perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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lunedì 12 dicembre 2011

Incendiato un campo nomadi dopo il corteo per lo stupro inventato

E' degenerata la manifestazione di protesta contro la criminalità, organizzata per protestare dopo la violenza sessuale denunciata da una sedicenne nella zona della Continassa. La ragazza aveva indicato come possibili aggressori due nomadi. Lei stessa, dopo l'eplosione di violenza nel quartiere, ha smentito di essere stata aggredita: "Mi sono inventata tutto, sono stata con un ragazzo".

Poco prima delle 20 un gruppo di residenti armati di bastoni ha dato l'assalto al campo nomadi abusivo, dandogli fuoco. Poco fa il fratello della vittima è riuscito a riportare la calma. La manifestazione era cominciata pacificamente, con i familiari della ragazzina in corteo con circa 500 abitanti della zona. La sfilata è partita da piazza Montale. I fotografi e gli operatori tv sono stati allontanati in malo modo, uno di loro è stato anche schiaffeggiato. Poco dopo, una parte dei manifestanti si è incappucciata e con mazze, bastoni, spranghe e bombe carta è andata all'assalto del campo abusivo. Allontanato a calci l'unico nomade rimasto nelle vicinanze, hanno sfasciato tutto e bruciato baracche, auto e roulotte: almeno una ventina. Presi alla sprovvista carabinieri e polizia che soltanto più tardi sono schierati in forze. Il fratello dellla vittima, accompagnato ai carabinieri, ha parlato al gruppo di devastatori spiegando loro che non erano stati i nomadi a aggredire sua sorella, ma che la storia doveva ancora essere chiarita. Poco dopo la smentita definbitiva della ragazza: "Non sono stata violentata, mi sono inventata tutto". I rivoltosi si sono così calmati e allontanati alla spicciolata. Fermato uno dei manifestanti. Un'altra ventina di persone che avrebbero partecipato all'assalto sono state identificate.

fonte: La Repubblica

domenica 21 novembre 2010

Un rumeno ucciso a coltellate a Torino

Un giovane e' stato ucciso a coltellate durante un litigio davanti a un locale notturno a Torino. La vittima - secondo le prime informazioni dei Carabinieri - e' un rumeno di 26 anni. E' stato accoltellato a un fianco ed e' morto poco dopo l'arrivo al pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni Bosco. L'omicida e' fuggito ed e' ora ricercato dagli stessi Carabinieri. Il delitto e' avvenuto alla periferia Nord di Torino, davanti al locale "Batmania", in via Reiss Romoli. Al litigio hanno assistito alcuni testimoni che sono ora interrogati dagli investigatori.

fonte: RaiNews24

lunedì 25 ottobre 2010

"La vita di un operaio albanese vale meno di quella di un italiano"

L'operaio morto è albanese. Ma la sua vita vale meno di quella di un italiano. Ai suoi familiari, che vivono in Albania, "area ad economia depressa", va un risarcimento di dieci volte inferiore rispetto a quello che toccherebbe ai congiunti di un lavoratore in Italia. Altrimenti madre e padre albanesi otterrebbero "un ingiustificato arricchimento". Questa gabbia salariale della morte, ispirata al criterio del risarcimento a seconda del Paese di provenienza del deceduto sul lavoro, è contenuto in un sentenza shock del Tribunale di Torino. Il giudice civile, Ombretta Salvetti, richiamandosi ad una sentenza della Cassazione di dieci anni fa, ha dunque deciso di "equilibrare il risarcimento al reale valore del denaro nell'economia del Paese ove risiedono i danneggiati". Dopo aver addebitato all'operaio deceduto il 20% di concorso di colpa nella propria morte, la dottoressa Salvetti ha riconosciuto a ciascun genitore residente in Albania la somma risarcitoria di soli 32mila euro. Se l'operaio fosse stato italiano, sarebbero state applicate le nuove tabelle in uso presso il Tribunale di Torino dal giugno 2009 in base alle quali a ogni congiunto dell'operaio morto sarebbero stati riconosciute somme fino a dieci volte superiori (fra 150 e 300 mila euro).

Questa sentenza destinata a fare discutere in un mondo del lavoro nel quale la presenza di lavoratori stranieri è sempre più alta, è stata criticata da uno dei massimi esperti di diritto civile, l'avvocato Sandra Gracis. "In base a questo criterio del Tribunale torinese - spiega il legale - converrebbe agli imprenditori assumere lavoratori provenienti da Paesi poveri, perché, laddove muoiano nel cantiere, costa di meno risarcire i loro congiunti". "Ma ribaltando la situazione - aggiunge l'avvocato Gracis - che cosa sarebbe successo se il dipendente morto fosse stato del Principato di Monaco, oppure degli Emirati? Il risarcimento ai genitori sarebbe stato doppio o triplo rispetto a quello per un italiano?".

Secondo Sandra Gracis, "il giudice torinese s'è rifatto al una sentenza della Cassazione del 2000 peraltro non risolutiva, ignorando che la Suprema Corte, appena un anno fa, ha affermato che la "tutela dei diritti dei lavoratori va assicurata senza alcuna disparità di trattamento a tutte le persone indipendentemente dalla cittadinanza, italiana, comunitaria o extracomunitaria". Già nel 2006 la Cassazione aveva stabilito che "dal punto di vista del danno parentale, non conta che il figlio sia morto a Messina o a Milano, a Roma in periferia o ai Parioli. Conta la morte in sé, ed una valutazione equa del danno morale che non discrimina la persona e le vittime né per lo stato sociale, né per il luogo occasionale della morte".

fonte: Repubblica

lunedì 20 settembre 2010

Romeni uccisi e aggrediti negli ultimi giorni in Italia

1- Scomenzera (Venezia): cadavere di un 29 romeno trovato nel canale Scomenzera

Si tratta di un giovane romeno. Il corpo non presenta segni di violenza. E' stato ritrovato galleggiante nel canale Scomenzera. Pochi indizi sulle cause della morte, per questo le forze dell'ordine stanno indagando a tutto campo. Si attendono gli esiti dell'autopsia. E' il secondo cadavere trovato in un canale nel giro di una settimana. In base ai primi accertamenti, si tratterebbe di un romeno di 29 anni, il cui corpo, che sarebbe rimasto in acqua per oltre 24 ore, non presenta segni evidenti di violenza.

A notare il corpo è stato l'equipaggio di una barca che ha subito chiamato i carabinieri. E' stato recuperato vicino ai cantieri del deposito edile Boscolo. Gli investigatori non escludono che il cadavere possa essere stato trascinato nel canale dalla corrente, circostanza che potrebbe giustificare le ecchimosi sul volto. In attesa dei risultati dell'autopsia, che sarà eseguita oggi, i carabinieri non escludono nessuna pista.


2- Foggia: romeno trovato con testa fracassata

Un immigrato rumeno ha segnalato la presenza di un cadavere alla periferia della città: si trovava nello scalo ferroviario lato sud, in direzione Manfredonia, nei pressi del comando provinciale della forestale, all´estrema periferia del capoluogo dauno, con la testa fracassata probabilmente da un grosso sasso. La polizia ferroviaria e la squadra mobile, che stanno indagando sull´accaduto, pensano che si tratti di un rumeno di 40-45 anni.


3- Foggia- giovane romeno, ferito da una pallotola sparata da un uomo a bordo di uno scooter

A Foggia si è consumato un tentativo di omicidio ai danni di un ragazzo rumeno di 17 anni. Nei pressi della sua abitazione, tra via Rosati e via Zuppetta, nella zona del mercato della frutta fortunatamente deserto, nel primo pomeriggio il giovane è stato raggiunto da un colpo di pistola calibro 22 alla coscia destra. A sparare sarebbe stato un uomo a bordo di uno scooter scuro, in compagnia di un complice. Non è stato difficile far perdere le proprie tracce nell´intrico di viuzze del quartiere centrale foggiano. Il giovane rumeno è stato immediatamente trasportato dall´ambulanza del 118 agli ospedali riuniti di Foggia. Sotto shock, ma lucido, il giovane non ha ancora saputo fornire ai carabinieri del comando provinciale delle spiegazioni su quanto accaduto. E´ incensurato, quindi non è facile capire in che ambito sia maturato quello che certamente è un avvertimento di stampo malavitoso, forse conseguenza di uno "sgarro".


4- Ustionato e con trauma cranico

Ustionato al campo nomadi, si sospetta un'aggressione Nella notte, il rumeno ha provato ad alimentare una fiamma con una bomboletta di vernice: l'esplosione l'ha colpito. Ma questa versione non convince la polizia. Si chiama Ciprian Doloman il rumeno ricoverano nella notte tra il 15 e il 16 settembre al reparto Grandi Ustioni del Cto. Ha ustioni al torace, alle braccia e alla schiena, tutte di terzo grado.

Arriva dal campo nomadi di corso Ferrara, a Torino, ed è finito all'ospedale in seguito a un banale incidente domestico. Intorno alle 3 del mattino la sorella del ragazzo, 27 anni, ha chiamato l'ambulanza raccontanto la versione dell'accaduto: Ciprian avrebbe provato ad alimentare un fuoco spruzzando il contenuto di una bomboletta di vernice. Il ritorno di fiamma l'ha però investito, facendo esplodere la bomboletta.

Questa versione, però, potrebbe essere imparziale se non falsa. Al pronto soccorso, infatti, è stato riscontrato un trauma cranico che agli agenti del 113 intervenuti in ospedale ha fatto pensare a un'aggressione. E le ipotesi sarebbero due, al momento: un'aggressione e poi un tentativo di incendiare il corpo oppure l'accidentale caduta nel fuoco dopo aver ricevuto un colpo alla testa.

Non è la prima volta che episodi di questo genere avvengono nei campi rom e spesso le forze dell'ordine hanno dovuto occuparsene. Portato inizialmente all'ospedale Maria Vittoria, Ciprian al momento si trova ricoverato con prognosi riservata. Le sue condizioni rimangono gravi.

fonte: EveryOne

giovedì 26 novembre 2009

Esportiamo razzisti

Brutto mercoledì. Il Milan deve accontentarsi dell'1-1 a San Siro col Marsiglia (che colpisce una traversa e un palo). Il Bordeaux batte 2-0 la Juve (le basterà un pari a Torino col Bayern). Purtroppo alla ribalta vanno i cori di tifosi juventini contro Balotelli.

Così si deve registrare un ulteriore passo avanti che in realtà è un salto in basso. Dai cori d'insulti a Balotelli a Torino (lui assente, a Barcellona) ieri si è passati ai cori d'insulti a Balotelli a Bordeaux (lui in Italia).

Esportiamo razzisti, è un dato di fatto. Definirli ignoranti o stupidi, come fanno molti dell'ambiente pallonaro, è riduttivo, è sbagliato. Sono razzisti e sono fieri di esserlo. Quando, prima che cominciasse la partita, parte dei tifosi juventini ha intonato il solito coro demente già usato altrove con Lucarelli ("se saltelli muore Balotelli"), l'altoparlante ha ricordato che l'Uefa intende bandire il razzismo dagli stadi, il gruppo di ultrà ha urlato la sua miserabile certezza: "non esistono negri italiani", "un negro non può essere italiano". Un razzista sì, evidentemente. A quel punto Buffon, il capitano, e Secco sono andati a parlamentare e i cori sono cessati.

fonte: Repubblica

martedì 3 novembre 2009

Adel, “mi negano il ritorno in patria perché non ci sono i soldi”

Adel è un ragazzo tunisino di 30 anni. Cinque anni fa, si è allontanato dalla sua famiglia per raggiungere l’Italia. Dopo tanti sacrifici è riuscito a mettere da parte 8 mila euro per il viaggio sperando che un giorno sarebbe tornato più sereno e soddisfatto nel suo Paese.

Con lo sguardo verso l’Europa, insieme ad altre 80 persone è partito dalle coste tunisine. Affrontare il mar mediterraneo e raggiungere le coste della roccaforte europea è l’unica soluzione possibile per ragazzi e ragazze che non hanno altra scelta. Preferiscono rischiare la morte per raggiungere un paese, visto nei loro sogni, democratico. Un paese dove è nato il diritto dell’uomo che evidentemente non è sancito per tutti. Adel durante il viaggio ha visto la gente morire e sprofondare negli abissi del mar Mediterraneo. Quell’inferno è durato tre lunghissimi giorni. Sbarcato a Pantelleria, provato dal viaggio, è stato curato e assistito dagli operatori umanitari che operano nell’isola.

Ha imparato subito la lingua italiana. Si è svegliato dallo stordimento del sogno europeo ed ha iniziato a capire la realtà. Ha intuito subito che era uno dei tanti mostri da sbattere in prima pagina nonostante non fosse un criminale. Trova lavoro a Milano, si impegna a fare carpentiere. Lavora con dovizia e serietà nonostante non avesse nessuna protezione. Si può scordare le prestazioni di assistenza sociale come i trattamenti di invalidità, infortunio sul lavoro e assegni sociali. Non ha un lavoro regolare e non può avere il permesso di soggiorno. Però lavora, fatica e produce per le imprese Italiane. E’ uno strumento di mercato e serve per porre rimedio alle carenze del Paese, fino a quando serve.

Adel non fa altro che faticare durante tutto il giorno. Nel 2007, arriva la prima randellata: un mandato di espulsione. Ma non intende assolutamente lasciare il paese e soprattutto il suo lavoro. Seppur in nero, era un mestiere che gli permetteva di vivere e soddisfare i suoi bisogni. Poi, sperava sempre in una regolarizzazione. I suoi sogni sono stati spezzati un mese fa. Quando Adel è stato fermato dalle Forze dell’ordine e portato immediatamente in caserma per una verifica delle sue generalità. Non ha il permesso di soggiorno e questo può bastare per essere rinchiuso all’interno del centro di identificazione ed espulsione, o meglio, dentro il centro di detenzione di Corso Brunelleschi a Torino.

Ora è deluso e ingannato Adel. Soffre e non capisce come mai sia in carcere. “Questa è una vera e propria prigione. E non capisco perché sono qui dentro. Ho capito che sono clandestino ma perché tutta questa brutalità verso chi viene, da un paese non occidentale, a lavorare?” mi dice Adel contattato telefonicamente.

E’ un mese che vive in detenzione a Torino e non può far altro che raccontare come un fiume in piena la sua quotidianità. “Qui ci sono anche due bambini di 16 anni. Sono piccolissimi, ma perché fa così l’Italia?” mi dice sconsolato. All’interno del centro manca l’acqua calda ed il riscaldamento è spento nonostante la notte muoiono dal freddo, “nessuno ci aiuta. Non puoi chiedere nulla, le medicine non ci sono ed ora molti hanno l’influenza. Sono malati e non c’è un dottore. Ci sbattono qui dentro, non ci visita nessuno.” Racconta che le medicine vengono usate soltanto in un altro modo: “ci mettono qualcosa all’interno del cibo perchè dopo mangiato mi sento sempre fragile”.

Una ventina di giorni fa Adel ha provato un evasione senza successo: “Cerca di capirmi io qui mi spengo piano piano, come posso sopportare queste ingiustizie? E poi anche se ho provato l’evasione perché tutta quella cattiveria contro di me?”. Le tentate evasioni all’interno dei Cie si pagano a caro prezzo: “Sono stato picchiato e portato 4 giorni in galera. Poi, il giudice ha visto le mie pessime condizioni, ha ascoltato il mio racconto e mi ha rilasciato”. Dopo aver “assaggiato” la prigione per la prima volta, è stato portato di nuovo all’interno del Cie di Corso Brunelleschi. “Mi hanno messo in isolamento. Mi hanno picchiato. Succede a tutti così. Non puoi neanche chiedere qualcosa perché se lo fai, ti portano in isolamento, ti ammazzano di botte e poi ti riportano con gli altri.”

Adel mi racconta che ha avuto il coraggio di denunciare le violenze subite. “Io li ho denunciati, il 20 novembre dovrebbe iniziare il processo contro di loro. Sono 10 giorni che non posso camminare, sono tutto gonfio dalle botte.”

“Qui non è Italia, è Guantanamo, forse anche peggio”. E forse per questo motivo Adel ha chiesto di tornare a casa. Sono quasi 5 anni che vive in Italia ed ora non riesce più ad amare questo paese, vuole tornare in Tunisia, “mi manca mia mamma”. Martedì Adel è stato all’ufficio immigrazione ed ha dichiarato la voglia di tornare. L’ufficio immigrazione non ha accettato la richiesta, gli ha negato il ritorno in patria: “Mi hanno detto che non hanno i soldi per comprarmi il biglietto e per questo motivo non posso tornare a casa. Non so se è una bugia ma io ho due bambini a casa e non ho voglia di scherzare. Neanche in America trattano così gli immigrati. Quì i diritti dell’uomo valgono solo a parole. E’ un casino fratello mio”.

fonte: Periodico Itliano

domenica 1 novembre 2009

Vittima di paure e pregiudizi «Un locale mi ha cacciato appena visto il mio colore»

Al telefono non puoi accorgerti della «differenza». Abdoulaye Guitteye è arrivato a Torino dal Mali nel 2001 e dopo nove anni di permanenza qui, parla un italiano perfetto, una vaga inflessione romana, forse assorbita dalla tivù.

Già, la differenza. Abdoulaye è uno dei ragazzi stranieri che l’ha raccontata in un video di Maurizio Dematteis che fa parte del progetto «Giovani, cittadinanza e lavoro. Un confronto interculturale», curato dall’Istituto Euromediterraneo Paralleli. Questo ragazzo di 21 anni, padre operaio, madre che assiste gli anziani malati negli ospedali, sorella che studia Economia, nel filmato testimonia difficoltà che non hanno a che fare con la crisi, ma con il colore della sua pelle: un racconto che abbiamo approfondito, che mette a disagio e che rappresenta la condizione di tanti africani.

«Nei mesi scorsi un mio amico italo-brasiliano che lavorava in un ristorante-pizzeria di corso Casale aveva convinto il suo titolare ad assumermi», spiega Abdoulaye. «Ho detto sì, ho dato il curriculum al mio amico: funzionava e così mi sono presentato. Ma il proprietario, come mi ha visto, ha cominciato a dire “Mi spiace, non abbiamo più bisogno”. E così via. Mi faceva capire che c’era qualcosa che non andava. Poi è passata una donna. Lei è stata più chiara: “No, gente di colore qui non ne vogliamo. Magari cinesi o marocchini, sì, ma negri no”. Così ha detto. Il mio amico, che adesso non è più lì, è mulatto. Forse, visto che il mio nome è arabo, avevano pensato che fossi marocchino: una gradazione di colore ancora accettabile...».

«L’estate scorsa avevo trovato un’occasione di lavoro in un albergo di Rimini: animatore per i bambini. Sono partito, mi sono pagato il viaggio, ho fatto tre giorni di prova. Alla fine del terzo il proprietario dell’albergo mi dice: “Io ti terrei, ho visto che i bambini sono contenti. Le loro mamme, però, non lo sono”. Io ho capito, in fondo lui doveva accontentare i clienti. Però... Quando mi ha proposto di rimanere gratis, alloggiato, certo, fino all’arrivo del nuovo animatore, mi sono sentito offeso e sono tornato a Torino».

«Continuo ad essere disoccupato. Così, per aiutarmi, i miei amici che vendono borse e vestiti al mercato il sabato mi chiamano a dare una mano. Lì è normale una battuta, qualche parolaccia. Ma quando senti certe signore che dicono all’amica “Vieni via che quello è un negro”, ti verrebbe da rispondere. Non lo fai perché se scoppia una vera lite e qualcuno chiama la polizia... i poliziotti non andrebbero dalla signora che mi ha insultato, verrebbero da me».

fonte: La Stampa

sabato 10 ottobre 2009

Torino: accoltellato immigrato

La polizia di Torino sta indagando sul ferimento di un giovane immigrato che e' stato colpito al collo con una coltellata. Al momento l'identita' del giovane, dell'apparente eta' di circa 20 anni, e' sconosciuta dal momento che era senza documenti. Secondo le prime informazioni raccolte dagli uomini della squadra mobile, il ragazzo sarebbe stato scaricato da un'auto in via Cravero.

Il giovane straniero e' stato trasportato all'ospedale Giovanni Bosco dove i chirurghi vascolari stanno intervenendo d'urgenza per la lesione al collo che gli ha provocato una grave emorragia. Le sue condizioni sono serie.

fonte: Libero-News

giovedì 3 settembre 2009

"Niente calcio per i clandestini"

Niente pallone ai clandestini: la frase incriminata compare su un volantino sul sito Internet del Movimento sportivo popolare, che pubblicizza i campionati invernali di calcio a 5 e a 7 nei campi in via Bari. «I clandestini verranno immediatamente allontanati!!». Ma l´organizzatore minimizza: «Non accusateci di razzismo, da noi ci sono arbitri e giocatori stranieri - spiega Claudio Parisi - Con quella frase intendevamo dire che prenderemo provvedimenti per chi crea problemi in campo e non rispetta le regole».
Roshan, 23 anni, indiano senza il permesso di soggiorno, inghiotte il boccone amaro: «Non è possibile... Non si può più nemmeno giocare a pallone». E mostra un volantino su Internet dei prossimi campionati invernali di calcio a 5 e a 7 organizzati negli impianti di via Bari 17 del Movimento sportivo popolare, associazione di ispirazione cristiana con simpatie per la destra politica, affiliata al Coni, attiva in tutta Italia. Nel volantino di Torino si legge, bene in rosso: «Due campionati per tutti... Solo per squadre e giocatori non "attaccabrighe"!». E, tra parentesi, la minaccia "incriminata": «I clandestini saranno immediatamente allontanati», seguita da due punti esclamativi.

fonte: Repubblica

giovedì 23 luglio 2009

Donna nigeriana picchiata ai giardinetti

Beatrice I., 33 anni, di origine nigeriana, ha denunciato di essere stata picchiata in un giardino pubblico, a Torino, da tre persone e presenterà una denuncia spiegando che all'origine dell'aggressione non sono estranei elementi di razzismo. La signora, sposata con un pittore italiano, Aurelio M., è madre di due figli.

Il 15 luglio ha portato il primogenito, 7 anni, con problemi di autismo ai giardinetti tra via Osasco e via Rivalta, in borgo San Paolo. Il ragazzino ha tirato un sasso verso un gruppo di persone colpendo un uomo di 86 anni. La donna si è immediatamente scusata spiegando anche la situazione ai presenti, ma è stata aspramente rimproverata: «Porta quel bastardo di tuo figlio in manicomio» e «torna al tuo paese» sarebbero le frasi che, secondo il suo racconto, le sono state rivolte. Un uomo, poi, l'ha percossa con una pietra, e altri due sarebbero passati dalle parole alle vie di fatto. La donna ha riportato lesioni che sono state giudicate guaribili in dieci giorni. La polizia è intervenuta e ha identificato tutti i presenti e ha denunciato un uomo di 68 anni per tentate lesioni aggravate.

fonte: Corriere della Sera

lunedì 1 giugno 2009

Tutte agli sportelli col velo


Solidarietà con la collega marocchina

Alla reggia di Venaria le impiegate alle biglietteria e le guide turistiche avevano tutte il velo. Un segno di solidarietà nei confronti di Amellal, una dipendente marocchina, finita nel mirino di un lettore de ‘La Stampa’ che in una lettera al giornale si era detto stupito di vedere alle casse della reggia due donne con il velo. “Non sarebbe più corretto impiegare queste due donne in un’attività di ufficio? O utilizzare persone vestite con abiti d’epoca?” aveva scritto. E subito si sono scatenate le polemiche sfociate nella civile protesta di stamani: “Siamo solidali con Amellal e per questo abbiamo deciso di indossare tutti il velo. Noi riteniamo la presenza della collega marocchina un bell’esempio di integrazione”, hanno spiegato le altre dipendenti.

fonte: Il Derviscio

lunedì 27 aprile 2009

Ferito e seminudo in un cabina: è grave

È stato trovato ferito e seminudo, privo di sensi, in una cabina elettrica ferroviaria vicino alla stazione Porta Nuova di Torino, all’altezza del ponte di corso Sommelier. Kostika Patariu, romeno di 44 anni regolarmente residente in Italia, è stato portato all'ospedale Molinette dove è ricoverato in rianimazione, in coma farmacologico. Ha perso molto sangue e le sue condizioni sono gravi: tre ferite, all'addome e al torace, sono particolarmente profonde. Ha anche un trauma cranico. Gli inquirenti ritengono che possa essere stato vittima di una violenta aggressione. Potrebbe essere stato colpito con un rastrello: l'attrezzo era dentro la cabina, sporco di sangue.

fonte: il Corriere della Sera

lunedì 20 aprile 2009

CORI RAZZISTI A BALOTELLI, SALE LA PROTESTA

Sale la protesta di diversi esponenti dello sport, dopo i cori razzisti a Balotelli provenienti dagli spalti bianconeri durante Juve-Inter di sabato del tipo "se saltelli, muore Balotelli", "negro di m...". "Adesso cercheremo di sensibilizzare la Federazione e la Lega perche' prendano iniziative. Non si deve far passare un fatto del genere senza prendere provvedimenti. Queste manifestazioni di razzismo, oltretutto contro un giocatore italiano, sono assolutamente inaccettabili". Lo ha detto, in un'intervista a R101, Sergio Campana, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori. "Non ci si aspettava - ha detto ancora Campana - un episodio del genere in una citta' civilissima come Torino. Abbiamo ricevuto molte telefonate dai giocatori, che esprimono solidarieta' a Balotelli e ci invitano a prendere posizione. Ne parleremo nei prossimi giorni - ha concluso Campana - in occasione di una riunione dell'Associazione Calciatori. Non so ancora quali decisioni prendera' il consiglio direttivo, ma certo non lasceremo passare il fatto inosservato". In una dichiarazione pubblicata sulla Gazzetta, il patron nerazzurro Moratti ha detto "Se fossi stato allo stadio, a un certo punto avrei lasciato il mio posto in tribuna, sarei sceso in campo e avrei ritirato la squadra; c'e' un limite a tutto. Ho anche pensato che la partita potesse essere interrotta dall'arbitro, ma mi sono sbagliato". Per il commissario tecnico della nazionale brasiliana Carlos Dunga, intervenuto a Radio Anch'io Lo Sport "e' una brutta cosa, una cosa culturale, la gente si sfoga nel modo sbagliato e il calcio deve prendere misure giuste per combattere questo fenomeno". "Ormai il mondo e' globalizzato, ci sono giocatori in campo di tutte le razze e quindi non ci sono motivi per essere razzisti". "I calciatori dovrebbero fermarsi, questa sarebbe una soluzione. Sabato il capitano della Juve poteva dire 'non giochiamo piu''" Lo ha dichiarato a Radio Anch'io Lo Sport su Radiouno l'ex attaccante dell'Avellino (1980-1985), Inter, Ascoli e Cremonese, Juary, intervenuto sull'argomento. "Anche ai miei tempi era cosi'. Sono cose che non si riescono a capire. Poi non bisogna dimenticare che Balotelli e' anche italiano. Questa gente non capisce niente e non merita di andare allo stadio. Cosa prova un calciatore? Si sta male, possiamo solo pregare Dio che abbia misericordia di questa gente.

fonte: AGI

mercoledì 1 aprile 2009

Il viaggio di un 16enne afghano dalla Grecia all'Italia sotto un pullman

E' rimasto per 24 ore nascosto all'interno del vano della ruota di scorta

TORINO - Un 16enne afghano è arrivato dalla Grecia all'Italia, per la precisione fino in provincia di Torino, nascosto nel vano della ruota di scorta di un pullman. È il viaggio della disperazione di un giovane profugo, giunto a Chieri sull'autobus che riportava a casa una scolaresca in gita scolastica. «È saltato fuori mentre scaricavamo le valigie - racconta Luigi Menini, il titolare della ditta di trasporti a cui appartiene il pullman - e ho subito chiamato carabinieri e Croce Rossa». Indolenzito e privo di forze, il giovane è stato portato al pronto soccorso, dove gli sono state somministrate due flebo.

24 ORE SOTTO IL PULLMAN - «Quando l'ho visto - riprende Menini - non riuscivo a credere ai miei occhi. Quel giovane è rimasto nascosto in quel vano angusto per più di 24 ore». E non era solo: un altro ragazzo, probabilmente connazionale, è saltato fuori da un altro pullman (in totale erano tre) che riportava a casa la scolaresca dalla Grecia. «Il mio autista ha subito avvisato la polizia stradale - dice Menini - mai avremmo immaginato che ci fosse un altro clandestino».

fonte: Il Corriere della Sera

lunedì 24 novembre 2008

«Per voi ci vorrebbe Hitler» Condannata per razzismo

L’aveva ripetutamente insultata: «Sei una sporca negra. Bisognerebbe tornare ai tempi di Hitler, quando si bruciavano gli ebrei. Dovremmo fare la stessa cosa con voi». Elena Cavallo, una donna di 57 anni è stata condannata ieri, in tribunale a Torino, per “ingiurie e minacce aggravate dall’istigazione all’odio razziale” dal giudice Federica Galllone. Sette mesi di reclusione senza il beneficio della condizionale. Ora, se la signora Cavallo vorrà usufruire della sospensione della pena, dovrà rigare dritto almeno fino al processo d’appello e sperare che i giudici di secondo grado credano al suo ravvedimento.

Già, perché in attesa della sentenza Elena Cavallo, altro non ha fatto che ribadire i suoi convincimenti, continuando ad insultare con interviste sui giornali (acquisiti come prove in giudizio) Khadija Sadri, una donna di origine marocchina di 37 anni, da tempo in Italia e moglie di un torinese, Stefano Demaria, 41 anni, titolare di una nota concessionaria d’auto.
I fatti risalgono al 2005 quando Khadija Sadri era solita fare la spesa al DìxDì di piazza Savoia. Lì aveva più volte incontrato Laura Cavallo, anche lei impegnata nelle compere: «Degli insulti ne parlai con mio marito - raccontò la giovane marocchina - che è italiano e lui mi consigliò di stare calma. I dipendenti del supermercato, ogni volta che andavo lì e c’era anche quella signora, cercavano di difendermi, di tutelarmi». Ma gli insulti sono proseguiti, in un continuo crescendo: «L’ultima volta mi sono davvero spaventata. Quella donna, facendomi il saluto romano, mi aveva detto che suo figlio era un naziskin e che alla fine me l’avrebbero fatta pagare».


fonte: CronacaQui

venerdì 17 ottobre 2008

Torino: processo ad Albenga per razzismo

Due giovani torinesi saranno processati il 21 ottobre dal tribunale di Albenga per una rapina aggravata dall’istigazione all’odio razziale. I ragazzi, di 22 e 21 anni, sarebbero fra i protagonisti di un episodio, avvenuto il primo settembre sulla spiaggia di Finale Ligure ai danni di un venditore ambulante di origine nigeriana che ha detto di essere stato aggredito e insultato.

fonte: ZipNews

martedì 14 ottobre 2008

«Sporca negra, dovete bruciare tutti»

Umiliata, offesa, minacciata mentre fa la spesa. Accolta con il saluto romano: «Bisognerebbe tornare ai tempi di Hitler, quando si bruciavano gli ebrei. Dovremmo fare la stessa cosa con voi, sporche negre». Questo si è sentita dire per giorni una donna marocchina di 37 anni da una cliente italiana del supermercato “DìxDì” di piazza Savoia.

Khadija Sadri per un po’ di tempo ha fatto finta di nulla: «Ne parlai con mio marito (i fatti risalgono al 2005) - dice la donna - che è italiano e lui mi ha sempre consigliato di stare calma. I dipendenti del supermercato, ogni volta che andavo lì e c’era anche quella signora, cercavano di difendermi, di tutelarmi». Ma gli insulti sono proseguiti, in un continuo crescendo: «L’ultima volta mi sono spaventata. Sono rimasta chiusa in casa, terrorizzata, per quindici giorni. Quella donna mi aveva detto che suo figlio era un naziskin e che aveva degli amici e che alla fine me l’avrebbero fatta pagare».

fonte: CronacaQui

giovedì 9 ottobre 2008

Cassazione: violenza uguale razzismo se la vittima è immigrata

Se il reato di violenza privata “costituisce una manifestazione di disprezzo nei confronti di una persona di colore”, la pena è aumentata dall’aggravante dell’odio razziale. Questa, in sintesi, la conclusione di una sentenza della Cassazione (quinta sezione) depositata oggi che ha confermato la pronuncia della Corte d’appello di Torino che aveva condannato, con l’aggravante, un ragazzo che aveva minacciato di investire con l’auto con immigrato allo scopo di spaventarlo. L'imputato, un giovane di 24 anni, era alla guida della sua auto in compagnia di tre amici quando, visto un uomo di colore in difficoltà sulla strada, invece di prestargli soccorso, aveva urlato l'espressione “schiaccio il negro!”, spingendo il piede sull'acceleratore e lanciando la macchina contro il malcapitato, che si era sottratto all'investimento saltando sul marciapiede. I giudici di merito hanno derubricato l’accusa originaria, contestata dalla Procura, di tentato omicidio e hanno condannato il ragazzo per violenza privata aggravata da motivi di discriminazione razziale, come prevede la legge Mancino.

L’avvocato del giovane, nel ricorso, ha definito l'episodio una "smargiassata". I giudici hanno invece rilevato che “la condotta dell'imputato era finalizzata quanto meno ad incutere timore alla persona di colore e costituiva chiara manifestazione di disprezzo ed avversione nei confronti di una persona di colore, perché l'azione era motivata esclusivamente dal fatto che si trattava di una persona appartenente ad una razza diversa”. A parere della Cassazione “valutazione discriminatoria di inferiorità della persona di colore rendeva legittimo, secondo il ricorrente, utilizzare quella persona come semplice oggetto di un gioco pericoloso”. “Questi sentimenti di disprezzo razziale, ostilità, desiderio di nuocere ad una persona di razza diversa, di convinzione di avere a che fare con persona inferiore e non titolare degli stessi diritti – proseguono i giudici nella motivazione della sentenza - alimentano quel conflitto tra le persone che testimonia la presenza dell'odio razziale”.

fonte: Il Velino