all'arte contemporanea africana, che apre il 5 dicembre. Con loro c'erano anche due artisti arrivati per l'occasione per esporre i loro lavori, il ganese Narku Thompson Nii e l'egiziano Mohamed Alaa, che sono rimati impressionati.

"E' stato un chiaro gesto intimidatorio ma certo noi non ci scoraggiamo e andiamo avanti - dice Manfredi, che è andato subito dai carabinieri - Non a caso oggi è uscito l'annuncio della mostra sul giornale locale di Casoria. E' stato un gesto di razzismo vero e proprio. E' stato comunque uno shock, perché è vero che noi siamo abituati come museo a Casoria a stare sempre in lotta per sopravvivere, ma nell'arte non ci aspetteremmo mai azioni di questo tipo che testimoniano una volontà razzista. Nell'arte non pensiamo mai alle ghettizzazioni, noi vogliamo stare al di sopra di queste diversità. L'obiettivo della mostra infatti è di mostrare che anche in situazioni di difficoltà la cultura vince, permane e dà la forza per andare avanti. Tutte le opere in mostra vogliono raccontare che l'Africa non è solo fatta di immigrati disperati, ma ci sono anche artisti e intellettuali. Che magari fanno sculture con la carta riciclata dalla spazzatura, o che lavorano in atelier-baracche. Ma portano colori straordinari in posti fatti di nulla e cenere. L'arte dell'Africa aiuta l'immagine dell'Africa".

Dalla periferia del mondo alla periferia di Napoli. A dar fastidio, forse, la mobilitazione di associazioni e comunità di immigrati e rifugiati africani che il Cam ha attivato. Dall'associazione dei Rifugiati di Napoli, a Ltm Laici Terzo Mondo O.N.G. di cooperazione internazionale, l'Ufficio Diocesano Migrantes, la Comunità di S. Egidio, Medici senza Frontiere, l'Uffico Immigrati della Cgil, il Centro Sociale Autogestito "EX-Canapificio", l'associazione Terra Buona Onlus (con la quale gli artisti Narku Thompson Nii e Mohamed Alaa parteciperanno domani mattina a un laboratorio di pittura creativa e una tavola rotonda con gli studenti delle scuole del territorio dell'area a Nord di Napoli).

fonte: Repubblica

giovedì 26 novembre 2009

Esportiamo razzisti

Brutto mercoledì. Il Milan deve accontentarsi dell'1-1 a San Siro col Marsiglia (che colpisce una traversa e un palo). Il Bordeaux batte 2-0 la Juve (le basterà un pari a Torino col Bayern). Purtroppo alla ribalta vanno i cori di tifosi juventini contro Balotelli.

Così si deve registrare un ulteriore passo avanti che in realtà è un salto in basso. Dai cori d'insulti a Balotelli a Torino (lui assente, a Barcellona) ieri si è passati ai cori d'insulti a Balotelli a Bordeaux (lui in Italia).

Esportiamo razzisti, è un dato di fatto. Definirli ignoranti o stupidi, come fanno molti dell'ambiente pallonaro, è riduttivo, è sbagliato. Sono razzisti e sono fieri di esserlo. Quando, prima che cominciasse la partita, parte dei tifosi juventini ha intonato il solito coro demente già usato altrove con Lucarelli ("se saltelli muore Balotelli"), l'altoparlante ha ricordato che l'Uefa intende bandire il razzismo dagli stadi, il gruppo di ultrà ha urlato la sua miserabile certezza: "non esistono negri italiani", "un negro non può essere italiano". Un razzista sì, evidentemente. A quel punto Buffon, il capitano, e Secco sono andati a parlamentare e i cori sono cessati.

fonte: Repubblica

mercoledì 18 novembre 2009

La clausola «razziale» del decreto sul processo breve

Sulla proposta di processo breve si sono levate molte voci, più o meno contrarie. Oltre a tutte le considerazioni che sono state fatte sulla contraddittorietà di una legge che priverebbe migliaia di cittadini vittime di reato della possibilità di ottenere giustizia, c’è un altro aspetto che vogliamo evidenziare. Quello che tradisce la chiara ispirazione xenofoba della maggioranza parlamentare, che quella legge vorrebbe.Nel tentativo di scrivere una normativa presentabile, infatti, è stata espressamente esclusa la possibilità di prescrizione di tutti quei reati di grave allarme sociale, come quelli di mafia e di terrorismo. Ma nell’elenco dei reati esclusi, ecco comparire quello, appena approvato, di immigrazione clandestina, tanto caro alla Lega Nord.Qual è il messaggio che si vede in controluce? I cittadini devono temere i mafiosi, i terroristi e gli immigrati. L’equazione conseguente è chiara: l’immigrato irregolare come il grande criminale. La risposta a tutto ciò, viene dalla Corte Costituzionale, secondo cui la mancanza del permesso di soggiorno – ovvero la clandestinità - «non è univocamente sintomatica di una particolare pericolosità sociale» (sentenza n. 78/2007); e si critica l’affiorare di tendenze volte a «considerare le persone in condizioni di povertà come pericolose e colpevoli» (sentenza n. 519/1995). Pensiamo che la legge sul “processo breve” sia destinata a non vedere la luce: almeno nei termini finora prospettati. E confidiamo che, se invece dovesse accadere, non si aggiunga infamia a infamia, inserendo una clausola “razziale” discriminatoria. Sarebbe un ulteriore contributo a quella “produzione di intolleranza per via istituzionale” che è forse oggi il pericolo maggiore.

fonte: Unità