E' degenerata la manifestazione di protesta contro la criminalità, organizzata per protestare dopo la violenza sessuale denunciata da una sedicenne nella zona della Continassa. La ragazza aveva indicato come possibili aggressori due nomadi. Lei stessa, dopo l'eplosione di violenza nel quartiere, ha smentito di essere stata aggredita: "Mi sono inventata tutto, sono stata con un ragazzo".
Poco prima delle 20 un gruppo di residenti armati di bastoni ha dato l'assalto al campo nomadi abusivo, dandogli fuoco. Poco fa il fratello della vittima è riuscito a riportare la calma. La manifestazione era cominciata pacificamente, con i familiari della ragazzina in corteo con circa 500 abitanti della zona. La sfilata è partita da piazza Montale. I fotografi e gli operatori tv sono stati allontanati in malo modo, uno di loro è stato anche schiaffeggiato. Poco dopo, una parte dei manifestanti si è incappucciata e con mazze, bastoni, spranghe e bombe carta è andata all'assalto del campo abusivo. Allontanato a calci l'unico nomade rimasto nelle vicinanze, hanno sfasciato tutto e bruciato baracche, auto e roulotte: almeno una ventina. Presi alla sprovvista carabinieri e polizia che soltanto più tardi sono schierati in forze. Il fratello dellla vittima, accompagnato ai carabinieri, ha parlato al gruppo di devastatori spiegando loro che non erano stati i nomadi a aggredire sua sorella, ma che la storia doveva ancora essere chiarita. Poco dopo la smentita definbitiva della ragazza: "Non sono stata violentata, mi sono inventata tutto". I rivoltosi si sono così calmati e allontanati alla spicciolata. Fermato uno dei manifestanti. Un'altra ventina di persone che avrebbero partecipato all'assalto sono state identificate.
fonte: La Repubblica
lunedì 12 dicembre 2011
Incendiato un campo nomadi dopo il corteo per lo stupro inventato
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sabato 26 settembre 2009
A Roma razzismo anti-romeni: lavoratore dato alla fiamme
L’ attacco razzista nella notte tra Venerdì e Sabato scorsi: “Romeni andatene via dall’Italia” urlavano gli attentatori. Un autista che dormiva a bordo del mezzo, ricoverato con ustioni in ospedale.
Erano le tre della notte tra Venerdì e Sabato della scorsa settimana: un autobus con targa romena che settimanalmente collega il paese dei Castelli Romani, governato ora da un’amministrazione di centro-destra guidata dall’avvocato Marco De Carolis, con la nazione danubiana era posteggiato in Via Campo Gillaro, una stradina della periferia del paese, arroccato sopra una rupe, in attesa di ripartire verso Bucarest la mattina seguente. All’improvviso un commando di giovani, approfittando dell’oscurità e del fatto che nessun testimone si aggirava nei paraggi, ha cosparso il mezzo con liquido infiammabile e gli ha dato fuoco. Sviluppatesi le fiamme l’autista, un padroncino romeno di soli trentacinque anni che dormiva all’interno del mezzo, è stato svegliato dal loro crepitio, giusto in tempo per salvarsi e sentire gli aggressori allontanarsi dal luogo gridando “ Vi bruceremo tutti vivi cani di romeni che non siete altro”. Nel disperato tentativo di uscire dal mezzo in fiamme il romeno si è ustionato a braccia e gambe ed è stato ricoverato al centro grandi ustionati dell’ospedale romano di Sant’ Eugenio con ustioni sul 20% del corpo. Nei pressi i carabinieri della locale stazione hanno rinvenuto la tanica usata dagli attentatori razzisti. Il mezzo è andato distrutto. Sempre più dunque la provincia di Roma, la capitale di uno dei paesi fondatori dell’Unione europea( confederazione di stati di cui fa parte anche la Romania), assomiglia alla più profonda provincia americana del sud quando, qualche decennio fa, impazzava il Ku Klux Klan. Fuochi purificatori contro i beni degli immigrati ed anche contro le loro persone.
fonte: AgoraVox
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martedì 1 settembre 2009
Tentato omicidio per razzismo
Soraya guarda il soffitto nella penombra, sa di essere al sicuro, percepisce il calore positivo delle persone che le stanno intorno, come chiuse a pugno, ma ugualmente non riesce a dormire. Soraya è viva per miracolo, la notte scorsa qualcuno ha provato ad ucciderla dando fuoco alla sua casa mentre lei dormiva! È stato il fumo, acre e nero ed intenso, a tratti quasi dolciastro, a svegliarla mentre il fuoco illuminava a giorno la cucina, e Qualcuno che evidentemente pensa ci sia ancora bisogno di lei sulla terra ha fermato le fiamme prima che arrivassero a sfiorare la bombola di gas che usa per cucinare, altrimenti sarebbe molto diverso il tono usato!
Hanno provato ad ucciderla, a farle fare una fine orribile, e tutto senza un motivo, senza alcuna valida ragione, almeno riflettendo da persone civili, da esseri umani! Ma forse per chi le ha incendiato casa essere una donna sola di origini honduregne è motivo di disprezzo, forse il fatto che Soraya lavori tutto il giorno, viva con quel che le basta e sia sempre sorridente è una cosa da non accettare, o magari è per la sua enorme forza d'animo e dignità, una dignità che chi ha compiuto questa bravata nemmeno può immaginare, e forse colpire una donna sola li fa sentire forti, forse bruciandola viva avrebbero eliminato una persona da invidiare, ed al cui cospetto vergognarsi!
La vergogna.... già, quel sentimento che non ti permette di guardarti allo specchio senza un moto di disgusto, chissà dov'è finita quella della brava gente che mi circonda? Si passeggia sorridenti per le vie di un'isola, si parla e ride senza problemi e chi se ne fotte se Soraya ha rischiato di morire? Possiamo comprare la macchina nuova, cambiare cellulare ogni tre mesi e sognare guardando gli yacht neri che ci lasciano intravvedere una vita di lussi e sorrisi ipocriti, cosa ci importa di cosa succede in fondo a quella stradina? In Italia abbiamo tanti problemi, qualcuno non potrà comprare quelle scarpe tanto trendy, o magari la moto nuova che fa rimorchiare tantissimo per ora non si può che guardare, chi se ne fotte di una donna honduregna che ogni giorno si spacca la schiena per mangiare? Anche se ha la cittadinanza italiana sarà sempre una cittadina di serie B, sarà la pelle, saranno gli occhi, le condizioni non agiate di vita che la rendono praticamente invisibile, anche se viene buttata fuori strada con la sua bicicletta nessuno si ferma a soccorrerla, troppo impegnati a correre verso il nulla, o magari verso l'illusione di riempirlo, il vostro nulla!
Ma Soraya c'è, canta e sorride e vive ed ama, sa che i suoi amici adesso le sono stretti intorno come un pugno, quasi vorrebbe disprezzare la brava gente per cui è invisibile, ma sa che non ne vale la pena, è circondata e sostenuta da gente che le vuol bene, di quelle miserie non può certo curarsi, ed è con questo pensiero che chiude gli occhi, provando a dormire...
fonte: Peacelink
lunedì 27 aprile 2009
Albenga, rissa tra marocchini e italiani che poi danno fuoco alla casa dei rivali
Ci poteva scappare il morto. Per vendetta, dopo una rissa, un gruppo di italiani ha dato fuoco la notte scorsa nel centro storico di Albenga (Savona) ad una casa abitata da immigrati marocchini. Uno di questi, sorpreso nel sonno, è rimasto gravemente intossicato dal fumo ed è stato salvato dai vigili del fuoco. È stato ricoverato con riserva di prognosi a Genova. I carabinieri hanno fermato otto persone, coinvolte nella rissa. Quattro, tra italiani e nordafricani, hanno riportato ferite da taglio e sono state medicate in ospedale.
LA VICENDA - Secondo i primi accertamenti, la zuffa è scoppiata intorno all'una di notte dopo che un gruppo di italiani aveva orinato nei vasi di fiori di un palazzo abitato da immigrati. Gli inquilini, tutti marocchini regolari, hanno protestato: è cominciata così una discussione sfociata ben presto in rissa. Quattro, tra italiani e nordafricani, colpiti da fendenti forse sferrati con cocci di bottiglie o coltelli, sono finiti all'ospedale. Poi, secondo quanto ricostruito sinora dai carabinieri della compagnia di Albenga, un gruppo di amici degli italiani sono tornati nel centro storico con una tanica di benzina, appiccando il fuoco nell'appartamento al primo piano dell'immobile abitato dai marocchini.
fonte: il Corriere della Sera
martedì 14 aprile 2009
Skinheads a Vicenza, arrestati 4 ventenni
Arrestati 4 giovani skinheads nel vicentino - Sono stati arrestati giovedì mattina quattro skinheads dalla polizia di Stato di Vicenza perchè ritenuti responsabili di un attentato a danni di un gruppo di immigrati.
I quattro giovani avevano lanciato una molotov contro un casolare abitato da stranieri mercoledì 18 febbraio a Romano d'Ezzelino, in provincia di Vicenza.
La bottiglia aveva preso fuoco ma le fiamme erano state spente dalla pioggia. Per i quattro nordafricani presenti nel casolare non c'erano state conseguenze. Grazie ad un numero della targa segnalata da alcuni testimoni, la polizia è riuscita a rintracciare i giovani.
I giovani arrestati - L'operazione coordinata dalla magistratura di Bassano del Grappa ha portato all'arresto di Mattia Zen, Mattia Tugnoli, Michael Zanchetta e Denis Bortignon. I ventenni sono accusati di porto e detenzione di arma da guerra, fabbricazione di bottiglia incendiaria, danneggiamento e incendio con finalità di razzismo. Sono stati inoltre sequestrati materiali propagandistici di estrema destra.
fonte: La voce del nordest
martedì 31 marzo 2009
Case popolari, rischio xenofobia pesante ipotesi dopo l’incendio
Il rogo doloso divampato all’alba di sabato in un alloggio popolare Arte di via Pedrini, a Begato, è stato il campanello d’allarme. Bruno Pastorino, assessore al Patrimonio del Comune: «Sono preoccupato per le richieste crescenti di alloggi da parte di immigrati e per l’insofferenza degli italiani. Serve un incontro urgente in prefettura per esaminare la situazione»
«Troppo poche le case popolari rispetto alle domande mentre continuano a mancare le risorse statali per il recupero di nuovi alloggi. La competizione, quindi, è esasperata. E se viene alimentata dalla xenofobia e dal razzismo può dare luogo a gesti estremi. Perché gli stranieri che chiederanno una casa al Comune saranno sempre di più. In lista d’attesa ce ne sono già circa trecento: il 15 per cento del totale delle istanze». Bruno Pastorino, assessore al Patrimonio del Comune, dice di essere «molto preoccupato», tanto da richiedere «un incontro urgente al prefetto per esaminare la situazione».
Il rogo doloso divampato all’alba di sabato in un alloggio popolare Arte di via Pedrini, a Begato, è stato il campanello d’allarme. Una famiglia composta da padre, marocchino, madre, genovese, e dalla loro bimba di due anni ha rischiato di morire tra le fiamme. La tragedia è stata evitata grazie all’intervento tempestivo dei vigili del fuoco. Ma il capofamiglia, Omar Sendal, 28 anni, si è fratturato le gambe lanciandosi dalla finestra col proposito di salvare moglie e figlia. Gli inquirenti hanno subito ipotizzato che il gesto possa avere una matrice xenofoba. È ancora tutto da dimostrare, certo. Ma, nel quartiere, la tensione è alta. Anche le testimonianze raccolte a caldo nella zona, hanno un tono più improntato all’insofferenza verso gli stranieri che alla solidarietà.
La memoria torna al giugno 2006 quando, in diverse zone della città, esplosero sollevazioni e piccole violenze contro l’insediamento in appartamenti comunali di famiglie di rom slavi provenienti dal campo nomadi della Foce, chiuso definitivamente allora dall’ex giunta Pericu. Tre anni fa, volò qualche pugno e ci fu una minaccia con coltello. A Begato, l’altro giorno, è accaduto di molto peggio.
fonte: Secolo XIX
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domenica 18 gennaio 2009
Lavanderia cingalese incendiata a Como
Ora che altre notizie hanno preso la prima pagina torno sull’attenato razzista che ha distrutto la lavanderia (non ancora aperta) di una famglia cingalese. Ci torno perchè è sintomatico del clima che si vive oggi in Italia. L’odio razziale è sempre più diffuso ed anche qui nella tranquilla Como cominciamo ad averne le avvisaglie. C’è da preoccuparsi? Si, assolutamente si. Non tanto per l’attentato in sè stesso ma per il clima d’odio che ormai serpeggia da nord a sud nel nostro Paese.
Più o meno un anno e mezzo fa nella sostanziale indifferenza della società civile lombarda un assessore regionale leghista disse che gli omosessuali andavano messi alla garrota; a parte i diretti interessati quasi nessuno protestò. La storia però come si sa si ripete ed ecco che pochi giorni or sono un consigliere regionale anch’esso leghista, Stefano Galli, si dichiara contrario all’esclusione dell’omosessualità dalle malattie mentali. Fra i due episodi però c’è una piccola differenza, all’epoca del primo episodio al governo c’era Prodi e l’assessore si scusò, oggi al governo ci sono Berlusconi e la Lega e a quanto mi risulta Stefano Galli non si è ancora scusato.
fonte: Como