Brutto episodio di razzismo in un istituto nella provincia di Avellino. Un bambino di nazionalità ucraina sarebbe stato infatti picchiato questa mattina nei corridoi della scuola media di San Martino Valle Caudina da un suo coetaneo probabilmente perché «straniero». Una motivazione che, se verificata, peggiorerebbe l'atto di violenza già grave di per sé.
Il compagno lo avrebbe malmenato con violenza a suon di calci e pugni, tanto che inizialmente la vittima era stata ricoverata per precauzione presso l'ospedale Rummo di Benevento e poi per fortuna dimesso dopo esser stato adeguatamente medicato. Il bambino aggredito vive ormai da molti anni qui in Italia, insieme alla madre e alla nonna.
fonte: Barimia
mercoledì 10 febbraio 2010
Avellino, bambino ucraino picchiato da coetaneo: "Sei straniero"
martedì 2 febbraio 2010
Centri per migranti: in 12 dentro a un container di 25 metri quadri
Centri per migranti in Italia, zone di extraterritorialità: una "no man's land" con alte mura di cinta, filo spinato e sbarre di ferro vigilate da agenti armati e, all’interno, alloggi isolati dal resto della struttura da inferriate e cancelli serrati. Dentro, come nel caso di Foggia e Crotone, 12 persone pigiate in container fatiscenti di 25 metri quadrati. Si mangia per terra o sulle brande, si sopravvive a fatica. In quello di Roma si è attesa carta igienica e sapone per due settimane. Spesso il disagio trova sfoghi violenti, che però restano quasi sempre nascosti dietro le mura di recinzione: gesti di autolesionismo, incendi dolosi e vandalismi, suicidi, sommosse. E’ un mondo buio e spesso senza diritti quello descritto nella relazione firmata da Medici senza Frontiere sulle strutture italiane per i migranti. Sono temi importanti, ci sono di mezzo civiltà e futuro, e saranno ripresi giovedì 4 febbraio, alle 15,30, in un convegno aperto al pubblico nella Sala conferenze della Camera dei deputati.
L'INDAGINE - L’ indagine è basata su due diverse visite condotte da medici, infermieri e psicologi di Medici senza Frontiere a distanza di otto mesi, tra il 2008 e il 2009, in 21 centri suddivisi nelle tre differenti categorie tra CIE, Centri di identificazione ed espulsione, CARA, Centri di accoglienza per richiedenti asilo e CDA, Centri di accoglienza disseminati sul territorio nazionale (vedi scheda). E il quadro di soprusi è allarmante: «I centri per immigrati sembrano operare come enclave con regole, relazioni e dimensioni di vita propri, senza controlli esterni e di indicatori di qualità». Secondo l'indagine di Msf, la gestione dei centri per migranti, nonostante siano stati istituti ormai da più di un decennio, sembra ancora ispirata da un approccio di emergenza e in larga parte lasciata alla discrezionalità dei singoli enti gestori. «Basta un fatto per spiegare il contesto di questo sistema -spiega Ronaldo Magnano - per questi centri, a differenza di quanto deve avvenire anche per un canile, non serve nessuna certificazione della sanità pubblica». E Medici senza Frontiere denuncia anche la scarsa trasparenza. «Ci siamo trovati di fronte a un atteggiamento ostile da parte dei gestori, incontrando difficoltà nel condurre liberamente l’indagine, subendo limitazioni e dinieghi nell’accedere in determinate aree. Emblematici i casi dei centri di Lampedusa e del Cie di Bari dove è stata negata dalla Prefettura l’autorizzazione a entrare nelle aree alloggiative, nonostante la visita di Msf fosse stata comunicata con diverse settimane di preavviso».
fonte: Corriere della Sera
giovedì 17 dicembre 2009
Per non dormire in strada
Occupano una scuola abbandonata per non dover dormire in strada. È la situazione di decine di rifugiati africani che questa notte hanno cercato riparo nell'ex liceo Socrate, a Bari. Sono centotrentotto tra eritrei ed etiopi, e hanno dormito all'aperto per mesi in attesa che le strutture comunali fossero in grado di accoglierli. L'attesa è stata vana e ieri sera i rifugiati hanno deciso di occupare la ex scuola, un edificio ora dismesso.
Accoglienza. La situazione va avanti da tempo, ma si è aggravata negli ultimi due mesi. I rifugiati politici che arrivano nel capoluogo pugliese vengono inizialmente ospitati nei Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), per un periodo che può durare da cinque a sette mesi. Quando però si tratta di garantire quella che viene definita la 'seconda accoglienza', i dormitori e le mense del Comune di Bari si rivelano insufficienti ad ospitare tutti i rifugiati che si trovano in città.
Ferrhotel. Pur ammettendo l'inadeguatezza delle attuali strutture, l'amministrazione locale non ha saputo proporre soluzioni alternative, costringendo i migranti a dormire per le strade. Così alla fine di ottobre un gruppo di rifugiati somali ha occupato uno stabile abbandonato di proprietà di Grandi Stazioni, il Ferrhotel. Dopo le resistenze iniziali, il Comune ha intavolato con la proprietà un accordo per ottenere il comodato d'uso dell'edificio, permettendo agli occupanti di restare. Ma a condizioni che rimangono precarie: ci sono volute tre settimane per l'allaccio dell'acqua e ancora non c'è la luce.
fonte: Peacereporter
Etichette: bari, casa, eritrea, etiopia, rifugiati politici
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lunedì 2 novembre 2009
69 clandestini afghani e iracheni stipati in un tir turco
Sessantanove clandestini di varie etnie, tra cui afghani, iracheni, iraniani, indiani e birmani, sono stati scoperti dalla polizia di frontiera del porto di Bari nascosti all'interno di un camion con targa turca. Gli immigrati sono stati scoperti durante un servizio di controllo scattato dopo alcune segnalazioni anonime riguardanti il possibile arrivo in massa di clandestini. Nel corso dei controlli a scansione radiogena, uno dei camion in attesa delle verifiche è stato abbandonato dal suo autista in una zona buia retrostante il muro paraonde del molo Foraneo. Approfittando dell'oscurità, l'autista si è dileguato. Contestualmente, gli operatori hanno notato che dal camion sono scesi diversi individui, immediatamente bloccati mentre tentavano di fuggire. I clandestini sono stati affidati tutti al comandante della motonave, per la riammissione nello Stato di provenienza; il camion e la documentazione sono stati sequestrati.
Centinaia di clandestini approdano ogni me se al porto di Bari e da qui sperano di trovare un ponte sicuro verso al tre mete. Gruppi di immigrati, per la maggior parte uomini, rischia no la vita, nascondendosi sotto i tir o tra le merci che trasportano i camion in partenza da Bari pur di inseguire il sogno di una vita mi gliore. Ma scelgono mezzi diversi dal passato. Da quando cioè si am massavano a bordo dei gommoni provenienti dall’Albania - è ancora viva l’immagine dell’invasione nel ’91 - e sbarcavano sulla costa bare se. Sono cambiate le modalità de gli ingressi, ma la storia rimane la stessa. Gli arrivi non si arrestano. Basti pensare che da fine giugno a settembre sono stati re spinti dal porto di Bari quasi 500 clandestini. Questo è il numero di quelli identificati. Molti immigrati provenienti da Afgha nistan, Sudan e Iran, vengono respinti dalla Puglia verso la Gre cia e di qui rimandati in patria.
Molti di loro per nascondersi perdono anche la vita. L’ultimo episodio di cronaca, il 20 agosto scorso, ha visto morire a Fasano un giovane immigrato salito a bordo di un camion all'insaputa del conducente. Il giovane che si era arrampicato sotto il mezzo è caduto sull’asfalto perdendo la vita, mentre il camionista probabilmente all’oscuro dell’accaduto ha proseguito la corsa. L’incidente mortale ha consentito poi alle forze dell’ordine di scovare altri 17 clandestini stipati in un altro tir che viaggiava sulla statale 16 in direzione Fasano.
fonte: Corriere del Mezzogiorno
Etichette: afghanistan, bari, clandestino, india, iran, iraq, myanmar
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martedì 16 giugno 2009
Clandestina muore dissanguata per paura di una denuncia
Ha cominciato a perdere sangue, probabilmente per un aborto spontaneo, si è sentita male ma non ha voluto chiedere aiuto. Ha avuto paura. Paura di perdere il lavoro appena trovato, paura, forse, di essere giudicata. Così è morta Vira Orlova, che si faceva chiamare Ylenia, una donna che avrebbe compiuto 40 anni l'11 giugno prossimo, di nazionalità ucraina, arrivata - forse due anni fa - in Italia, come tante donne dei Paesi dell'Est, per fare la badante. Il suo corpo è stato trovato in una pozza di sangue in un appartamento di via Grotta Regina, nella località costiera barese di Torre a Mare.
Di lei si sa poco. Gli investigatori stanno cercando di rintracciare le sue amiche per poter ricostruire i suoi ultimi giorni di vita, anche per risalire alla data di arrivo in Italia. Per il momento i carabinieri hanno trovato il suo passaporto nella stanza che occupava: sanno il suo nome, la sua età, sanno anche che era una clandestina perchè sul passaporto non ci sono visti di ingresso in Italia, e sanno che in quell'abitazione di Torre a Mare Ylenia accudiva da pochi giorni un'anziana non autosufficiente. È stato proprio il figlio dell'anziana a dare l'allarme ai carabinieri e a raccontare agli investigatori che Ylenia - questo il nome riferito dall'uomo - «era in prova». Secondo il racconto dell'uomo, Ylenia era in quella casa solo da pochi giorni.
Secondo quanto finora è stato accertato dai carabinieri, la badante durante la notte, mentre probabilmente era sola in casa con l'anziana, avrebbe avuto una forte emorragia, forse causata da un aborto spontaneo. La donna ha raccolto il sangue che perdeva in una bacinella, che è stata trovata dagli investigatori nella sua camera da letto. Chiusa nella sua stanza, Ylenia aspettava e sperava di star meglio. Poi è uscita dalla camera da letto per andare in bagno, ma è stata colta da malore ed è caduta per terra, in seguito alla forte perdita di sangue. È morta senza chiedere aiuto. Il passaporto della donna è stato trovato in un appartamento di Mola di Bari, a pochi chilometri dal capoluogo pugliese, nel quale lei si recava, ospite di amiche, nei giorni di riposo.
Donne che i carabinieri ritengono siano clandestine e delle quali si ha traccia nel racconto fatto ai carabinieri dal proprietario dell'appartamento dove lavorava. Non è stato per ora possibile rintracciarle. Ylenia pare fosse separata e madre di un figlio ormai grande. Tra i suoi effetti personali i carabinieri non hanno trovato alcun riferimento che possa condurre ai familiari: solo alcuni medicinali con caratteri cirillici, giornali in lingua russa e un portafoglio contenente 30 euro. Il suo attuale datore di lavoro ha riferito ai carabinieri che prima di giungere a Torre a Mare la donna aveva vissuto per un periodo a Mola di Bari. Il corpo della donna è stato trasferito all'ospedale di Acquaviva delle Fonti (Bari) per l'autopsia disposta dal sostituto procuratore di turno Ada Congedo.
fonte: L'Unità
Etichette: bari, clandestino, morte, salute, ucraina
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martedì 31 marzo 2009
Cadavere di un immigrato romeno abbandonato al policlinico di Bari
Il cadavere di un uomo di nazionalità romena è stato lasciato nella notte davanti al pronto soccorso del Policlinico di Bari. Il corpo - a quanto è stato accertato dai carabinieri - è stato abbandonato da tre persone che sono giunte dinanzi all’ospedale a bordo di un furgoncino di colore bianco ripartito subito dopo. Sul corpo del romeno non pare che i medici abbiano trovato tracce evidenti di ferite o percosse: avvertibile invece - a quanto si è saputo - un forte odore di benzina. I carabinieri hanno per ora già acquisito le immagini a circuito chiuso delle telecamere sistemate all’esterno della struttura ospedaliera.
È stato identificato dai carabinieri il romeno il cui cadavere è stato abbandonato nella notte da tre persone davanti all’ingresso del pronto soccorso del policlinico di Bari. È di Marius Codreanu, di 27 anni, con un precedente penale per reati contro il patrimonio. L’uomo era stato scarcerato nel luglio 2008 e viveva nel campo nomadi del rione Japigia del capoluogo. Sul suo corpo non sono stati trovati segni evidenti di violenza, se non una escoriazione al mento. Sia in bocca sia sui suoi vestiti sono state trovate tracce di benzina. Sarà l’ autopsia che sarà compiuta domani dal medico legale, Francesco Vinci, ad accertare se l’uomo sia morto a seguito di una disgrazia (si ipotizza la caduta in una cisterna di carburante) o se sia stato ucciso. Le indagini sono coordinate dai carabinieri della compagnia ’San Paolò di Bari.
fonte: Corriere del Mezzogiorno
martedì 17 marzo 2009
Teme la denuncia e non va in ospedale prostituta muore di Tbc, rischio contagio
Era clandestina da alcuni mesi, per vivere faceva la prostituta e per paura non è andata in ospedale: è morta per tubercolosi polmonare avanzata, e dunque altamente contagiosa. E ora scatta l'allarme sanitario: Joy Johnson, la giovane nigeriana di 24 anni, trovata agonizzante da un cliente venerdì sera nelle campagne alle porte di Bari, potrebbe aver contagiato decine di persone che avevano avuto rapporti con lei, gli stessi soccorritori e i connazionali del centro d'accoglienza dove per un mese aveva vissuto. Per precauzione ieri è stato chiuso l'istituto di medicina legale del Policlinico. E medici e poliziotti invitano chi avesse avuto rapporti con la nigeriana a contattare il più vicino ospedale.
Quella di Joy era una tragedia annunciata. All'arrivo dei sanitari del 118, Joy Johnson, da novembre in città, perdeva sangue dalla bocca. La ragazza era malata da diversi mesi, ma se si fosse sottoposta a un esame del sangue o a una radiografia, oggi sarebbe ancora viva. L'allarme, ora, e l'invito a farsi controllare è rivolto ai clienti e a tutti coloro che dal 14 novembre (data di arrivo al Cara di Bari) hanno avuto contatti ravvicinati con lei. Tra questi, quell'uomo che, usando il telefono cellulare di Joy Johnson, ha chiesto aiuto alla polizia.
"La tubercolosi va curata subito - dichiara il primario di Pneumologia del Policlinico di Bari, Anna Maria Moretti - perché anche le forme inizialmente non contagiose, senza terapia adeguata, lo possono diventare". Basta un colpo di tosse per contrarla, visto che si diffonde per via aerea. "È consigliabile sottoporsi a un test, l'intradermo reazione alla turbercolina, da fare in ospedale - spiega la specialista - Si tratta dell'inoculazione sotto cute di una sostanza che produce una reazione, da monitorare a casa per tre giorni. Se fosse positiva, va fatta la radiografia al torace, ma questo lo deve decidere il medico".
Si associa all'invito, ridimensionando l'allarme, il questore di Bari, Giorgio Manari: "E' idoneo e opportuno - dichiara - rispettare ciò che un medico e le autorità sanitarie dicono in questo senso". Subito dopo aver ricevuto il referto dell'autopsia, effettuata dal medico legale Francesco Introna, il pm incaricato delle indagini, Francesco Bretone ne ha dato comunicazione alle Asl, come prevede la legge. Immediati è scattata la profilassi nel Cara e nei confronti di chiunque abbia avuto contatti con la giovane donna, anche dopo il decesso. In caso di contagio accertato, la terapia, di tipo farmacologico, è lunga (dai sei ai nove mesi) ma dà il controllo totale della malattia.
Bisogna però, sostengono i medici, tenere più alta l'attenzione su una patologia che, considerata scomparsa, si sta nuovamente manifestando in Italia a causa di due fattori: scarsa prevenzione e l'arrivo di extracomunitari che si portano dietro malattie endemiche nei loro Paesi, come la tubercolosi e l'Aids.
fonte: La Repubblica
lunedì 3 novembre 2008
In scuole Bari e Barletta svastiche su murales
Svastiche e scritte inneggianti a "Dio, patria e famiglia" sono state trovate questa mattina sui muri e lungo il marciapiede di un liceo scientifico di Barletta e sui muri di una scuola elementare nel quartiere di Bonghi, a Bari. Nel secondo caso le svastiche sono state tracciate sopra dei murales che ornano le mura dell'istituto e che raffigurano un popolo di bambini multietnici, gran parte dei quali di colore. Sugli episodi indagano rispettivamente i carabinieri di Barletta e la Digos di Bari.
Pronta la condanna dell'episodio: Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola, afferma in una nota che "le svastiche disegnate sulle fotografie dei volti dei bambini extra comunitari, affisse sulle pareti, a loro volta imbrattate, di una scuola di Bari, devono provocare in tutto il Paese un sussulto di sdegno, una profonda riflessione, un impegno corale per non ricadere nel baratro dell'inciviltà".
fonte: Alice Notizie
lunedì 20 ottobre 2008
In Puglia marocchini «schiavi»
Entrano con il visto per lavoro stagionale, dopo aver pagato 6mila euro all’intermediario marocchino che vive in Puglia. Nelle mani hanno il contratto d’assunzione spedito dal datore di lavoro di Ruvo, di Bitonto, di Canosa. Contratto con tanto di nulla osta rilasciato dallo «Sportello unico» provinciale per l’immigrazione attivo nella prefettura di Bari. Una volta in Puglia, l’assunzione svanisce, l’alloggio pure, perché il datore di lavoro si dichiara indisponibile all’assunzione e il marocchino amico fa minacce pesanti se non vanno via e infastidiscono l’imprenditore. E per loro, tutti marocchini, si apre il baratro della clandestinità. Con la prospettiva, quasi certa, di tornare in patria dopo essere passati dalle sbarre dell’ex Cpt, ora Centro di identificazione e espulsione.
De Leonardis e Jarjawi hanno tra le mani il caso di nove marocchini. Chiariscono: «Questa situazione, ormai già ripetuta per tre aziende agricole, una di Canosa, una di Bitonto e una di Ruvo, ci lascia presupporre l’esistenza di un giro non legale tra aziende e nuovi caporali extracomunitari, che utilizzando impropriamente una legge sul lavoro stagionale, lucrano sul bisogno del lavoro di questi soggetti deboli, che una volta arrivati in Italia, non solo non vengono avviati al lavoro, ma vengono cacciati nella clandestinità, a causa anche di una recente interpretazione ministeriale restrittiva di diniego della concessione di permessi di soggiorno per attesa occupazione».
fonte: Gazzetta del Mezzogiorno
Etichette: bari, lavoro, marocco
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 16:45 0 commenti