perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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lunedì 6 dicembre 2010

Rissa al bar-karaoke, cinese accoltellato

La rissa, nel bar karaoke, mentre la gente canta e il volume della musica è alto, riempie le sale. Un uomo rimane a terra, perde sangue, ha ricevuto diverse coltellate: l'ultima, fatale, ha trapassato il cuore. È successo dieci minuti prima di mezzanotte, ieri, in un locale in fondo a via Sarpi, all'incrocio con via Canonica, a Chinatown: la vittima, H. C., immigrato cinese di 39 anni, è morto nel bar, dopo quasi un'ora di tentativi di rianimazione. Gli assassini, all'arrivo dei carabinieri, erano già fuggiti: il caso è affidato alla Omicidi. La lite è scoppiata a dieci minuti dalla chiusura del bar, ché il karaoke di via Sarpi, come gli altri esercizi pubblici del quartiere cinese, deve rispettare il coprifuoco imposto dal Comune. La richiesta di soccorso è arrivata al 118, che ha avvisato i carabinieri: H. C. è stato trovato riverso in una pozza di sangue, trafitto da diverse coltellate alle gambe, al torace, alla testa. Gli investigatori hanno ascoltato a lungo, nella notte, i testimoni dell'omicidio.

fonte: Corriere della sera

mercoledì 6 ottobre 2010

Prato: tragica morte di tre giovani donne cinesi a causa del maltempo. Polemiche perché l’amministrazione comunale rifiuta di proclamare il lutto citt

Tre donne cinesi sono morte a Prato a causa del maltempo, rimaste intrappolate all’interno dell’auto in un sottopasso allagato. Una tragedia che ha colpito la città e la comunità cinese ma che rischia di avere strascichi polemici per via della mancata proclamazione del lutto cittadino da parte dell’amministrazione comunale.
“La solidarietà è automatica da parte degli esseri umani – ha detto Matteo Ye, interprete, una delle voci più ascoltate della comunità cinese di Prato, intervistato da Cnr media –. Anche se ci fossero odi razziali, davanti ai morti dobbiamo essere tutti buoni, tutti cristiani. Anche se non sei cristiano, l’amore cristiano è fondamentale e basilare per essere un essere umano”.
“Ritengo che sia un vero peccato non concedere il lutto cittadino, ma da questa amministrazione non riesco ad attendermi granché”, ha dichiarato a Notiziediprato.it Marco Wong, presidente onorario di Associna.

Dopo una giornata di polemiche, in serata vi è stata una parziale marcia indietro del sindaco Roberto Cenni che ha annunciato che giovedì il Comune esporrà la bandiera a mezz’asta in segno di lutto e il Consiglio comunale osserverà un minuto di silenzio. E poi ha smorzato le polemiche: “Se non è stato proclamato il lutto cittadino è perché negli ultimi decenni l’amministrazione comunale di Prato non lo ha mai indetto, anche in presenza di altri fatti tragici che hanno colpito la nostra città. Ho telefonato ai familiari delle vittime, per esprimere la vicinanza e il cordoglio di Prato, ed ho scritto al Console e all’Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia per esprimere il dolore della Città”.

Parole dure invece quelle espresse dal vescovo pratese, monsignor Gastone Simoni. “La morte, nella sua dura imparzialità – ha ricordato il presule – mette a nudo i nostri pregiudizi, ricordandoci che tutti, pratesi di vecchia origine o di recente venuta, e immigrati anche cinesi, siamo tutti accomunati dalla stessa umanità. Per queste tre giovani donne prego il Signore della vita”.

fonte: ImmigrazioneOggi

mercoledì 20 gennaio 2010

Dhl, licenziati tramite fax 65 immigrati

Tramite fax li hanno avvisati di starsene a casa perché non avrebbero più avuto un lavoro. Lunedì pomeriggio così una sessantina di dipendenti della cooperativa Cps si sono ritrovati fuori dai cancelli della Dhl, l'azienda per cui lavoravano da anni, per protestare contro la dirigenza del colosso internazionale di trasporti. Con loro anche due responsabili dei sindacati della Cub.

Al momento, però, sembra che margini per le trattative non ce ne siano e lo stabilimento di via Cuneo rimane chiuso. Il 95 per cento dei lavoratori sono stranieri, in prevalenza africani e cinesi. Tra di loro anche sei italiani. «Qui facevamo di tutto» commenta Rouag Abdelkrim, dal 1997 in forza alle tre cooperative che si sono susseguite nel lavoro. «Non solo smistamento merci e facchinaggio».

Qualcuno crede che alla base della serrata ci siano motivi diversi dalla crisi o da scelte societarie. Il 24 dicembre, infatti, sarebbe successo qualcosa tra i dipendenti e un responsabile della società che ha sede San Giuliano Milanese. Qualcosa che avrebbe portato anche a una minaccia di licenziamento e a una lettera di denuncia sulla questione sottoscritta da parte dei lavoratori ai sindacati. Ma i lavoratori aspettano ancora il Tfr e gli arretrati del fallimento della cooperativa che li aveva in carico fino allo scorso luglio.

«Circa 120mila euro» commenta Mbaye Cisse, 10 anni passati in via Cuneo. «Che ci deve la Dhl visto che in caso di mancato pagamento da parte della cooperativa è responsabile». Sui marciapiedi davanti all’azienda, oltre a carabinieri polizia locale, lunedì c’era anche un responsabile della Cps. «Abbiamo ricevuto comunicazione della disdetta del contratto da parte della Dhl questa mattina via fax» spiega Emilio Albanese. «Ancora non è stato licenziato nessuno. Speriamo di trovare una soluzione che metta tutti d’accordo».

fonte: Segrate in Folio

Empoli, cartello razzista contro i cinesi in un negozio

"Voglio segnalare un grave episodio di discriminazione, attuato da un negoziante in Empoli, in zona stazione. Come ben visibile nelle foto allegate da qualche giorno fa bella mostra sulla porta di ingresso, tra il manifesto degli sconti e la placca che avverte della sorveglianza video dell'area un cartello, scritto a mano nero su bianco, che vieta l'ingresso nel negozio ai cinesi che non conoscono l'italiano. Il gesto ed il messaggio stesso sono talmente discriminanti da non poter avere alcuna giustificazione, tantomeno si può pensare di avviare una qualunque discussione rispetto ad un fatto tanto violento quanto pericoloso. La cosa che colpisce, poi, è che il messaggio è indirizzato, secondo logica, al gruppo dei "cinesi che non sanno parlare italiano": ora, la domanda -apparentemente banale quanto apparentemente banale appare il paradosso- immediata è: come è possibile che i tali "cinesi che non sanno parlare italiano" leggano ed intendano il contenuto del cartello stesso? A nostro avviso il messaggio può essere indirizzato solamente ad un altro tipo di destinatari, ad esempio quegli italiani che considerano migliore o maggiormente degno di visita un negozio che rifiuta apertamente gli stranieri.
Rimaniamo in attesa di un segnale da parte dell'amministrazione e delle associazioni, nonché una risposta civile da parte di ogni cittadino offeso nella dignità dall'episodio".

fonte: Peacereporter

lunedì 18 gennaio 2010

«E' stata un'impresa avere il visto per la mia futura moglie»

«Come sono i cinesi? Generalmente timidi. Quelli che vivono in Italia per me sono addirittura spaventati». L’inge gnere meccanico materano Stefano Pastore, che definisce se stesso di temperamento mite, ma ostinato nel raggiungere gli obiettivi prefissati, ha sposato una ragazza cinese, si chiama Yi n g . Quando era fidanzato ha provato a portare la sua ragazza in Italia. «Ho vissuto l'esperienza della richiesta di visto per l'Italia da "straniero". In pratica - spiega - con la legge Bossi-Fini si è incentivati ad diventare clandestini, altrimenti è quasi impossibile entrare. Per un misero visto turistico servono, ad esempio: fidejussione bancaria dell'ospitante italiano fino a 3500 euro circa, lettera d'invito e vari documenti attestanti un impiego stabile in Cina per chi deve muoversi in Italia. Ma sono graditi anche un certificato di proprietà di un'abitazione e un'auto. Dicono graditi, ma alla fine sono determinanti. Mia moglie, allora come oggi, è un'onesta lavoratrice ed essendo giovane non era in possesso di auto o abitazioni. Nemmeno io, in Italia, ero proprietario della casa in cui vivevo. Comunque, spendendo tantissimi soldi, in un modo o nell'altro, siamo riusciti ad ottenere il visto. Non nascondo che, se fossi stato un cinese con legami in Italia avrei scelto la via della clandestinità».

Insomma, dopo varie traversie Ying ha avuto finalmente la possibilità di conoscere la famiglia di Pastore. «Prima di partire per la terza volta e forse definitivamente - racconta - ho inviato il mio curriculum a circa 300 aziende italiane operanti in Cina, delle quali solo due hanno risposto e chiesto di incontrarmi a Shanghai. Una ha offerto 200 euro per un part time, l'altra 350, da tassare. Nessuna delle due voleva regolarizzare la mia posizione lavorativa. Ho lasciato perdere. Racconto questo per evidenziare che anche gli imprenditori italiani non sono poi tanto diversi da alcuni imprenditori cinesi in Italia».

C’è un altro aspetto che vuol sottolineare Pastore. «Quando siamo andati a richiedere il visto turistico per la mia attuale moglie, ho sbirciato anche gli uffici consolari delle altre nazioni, sia europee che extraeuropee, situati tutti nello stesso edificio. In quello italiano, però, c’erano solo i "disperati" che avevano necessità di raggiungere l’Italia per potersi congiungere a qualcuno che è entrato qualche anno fa, mentre negli altri ho notato soprattutto cinesi in giacca, cravatta e valigetta 24 ore. Imprenditori che non fanno business con aziende italiane, ma con aziende estere, cioè, tutte occasioni perse. La Cina è un paese in forte crescita. Qui tutto è ancora possibile. L'Italia, invece, mi sembra un paese che invecchia sempre più rapidamente. Tramite gli immigrati abbiamo avuto la possibilità di innestare forze fresche, di relazionarci a gente giovane e dinamica, di confrontarci con altre culture. Ma quando dall’Italia sento certe notizie di pura intolleranza mi sento davvero male, ci siamo dimenticati che siamo un popolo di migranti. È in corso una campagna d'odio che sta addirittura portando fortuna ad alcuni gruppi politici. C’è razzismo, inutile negarlo, è un fenomeno che conosco bene. Allora, vorrei dire agli stranieri di lasciar perdere l’Italia, non vale la pena».

fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

mercoledì 2 dicembre 2009

Il razzismo esplode fra i banchi delle medie "Non ci sediamo con i cinesi: puzzano"

A Quarto Oggiaro, quartiere difficile alla periferia di Milano, i prof convocano i genitori. E il consiglio di classe decide che ogni quindici giorni gli studenti devono cambiare di posto e l’assegnazione dei banchi è decisa dai professori

Tredicenni che non vogliono come compagni di banco gli studenti cinesi, perché dicono che «puzzano». Un’alunna che si alza durante l’ora di matematica e lancia il suo proclama: «L’Italia agli italiani!». Per scardinare quelli che vengono definiti «atteggiamenti razzisti inaccettabili», il consiglio di classe di una terza media della scuola Trilussa, nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro, ha preso una decisione drastica: ogni quindici giorni gli studenti devono cambiare di posto e l’assegnazione dei banchi è decisa dai professori.

«Vedere l’aula divisa in “quartieri” dava dolore, ora gli alunni avranno modo di conoscersi davvero», dice Adele Moroni, insegnante di italiano della classe, in cui nove dei 22 studenti sono stranieri. In un mese di sperimentazione, gli studenti hanno dovuto cambiare banco già tre volte. L’ultimo rimescolamento è stato appena fatto. Il progetto è stato preceduto da una lettera ai genitori, convocati a scuola «per discutere la situazione disciplinare della classe», dove in generale «i rapporti fra ragazzi non sono sempre facili».

Più esplicito l’avviso rivolto alle 13 famiglie italiane, in cui si parla di «intolleranza nei confronti dei non italiani». Nell’i ncontro con mamme e papà, martedì scorso, le professoresse hanno illustrato i risultati della nuova strategia di integrazione. «Anche se siamo solo all’inizio — racconta la Moroni — abbiamo avuto segnali importanti. In alcuni casi, commoventi». Una ragazzina marocchina, a cui in passato erano stati sporcati i vestiti “per scherzo” con della vernice, è stata invitata a studiare insieme al pomeriggio dai compagni. Uno studente ecuadoriano «spesso isolato» ora passa l’intervallo in compagnia.

fonte: Repubblica

giovedì 29 ottobre 2009

Radio Padania, "I trans sono cessi immondi, aborti della natura"

da http://danielesensi.blogspot.com/

(...)

Come testimonia questa telefonata giunta a Radio Padania, durante la quale le trans vengono definite "cessi immondi", "aborti della natura", senza che la conduttrice in studio (e non è la prima volta che succede) ritenga opportuno interrompere il collegamento, o almeno prendere le distanze, obiettare, censurare. Nemmeno quando dall’altra parte del telefono vengono invocate, per i migranti, le "espulsioni di massa, come in Germania":

lunedì 1 giugno 2009

Rifiuta le mance di un pensionato Lui la uccide poi si spara

Era arrivato a darle mance anche di 50 o 100 euro, pur di attirare la sua attenzione. Una donna di 42 anni più giovane di lui era diventata la sua ossessione. La passione non ricambiata ha portato un pensionato di 77 anni a compiere un gesto folle, tremendo. Ieri sera è entrato nel bar dove lavorava la donna, e l'ha freddata con un colpo di pistola in viso. Poi, si è puntato l'arma verso di sè e si è sparato, ma non è in pericolo di vita.


L'assassino è Giovanni Forlani, un 'ferrarese doc' sposato con una figlia, residente a Pontegradella. Ex dipendente di uno zuccherificio, il pensionato era conosciuto come un marito e nonno modello. Frequentava abitualmente il bar Timbo Tambo in via Oroboni, nei pressi della stazione. Lì lavorava Li Xueli, cinese di 35 anni, sposata con un figlio 14enne. Dalle prime ricostruzioni pare che Forlani si fosse invaghito della donna, e avesse cercato ripetutamente di conquistare la sua attenzione attraverso mance generose, ma sempre rifiutate. La frustrazione lo avrebbe spinto al terribile gesto. Ora è accusato di omicidio volontario aggravato.

Ieri sera intorno alle 22 Forlani è entrato nel bar con la pistola in tasca, e ha atteso pazientemente che il locale si svuotasse. Poi, quando la donna è uscita dal bagno, l'ha freddato con uno sparo al volto. In quel momento nel bar c'era un cliente, posizionato nelle lontane macchinette del videopoker, che non si è accorto di nulla. Uccisa la donna, il pensionato ha tentato di suicidarsi sparandosi in faccia.

fonte: Il Resto del Carlino

giovedì 7 maggio 2009

Una mamma denuncia: "Anche mia figlia insultata dai razzisti"

Cara Maria Silvia,

ho letto la tua lettera, che mi ha profondamente toccato. Sono la mamma affidataria ormai da ben 12 anni di una bimba cinese. Ho preso mia figlia (perché questo lei è per me e la mia famiglia) quando aveva poche settimane di vita. Anche lei come te si sente fiorentina anche se ha gli occhi a mandorla. Fin da quando era più piccola ci sono stati giorni in cui è tornata a casa da scuola piangendo perché l´offendevano con parole pesanti, per il fatto di essere cinese.

Negli ultimi tempi la situazione non è migliorata, anzi crescendo e frequentando la scuola media gli episodi sono sempre più frequenti. In questi giorni poi è successo un fatto che ci ha lasciati ancora più amareggiati: attraverso il programma di messenger sul computer di casa è arrivato un messaggio diretto a lei in cui le uniche parole ripetibili sono «cinese di merda torna al tuo paese», figuratevi il resto.

È uno dei tanti episodi di razzismo a cui purtroppo anche lei è sottoposta e la cosa più preoccupante e che ci deve fare riflettere è che tutto questo viene da ragazzini e anche ragazzine coetanee o poco più grandi. Il problema è che questi ragazzi vengono educati dalle proprie famiglie senza alcun rispetto per gli altri e neppure per se stessi. E questo succede a Firenze che si dichiara «una città aperta». Voglio precisare che fortunatamente come te la bimba ha il sostegno dei suoi compagni di classe che le sono molto affezionati.

Stefania

fonte: Repubblica

giovedì 30 aprile 2009

Giovane cinese adottata presa a sputi da ventenni

Insulti e sputi sul treno regionale. La vittima è una adolescente originaria della Cina, si chiama Maria Silvia ed è stata adottata da quando aveva pochi mesi da una famiglia che vive in provincia di Firenze. Frequenta il ginnasio. Sabato scorso tornava con gli amici da una gita al mare, erano partiti da Pisa. Un gruppetto di ventenni l´ha presa di mira, quei ragazzi l´hanno offesa e le hanno addirittura sputato addosso per il colore della sua pelle e per gli occhi a mandorla. Lei è rimasta shockata e ha deciso di scrivere una lettera (che pubblichiamo qui). L´esperienza è stata molto pesante anche per i suoi amici: «La maggior parte di noi non aveva mai assistito a fatti così ingiusti e siamo rimasti tutti molto impressionati dalla violenza verbale e dagli atti oltraggiosi», scrivono nella premessa alla lettera di Maria Silvia. Lei ha anche pensato di sporgere denuncia contro ignoti alla polizia perché rintracciassero quei razzisti che l´hanno ferita, ne ha anche parlato con i genitori che le hanno promesso il loro appoggio. Poi ha preferito scrivere la lettera per manifestare il suo dispiacere per l´ultimo episodio e le difficoltà che la sua "diversità esteriore", come la chiama lei, le ha procurato in questi anni in Italia. Anzi a Firenze.

fonte: La Repubblica

martedì 17 marzo 2009

"Qui gli stranieri stiano attenti ci facciamo giustizia da soli"

«Devono solo provare a darmi fastidio. Non si devono permettere. Se toccano la "robba" mia, se toccano mia madre, mia sorella o la mia ragazza, mi faccio giustizia da solo. Tanto la polizia che viene a fare. Oggi li mettono in galera, domani stanno fuori. Io sono buono e caro, ma potrei pure diventare matto».

Tor Bella Monaca, tarda mattinata di giovedì, il giorno dopo l´aggressione di due albanesi da parte di trenta giovanissimi italiani. Antonello, 27 anni, («Niente cognome per questione di privacy», dice), la pensa così sui romeni e gli immigrati in genere. E non è il solo. Ma insieme a lui ci sono anche tanti residenti che cercano e vogliono la convivenza pacifica, abituati alla quotidianità di strade e case popolate da stranieri. «Il raid dell´altra notte? Non sono d´accordo, è incivile. Troppo facile trenta contro due. Ci vuole il dialogo - dice Luciano Santoni - Ma noi qui ci sentiamo abbandonati. Tor Bella Monaca è un concentrato di persone poco raccomandabili. Sopravvivi se ti fai gli affari tuoi».

«Ci sono i tossici, gli avanzi di galera. Ora ci si mettono anche i romeni - si lamenta Monica Sangermano - Ieri, intorno alle 14.30, mia figlia di 18 anni ha rischiato di finire sotto una macchina per scappare da un rom che le dava fastidio. Stava andando a prendere il bus 105 alla fermata di Centocelle, all´altezza di via Palmiro Togliatti, dove c´è il campo nomadi. Sporgerò denuncia. Ma servirà a qualcosa? Forse è meglio se io e mio marito facciamo qualcosa noi. Io non voglio che un giorno qualcuno mi telefoni dicendo che mia figlia è stata violentata».

«Hanno dato fastidio pure a mia nipote - riprende la signora Sangermano - Alle 5 della mattina, andava a lavorare al bar. Romeni? Non lo so. Dalla voce sembrava uno straniero. Lei si è buttata addosso a una macchina per farla fermare e salire a bordo». «E due sere fa - si inserisce la figlia di 18 anni - due romeni stavano per violentare un´altra ragazza, l´hanno salvata i miei amici».


«Qui c´è troppo razzismo - accusa un senegalese che vende borse al mercato - Mi dicono : "Vattene a casa tua negro". Non nero, ma negro. Adesso stanno in crisi, non hanno i soldi e pensano che la colpa è di noi stranieri».

All´inizio di via Paolo Ferdinando Quaglia, dove la notte di martedì sono stati aggrediti gli albanesi, c´è un bar multietnico. La proprietaria, la signora che sta alla cassa, è cinese. Al bancone c´è una donna romena al quarto mese di gravidanza. Accanto a lei, l´unica lavoratrice italiana. «Mia figlia è bionda - racconta - in metropolitana i poliziotti l´hanno scambiata per una romena e le hanno chiesto i documenti. Quando hanno visto che era romana le hanno detto: vai pure».

Nel bar ci sono albanesi, romeni, senegalesi, persone del Bangladesh. I due albanesi non vogliono parlare: «Vai da un´altra parte a fare la tua intervista». Parla un ragazzo bengalese: «Troppi immigrati. Bisogna regolarizzare quelli che sono già in Italia e poi basta. Non devono più entrare. Non c´è lavoro». «Questa è una zonaccia - dice Renato Silveri, mentre esce dal bar - piena di bulli. Io ci sto poco. È degli italiani che bisogna avere paura, non dei romeni».

fonte: La Repubblica

venerdì 17 ottobre 2008

Oristano, scritte razziste e antisemite Imbrattato l'istituto tecnico "Mossa"

Inneggiano al razzismo e all'antisemitismo le scritte che "affrescano" la facciata dell'Istituto tecnico "Mossa" di Oristano. Una svastica e alcune croci celtiche accompagnano la vergogna di quei muri. Il raid risale alla notte tra lunedì e martedì, ma nessuno finora si è preoccupato di far cancellare le scritte.
L'istituto tecnico "Mossa" appartiene alla Provincia, che proprio di recente aveva concluso i lavori di restauro della facciata. Anche il muro imbrattato con le scritte antisemite e razziste, in particolare nei confronti della Romania e dei cinesi, era stato appena riverniciato. Le scritte sono firmate "Ultras Tharros", come già era avvenuto in passato, ma anche in questo
caso l'attendibilità della firma è tutta da dimostrare. Per portare a termine il loro raid, gli autori hanno dovuto scavalcare la recinzione dell'Istituto e correre il rischio di essere colti sul fatto. L'istituto "Mossa" si trova infatti in una zona centrale della città, tra via Cagliari e viale Diaz, davanti al palazzo di giustizia.

fonte: Unione Sarda

venerdì 3 ottobre 2008

Cinese pestato da una baby gang. Fermati sette minorenni

Picchiato da un gruppo di sette minorenni italiani al grido «di cinese di merda». Ha un movente razzista l'aggressione avvenuta giovedì pomeriggio in viale Duilio Cambellotti, nel quartiere popolare Tor Bella Monaca, nella periferia sud est. L'immigrato, 36 anni, stava aspettando l'autobus quando un gruppo di ragazzini ha cominciato ad infierire prima a parole poi picchiandolo fino a fratturargli il naso. Soccorso dai vigili urbani dell'VIII Gruppo è stato ricoverato al Policlinico di Tor Vergata. I sette membri della baby gang, dopo la fuga, sono stati fermati.

PRECEDENTE - Si tratterebbe della stessa banda che nei giorni scorsi ha assalito due uomini originari della Costa d'Avorio, di 30 e 24 anni, verso i quali avevano rivolto frasi razziste come «sporchi negri!». E, ancora, da una decina di giorni la baby gang si divertiva a frantumare i finestrini delle autovetture di impiegati del Municipio VIII e dei vigili urbani dell'VIII Gruppo.

fonte: Corriere della Sera