Picchiato, aggredito da un cane aizzato contro di lui, insultato come "negro" e "musulmano di m....". Il caso di discriminazione razziale si è registrato a Milano. La vittima è un eritreo di 55 anni residente in città e con regolare permesso di soggiorno. Gli aggressori sono invece due romeni di 19 e 20 anni che una volta arrestati non hanno nascosto il proprio disappunto agli agenti di polizia: "Ma come arrestate noi che siamo vostri compaesani e difendete quel negro di m...? I musulmani ci uccideranno tutti".
La vicenda risale al 26 agosto scorso. Teatro dell'aggressione è la stazione Greco Pirelli, periferia nord di Milano. Mancano pochi minuti alle 14 quando i due giovani romeni, ubriachi, si scagliano contro l'eritreo, lo insultano, lo picchiano e gli aizzano contro il loro pastore tedesco. Gli rubano anche il cellulare ("volevamo solo sapere l'ora", è la loro giustificazione), che comunque verrà restituito pochi minuti dopo. La scena non passa inosservata e qualcuno dei presenti avverte la polizia. Così, una volta saliti sul treno, i due trovano diversi agenti ad attenderli alla vicina stazione di Lambrate. Ma anche in commissariato danno in escadescenza, insultando ripetutamente gli agenti e provocando diversi danni agli uffici della polfer.
fonte: La Repubblica
martedì 2 settembre 2014
Milano, picchiano un eritreo e gli aizzano contro un cane: "I musulmani ci uccideranno"
mercoledì 5 marzo 2014
Donna dominicana ammazzata a Milano per aver rifiutato un'avance
Un 36enne salvadoregno fermato nella notte ha confessato il duplice omicidio di via Segneri, a Milano: lo rende noto la polizia. L'uomo, che ha reso confessione davanti al procuratore aggiunto Alberto Nobili e al sostituto Gianluca Prisco, e' un conoscente di Libanny Meijia Lopez, la 29enne trovata nuda e sgozzata ieri pomeriggio nel suo appartamento di zona Lorenteggio insieme al figlioletto Leandro, di 3 anni, anch'egli ucciso a coltellate. Il padre del piccolo Leandro e compagno della donna - che era stato sentito ieri in Questura - era totalmente estraneo alla vicenda.
Il salvadoregno fermato, Victor Hugo Menjivar, avrebbe ucciso la donna perche' aveva rifiutato le sue avance. L'uomo, era ospite a cena dalla donna e aveva portato anche suo figlio, amico del bambino di lei. Il salvadoregno ha confessato, spiegando di avere perso la testa, durante un lunghissimo interrogatorio negli uffici della Squadra Mobile davanti al procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili e al pm Gianluca Prisco.
Stando a quanto ricostruito, il salvadoregno, amico della donna, sposato e con un altro figlio in arrivo, era andato a cena lunedi' scorso a casa di lei portando anche suo figlio che giocava spesso con il bimbo della dominicana. La donna era anche amica della moglie del fermato.
Dopo aver mangiato e bevuto, e mentre i bimbi erano in un'altra stanza, l'uomo ha iniziato a tentare un approccio sessuale con lei, ma e' stato respinto. Ha insistito a lungo e all'ennesimo rifiuto ha preso un coltello dalla cucina. La donna allora ha cercato di salvarsi la vita offrendosi a lui, ma l'uomo, che come ha detto agli inquirenti aveva perso la testa ed era molto ubriaco, a quel punto l'ha sgozzata. Ha cercato poi di nascondere il cadavere dietro al divano per non farlo vedere ai bambini, che intanto avevano sentito le urla. Poi la decisione di sgozzare anche il figlio di lei. Dopo il duplice omicidio e' uscito dalla casa e ha gettato il coltello in via Primaticcio e, dopo la confessione, l'ha fatto ritrovare agli investigatori.
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venerdì 20 settembre 2013
Urlano "sporco negro" e gli spezzano il braccio Padre e figlio rischiano 18 anni
Milano, 20 settembre 2013 - Hanno rotto un braccio ad un giovane senegalese, dopo averlo insultato con epiteti razzisti, come "sporco negro", in seguito ad una banale lite tra automobilisti. Ora, padre e figlio, rispettivamente di 44 e di 22 anni, sono imputati con le accuse di lesioni gravissime con l’aggravante dell’odio razziale davanti al gip di Milano, Enrico Manzi. I fatti risalgono al 24 giugno 2012, ma la vicenda è emersa solo oggi dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm Alessandro Gobbis. Siamo alla periferia sud del capoluogo lombardo vicino a dove la vittima, 36 anni, vive insieme alla, fidanzata.
La discussione nasce da un diverbio su chi ha la precedenza. Padre e figlio aggrediscono il conducente dell’auto che, a loro dire, è in torto. Durante il "confronto" non vengono risparmiati al giovane senegalese insulti a sfondo razziale ai quali tenta di ribattere sul piano verbale. I suoi interlocutori però passano alle vie di fatto, lo colpiscono e gli fratturano un braccio causandogli quella che, nel capo di imputazione, viene definita una "malattia insanabile". In sostanza, nonostante l’operazione a cui è stato sottoposto non potra’ piu’ recuperare completamente la mobilità dell’arto. I due imputati rischiano fino a 18 anni di carcere. L’udienza preliminare e’ fissata per il 22 novembre.
fonte: il Giorno
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mercoledì 26 giugno 2013
Musicista senegalese aggredito a Milano
Venerdì 28 giugno 2013 alle ore 18.30 in Largo Fratelli Cervi, con artisti, associazioni e abitanti della zona 2.
Kal dos Santos, musicista, attore, compositore e fondatore dell’Associazione Culturale Mitoka Samba, prima orchestra di percussioni afro-brasiliana a Milano, artista che collabora con realtà musicali, associazioni, compagnie teatrali e di danza di respiro nazionale e internazionale (MUSE/Italia, PIME, Roda da Vida, Banda Osiris, Delma Pompeo, Gabriele Vacis, Miriam Makeba ecc.), è stato aggredito e picchiato brutalmente da un gruppo di persone.
Il fatto è avvenuto mercoledì 19 giugno in via Venini, angolo via Popoli Uniti intorno alle 19.00.
Kal era in zona Pasteur perché aveva consegnato l’auto al meccanico e stava tornando verso la metro a piedi, quando è stato indicato da un bambino come colui che il giorno prima lo aveva picchiato. In quell’istante sono arrivati tre uomini che lo hanno fermato e subito accusato del fatto. Kal non è riuscito nemmeno a dire di non conoscere quel bambino e di non essere di quella zona, che subito hanno iniziato ad aggredirlo brutalmente con calci, pugni, ginocchiate, sbattendogli la testa sulle auto parcheggiate, strappandogli i capelli e cercando di derubarlo della borsa e del cellulare
Durante l’aggressione ai primi tre uomini si sono aggiunte altre persone. Nessuno si è prodigato per aiutarlo, fatta eccezione per una persona che ha cercato invano di difenderlo.
Gli aggressori hanno rotto delle bottiglie e si stavano avvicinando minacciosi con i cocci, quando l’arrivo di una pattuglia della polizia li ha messi in fuga. Sembravano italiani e parenti del bambino che aveva indicato Kal come colui che gli aveva dato uno schiaffo il giorno prima.
Kal è stato ricoverato fino al giorno seguente ed è dovuto tornare per altre medicazioni in ospedale. Un presidio festoso, di denuncia e solidarietà, può essere il modo migliore di sanare le sue ferite fisiche e morale e dare forza a chi, nella comunità brasiliana e a Milano, rifiuta questa brutale violenza
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mercoledì 12 settembre 2012
Abba dimenticato e sentenza stravolta: tolta l'aggravante di razzismo
Lo scorso 2 Agosto sono state eliminate le aggravanti a carico dei suoi assassini. Incredibili le motivazioni. Abdoul Guibre (detto Abba) è stato ucciso a sprangate il 14 settembre 2008, da due commercianti milanesi. Aveva rubato un pacco di biscotti con due coetanei. Oggi Abba avrebbe 23 anni e allora ne aveva 19.
Sul Corriere della Sera (edizione di Milano) leggiamo:
In particolare, la prima sezione penale della Cassazione, con la sentenza n. 31454 depositata mercoledì, ha rilevato che i giudici del merito non hanno dato adeguata motivazione circa l’aggravante: «l’indagine omessa in funzione della valutazione della sussistenza o meno del futile motivo – si legge nella sentenza – è proprio quella attinente alla componente psichica soggettiva che indusse i Cristofoli, persone di non elevata cultura, reduci da una pesante notte di lavoro e pronti a continuare la loro attività nel bar, a reagire, seppure del tutto sproporzionatamente sul piano oggettivo, al piccolo furto commesso ai loro danni dai giovani stranieri al culmine di una notte di pellegrinanti evasioni che li rese particolarmente disinibiti e scanzonati al cospetto degli affaticati e suscettibili derubati».
Leonardo Sciascia aveva a suo tempo evidenziato la sintassi grottesca del gergo giudiziario.
Nel nostro piccolo vorremmo continuare questo lavoro analizzando alcuni degli elementi più scandalosi di questa sentenza:
- La “componente psichica soggetttiva”:
Se non ci sono perizie mediche che attestino l’incapacità di intendere e di volere, questa frase perde ogni significato, ogni contatto con la realtà. Quindi lo stato d’animo può essere una attenuante? Se tua moglie ti tradisce, puoi ubriacarti e poi metterti alla guida, se poi investi e uccidi un giovane di 19 anni, troverai dei giudici che giustificheranno l’omicidio dicendo che la tua “condizione psichica soggettiva” va calcolata come attenuante. O no?
-”persone di non elevata cultura”:
Qui siamo davvero nell’assurdo: i due assassini (ricordiamo i nomi di chi ha commesso tale delitto: Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio) sarebbero persone di “cultura non elevata”. Due piccoli imprenditori non analfabeti non possono aspirare a far parte dello stesso terreno culturale di chi le sentenze le scrive. Impossibile non pensare al torturatore che in Germania abusò per settimane della propria compagna, e subì una condanna mite perchè il tribunale gli riconosceva l’attenuante di essere sardo, quindi appartenente ad un popolo violento e possessivo.
I giudici di Milano usano l’espressione di non elevata cultura”, che oltre a perpetuare quel pensiero classista che reputa ignorante chiunque non abbia una laurea, rischia di diventare un pericoloso precedente per la giurisprudenza italiana. Fausto e Daniele Cristofoli erano proprietari di un bar, quindi erano due (piccoli) imprenditori. Per fare tale mestiere bisogna saper leggere, scrivere e far di conto, quindi sicuramente non erano analfabeti. Fausto Cristofoli aveva letto l’Etica Nicomachea di Aristotele? Daniele Cristofoli conosceva il greco antico? Quali sono i requisiti minimi che distinguono una persona di elevata cultura da un’altra “di non elevata cultura”? Una laurea in Giurisprudenza? Una dichiarazione dei redditi superiore ai 70mila euro l’anno?
A Flavio Briatore o ad Antonio Cassano verrebbe riconosciuta l’attenuante della “cultura non elevata” se dovessero uccidere a sprangate in testa un diciannovenne? La maggior parte degli assassinii di mafia compiuti in Sicilia negli anni ’60 ’70 ’80 e ’90 del Novecento erano compiuti da analfabeti o semi-analfabeti.
Se colleghiamo le due sentenze (quella tedesca sul sardo e questa di Milano) possiamo capire che Falcone e Borsellino sono stati soltanto degli inquisitori sadici, che non hanno saputo riconscere le attenuanti etniche e culturali degli imputati del maxi processo.
Analfabeti, provenienti da culture retrograde dove la morte è onnipresente, i killer di mafia avrebbero dovuto godere di ogni attenuante possibile. Purtroppo Falcone e Borsellino, coi loro duri metodi inquisitori, hanno riportato il Medioevo in Sicilia. D’altronde anche loro erano Siciliani purosangue. Tutto si spiega.
- “reagire sproporzionatamente al piccolo furto compiuto da alcuni stranieri”:
Qui il giudice che ha scritto la sentenza o è ignorante o è in malafede: Abdoul Guiebre aveva la cittadinanza italiana, NON ERA STRANIERO. Pur essendo nato in Burkina Faso era italiano. Il giudice dovrebbe saperlo. Non vorremmo pensare male, ma inserire l’espressione “alcuni stranieri” all’interno di una SENTENZA DEL TRIBUNALE sembra davvero una cosa inutile, per non dire razzista: a chi importa la nazionalità di chi compie un “furto”?
Il fatto che fossero “stranieri” (cosa NON VERA) potrebbe valere come attenuante? Implicitamente è questo il messaggio che il giudice fa passare nella sua sentenza.
-”piccolo furto commesso ai loro danni dai giovani stranieri al culmine di una notte di pellegrinanti evasioni che li rese particolarmente disinibiti e scanzonati al cospetto degli affaticati e suscettibili derubati”:
Immaginiamo che per “pellegrinanti evasioni” si intenda “una serata passata in giro per locali”. Purtroppo noi persone di “non elevata cultura” dobbiamo sforzarci per comprendere il lessico aulico dell’èlite culturale togata. Sempre sforzandoci di comprendere, il fatto che dei teenager fossero usciti a divertirsi mentre Fausto e Daniele Cristofoli lavoravano sembrerebbe rappresentare una attenuante da inserire nel quadro della componente psichica soggettiva di persone di cultura non elevata che subiscono un piccolo furto (del valore di meno di 10 euro, ricordiamolo!) compiuto da stranieri (in realtà Abbdoul Guiebre era cittadino italiano). Insomma, un disastro linguistico e giuridico: ecco cosa rappresenta questa sentenza.
Carlo Trombino su corriereimmigrazione.it
lunedì 25 giugno 2012
Perchè usare definizioni culturali per indicare esperienze negative?
Sabato 16 giugno si è tenuto a Cernusco il mercatino del riciclo organizzato dalla ProLoco che aveva convocato l'iniziativa con queste parle:
"Consumare in modo consapevole", promuovere un nuovo stile di vita e un modello economico dove le persone, il pianeta e il profitto vivono in armonia. Per tutti coloro che vorrebbero vendere o scambiare oggetti di casa che non servono più o più semplicemente oggetti che non ci piacciono più. Ciò che per noi è diventato inutile ad altri potrebbe servire ! Pensaci, ti aspettiamo !
Fonte: www.robertocodazzi.it
sabato 14 aprile 2012
Imbarazzantismi – Il razzismo al supermercato
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giovedì 26 maggio 2011
Sul carrello di lavoro era costretto a tenere un cartello con la scritta: "Negro non capace di lavorare ma capace di prendere soldi"
E il titolare gli si rivolgeva con epiteti come "Sporco negro".
Oggi, il 'riscatto' giudiziario per un operaio cingalese di 47 anni che aveva querelato il suo datore di lavoro, P.M., 38 anni. Il gup di Milano Andrea Salemme ha condannato col rito abbreviato il proprietario di una piccola ditta di Segrate a 2 anni e mezzo di carcere per maltrattamenti con l'aggravante dell'odio razziale. Il gup ha inoltre disposto una provvisionale di 30mila euro in anticipo sul risarcimento da stabilire in sede
civile per la vittima.
L'ultimo episodio contestato al datore di lavoro risale al 13 maggio dell'anno scorso, quando il dipendente e' stato colpito con calci e pugni per una semplice discussione su un giorno di ferie.
Nelle motivazioni contestuali alla sentenza, il gup descrive i comportamenti dell'imputato caratterizzati da un "razzismo volgare" e afferma che "la deriva verso
l'inciviltà non deve trovare proseliti in un luogo di lavoro".
Secondo Salemme, "il concetto del padronato denuncia accenti schiavistici che appartengono a parentesi oscure della storia dell'umanità: quanto di più lontano dall'ossequio dovuto alla dignità del lavoratore".
fonte: RaiNews24
domenica 13 marzo 2011
Milano, fa a pezzi il compagno e lo veglia parlandogli per ore
Ha vegliato per tutta la notte sul cadavere fatto a pezzi, restandogli accanto e parlandogli come se ancora fosse vivo. Poi ha atteso l'arrivo dei carabinieri che lui stesso aveva chiamato, accogliendoli senza opporre resistenza e in stato di shock. La vittima dell'omicidio, consumato in un appartamento di piazza Monte Falterona 3, è un marocchino di 37 anni con regolare permesso di soggiorno in Italia e con precedenti per droga, furto e rapina. L'italiano 41enne che viveva assieme al nordafricano e che ha dato l'allarme è stato subito sospettato.
Secondo i primi rilievi delle indagini, affidate al pubblico ministero di turno, l'assassino avrebbe infierito sul corpo con oltre cinquanta coltellate. La scena che si sono trovati di fronte gli uomini della compagnia Porta Magenta, guidati dal maggiore Vittorio Stingo, è raccapricciante: il cadavere era riverso sul letto impregnato di sangue, ma brandelli di carne erano sparsi per tutta la casa. Sul pavimento erano abbandonate dita, parti di un braccio e di coscia, un piede in parte staccato dalla caviglia. All'arrivo dei militari, ieri pomeriggio alle cinque, la porta del piccolo appartamento alla periferia Ovest della città, non distante dallo stadio di San Siro, era socchiusa.
fonte: Repubblica
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sabato 12 marzo 2011
"Negro torna al tuo paese, puzzi" E i colleghi lo picchiano all'uscita
Un'aggressione razzista punitiva. La vittima è un congolese di 24 anni, rifugiato politico in Italia dal 2006, brutalmente picchiato da quattro uomini, appena varcato il cancello della ditta in cui lavora, la Terdeca di Cernusco sul Naviglio. Sabato scorso l'operaio, che sta studiando per laurearsi, finito il turno è rientrato nello spogliatoio per cambiarsi sporcando il pavimento con le scarpe dopo aver lavorato a un macchinario che perdeva olio. Da qui la violenta reazione dell'addetto alle pulizie, un italiano di 50 anni.
"Mi ha detto negro, torna al tuo paese, puzzi come tutti quelli della tua razza", racconta il giovane. Il lunedì successivo, in pausa pranzo, il 50enne lo ha atteso con altre quattro persone, tra cui il figlio, all'uscita della ditta. È stato preso a calci e pugni anche quando era a terra ed è stato minacciato di morte se avesse denunciato l'accaduto. Soccorso dal titolare dell'azienda metalmeccanica, il giovane ha comunque presentato denuncia al commissariato di Monza, dove vive, solo il giorno dopo il pestaggio. Per il 24enne la prognosi è di sette giorni, ma i medici hanno riscontrato anche un profondo stato di choc. L'addetto alle pulizie è stato allontanato dall'azienda.
fonte: Repubblica
lunedì 21 febbraio 2011
Rogoredo, sgomberato campo abusivo Demolite le baracche di 70 rom romeni
- Circa 70 rom romeni sono stati allontanati venerdì mattina all'alba dall’insediamento abusivo di Rogoredo. Sul posto sono intervenuti, intorno alle 5.30, circa 50 agenti e commissari della polizia locale, insieme con la polizia di Stato. Sono al lavoro le ruspe di Amsa e di Milano Serravalle per rimuovere le baracche, una cinquantina, in cui i nomadi vivevano. L’intervento è stato concordato con il Commissario straordinario per l’emergenza rom e ha richiesto il supporto della Questura vista l’estensione della baraccopoli.
fonte: Corriere della Sera
giovedì 10 febbraio 2011
Maiolo choc sui bimbi rom Poi le scuse e le dimissioni
«È più facile educare un cane che un bambino rom»: questo il contenuto choc di un'intervista rilasciata martedì da Tiziana Maiolo al programma «La zanzara», condotto da Giuseppe Cruciani su Radio 24. Le polemiche suscitate dall'intervista, legata alla morte dei quattro fratellini rom a Roma, hanno portato mercoledì alle dimissioni della stessa Maiolo dall'incarico di portavoce milanese di Futuro e Libertà. «I cagnolini e i bambini, se tu li educhi, dopo sono educati - ha detto la Maiolo -. Ma se nessuno li educa... ma se fanno la pipì sui muri! Neanche il mio cagnolino la fa sui muri, solo sugli alberi». L'intervista ha suscitato la reazione indignata del coordinatore di Fli Adolfo Urso e del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna. La Maiolo prima si è scusata con una nota, poi ha dato le dimissioni. «Ho deciso, benché non mi sia stato chiesto né sollecitato, di rimettere il mio incarico di portavoce milanese di Fli nelle mani del coordinatore regionale della Lombardia senatore Giuseppe Valditara - si legge in una nota diramata dalla stessa Maiolo -. L'ho fatto con convinzione, per assumere la responsabilità di una mia leggerezza, di cui avrei dovuto valutare meglio le conseguenze e le possibili ambigue interpretazioni». «Ma l'ho fatto anche perché -continua la nota - voglio stare in un partito dove l'assunzione di responsabilità di ciascuno sia la regola e non l'eccezione». Le dimissioni sono state apprezzate da Giuseppe Valditara, coordinatore regionale di Fli in Lombardia e senatore: «Un'assunzione di responsabilità che dimostra come i nostri dirigenti non siano attaccati alle poltrone o agli incarichi politici».
fonte: Corriere della Sera
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giovedì 27 gennaio 2011
Una città lontano dagli stranieri
Leggi il caso della cittadina che sorge alle porte di Milano destinata a chi vuole stare lontano da "persone con origini diverse"
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Ragazzine straniere violentate dagli «amici» conosciuti su Facebook: tre arresti
Si sono fidate di tre coetanei, conosciuti anche tramite Facebook, e hanno accettato di uscire con loro per andare in discoteca. Ma quella che doveva essere una bella serata tra amici si è trasformata in un incubo per due 16enni straniere, violentate proprio dai ragazzi di cui si erano fidate. Per il branco, un 18enne e due 17enni gli agenti della Squadra Mobile di Cremona hanno fatto scattare le manette.
L'INCONTRO - Le due ragazzine erano ospiti di una casa-famiglia, dove avevano incontrato a fine novembre uno dei due 17enni ora arrestati. L'amicizia era proseguita su Facebook, e si era allargata anche agli altri due ragazzi. Qualche giorno fa i cinque hanno deciso di uscire insieme per una serata in discoteca, ma una volta in auto il 18enne alla guida non si è diretto verso Brescia, come aveva preannunciato, bensì verso Piacenza. Alla richiesta di spiegazioni, la risposta del terzetto è stata agghiacciante: «Il viaggio non è gratis».
LA VIOLENZA - Le due amiche si sono ribellate, e a quel punto i coetanei le hanno fatte scendere dalla macchina. In quel momento erano alla periferia di Piacenza, lungo una strada isolata frequentata da prostitute. Infreddolite e impaurite, le ragazzine hanno richiamato gli «amici» chiedendo loro di tornare a prenderle e riaccompagnarle in comunità. I ragazzi sono andati a riprenderle, ma al confine tra Piacenza e Cremona hanno fermato l'auto in un parcheggio isolato di un piccolo comune, dove si è consumato lo stupro. Solo dopo qualche giorno, le amiche si sono convinte a denunciare lo stupro e hanno aiutato i poliziotti della Questura a ricostruire la dinamica della serata.
fonte: Corriere della Sera
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domenica 19 dicembre 2010
Milano, allarme freddo: clochard cingalese morto nella neve
Secondo senzatetto morto negli ultimi giorni a Milano a causa del freddo, che nella notte ha toccato il picco minimo di sei gradi sotto zero. L'ultima vittima del gelo è questo uomo di 47 anni, trovato stamani senza vita avvolto in una coperta, accanto all'ingresso del supermercato Carrefour di via Farini. L'uomo, un extracomunitario dello Sri Lanka, è stato identificato solo grazie a un tesserino dell'Opera San Francesco, la onlus dei frati cappuccini che offre cibo e vestiario ai poveri. Solo alcuni giorni fa una senzatetto era stata trovata morta nei pressi dei Giardini Montanelli, a Porta Venezia, in pieno centro.
fonte: La Stampa
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giovedì 16 dicembre 2010
Milano, senzatetto ucraina uccisa dal freddo: centinaia a rischio
Ulyana aveva 48 anni e nessun posto dove passare la notte. Viveva per strada e ogni sera tornava in via Marina, non lontano dai giardini di Porta Venezia intitolati a Indro Montanelli, per trascorrere la notte nella sua "casa", un ammasso di cartoni, sacchi e bidoni nascosti dietro ad una pompa di benzina.Ed è lì che alle 7.45 di ieri mattina un suo compagno di sventure, un clochard polacco di 37 anni, ha trovato il suo corpo ormai senza vita. Inutile l'int ervento del 118: Ulyana Shmalyuk, originaria dell'Ucrai na, era già morta da un pezzo. Uccisa - con tutta probabilità - dal freddo artico che l'altroieri notte avvolgeva Milano. A stabilirlo con certezza potrà essere soltanto l'autopsia, già disposta dal magistrato di turno, ma sul corpo della donna non c'era no segni di violenza o ferite, se non un vecchio taglio sulla fronte già suturato da tempo e che quindi non avrebbe nulla a che fare col decesso.
fonte: CronacaQui
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lunedì 6 dicembre 2010
Milano: la Lega blocca il progetto per il reclutamento di infermieri stranieri. L’allarme del Pd: “si rischia la paralisi nelle corsie”.
La Lega Nord sta bloccando l’assunzione di infermieri stranieri in Lombardia. È la denuncia di Ezio Casati, vicepresidente Pd del consiglio provinciale di Milano, che ha presentato un’interrogazione urgente, per i ritardi con cui la giunta da seguito al progetto Eures promosso da Provincia di Milano, Assolombarda e Aler per reclutare infermieri all’estero garantendo loro alloggi nelle case popolari con affitti accessibili.
Secondo Casati, in tutta la Lombardia mancano all’appello 8mila infermieri, di cui la metà a Milano e provincia, per questo il progetto promosso dalla Provincia ha pensato una sorta di “agenzia di collocamento” a livello continentale. Ma, secondo Casati, di fronte alla parola “stranieri”, seguita dall’indicazione della garanzia di alloggi popolari, la Lega ha opposto il suo netto no. Così il provvedimento si è impantanato.
“L’atteggiamento della Lega è ottuso – denuncia Casati – perché così si corre il rischio di non riuscire a far fronte alla penuria di infermieri sul territorio lombardo”. E aggiunge: “Tramite l’Eures sono già arrivati 600 infermieri dalla Spagna, ma nei nostri ospedali gli infermieri comunitari ed extracomunitari sono già 2.200, cioè il 10 per cento del totale”.
Stavolta, però, la Lega si è opposta al provvedimento perché “con questa storia della casa favorisce gli stranieri a scapito degli italiani”.
A rincarare la dose è Ignazio Marino, senatore Pd e presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale: “Quale sarà il prossimo passo? La Lega intende per caso mandare le camicie verdi negli ospedali a curare i pazienti? La trovata ridicola e demagogica attuata in Lombardia mette soltanto a rischio l’assistenza ai malati: Umberto Bossi e i suoi sono a conoscenza della grave mancanza di personale infermieristico nei nostri ospedali? Forse i paladini della purezza della razza dovrebbero confrontarsi con gli operatori del settore: sono circa 40mila gli infermieri che mancano in Italia e di questa carenza soffre particolarmente il nord, dove da anni operano moltissimi infermieri di altri Paesi. Insabbiando provvedimenti necessari per l’assistenza ai malati, la Lega fa un grave danno al Sistema sanitario nazionale e a tutti i cittadini”.
fonte: ImmigrazioneOggi
Rissa al bar-karaoke, cinese accoltellato
La rissa, nel bar karaoke, mentre la gente canta e il volume della musica è alto, riempie le sale. Un uomo rimane a terra, perde sangue, ha ricevuto diverse coltellate: l'ultima, fatale, ha trapassato il cuore. È successo dieci minuti prima di mezzanotte, ieri, in un locale in fondo a via Sarpi, all'incrocio con via Canonica, a Chinatown: la vittima, H. C., immigrato cinese di 39 anni, è morto nel bar, dopo quasi un'ora di tentativi di rianimazione. Gli assassini, all'arrivo dei carabinieri, erano già fuggiti: il caso è affidato alla Omicidi. La lite è scoppiata a dieci minuti dalla chiusura del bar, ché il karaoke di via Sarpi, come gli altri esercizi pubblici del quartiere cinese, deve rispettare il coprifuoco imposto dal Comune. La richiesta di soccorso è arrivata al 118, che ha avvisato i carabinieri: H. C. è stato trovato riverso in una pozza di sangue, trafitto da diverse coltellate alle gambe, al torace, alla testa. Gli investigatori hanno ascoltato a lungo, nella notte, i testimoni dell'omicidio.
fonte: Corriere della sera
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domenica 28 novembre 2010
Milano, la questura denuncia il medico che ha curato l'immigrato sulla torre
Saranno denunciati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina "il medico curante e persone esterne" all'ospedale San Paolo di Milano, da dove è stato dimesso l'immigrato che nel pomeriggio di sabato è sceso dalla torre della ex Carlo Erba, in via Imbonati, a causa delle sue gravi condizioni di salute. Lo rende noto la questura di Milano, aggiungendo che l'immigrato è stato dimesso nella prima mattinata odierna da parte di personale medico di quell'ospedale.
fonte: Repubblica
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mercoledì 24 novembre 2010
Rimosse le luminarie multilinguistiche in via Padova, il Comune le rimetta
Sono durate solo dieci giorni le luminarie natalizie «multietniche» in via Padova, frutto di un progetto artistico dell’artigiano Claudio Sighieri. Vicino a un cuore rosso, c'era la scritta «Buone feste» in italiano e nelle altre lingue parlate dai residenti di uno dei quartieri più multietnici della città: francese, spagnolo, inglese, cinese, arabo, russo... Le luci, però, non hanno fatto in tempo ad essere accese: oggi sono già state rimosse. Al loro posto è stata collocata la scritta «Auguri» in italiano. «Ci risulta che l’"intervento riparatore" sia stato ordinato dall’assessore all’Arredo Urbano, Maurizio Cadeo (competente per i progetti di illuminazione artistica della città) a seguito, a suo dire, delle "proteste di famiglie e cittadini"», riferisce in una nota la cooperativa Comin, che opera nel quartiere.
fonte: Corriere della Sera
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