Picchiato, aggredito da un cane aizzato contro di lui, insultato come "negro" e "musulmano di m....". Il caso di discriminazione razziale si è registrato a Milano. La vittima è un eritreo di 55 anni residente in città e con regolare permesso di soggiorno. Gli aggressori sono invece due romeni di 19 e 20 anni che una volta arrestati non hanno nascosto il proprio disappunto agli agenti di polizia: "Ma come arrestate noi che siamo vostri compaesani e difendete quel negro di m...? I musulmani ci uccideranno tutti".
La vicenda risale al 26 agosto scorso. Teatro dell'aggressione è la stazione Greco Pirelli, periferia nord di Milano. Mancano pochi minuti alle 14 quando i due giovani romeni, ubriachi, si scagliano contro l'eritreo, lo insultano, lo picchiano e gli aizzano contro il loro pastore tedesco. Gli rubano anche il cellulare ("volevamo solo sapere l'ora", è la loro giustificazione), che comunque verrà restituito pochi minuti dopo. La scena non passa inosservata e qualcuno dei presenti avverte la polizia. Così, una volta saliti sul treno, i due trovano diversi agenti ad attenderli alla vicina stazione di Lambrate. Ma anche in commissariato danno in escadescenza, insultando ripetutamente gli agenti e provocando diversi danni agli uffici della polfer.
fonte: La Repubblica
martedì 2 settembre 2014
Milano, picchiano un eritreo e gli aizzano contro un cane: "I musulmani ci uccideranno"
venerdì 30 marzo 2012
Giovani tirano il velo a donna musulmana
"In Italia questo non deve succedere". Il suo velo da araba strattonato da un gruppo di bulli che le urlavano: "Levatelo, qui in Italia non lo devi portare, vattene nel tuo paese". E ancora: "Kamikaze, bombardati!". E' accaduto mercoledì scorso a Neila, una donna tunisina di religione musulmana, che ha denunciato tutto e ora racconta come è stata aggredita, prima a parole poi con calci e spinte, da un gruppo di ragazzi nel centro di Monterotondo, vicino Roma. "Un'aggressione razziale e religiosa" l'ha definita sua sorella Nadia, residente da vent'anni nella cittadina e presente al momento dell'accaduto. Tutto denunciato ai carabinieri di Monterotondo, col comandante che conferma: "Ci sono stati anche insulti e spinte".
fonte: Repubblica.it
domenica 6 febbraio 2011
Fossalta di Piave aiuta la bimba esclusa dalla mensa
Fossalta di Piave è balzato agli onori della cronaca per una vicenda di ingiustizia sociale: il sindaco aveva negato la mensa a una bambina di 4 anni la cui famiglia non poteva provvedere alla retta mensile.
A nulla era valso il gesto amorevole di alcune maestre, e due collaboratori scolastici, che avevano rinunciato al pranzo scolastico in favore della piccola. Riprese aspramente sia dal Sindaco, Massimo Sensini, e dalla Preside della scuola, Simonetta Murri, rischiano provvedimenti disciplinari.
Fossalta di Piave è balzato agli onori della cronaca per una vicenda di ingiustizia sociale: il sindaco aveva negato la mensa a una bambina di 4 anni la cui famiglia non poteva provvedere alla retta mensile.
A nulla era valso il gesto amorevole di alcune maestre, e due collaboratori scolastici, che avevano rinunciato al pranzo scolastico in favore della piccola. Riprese aspramente sia dal Sindaco, Massimo Sensini, e dalla Preside della scuola, Simonetta Murri, rischiano provvedimenti disciplinari.
Hanno raccontato alcuni di loro:
“La scena della bambina che piangeva perché veniva separata dai suoi amichetti ci ha devastato il cuore. Non avevamo e non abbiamo nulla contro l’amministrazione, non facciamo politica! Abbiamo fatto quello che qualsiasi genitore di buonsenso vorrebbe fare.
Non vogliamo medaglie. Non vogliamo che questa diventi una guerra sulle teste dei bambini. Vogliamo e volevamo, solo, risolvere un problema che non si poteva ignorare. Avevamo chiesto un colloquio con la preside. Le abbiamo parlato. E lei, ancora ieri, ci ha detto che non poteva fare nulla. Alcuni di noi hanno scelto di intervenire in forma privata. Le polemiche non servono a nessuno”.
La storia, riportata dal Fatto Quotidiano, aveva colpito l’opinione pubblica varcando i confini del Veneto. Una piccola rete di aiuti si era creata immediatamente e la Scuola per l’Infanzia era stata sommersa da telefonate e proposte di pagamento. La frase più ricorrente è stata “Se serve, pago io“.
Il Sindaco, raggiunto dai giornalisti, aveva cercato di nascondersi dietro norme e cavilli burocratici, rilanciando con un sibillino
“La bambina è figlia di un noto estremista islamico“
Voci infondate perché, come spiega Giuseppe Dalcin, l’ex consigliere comunale del Pci che ha messo a disposizione la sua casa alla famiglia della piccola, il padre
“è andato in Belgio a cercare un impiego onesto perché aveva perso il lavoro. Ha lavorato otto anni come metalmeccanico, non l’ho mai visto lamentarsi. Quando è finito in cassa integrazione, un giorno mi ha detto: Devo trovare un modo per sfamare la mia famiglia. Integralista islamico? Un religioso islamico, direi. Qualcuno deve spiegare al sindaco la differenza”.
La bambina con la madre e i suoi 4 fratelli vivono nella casa che Dalcin aveva messo loro a disposizione per soli 300€ di affitto, fintanto che il padre ha lavorato in Italia. Ora che il denaro scarseggia non ha più voluto soldi. Ad aiutarli il fratello del padre che per loro fa la spesa, nonostante abbia solo vent’anni e una sua famiglia da mantenere. Come sostiene lo stesso Dalcin:
“Usavo quei soldi per ammortizzare i costi, solo di riscaldamento: solo di quello, per il mio piano e il loro spendo 700 euro al mese. Io cinque bambini per strada non li metterò m-a-i. Piuttosto ci vado io, al freddo e al gelo”.
Lascia turbati l’atteggiamento del Sindaco, a prescindere dalla sua provenienza politica. Davanti al bisogno di un cittadino il primo rappresentante non dovrebbe barricarsi dietro le carte e la burocrazia. Innanzi all’infanzia e alle necessità di una bambina, a un bisogno primario come il cibo e al gesto compassionevole delle sue maestre, non si può reprimere ma solo sostenere.
fonte: Dire Donna
lunedì 8 novembre 2010
Ragazza costretta a togliersi il velo per esame patente
Non si aspettava che le chiedessero di togliersi il velo dalla testa per fare l’esame di teoria per poter prendere la patente, ma invece questo è successo a una donna magrebina di religione islamica alla motorizzazione di Valdaro a Mantova. Il tutto è successo sabato scorso. La giovane è arrivata con i capelli nascosti da un foulard che le lasciava però ben visibile il volto. Ma il funzionario che stava registrando gli esaminandi ha preteso che si togliesse il velo. “Temeva che sotto avesse un auricolare”, hanno riferito alcuni testimoni, rimasti colpiti dall’ordine perentorio del funzionario. Le ha detto chiaramente che se avesse tenuto il velo non avrebbe fatto l’esame - ha raccontato Viola Banzi, 18 anni, di Mantova, anche lei impegnata nell’esame -. La signora aveva il velo che le copriva il capo e il volto era perfettamente riconoscibile. Inoltre, aveva detto che era la seconda volta che sosteneva l’esame e la prima l’aveva fatto regolarmente con il velo”.
Le lacrime
Questa volta, però, non è stato possibile e non è bastato nemmeno alzare il velo un attimo per mostrare che non aveva alcun auricolare. Così, piangendo - hanno raccontato alcuni dei presenti - è andata in bagno e ha tolto il foulard. Quando è tornata, ha sostenuto l’esame superandolo. È stata Viola, figlia dell’assessore provinciale alle Politiche sociali Fausto Benzi, a rendere pubblica la storia su cui la motorizzazione non ha ancora commentato. “Ha fatto l’esame e ha continuato a piangere - ha raccontato Viola -. Una pena. Era sola, o meglio era insieme solo a un rappresentante della sua autoscuola, ma non aveva parenti o amici che la consolassero. Mi è dispiaciuto non aver avuto il coraggio di rispondere per le rime a quell’uomo. Sono tornata alla mia autoscuola per comunicare che il mio esame era andato bene e ho raccontato il fatto al titolare, il quale mi ha risposto che non era la prima volta che quel funzionario trattava male gli stranieri”.
fonte: City
Etichette: donne, islam, mantova
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venerdì 7 maggio 2010
Novara, con il burqa alle poste multa da 500 euro a tunisina
Ai vigili urbani che ieri le presentavano il verbale della multa, ha rivolto una sola richiesta: "Per favore, posso firmare fuori dal mio appartamento? Me lo chiedono le mie convinzioni religiose". Richiesta accettata: Amel ha firmato sul pianerottolo il documento che certifica la prima multa italiana per porto abusivo di burqa. Per la precisione la sua infrazione è quella di aver indossato il niqab, il velo che copre tutto il volto ad eccezione degli occhi. In questo modo Amel, tunisina di 26 anni, ha violato una recente ordinanza del sindaco leghista di Novara, Massimo Giordano: "Ho firmato il provvedimento - spiegava ieri Giordano - per ragioni di sicurezza ma anche per far sì che chi viene a vivere nelle nostre città rispetti le nostre tradizioni".
La storia della multa da 500 euro comminata ieri alla ragazza tunisina, comincia in autunno: "Un giorno - racconta il sindaco - ho incrociato per strada una ragazza totalmente coperta dal velo. Ho chiamato i carabinieri perché la identificassero. In quella occasione ho scoperto che ci sono delle falle nelle leggi italiane per cui chi circola così nascosto può sperare di farla franca. Allora ho scritto l'ordinanza: per vietare definitivamente che ci si possa presentare nei luoghi pubblici con il volto coperto". Un principio che varrebbe anche per chi si presentasse in ufficio con il casco da motociclista. Ma è ovvio che la battaglia sul burqa paga di più politicamente. Così venerdì scorso scoppia il caso. Accade in mattinata vicino all'ufficio postale di corso Trieste, nel quartiere di sant'Agabio, a ridosso della ferrovia, la zona popolare di Novara. La ricostruzione del comandate dei vigili urbani, Paolo Cortese, è precisa: "Una ragazza e il marito sono stati fermati da una pattuglia di carabinieri vicino all'ufficio postale. I militari hanno chiesto i documenti. Il marito ha fornito i suoi e successivamente ha presentato anche il passaporto della moglie. Naturalmente i carabinieri hanno chiesto di verificare se sotto il vestito ci fosse davvero la donna. L'uomo ha reagito: "La mia religione vieta a una donna di mostrarsi in pubblico di fronte a un uomo".
La discussione si anima. L'uomo pretende il rispetto di quelli che sostiene essere i principi dell'Islam. Il fatto che tutto si svolga di venerdì non favorisce atteggiamenti di compromesso. I carabinieri cercano aiuto nei vigili urbani. Arriva una vigilessa e si trova un accordo: Amel accetta di andare in un luogo appartato, lontano da possibili sguardi maschili, e mostra il suo viso alla funzionaria dei vigili urbani che constata la corrispondenza con la fotografia del passaporto. Tutto risolto? Naturalmente no perché Amel ha violato l'ordinanza quando si è presentata alla posta con il volto coperto. Dunque va punita con 500 euro di multa.
Rimane un punto interrogativo: è stata la donna a non volersi togliere il velo è o stato il marito a imporglielo? Il comandate dei vigili confessa di non saper rispondere: "Nella discussione ha sempre parlato il marito e non sappiamo se lei fosse o no consenziente". Il sindaco è soddisfatto? "Io spero sempre che non si arrivi a dover multare i cittadini. Ma in questo caso non abbiamo potuto farne a meno. C'è un problema di sicurezza e di tradizioni da rispettare". Eppure in molte città del mondo è consentito alle donne circolare con il volto coperto: "Lo so - risponde Giordano - ma Novara non è Londra".
fonte: Repubblica
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martedì 23 febbraio 2010
Un asilo comunale per soli cristiani
Il regolamento, all'articolo 1, pone come condizione per iscrivere il figlio all'asilo l'accettazione di una sorta di preambolo religioso: la provenienza da una famiglia cattolica o cristiana, escludendo di fatto molte famiglie di immigrati di diverso orientamento religioso.
Goito, provincia di Mantova. Ora solo il 37% della popolazione è cristiana praticante (ed essere cristiana non praticante è un ossimoro).
Ora il regolamento è nettamente anti-costituzionale e verrà cancellato. Ci vorrebbe un norma che obblighi a pagare ingenti risarcimenti ai politici che approvano leggi e regolamenti chiaramente contro la Costituzione così elimineremmo una serie di iniziative colorite ma inutili e razziste.
fonte: ilKuda
martedì 15 dicembre 2009
Censimento o schedatura?
Milano come punto di partenza per controllare la comunità islamica italiana. Così ha deciso il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che ha concordato con il prefetto Gian Valerio Lombardi le misure necessarie a censire gli islamici residenti nel capoluogo lombardo. “I miei uffici nei giorni scorsi hanno avviato i lavori per censire, quartiere per quartiere, la presenza della comunità islamica. A chiederci di muoverci in questa direzione è stato lo stesso ministro”, ha dichiarato il prefetto.
Censimento. La decisione è arrivata dopo il colloquio del 1° dicembre scorso tra Maroni, Lombardi e il sindaco Letizia Moratti. L’obiettivo dichiarato è conoscere il numero di fedeli che necessitano di un luogo di culto a Milano. Ma la misura servirebbe anche a monitorare la comunità islamica per evitare il ripetersi di episodi come l’attentato dello scorso 12 ottobre alla caserma Santa Barbara. Raggiunto telefonicamente da PeaceReporter per un chiarimento, il prefetto ha fatto sapere di essere troppo impegnato per rispondere alle nostre domande.
Database. Una prima spiegazione arriva due giorni dopo dall’assessore regionale all’urbanistica, Davide Boni: “Milano sarà presa a modello per una legge nazionale che regolamenti la costruzione dei luoghi di preghiera islamici nelle città italiane”. Si tratterebbe quindi, almeno inizialmente, di istituire un database sulla comunità islamica per verificare la necessità di costruire una moschea a Milano. Chi si sta occupando concretamente di raccogliere questi dati? “Il censimento dei musulmani milanesi è stato chiesto dal prefetto all’anagrafe”, spiega Boni il 3 dicembre al Giornale.
Nascondino. Quindi secondo Boni l’incarico spetta al Comune di Milano. Allora chi meglio dell’assessore ai Servizi sociali, Mariolina Moioli, per ottenere delucidazioni in merito? “Io non ne so niente. Quando il prefetto mi informerà della cosa, avrò dichiarazioni da fare. Per ora non ho nulla da dire”. Sembra che neanche in Comune sappiano qualcosa di un provvedimento annunciato pubblicamente una settimana fa. Cercato nuovamente, il prefetto è ancora irreperibile. Cosa dicono al ministero degli Interni? Introvabili i portavoce di Maroni e del sottosegretario Nitto Francesco Palma, che non rispondono neppure alle mail. Alla faccia della trasparenza delle istituzioni. Anche il direttore del centro islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari, non sa nulla dell’iniziativa. Sembra di giocare a nascondino.
Progetto di legge. Come riportato ancora dal Giornale, l’idea del ministro Maroni di proporre una legge per regolamentare la costruzione delle moschee sul suolo italiano non è una novità. Ma fino ad ora il progetto era rimasto tale. L’urgenza della situazione milanese ha prodotto inizialmente un rimpallo di responsabilità, con l’amministrazione che richiedeva una normativa al ministero e Maroni che rispondeva con un laconico “Deve decidere il Comune”. La proposta del censimento milanese come punto di partenza per una normativa nazionale ha messo d’accordo tutti: il sindaco Moratti sollevata dalla responsabilità della decisione e il ministro Maroni, che scriverà la legge dopo aver ricevuto i dati del capoluogo. Riuscendo allo stesso tempo a varare un nuovo strumento di controllo della comunità islamica.
A volte ritornano. Eppure Enzo Bortolotti, sindaco leghista di Azzano Decimo, Pordenone, il mese scorso aveva dovuto rinunciare ad un provvedimento simile, sommerso dalle polemiche e dalle obiezioni di incostituzionalità. Abbandonata dal piccolo Comune friulano, la misura viene ora riproposta a Milano, nel silenzio quasi totale dei media e delle autorità, che si sottraggono a ogni chiarimento. E il capoluogo lombardo sarà con tutta probabilità il trampolino di lancio per la normativa nazionale.
fonte: Peacereporter
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domenica 13 dicembre 2009
Il «bavaglio» alle associazioni divide le coscienze a Trenzano
Nervi tesi, momenti di tensione, sala consiliare stipata in ogni ordine di posto e telecamere di «Annozero» puntate sull'approvazione della mozione anti-moschee che ha portato alla ribalta nazionale Trenzano.
LA SENSAZIONE che l'ordinanza firmata dal primo cittadino Andrea Bianchi per mettere il «bavaglio» al centro culturale islamico, potessero trasformarsi in un caso nazionale, un «White Christmas» bis, c'era fin dalla vigilia del consiglio comunale di ieri. La certezza, però, la si è avuta solo poco prima dell'inizio della seduta, quando gli operatori della Rai hanno preso posto tra il folto pubblico di cittadini trenzanesi, semplici curiosi e un nutrito drappello di iscritti all'associazione islamica finita nel mirino della Giunta. Il Comune ha imposto al circolo, attraverso una chiacchieratissima ordinanza, di tenere le proprie riunioni tassativamente in lingua italiana. Il caso Trenzano è cominciato così, sabato scorso, per poi sfociare di recente nella mozione anti-moschee presentata dal centrodestra compatto, nella convocazione del consiglio comunale straordinario e nell'approvazione (10 voti a favore e 4 contrari) del documento cofirmato da Lega Nord e Pdl.
Documento nel quale si legge, tra le altre cose: «considerata la natura di moltissimi centri islamici che diventano nido di pericolosi terroristi e preso atto dell'oggettivo rifiuto dei musulmani all'integrazione, si chiede che il sindaco, la giunta e il consiglio facciano tutto il possibile per negare ogni tipo di autorizzazione e ogni possibilità di apertura sul territorio comunale di centri culturali islamici o moschea».
fonte: Bresciaoggi
martedì 8 dicembre 2009
La Padania attacca Tettamanzi "Ma è un vescovo o un imam?"
"Onorevole Tettamanzi", titolava a tutta pagina la Padania di ieri. Nell'articolo, un affondo ancora più pesante: "Cardinale o imam? Se lo chiedono in molti. Tettamanzi la città la vive poco". L'attacco del quotidiano della Lega all'arcivescovo di Milano arriva a freddo, due giorni dopo il Discorso alla città, annuale omelia in occasione della festa patronale di Sant'Ambrogio. Discorso nel quale l'arcivescovo di Milano ha bacchettato la giunta di Letizia Moratti e le istituzioni sui temi della moralità e dell'accoglienza, esortando gli amministratori a far rifiorire il tradizionale "solidarismo ambrosiano".
Alla Padania non sono piaciute le critiche del cardinale alla recente raffica di sgomberi che ha messo sulla strada 250 rom di un accampamento abusivo alla periferia della città. Tema caro al Carroccio ribadito anche ieri sera il suo leader Umberto Bossi che da Milano, dove ha incontrato il sindaco Moratti per l'inaugurazione del presepe a Palazzo Marino, ha detto: "La gente oltre alla cristianità dà peso alla tradizione e si sente sicura quando la tradizione è rispettata". Tradizione "a rischio - secondo il ministro delle Riforme - se facciamo venire troppa gente che porta le proprie di tradizioni", e da salvare e proprio con simboli della cristianità come il presepe.
fonte: Repubblica
mercoledì 2 dicembre 2009
Il “no” leghista a Sayed mobilita il volontariato
Il mondo del volontariato cittadino scende in piazza per solidarietà a Osama Sayed, il presidente dell’Associazione culturale araba “Badr” che nei giorni scorsi si è visto chiudere la porta in faccia dall’amministrazione comunale.
Motivo del contendere? La richiesta di utilizzo gratuito per domenica prossima della Sala Pertini fatta da Sayed, che da una vita vive in città ed è anche presidente della Consulta locale delle associazioni, per celebrare la tradizionale Festa del Sacrificio Aid Al Adha e per organizzare, nell’occasione, un pranzo per gli anziani non autosufficienti della città. Secco il «no» dell’assessore ai Servizi Sociali leghista Maria Angela Bellini che con una mail inviata a Sayed ha motivato il suo rifiuto definendo una manifestazione di questo tipo «ghettizzante, perché non verte al beneficio di tutti ma solo di una ridotta comunità. Eventi come questo, seppur lodevoli, dovrebbero svolgersi in contesti privati non di proprietà comunale. Per questo esprimo parere sfavorevole a un’eventuale richiesta di un utilizzo oneroso della sala polifunzionale».
Immediata la replica di Sayed, che ha chiesto la cancellazione della sua associazione dall’albo cittadino, e dei partiti d’opposizione, oltre che dei portavoce del volontariato peschierese.
...
Solidali con l’associazione Badr anche l’Aido, l’Arci Isola che non c’è, l’Associazione culturale Bachelet, l’Auser, la Caritas, la Fiab, il Comitato permanente per la pace, la Consulta delle associazioni sportive di Peschiera, la Tribù, la Pro Loco e la sezione locale di Slow Food che per domenica 29 novembre hanno chiesto pubblicamente l’utilizzo della sala Pertini e saranno alle 16 in piazza Paolo VI per manifestare la vicinanza a Sayed, «ribadendo il ruolo importante che la vita associativa svolge in città e che l’atteggiamento di chiusura dimostrato dal giunta è controproducente».
fonte: Ediesse
martedì 1 dicembre 2009
Svizzera: no ai minareti. La Lega: ascoltare il popolo
"Il referendum svizzero ha dimostrato che c'è un paese reale che sulle questioni islamiche ha le idee più chiare del paese ufficiale. A questo punto è urgentissimo lanciare un referendum in Italia: moschee sì, moschee no. Una consultazione propositiva per consentire ai cittadini di esprimersi con chiarezza". E' la proposta lanciata su Affaritaliani.it dall'europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio. Che spiega: "Di fronte alla forte infiltrazione che abbiamo di organismi islamici legati al fondamentalismo, bisogna capire se è ancora pensabile tenere aperte le attuali moschee, autorizzate negli anni scorsi senza alcun controllo preventivo. Diamo la voce al popolo anche in Italia".
fonte: Affaritaliani
sul referendum svizzero si veda IlDerviscio
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mercoledì 25 novembre 2009
Varallo, divieto di burqa sui cartelli stradali
lunedì 23 novembre 2009
Della sessualità di Maometto e di altri argomenti che forse sarebbe meglio trattare con cura
Ieri alla cena del Kem Kogi Mohamed Ba ha consegnato il suo decalogo ai bambini (e adulti) presenti. Una delle regole dice: "Non pretendere di parlare della cultura degli altri se non la conosci profondamente", o qualcosa del genere.
Ecco, un paio di settimane fa Daniela Garnero, già Santanchè, si dileggiava nel definire Maometto pedofilo per aver preso in moglie una bambina di nove anni. Per giorni ho atteso che qualcuno che ne sapesse chiarisse la questione con dovizia di citazioni. Finalmente è arrivato ilDerviscio che invito a leggere per intero mentre io gli rubo qualche passaggio:
1) Nella societá araba di millequattrocento anni fa, il conteggio degli anni era alquanto approssimativo, specialmente per quanto riguarda l'anagrafe. Gli anni venivano generalmente computati riferendosi ad avvenimenti importanti anziché al conteggio delle lune. Nella biografia del Profeta Mohammed (la pace sia su di Lui) sono ad esempio noti i fatti avvenuti nell'anno dell'elefante, nell'anno dell'Egira o quelli avvenuti nell'anno del lutto.
2) Il matrimonio precoce era alquanto diffuso e, se accettiamo le tradizioni secondo le quali Aisha (la pace sia con Lei) venne sposata all'etá di nove anni, le stesse tradizioni ci tramandano che il matrimonio venne consumato all'etá di quindici, secondo altre tradizioni diciannove, anni.
...
5) La signora Garnero/Santanché, paladino della difesa dei valori occidentali, avrebbe dovuto, prima di dare fiato alle sue strampalate teorie, studiare non solo il Corano, l'esegesi coranica e la Sīrah Rasūl Allāh, la biografia del Messaggero di Dio, ma anche un po' dei vangeli della tradizione cristiana. Quando Maria, madre di Gesú (la pace su entrambi) raggiunse l'etá di dodici anni, il sommo sacerdote cercò in un consesso di vedovi il suo futuro marito. La scelta cadde su Giuseppe il falegname che si schernì dicendo: "Ho già figli e sono vecchio, mentre essa è una fanciulla! Che io non abbia a diventare oggetto di scherno per i figli di Israele!" (Protovangelo di Giacomo, VIII e succ.)
Poi ilDerviscio spiega come l'età di nove anni di Aisha sia alquanto dibattuta e che insigni studiosi ritengono che avesse almeno 14 anni al momento del matrimonio. Ecco, queste spiegazioni non serviranno a convincere nessuno, anche perchè nessuno si pone il problema se il Profeta fosse pedofilo o meno, però sono fondamentali per capire che la realtà è complessa, non possiamo sempre pretendere di interpretarla con le categorie che conosciamo.
fonte: www.kuda.tk
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venerdì 20 novembre 2009
Crocefisso in bar e ristoranti (ma non se vendi kebab)
Casteldelci, 500 abitanti, piccolo comune incastrato nell’appennino riminese, proprio sotto il monte Fumaiolo, dove si trovano le sorgenti del Tevere. È da qui che parte la crociata contro Strasburgo, in difesa “dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato Italiano”. Con un’ordinanza inedita (la n.4 del 16 novembre 2009) il sindaco leghista Mario Fortini ha introdotto l’obbligo dell’affissione del crocifisso in tutti i locali ed esercizi pubblici, pena una multa di 500 euro.
Dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che vieta in sostanza la presenza nelle scuole del simbolo della cristianità, il sindaco Fortini ha deciso di “dare l’esempio” e fare da solo, in forza anche del ricorso del governo italiano contro la decisione della corte. Nell’ordinanza il sindaco “ordina di esporre immediatamente il Crocefisso in tutti gli edifici pubblici presenti nel territorio di questo Comune, quale espressione dei fondamentali valori “civili” e “culturali” dello Stato Italiano”.
Per “edifici pubblici” si intendono però, è lo stesso sindaco a spiegarlo, “anche i pubblici esercizi quali ristoranti e bar e tutti i titolari di una licenza statale”, non solo scuole ed edifici amministrativi. Praticamente qualsiasi luogo che non sia un’abitazione privata. Tra un paio di settimane i vigili urbani del paese cominceranno con i controlli. Chi non avrà ottemperato all’ordinanza e si vedrà somministrato un verbale da capogiro potrà contestarlo in diversi modi: in via informale andando al palazzo comunale per spiegare le sue ragioni “Se per esempio uno vende i kebab ed è di dichiarata fede musulmana – spiega il sindaco – non ci sono obiezioni”. In tutti gli altri casi o per chi non ha intenzione di dover spiegazioni per quanto riguarda il proprio credo religioso, non resta che ricorrere al Tar (il Tribunale amministrativo regionale) dell’Emilia Romagna oppure al Presidente della Repubblica.
fonte: Il Carattere via Piovono Rane
mercoledì 11 novembre 2009
Azzano Decimo (Pn), Bortolotti propone il ''Censimento Islamico''
"Lei è musulmano? Favorisca i documenti". Sarà questa la domanda che potrebbero sentirsi chiedere tutti i fedeli di religione islamica residenti nel comune di Azzano Decimo. Sì perchè il Sindaco del piccolo comune friulano in provincia di Pordenone, Enzo Bortolotti (fotoa sinistra), della Lega Nord, ha avanzato la proposta, tramite il suo partito, di effettuare il "censimento islamico", ossia un censimento su tutti i cittadini di Azzano Decimo di fede islamica. A parer suo sarebbe un modo per arginare il problema dell'immigrazione clandestina. La proposta del sindaco leghista è stata subito promossa all'ordine del giorno nella prossima assemblea consigliare comunale prevista per il giorno 12 novembre (il prossimo giovedì).
MOZIONE ANTI-ISLAM - La cosa da notare è che la mozione presentata dal carroccio non si riferisce agli immigrati clandestini in generale, agli extracomunitari, ma solo a quelli di religione islamica. Ed un provvedimento del genere non è una novità. Infatti il 17 settembre scorso, in seguito all'omicidio della giovane Sanaa Dafani (foto a destra), la 18enne islamica uccisa dal padre perchè innamorata di un italiano, venne prersentata un'interrogazione simile, nella quale si proponeva di effettuare "una mappatura per stabilire dove siano insediate le comunità musulmane e in particolare quelle legate alle correnti integraliste e fondamentaliste". La proposta però non ricevette neanche una risposta in quel caso.
Cosa differente invece nel comune presieduto da Bortolotti, dove la mozione è all'ordine del giorno. Ma ormai il cinquantunenne dentista rieletto sindaco con addirittura il 70% dei voti, ci ha abituato con le sua ordinanze "anti-islam". Come dimenticare le ordinanze anti-burqa, le ronde, l'obbligo all’extracomunitario con permesso di soggiorno di dimostrare di possedere un reddito di almeno 5.000 euro ogni qualvolta richiede un servizio sociale.
LA MULTA - Se la proposta non dovesse passare, beh di certo Bortolotti non si farà fermare da nessuno. Infatti ha già dichiarato che continuerà insieme al suo partito nella battaglia contro l'immigrazione clandestina. L'unica cosa che potrebbe fermarlo è una vecchia storia (di cui abbiamo già parlato in questo giornale) di una multa presa dai suoi vigili che Bortolotti ha contestato. Il sindaco ha già perso in tribunale ed ora è in attesa del giudizio definitivo: se si dovesse confermare l'accusa, Bortolotti decadrebbe dal suo incarico.
fonte: NotiziarioItaliano
Etichette: friuli venezia giulia, islam, lega nord, pordenone
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venerdì 23 ottobre 2009
"No al cimitero islamico a Corbetta!": Cavaliere fonda un gruppo su Facebook, quasi 400 gli iscritti
Ha raggiunto quasi 400 adesioni nel giro di pochi giorni il gruppo su Facebook chiamato "Contro l'area Islamica Musulmana nel cimitero Cristiano di CORBETTA". Un gruppo fondato martedì scorso dal consigliere di opposizione Claudio Cavaliere, ex esponente della maggioranza corbettese, che sta conducendo una accesa battaglia contro la possibilità di destinare un'area del cimitero di Corbetta ai seguaci della religione di Maometto. Al gruppo hanno aderito esponenti politici della Lega Nord, quali Fabrizio Cecchetti e Simone Gelli. Non sono mancate le polemiche, sottolineate da alcuni membri che hanno attaccato il fondatore del gruppo.
"Nel 2008 - spiega Cavaliere - è passata, con i soli voti della maggioranza di centro sinistra di Corbetta, l'approvazione del nuovo regolamento del cimitero di Corbetta. Questo senza che nel programma del centro sinistra ci fosse stata alcuna menzione di tale progetto. Così si è creata la possibilità di una area di circa duecento tombe rivolte con la punta di testa verso La Mecca. Per il centro sinistra le esigenze degli asiatici vengono sempre per prima. Se l'area venisse realizzata, Corbetta attirerebbe musulmani da tutto il mondo. La notizia si è già diffusa in Pakistan, paese dove bruciano vivi i Cristiani oppure li sgozzano come capre. A Corbetta la comunità pakistana ottiene sempre tutto quello che vuole dall'amministrazione. L'area, nella foto, è la parte a sud-est a forma di "punta di lancia". Anch'essa è rivolta verso La Mecca. Per adesso tale islamizzazione del cimitero è prevista solo a livello regolamentare. Ma se lo stesso gruppo di potere governerà ancora Corbetta, il progetto di annientamento della cultura autoctona, celtica e cristiana, verrà portato avanti. E non solo della cultura. Costruire un area islamica in un cimitero cristiano, è ancora più pericoloso che costruire una moschea".
fonte: Città Oggi Web
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giovedì 24 settembre 2009
le immagini della presunta aggressione ai danni di Daniela Santanché
Su Peacereporter le immagini della presunta aggressione ai danni di Daniela Santanché
Altro su Corriere della Sera
Etichette: destra, islam, milano
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giovedì 17 settembre 2009
Lega chiede il censimento dei mussulmani in FVG
Un censimento degli islamici presenti in Friuli Venezia Giulia. Lo chiede il gruppo regionale della Lega Nord con un'interrogazione sottoscritta da tutti i consiglieri e rivolta alla Giunta. Il capogruppo Danilo Narduzzi afferma che ''la morte di Sanaa e' l'ennesima riprova del fatto che chi vagheggia sull'integrazione tra Occidente e Islam e' vittima di un pericoloso abbaglio. Noi siamo fermamente contrari, a differenza di quanto chiede la sinistra, all'accoglienza indiscriminata verso tutti, perché i moderati, se ci sono, sono purtroppo silenziosi di fronte a questi crimini''.
Secondo Narduzzi ''e' necessaria una mappatura per stabilire dove siano insediate le comunità musulmane, e in particolare quelle legate alle correnti integraliste e fondamentaliste. Leggiamo che vicini di casa e colleghi cadono dalle nuvole dopo la morte della giovane marocchina, e questo perche' non percepivano il pericolo. Non possiamo alimentare un clima di incertezza tra la gente e chiediamo che i nostri cittadini vengano messi al corrente di chi sono realmente le persone che frequentano quotidianamente''.
Il capogruppo della Lega Nord conclude sollecitando l'assessore Molinaro a ''far divulgare dalla direzione immigrazione i dati in suo possesso. Se una mappatura precisa non esiste ancora, deve essere preparata in tempi rapidi. In Aula chiederemo al presidente e all'assessore Molinaro di sollecitare gli organi competenti affinché sia realizzata una mappa del pericolo''.
fonte: ASCA
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giovedì 3 settembre 2009
Scuola araba, Lega contro Comune
Primo siluro: niente buonismo, ai bimbi egiziani ci pensino gli egiziani. Secondo siluro: e se proprio cercano una sede, chiedano a un´agenzia immobiliare. Non c´è pace per la Scuola araba bilingue Nagib Mahfuz di via Ventura. A oltre tre settimane dallo sfratto, comunicato dall´Ente nazionale Acli istruzione professionale che è proprietario della struttura, non bastano nemmeno le buone intenzioni dell´assessore alle Politiche sociali Mariolina Moioli a garantire un futuro all´istituto, nato tre anni fa a Lambrate. C'è il veto della Lega all´impegno di Palazzo Marino per trovare una nuova sede ai duecento studenti di elementari e medie, il 90% dei quali egiziano. «Invece di chiudere viale Jenner - tuona Davide Boni, assessore del Carroccio in Regione - apriamo la scuola islamica. A Milano non ci facciamo mancare nulla. Perché dobbiamo dargli noi la scuola? Se la costruirà il consolato. Tutte le volte che ci sono questi eccessi di buonismo le istituzioni fanno un passo indietro. Le misure poi si colmano». Rincara Matteo Salvini, capogruppo leghista a Palazzo Marino e vecchio contestatore della scuola: «Il Comune si preoccupi di trovare posto in classe, nei nidi e all´asilo, a tutti i bimbi che sono in attesa. E gli arabi si rivolgano a Tecnocasa». Polemiche che si aggiungono a difficoltà oggettive per l´assessore Moioli, che pure si è fatta carico del problema: «Per settembre - spiega - una sede non ci sarà. E finché non la troveremo i bimbi andranno in via Ventura».
fonte: Repubblica
lunedì 31 agosto 2009
Scontro di civiltà a bordo vasca
Allegria: siamo in Italia e il burkini non va perché gli manca la marca da bollo. L’abilità nazionale a (non) risolvere i problemi tirando fuori cavilli burocratici non ha evitato l’arrivo dello scontro di civiltà nelle nostre piscine, però. A Verona «alcune mamme» si sono lamentate perché il costume portato da una bagnante straniera — ideato per le donne islamiche integraliste, o per le donne con padri e/o mariti integralisti, forse (intero-totale-cappucciomunito tipo Cartoonia) — spaventava i loro bambini. Da noi si mandano spesso avanti le mamme, quando il tema è delicato; certo, in casi come questo, anche chi è favorevole alle leggi francesi anti-velo e magari è anche mamma, reagisce imbarazzata; sembra un po’ una scusa, anzi parecchio. Comunque, mamme o non mamme, il direttore dell’impianto ha affrontato l’islamizzatrice in burkini. E le ha chiesto di fornire ufficialmente la composizione del tessuto del suo costume; «per verificare se fosse a norma per poter essere usato in una piscina pubblica».
Oddio, per constatare la compatibilità del materiale bisognerebbe istituire una apposita commissione. Ma non succederà. Probabilmente, basterà la moral suasion del direttore a convincere le immigrate, non verranno più a farsi qualche vasca. E dispiace, francamente.
fonte: Corriere della Sera
Etichette: discriminazione, islam
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