perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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domenica 3 ottobre 2010

Aggressione razzista a Gallarate arrestato un estremista di destra

Avrebbe aggredito alcuni cittadini del Bangladesh, assieme ad altri due uomini, armato di un manganello nero con la scritta 'Boia chi molla - Dux Mussolini'. Per questo motivo un estremista di destra di 37 anni è stato arrestato dalla polizia a Gallarate (Varese). A denunciare l'episodio sono state le cinque vittime, che hanno fornito agli agenti le indicazioni per rintracciare uno dei responsabili, un volto noto alle forze dell'ordine.

I bengalesi hanno raccontato di essere stati aggrediti senza motivo mentre giocavano a carte in un circolo ricreativo della cittadina, colpiti con calci e pugni e apostrofati con insulti a sfondo razziale. Gli agenti hanno trovato nel sottosella dello scooter dell'uomo, fermato nelle vicinanze del circolo, il manganello utilizzato per colpire gli stranieri con stampata, oltre alle scritte, un'effigie di Benito Mussolini. L'aggressore dovrà rispondere del reato di lesioni personali aggravate da motivi di discriminazione razziale, mentre i due complici, anche loro legati ad ambienti dell'estrema destra, sono riusciti a far perdere le tracce. Tre bengalesi sono stati medicati all'ospedale di Gallarate e dimessi con una prognosi di tre giorni.

fonte: Repubblica

martedì 18 maggio 2010

Quattro aggressioni da parte di tifosi dell'Inter contro cittadini del Bangladesh

Una notte, quattro aggressioni, tutte contro uomini provenienti dal Bangladesh. Questi si sono recati dai carabinieri la scorsa sera, per denunciare di essere stati leggermente feriti da alcuni tifosi dell'Inter in due diverse aggressioni.

Infatti la prima è avvenuta verso le 21.05, nell'angolo tra via Lecco e via Gregorio. Mentre camminava, l'uomo di 33 anni si è imbattuto in un gruppetto di 6 giovani, tutti con la maglia dell'Inter. Dopo averlo insultato, lo hanno percorso con una l'asta di una bandiera. L'uomo è stato poi curato presso l'ospedale Santa Rita, per poi essere dimesso.

Alcuni minuti dopo, alle 21.30, la seconda aggressione. Sempre un gruppo di giovani tifosi interisti, questa volta una decina, ha picchiato ben tre cittadini del Bangladesh. La modalità è stata la stessa: insulti e poi percosse con un'asta della bandiera e con una bottiglia. Gli uomini del Bangladesh, aggrediti mentre si trovavano in corso Buenos Aires, hanno rispettivamente 23, 31 e 32 anni.
Uno dei tre è stato medicato al FatebeneFratelli, a causa di alcuni tagli alla mano destra.

La vicinanza tra i luoghi dell'accaduto e la breve distanza temporale tra i due scontri, fanno pensare agli inquirenti che potrebbe essere stato lo stesso gruppo di interisti ad effettuare entrambe le aggressioni.

Fonte: Milano Today

lunedì 15 marzo 2010

Raid contro Internet point bengalese perquisizioni nelle case di giovani romani

Sono scattate le prime perquisizioni per l'assalto con bastoni all'internet point bengalese della Magliana, nel corso del quale, domenica sera, sono rimaste ferite quattro persone, tra clienti e dipendenti del locale. Nella lotte i carabinieri sono entrati in alcune abitazioni in zona Magliana, alla ricerca di un gruppo di giovani che potrebbero essere gli autori del raid di ieri al bar «Brothers» di via Murlo alla Magliana.
Dalle perquisizioni sarebbero emersi i primi «riscontri» e l'attenzione degli inquirenti sarebbe concentrata su alcune persone: per gli investigatori é il gruppo non ha utilizzato mazze e bastoni ma gambe di sedie e paletti presi in strada «facilmente reperibili e non riconoscibili come armi».
Il raid è stato compiuto da una quindicina di italiani che, alcuni con i volti coperti da sciarpe, sono entrati ed hanno colpito tavolini, vetrine e i pochi clienti che si trovavano nel locale che è anche una sorta di fast-food. Clienti anche italiani, tutti feriti lievemente e medicati al pronto soccorso dell'ospedale San Camillo.

Un raid vero e proprio, secondo i carabinieri, che però al momento non ha una vera e propria connotazione politica o razzista. Il gruppo di assalitori, infatti, sembra che non abbia proferito parola sulle motivazioni del violento gesto. Naturalmente gli investigatori dell'arma, così come successo in passato per episodi analoghi, stanno valutando tutte le ipotesi possibili. Per questo stanno cercando di capire se il titolare del locale possa aver avuto litigi o screzi con qualcuno. Ma anche se i possibili obiettivi dell'assalto, invece, possano essere stati i clienti dell'internet point. Italiani o bengalesi. Per questo motivo il titolare del negozio e i feriti sono adesso ascoltati dai carabinieri della stazione di Villa Bonelli per cercare di capire la matrice del raid.

I PRECEDENTI - L'assalto di domenica sera, comunque, ha riaperto vecchie ferite ancora non completamente rimarginate nella memoria della città. Riportando i ricordi ad un assalto, quello di natura chiaramente razzista e xenefoba avvenuto nel maggio del 2008 nella zona del Pigneto, uno dei quartieri più multietnici della città. Quel giorno un gruppo di giovani incappucciati, armato di bastoni, al grido di «Sporchi stranieri» e «Bastardi», ha assaltato e devastato tre negozi di immigrati asiatici nel quartiere. Fu un assalto improvviso, di pochi minuti, con un bengalese colpito da una bastonata, vetrine e interni di un bar, di un phon center-lavanderia e di un negozio di alimentari devastati. Un anno dopo, nel maggio 2009, un analogo assalto a matrice razzista fu compiuto da giovani romani ai danni di alcuni bengalesi a Villa Gordiani.

«MATRICE RAZZISTA» - «L'assalto rappresenta un segnale estremamente preoccupante». Lo dichiara, in una nota, Jean-Léonard Touadi, parlamentare del Partito Democratico. «Episodi del genere necessitano di una risposta immediata. Mi auguro - conclude Touadi - che già nelle prossime ore si possano assicurare i colpevoli alla giustizia e si possa fare chiarezza su un ennesimo episodio che con molta probabilità ha una matrice xenofoba e razzista».
Per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, «quello avvenuto alla Magliana è un episodio estremamente grave ed inquietante sia per la violenza dell'aggressione, sia per il carattere di gruppo con cui è stata attuata. Mi auguro che gli inquirenti facciano piena luce sul movente di questi reati assicurando alla Giustizia il più velocemente possibile i responsabili di quanto accaduto».

fonte: Corriere della Sera

giovedì 5 novembre 2009

Escalation di raid xenofobi sul lido di Ostia

Tre aggressioni in soli dieci giorni. Tutte a Ostia. La matrice sempre la stessa: il razzismo. Prima il giovane giornalista preso a calci e pugni perché ritenuto gay a causa dell'abbigliamento «stravagante». Poi il ragazzo di origini bielorusse, figlio adottivo di uan famiglia di medici italiani, assalito sul pontile di Ostia da un gruppo di adolescenti nel tentativo di difendere il fratello dalle provocazioni del «branco». Infine il bengalese di 29 anni accerchiato e picchiato sempre da una banda di ragazzini, domenica sera ad Acilia. Il giovane bengalese si trovava su una panchina nel parco di via Lilloni con altri tre connazionali, quando sono arrivati dei ragazzini che hanno iniziato a inveire con insulti razzisti. I tre sono riusciti a scappare mentre il bengalese è stato aggredito: naso rotto e 15 giorni di prognosi. I sospetti dei carabinieri si starebbero concentrando su cinque minorenni, la cui posizione è al vaglio degli inquirenti.

fonte: Il Tempo

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mercoledì 4 novembre 2009

Picchiano a sangue un bengalese identificati e indagati 5 minorenni

«Bastardi, andate via da qui». Stavano chiacchierando seduti sulla panchina di un parco in via Lilloni, a San Giorgio di Acilia, quando ad un tratto, domenica verso le 19, quattro cittadini del Bangladesh sono stati accerchiati e picchiati da un gruppo di una decina di persone, tutti ragazzi attorno ai diciott'anni, che inizialmente li avevano avvicinati per apostrofarli con frasi razziste del tenore di «Siete tutti negri».

Tre dei bengalesi sono riusciti a scappare, mentre un quarto, di 29 anni, è stato malmenato con calci e pugni. Medicato più tardi al pronto soccorso del Grassi di Ostia, è stato dimesso con una prognosi di 15 giorni per una frattura al setto nasale.

PESTAGGIO PREMEDITATO - Secondo il racconto che l’extracomunitario ha fatto ai carabinieri, si è trattato di un’azione premeditata, un vero e proprio agguato. Uno degli aggressori si sarebbe avvicinato, spalleggiato da un gruppetto di tre o quattro persone, con un pretesto, quello di chiedere una sigaretta. Nello stesso momento, da dietro, sono spuntati altri cinque o sei ragazzi. Tutti si sono avvicinanti minacciosamente al quartetto di asiatici.
I tre di questi che sono riusciti a scappare hanno avvertito una gazzella del 112. Ma quando i militari sono arrivati sul posto dell’aggressione non c’era più nessuno, salvo il quarto bengalese subito soccorso e portato in ospedale. Gli investigatori hanno identificato una trentina di persone fermate nei pressi del parco. La posizione di 5 di queste, tutti minorenni, è «al vaglio». In giornata le loro foto verranno mostrate ai quattro aggrediti per un eventuale riconoscimento.

fonte: L'altra notizia

lunedì 19 ottobre 2009

Picchiano venditore di rose, denunciati 4 «skinheads»

Prima gli hanno urlato: «Vattene dall’Italia». Poi lo hanno insultato e, infine, giù con le botte. Aggredito da quattro skinheads, fra i quali una ragazza di 22 anni di Pistoia, un bengalese di 31 anni ne avrà per 7 giorni. Fra i primi soccorritori, anche le coppiette alle quali, in un ristorante di Prato, a due passi dalla cattedrale, l’extracomunitario aveva cercato di vendere rose. Dal ristorante è partita, ancora prima che il giovane del Bangladesh chiedesse aiuto, la chiamata al 112. Non era neppure troppo tardi. Mezzanotte e mezza. I carabinieri, che in pochi minuti hanno individuato gli aggressori - che si erano dati alla fuga - riferiscono che il giovane non ha provato neppure a difendersi.

LA BANDA DEI NAZISKIN - Uscito dal locale, non poteva immaginare d’imbattersi in un quartetto di giovani scalmanati, di quelli con la testa rasata, gli anfibi ai piedi, i giubbotti neri, la passione per i simboli nazifascisti. Secondo gli inquirenti, il capo - denunciato - è un ventunenne, tatuato su tutto il corpo, residente nella vicina Pistoia e già conosciuto come naziskin. Insieme a un compagno di branco ha picchiato l’immigrato, incitato dagli altri due, compresa la ragazza. Adesso, i quattro dovranno rispondere di «concorso di persone in violenza privata, lesioni personali aggravate per aver commesso il fatto con finalità di odio razziale». Un’aggravante, quest’ultima, che permette ai militari e alla magistratura di procedere d’ufficio. Il capo del branco dovrà anche rendere conto del coltello a serramanico che i carabinieri hanno trovato sulla sua auto, insieme a cd musicali con simboli nazisti. A bordo dell’auto dei ragazzi, i militari hanno sequestrato cd musicali con emblemi nazifascisti e un coltello a serramanico

IL CAPO E I GREGARI - Gli altri, un genovese di 21 anni, la giovane pistoiese e un diciottenne di Firenze, secondo i carabinieri sono «gregari» del capo, simpatizzanti d’estrema destra che, con molte probabilità, si sono conosciuti durante un rave party o un altro raduno da qualche parte d’Italia. Una banda non pratese e, quindi, non animata da un odio razziale covato in una città che con l’immigrazione deve fare i conti quotidianamente: Prato ospita una fra le comunità cinesi più numerose in Italia. «Non lavorano e non hanno problemi a muoversi», spiegano gli inquirenti, secondo i quali l’episodio è isolato e non era stato premeditato. Dura e bipartisan la condanna. Per il sindaco di Prato, Roberto Cenni (Pdl), «la città è una polveriera»: il primo cittadino parla di «episodio intollerabile». Sulla stessa linea il capogruppo del Pd, Massimo Carlesi: «Un fatto gravissimo figlio del clima d’odio che si respira in Italia».

fonte: Corriere della Sera

venerdì 11 settembre 2009

Il razzismo cresce

Aggressione a Palermo, mentre Sant’Egidio propone un ‘registo europeo’ di controllo della violenza contro i migranti.

Ieri nella spiaggia di Mondello a Palermo un ragazzo di 17 anni ha aggredito e picchiato un giovane di 26 anni del Bangladesh perchè si era lamentato di non essere stato pagato dopo aver fatto un tatuaggio a una ragazza sua amica.

Gli agento lo hanno denunciato per lesioni e il tatuatore ambulante ha avuto una prognosi di 10 giorni. Dopo avere completato la sua opera il giovane immigrato “si è visto rifiutare con sprezzo il pagamento pattuito, 15 euro, - ha detto la polizia - ed avrebbe espresso ad alta voce il suo disappunto per il raggiro subito. In soccorso delle ragazze sarebbero intervenuti alcuni coetanei che avrebbero ridicolizzato l’uomo costringendolo ad allontanarsi”. Dopo pochi minuti, però, il giovane è stato raggiunto vicino un bar da uno dei ragazzi intervenuti poco prima e lì è stato aggredito.

Gli episodi di questo tipo, tutti a sfondo razzista, si moltiplicano con una velocità preoccupante. Nel meeting interreligioso della Comunità di Sant’Egidio, in corso a Cracovia, si è allora pensato di proporre un registro europeo che tenga conto degli episodi di razzismo nell’Unione.

In Paesi come Italia, Malta, Grecia, Portogallo e Spagna non viene tenuta nota degli episodi di razzismo. “È la variante tribale europea - ha detto il portavoce della Comunità Mario Marazziti -. Mentre per fortuna già esistono consolidati gli anticorpi culturali per riconoscere il rischio di antisemitismo rinascente, non esistono invece gli anticorpi di fronte all’antigitanismo e al razzismo”. “Crescono infatti - ha aggiunto - le spinte contro l’immigrazione e il richiamo a purificazioni linguistiche e a omogeneità impossibili nella vita delle città europe”.

La proposta, condivisa dal cardinale Lluis Martinez Sistach, arcivescovo di Barcellona, è nata nel corso di uno dei workshop del meeting, “Convivere in un mondo al plurale”, dove sono emersi alcuni dati sul razzismo in Gran Bretagna: solo nel 2007 ci sono stati 65.736 incidenti e delitti di matrice razzista. Ed in Italia non va certo meglio.

fonte: Inviato Speciale

mercoledì 29 luglio 2009

Nuova aggressione razzista al Pigneto

Una vetrina in frantumi del negozio bengalese al Pigneto e un gruppo di adolescenti che forse, colpevole il caldo o l’estate che spesso riempie le giornate di noia, hanno deciso con caschi e una sedia trovata in loco di dare una lezione al quel bengalese che proprio non ci stava a farsi sottomettere da quei ragazzini.

Nabir ha tutto il suo mondo in quel negozio: con i guadagni ci mantiene la madre anziana e i fratelli piccoli rimasti in Bangladesh. Non riesce a capire perché questi ragazzini che già in passato hanno dato fastidio alla numerosa comunità cinese del quartiere, adesso ce l’hanno proprio con il suo negozio. Ha paura delle ritorsioni ma è sicuro di aver ragione: ecco perché in questo momento si trova al comando più vicino per esporre una denuncia verso ignoti.

Sa di non aver fatto nulla di male e sa che un gesto di rabbia nei loro confronti potrebbe rovinarlo: probabilmente sono minorenni. Ecco perché ha voluto rimettere tutto nelle mani della giustizia. Ma adesso il compito è anche nostro: questi ragazzi sono i nostri fratelli, cugini, figli, amici e vicini di casa. Diamo una mano a Nabir e cerchiamo di far capire a questi ragazzi che il razzismo non ha mai portato a nulla.

fonte: Abitare a Roma

martedì 17 marzo 2009

"Qui gli stranieri stiano attenti ci facciamo giustizia da soli"

«Devono solo provare a darmi fastidio. Non si devono permettere. Se toccano la "robba" mia, se toccano mia madre, mia sorella o la mia ragazza, mi faccio giustizia da solo. Tanto la polizia che viene a fare. Oggi li mettono in galera, domani stanno fuori. Io sono buono e caro, ma potrei pure diventare matto».

Tor Bella Monaca, tarda mattinata di giovedì, il giorno dopo l´aggressione di due albanesi da parte di trenta giovanissimi italiani. Antonello, 27 anni, («Niente cognome per questione di privacy», dice), la pensa così sui romeni e gli immigrati in genere. E non è il solo. Ma insieme a lui ci sono anche tanti residenti che cercano e vogliono la convivenza pacifica, abituati alla quotidianità di strade e case popolate da stranieri. «Il raid dell´altra notte? Non sono d´accordo, è incivile. Troppo facile trenta contro due. Ci vuole il dialogo - dice Luciano Santoni - Ma noi qui ci sentiamo abbandonati. Tor Bella Monaca è un concentrato di persone poco raccomandabili. Sopravvivi se ti fai gli affari tuoi».

«Ci sono i tossici, gli avanzi di galera. Ora ci si mettono anche i romeni - si lamenta Monica Sangermano - Ieri, intorno alle 14.30, mia figlia di 18 anni ha rischiato di finire sotto una macchina per scappare da un rom che le dava fastidio. Stava andando a prendere il bus 105 alla fermata di Centocelle, all´altezza di via Palmiro Togliatti, dove c´è il campo nomadi. Sporgerò denuncia. Ma servirà a qualcosa? Forse è meglio se io e mio marito facciamo qualcosa noi. Io non voglio che un giorno qualcuno mi telefoni dicendo che mia figlia è stata violentata».

«Hanno dato fastidio pure a mia nipote - riprende la signora Sangermano - Alle 5 della mattina, andava a lavorare al bar. Romeni? Non lo so. Dalla voce sembrava uno straniero. Lei si è buttata addosso a una macchina per farla fermare e salire a bordo». «E due sere fa - si inserisce la figlia di 18 anni - due romeni stavano per violentare un´altra ragazza, l´hanno salvata i miei amici».


«Qui c´è troppo razzismo - accusa un senegalese che vende borse al mercato - Mi dicono : "Vattene a casa tua negro". Non nero, ma negro. Adesso stanno in crisi, non hanno i soldi e pensano che la colpa è di noi stranieri».

All´inizio di via Paolo Ferdinando Quaglia, dove la notte di martedì sono stati aggrediti gli albanesi, c´è un bar multietnico. La proprietaria, la signora che sta alla cassa, è cinese. Al bancone c´è una donna romena al quarto mese di gravidanza. Accanto a lei, l´unica lavoratrice italiana. «Mia figlia è bionda - racconta - in metropolitana i poliziotti l´hanno scambiata per una romena e le hanno chiesto i documenti. Quando hanno visto che era romana le hanno detto: vai pure».

Nel bar ci sono albanesi, romeni, senegalesi, persone del Bangladesh. I due albanesi non vogliono parlare: «Vai da un´altra parte a fare la tua intervista». Parla un ragazzo bengalese: «Troppi immigrati. Bisogna regolarizzare quelli che sono già in Italia e poi basta. Non devono più entrare. Non c´è lavoro». «Questa è una zonaccia - dice Renato Silveri, mentre esce dal bar - piena di bulli. Io ci sto poco. È degli italiani che bisogna avere paura, non dei romeni».

fonte: La Repubblica

mercoledì 26 novembre 2008

Razzismo a Varese: pestato un venditore di rose

Quattro giovani, tre di Cugliate Fabiasco e uno di Marchirolo, nel Varesotto, si trovano agli arresti domiciliari per aver minacciato e picchiato in un locale di Ghirla, frazione di Valganna, un extracomunitario del Bangladesh venditore ambulante di fiori: lo straniero, regolare, sarebbe stato preso di mira con insulti razzisti e invitato ad andarsene. Al suo rifiuto i quattro l'avrebbero colpito con calci e pugni al volto e alla testa sputandogli addosso, sotto gli occhi di altre persone che, secondo gli inquirenti, avrebbero assistito impassibili. Nei confronti dei giovani sono state eseguite da carabinieri di Luino ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Varese per atti di violenza, lesioni e minacce in concorso, aggravate dai futili motivi e dai motivi razziali.

fonte: AffariItaliani

giovedì 23 ottobre 2008

Ancora razzismo: prima le minacce poi gli attentati

Solidarietà ai migranti i cui negozi sono stati bruciati ieri a Bologna. Dopo i volantini di minaccia, i razzisti bolognesi mostrano di voler aprire un’infame guerra allo “straniero”. Crediamo che ciò non riguardi solo gli immigrati, ma tutti noi. È compito di noi tutti respingere ogni giorno la violenza crescente contro i “diversi”, gli “indisciplinati”, gli “indecorosi”, una violenza promossa dalle retoriche sulla “sicurezza” e praticata sia dalle istituzioni che da privati “cittadini”, con atti sempre più vergognosi. Fuori i razzisti dalla storia!

fonte: assemblea antifascita bologna

e fonte: zic

lunedì 20 ottobre 2008

Torpignattara, assalto al negozio dei bengalesi, famiglia italiana aggredisce gli immigrati

ROMA (19 ottobre) - «Ci hanno aggredito prima verbalmente e poi con pugni e calci hanno rotto i vetri del negozio». È ancora spaventata Amena Begum, 26 anni, del Bangladesh. Insieme a suo marito gestisce un phone center in via Amedeo Cencelli a Torpignattara, quartiere ad alta densità di immigrati. Tutto è nato da una lite scoppiata ieri pomeriggio, poco prima delle 17. «Per una sciocchezza», spiega in un italiano stentato. «Mio figlio aveva raccolto una chiavetta per strada, gli ho detto di buttarla perché era sporca - racconta la donna - L’ha lanciata, ed è andata a finire sulla macchina di una famiglia che abita nello stesso palazzo del negozio».

La miccia è accesa: «Dalla finestra hanno visto la scena e sono scesi urlando, padre, madre figlio e figlia - continua Amena - Io avevo in braccio mio figlio più piccolo di tre mesi, gli ho risposto che non lo aveva fatto apposta a lanciare quell’oggetto sulla loro macchina. Ma non c’è stato niente da fare». Gli fa eco il marito, Rahman Habibur, 31 anni: «Sono scesi come una furia, ci hanno detto di tornare al nostro Paese, e tante brutte parole, mia moglie e mio figlio sono scioccati. Un gesto così violento per un errore se così vogliamo chiamarlo di un bambino». Il momento dell’aggressione: «Sono entrati e con tre cazzotti il figlio più grande ha distrutto le vetrine del bancone, preso a calci le porte, hanno minacciato mia moglie - ricorda, ancora spaventato - E dire che lui veniva spesso a telefonare qui da noi, spesso nemmeno pagava, decideva lui quanto darmi. Ma io lasciavo correre per buon vicinato. Ora mia moglie ha paura di restare sola nel negozio, non si sente più tranquilla».

fonte: Il Messaggero