perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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martedì 27 ottobre 2009

Giovani bolognesi fanno un incidente ma accusano i filippini

Questa è la storia di una bravata nascosta da una bugia intinta nel pregiudizio. Giovedì sera un gruppo di adolescenti, con la leggerezza dell´età, decidono di divertirsi con quello che il codice della strada definisce burocraticamente un «quadriciclo a motore» volgarmente chiamato «macchinino», vale a dire un motorino con la carrozzeria che si può guidare a 14 anni. In sette salgono e scorrazzano in direzione della Capannina, ma il gioco finisce male. Il «macchinino» si capotta e tre si fanno male. I feriti, più un altro compagno d´avventura, scendono verso lo Chalet dei Margherita e si lavano il sangue che cola dai tagli, ma l´acqua non basta. Così decidono di recarsi al pronto soccorso del Sant´Orsola. Cos´è successo? «Ci hanno aggrediti i filippini» è la risposta che copre la ragazzata. E qui sta la parte veramente antipatica di una storia che, di per sé, sarebbe archiviabile tra le intemperanze giovanili. I filippini diventano il facile bersaglio delle loro accuse in quanto stranieri, con la pelle scura e pertanto già sub judice.

Stranieri e pertanto già con addosso l´aura dei mezzi criminali. Copione tristemente noto nel campionario dei pregiudizi, che tuttavia ha retto solo per un paio di giorni. La ricostruzione dei tre feriti è stata contraddetta dagli altri compagni di bravata coi quali non era stata concordata. A partire dalla proprietaria del "macchinino" che a papà e mamma ha raccontato la verità, e cioè di aver avuto un incidente. Del resto, come avrebbe potuto nascondere le ammaccature alla carrozzeria? Incidente? Ma quindi quei tagli ve li siete fatti in quel momento? Alla fine è arrivata l´ammissione.

fonte: Repubblica

sabato 18 luglio 2009

"Via Cassia, muore una donna investita alla fermata. «L'auto correva troppo»"

Dov'è il razzismo in questa notizia? Nel modo in cui viene data. Immaginiamoci che uno straniero, mettiamo rumeno avesse investito una donna italiana. Il titolo sarebbe sto uguale?

Guardate qui, 8 luglio del 2008, un anno fa, Repubblica:

"Investe una coppia, romeno rischia il linciaggio"

Questa volta invece un rispettabile trentenne italiano che guidava come un pazzo ha ucciso una donna filippina di fronte al figlio 27enne che ora si trova a dover badare anche alla sorella di 17 anni.

Due pesi, due nazionalità, due titoli. E poi tutti a dire che i rumeni sono un problema perchè guidano ubriachi.

lunedì 23 febbraio 2009

Muore una straniera italiana

Alessandra Samira Mangoud è nata e cresciuta a Roma ed è morta il 20 febbraio scorso sempre a Roma a soli 29 anni. Di origini filippine ed egiziane è morta da straniera in Italia per una legge discriminatoria nei confronti dei figli d'immigrati .
Alessandra Samira era una romana che aveva il taglio d'occhi degli asiatici, regalo della madre filippina e il colore della pelle degli egiziani dono del padre. Per chi la conosceva o la sentiva parlare Ale Samy non era straniera, solo per lo Stato era una figlia illegittima!
Non sapeva di dover richiedere la cittadinanza italiana tra i 18 e i 19 anni , come previsto dalla legge per l'acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati extracomunitari, di consegenza è rimasta cittadina straniera in un Paese a lei non affatto straniero visto che era l'unico dove avesse mai vissuto.
Problemi di salute conditi con la stanchezza di troppe spiegazioni e perdite le hanno affaticato il cuore.
E' cosi che un frammento dell'Italia se è andato senza una cittadinanza reale, mentre lei quella cittadinanza la voleva, per cuore e per ragione. Per Samira quel pezzo di carta era la sua unica vera carta d' identità ed era anche quell' "amore non corrisposto" che nel concreto le aveva portato via prima le sue certezze e poi un lavoro presso un ente pubblico. Un legame con l'Italia il suo, legato al vissuto e non al sangue; quello di una ragazza come noi, tante seconde generazioni, che il sangue preferiscono lasciarlo dove deve stare: nelle vene, perchè trovano solo nello luogo in cui nascono e crescono il proprio Paese.
L'Italia non si è presa la responsabilità di riconoscere la nostra amica e questo solo perchè i suoi genitori erano diversi. Il nostro Paese non pensa a dove fosse nata o morta, pensa solo all'immigrazione clandestina, quasi mai riflette su una Samira e sul perchè è una mancata italiana. Dimentica.
Samira adesso ha due date, che incorniciano il suo percorso e che testimoniano il fatto che era "una romana de Roma" .Questo avviene contro ogni legge tardiva e cieca che considera ancora stranieri i figli d'immigrati nati e cresciuti in Italia per paura di macchiarsi lo stivale. Avviene grazie alla globalizzazione, di cui Samira e noi siamo l'esempio concreto e che appare essere la nostra nuova madre, se non altro perchè ci da voce anche se mamma Italia non risponde.
Per fortuna Samira avevi e hai tanti amici, tra questi anche alcuni come te e per questo non devi preoccuparti se "Fratelli d'Italia" di Mameli non sarà ancora per un po' la tua canzone.
Per noi e per tutti quelli che ti hanno conosciuto lo sei per spiritio anche forse più di altri. Peccato che L'Italia non ti abbia conosciuta a dovere, saresti stata una delle sue figlie preferite! Eri quella che s'incavolava per le partite perse della Roma, che era arrabbiatissima quando le chiedevano: "di dove sei"? Glielo diremo noi Sam, ci proveremo come sempre.
Alessandra Samira ha perso la cittadinanza, il lavoro e oggi anche la vita.
L'Italia, suo genitore, qualcosa le poteva dare: il suo nome.

fonte: Rete G2

Muore una straniera italiana

Alessandra Samira Mangoud è nata e cresciuta a Roma ed è morta il 20 febbraio scorso sempre a Roma a soli 29 anni. Di origini filippine ed egiziane è morta da straniera in Italia per una legge discriminatoria nei confronti dei figli d'immigrati .
Alessandra Samira era una romana che aveva il taglio d'occhi degli asiatici, regalo della madre filippina e il colore della pelle degli egiziani dono del padre. Per chi la conosceva o la sentiva parlare Ale Samy non era straniera, solo per lo Stato era una figlia illegittima!
Non sapeva di dover richiedere la cittadinanza italiana tra i 18 e i 19 anni , come previsto dalla legge per l'acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati extracomunitari, di consegenza è rimasta cittadina straniera in un Paese a lei non affatto straniero visto che era l'unico dove avesse mai vissuto.
Problemi di salute conditi con la stanchezza di troppe spiegazioni e perdite le hanno affaticato il cuore.
E' cosi che un frammento dell'Italia se è andato senza una cittadinanza reale, mentre lei quella cittadinanza la voleva, per cuore e per ragione. Per Samira quel pezzo di carta era la sua unica vera carta d' identità ed era anche quell' "amore non corrisposto" che nel concreto le aveva portato via prima le sue certezze e poi un lavoro presso un ente pubblico. Un legame con l'Italia il suo, legato al vissuto e non al sangue; quello di una ragazza come noi, tante seconde generazioni, che il sangue preferiscono lasciarlo dove deve stare: nelle vene, perchè trovano solo nello luogo in cui nascono e crescono il proprio Paese.
L'Italia non si è presa la responsabilità di riconoscere la nostra amica e questo solo perchè i suoi genitori erano diversi. Il nostro Paese non pensa a dove fosse nata o morta, pensa solo all'immigrazione clandestina, quasi mai riflette su una Samira e sul perchè è una mancata italiana. Dimentica.
Samira adesso ha due date, che incorniciano il suo percorso e che testimoniano il fatto che era "una romana de Roma" .Questo avviene contro ogni legge tardiva e cieca che considera ancora stranieri i figli d'immigrati nati e cresciuti in Italia per paura di macchiarsi lo stivale. Avviene grazie alla globalizzazione, di cui Samira e noi siamo l'esempio concreto e che appare essere la nostra nuova madre, se non altro perchè ci da voce anche se mamma Italia non risponde.
Per fortuna Samira avevi e hai tanti amici, tra questi anche alcuni come te e per questo non devi preoccuparti se "Fratelli d'Italia" di Mameli non sarà ancora per un po' la tua canzone.
Per noi e per tutti quelli che ti hanno conosciuto lo sei per spiritio anche forse più di altri. Peccato che L'Italia non ti abbia conosciuta a dovere, saresti stata una delle sue figlie preferite! Eri quella che s'incavolava per le partite perse della Roma, che era arrabbiatissima quando le chiedevano: "di dove sei"? Glielo diremo noi Sam, ci proveremo come sempre.
Alessandra Samira ha perso la cittadinanza, il lavoro e oggi anche la vita.
L'Italia, suo genitore, qualcosa le poteva dare: il suo nome.

fonte: Rete G2

giovedì 16 ottobre 2008

MILANO: AGGREDIVANO STRANIERI, PRESTO PROCESSO CON AGGRAVANTE ODIO RAZZIALE

Sono accusati di vere e proprie spedizioni punitive nei confronti di stranieri. Raid commessi, secondo l'accusa, con l'aggravante dell'odio razziale. Per il gruppo di aggressori, tutti italiani, oggi e' arrivata la chiusura indagine. Dovranno rispondere di "atti di violenza per motivi razziali ed etnici, lesioni personali, porto di armi ed oggetti atti ad offendere". Una banda protagonista di tre diversi episodi, commessi a Milano nel maggio 2007, che aveva portato agli arresti nel marzo scorso. Armati di coltelli, mazze da baseball e spranghe di ferro, si erano scagliati contro giovani filippini, 'colpevoli' di frequentare la zona di piazza Prealpi e il parco di via dei Frassini. In manette erano finiti quattro ventenni e un 50enne titolare di una pizzeria. L'uomo si era difeso dalle accuse di razzismo e, assistito dal legale Marco De Giorgio, aveva raccontato di essere stato aggredito in passato dai filippini. Altri dodici ragazzi, tutti minorenni, erano stati deferiti alla Procura dei minori al termine di un'indagine condotta dal pm Piero Basilone. Per due dei 20enni, scarcerati per decorrenza dei termini di custodia cautelare, le manette erano riscattate in estate, per aver insultato con frasi razziste e picchiato uno studente italiano di origine cingalese di 15 anni, che stava festeggiando in una pizzeria della zona la fine dell'anno scolastico.

fonte: Il Tempo