perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


Visualizzazione post con etichetta brescia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta brescia. Mostra tutti i post

mercoledì 8 febbraio 2012

Adro, la sezione della Lega condannata per razzismo

Il comune franciacortino di Adro ancora al centro dellepolemiche. Dopo gli attacchi del sindaco leghista al presidente della Repubblica per aver omaggiato del cavalierato l'imprenditore che nell'aprile 201o pagò i 10mila euro di rette arretrate della mensa dell'asilo, adesso è la stessa sezione della Lega Nord ad essere condannata per razzismo nei confronti di una sindacalista. Quando sulla vetrina della sede della Lega Nord di Adro è stato affisso per alcuni giorni un volantino che esordiva dicendo «Cara la me romana sono tutti bravi a fare i culattoni con il culo degli altri», Vittoria Romana Gandossi (esponente dello Spi Cgil di Brescia, conosciuta con l'epiteto di nonna-anticarroccio), ha subito molestie di stampo razzista e ritorsione. Lo ha stabilito il giudice del tribunale civile di Brescia Maria Grazia Cassia, secondo il quale tuttavia il danno è contenuto, perché tali insulti sono stati scritti per conto della sede "locale" della Lega «da un segretario che difende le ragioni della stessa nella forma sgrammaticata di cui alla missiva». Lo scrive nella sentenza con cui ha disposto che Gandossi sia risarcita con 2.500 euro, così come l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione e la Fondazione Guido Piccini per i diritti dell’uomo che avevano depositato il ricorso insieme a lei, per un totale di 7.500 euro. Il giudice ha riconosciuto che il manifesto razzista ha offeso anche tutti gli stranieri. Inoltre ha riconosciuto che la vicenda va inquadrata nell’ambito della molestia, intesa come comportamento che «lede la dignità della persona e crea un clima degradante, umiliante o offensivo come prevede il decreto legislativo 215 del 2003»: così l’avvocato Alberto Guariso, legale con Alessandro Zucca della sindacalista Vittoria Romana Gandossi, commenta la sentenza con cui il giudice di Brescia ha accolto il ricorso per discriminazione relativo al volantino diffamatorio comparso qualche mese fa sulla vetrina della sede della Lega Nord di Adro. «Quello su cui dissentiamo molto - prosegue Guariso - è la quantificazione del risarcimento del danno morale, che ha una motivazione un po’ ridicola: in sostanza il giudice dice «Pochi soldi perché il segretario della Lega è un povero ignorante che scrive sgrammaticato».

fonte: Corriere

mercoledì 20 aprile 2011

Morto il piccolo sinti rimasto senza ossigeno nel campo nomadi

Tommaso non ce l'ha fatta. Piccolo e malato, il bambino di 17 mesi, diventato suo malgrado il simbolo della lotta tra sinti e Comune di Brescia, è morto ieri pomeriggio agli Spedali Civili dove era ricoverato da due mesi. Il 14 febbraio scorso, dopo il blitz della polizia locale e la sospensione della corrente alle roulotte del campo, Tommaso era stato ricoverato d'urgenza. Dimesso dopo due giorni, il piccolo si era poi di nuovo aggravato tanto da dover tornare in ospedale. Tommaso soffriva di una malattia genetica rarissima (solo 14 casi al mondo) che si chiama H-ABC: un sondino fissato a una narice e a una macchina per l'ossigeno gli permettevano di sopravvivere, con mamma Fenni ad accudirlo e papà Samuel sempre pronto a qualsiasi emergenza.
Come la notte di San Valentino, quando dopo gli scontri con la polizia, mancata l'elettricità, ha dovuto procurarsi con le buone o con le cattive un generatore portatile per tenere in vita il suo bambino. «È nato così - spiega lo zio, Giovanni Tonsi, allargando le braccia -. Per malattie come la sua non c'è guarigione. Certo, quel giorno che il Comune ha staccato la corrente è stato tutto più difficile...». Al campo di via Orzinuovi, dove l'amministrazione di Palazzo Loggia non ha ancora riattivato i bagni perché aspetta di sgomberare gli ultimi abusivi, non accusano nessuno. Anzi, i sinti tendono la mano al sindaco, Adriano Paroli, perché la morte di Tommy serva a sancire una tregua.

fonte: Corriere

venerdì 17 dicembre 2010

«Solo un'idea anti immigrati»

La parola razzismo non la usa nessuno. ma quando si spiega l'ordinanza annunciata ieri dall'Amministrazione e che entrerà in vigore da gennaio quasi tutti i commercianti immigrati sgranano gli occhi e chiedono: «Lo fanno qui perché siamo immigrati: ma noi come facciamo a mantenerci?».
LO SPICCHIO di Carmine interessato dai provvedimenti restrittivi sugli orari di chiusura delle attività riguarda loro, gli immigrati. Nell'ordinanza non è ovviamente scritto in modo esplicito, ma basta fare una passeggiata in zona per rendersi conto che in questa area le attività sono in gran parte gestite da commercianti di nazionalità non italiana. L'area è quella delimitata da via San Faustino, via Capriolo, via Battaglie e corso Mameli, strada quest'ultima esclusa però dal provvedimento, nella quale ci sono anche alcuni bar gestiti da italiani e, soprattutto, aprirà a breve l'arcipelago del gusto nell'ex Oviesse.
Per i negozi «diurni» gestiti da italiani cambierà poco o nulla trattandosi di attività che non hanno il loro picco di clientela durante la serata. La sostanza del provvedimento riguarda bar e kebaberie, che dovranno chiudere alle 22, e phone center, il cui coprifuoco sarà dalle 20. Per chi supera gli orari stabiliti dall'ordinanza la multa sarà di 450 euro.
Nessuno, tra i commercianti immigrati interpellati, sa dell'ordinanza. «Non lo sapevo - afferma un po' dimesso Sikder Siray, gestore del bar all'angolo tra via San Faustino e via Capriolo -, noi di solito teniamo aperti un po' di più delle 22».
«Jalla, Jalla» (andiamo, andiamo) ride un cliente aggiungendo che «sotto le feste è proprio una bella notizia». Un altro cliente, più serio, dice: «Lo fanno in questa zona perché ci sono gli immigrati». All'angolo tra via Capriolo e via Battaglie, la cuoca senegalese del ristorante, è più arrabbiata: «Ma stiamo scherzando? - chiede -. Tengo aperto dopo le 22 solo nel fine settimana, anche se la licenza dice che potrei farlo fino a mezzanotte, ma vorrei sapere come pensano che possiamo mantenerci da queste parti, tra affitti e bollette da pagare. Già hanno tenuto chiusa la via sette mesi per fare i lavori e ora si mettono anche a fare queste cose?». Poi aggiunge: «Non è possibile: continuano a farci i controlli di ogni genere e si sa che se vogliono darci la multa qualcosa che non va la trovi sempre». Un cliente interviene: «Entrano anche spesso per chiedere i documenti a chi sta mangiando, ma si sa che a quel punto uno preferisce non uscire di casa. Lo fanno solo dove ci sono i negozi degli immigrati». «Tolgono la voglia di andare avanti - afferma la cuoca -, ma io qua ho investito i miei risparmi».
NELLE KEBABERIE di Rua Sovera i commenti non sono molto diversi. «Non è possibile – afferma un gestore -: io la licenza per tenere aperto fino all'una, come fanno a cambiare idea adesso? E poi lo vede il locale? Durante il giorno non ci viene quasi nessuno, di fatto si lavora solo la sera, quando la gente finisce di lavorare». Nella kebaberia in parte Adeel, il ragazzo di 22 anni figlio del proprietario pakistano, non capisce molto bene l'italiano, ma si fa intendere bene quando spiega che i kebab si vendono più facilmente alle dieci di sera che non al mattino.
Meno preoccupata la titolare (originaria del Bangladesh) del negozio di frutta e verdura in via San Faustino in parte alla trattoria «I Chiostri»: «Noi chiudiamo sempre prima delle 22 - spiega - e non abbiamo alcun problema».
Di circoli privati nella zona non ce ne sono, se non il Circolab (area Radio Onda d'Urto) di via Battaglie 29. L'ordinanza prevede che questo genere di attività chiuda entro mezzanotte. Anche per loro, forse, ci sarà qualche problema.

fonte: BresciaOggi

giovedì 18 novembre 2010

Brescia, espulsi due immigrati guidavano la protesta della gru

Provvedimento di espulsione dall'Italia due egiziani protagonisti della protesta degli immigrati che per 17 giorni sono rimasti sulla gru a Brescia. La decisione era stata anricipata dal viceministro degli Esteri egiziano, con delega ai Rapporti con le comunità all'estero, Muhammad Abdel Hakim, al quotidiano online del Cairo Masrawi. "Le autorità italiane - aveva spiegato - hanno deciso di espellere i due egiziani, Muhammad al-Haja di 28 anni e Muhammad Shaaban di 20, che guidavano la protesta degli immigrati". I due non erano sulla gru, ma sarebbero stati riconosciuti fra i partecipanti al presidio che è stata anche oggetto di cariche della polizia nei giorni scorsi.

Il più grande dei due, detto 'Mimmo', attivista dell'associazione 'Diritti per tutti', è partito alle 14.30 da Malpensa a bordo di un aereo dell'Egyptair. Per impedire l'espulsione dell'immigrato, rende noto un esponente del centro sociale Cantiere di Milano, erano arrivati a Malpensa una quarantina di militanti: con loro anche l'avvocato del migrante, Sergio Pezzucchi, che è stato ricevuto da alcuni addetti della Egypt Air, cui ha consegnato alcuni oggetti personali del suo assistito. Una volta decollato l'aereo, i militanti del Cantiere hanno deciso di lasciare lo scalo e di indire un nuovo presidio a Milano, all'angolo tra via Albricci e via Larga, dove si trova la sede dell'Egypt Air, compagnia che gli antagonisti invitano a boicottare dopo l'espulsione di Mohammed.

"Non ci è stato concesso il tempo di fare ricorso contro il rifiuto della domanda di sanatoria fatta da Mimmo", ha commentato l'avvocato Pezzucchi. "L'espulsione è stata fatta dalla questura di Milano perché Mimmo - ha spiegato il legale - era nel Cie di Corelli da lunedì scorso". Il migrante "aveva una pratica per la sanatoria in corso, ma non abbiamo saputo che la sua domanda era stata respinta fino all'udienza di convalida quando dalla questura è arrivato un fax con il provvedimento di rigetto della domanda di Mimmo, che però non era datato e non aveva alcun segno di notifica al suo datore di lavoro. Non ho motivo di dubitare che la domanda sia stata respinta, ma non ci hanno fornito la documentazione completa. Perciò - ha aggiunto Pezzucchi - volevamo fare ricorso, ma non ce n'è stato dato il tempo". In ogni caso "presenteremo comunque ricorso, magari per farlo rientrare in un secondo momento".

fonte: Repubblica

venerdì 12 novembre 2010

Brescia, protesta sulla gru. Sajad sta male, la questura vieta invio medico sulla struttura

Sulla gru fa freddo, le temperature si abbassano. E Sajad sta male, ormai da un paio di giorni. Pachistano della zona di Guajarat, 27 anni, un master in lingue, non vede la famiglia da 3 anni, da quando è arrivato in Italia. Già nelle scorse ore la sua sagoma non si scorgeva, febbricitante. Oggi lo hanno visto seduto al sole, forse sta un po' meglio. Ma un medico non lo può vedere. Anzi sì, stando alle parole dell'ormai noto vice questore di Brescia Emanuele Ricifari, immortalato in un video in cui chiede ripetutamente di caricare un gruppo di persone del tutto pacifiche.

Se vuole un medico, avrebbe detto il funzionario, che scenda e verrà visitato.

Il problema è che, oltre all'incredibile caso di omissione di cure mediche, anche se anche Sajad accettasse di scendere, non è chiaro se sia in condizioni fisiche di farlo. Soprattutto da una gru e da quell'altezza.

Fonti contattate sotto la gru, fra chi in tutti questi giorni cerca di fornire i minimi aiuti necessari alla sopravvivenza dei migranti che lottano contro le truffe della sanatoria, aggiungono particolari sullo stato di pressione che le autorità prefettizie e di polizia stanno adoperando per mettere fine alla protesta. Pressioni familiari, con appelli e con interventi degli affetti capaci di esercitare emozione, nessun contatto, almeno fino a ora, con avvocati, mezzo quartiere blindato e il taglio dei mezzi di comunicazione. Niente più pile cariche per i cellulari, ai migranti sulla gru rimane una radio, ma chi manda messaggi non è nemmeno certo che in realtà il messaggio arrivi forte e chiaro.

Il cibo che viene portato dalla Caritas viene in parte scartato dagli stessi migranti, che sono entrati in uno stato di continua allerta e temono che il cibo sia in qualche maniera manipolato. E così si nutrono di alimenti in scatola o preconfezionati.

E' sceso oggi dalla gru Papa, disoccupato, 20 anni, cittadino senegalese che vive a Brescia da cinque, con i genitori. Il ragazzo, che era salito insieme ad altri migranti sulla gru nel cantiere della metropolitana di brescia, non sarà arrestato. Lo ha spiegato la questura precisando che la sua posizione, a differenza di quella dell'immigrato indiano sceso per primo, è al vaglio. La sua richiesta d'emersione dal sommerso è ancora in itinere. La stessa posizione, è stato spiegato sempre oggi, è anche quella dell'immigrato marocchino che si trova sulla gru. Oltre a quest'ultimo vi sono poi due pachistani e un egiziano.

fonte: Peacereporter

Il servizio di Annozero sugli immigrati a Brescia e la repressione delle manifestazioni

Annozero si è occupato ieri sera lungamente della protesta degli immigrati a Brescia, mostrando nuove immagini delle cariche della polizia contro i manifestanti. Un baldanzoso dirigente della polizia in borghese gestisce la situazione ordinando cariche su persone inermi, minacciando una donna -- «O viene tranquilla o io le do veramente un colpo di spranga!» -- e fermandone arbitrariamente altre che sembrano non aver fatto nulla, strattonandole -- «Questo viene con noi!».

guarda i video su Il Post

martedì 2 marzo 2010

«Io, costretta a togliermi il velo in classe»

«Una situazione allucinante»: è tagliente S.H., studentessa del Golgi che preferisce non dire il nome «perché già a scuola mi trovo male, figuriamoci se qualcuno legge queste parole». Senegalese, da 7 anni in Italia, vive a Lonato e studia a Brescia; è in corteo assieme a una compagna di classe e connazionale «perché gli altri sono entrati, a scuola non se ne è neppure parlato».
«La cosa più difficile? Il velo: a scuola sono costretta a toglierlo. È ancor peggio che del colore della pelle: portare il velo mi è impossibile e questo mi addolora perché ci tengo ai valori della mia religione che però riesco a onorare solo in famiglia». S.H racconta che «i compagni di scuola non sanno nulla delle mie tradizioni religiose ma si permettono di giudicare e i professori arrivano a dire che l'Islam è sbagliato e che sarebbe da eliminare dalla faccia della terra. Ora mi sono abituata e a scuola tolgo il velo, ma è una sofferenza».
Meno drammatica la situazione di Ali Waqas, 18 anni, studente dello Sraffa, origini pachistane, da 7 anni a Brescia: «A scuola non mi trovo male, anche se a volte ci sono comportamenti razzisti, soprattutto quando i media raccontano fatti di cronaca nera compiuti da stranieri». Pensi che se fossi una ragazza avresti più problemi con gli italiani? «No, sarebbe lo stesso», e poi aggiunge: «Dello sciopero di oggi non ne ho parlato in classe, gli insegnati non lo sapevano». «Professori e studenti non hanno capito l'importanza di questa giornata» aggiunge Akram Harrane, di origini marocchine, alunno della Scuola Bottega e a Brescia da 5 anni «e poi nessuno lo sapeva, l'ho dovuto spiegare io che lo so perché ascolto Radio Onda D'Urto».
Daniele Codeglia viene dalla Bolivia, vive a Brescia da 15 anni e frequenta il liceo Leonardo. Non sa dire quante persone abbiano scioperato nella sua scuola, dove «non se ne è parlato». A scuola e fuori non ha mai vissuto sulla proprie pelle episodi di razzismo: «Io sono cittadino del mondo, né boliviano né italiano».
OLTRE AGLI STUDENTI delle superiori in piazza anche tanti scolari, per lo più portati dai genitori: Ester Rubiano, 8 anni, tiene stretto un palloncino giallo: «Non so perché me lo hanno regalato» ammette, ma suo padre, Riccardo, di origini colombiane e a Brescia da 17 anni, le spiega subito che è un simbolo contro il razzismo: «Sono qui perché sono straniero - dice - anche se non mi sento tale. In tanti anni che vivo in questa città l'ho vista cambiare, diventare più chiusa». Katia De Col, 39 anni, italiana, lavoratrice nel pubblico impiego, ha scioperato ed è venuta in piazza con i suoi due figli adolescenti: «Ne ho parlato tanto con loro e con i loro amici, abbiamo capito l'importanza di esserci e soprattutto di manifestare la gratitudine a delle persone che vengono qui e ci arricchiscono sia economicamente, lavorando per noi, sia culturalmente».
Anche Ramona Parenzan, mediatrice culturale, lavoratrice per una cooperativa, ha scioperato «assieme ai miei capi: lavorando con gli stranieri è stato un sentimento condiviso». Ramona è autrice di saggi e spettacoli sull'immigrazione: «Conosco tanti scrittori della cosiddetta letteratura migrante, che su facebook sono stati molti attivi nel promuovere questa giornata».
Arfane Jhadija, cinquantenne di origini marocchine, studia italiano e ha saputo dell'iniziativa dalla sua insegnante di lingua, che le sta a fianco e l'aiuta nell'intervista. In Italia da 5 anni, la donna ha vissuto a San Colombano e solo da 4 mesi a Brescia: «È meglio in città - ammette - per tutto, anche se nemmeno qui riesco a trovare lavoro».
UNA GIORNATA che prosegue tutto il giorno con lo sciopero della spesa ma anche in serata, quando allo spettacolo organizzato dall'associazione Amicicompliciamanti, viene letto un comunicato «perchè - spiega Claudio Simeone, storico animatore dell'associazione - siamo convinti che questo è un giorno speciale: i nostri nuovi concittadini ci hanno ricordato la loro presenza attraverso la loro assenza. Si sono fermati non per ferie o aumenti di salario, soltanto per chiedere il riconoscimento dei loro diritti. Ci sembra opportuno fermarci qualche attimo per riflettere; anche a teatro, luogo del gioco ma anche della memoria e della riflessione. A noi piace condividere i doveri, ma anche i diritti».

fonte: BresciaOggi

venerdì 29 gennaio 2010

VIGILE ACCUSATO DI ABUSI NEI CONFRONTI DI UN VIADO

Pesantissime le accuse con cui un vigile 40enne di Mazzano è stato arrestato ieri dai carabinieri. All'agente vengono attribuiti abusi ai danni di un viado brasiliano. In sostanza avrebbe abusato della divisa, mentre era in servizio, per avere prestazioni sessuali gratuite da parte del trans.

fonte: Brescia7

giovedì 21 gennaio 2010

Bocciate le borse di studio ai soli italiani

Se una borsa di studio prevede fra i requisiti minimi «la cittadinanza italiana è discriminatoria» e va modificata. Lo stabilisce un'ordinanza del Tribunale di Brescia che impone alle amministrazioni leghiste di Chiari e Castel Mella di eliminare appunto la clausola della nazionalità tra i requisiti per l'accesso ai bandi comunali destinati a studenti meritevoli. Così hanno deciso i magistrati accogliendo il ricorso presentato dalla Fondazione Piccini, dall'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e dalla Cgil di Brescia.
Se l'amministrazione guidata da Ettore Aliprandi (Castel Mella), dopo aver ricevuto notizia del ricorso, ha ritirato la delibera, riaprendo i termini per l'ottenimento delle borse di studio e togliendo la «postilla discriminatoria» (sobbarcandosi comunque 600 euro per il pagamento delle spese legali), a Chiari l'amministrazione non ha ritirato la delibera.

FONTE: BresciaOggi

domenica 13 dicembre 2009

Il «bavaglio» alle associazioni divide le coscienze a Trenzano

Nervi tesi, momenti di tensione, sala consiliare stipata in ogni ordine di posto e telecamere di «Annozero» puntate sull'approvazione della mozione anti-moschee che ha portato alla ribalta nazionale Trenzano.
LA SENSAZIONE che l'ordinanza firmata dal primo cittadino Andrea Bianchi per mettere il «bavaglio» al centro culturale islamico, potessero trasformarsi in un caso nazionale, un «White Christmas» bis, c'era fin dalla vigilia del consiglio comunale di ieri. La certezza, però, la si è avuta solo poco prima dell'inizio della seduta, quando gli operatori della Rai hanno preso posto tra il folto pubblico di cittadini trenzanesi, semplici curiosi e un nutrito drappello di iscritti all'associazione islamica finita nel mirino della Giunta. Il Comune ha imposto al circolo, attraverso una chiacchieratissima ordinanza, di tenere le proprie riunioni tassativamente in lingua italiana. Il caso Trenzano è cominciato così, sabato scorso, per poi sfociare di recente nella mozione anti-moschee presentata dal centrodestra compatto, nella convocazione del consiglio comunale straordinario e nell'approvazione (10 voti a favore e 4 contrari) del documento cofirmato da Lega Nord e Pdl.
Documento nel quale si legge, tra le altre cose: «considerata la natura di moltissimi centri islamici che diventano nido di pericolosi terroristi e preso atto dell'oggettivo rifiuto dei musulmani all'integrazione, si chiede che il sindaco, la giunta e il consiglio facciano tutto il possibile per negare ogni tipo di autorizzazione e ogni possibilità di apertura sul territorio comunale di centri culturali islamici o moschea».

fonte: Bresciaoggi

venerdì 4 dicembre 2009

Razzisti senza vergogna

Bregnano è un piovoso paesino della provincia di Como, se si vuole consultare la cartografia ufficiale. Ma è anche un Comune della "locale" di Cermenate, secondo i territori con cui la 'ndrangheta ha suddiviso la Lombardia. Ed è stato perfino un avamposto segreto dei mafiosi di Totò Riina nel traffico di armi e soldi con la Svizzera. Però se leggi il programma della nuova giunta di centrodestra eletta sei mesi fa, il pericolo da combattere va sotto il titolo di "Immigrazione, sicurezza e ordine pubblico". Non un solo accenno alla piaga criminale che ha reso gli italiani famosi nel mondo. Anche perché il piano sicurezza di Bregnano non è stato pensato e scritto a Bregnano: è un banalissimo copia-incolla, paro paro, del "Programma elettorale per i Comuni 2009" sotto il simbolo "Lega Nord - Bossi", stampato e distribuito dal comitato centrale del senatur. Lui le pensa e i suoi amministratori in camicia verde le devono mettere in pratica. Sarà per questo che il neo sindaco di Bregnano, Evelina Arabella Grassi, bionda leghista di 35 anni, professione contabile, alla domanda de "L'espresso" «Qual è la chiave del suo successo elettorale? », candidamente risponde: «Sinceramente non lo so».

Ci sarebbe da ridere se non stessimo precipitando dalla xenofobia al vero razzismo. L'importante è sfruttare ogni occasione per dividere, aprire ghetti mentali e alimentare il sacro fuoco del consenso. La Svizzera boccia i minareti? Facciamolo pure noi. Anche se nessuno si è mai lamentato dell'unico, piccolo, minareto costruito al Nord, all'ingresso di Milano 2, il quartiere che rese famoso l'impresario edile Silvio Berlusconi. Il Tricolore? Mettiamoci in mezzo una croce, come vorrebbe il sottosegretario leghista, Roberto Castelli. Anche se a Venezia il suo principale, Umberto Bossi, aveva annunciato pubblicamente che con la bandiera degli italiani ci si sarebbe pulito il culo. Il risultato è un'Italia sempre più spinta verso l'apartheid e sempre meno disposta a investire sui suoi nuovi cittadini.

Grazie soprattutto a questa generazione di sindaci e assessori che con la superbenedizione del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, e l'approvazione di milioni di elettori, stanno smascherando il volto della tolleranza zero. Contro le infiltrazioni di mafia e camorra? Ma no, il programma clone dei leghisti non ne parla. Altrimenti Bossi e Maroni dovrebbero spiegare ai loro elettori che ci fanno al governo dalla parte di un viceministro sotto inchiesta per camorra, come Nicola Cosentino, e nella stessa coalizione di un senatore condannato in primo grado per reati di mafia, come Marcello Dell'Utri. Più facile prendersela con gli immigrati. Non votano, non hanno partiti, non hanno sindacati, nemmeno controllano i programmi tv e al massimo possono essere espulsi.

Così perfino il mansueto Comune di Bregnano sta dando filo da torcere a una residente che dopo essere stata convocata in municipio per l'assegnazione di un monolocale, se l'è visto sfilare legalmente sotto il naso. L'interessata, 47 anni, vedova, operaia in un'impresa di pulizie a meno di 500 euro al mese, è cittadina italiana. Ma è nata in Marocco, ha un nome arabo e il suo accento non apre le vocali come fanno gli abitanti nati in questi paesi al confine tra la Brianza milanese e comasca. Per non parlare di Coccaglio, provincia di Brescia, dove la prima uscita pubblica del neo assessore alla sicurezza, Claudio Abiendi, avrebbe dovuto coprire di vergogna l'Italia intera. Perché chiamare "White Christmas" un'operazione di polizia municipale significa attribuire connotati religiosi e di colore all'applicazione della legge. E la legge, in uno Stato laico, non ha colore né religione. Invece? Invece il ministro Maroni ha approvato di persona.

segue su L'Espresso

giovedì 26 novembre 2009

Fiaccolata per gli aggrediti da marocchino gruppo si stacca per colpire due immigrati

Giallo a Rovato, nel Bresciano, durante la manifestazione di solidarietà alla coppia colpita brutalmente qualche sera prima. Sospetti sugli ultrà
I carabinieri stanno indagando sull'aggressione a due fratelli di origine kosovara, malmenati a Rovato (Brescia) a margine della fiaccolata di protesta e solidarietà alla coppia brutalmente aggredita mentre era appartata in auto nel piccolo comune della Franciacorta, nella notte del 20 novembre scorso, e per il quale è stato arrestato un immigrato di origine marocchina.

I due immigrati, di 35 e 36 anni, sono stati individuati mentre camminavano in una stretta e buia vietta della cittadina, via Rose, e qui sono stati raggiunti e picchiati da un gruppo composto da una ventina di persone. I due sono stati soccorsi dal personale del 118 e trasportati in ambulanza, rispettivamente in codice giallo e verde, all'ospedale di Chiari: gli sono state riscontrate diverse contusioni e abrasioni che sono state medicate e per le quali non c'è stato bisogno di stilare una prognosi. Nello stesso ospedale è stato portato per un malore anche un manifestante di 36 anni, che sembra però essere del tutto estraneo alla vicenda.

La stragrande maggioranza del partecipanti al corteo non si è accorta dell'aggressione, che secondo gli investigatori potrebbe essere stata compiuta da una frangia di ultrà, provenienti da fuori Rovato, e che nulla avrebbero a che fare con gli organizzatori della manifestazione, sfruttata dunque al solo fine di provocare disordini. I carabinieri stanno lavorando alla loro identificazione.

Alla manifestazione, partita intorno alle ore 20, organizzata dagli amici dei due ragazzi di 19 e 28 anni, hanno preso parte circa 2mila persone, soprattutto giovani, ed era presente anche una delegazione del comune, con il sindaco e alcuni assessori e consiglieri.

fonte: Repubblica

mercoledì 18 novembre 2009

Un bianco Natale senza immigrati. Per le feste il comune caccia i clandestini

A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L'amministrazione di destra - sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl - ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l'operazione "White Christmas", come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari.

Un nome scelto proprio perché l'operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l'ideatore dell'operazione, l'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, mille e 500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. "Se non dimostrano di averlo fatto - dice il sindaco Franco Claretti - la loro residenza viene revocata d'ufficio".

L'idea dell'operazione intitolata al Natale nasce dopo l'approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell'Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. "Da noi non c'è criminalità - tiene a precisare Claretti - vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia".

fonte: Repubblica

giovedì 8 ottobre 2009

BRESCIA: SCRITTE ANTISEMITE A TOSCOLANO MADERNO, UNA DENUNCIA

Un uomo e' stato denunciato dai carabinieri di Toscolano Maderno, in provincia di Brescia, per danneggiamento aggravato e violazione della legge sul razzismo. A.G., 52 anni, e' considerato l'autore di alcune scritte inneggianti al nazismo e all'antisemitismo, apparse il 2 ottobre scorso, sulle cassette dei contatori delle abitazioni e su un monumento del comune bresciano. Scritte come tra cui "Hitler vive" o il disegno di una svastica.

Le indagini dei militari, insieme all'acquisizione delle riprese dei sistemi di videosorveglianza installati dal Comune, hanno permesso di identificare l'autore delle scritte, realizzate con un pennarello nero.

fonte: Libero News

lunedì 5 ottobre 2009

SI APPARTA IN AUTO CON 4 BIMBE, ARRESTATO A BRESCIA

Si era appartato in auto, nelle campagne di Carpenedolo, in provincia di Brescia, con quattro bambine. Protagonista della vicenda, un agricoltore della zona di 57 anni, arrestato per sequestro di minorenni, atti osceni in luogo pubblico e, infine, atti sessuali con minorenni. La scoperta e' avvenuta ieri a meta' pomeriggio ad opera della Polizia Stradale di Montichiari (Brescia) che durante un pattugliamento ha avvistato una Fiat Punto parcheggiata in una stradina laterale lungo la provinciale 343 che conduce a Mantova. A bordo i poliziotti hanno scoperto l'agricoltore con i pantaloni abbassati mentre si dedicava all'onanismo con vicino 4 bimbe marocchine - due coppie di sorelle, cugine tra loro - di un'eta' compresa tra i 6 e i 12 anni, comprensibilmente terrorizzate. Incastrato dalla Polizia l'uomo, incensurato, per tutta risposta ha ingaggiato una colluttazione. Le piccole sono state soccorse e visitate, e in base ai primi riscontri non sembrano avere subito violenza sessuale. L'adescamento sarebbe avvenuto nel corso del pomeriggio nel piazzale del supermercato Italmalk di via Pozzi. Al vaglio degli agenti, materiale a luci rosse sequestrato a casa dell'agricoltore.

fonte: AGI

giovedì 9 aprile 2009

In ospedale per il mal di denti Espulso un senegalese

Espulso per un mal di denti. E dire che Maccan Ba, senegalese di 32 anni, clandestino, in ospedale non ci voleva proprio andare. Ma dopo 4 giorni senza dormire e mangiare a causa del dolore, non ce l’ha fatta più ed è corso agli Spedali Civili. Ha pagato il ticket e si è messo in coda.

Ma Maccan dall’ospedale è finito dritto in Questura, con il suo ascesso che gli faceva vedere le stelle. «Mi hanno prelevato nella sala d’attesa del pronto soccorso odontoiatrico —racconta Maccan che ora vive con il foglio di via in tasca nascondendosi in casa di amici e parenti —. Non saprei dire chi mi ha denunciato, se il medico o la guardia giurata a cui ho chiesto indicazioni per arrivare al pronto soccorso. Sta di fatto che sono stato espulso e d’ora in poi non metterò mai più piede in un ospedale».

fonte: Il Corriere della Sera

sabato 31 gennaio 2009

Se è la discriminazione a essere finanziata

Leggo da Repubblica: «Il Comune di Brescia ritira la delibera – che il giudice nei giorni scorsi ha bollato come discriminatoria – con cui aveva disposto un bonus bebè da mille euro per le famiglie di ogni bambino nato nel 2008, purché bresciano o figlio di almeno un genitore italiano. Nel provvedimento, la giunta spiega che “l’estensione del beneficio a tutti gli stranieri risulterebbe in contrasto con la finalità prioritaria di sostegno alla natalità delle famiglie di cittadinanza italiana che si prefiggeva questa amministrazione”». Per cui, se non si può fare per i soli bresciani, non si fa per nessuno. E quindi si afferma in modo ancor più chiaro che a essere finanziata era soprattutto la differenza tra chi è italiano e chi non lo è. La motivazione degli amministratori bresciani è che con i mille euro gli italiani si metterebbero a procreare, mentre gli stranieri già lo fanno. Cose dell'altro mondo. La Costituzione si è fermata a Brescia.

fonte: Ciwati

lunedì 19 gennaio 2009

Marocchino ucciso a pugni e calci, tre arresti. «Storia sconvolgente»

«Una vicenda sconvolgente». Per il procuratore aggiunto di Brescia, Fabio Salamone, non ci sono altre definizioni per definire l' omicidio di Mohamed Chamrani, il marocchino di 34 anni, ucciso a pugni e calci il 19 ottobre scorso e il cui corpo venne trovato cinque giorni dopo a Desenzano nelle acque del lago di Garda. Per questo delitto sono state arrestate tre persone: due italiani e un albanese, uno di loro, Stefano Rizzi, ha 20 anni mentre gli altri due erano addirittura minorenni all'epoca dei fatti.

Uno degli arrestati ha riferito ai carabinieri che il pestaggio di Chamrani sarebbe avvenuto in seguito a tentativi di abusi sessuali nei suoi confronti da parte del marocchino. I tentativi, sempre secondo quanto dichiarato ai carabinieri, risalirebbero ad alcuni anni fa, ma di questa vicenda non si parla nelle intercettazioni ambientali utilizzate nelle indagini. Vi sono invece termini come «Marocco» e «muso nero» nelle conversazioni tra uno dei tre e il proprio padre, a cui aveva rivelato quanto accaduto. Secondo quanto è stato spiegato nella conferenza stampa, il genitore gli avrebbe detto però di non riferire nulla alle forze dell'ordine. Agli arresti si è arrivati grazie anche alle dichiarazioni di alcuni ragazzi che avrebbero notato l' aggressione e sentito il tonfo del corpo dell'immigrato mentre finiva nel lago di Garda.

Raccapricciante la ricostruzione della morte dell'uomo che, mentre cercava di risalire dalle gelide acque del lago, sarebbe stato preso a calci e pugni. Importante per l'arresto dei tre giovani, accusati di omicidio pluriaggravato, il fatto che nelle ore successive al delitto siano stati fermati per un controllo dalla polizia stradale. Questo dato ha consentito di considerarli tra le persone che si trovavano nella zona quando l'immigrato è stato ucciso.

fonte: Il Corriere