perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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venerdì 6 maggio 2011

Controllori di 'razza', il video shock

"Speriamo che viene Hitler che ti mette nel forno crematorio a te". Il video shock ripreso in un vagone delle Ferrovie Appulo Lucane dove si assiste all'aggressione verbale di un controllore che insulta un gruppo di migranti, dei ragazzi di colore che vengono offesi pesantemente
Il filmato è stato realizzato dall'associazione ambientalista di Altamura che si occupa anche di diritti civili, il Grillaio, in questi giorni in cui la Puglia è in prima linea nell'accoglienza dopo gli arrivi a Lampedusa e i trasferimenti nei centri per richiedenti asilo

martedì 19 aprile 2011

Cartello choc a Pordenone: "Si affitta solo agli italiani"

"Affittasi", ma non a tutti: "Solo a italiani". Il cartello discriminatorio è apparso sulla colonna di un palazzo nel quartiere di Rorai (Pordenone). La notizia è riportata oggi sul Messaggero Veneto nell'edizione locale.

Come mai quel distinguo? "Abbiamo avuto una brutta esperienza", si giustifica la proprietaria, "Una coppia di stranieri ci ha vissuto lo scorso anno. Lei una brava ragazza, ma lui l'ha lasciata e lei si è trovata in difficoltà. Non ce la faceva a starci dietro. Così abbiamo detto basta. Tanto più che nel palazzo vivono dei professionisti. Vogliamo che qui vivano brave persone". Ma questa non è una scelta isolata.

Lo racconta la titolare di un'agenzia pordenonese: "Purtroppo queste persone hanno ragione. Dispiace dirlo ma con gli stranieri ti va bene una volta su dieci. Noi abbiamo una cliente che ha affittato a degli albanesi: non solo non pagavano ma le hanno distrutto la casa. L'appartamento, 15mila euro di danni, ora è chiuso e i proprietari non vogliono più affittarlo. Ci sono poi quelli che non pagano l'affitto e le spese condominiali e non perchè non abbiano i soldi: è questione di mentalità. A fronte di queste esperienze abbiamo così clienti che ci dicono espressamente che non vogliono più affittare case agli immigrati ed è difficile dar loro torto".

Stupito invece del cartello appeso a Rorai un altro operatore immobiliare che dice di non aver mai sentito casi simili nel territorio: "Quello che viene chiesto normalmente è che gli stranieri abbiano i documenti in regola e capacita' di reddito per far fronte al canone di locazione"

fonte: AffarItaliani

Immigrati, disoccupazione all'11,4%. E chi lavora guadagna 319 euro meno degli italiani

Ha superato quota 265mila l’esercito dei disoccupati stranieri che quando trovano un posto di lavoro in busta paga posso contare su stipendi di 319 euro al mese inferiori a quelli dei colleghi italiani. Nel dettaglio, il tasso di disoccupazione dei cittadini immigrati presenti in Italia è al 11,4 per cento, esattamente tre punti superiore all’8,4 della media nazionale.

La Cgia di Mestre, dopo le dichiarazioni rilasciate dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che nei giorni scorsi ha sostenuto che "non ci sia disoccupazione giovanile tra i 4 milioni di immigrati accolti in Italia", ha analizzato il livello retributivo ed occupazionale degli stranieri regolarmente presenti nel nostro Paese. Da questa analisi emerge che gli immigrati percepiscono mediamente 965 euro netti al mese; 319 euro in meno rispetto agli italiani.

"Questo differenziale – spiega il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi – è dovuto al fatto che l’esperienza lavorativa tra gli immigrati è mediamente molto inferiore di quella maturata dagli italiani. Pertanto, i primi hanno scatti di anzianità più contenuti dei secondi".

Il tasso di disoccupazione degli stranieri regolarmente presenti in Italia, invece, ha raggiunto l’11,4 per cento (contro una media della disoccupazione nazionale pari all’8,4 per cento).

A livello territoriale è la Basilicata la regione che presenta la percentuale di stranieri disoccupati più elevata (18,9 per cento). Seguono il Piemonte/Valle d’Aosta (15,4 per cento), la Liguria (13,8 per cento), l’Abruzzo (13,6 per cento) e il Friuli Venezia Giulia. (13,2 per cento).

Dall’inizio della crisi ad oggi, sono quasi 110mila gli stranieri che hanno perso il posto di lavoro. Il numero complessivo degli immigrati alla ricerca di un posto di lavoro si attesta attorno alle 265mila 800 unità.

fonte: AffarItaliani

giovedì 7 aprile 2011

Roma, marocchino denuncia ‘divieto di accesso immigrati’ in bar.

“Vietato l’ingresso agli animali ed agli immigrati. La direzione”: il cartello sta affisso all’esterno di un bar a Montesacro, Roma, e ha suscitato l’indignazione di un marocchino di 45 anni, regolare nella capitale, che lo ha immortalato con una foto e denunciato la palese discriminazione al suo avvocato.
E’ un pomeriggio del 2 aprile 2011, spiega l’avvocato del marocchino Giacinto Canzona, quando Abdul Bouja, 45 anni, di origine marocchina ma da anni residente in Italia con regolare permesso di soggiorno e regolare contratto di lavoro, si reca in un noto bar tabacchi del quartiere Montesacro a Roma per acquistare delle sigarette e prendere un caffè. E qui rimane folgorato da un cartello posto accanto all’ingresso del locale vicino all’insegna con la seguente scritta: “Vietato l’ingresso agli animali ed agli immigrati. La direzione”. Indignato, entra nel locale e chiede spiegazioni al barista il quale gli risponde che questo è quanto ha deciso il titolare dell’esercizio commerciale, a causa di problemi avuti in passato con alcuni extracomunitari che si erano ubriacati all’interno del bar, ubriacature sfociate in risse. Comunque – aggiunge il barista – lui è un semplice dipendente e non vuole avere problemi. Abdul senza acquistare nulla esce dal locale e scatta alcune foto con il suo telefonino all’insegna.

fonte: Daily Blog

mercoledì 30 marzo 2011

LEHNER(IR), AGITARE SPAURACCHIO CASTRAZIONE CHIMICA

'Per limitare l'afflusso degli africani, quasi tutti giovani e baldi maschi, serve il deterrente psicologico''. Lo afferma Giancarlo Lehner dei ''Responsabili'', che propone di ''agitare lo spauracchio della castrazione chimica''. ''Basterebbe diramare il seguente comunicato: 'al fine di prevenire squilibri demografici e prevedibili reati sessuali, le Autorita' italiane, nei luoghi degli sbarchi, hanno allestito presidi sanitari, per l'immediata castrazione chimica dei migranti'. Certo - spiega Lehner - che non lo faremo, tuttavia non sarebbe male agitare lo spauracchio della Penisola come regione degli Evirati Arabi''.

fonte Asca (via Civati)

lunedì 7 marzo 2011

Friuli, caccia all’uomo nero

Danilo Narduzzi – capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale del Friuli -, dopo aver proposto di costruire dei campi di lavoro per gli immigrati libici, ha inaugurato lo sportello anti-immigrati:

In sostanza si tratta di un numero telefonico al quale possono rivolgersi tutte quelle persone convinte di aver subito un danno provocato da un “uomo nero”: una casa assegnata agli stranieri, un bonus bebè mai ricevuto, nonostante il vicino (straniero) lo abbia invece incassato.


fonte: On the nord

giovedì 24 febbraio 2011

“Fermiamo i migranti con il mitra”

In Regione Veneto c’è un assessore con delega ai flussi migratori, Daniele Stival, Lega Nord. Questa delega è associata alle deleghe all’Identità veneta, Protezione civile, caccia, semplificazione amministrativa, devoluzione ai Comuni e alle Province, antincendio boschivo.

Ecco, tutto il dibattito sull’epica ondata migratoria proveniente dal nord Africa è stato risolto da Stival, che partecipava a un programma di Rete Veneta:

Ci riescono in Spagna, Grecia e Croazia. Dovremmo riuscirci anche noi, ma usando il mitra.

fonte: On The Nord

martedì 22 febbraio 2011

Come sta affrontando la stampa l'immigrazione a Lampedusa?



Fonte: www.kuda.tk

martedì 7 dicembre 2010

Immigrati accusati ingiustamente

Leggendo la storia del marocchino di Bergamo sostanzialmente arrestato per un’intercettazione maltradotta mi sono venuti in mente stamattina moltissimi casi di cronaca giudiziaria in cui negli ultimi anni sono stati malamente coinvolti alcuni extracomunitari – sbattuti per giorni e giorni in galera – che solo prestando un pochino più d’attenzione al caso sarebbe stato chiaro a tutti che con le indagini non c’entravano nulla. A Erba, c’era Azouz. A Perugia, c’era Lumumba. E a Rignano Flaminio c’era il benzinaio cingalese Kelum Da Silva.

leggi tutto su Il Folio

domenica 28 novembre 2010

Milano, la questura denuncia il medico che ha curato l'immigrato sulla torre

Saranno denunciati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina "il medico curante e persone esterne" all'ospedale San Paolo di Milano, da dove è stato dimesso l'immigrato che nel pomeriggio di sabato è sceso dalla torre della ex Carlo Erba, in via Imbonati, a causa delle sue gravi condizioni di salute. Lo rende noto la questura di Milano, aggiungendo che l'immigrato è stato dimesso nella prima mattinata odierna da parte di personale medico di quell'ospedale.

fonte: Repubblica

venerdì 12 novembre 2010

Il servizio di Annozero sugli immigrati a Brescia e la repressione delle manifestazioni

Annozero si è occupato ieri sera lungamente della protesta degli immigrati a Brescia, mostrando nuove immagini delle cariche della polizia contro i manifestanti. Un baldanzoso dirigente della polizia in borghese gestisce la situazione ordinando cariche su persone inermi, minacciando una donna -- «O viene tranquilla o io le do veramente un colpo di spranga!» -- e fermandone arbitrariamente altre che sembrano non aver fatto nulla, strattonandole -- «Questo viene con noi!».

guarda i video su Il Post

giovedì 4 novembre 2010

Pochi permessi di soggiorno: gli immigrati in piazza per il diritto all'integrazione

Roma. Sono scesi in piazza anche a Roma i lavoratori immigrati italiani. Un incontro per richiamare l'attenzione sui temi dell'integrazione e sulle problematiche di tutti i giorni: una su tutte quella del permesso di soggiorno. Troppi, dopo la sanatoria, gli stranieri rimasti senza pur lavorando qui nel nostro paese da anni. Ecco le loro voci. Servizio ed interviste di Federica Giordani



fonte: C6tv

giovedì 28 ottobre 2010

Sottopagato e precario, il lavoro degli immigrati resiste al vento della crisi

Disposti ad accettare qualsiasi incarico, anche se sotto pagato e in condizioni disagevoli, con contratti che vengono stracciati alla prima difficoltà e turni di lavoro folli. Eppure, grazie alla loro estrema flessibilità e disponibilità, gli oltre 407mila stranieri residenti fra Milano e provincia - che così in termini assoluti diventa la più multietnica d'Italia superando per la prima volta Roma - hanno scontato meno dei lavoratori italiani la crisi economica che ancora fa sentire i suoi colpi.

È il dato più nuovo che emerge dal ventesimo Dossier Statistico Immigrazione 2010 Caritas-Migrantes presentato ieri mattina all'Auditorium San Fedele. "Nei mestieri di bassa qualità il 40 per cento degli addetti è rappresentato da stranieri - spiega il sociologo Emilio Reyneri - . Le minoranze etniche ormai fortemente consolidate nel nostro territorio si concentrano nelle piccole imprese, con meno di 15 dipendenti, dove il datore di lavoro può permettersi anche i contratti a tempo indeterminato, tanto le garanzie contro il licenziamento sono pari a zero".

fonte: Repubblica

mercoledì 8 settembre 2010

Imperia: lettrice denuncia episodio di razzismo da parte di controllori della Riviera Trasporti

Una nostra lettrice, che ha chiesto di restare anonima ci ha inviato questa lettera nella quale denuncia un episodio di razzismo alla quale racconta di aver assistito ieri mattina di fronte al Comune di Imperia.

Gentile direttore, mi sono decisa a scriverle dopo che nella mattinata di ieri, erano all’incirca le 11.30, ho assistito ad un episodio di razzismo ai danni di un extracomunitario da parte di tre controllori della Riviera Trasporti. Il giovane avrà avuto circa una trentina di anni, evidentemente trovato senza biglietto è stato fatto scendere dal mezzo e pesantemente apostrofato, tanto che è dovuto intervenire il vigile di servizio presso il Comune. I controllori che erano due, poi se ne è aggiunto un terzo, urlavano frasi di insulti al giovane che ha riconosciuto il suo torto di non aver pagato la corsa ma che pretendeva di essere trattato come gli italiani. A questo punto uno dei controllori è andato minaccioso verso il giovane con il dito alzato dicendogli:“Voi non siete esseri umani!”. Il vigile è intervenuto e gli stessi controllori hanno minacciato di chiamare i Carabinieri. Io capisco che sia giusto che anche gli extracomunitari paghino il biglietto dell’autobus (e lo stesso aveva riconosciuto il suo torto), ma quei controllori, tutti sulla cinquantina, si sono comportati veramente da cafoni e razzisti.

fonte: Sanremonews

«Lo statuto ci discrimina siamo veneti anche noi»

Gli stranieri storcono il naso di fronte al nuovo statuto, basato sul motto: «Prima i veneti ». Il più perplesso è Abdallah Kezraji, che in qualità di vicepresidente della Consulta regionale per l’immigrazione, guidata dall’assessore leghista all’identità veneta Daniele Stival, è il trait d’union tra le esigenze «protezioniste» del Carroccio e i diritti degli oltre 400 mila immigrati presenti sul territorio. «Gli aiuti sociali vanno parametrati in base a reddito, indice di povertà, figli—dice Kezraji—insomma criteri molto diversi dal campanile. Anche chi è in Veneto da due anni sta comunque contribuendo al suo sviluppo, quindi dovrebbe godere degli stessi diritti riconosciuti a chi vi risiede da quindici. Per come la vedo io è veneto chi vuole bene e fa il bene del Veneto. Parlare di precedenza agli autoctoni, di bandiera e inno è ridicolo: bisogna affrontare seriamente i problemi legati al welfare e non per slogan. E’ arrivato il momento di voltare pagina—chiude il vicepersidente della Consulta —e, nell’interesse generale, puntare sulla "concittadinanza". Vanno cioè difesi i diritti e i doveri di tutti, veneti e immigrati, senza ghettizzare o privilegiare nessuno».

Ferma anche la posizione di Thiam Badarà, presidente dell’Associazione immigrati extracomunitari: «Lo statuto è fatto per guardare al futuro, perciò deve tenere in considerazione il cambiamento della società, che sta diventando sempre più multietnica. La popolazione italiana ha una lunga aspettativa di vita, perciò per l’accudimento degli anziani avrà sempre più bisogno degli stranieri, che mettono al mondo anche più figli, quindi sono doppiamente destinati ad aumentare. E allora la carta del Veneto non può basarsi sulla tradizione, importante ma improntata al passato. Ormai gli immigrati non sono più l’eccezion e , m a componenti di una grande famiglia che per andare avanti ha bisogno di loro e degli italiani. Gli uni devono poter contare sull’aiuto degli altri, soprattutto in questo momento di crisi, che sta avvicinando i popoli. Smettiamola di parlare di privilegi e troviamo un equilibrio, partendo proprio dal nuovo presidente Luca Zaia, che dev’essere il governatore di tutti. Non abbiamo bisogno di uno Stato dentro lo Stato—continua Badarà—anche noi stranieri diciamo sì al federalismo, se significa trattenere sul territorio la ricchezza prodotta dallo stesso,manon a ingiustificati favoritismi. Se lo statuto li introduce, fa rifatto». In linea Alexander Marcinschi, presidente della Comunità dei cittadini moldavi: «Non si può discriminare nessuno, ognuno deve fare la sua parte, ci vuole equilibrio da entrambe le parti. Non vanno fatte differenze, altrimenti si creano dannosi conflitti sociali tra poveri. Noi moldavi siamo stati accettati bene in Veneto, perchè lavoriamo e rappresentiamo la comunità straniera che delinque di meno. Non pretendiamo nulla, nè vogliamo togliere niente a nessuno, però consideriamo sbagliato concedere precedenze nella concessione di servizi fondamentali».

fonte: Corriere

lunedì 2 agosto 2010

Non si affitta agli immigrati

Appartamento affittasi: “astenersi perditempo e immigrati”. Luminosa casa con balcone e terrazza, in affitto: “No animali, no stranieri, no bambini”. Annunci come questi si susseguono a decine, sulla Rete. Riempiono siti di annunci, pagine di riviste specializzate, bacheche di tutta Italia. E mostrano il volto di un Paese che ha paura degli immigrati: anche se (o forse proprio perché) il loro numero non è più trascurabile. Secondo L’Istat i residenti sono almeno 3,9 milioni è il loro contrbuto al Pil (i dati sono del 2007) è del 9,1%. Un dato percentualmente più alto di quello degli italiani. La paura dello straniero degli italiani non trova riscontri neanche nei dati del ministero dell’Interno e della Banca d’Italia. Lo studio “Mandiamoli a casa – razzismo e pregiudizi, istruzioni per l’uso”, mostra che non esiste nessun parallelismo tra aumento dell’immigrazione con quello del tasso di criminalità.

Ciò nonostante molti italiani continuano ad avere paura degli immigrati, o quantomeno a non volerli quando cercano qualcuno a cui affittare una casa. A fornire una prospettiva scientifica all’esperienza quotidiana di centinaia di stranieri che tentano – tra umilianti “no, mi scusi” o “abbiamo già trovato”– di trovare un appartamento in affitto, sono per ora gli studiosi del Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche dell’Università di Modena e Reggio. In una ricerca appena pubblicata, dal titolo Ethnic discrimination in the Italian rental housing market, Massimo Baldini e Marta Federici mostrano come gli atteggiamenti discrimnatori nel mercato delle case non siano affatto finiti negli anni ’60, quando i cartelli “non si affitta ai meridionali” affollavano le strade delle città del Nord. Al posto del “terrone” oggi c’è l’immigrato. Una forma di razzismo che, secondo lo studio, è più presente nell’Italia settentrionale, colpisce soprattutto gli uomini, maggiormente gli arabi rispetto a chi proviene dall’Europa dell’Est. Un atteggiamento che non viene scalfito nemmeno dalla crisi economica: “piuttosto che affittare casa a un immigrato, la lascio sfitta”.

Per compiere la ricerca, gli studiosi hanno creato 12 identità fittizie: sei maschi e sei femmine, 4 con nomi italiani, quattro arabi, quattro con nomi che suonavano come tipici dell’Europa dell’Est. In tutto sono state spedite circa tremila email in risposta ad annunci di case in affitto: e nel 50% delle lettere veniva dettagliata anche la vita lavorativa e familiare dello scrivente. Per tutta risposta i ricercatori si sono trovati di fronte a “un muro di gomma” anti immigrati: se alle email con nomi italiani si rispondeva positivamente nel 62% dei casi, a quelle provenienti dagli aspiranti inquilini dell’Est europeo, la percentuale scendeva al 49,5% che per gli arabi era il 44%. In altre parole: un proprietario di casa su 5 ha risposto in maniera opposta se la proposta di affitto arrivava da un italiano o da un arabo.
Nelle regioni settentrionali poi, solo uno su quattro rispondeva positivamente a un nome maschile arabo, mentre il 70% con un nome maschile italiano. Questa differenza di trattamento (il 25% di rifiuti per migranti nord africani) cala al 12% al Centro e al 14% al Sud dello Stivale. Forse perchè, scrivono i ricercatori, al Nord i migranti sono di più producendo nei residenti fenomeni di rigetto più forti. O forse dipende dalla vitalità economica di queste regioni rispetto al Mezzogiorno: un padrone di casa del Nord sa che riceverà altre offerte, se dice no a uno straniero.
Quel che è certo è che la discriminazione avviene in due diversi modi. Il più delle volte è implicita: basta chiamare e rivelare poi che a voler affittare non è un italiano, ma uno straniero, per vedere molte agenzie immobiliari e molti privati ritrarsi immediatamente (come testimonia anche un video postato su YouTube dall’attore Saverio Tommasi). Altre volte è esplicita, come nei casi degli annunci “no stranieri” apparsi in Rete. In quest’ultimo caso ad essere responsabile della discriminazione è non solo chi scrive l’annuncio (che comunque non rischia conseguenze penali), ma anche chi lo pubblica (e rischia sanzioni in base al decreto legislativo 215 del 2003). A tale riguardo esiste l’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali (Unar), che ha creato un numero verde (800.90.10.10). Finora la gran parte delle segnalazioni riguardano le difficoltà nella ricerca di una casa. Ma a farle sono soprattutto italiani. Segno che quei cartelli – “affittasi – non a persone di colore” – seminano non solo rabbia, ma anche paura.

fonte: Il fatto quotidiano

sabato 31 luglio 2010

Agenzia di viaggi truffa gli immigrati la Dy Aerei incassa senza prenotare i voli

Circa 200 immigrati, la maggior parte lavoratori sudamericani che volevano tornare a casa per il periodo di ferie, hanno pagato tra i 1000 e 3000 euro ad un'agenzia di viaggio per biglietti aerei scoprendo solo all'aeroporto che i voli non erano mai stati prenotati. Lo denuncia, un legale, l'avvocato Domenico Chindamo, al quale i truffati si sono rivolti.

Secondo quanto segnalato dal legale, gli immigrati, quasi tutti di Perù, Ecuador, Honduras, si erano affidati ad un'agenzia milanese, denominata Dy Aerei di Anita Mayo, gestita da ecuadoregni in via Tadino.

Per alcuni mesi l'agenzia, ha accolto le prenotazioni di viaggi per l'estate ad offerte vantaggiose. I clienti hanno pagato sempre in anticipo ma solo nelle settimane scorse, quando i primi che avevano prenotato si sono presentati in aeroporto hanno scoperto che non c'era alcun biglietto a loro nome. Si sono presentati quindi in agenzia, senza più trovare nessuno.

Per un certo periodo la titolare ha risposto al cellulare proponendo incontri chiarificatori e attribuendo la responsabilità di quanto accaduto, ad altre agenzie, alle quali a sua volta aveva versato i soldi ricevuti per fare le prenotazioni. Poi anche quel canale si è interrotto.

fonte: Repubblica

venerdì 30 luglio 2010

Migranti stagionali, piccole Rosarno crescono

La chiamano ‘Grotta Paradiso‘. È il rudere malridotto di un casolare nell’agro lucano che negli ultimi mesi ha ospitato decine di braccianti africani del Burkina Faso. Ad agosto gli stagionali impiegati nei campi saranno più di un migliaio, ma nessuno è in grado di offrire loro una sistemazione dignitosa. E a qualcuno torna in mente Rosarno, la cittadina calabrese dove lo scorso gennaio scoppiò la rivolta dei migranti impegnati, in condizioni disumane, nelle campagne.
Siamo a Palazzo San Gervasio (provincia di Potenza), comune di quattromila anime dove ogni anno arrivano centinaia di africani, ma anche romeni e bulgari, per la raccolta dei pomodori.
“La situazione è preoccupante”, ha detto Ivano Strizzolo (Pd), vice presidente della commissione Schengen – Europol – Immigrazione, che un paio di settimane fa ha incontrato i rappresentanti delle istituzioni locali per trovare una soluzione condivisa al problema.
“La visita della commissione non ha sbloccato la situazione”, spiega Bernardo Bruno dell’Osservatorio Migranti Basilicata, che denuncia: “Comune e Regione, ancora una volta, arriveranno impreparati all’appuntamento con i braccianti”.
E’ andato deserto anche il bando del Comune per l’affidamento della gestione del centro di accoglienza, unica alternativa ai rifugi di fortuna come ‘Grotta Paradiso’. A dirlo è il vice sindaco di Palazzo, Paolo Palumbo, che dichiara: “Il centro quest’anno non aprirà, non ci sono le condizioni igieniche e di sicurezza”. Anche i centomila euro che la Regione ha stanziato all’inizio di luglio per il recupero della struttura rimarranno inutilizzati. I braccianti cercheranno riparo nelle vecchie masserie abbandonate. “Ma a fine luglio”, spiega Palumbo, “sono già tutte piene”. La verità è che un piccolo comune non può accogliere da solo centinaia di persone. Ciò nonostante comuni limitrofi e imprenditori agricoli fanno orecchie da mercante.
Peraltro, nella stessa delibera con cui la Regione assegnava i fondi, si precisava che gli stagionali, per usufruire del centro, dovevano dimostrare di aver fatto domanda al centro per l’impiego di Lavello, a 24 chilometri da Palazzo San Gervasio. “Nessuno di loro percorrerà quel tragitto a piedi”, tuonano dall’Osservatorio Migranti. “È un’assurdità burocratica degna di chi non ha mai sviluppato un progetto concreto”.
Proprio nel centro di accoglienza, a febbraio, si erano accampati abusivamente i braccianti del Burkina Faso. Chiuso per ordinanza del sindaco, il centro è stato sgomberato dai carabinieri.

Come testimoniano i volontari dell’Osservatorio, i migranti in questione erano tutti regolari e molti di loro già con un contratto in mano. La denuncia che pende sulle loro teste è per violazione di ordinanza pubblica e occupazione aggravata di edificio pubblico. Se verranno giudicati colpevoli, rischiano l’espulsione. Ma per ora la vera condanna è quella di dover vivere in luoghi disumani come grotte e masserizie abbandonate.

In difesa dei malcapitati, il Centro di documentazione Michele Mancino insieme ad alcuni cittadini di Palazzo San Gervasio, ha presentato un esposto alla procura di Melfi, sostenendo che i braccianti hanno “agito in stato di necessità” e denunciando l’inadempienza di istituzioni e enti locali, causa di una vera e propria “riduzione in schiavitù”.
Intanto agosto è alle porte. I rifugi di fortuna come ‘Grotta Paradiso’ si riempiono di stagionali, regolari e non, che per qualche mese, per venti euro al giorno (caporali permettendo), vivranno in condizioni disumane. E l’incubo di Rosarno torna a fare paura.

fonte: Il Fatto Quotidiano

lunedì 12 luglio 2010

Razzismo democratico?

Errore di stampa? O piuttosto incapacità di trasmettere un messaggio corretto? E' quello che si stanno domandando gli elettori del Pd nelle Marche, dove sta circolando un manifesto preparato dalla segreteria del partito Democratico in cui, per accusare il governo di non aver mantenuto le promesse, lo incolpa di aver portato in Italia «più immigrati» e di essere stato quasi "di manica larga" - leggi: troppo tollerante - nei confronti degli extracomunitari giunti nel nostro Paese per trovare un lavoro e la speranza di una vita dignitosa.

fonte: Unità, via Kuda

mercoledì 14 aprile 2010

Questionario Gelmini per dare la «caccia» agli immigrati

E’ una valutazione ambigua ma, il questionario distribuito dal ministero alle scuole e finito nel diario dei bambini per essere compilato dai genitori, nasconde una convinzione: gli insegnanti sono una truppa. Parola antica, che serve ad indicare quei militari che devono solo obbedire agli ordini.
Scuola e prova Invalsi, rilevazione degli apprendimenti per l’anno scolastico in corso. L’Istituto è sotto stretto controllo dall’Istruzione della Gelmini e serve ad accertare le conoscenze degli studenti italiani.

Due prove scritte obbligatorie da svolgersi nel mese di maggio di Italiano e matematica per gli studenti della seconda e quinta elementare e anche per i più grandicelli della prima media, tutti seduti rigorosamente uno per banco per evitare suggerimenti. I bambini frequentanti la seconda elementare verranno anche sottoposti ad una prova di lettura, non davanti alle proprie maestre ma ad osservatori esterni, esponendoli così ad un possibile insuccesso.

Ma non è tutto. Proprio in questi giorni e con largo anticipo rispetto alle prove Invalsi, le scuole su “ordine” del ministero stanno consegnando un questionario da compilare a cura dei genitori le cui domande non hanno nulla a che vedere con la didattica né con la valutazione delle conoscenze e dei saperi. La scheda in realtà serve per individuare la provenienza “socio-economico-culturale” dei singoli studenti. Indagine statistica che spetterebbe all’Istat e non all’Ivalsi. Pertanto, è una schedatura delle famiglie e, ancora più inquietante, si insiste con la “persecuzione” dello studente immigrato. Di lui si vuole conoscere tutto: se è nato in Italia e l’arrivo in Italia; se ha frequentato l’asilo nido e la materna. Ma l’obiettivo finale di tutto questo è anche un altro: attraverso il solo risultato degli alunni, il ministero intende valutare in modo indiretto ogni singola scuola pubblica e i loro docenti.

Il questionario e la protesta. Le domande sugli studenti sono per lo più dirette a raccogliere informazioni sugli stranieri. Per quanto riguarda i genitori italiani e non, si “spulcia” indirettamente sul reddito di mamme e papà. Con strafalcioni sui titoli di studio e “dimenticanze” clamorose nell’elenco delle professioni. Il ministero accorpa arbitrariamente categorie di lavoratori secondo un’idea piramidale della società ancora ferma all’era Gentile. La classifica si apre con il “disoccupato” ma non c’è traccia del precario o dell’informatico e co.co.pro. L’insegnante è equiparato alla truppa. Il docente universitario all’ufficiale militare. E così via. Fino alla “chicca” sui titoli di studio superiore al diploma: si cita l’Isef, che non esiste più. La nuova terminologia è superata in Scienze motorie.

Le “ira” dei genitori si scaricano sui presidi. Le prove Invalsi a tutela della privacy sono rigorosamente anonime, sui singoli fascicoli compare solo un codice numerico identificativo del plesso, del livello di classe frequentata e della sezione dello studente. Ma in un circolo didattico di Roma, il dirigente ha consegnato alle famiglie la scheda con lo spazio per il nome e il cognome dell’alunno, oltre la classe e la sezione. Da qui la protesta delle famiglie: “Consegneremo la scheda in bianco o incompleta”.

«Mio figlio Matteo all’uscita di scuola mi ha detto: 'Guarda mamma la scuola vuole sapere se il papà di Gerry è italiano. Che gli importa?'», racconta Paola Angelucci consigliera del municipio XI. E le proteste si annunciano anche altrove. La battagliera Simonetta Salacone, dirigente della scuola Iqbal Mashid e capofila nella protesta anti-Gelmini, fa sapere: “Pretendo la garanzia dell’anonimato sulle prove Invalsi e sulla scheda studenti-famiglie. Ho già attivato i sindacati”.

fonte: Unità