«Sono settimane che dico che i rom fanno vomitare e non conosco il consigliere padovano»: così scrive sulla sua pagina Facebook una consigliera per il Pdl della circoscrizione Est di Prato. Lo rivela il Nuovo Corriere di Prato il quale sottolinea che gli amici su Facebook possono testimoniare: «Lei è stata autrice di messaggi di questo tipo ben prima del consigliere padovano Vittorio Aliprandi».
L'escalation di ingiurie sarebbe iniziata il 6 ottobre, quando la signora fu derubata della borsa, portata via dalla sua auto dopo la rottura del finestrino, a opera di ignoti. Episodio commentato con uno «Zingari bastardi, ladri e da mandare a casa» che fu solo il primo di una lunga serie. Il giornale pratese fa notare anche che tra gli innumerevoli commenti favorevoli ci sono anche quelli di esponenti politici locali, da Pdl a Lega Nord. Interpellata per telefono sulla notizia apparsa sul quotidiano, la signora si è trincerata dietro a un «no comment».
Il coordinamento provinciale del Pdl di Prato si occuperà nella prossima riunione della vicenda di Clarissa Lombardi, consigliera di centrodestra nella circoscrizione di Prato Est, che sulla sua pagina di Facebook ha scritto frasi offensive contro i rom. Ad annunciarlo è il coordinatore provinciale del partito, l’onorevole Riccardo Mazzoni, che in una nota spiega che «le relative deliberazioni» del coordinamento «saranno demandate agli organi competenti, cioè ai probiviri nazionali del partito». Mazzoni ricorda che «il Pdl, nei confronti dei rom, ha sempre seguito una linea precisa: fermezza per il rispetto della legalità ma anche rispetto assoluto dei diritti umani, nella amara consapevolezza che è impossibile integrare nel nostro Paese chi non ha nessuna intenzione di integrarsi».
fonte: Corriere della Sera
lunedì 6 dicembre 2010
Consigliera Pdl dopo furto di borsa «I rom fanno vomitare, sono ladri»
mercoledì 6 ottobre 2010
Prato: tragica morte di tre giovani donne cinesi a causa del maltempo. Polemiche perché l’amministrazione comunale rifiuta di proclamare il lutto citt
Tre donne cinesi sono morte a Prato a causa del maltempo, rimaste intrappolate all’interno dell’auto in un sottopasso allagato. Una tragedia che ha colpito la città e la comunità cinese ma che rischia di avere strascichi polemici per via della mancata proclamazione del lutto cittadino da parte dell’amministrazione comunale.
“La solidarietà è automatica da parte degli esseri umani – ha detto Matteo Ye, interprete, una delle voci più ascoltate della comunità cinese di Prato, intervistato da Cnr media –. Anche se ci fossero odi razziali, davanti ai morti dobbiamo essere tutti buoni, tutti cristiani. Anche se non sei cristiano, l’amore cristiano è fondamentale e basilare per essere un essere umano”.
“Ritengo che sia un vero peccato non concedere il lutto cittadino, ma da questa amministrazione non riesco ad attendermi granché”, ha dichiarato a Notiziediprato.it Marco Wong, presidente onorario di Associna.
Dopo una giornata di polemiche, in serata vi è stata una parziale marcia indietro del sindaco Roberto Cenni che ha annunciato che giovedì il Comune esporrà la bandiera a mezz’asta in segno di lutto e il Consiglio comunale osserverà un minuto di silenzio. E poi ha smorzato le polemiche: “Se non è stato proclamato il lutto cittadino è perché negli ultimi decenni l’amministrazione comunale di Prato non lo ha mai indetto, anche in presenza di altri fatti tragici che hanno colpito la nostra città. Ho telefonato ai familiari delle vittime, per esprimere la vicinanza e il cordoglio di Prato, ed ho scritto al Console e all’Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia per esprimere il dolore della Città”.
Parole dure invece quelle espresse dal vescovo pratese, monsignor Gastone Simoni. “La morte, nella sua dura imparzialità – ha ricordato il presule – mette a nudo i nostri pregiudizi, ricordandoci che tutti, pratesi di vecchia origine o di recente venuta, e immigrati anche cinesi, siamo tutti accomunati dalla stessa umanità. Per queste tre giovani donne prego il Signore della vita”.
fonte: ImmigrazioneOggi
venerdì 30 ottobre 2009
Prato, vietati kebab e sexy shop in centro
Sarà vietato d'ora in poi aprire nuovi kebab house e sexy shop in centro storico a Prato. Lo ha deciso la giunta comunale di centrodestra che ha presentato oggi, come spiega l'assessore alle attività produttive Roberto Caverni, "un provvedimento urgente e transitorio".
"Serve a frenare il dilagare del degrado che rischia di estendersi a diverse zone del centro storico - precisa Caverni - e nell'attesa di approvare il nuovo regolamento del commercio". Secondo l'assessore della giunta retta dal sindaco Roberto Cenni, vale per tutti "l'esempio di via Pier Cironi", dove i negozi sono ormai in mano alla comunità nigeriana e dove anche l'estetica lascia a desiderare. Le nuove norme riguardano tutte le "attività artigianali di cottura alimenti".
fonte: Repubblica
lunedì 19 ottobre 2009
Picchiano venditore di rose, denunciati 4 «skinheads»
Prima gli hanno urlato: «Vattene dall’Italia». Poi lo hanno insultato e, infine, giù con le botte. Aggredito da quattro skinheads, fra i quali una ragazza di 22 anni di Pistoia, un bengalese di 31 anni ne avrà per 7 giorni. Fra i primi soccorritori, anche le coppiette alle quali, in un ristorante di Prato, a due passi dalla cattedrale, l’extracomunitario aveva cercato di vendere rose. Dal ristorante è partita, ancora prima che il giovane del Bangladesh chiedesse aiuto, la chiamata al 112. Non era neppure troppo tardi. Mezzanotte e mezza. I carabinieri, che in pochi minuti hanno individuato gli aggressori - che si erano dati alla fuga - riferiscono che il giovane non ha provato neppure a difendersi.
LA BANDA DEI NAZISKIN - Uscito dal locale, non poteva immaginare d’imbattersi in un quartetto di giovani scalmanati, di quelli con la testa rasata, gli anfibi ai piedi, i giubbotti neri, la passione per i simboli nazifascisti. Secondo gli inquirenti, il capo - denunciato - è un ventunenne, tatuato su tutto il corpo, residente nella vicina Pistoia e già conosciuto come naziskin. Insieme a un compagno di branco ha picchiato l’immigrato, incitato dagli altri due, compresa la ragazza. Adesso, i quattro dovranno rispondere di «concorso di persone in violenza privata, lesioni personali aggravate per aver commesso il fatto con finalità di odio razziale». Un’aggravante, quest’ultima, che permette ai militari e alla magistratura di procedere d’ufficio. Il capo del branco dovrà anche rendere conto del coltello a serramanico che i carabinieri hanno trovato sulla sua auto, insieme a cd musicali con simboli nazisti. A bordo dell’auto dei ragazzi, i militari hanno sequestrato cd musicali con emblemi nazifascisti e un coltello a serramanico
IL CAPO E I GREGARI - Gli altri, un genovese di 21 anni, la giovane pistoiese e un diciottenne di Firenze, secondo i carabinieri sono «gregari» del capo, simpatizzanti d’estrema destra che, con molte probabilità, si sono conosciuti durante un rave party o un altro raduno da qualche parte d’Italia. Una banda non pratese e, quindi, non animata da un odio razziale covato in una città che con l’immigrazione deve fare i conti quotidianamente: Prato ospita una fra le comunità cinesi più numerose in Italia. «Non lavorano e non hanno problemi a muoversi», spiegano gli inquirenti, secondo i quali l’episodio è isolato e non era stato premeditato. Dura e bipartisan la condanna. Per il sindaco di Prato, Roberto Cenni (Pdl), «la città è una polveriera»: il primo cittadino parla di «episodio intollerabile». Sulla stessa linea il capogruppo del Pd, Massimo Carlesi: «Un fatto gravissimo figlio del clima d’odio che si respira in Italia».
fonte: Corriere della Sera
Etichette: bangladesh, destra, pestaggio, prato
Pubblicato da AdminK alle 21:14 0 commenti