Un 36enne salvadoregno fermato nella notte ha confessato il duplice omicidio di via Segneri, a Milano: lo rende noto la polizia. L'uomo, che ha reso confessione davanti al procuratore aggiunto Alberto Nobili e al sostituto Gianluca Prisco, e' un conoscente di Libanny Meijia Lopez, la 29enne trovata nuda e sgozzata ieri pomeriggio nel suo appartamento di zona Lorenteggio insieme al figlioletto Leandro, di 3 anni, anch'egli ucciso a coltellate. Il padre del piccolo Leandro e compagno della donna - che era stato sentito ieri in Questura - era totalmente estraneo alla vicenda.
Il salvadoregno fermato, Victor Hugo Menjivar, avrebbe ucciso la donna perche' aveva rifiutato le sue avance. L'uomo, era ospite a cena dalla donna e aveva portato anche suo figlio, amico del bambino di lei. Il salvadoregno ha confessato, spiegando di avere perso la testa, durante un lunghissimo interrogatorio negli uffici della Squadra Mobile davanti al procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili e al pm Gianluca Prisco.
Stando a quanto ricostruito, il salvadoregno, amico della donna, sposato e con un altro figlio in arrivo, era andato a cena lunedi' scorso a casa di lei portando anche suo figlio che giocava spesso con il bimbo della dominicana. La donna era anche amica della moglie del fermato.
Dopo aver mangiato e bevuto, e mentre i bimbi erano in un'altra stanza, l'uomo ha iniziato a tentare un approccio sessuale con lei, ma e' stato respinto. Ha insistito a lungo e all'ennesimo rifiuto ha preso un coltello dalla cucina. La donna allora ha cercato di salvarsi la vita offrendosi a lui, ma l'uomo, che come ha detto agli inquirenti aveva perso la testa ed era molto ubriaco, a quel punto l'ha sgozzata. Ha cercato poi di nascondere il cadavere dietro al divano per non farlo vedere ai bambini, che intanto avevano sentito le urla. Poi la decisione di sgozzare anche il figlio di lei. Dopo il duplice omicidio e' uscito dalla casa e ha gettato il coltello in via Primaticcio e, dopo la confessione, l'ha fatto ritrovare agli investigatori.
mercoledì 5 marzo 2014
Donna dominicana ammazzata a Milano per aver rifiutato un'avance
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domenica 26 maggio 2013
Femminicidio a Lodi: italiano uccide ex compagna rumena
Ancora un caso di femminicidio, questa volta a Guardamiglio, nel lodigiano, dove un uomo di nazionalità italiana ha ucciso la sua ex convivente, una rumena. Secondo la prima ricostruzione, l’uomo avrebbe atteso la vittima fuori dalla casa dove questa stava lavorando e l’avrebbe trascinata con la forza in un parco pubblico, dove poi l’avrebbe uccisa con una decina di coltellate, dopo averla portata dietro una siepe, con l’intento di non attirare l’attenzione delle persone presenti nel giardino.
Vani sono stati i tentativi di alcuni passanti di fermare la furia omicida dell’uomo, che però è stato bloccato e poi consegnato ai carabinieri.
A quanto pare, le vessazioni da parte dell’uomo nei confronti dell’ex convivente duravano da oltre un anno, tant’è che l’amministrazione comunale del paese in provincia di Lodi si era prodigata per trovata una soluzione e aveva assegnato alla donna, che viveva col figlio 13enne, un alloggio popolare. Oggi l’esito tragico e sconcertante della vicenda.
Solo a maggio è il settimo caso di femminicidio, dopo le tragiche morti di Ilaria Leone, Alessandra Iacullo e Chiara Di Vita nei primi giorni del mese, il duplice omicidio di Palermo di dieci giorni fa e la morte di Silvana Cassol, la 50enne padovana giustiziata nel sonno dal marito, un agente di Polizia che poi si è tolto la vita, perché non accettava il logorarsi del loro rapporto.
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domenica 26 febbraio 2012
Giovane marocchino muore in questura, giallo a Firenze
Era entrato nella camera di sicurezza della questura nella notte, ubriaco ma apparentemente in salute. Quando ieri mattina intorno alle undici gli agenti si sono affacciati alla sua cella, si sono accorti che non dava segni di vita. Gli hanno toccato il collo per controllare il battito cardiaco e hanno capito che non c’era un minuto da perdere. Ma per Rami Chaban, un marocchino senza fissa dimora di 26 anni, fermato nella notte a Firenze per rapina e tentata violenza sessuale, non c’era più niente da fare. In pochi minuti in via Zara è arrivata l’auto con il medico, poi – dato che le condizioni del paziente erano disperate - un’ambulanza. Nonostante gli sforzi dei medici il cuore del giovane non ha ripreso a battere. Le manovre di rianimazione sono andate avanti per oltre mezz’ora, ma verso mezzogiorno i sanitari si sono arresi. E così, nel momento in cui Rami Chaban avrebbe dovuto varcare le porte del carcere di Sollicciano, il suo corpo è arrivato, chiuso in una bara, all’istituto di medicina legale di Careggi. Qui, nei prossimi giorni, sarà effettuata l’autopsia. Il medico del 118, nel suo referto, ha escluso la presenza di traumi e ferite. Parla di «arresto cardiocircolatorio», ipotizzando una morte dovuta a cause naturali. Ma c’è un precedente che non può passare inosservato. Neppure un mese fa, il 28 gennaio, sempre nelle celle dei sotterranei della questura fiorentina, un marocchino di 26 anni, fermato per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, si era impiccato appendendo un lembo di coperta alla grata della porta blindata. All’indomani di quella morte, la Procura aveva aperto un’inchiesta, ma non sono emersi elementi che facciano pensare a una dinamica diversa dal suicidio. Ora la nuova indagine dovrà stabilire cosa abbia ucciso Rami Chaban e dovrà fugare ogni dubbio sulla presenza di una ferita alla testa, riscontrata dal medico legale in una successiva ispezione cadaverica. Una lesione che potrebbe essere stata provocata durante la concitata rianimazione. Di certo, per ora, c’è solo la sequenza degli eventi che, al termine di una serata ad alta gradazione alcolica, ha portato il 26enne in cella. Venerdì sera, il giovane, noto alle forze dell’ordine, era uscito con una donna polacca e il suo compagno, anche lui marocchino. Quando il fidanzato della ragazza si era allontanato per qualche minuto lasciando soli i due, nei pressi della stazione Leopolda, Rami Chaban avrebbe importunato la ragazza, cercando di violentarla. Lei avrebbe reagito respingendolo bruscamente, e lui le ha sottratto con la forza il cellulare. Al ritorno del fidanzato, la giovane gli ha raccontato l’accaduto e lui ha deciso di chiamare la polizia: tra i due uomini ci sarebbe stata una colluttazione. Gli agenti della Polfer hanno bloccato e arrestato il 27enne, accompagnandolo in questura. In cella, Rami Chaban è arrivato intorno alle 4 del mattino: sembrava tranquillo, non ha dato in escandescenze, spiegano gli agenti, ancora sconvolti. In via Zara avrebbe dovuto trascorrere solo poche ore. Dopo la tragedia del 28 gennaio scorso, la vigilanza nelle camere di sicurezza era stata aumentata. Per questo motivo gli agenti incaricati della sua sorveglianza, in attesa del trasferimento, lo hanno controllato più volte. Poco prima che scattasse l’allarme, un poliziotto si era affacciato: «Sembrava che dormisse profondamente», ha spiegato. Fonte: La Stampa
martedì 13 dicembre 2011
Firenze, killer dà la caccia ai senegalesi 2 vittime e 2 feriti, poi si uccide
Due sparatorie nel giro di poche ore fra le bancarelle di due mercati a Firenze: il bilancio è tragico. Due morti e tre feriti colpiti dalla stessa mano, quella di un uomo intorno ai 50 anni che ha dato la caccia ad alcuni cittadini senegalesi e poi si sarebbe ucciso al termine di un inseguimento nel centro della città. I primi colpi di pistola sono stati sparati in mezzo alle bancarelle del mercato in piazza Dalmazia, a Firenze, nella zona nord della città, e poi a San Lorenzo, vicino al Duomo. Panico fra la gente, inseguimento fra i banchi pieni di mercanzie. Due cittadini senegalesi sono morti in piazza Dalmazia, altri due sono ricoverati all'ospedale di Careggi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri. A sparare un uomo brizzolato, un pistoiese, Gianluca Casseri.
Il killer era iscritto a Casa Pound
Alcune persone hanno cercato di fermare il killer, uno l'ha seguito nella prima sparatoria scattando foto col cellulare anche mentre risaliva in macchina. E' stato sentito dagli investigatori. L'uomo che ha sparato era armato di una pistola 357 magnum. E' stato poi bloccato in un parcheggio sotterraneo a San Lorenzo. E' morto. Non è chiaro se si è ucciso o se è stato colpito. Dalle prime informazioni Casseri era iscritto a Casa Pound di Pistoia, l'associazione dell'estrema destra.
fonte: Repubblica
lunedì 11 aprile 2011
Uccide in auto una cittadina indiana e pensa alla carrozzeria
«Fermati guarda quello che hai fatto». Sono le 11.30 di domenica quando a Centocelle, un ragazzo di 21 anni, F. C., che guida una Fiat Punto Abarth nera, investe e uccide una donna indiana di 39 anni, madre di tre figli, che faceva la badante. La travolge mentre attraversa le strisce insieme con un amico, immigrato come lei, in via Filippo Smaldone all'angolo con via Tor de' Schiavi, dietro via Prenestina. Prende di striscio l'indiano, ferito ad una gamba. Un vecchietto si salva miracolosamente. Lei no, invece. Muore sul colpo. La donna è come un fantoccio scaraventato lontano dall'urto. Vola per 20 metri, ricade sul marcipiede dall'altra parte della strada. È senza vita. Sull'asfalto i segni di una lunga frenata. L'auto non si ferma. Qualcuno tenta di inseguirlo. «Ma correva troppo» raccontano i testimoni. «Nera nera» continua a ripetere il colore della vettura, l'uomo ferito, sotto choc, ai sanitari del 118 che lo soccorrono. Ieri mattina in tv c'era la Formula Uno. C'è chi fa il paragone. «La Punto era lanciata a velocità folle. Sembrava un bolide di Formula Uno». L'urto è tremendo. «La ragazza è letteralmente volata sul marciapiede opposto. L'auto dopo l'impatto non ha fermato la folle corsa». La targa, i dettagli. Agli agenti del commissariato Prenestino basterebbero per rintracciare la vettura. Invece il colpo di scena arriva dal pentimento del passeggero, è un amico del pirata, siede accanto al conducente. «Fermati - dice all'amico che guida - guarda quello che hai fatto, hai preso qualcuno». L'amico si ferma sì, ma per vedere se ha danni alla carrozzeria. Il passeggero invece scende, va al commissariato di Porta Maggiore. Ai poliziotti racconta che la sera prima l'avevano trascorsa «al mare con un gruppo di amici». La mattina decidono «di fare colazione al bar a Roma». Fornisce i dati dell'amico. È un giovane figlio di gente perbene, il padre guardia giurata, lui lavora al Mc Donald's di Piazza di Spagna. La famiglia viene avvisata dalla polizia, raggiunta con una telefonata mentre i genitori sono ad Anzio. Ma il ragazzo non si trova. Il telefonino squilla a vuoto. Lo cercano. Temono che commetta una sciocchezza. Una volante del commissariato Tor Pignattara lo incrocia verso le 20, mentre gira in auto in zona Villa Gordiani. Ma non è al volante dell'Abarth. Quella l'ha messa in garage dopo l'investimento. Guida l'auto del padre. Lo portano in caserma. È fermato per omicidio colposo e omissione di soccorso. L'assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma, chiede «una punizione esemplare», «il Comune si costituirà parte civile». L'indagine, dice, condotta dalla Polizia Municipale.
fonte: il Tempo
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domenica 13 marzo 2011
Milano, fa a pezzi il compagno e lo veglia parlandogli per ore
Ha vegliato per tutta la notte sul cadavere fatto a pezzi, restandogli accanto e parlandogli come se ancora fosse vivo. Poi ha atteso l'arrivo dei carabinieri che lui stesso aveva chiamato, accogliendoli senza opporre resistenza e in stato di shock. La vittima dell'omicidio, consumato in un appartamento di piazza Monte Falterona 3, è un marocchino di 37 anni con regolare permesso di soggiorno in Italia e con precedenti per droga, furto e rapina. L'italiano 41enne che viveva assieme al nordafricano e che ha dato l'allarme è stato subito sospettato.
Secondo i primi rilievi delle indagini, affidate al pubblico ministero di turno, l'assassino avrebbe infierito sul corpo con oltre cinquanta coltellate. La scena che si sono trovati di fronte gli uomini della compagnia Porta Magenta, guidati dal maggiore Vittorio Stingo, è raccapricciante: il cadavere era riverso sul letto impregnato di sangue, ma brandelli di carne erano sparsi per tutta la casa. Sul pavimento erano abbandonate dita, parti di un braccio e di coscia, un piede in parte staccato dalla caviglia. All'arrivo dei militari, ieri pomeriggio alle cinque, la porta del piccolo appartamento alla periferia Ovest della città, non distante dallo stadio di San Siro, era socchiusa.
fonte: Repubblica
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martedì 8 febbraio 2011
Cuneo, continuano le indagini sulla morte della giovane marocchina
Continuano le indagini e le ricerche sull'omicidio di Fatima Mostayd, la ragazza marocchina diciannovenne uccisa ieri a Dronero, in provincia di Cuneo, con sedici coltellate al torace. Il corpo in fin di vita della giovane è stato trovato dal fratello, sedici anni, tornato a casa dopo uno stage per parrucchieri a Caraglio. Il ragazzo ha trovato la porta di casa, situata nel centro storico di Dronero, aperta e ha subito visto la sorella accasciata sul pavimento della sua stanza da letto circondata da un lago di sangue. Fatima è deceduta poco prima dell'arrivo dei sanitari del 118. I carabinieri stanno cercando di ricostruire la vita sentimentale e lavorativa della giovane marocchina. Nel corso della nottata sono stati sentiti dagli inquirenti, come persone informate dei fatti, sia i marocchini della numerosa comunità che vive a Dronero (circa 250 persone) sia i compagni di lavoro di Fatima, impiegata presso la Allione di Villar San Costanzo, azienda costruttrice di biciclette. I carabinieri fanno sapere che nessuna delle persone ascoltate fino ad ora è sospettata dell'omicidio della ragazza. Di Fatima si sa che era arrivata in paese da circa un anno e, dopo la morte dei genitori, viveva da sola con il fratello conducendo una vita molto tranquilla, dividendo il tempo tra casa e lavoro. Alcuni testimoni affermano che la ragazza aveva da poco sposato un giovane, che ora si troverebbe in Marocco, ma di questo matrimonio i carabinieri non hanno ancora ricevuto la conferma.
fonte: rsnews
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lunedì 6 dicembre 2010
Rissa al bar-karaoke, cinese accoltellato
La rissa, nel bar karaoke, mentre la gente canta e il volume della musica è alto, riempie le sale. Un uomo rimane a terra, perde sangue, ha ricevuto diverse coltellate: l'ultima, fatale, ha trapassato il cuore. È successo dieci minuti prima di mezzanotte, ieri, in un locale in fondo a via Sarpi, all'incrocio con via Canonica, a Chinatown: la vittima, H. C., immigrato cinese di 39 anni, è morto nel bar, dopo quasi un'ora di tentativi di rianimazione. Gli assassini, all'arrivo dei carabinieri, erano già fuggiti: il caso è affidato alla Omicidi. La lite è scoppiata a dieci minuti dalla chiusura del bar, ché il karaoke di via Sarpi, come gli altri esercizi pubblici del quartiere cinese, deve rispettare il coprifuoco imposto dal Comune. La richiesta di soccorso è arrivata al 118, che ha avvisato i carabinieri: H. C. è stato trovato riverso in una pozza di sangue, trafitto da diverse coltellate alle gambe, al torace, alla testa. Gli investigatori hanno ascoltato a lungo, nella notte, i testimoni dell'omicidio.
fonte: Corriere della sera
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domenica 21 novembre 2010
Un rumeno ucciso a coltellate a Torino
Un giovane e' stato ucciso a coltellate durante un litigio davanti a un locale notturno a Torino. La vittima - secondo le prime informazioni dei Carabinieri - e' un rumeno di 26 anni. E' stato accoltellato a un fianco ed e' morto poco dopo l'arrivo al pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni Bosco. L'omicida e' fuggito ed e' ora ricercato dagli stessi Carabinieri. Il delitto e' avvenuto alla periferia Nord di Torino, davanti al locale "Batmania", in via Reiss Romoli. Al litigio hanno assistito alcuni testimoni che sono ora interrogati dagli investigatori.
fonte: RaiNews24
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giovedì 11 novembre 2010
UCCISE UNA 22ENNE ROMENA: 10 ANNI A GIOVANE ITALIANO
Condanna mite, a soli dieci anni e otto mesi (più altri quattro mesi per il porto di coltello), per Francesco Stagnitto, 25 anni, operatore socioassistenziale originario della provincia di Caltanissetta ma residente a Pianoro (Bologna), che un anno fa, il 15 novembre 2009, uccise massacrandola con una decina di coltellate Christina Ionela Tepuru, prostituta romena di 22 e madre di una bambina di due anni, in via delle Serre, zona Borgo Panigale, alla periferia di Bologna. «Una condanna eccessivamente mite» l'ha definita l'avvocato Antonio Bove, che ha assistito i familiari della giovane romena a cui la sentenza ha destinato una provvisionale di 45.000 euro, che - ha spiegato il legale - però rimarrà sulla carta, perchè l'assassino, reo confesso, ha dichiarato di non possedere nulla. «Aspettiamo le motivazioni per capire il perchè di questa condanna eccessivamente mite - ha detto Bove - viste anche le modalità con cui è stata uccisa e visto che aveva un bambina piccola». I familiari della vittima hanno interpellato anche l'ambasciata del loro paese. Il processo davanti al Gup di Bologna Marinella De Simone era con il rito abbreviato, che prevede una riduzione della pena di un terzo.
fonte: Leggo
mercoledì 20 ottobre 2010
Caso Maricica, shock in Romania "Applaudite un assassino"
Gli applausi rivolti al giovane uccisore di Maricica Hahaianu e la contestazione contro i carabinieri 1che lo portavano via da casa sua sono piombati come uno schiaffo nelle case dei romeni. La morte della 32enne infermiera colpita da un pugno nella metropolitana di Roma riscuote già da giorni un'ampia eco in Romania. Giornali, tv e internet quotidianamente riportano la vicenda con dovizia di particolari. E i media rimarcano polemicamente l'episodio degli applausi di sostegno ad Alessio Burtone quando è stato portato via dai carabinieri.
Il sito Ziar.com 2 riprende la reazione di stupore dei romeni. L'episodio è definito "scioccante". "Circa 200 persone si sono radunate davanti alla casa dalla quale è uscito Burtone. Alcune persone hanno battuto le mani. Il giovane avrebbe lasciato l'abitazione sorridente, una compiaciuta reazione forse in risposta al gruppetto di sostenitori". Video News diffonde in Romania un filmato il cui titolo è semplice e sigificativo: "Applaudito il criminale". Il video mostra chiaramente le persone che applaudono Burtone. L'inquadratura si sofferma poi sullo striscione che inneggia alla libertà del ragazzo. Nel video compare anche il presidente della Camera Gianfranco Fini che inquadra l'episodio all'interno dei fenomeni di violenza delle città italiane e si rifiuta di dare una lettura di tipo etnico razziale. La madre della vittima, intanto, chiede una punzione esemplare: l'ergastolo per chi ha ucciso futilmente.
fonte: Repubblica
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lunedì 20 settembre 2010
Romeni uccisi e aggrediti negli ultimi giorni in Italia
1- Scomenzera (Venezia): cadavere di un 29 romeno trovato nel canale Scomenzera
Si tratta di un giovane romeno. Il corpo non presenta segni di violenza. E' stato ritrovato galleggiante nel canale Scomenzera. Pochi indizi sulle cause della morte, per questo le forze dell'ordine stanno indagando a tutto campo. Si attendono gli esiti dell'autopsia. E' il secondo cadavere trovato in un canale nel giro di una settimana. In base ai primi accertamenti, si tratterebbe di un romeno di 29 anni, il cui corpo, che sarebbe rimasto in acqua per oltre 24 ore, non presenta segni evidenti di violenza.
A notare il corpo è stato l'equipaggio di una barca che ha subito chiamato i carabinieri. E' stato recuperato vicino ai cantieri del deposito edile Boscolo. Gli investigatori non escludono che il cadavere possa essere stato trascinato nel canale dalla corrente, circostanza che potrebbe giustificare le ecchimosi sul volto. In attesa dei risultati dell'autopsia, che sarà eseguita oggi, i carabinieri non escludono nessuna pista.
2- Foggia: romeno trovato con testa fracassata
Un immigrato rumeno ha segnalato la presenza di un cadavere alla periferia della città: si trovava nello scalo ferroviario lato sud, in direzione Manfredonia, nei pressi del comando provinciale della forestale, all´estrema periferia del capoluogo dauno, con la testa fracassata probabilmente da un grosso sasso. La polizia ferroviaria e la squadra mobile, che stanno indagando sull´accaduto, pensano che si tratti di un rumeno di 40-45 anni.
3- Foggia- giovane romeno, ferito da una pallotola sparata da un uomo a bordo di uno scooter
A Foggia si è consumato un tentativo di omicidio ai danni di un ragazzo rumeno di 17 anni. Nei pressi della sua abitazione, tra via Rosati e via Zuppetta, nella zona del mercato della frutta fortunatamente deserto, nel primo pomeriggio il giovane è stato raggiunto da un colpo di pistola calibro 22 alla coscia destra. A sparare sarebbe stato un uomo a bordo di uno scooter scuro, in compagnia di un complice. Non è stato difficile far perdere le proprie tracce nell´intrico di viuzze del quartiere centrale foggiano. Il giovane rumeno è stato immediatamente trasportato dall´ambulanza del 118 agli ospedali riuniti di Foggia. Sotto shock, ma lucido, il giovane non ha ancora saputo fornire ai carabinieri del comando provinciale delle spiegazioni su quanto accaduto. E´ incensurato, quindi non è facile capire in che ambito sia maturato quello che certamente è un avvertimento di stampo malavitoso, forse conseguenza di uno "sgarro".
4- Ustionato e con trauma cranico
Ustionato al campo nomadi, si sospetta un'aggressione Nella notte, il rumeno ha provato ad alimentare una fiamma con una bomboletta di vernice: l'esplosione l'ha colpito. Ma questa versione non convince la polizia. Si chiama Ciprian Doloman il rumeno ricoverano nella notte tra il 15 e il 16 settembre al reparto Grandi Ustioni del Cto. Ha ustioni al torace, alle braccia e alla schiena, tutte di terzo grado.
Arriva dal campo nomadi di corso Ferrara, a Torino, ed è finito all'ospedale in seguito a un banale incidente domestico. Intorno alle 3 del mattino la sorella del ragazzo, 27 anni, ha chiamato l'ambulanza raccontanto la versione dell'accaduto: Ciprian avrebbe provato ad alimentare un fuoco spruzzando il contenuto di una bomboletta di vernice. Il ritorno di fiamma l'ha però investito, facendo esplodere la bomboletta.
Questa versione, però, potrebbe essere imparziale se non falsa. Al pronto soccorso, infatti, è stato riscontrato un trauma cranico che agli agenti del 113 intervenuti in ospedale ha fatto pensare a un'aggressione. E le ipotesi sarebbero due, al momento: un'aggressione e poi un tentativo di incendiare il corpo oppure l'accidentale caduta nel fuoco dopo aver ricevuto un colpo alla testa.
Non è la prima volta che episodi di questo genere avvengono nei campi rom e spesso le forze dell'ordine hanno dovuto occuparsene. Portato inizialmente all'ospedale Maria Vittoria, Ciprian al momento si trova ricoverato con prognosi riservata. Le sue condizioni rimangono gravi.
fonte: EveryOne
venerdì 30 luglio 2010
Ucciso ragazzo bulgaro di 16 anni per una bicicletta
Un morto e due feriti a causa di una bicicletta. E' questo il bilancio di una rissa tra ragazzi italiani e bulgari, avvenuta la notte scorsa ad Oppido Mamertina, centro in provincia di Reggio Calabria. A scatenare la lite, sarebbe stato proprio il furto di una bicicletta. Un ragazzo bulgaro, di 16 anni, Alexandrev Zafir, è stato ucciso a coltellate e altri due connazionali feriti.
Il carabinieri hanno arrestato un ragazzo del luogo, O.C., di 17 anni. Fuggito dopo l'omicidio è stato bloccato dalle forze dell'ordine e ha confessato il delitto. E' stato arrestato per omicidio aggravato e duplice tentato omicidio. I due bulgari feriti, Alexander Assen e Ivanov Bovomil, entrambi di 19 anni, ricoverati in ospedale a Gioia Tauro e Polistena, sono in prognosi riservata ma non in pericolo di vita. La rissa è avvenuta poco prima di mezzanotte.
Il furto della bicicletta. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri di Palmi, l'omicida ha contattato i tre ragazzi bulgari accusandoli per il furto di una bicicletta che aveva subito qualche giorno prima. C'è stata successivamente una prima colluttazione conclusasi con la fuga del ragazzo italiano. Poco dopo, O.C. è tornato sul posto armato di un coltello con il quale ha aggredito i tre bulgari, uccidendo Alevandrev Zafir e ferendo gli altri due. Subito dopo si è dato alla fuga, conclusasi con l'arresto da parte dei carabinieri.
Tutto è accaduto a Oppido Mamertina, lungo una delle vie del paese. La vittima, ferita al torace e al braccio, è deceduta durante il trasporto all'ospedale. Gli altri due ragazzi bulgari hanno riportato ferite al fianco e all'addome. Secondo quanto riferito dai carabinieri, l'omicida è incensurato e non è collegato ad ambienti della criminalità.
fonte: Repubblica
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domenica 30 maggio 2010
Immigrato ucciso a colpi di accetta nel napoletano
Colpito, ripetutamente, con una accetta e ucciso nella sua abitazione a seguito di una rapina: e' accaduto nel Napoletano, a Brusciano; un immigrato clandestino la vittima.
L'omicidio si e' verificato ieri, ma ne e' stata data notizia solo oggi. E' in seguito ad una telefonata al 112 che i carabinieri della centrale operativa di Castello di Cisterna hanno scoperto in un appartamento di via Genova 5 il corpo senza vita e massacrato di Mohamed Ouhmid Ouhmid, clandestino, 33 anni, deceduto a causa di numerose ferite su varie parti del corpo. Dalle prime ricostruzioni dei carabinieri, e' emerso che il marocchino sarebbe stato ucciso per una rapina. Il cadavere dell'uomo e' stato trasferito al II Policlinico per l'esame autoptico. Indagini sono in corso.
fonte: RaiNews24
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sabato 1 maggio 2010
1/5/2010 Albanese accoltellato a morte
Un trentenne di nazionalità albanese è stato accoltellato al cuore in via Torricelli, a Milano. L'uomo, soccorso dal 118, è stato portato all'ospedale San Paolo, dove è morto. Una volante della polizia giunta sul posto non ha trovato testimoni dell'omicidio. Sul luogo dell'accoltellamento non c'erano neppure videocamere le cui riprese avrebbero potuto essere utili a smascherare l'autore dell'aggressione.
fonte: TGCom
Etichette: accoltellamento, albania, milano, omicidio
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sabato 10 aprile 2010
Sospetta del dipendente romeno lo fa uccidere e sciogliere nell'acido
E' stato ucciso e sciolto nell'acido perché sospettato dal titolare di aver rubato qualche litro di gasolio dai camion dell'azienda nella quale lavorava in nero. Una fine orribile quella toccata a un romeno di 42 anni, Ivan Misu, il cui omicidio è stato scoperto dopo due anni di indagini da parte della squadra mobile di Fronsinone e dei carabinieri del reparto operativo provinciale. Il dipendente dell'autorimessa, nella notte fra il 12 e il 13 maggio del 2007, venne accusato dal datore di lavoro, arrestato stamattina, di aver rubato qualche litro di gasolio da uno dei camion parcheggiati nella sua azienda di Piedimonte San Germano, in provincia di Frosinone. Il titolare lo fece sequestrare da suoi complici che, dopo averlo seviziato tagliandogli un orecchio, lo portarono nelle campagne di Avellino per poi ucciderlo e scioglierlo nell'acido.
Un terribile omicidio che è venuto alla luce solo grazie a un lungo lavoro di indagine portato avanti dal personale della squadra mobile, coordinato dal vicequestore Carlo Bianchi e dal sostituto commissario Luigi Zagordi. Ora si tratta di scoprire eventuali collegamenti, complicità di persone "esperte". Su questo filone sta lavorando ora la squadra mobile di Avellino. Un'operazione particolarmente complessa quella che il 50enne non avrebbe potuto compiere da solo. Gli inquirenti non escludono, anche per le modalità con cui è stato compiuto il delitto, che l'imprenditore si sia rivolto ai clan che controllano il Vallo di Lauro.
La sorella della vittima si rivolse alla polizia per denunciarne la scomparsa. E ci sono voluti tre anni di indagini per arrivare all'imprenditore, proprietario di alcuni terreni a Pago Vallo Lauro. Sono in corso sopralluoghi nele campagne del comune irpino per ritrovare tracce utili a chiarire le circostante della morte di Misu ed eventuali collegamenti con la criminalità locale. L'imprenditore, trasferitosi anni fa in provincia di Frosinone, in passato era stato indagato per aver minacciato e sparato alcuni colpi di pistola contro un altro suo dipendente rumeno, ugualmente sospettato di aver rubato gasolio. Si trova ora recluso nel carcere di Avellino dove sarà interrogato nei prossimi giorni.
fonte: Repubblica
lunedì 22 febbraio 2010
Milano, romeno ucciso con 17 fendenti mentre fuggiva
E' stato colpito con 17 coltellate, di cui solo una o due mortali, Mihai Bouzduka il 25enne romeno trovato agonizzante intorno alle 5.50 di questa mattina a meno di un centinaio di metri dall'ingresso della discoteca Club 71 (ex Mosquito) di via Toffetti, in zona Corvetto a Milano. L'uomo è stato raggiunto da un paio di fendenti al costato sinitro e poi da una quindicina alla schiena, segno evidente di un'aggressione compiuta mentre l'uomo stava fuggendo. Contrastanti le versioni fornite dai testimoni ai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano che stanno svolgendo le indagini. L'uomo ha passato la serata nella discoteca insieme con dei suoi conoscenti (un suo connazionale, un italiano e una donna latinoamericana) quando, ubriaco, ha iniziato a litigare con almeno un uomo probabilmente per dei pesanti apprezzamenti rivolti a una ragazza. La lite stava per degenerare in rissa, quando i buttafuori del locale sono intervenuti e hanno allontanato la vittima accompagnandolo fuori dal locale intorno alle 5.15. Alcuni testimoni hanno descritto l'uomo che ha litigato con Bouzduka come un italiano o una persona originaria dell'Est europeo, altri come di un latinoamericano che era nel locale insieme con un gruppetto di suoi connazionali. Bouzduka, incensurato e senza fissa dimora che vive alla giornata facendo piccoli lavoretti nei cantieri e dorme di volta in volta nelle abitazioni di suoi connazionali, a questo punto rimane probabilmente davanti al locale fino a quando esce il suo aggressore o i suoi aggressori. Questo/i una volta usciti forse litigano e la vittima, capendo che la situazione si fa pericolosa, cerca di allontanarsi inseguito dal killer. Probabilmente Bouzduka si mette a correre ma viene raggiunto e colpito, fino a crollare in strada, faccia in aria, in fin di vita e in un lago di sangue, a circa un metro dal marciapiede quasi all'incrocio con via Sulmona, davanti a un cantiere e alle spalle della sede dell'Inps. Dal numero di coltellate inferte, gli investigatori non escludono che i killer possano essere più di uno. Di certo, in zona l'unica telecamera presente è quella che inquadra l'ingresso della discoteca e, a quanto è possibile apprendere, non ci sarebbero testimoni oculari dell'omicidio, commesso con molta probabilità con uno o più coltelli a serramanico che non sono stati al momento rinvenuti. Gli investigatori hanno ascoltato oggi in caserma 5-6 persone che ieri sera si trovavano nel locale.
fonte: Wall Street Italia
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domenica 14 febbraio 2010
Delitto in strada, egiziano ucciso E' guerriglia urbana in via Padova
Il quartiere a ferro e fuoco. Per riprendere il suo cadavere, per rabbia, per insofferenza ai vigili e alla polizia un centinaio di suoi connazionali hanno messo a ferro e fuoco il quartiere, rovesciando auto, spaccando vetrine, gridando in arabo frasi minacciose anche nei confronti degli italiani. Italiani che a loro volta, dalle finestre dei palazzi, hanno lanciato oggetti e insulti al passaggio della massa di giovani, giovanissimi nordafricani.
L'omicidio. Poco prima delle 17,30 Ahmed — che venerdì aveva ottenuto il permesso di soggiorno e lavorava come pizzaiolo da due anni — era a bordo di un autobus con altri amici: per motivi ancora da chiarire avrebbe iniziato a litigare con alcuni peruviani. I due gruppi sono scesi dal mezzo in via Padova, all’altezza del numero civico 80, e lì sono spuntati i coltelli. Ahmed è stato ferito al torace: una ferita profonda, che ne ha causato la morte quasi immediata. Altri due giovani sono stati feriti in modo più lieve dalla banda che è riuscita a scappare, mentre la strada iniziava a capire quello che era successo.
La rivolta. Dal racconto dei testimoni in pochi minuti la via si è riempita di centinaia di egiziani e marocchini. Il corpo di Ahmed era lì, la polizia e i carabinieri stavano isolando la zona. I vigili — in un momento di gestione della piazza tumultuante — avrebbero bloccato il traffico agitando i manganelli contro i nordafricani che volevano riavere il corpo del loro connazionale (secondo la tradizione islamica, infatti, dovrebbe essere sepolto entro un giorno dalla morte) e chiedevano garanzie su dove sarebbero stati portati i due feriti. È in questi momenti che scoppia la rivolta: prima vengono lanciate contro i vigili le transenne usate per bloccare le vie, poi viene assaltato un bar di sudamericani proprio accanto al luogo dell’aggressione mortale, con vasi di cemento lanciati contro le vetrine e la gente terrorizzata all’interno.
fonte: Repubblica
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domenica 31 gennaio 2010
Uccide l'ex moglie romena a coltellate
Una donna di nazionaltà romena, Costanta Paduraru di 53 anni, è morta stamattina a Canicattì in seguito delle ferite infertele dall'ex marito, un italiano di 72 anni, con numerose coltellate. L'uomo si è consegnato ai carabinieri. I due erano da tempo separati e, secondo quanto si appreso, stamattina avevano avuto un'accesa discussione. Poi l'anziano ha estratto dalla tasca un coltello con cui ha infierito sulla ex moglie dandosi poi alla fuga. La donna è stata immediatamente soccorsa, ma è morta prima del suo arrivo in ambulanza all'ospedale Barone Lombado di Canicattì. L'uomo si trova al momento nella caserma dei carabinieri di Canicattì dove i militari lo stanno interrogando.
fonte: Repubblica
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giovedì 14 gennaio 2010
Marocchino gettato in fontana:muore
Drammatica ricostruzione per la morte di un senza tetto marocchino a Napoli: un gruppo di balordi lo avrebbe gettato in una fontana e, complice il freddo pungente, sarebbe poi morto assiderato. Yussuf Errahali, 37 anni, non avrebbe avuto modo di cambiarsi gli abiti e il freddo lo avrebbe alla fine ucciso. Quando il 118 è giunto sul luogo avvisato da alcuni passanti Errahali aveva ancora i vestiti inzuppati. Inutili i tentativi di rianimazione.
A ricostruire la vicenda sono stati i volontari dell'associazione "Il Camper", gli unici che passano nelle zone più povere della città per portare assistenza ai senza tetto, a quelle persone che vengono emarginate e alla fine ignorate dalla società. Ed è proprio a questi volontari che gli altri clochard hanno raccontato quanto accaduto martedì notte. Dalle confidenze degli amici di Yussef è partita la denuncia.
Un gruppo di balordi composto da giovani ma anche giovanissimi ha aggredito il marocchino per poi gettarlo nelle acque gelide della fontana di Piazza Cavour. Non è la prima volta che gruppetti di questo tipo si presentano in zona per insultare o aggredire. E' successo anche a settembre quando un altro senza tetto è stato dato alle fiamme. Non è morto ma il suo calvario medico ancora non è finito.
Si presume che il gruppetto di disgraziati arrivi dal vicino quartiere Sanità. Ed è proprio da qui che la polizia, dopo la denuncia presentata dai ragazzi de "Il Camper", partirà con le indagini.
fonte: TGcom
Etichette: marocco, napoli, omicidio, senza tetto
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