L'assunzione part time di una donna delle pulizie all'asilo sta causando problemi tra il Pdl e la Lega Nord bergamaschi. Succede nella cittadina di Romano di Lombardia (Bg), dove i due partiti (che guidano insieme anche il Comune) fanno parte del consiglio di amministrazione della Fondazione Mottini che gestisce la scuola materna. Il problema e' che il presidente Gino Ravelli ha assunto per le pulizie una donna di origini albanesi con funzioni di ausiliaria per 20 ore settimanali. La signora vive in Italia da 18 anni e da tempo svolgeva il servizio, per il quale ora e' stata confermata.
Una decisione che non e' stata gradita dai leghisti, che sostengono di non essere stati informati, anche perche' "prima deve venire la nostra gente, con i tempi che corrono". Ora la questione sara' affrontata in Consiglio di amministrazione, che secondo alcune voci potrebbe a questo punto essere azzerato nelle componenti di nomina del sindaco. Oltre ai politici di maggioranza ne fanno parte anche due parroci.
fonte: Affaritaliani
giovedì 4 novembre 2010
Bergamo, Pdl e Lega litigano per l'assuzione di una donna delle pulizie albanese
lunedì 25 ottobre 2010
"La vita di un operaio albanese vale meno di quella di un italiano"
L'operaio morto è albanese. Ma la sua vita vale meno di quella di un italiano. Ai suoi familiari, che vivono in Albania, "area ad economia depressa", va un risarcimento di dieci volte inferiore rispetto a quello che toccherebbe ai congiunti di un lavoratore in Italia. Altrimenti madre e padre albanesi otterrebbero "un ingiustificato arricchimento". Questa gabbia salariale della morte, ispirata al criterio del risarcimento a seconda del Paese di provenienza del deceduto sul lavoro, è contenuto in un sentenza shock del Tribunale di Torino. Il giudice civile, Ombretta Salvetti, richiamandosi ad una sentenza della Cassazione di dieci anni fa, ha dunque deciso di "equilibrare il risarcimento al reale valore del denaro nell'economia del Paese ove risiedono i danneggiati". Dopo aver addebitato all'operaio deceduto il 20% di concorso di colpa nella propria morte, la dottoressa Salvetti ha riconosciuto a ciascun genitore residente in Albania la somma risarcitoria di soli 32mila euro. Se l'operaio fosse stato italiano, sarebbero state applicate le nuove tabelle in uso presso il Tribunale di Torino dal giugno 2009 in base alle quali a ogni congiunto dell'operaio morto sarebbero stati riconosciute somme fino a dieci volte superiori (fra 150 e 300 mila euro).
Questa sentenza destinata a fare discutere in un mondo del lavoro nel quale la presenza di lavoratori stranieri è sempre più alta, è stata criticata da uno dei massimi esperti di diritto civile, l'avvocato Sandra Gracis. "In base a questo criterio del Tribunale torinese - spiega il legale - converrebbe agli imprenditori assumere lavoratori provenienti da Paesi poveri, perché, laddove muoiano nel cantiere, costa di meno risarcire i loro congiunti". "Ma ribaltando la situazione - aggiunge l'avvocato Gracis - che cosa sarebbe successo se il dipendente morto fosse stato del Principato di Monaco, oppure degli Emirati? Il risarcimento ai genitori sarebbe stato doppio o triplo rispetto a quello per un italiano?".
Secondo Sandra Gracis, "il giudice torinese s'è rifatto al una sentenza della Cassazione del 2000 peraltro non risolutiva, ignorando che la Suprema Corte, appena un anno fa, ha affermato che la "tutela dei diritti dei lavoratori va assicurata senza alcuna disparità di trattamento a tutte le persone indipendentemente dalla cittadinanza, italiana, comunitaria o extracomunitaria". Già nel 2006 la Cassazione aveva stabilito che "dal punto di vista del danno parentale, non conta che il figlio sia morto a Messina o a Milano, a Roma in periferia o ai Parioli. Conta la morte in sé, ed una valutazione equa del danno morale che non discrimina la persona e le vittime né per lo stato sociale, né per il luogo occasionale della morte".
fonte: Repubblica
giovedì 21 ottobre 2010
Alla Camera un’interrogazione dell’opposizione per denunciare la morte in ospedale di due bimbi stranieri.
Un’interrogazione urgente è stata presentata ieri dai deputati Guido Melis e Jean Leonard Touadi al Ministro della salute per la “preoccupante carenza di fondo nell’applicazione delle norme vigenti sul diritto alla salute” per gli immigrati.
I deputati denunciano i casi di due bambini figli di immigrati deceduti in ospedale. “Nella notte del 3 marzo 2010 – si legge nel testo – una bambina nigeriana di 13 mesi, Rachel, figlia dell’immigrato Tommy Odiase, è stata prima rifiutata dal pronto soccorso dell’ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio con la motivazione che la tessera sanitaria della bambina era scaduta. Intervenuti i Carabinieri, Rachel è stata quindi finalmente ricoverata in pediatria, dove tuttavia non è stata visitata per molte ore, né le è stata somministrata alcuna cura. Nelle prime ore del mattino, la bambina è deceduta”.
Il secondo episodio avviene a pochi giorni dal precedente “un bimbo albanese di 19 mesi a Premenugo di Settala è morto dopo essere stato portato al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria delle Stelle di Melzo in preda a una forte crisi febbrile con conati di vomito e qui curato con la prescrizione di una tachipirina (la direzione dell’ospedale avrebbe sostenuto in una nota che la morte sia stata dovuta a un rigurgito)”.
Per i due esponenti dell’opposizione “lungi dall’essere isolati, i due episodi testimoniano una preoccupante carenza di fondo nell’applicazione delle norme vigenti sul diritto alla salute, norme che prevedono l’assistenza medica per tutti, compresi gli stranieri, siano essi in regola o no con il permesso di soggiorno”.
Per questo, nell’interrogazione viene chiesto se “il Ministro non ritenga di dover fissare, nell’ambito dei principi fondamentali di competenza statale, specifiche linee guida onde assicurare su tutto il territorio nazionale in modo certo e uniforme il rispetto del diritto alla salute e quindi l’eliminazione in radice di comportamenti delle strutture e del personale medico e ospedaliero suscettibili di dar luogo a discriminazioni”.
Per il Governo ha risposto il sottosegretario di Stato per la salute, Francesca Martini, che ha elencato la normativa vigente – che garantisce l’accesso alle cure per tutti i cittadini immigrati, regolari e no – senza entrare nel merito dei due episodi denunciati, per i quali ha annunciato che sono in corso accertamenti.
fonte: ImmigrazioneOggi
venerdì 14 maggio 2010
Cosa mi fa venire l'orticaria? Quando mi chiedono dell'Albania
Etichette: albania
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giovedì 13 maggio 2010
TENTO'DI UCCIDERE ALBANESE, LATITANTE ARRESTATO A BERGAMO
I carabinieri della stazione di Gandino, in provincia di Bergamo, hanno arrestato Livio Panizzi, il manovale trentenne di Genova, latitante dall'ottobre del 2009 dopo essere stato condannato in primo grado a dieci anni di reclusione per avere tentato di uccidere a sprangate il ventenne albanese Steven Melquiza, un'aggressione che per il pm Vittorio Ranieri Miniati e per il giudice Annalisa Giacalone che lo condanno' era stata senza dubbio di matrice razziale. Panizzi, secondo quanto appreso, si trovava all'interno dell'abitazione di alcuni conoscenti che gli davano ospitalita'. I carabinieri, appreso della sua presenza, hanno simulato una perdita di gas e sono entrati nell'abitazione e arrestato il latitante.
Secondo l'indagine svolta dai carabinieri e coordinata del pm Miniati, Panizzi per mesi aveva minacciato la vittima invitandola tornare in Albania. I due si erano conosciuti nell'oratorio della chiesa di Varazze. Piu' volte Livio Panizzi avrebbe insultato l'albanese, "reo" anche di essere fidanzato con una delle piu' ambite ragazzine del gruppo, un'taliana del posto. La sera del 22 ottobre del 2008 Panizzi incontro' il diciottenne presso la stazione di Cogoleto. La vittima si trovava con due amici. Tra i tre era scoppiata una rissa. I tre ragazzi, tutti albanesi, avevano avuto la peggio. Panizzi aveva estratto dalla sua auto una chiave inglese regolabile e aveva colpito al capo il giovane rivale, riducendolo in fin di vita.
Nelle ore successive il ragazzo era stato operato e da allora e' piombato in uno stato catatonico.
fonte: AGI NEWS
Etichette: albania, bergamo, pestaggio
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sabato 1 maggio 2010
1/5/2010 Albanese accoltellato a morte
Un trentenne di nazionalità albanese è stato accoltellato al cuore in via Torricelli, a Milano. L'uomo, soccorso dal 118, è stato portato all'ospedale San Paolo, dove è morto. Una volante della polizia giunta sul posto non ha trovato testimoni dell'omicidio. Sul luogo dell'accoltellamento non c'erano neppure videocamere le cui riprese avrebbero potuto essere utili a smascherare l'autore dell'aggressione.
fonte: TGCom
Etichette: accoltellamento, albania, milano, omicidio
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martedì 13 aprile 2010
Oltre 400 immigrati vivono in condizioni drammatiche alla periferia est di Napoli
Ben 350 albanesi e 50 ivoriani (in tutto 60 famiglie) si trovano nei cosiddetti “bipiani” di Ponticelli, in condizioni igienico-sanitarie disastrose. Arben Hasani (Sportello stranieri Fillea-Cgil): “Questa gente vive in uno stato di abbandono totale da parte delle istituzioni. L’amministrazione continua ad ignorare anche le richieste più semplici e immediate, come la riparazione delle fogne, la derattizzazione, la bonifica di quel poco di verde pubblico che c’è”
fonte: Redattore Sociale
Etichette: albania, costa d'avorio, napoli, salute
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giovedì 11 marzo 2010
Italia, espulsi anche gli irregolari con figli minori a scuola
Gli stranieri irregolari con figli minori che studiano in Italia non possono chiedere di restare nel nostro paese. Secondo una sentenza della Corte di Cassazione, che così smentisce una recente sentenza della stessa suprema corte, la tutela della legalità alle frontiere prevale sul diritto allo studio dei minori.
Con la sentenza n. 5856, la Cassazione ha respinto il ricorso di un immigrato albanese residente a Busto Arsizio, con moglie in attesa della cittadinanza italiana e due figli minori. Il cittadino albanese aveva richiesto di non essere espulso per non arrecare danni al "sano sviluppo psicofisico" dei figli. La suprema corte ha risposto che la permanenza ai clandestini in Italia è permessa solo in nome di "gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinati da una situazione d'emergenza", mentre la frequenza scolastica configurerebbe una "tendenziale stabilità" ed "essenziale normalità". Al contrario sarebbe legittimata la permanenza dei clandestini strumentalizzando l'infanzia. Secondo la sentenza, la salvaguardia delle esigenze del minore non può prescindere dall'impianto normativo della legge sull'immigrazione.
Nelle scorse settimane, la Suprema Corte ha depositato una sentenza di segno opposto a quella di oggi, con la quale era stata ritenuta "ipotizzabile la grave compromissione del diritto del minore ad un percorso di crescita armonico e compiuto derivante dall'allontanamento di un genitore".
L'Alto commissario Onu per i diritti umani in Italia, Navi Pillay, ha espresso "grave e seria preoccupazione" per l'aberrante sentenza. Contattato da PeaceReporter, Marco Rovelli, scrittore da sempre impegnato nella difesa dei migranti, ha detto che "il contenuto di questa sentenza non solo viola gli accordi internazionali, ma oltraggia i più elementari principi dei diritti che appartengono all'umano in quanto tale. Un bambino nasce in una terra, parla quella lingua, la sua identità si forma entro quello spazio sociale - ha concluso Rovelli - e poi, per un malefico dispositivo giuridico, deve essere strappato a sé stesso. Non c'è altra parola se non inumanità".
fonte: Peacereporter
Etichette: albania, esplusione, italia, legge, minori, onu, scuola, stranieri
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Lavoratori stranieri
“Abitavo a Milano con mio fratello, ma da quando non ricevo lo stipendio, ci siamo dovuti trasferire a Lomazzo, in provincia di Como. Con una sola busta paga non era più possibile sostenere le spese di un appartamento a Milano”. A raccontarlo è Francesk Fusha di 24 anni, arrivato dall'Albania. Da quattro anni lavora al call center di via Mentana, assunto con un contratto a tempo indeterminato, per mantenersi gli studi in Scienze politiche alla Statale di Milano.
leggi tutto su Peacereporter
mercoledì 18 novembre 2009
Un bianco Natale senza immigrati. Per le feste il comune caccia i clandestini
A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L'amministrazione di destra - sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl - ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l'operazione "White Christmas", come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari.
Un nome scelto proprio perché l'operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l'ideatore dell'operazione, l'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, mille e 500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. "Se non dimostrano di averlo fatto - dice il sindaco Franco Claretti - la loro residenza viene revocata d'ufficio".
L'idea dell'operazione intitolata al Natale nasce dopo l'approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell'Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. "Da noi non c'è criminalità - tiene a precisare Claretti - vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia".
fonte: Repubblica
Etichette: albania, brescia, clandestino, lega nord, marocco, sindaco
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martedì 3 novembre 2009
Ha violentato un'albanese e un'ucraina, arrestato un radiologo romano
E' finito in manette questa mattina un uomo di 50 anni, con l'accusa di sequestro di persona, violenza sessuale e lesioni personali. Il violentatore seriale ha 50 anni, lavora come tecnico radiologo a Roma, sua città d'origine, ma vive a Viterbo. Il suo arresto è stato possibile grazie alla testimonianza resa dalla sua ultima vittima, una donna albanese di 30 anni a cui l'uomo aveva eseguito una mammografia evitandole lunghe attese.
L'uomo ha successivamente invitato la donna al bar e l'ha narcotizzata sciogliendo della benzodiazepina nel caffè. La donna stordita si è risvegliata il giorno successivo seminuda in un letto di un'abitazione del tecnico ed ha subito denunciato il fatto ai Carabinieri dell'Alessandrino di Roma. Analoga tecnica è stata adottata ai danni di un'altra donna ucraina di 40 anni conosciuta in una chat. Tuttavia gli inquirenti, visto le modalità adottate con premeditazione dall'aggressore, ipotizzano che altre donne siano cadute nella rete del radiologo e che probabilmente per vergogna o paura non hanno avuto il coraggio di denunciare l'episodio.
fonte: Dazebao
Etichette: albania, roma, ucraina, violenza sessuale
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lunedì 12 ottobre 2009
Osimo, padre accoltella la figlia perché si fidanza con un albanese
Non sopportava più la relazione della figlia di 23 anni con un albanese. Perciò l'ha colpita alla gola con un punteruolo la scorsa notte. Mario Matarazzo, 44 anni, di Osimo, è ora rinchiuso in carcere con l'accusa di tentato omicidio aggravato. La ragazza è invece ricoverata nell'ospedale regionale di Ancona. Non è in pericolo di vita e dovrebbe guarire in una ventina di giorni.
fonte: Repubblica
Etichette: albania, ancona, violenza
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lunedì 14 settembre 2009
"Botte dai leghisti perché albanesi" Aggrediti due camerieri a Venezia
Aggrediti e malmenati da un gruppo di persone vestite di verde. E' la denuncia di due camerieri albanesi di un ristorante dietro Piazza San Marco, a Venezia. L'episodio, avvenuto ieri e confermato dalla questura di Venezia, è stato reso noto dal consigliere comunale dei Verdi, Beppe Caccia, per il quale si è trattato di una aggressione a sfondo razzista messa in atto da "squadristi militanti della Lega".
I due camerieri, che hanno riportato lesioni guaribili in trenta e sette giorni e ora si riservano di presentare una denuncia insieme al titolare del ristorante, hanno raccontato di avere avuto un diverbio con uno dei quattro aggressori poco prima della colluttazione.
A quanto si apprende, ieri le 11,40 alla Briccola in Calle degli Specchieri, è entrato un giovane sui trent'anni, visibilmente ubriaco e con una maglietta con slogan leghisti. Che, all'improvviso, ha iniziato a battere con il pugno contro la vetrina del ristorante. A quel punto uno dei camerieri, di nazionalità albanese, è uscito per allontanarlo.
Per tutta risposta sono partiti gli insulti: "Che cazzo vuoi, fammi vedere il permesso di soggiorno". A quel punto la situazione è degenerata. "Sono entrati in sette-otto, tutti leghisti, ed è successo l'inferno - raccontano i lavoratori - Hanno buttato a terra una lattina di birra, poi hanno rovesciato tavoli e sedie, sfasciando mezzo locale. Avevamo davvero paura". L'aggressione è continuata con le botte al cameriere albanese. Poi gli aggressori sono scappati e si sono mischiati con i manifestanti della Lega radunati nei pressi.
fonte: Repubblica
sabato 5 settembre 2009
Cuneo: 69enne uccide la convivente
Ermete Armando, 69 anni, ha ucciso la convivente, Emine Hysem, 58 anni, di origine albanese, e si è consegnato ai carabinieri. È successo venerdì sera intorno alle 21 a Caraglio, in provincia di Cuneo. Secondo le prime ricostruzioni, l'omicida (un carpentiere munito di regolare porto d'armi) avrebbe sparato alla donna con un fucile calibro 22, poi avrebbe chiamato una vicina di casa la quale ha avvertito i carabinieri. All'arrivo dei militari l'uomo non ha opposto resistenza e ha confessato di essere stato l'autore del delitto. All'origine del gesto ci sarebbero stati i continui litigi tra i due, entrambi vedovi, che convivevano da un anno e mezzo. Il movente non è ancora chiaro ma i due, che soffrivano entrambi di momenti depressivi, litigavano da tempo per banali motivi.
fonte: Corriere della Sera
Etichette: albania, cuneo, matrimonio, omicidio
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martedì 21 aprile 2009
Macchina lo travolge, ma lui scappa zoppicando
Scappa dopo essere stato investito da un'auto. Una scena surreale si è verificata ieri mattina in corso Archinti, su cui stanno indagando gli agenti di polizia locale. Il sospetto è che il ferito fosse uno straniero, forse albanese, senza i documenti per il soggiorno. I testimoni lo hanno visto allontanarsi zoppicando verso piazzale Tre Agosto e poi scomparire nel nulla: nessuno ha provato a fermarlo. Lo schianto si è verificato intorno alle 11 in fondo al corso Archinti: una Fiat Punto condotta da una donna e con a bordo un bambino ha travolto lo straniero sbucato all'improvviso dalle auto parcheggiate. La donna alla guida è scesa per sincerarsi delle condizioni del ferito, ma questo, approfittando di un momento di confusione, si è rialzato ed è fuggito zoppicando. La polizia locale lo ha cercato in tutta la zona, poi ha allertato il pronto soccorso affinché segnalasse l'arrivo di un uomo con una ferita al piede destro.
tratto da Il Cittadino (Quotidiano di Lodi) del 16 aprile 2009 via Carlo Monguzzi (Facebook)
Etichette: albania, permesso di soggiorno, salute
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martedì 17 marzo 2009
"Qui gli stranieri stiano attenti ci facciamo giustizia da soli"
«Devono solo provare a darmi fastidio. Non si devono permettere. Se toccano la "robba" mia, se toccano mia madre, mia sorella o la mia ragazza, mi faccio giustizia da solo. Tanto la polizia che viene a fare. Oggi li mettono in galera, domani stanno fuori. Io sono buono e caro, ma potrei pure diventare matto».
Tor Bella Monaca, tarda mattinata di giovedì, il giorno dopo l´aggressione di due albanesi da parte di trenta giovanissimi italiani. Antonello, 27 anni, («Niente cognome per questione di privacy», dice), la pensa così sui romeni e gli immigrati in genere. E non è il solo. Ma insieme a lui ci sono anche tanti residenti che cercano e vogliono la convivenza pacifica, abituati alla quotidianità di strade e case popolate da stranieri. «Il raid dell´altra notte? Non sono d´accordo, è incivile. Troppo facile trenta contro due. Ci vuole il dialogo - dice Luciano Santoni - Ma noi qui ci sentiamo abbandonati. Tor Bella Monaca è un concentrato di persone poco raccomandabili. Sopravvivi se ti fai gli affari tuoi».
«Ci sono i tossici, gli avanzi di galera. Ora ci si mettono anche i romeni - si lamenta Monica Sangermano - Ieri, intorno alle 14.30, mia figlia di 18 anni ha rischiato di finire sotto una macchina per scappare da un rom che le dava fastidio. Stava andando a prendere il bus 105 alla fermata di Centocelle, all´altezza di via Palmiro Togliatti, dove c´è il campo nomadi. Sporgerò denuncia. Ma servirà a qualcosa? Forse è meglio se io e mio marito facciamo qualcosa noi. Io non voglio che un giorno qualcuno mi telefoni dicendo che mia figlia è stata violentata».
«Hanno dato fastidio pure a mia nipote - riprende la signora Sangermano - Alle 5 della mattina, andava a lavorare al bar. Romeni? Non lo so. Dalla voce sembrava uno straniero. Lei si è buttata addosso a una macchina per farla fermare e salire a bordo». «E due sere fa - si inserisce la figlia di 18 anni - due romeni stavano per violentare un´altra ragazza, l´hanno salvata i miei amici».
«Qui c´è troppo razzismo - accusa un senegalese che vende borse al mercato - Mi dicono : "Vattene a casa tua negro". Non nero, ma negro. Adesso stanno in crisi, non hanno i soldi e pensano che la colpa è di noi stranieri».
All´inizio di via Paolo Ferdinando Quaglia, dove la notte di martedì sono stati aggrediti gli albanesi, c´è un bar multietnico. La proprietaria, la signora che sta alla cassa, è cinese. Al bancone c´è una donna romena al quarto mese di gravidanza. Accanto a lei, l´unica lavoratrice italiana. «Mia figlia è bionda - racconta - in metropolitana i poliziotti l´hanno scambiata per una romena e le hanno chiesto i documenti. Quando hanno visto che era romana le hanno detto: vai pure».
Nel bar ci sono albanesi, romeni, senegalesi, persone del Bangladesh. I due albanesi non vogliono parlare: «Vai da un´altra parte a fare la tua intervista». Parla un ragazzo bengalese: «Troppi immigrati. Bisogna regolarizzare quelli che sono già in Italia e poi basta. Non devono più entrare. Non c´è lavoro». «Questa è una zonaccia - dice Renato Silveri, mentre esce dal bar - piena di bulli. Io ci sto poco. È degli italiani che bisogna avere paura, non dei romeni».
fonte: La Repubblica
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mercoledì 11 marzo 2009
Roma, due albanesi denunciano "Ci hanno aggrediti in 30 con bastoni e pietre"
Due fratelli albanesi di 33 e 37 anni hanno denunciato alla polizia di essere stati aggrediti da una trentina di italiani armati di mazze, bastoni, pietre. Quattro degli aggressori, secondo le vittime, erano anche armati di pistole. È successo poco prima di mezzanotte in via Paolo Ferdinando Quaglia, a Tor Bella Monaca, quartiere popolare di Roma, già teatro di episodi di razzismo: venti giorni fa, sette bottiglie molotov furono lanciate contro un negozio di articoli locali per la comunità dei romeni. "Romeni - come si leggeva nelle scritte che sono comparse successivamente sui muri della zona - che hanno infestato il quartiere". Ad ottobre, inoltre, un 36enne cinese era stato picchiato da un gruppo di ragazzi italiani.
Le vittime hanno raccontato che stavano passeggiando in strada quando sono stati accerchiati da quattro ciclomotori e quattro autovetture. Dalle auto sono scesi circa 30 uomini, tutti italiani, i quali hanno chiesto ai due se fossero romeni. I due fratelli hanno avuto solo il tempo di spiegare che erano di nazionalità albanese quando sono stati colpiti con bastoni e pietre. Soccorsi dagli agenti, i due stranieri hanno però rifiutato le cure mediche e non hanno fornito nessuna indicazione utile per risalire agli aggressori. Le indagini non hanno chiarito ancora l'origine dell'aggressione, ma se "dietro si nascondesse un elemento di intolleranza e ritorsione - ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno - sarebbe ancora più grave".
fonte: Repubblica
domenica 25 gennaio 2009
Raid razzista a Guidonia
Due ragazzi sono stati arrestati e una ventina identificati dal commissariato di Tivoli per un'aggressione a sfondo razzista avvenuta sabato sera contro cinque albanesi in un bar a Guidonia, il paese alle porte di Roma dove nella notte tra giovedì e venerdì una ragazza è stata violentata e il fidanzato picchiato. Il gruppo di circa venti giovani stava partecipando alla fiaccolata organizzata da Forza Nuova proprio per protestare contro il nuovo episodio di violenza. Gli investigatori stanno verificando se i due arrestati appartengano o meno al gruppo di destra.
RAID NEL BAR A GUIDONIA - Intorno alle 21, nella borgata Collefiorito, si è scatenata una rissa in un bar di piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa: molte le persone coinvolte. Secondo la ricostruzione della Digos tre o quattro ragazzi italiani si sono presentati all’ingresso del bar dove si trovava un cittadino albanese che è stato prima aggredito verbalmente con frasi razziste, quindi minacciato da due per farsi consegnare il cellulare, infine percosso ripetutamente. Nel locale c'erano altri quattro albanesi, parenti dell'aggredito, che sentendo le urla dell'uomo sono intervenuti facendo fuggire gli aggressori. Questi ultimi, con i telefonini, hanno contattato gli amici e poco dopo un folto gruppo di ragazzi ha fatto irruzione nel locale, danneggiando porte e rompendo vetri e provocando lievi lesioni agli albanesi. Venti ragazzi italiani sono stati fermati sul posto mentre quattro albanesi hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche per le percosse, riportando lesioni guaribili in dieci giorni.
fonte: Corriere della Sera
Etichette: albania, forza nuova, pestaggio, roma, romania
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lunedì 19 gennaio 2009
Marocchino ucciso a pugni e calci, tre arresti. «Storia sconvolgente»
«Una vicenda sconvolgente». Per il procuratore aggiunto di Brescia, Fabio Salamone, non ci sono altre definizioni per definire l' omicidio di Mohamed Chamrani, il marocchino di 34 anni, ucciso a pugni e calci il 19 ottobre scorso e il cui corpo venne trovato cinque giorni dopo a Desenzano nelle acque del lago di Garda. Per questo delitto sono state arrestate tre persone: due italiani e un albanese, uno di loro, Stefano Rizzi, ha 20 anni mentre gli altri due erano addirittura minorenni all'epoca dei fatti.
Uno degli arrestati ha riferito ai carabinieri che il pestaggio di Chamrani sarebbe avvenuto in seguito a tentativi di abusi sessuali nei suoi confronti da parte del marocchino. I tentativi, sempre secondo quanto dichiarato ai carabinieri, risalirebbero ad alcuni anni fa, ma di questa vicenda non si parla nelle intercettazioni ambientali utilizzate nelle indagini. Vi sono invece termini come «Marocco» e «muso nero» nelle conversazioni tra uno dei tre e il proprio padre, a cui aveva rivelato quanto accaduto. Secondo quanto è stato spiegato nella conferenza stampa, il genitore gli avrebbe detto però di non riferire nulla alle forze dell'ordine. Agli arresti si è arrivati grazie anche alle dichiarazioni di alcuni ragazzi che avrebbero notato l' aggressione e sentito il tonfo del corpo dell'immigrato mentre finiva nel lago di Garda.
Raccapricciante la ricostruzione della morte dell'uomo che, mentre cercava di risalire dalle gelide acque del lago, sarebbe stato preso a calci e pugni. Importante per l'arresto dei tre giovani, accusati di omicidio pluriaggravato, il fatto che nelle ore successive al delitto siano stati fermati per un controllo dalla polizia stradale. Questo dato ha consentito di considerarli tra le persone che si trovavano nella zona quando l'immigrato è stato ucciso.
fonte: Il Corriere
lunedì 24 novembre 2008
Entrano in un locale lap dance armati: gambizzato un 25enne albanese
Misterioso agguato in un locale lap dance di Milano. Tre o quattro persone sono entrate con il volto coperto da sciarpe e passamontagna e, armati di pistole e fucili, si sono diretti verso un cliente del locale e gli hanno sparato ad un gamba. È successo poco prima delle 4 di stamani al locale "New Venus club lap dance".
Hanno fatto irruzione nel locale di spettacoli di lap dance e hanno sparato al polpaccio sinistro di Dorian V., 25 anni, albanese, già noto alle forze dell'ordine. Al loro arrivo, gli agenti della Squadra mobile hanno trovato il locale vuoto. L'uomo è ricoverato al Fatebenefratelli.
fonte: CronacaQui
Etichette: albania, locale, milano, sparatoria
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 19:40 0 commenti