Un 36enne salvadoregno fermato nella notte ha confessato il duplice omicidio di via Segneri, a Milano: lo rende noto la polizia. L'uomo, che ha reso confessione davanti al procuratore aggiunto Alberto Nobili e al sostituto Gianluca Prisco, e' un conoscente di Libanny Meijia Lopez, la 29enne trovata nuda e sgozzata ieri pomeriggio nel suo appartamento di zona Lorenteggio insieme al figlioletto Leandro, di 3 anni, anch'egli ucciso a coltellate. Il padre del piccolo Leandro e compagno della donna - che era stato sentito ieri in Questura - era totalmente estraneo alla vicenda.
Il salvadoregno fermato, Victor Hugo Menjivar, avrebbe ucciso la donna perche' aveva rifiutato le sue avance. L'uomo, era ospite a cena dalla donna e aveva portato anche suo figlio, amico del bambino di lei. Il salvadoregno ha confessato, spiegando di avere perso la testa, durante un lunghissimo interrogatorio negli uffici della Squadra Mobile davanti al procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili e al pm Gianluca Prisco.
Stando a quanto ricostruito, il salvadoregno, amico della donna, sposato e con un altro figlio in arrivo, era andato a cena lunedi' scorso a casa di lei portando anche suo figlio che giocava spesso con il bimbo della dominicana. La donna era anche amica della moglie del fermato.
Dopo aver mangiato e bevuto, e mentre i bimbi erano in un'altra stanza, l'uomo ha iniziato a tentare un approccio sessuale con lei, ma e' stato respinto. Ha insistito a lungo e all'ennesimo rifiuto ha preso un coltello dalla cucina. La donna allora ha cercato di salvarsi la vita offrendosi a lui, ma l'uomo, che come ha detto agli inquirenti aveva perso la testa ed era molto ubriaco, a quel punto l'ha sgozzata. Ha cercato poi di nascondere il cadavere dietro al divano per non farlo vedere ai bambini, che intanto avevano sentito le urla. Poi la decisione di sgozzare anche il figlio di lei. Dopo il duplice omicidio e' uscito dalla casa e ha gettato il coltello in via Primaticcio e, dopo la confessione, l'ha fatto ritrovare agli investigatori.
mercoledì 5 marzo 2014
Donna dominicana ammazzata a Milano per aver rifiutato un'avance
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martedì 13 aprile 2010
Furia razzista contro due fratelli congolesi, anzi italiani
«Sporchi negri, tornate a casa vostra». Con questi insulti sei giovani algheresi hanno aggredito all’alba di domenica due fratelli di colore, di 22 e 28 anni, cittadini congolesi, di madre algherese, in possesso anche della cittadinanza italiana.
L’episodio si è verificato nella centralissima via Carducci, a due passi da piazza Sulis. Il pestaggio è cominciato con il lancio di pietre, mattoni raccolti dalla pavimentazione stradale, poi con calci e pugni fino a quando qualcuno non ha dato l’allarme e i sei si sono allontanati lasciando i due giovani doloranti a terra. Accompagnati nel pronto soccorso dell’ospedale civile, a entrambi sono stati assegnati dieci giorni di cure per contusioni, sospette fratture, abrasioni al volto e lividi ovunque.
Le indagini sono seguite dal commissariato di polizia, ma ieri mattina i due senegalesi accompagnati dai familiari e dai loro avvocati hanno presentato denuncia anche alla compagnia dei carabinieri di via Don Minzoni. Le telecamere di una postazione di una vicina tabaccheria avrebbero ripreso tutta la scena.
I due congolesi avevano trascorso tranquillamento l’intera nottata di sabato in piazza Sulis, con altri amici, come avviene ogni fine settimana per centinaia di giovani. Ma probabilmente erano stati presi di mira da un gruppo di balordi, una mezza dozzina di individui che paiono specializzati nei pestaggi (non è la prima volta che si cimentano in imprese del genere, sempre di taglio razzista) e che di socializzare avevano poca voglia. Hanno perfino una sigla che fa riferimento a movimenti dell’estrema destra.
I due congolesi, che per comodità chiameremo George, 22 anni, al terzo anno di medicina nell’università di Sassari, e Vincent, 28, diplomato nell’istituto alberghiero di piazza Sulis e ora cuoco in un noto ristorante in Belgio, sono figli di una signora algherese che ha sposato quarant’anni fa un allievo pilota della Repubblica del Congo, conosciuto ad Alghero dove all’epoca la scuola di volo dell’Alitalia addestrava piloti per l’aviazione civile di Paesi di tutto il mondo e in gran parte del continente africano. Oggi il padre di George e Vincent è il comandante pilota dell’aereo del presidente della Repubblica del Congo.
I due intorno alle 5 del mattino di domenica lasciano piazza Sulis e a piedi raggiungono via Carducci, pochi passi di distanza. Stanno per varcare il cancello del passo carraio del palazzo dove abitano quando arrivano tre motorini con sei giovani in sella, un agguato in piena regola che ha perfino avuto successo, visto che i picchiatori sono fino a questo momento impuniti. Partono i primi mattoni, pezzi di asfalto, e a niente serve che George e Vincent urlino di essere cittadini italiani, cresciuti addirittura ad Alghero. Vengono pestati perché di colore. Nei giorni scorsi il giudice di pace di Alghero, Barbara Cossu, ha condannato una ristoratrice algherese, Antonia Salis, titolare del Santa Cruz, a 500 euro di multa oltre al pagamento delle spese processuali per aver ingiuriato e malmenato un proprio dipendente, un cittadino della Repubblica Dominicana. Si ha quindi la sensazione che nella «civilissima» città di Alghero fermenti razzistici, frutto prevalentemente di grande ignoranza, stiano prendendo piede.
fonte: La Nuova Sardegna
Etichette: alghero, congo, neri, pestaggio, repubblica dominicana
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venerdì 23 ottobre 2009
Traffico di umani: un italiano truffa 68 dominicani, cerco un giornale che riporti la notizia
La legge italiana di fatto impedisce l'immigrazione regolare in Italia, infatti è possibile chiedere il permesso per motivi di lavoro un solo giorno ogni due anni circa. In quell'occasione un datore di lavoro italiano deve invitare un cittadino extracomunitario che si trova all'estero a lavorare presso di lui (come l'ha conosciuto?) poi si attende circa un anno e mezzo per avere la risposta (ne avrà ancora bisogno?). Questo meccanismo spinge molte persone a credere a chi promette vie più facili per accedere al nostro paese.
Questa è la storia di Adriana che come altre 67 persone ha creduto a un italiano molto attivo a Santo Domingo. Adriana ha 24 anni, studia all'università più antica delle americhe farmacologia, ha un figlio e lavora in una ricevitoria del lotto. Viene avvicinata dal nostro connazionale che le offre, in cambio di 2.000 euro un posto di lavoro in Italia, regolare e ben retribuito (oltre 2.500 euro al mese). Adriana ci pensa un po', poi inizia a chiedere prestiti a banche e usurai per raccimolare i soldi necessari al viaggio. Qualche mese in Italia le permetterebbero di cambiare vita e tornare in Repubblica Dominicana con una cifra sufficiente per garantire un futuro a suo figlio. Non ha soldi per pagare l'università che lascia, viene lasciata a casa dal lavoro perchè, con una partenza in vista, non conviene al suo datore di lavoro.
Il nostro onesto lucratore aveva un giro di 68 persone a cui arrivava a chiedere anche 7.000 euro per organizzare il viaggio, aveva messo insieme un gruzzolo di oltre 130.000 euro rubandoli a persone disperate e in cerca di un'illusione. Poi è sparito lasciando che la polizia arrestasse la sua complice e dandosi latitante, magari ricongiungendosi con qualche camorrista italiano che sull'isola abbondano.
Queste sono le storie che gli onesti italiani costruiscono lontano dalla loro patria giocando sporco, speculando sulla disperazione delle persone e sulla rigidità della legge italiana. Cerco un giornale disposto a raccontare questa storia, così sapremo perchè all'estero non siamo sempre amati.
fonte: www.kuda.tk
Etichette: italia, repubblica dominicana
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domenica 13 settembre 2009
Parma: Prostitute in pieno giorno in via Dalmazia
Se ne stanno sul ciglio della strada, accovacciate sul marciapiede in pieno giorno. Al passante fanno versi con la lingua, gesti espliciti con le mani. Ridono, dicono “fermati con noi”. Sono cinque prostitute di via Dalmazia, a pochi metri da via Repubblica. Alla luce del sole o di notte, per loro non fa differenza: si siedono e aspettano a partire dalle 14, nell’ora delle cicale e della canicola. “Lavoriamo”, ammiccano a chi fa domande. Lavorate? “Sì – aggiungono con voce più bassa – facciamo l’amore”.
Tempo di scambiare due battute e una di loro s’è già alzata, ostenta un sorriso languido e fa segno di entrare in casa, un piccolo appartamento con la porta sempre aperta: “Noi siamo qua – sussurra - stiamo insieme tutto il giorno”. Dicono di essere della Repubblica Domenicana e di Haiti, di avere tutte sui 30 anni e di non poter contare su molte alternative: “Vivo in Italia da dieci anni – lamenta una – e non sono ancora riuscita a trovare un lavoro degno”. E un’altra: “Sono sposata e ho due bimbi che vivono a Santo Domingo, ma se non faccio questo mestiere chi mi dà da mangiare?”. Fine spiegazioni, bando alle ciance. Subito ricomincia il teatrino delle smorfie, dei risolini, delle lusinghe recitate: “Dai vieni dentro, beviamo qualcosa e poi…”. Il prezzo? “Cinquanta euro” fa segno la più intraprendente, canottiera assai generosa e infradito nere.
La polizia municipale non le spaventa, le ordinanze sull’accattonaggio molesto neppure sanno cosa siano: “I vigili? Da queste parti non passano mai – sghignazzano – e se vengono ci presentiamo come badanti, così ci lasciano in pace. Al massimo, offriamo qualcosina anche a loro”. E giù risate. La prostituzione in pieno giorno, a due passi dal centro, sembra routine. L’amore a richiesta in via Dalmazia è quasi ornamento, segno distintivo di un quartiere popolare e quasi ghettizzato. Ora anche in pieno giorno: “Queste donne trascorrono tutto il pomeriggio qui, sedute sul marciapiedi – racconta un abitante della zona – e il bello è che i clienti non mancano mai”. La conferma arriva dalle dirette interessate: “Di notte o di giorno non cambia niente – dicono – gli italiani sono tutti pu…nieri, anche se la crisi ora si fa sentire”. Poi iniziano i sospetti, il timore per le domande insistenti. Infine i sorrisi si spengono, la fuga scatta velocissima quando spunta la macchina fotografica.
Fonte: Centro Parma
Etichette: haiti, parma, prostituzione, repubblica dominicana
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