perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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martedì 28 febbraio 2012

Nuovo sgombero rom da parte della polizia locale di Legnano

Nuovo intervento della polizia locale nei soliti campi sterrati “adottati” dai rom e che si trovano a ridosso della provinciale per Inveruno. Periodicamente i vigili urbani intervengono per tenere alta la pressione e ieri la modalità si è ripetuta secondo lo stesso copione. Quando le pattuglie dei ghisa in mattinata — affiancati dagli uomini della Protezione civile — sono entrate nel campo erano presenti una decina di persone. Le solite. Questo ha così permesso di effettuare le operazioni di abbattimento delle casupole di fortuna erette e fatte sostanzialmente di cartone. All'operazione ha preso parte anche la proprietà, e cioè l’Iper: intervento resosi necessario per ripulire dalle montagne di masserizie il terreno. Perché alla fine proprio di questo si è trattato. Di una grossa pulizia per ridurre ai minimi termini i rischi di infezione: soprattutto d’estate sterpaglie e arbusti sono infatti il rifugio di topi e pantegane richiamati qui dai rifiuti. Sul fronte invece della identificazione degli zingari, nessuna novità. In realtà già nei giorni precedenti la polizia locale aveva proceduto al rilevamento della popolazione presente — alla fine poche unità fra donne, uomini e bambini. Tutti stranoti alle forze dell’ordine e già fotosegnalati. Segno che l’area, suddivisa poi al suo interno in più campetti autonomi, sta assumendo caratteristiche di un vero e proprio stanziamento semipermanente. Oggi il comando di corso Magenta divulgherà dati precisi circa il totale di masserizie portate via e il numero di persone identificate. Ma al di là della statistica rimane il fatto che a cinque anni di distanza da quella che era stata una promessa elettorale dell’allora candidato Vitali, e cioè d’impedire che in città si formassero degli accampamenti irregolari, questa scommessa non può dirsi vinta al cento per cento. Da allora ad adesso sono decine — non si contano più — i blitz della polizia locale. Una volta col supporto della polizia di Stato, un’altra con quello dei carabinieri. Lo ammette anche l’assessore alla Sicurezza Elio Faggionato: «È in parte vero, ma se dai vertici nazionali e internazionali, vedi la condanna dell’Italia da parte della giustizia europea per il respingimento dei profughi libici, arriva questo tipo di messaggio, non è che noi a Legnano possiamo risolverlo alla radice». Si cerca così di percorrere strade alternative. Come quella che, d’accordo fra Comune e proprietà, ha portato Iper a radere al suolo arbusti incolti e sterpaglie. A cui seguirà la recinzione. E ieri pomeriggio, intorno alle sei, un nuovo blitz al quale ha preso parte lo stesso Faggionato. Quattro le persone allontanate. Si erano ricollocate a ridosso della vicinale per Villa Cortese.

fonte: Il Giorno

venerdì 22 aprile 2011

Alemanno polemica con S.Egidio Per i rom sgomberati notte in basilica

'Il fatto che venga rifiutata l'assistenza vuol dire che molti non sono nelle condizioni disperate che Sant'Egidio si immagina, ma spesso fanno una scelta di carattere economico e non di disperazione''. Il sindaco, Gianni Alemanno, è tornato di nuovo sulla polemica con Sant'Egidio in merito ai 75 sgomberi di microaccampamenti abusivi eseguiti dal primo aprile. Nella mattinata, lo sgombero messo in atto dal Comune del campo nomadi abusivo a Casal Bruciato, nel V muncipio. Che ha provocato la "rivolta" dei rom. Hanno raggiunto e occupato la basilica di San Paolo. Pregano in silenzio tra i banchi. Sono 150 donne, uomini e 40 bambini. "Ci appelliamo alla Chiesa", ripetono. Tra loro c'è anche Augusta, 24 anni, una giovanissima mamma arrivata qualche mese fa a Roma da un paese vicino Bucarest, in Romania. Che racconta: "Siamo preoccupati, ci sgomberano e ci buttano in mezzo alla strada. Siamo una famiglia, dobbiamo stare insieme, non siamo cani. Gli abbiamo detto di lasciarci stare almeno per Pasqua, ma ci hanno risposto: 'Mangiatevi i topi'".

fonte: Repubblica

lunedì 21 febbraio 2011

Rogoredo, sgomberato campo abusivo Demolite le baracche di 70 rom romeni

- Circa 70 rom romeni sono stati allontanati venerdì mattina all'alba dall’insediamento abusivo di Rogoredo. Sul posto sono intervenuti, intorno alle 5.30, circa 50 agenti e commissari della polizia locale, insieme con la polizia di Stato. Sono al lavoro le ruspe di Amsa e di Milano Serravalle per rimuovere le baracche, una cinquantina, in cui i nomadi vivevano. L’intervento è stato concordato con il Commissario straordinario per l’emergenza rom e ha richiesto il supporto della Questura vista l’estensione della baraccopoli.

fonte: Corriere della Sera

giovedì 18 novembre 2010

Milano, nuovo sgombero per la piccola Cristina

Nuovo allontanamento per la piccola rom di “Vieni via con me”. È successo questa mattina a Segrate, comune alla periferia Est di Milano, non lontano dall'insediamento di via Rubattino da dove era stata allontanata a settembre. La bambina, la cui storia è stata raccontata dalla maestra Flaviana Robbiati nella prima puntata della trasmissione Rai di Fabio Fazio, viveva insieme ad altre 80-100 persone in un ex insediamento industriale abbandonato e con pericolo di amianto, oggetto di un'asta fallimentare che, secondo le forze dell'ordine che hanno effettuato lo sgombero, si terrà tra pochi giorni.

fonte: Redattore Sociale

mercoledì 17 novembre 2010

L’odissea dei somali. Sgomberata l’ex ambasciata. 130 rifugiati senza un tetto

Dal tugurio alla strada. Questa non si chiama accoglienza
E’ di pochi giorni fa il video reportage girato da Fabrizio Ricci e Carlo Ruggiero sull’ex ambasciata somala di Roma di via dei Villini, stabile che permanentemente ormai da un decennio era diventato rifugio per circa 130 rifugiati somali senza un tetto dove stare.
Ieri, una operazione di Polizia, ha portato gli agenti fino all’interno dell’edificio per esegure forzatamente lo sgombero.
Una situazione ormai da tempo conosciuta che nessuno ha voluto vedere per anni.
Niente luce, niente acqua, nessun tipo di sicurezza. All’interno dello stabile la situazione era veramente sotto la soglia minima della vivibilità. La soluzione? Lo sgombero.
Come se per richiedenti asilo e rifugiati vivere in quelle condizioni fosse degno, come se non fosse vero che, nonostante i beneficiari della protezione internazionale siano giuridicamente equiparati ai cittadini italiani, non vivano nella realtà una condizione ai margini della clandestinità sociale.
Così, ancora una volta, emergono tutti i limiti dell'accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati in questo paese.
Prima vittime nei teatri di guerra, poi inghiottiti nel vortice dei trafficanti di uomini, libici o turchi che siano, poi ancora respinti, clandestini ancor prima di approdare nel nostro paese. E una volta arrivati, sempre che il viaggio non si sia tramutato in tragedia, nonostante riconosciuti titolari del diritto d’asilo, ancora ricacciati, ancora in viaggio, ancora costretti a migrare anche quando restare è il loro obiettivo, oppure ingabbiati, quando invece il desiderio vorrebbe portarli in un diverso paese europeo, vittime della Convenzione di Dublino, di un’europa che mentre si fa unica nel controllo delle frontiere, non altrettanto uniformemente permette di accogliere i profughi.

continua qui

venerdì 5 novembre 2010

Rom, 39 milanesi denunciano il sindaco di Milano

Rom, un’altra denuncia per il sindaco Letizia Moratti e il suo vice Riccardo De Corato dopo quella arrivata a metà novembre da parte di un gruppo di residenti nel campo di via Triboniano. Questa volta, a difesa degli zingari di stanza a Milano, in particolare di quelli di via Rubattino e di via Cavriana, che hanno subìto 14 sgomberi, sono scesi in campo trentanove cittadini, volontari del Gruppo di Sostegno Forlanini, ma anche maestre e mamme di bimbi compagni dei piccoli rom, oltre che rappresentati del mondo politico e culturale milanese. Sono assistiti dagli avvocati Gilberto Pagani ed Anna Brambilla. La denuncia è stata presentata il 29 ottobre. E’ stato chiesto all’autorità Giudiziaria di procedere nei confronti del sindaco e del suo vice per i reati di abuso di ufficio, interruzione di servizio pubblico (in particolare relativamente all’obbligo scolastico di minori) e danneggiamento, con l’aggravate di averli commessi per finalità di discriminazione e di odio etnico e razziale.

fonte: GD notizie

giovedì 4 novembre 2010

Rom a Roma, se una colpa c'è...

Il delegato per il sindaco Alemanno sulla questione rom, per giustificare l'esclusione delle cooperative ed associazioni che attulamente stanno lavorando nei campi, dicendo che il lavoro svolto non è stato sufficiente afferma:
Non abbiamo ancora un bambino rom nato e cresciuto sul territorio romano che fa le scuole superiori
Forse occorre ricordare cose che sono successe a Roma ultimamente e che non hanno certo aiutato a raggiungere questo obiettivo:
6 giugno 2008: Roma, sgomberato un campo nomadi vicino al Testaccio. C'erano 40 bambini
11 novembre 2009: Roma, al via lo sgombero del campo nomadi Casilino 700.
18 gennaio 2010: Sgombero campo rom di via Salone, protestano i nomadi
19 gennaio 2010: Roma, via a sgombero campo nomadi Casilino 900
15 febbraio 2010: Roma: sgomberato campo rom più grande d'Europa
6 luglio 2010: Roma, presto sgombero del campo rom della Martora
27 agosto 2010: Rogo nel campo rom: si fa presto a dire sgomberi
2 settembre 2010: Via libera allo sgombero di 200 campi Rom a Roma, Calgani invita al dialogo
6 settembre 2010: Trasferimento forzato per molte famiglie di nomadi
18 settembre 2010: Rom: sgomberato insediamento abusivo in periferia sud di Roma
21 settembre 2010: Sgomberi a Roma: in 300 ammassati nell'ex Cartiera
e qui mi fermo.. ma le notizie sono davvero tante. Se si procede di sgombero in sgombero come si può pensare di iscrivere ragazzi rom alle superiori?

fonte e link: www.kuda.tk

lunedì 25 ottobre 2010

Dopo il dodicesimo sgombero in un anno, Cristina dice alla maestra "Questa non è vita".

Lettera pubblicata domenica 24/10/2010 a pag. 35 sul quotidiano Avvenire

Gli sgomberi e la voce di Cristina

Caro direttore, è giovedì 21 ottobre e le scrivo di ritorno dallo sgombero di Rom a cui ho appena assistito. Di nuovo. L’ennesimo, inutile, dispendioso sgombero nella nostra Milano. Questa mattina le ruspe si sono mosse in direzione Segrate, verso la zona della cave di Redecesio. Di nuovo. Scene già viste centinaia di volte negli ultimi anni: ragazzi e adulti che racimolano quel che riescono e lo caricano su mezzi più o meno di fortuna, senza sapere dove dormiranno la prossima notte; uomini avvertiti via cellulare dello sgombero, perché al mattino presto son partiti per il lavoro, nonostante si dica che «quelli lì mica hanno voglia di lavorare»; bambini che perdono i loro giochi, la loro vita di scolari, spesso anche lo zaino con i quaderni e di certo la spensieratezza che dovrebbe essere un diritto inviolabile alla loro età.

Di nuovo. Le stesse persone, incontrate gli scorsi mesi al Rubattino, poi a Segrate, poi ancora al Rubattino, poi al cavalcavia Bacula e ancora a Segrate, in questa forzata odissea della disperazione che le fa peregrinare senza sosta di quartiere in quartiere, tornando sempre al punto di partenza. Persone che ormai conosciamo bene, di cui siamo amici, che stimiamo anche per la grande dignità con cui affrontano la tragedia della persecuzione. Di nuovo. Assieme all’immancabile Comunità di sant’Egidio e ai volontari del quartiere e delle scuole vicine: da due anni, con una tenacia e un’umanità ammirevoli, stanno raccontando una Milano diversa e possibile, alla quale però rifiuta di credere chi amministra la nostra città.

Stamattina, arrivando al campo di Segrate, ho subito incrociato Cristina con la mamma e la sorellina. Dall’inizio di quest’anno è stata sgomberata già dodici volte. «Maestra – mi ha detto con aria serissima – questa non è vita». Hai ragione, Cristina, i tuoi dieci anni meritano di meglio.

Silvia Borsani, Milano

Risponde il direttore del giornale Marco Tarquinio.

Di nuovo eccoci a ragionare di nomadi, per storia e per condizione. E di perseguitati, per pregiudizio e per propaganda. So già che qualcuno alzerà il dito e obietterà: ma i furti, ma la sporcizia, ma il disordine… È vero, ci sono e sono un problema. Però non sono realtà esclusiva dei rom. E soprattutto non spiegano, non esauriscono e in nessun modo giustificano i fatti dolorosi e letteralmente spiazzanti che lei, cara signora Borsani, racconta con esemplare asciuttezza e umanissimo senso di giustizia. Fatti che continuano ad accadere sotto il cielo di Milano, nella testa di troppi di noi e nelle scelte di chi ha il potere di governare il territorio. Fatti contraddetti da chi lavora davvero per dare stabilità e legalità alla vita senza pace di famiglie e comunità. Fatti sui quali la parola e l’impegno della Chiesa ambrosiana – generosa e capace di suscitare generosità, come su ogni altro fronte di difficoltà e indigenza – gettano luce, e luce rivelatrice. Dell’emergenza sgomberi (non mi piace chiamarlo “caso rom”) stiamo dando conto su Avvenire, ogni volta che è necessario, con rigore e completezza. Continueremo a farlo. A lei, gentile amica, un ringraziamento e l’augurio di continuare a seminare, con fatica e passione di maestra, semi buoni nella «buona terra» milanese.

fonte: Roberto La Pira

mercoledì 8 settembre 2010

Sgomberato il campo nomadi in via Rubattino

Via Rubattino: fuori i nomadi. Per l’ennesima volta quest’anno. Nonostante la giornata di pioggia, l’inizio delle scuole ormai incipiente, le proteste di maestre, volontari e religiosi della comunità di Sant’Egidio, ieri la polizia ha sgomberato 150 rom di cui 45 bambini. Considerando che fino ai giorni scorsi, erano circa 250 i nomadi che occupavano l’area abbandonata di via Rubattino, a fianco della Innse, un centinaio di occupanti se ne era già andato spontaneamente. Nessuna tensione, nessuna protesta da parte dei rom che si sono riparati dalla pioggia sotto il ponte della tangenziale, aspettando di poter andare nelle strutture messe a disposizione dal Comune. La protezione civile ha allestito una tenda per rifocillarli. Intanto le loro 64 baracche e 35 tende sono state rase al suolo. «Lo sgombero interrompe un percorso di integrazione importante, rivolto soprattutto ai bambini», ha protestato Domenico Protti, presidente dell’associazione dei genitori della scuola elementare «Bruno Munari» di via Feltre, dove studiano 29 piccoli rom allontanati. A chi protesta risponde il vicesindaco Riccardo De Corato: «La litania dei bambini che non potranno andare a scuola è falsa, visto che a mamme e bambini è stato offerto un tetto nelle strutture comunali e in 23 hanno accettato. Ed è ridicola di fronte ai crimini e alle violenze che si sono consumati in quell’area. Solo dieci giorni fa i vigili hanno salvato una sedicenne rom da uno stupro di gruppo arrestando un diciannovenne del campo». Plaude la Lega. «Se si confronta il numero di nomadi presenti a Milano con quelli in altre città come Barcellona e Parigi, è imbarazzante che non si sappia risolvere un problema che ha caratteristiche locali», è stato il commento del candidato sindaco Stefano Boeri.

fonte: ADNKronos

venerdì 19 marzo 2010

Sgomberati recentemente dal campo di via Triboniano a Milano muoiono intossicati

Una tragedia costata la vita a quattro ragazzi dall'età compresa tra i 20 e i 25 anni sgomberati recentemente dal campo di via Triboniano a Milano. Rom di nazionalità romena che avevano trovato una sistemazione al secondo piano di uno stabile al civico 62 di via Dante, quartiere Nord della città, da non più di un paio di settimane. L'allarme è scattato poco dopo le 15 di oggi. Il fratello di uno dei Rom deceduti si era recato nell'abitazione di via Dante. Ha suonato ripetutamente il campanello, lo ha cercato al telefonino. Ma non ha ottenuto risposta. Lo ha cercato per strada, ha guardato dove di solito parcheggiava la sua Mercedes. E l'ha vista in una strada adiacente a via Dante.

“Vivevano nel campo Rom di via Triboniano a Milano – ha raccontato una donna – poi sono stati sgomberati per motivi di sicurezza. Volevano una vita normale e hanno trovato la morte”. “Vivo in questo palazzo da un paio di anni – ha detto Julio, vicino di casa di nazionalità ecuadoregna – sono case sicure, non si è mai verificato nulla”. Sul posto anche la Polizia locale di Magenta che ha chiuso via Dante fino alla rotonda di via Saffi. E' arrivato anche il sindaco Luca Del Gobbo, insieme a diversi membri dell'Amministrazione comunale.

fonte: CittàOggiWeb

giovedì 18 febbraio 2010

Milano/ Sgomberato campo rom

Sgombero dell'area occupata nelle vicinanze di via Boffalora, in zona Barona. I carabinieri, in una trentina, sono intervenuti questa mattina all'alba per allontanare circa trenta romeni.

fonte: AffarItaliani

mercoledì 10 febbraio 2010

MMIGRATI: SGOMBERO EDIFICIO GIORGINO, PRESIDIO RETE ANTIRAZZISTA

La rete antirazzista cagliaritana si oppone allo sgombero di un centinaio di senegalesi dall’ex edificio industriale Emsa di Giorgino, a Cagliari, cominciato ieri. Un’ordinanza del sindaco Emilio Floris impone agli abitanti, che ci vivono da una decina d’anni, di lasciare il caseggiato, destinato a essere restituito al consorzio industriale Cacip per la successiva demolizione.

Secondo la Rete, che - con un tam tam via internet- ha promosso per oggi dalle 18.30 un presidio a oltranza davanti all’edificio, non c’e’ alternativa per gli sgomberati: soltanto una minima parte trovera’ posto in appartamenti in affitto trovati dai servizi sociali del comune attraverso la Caritas. “Per tutti gli altri l’alternativa e’ la strada”, sostiene la Rete antirazzista, giudicando lo sgombero “un’infamia motivata dalla speculazione edilizia e sostenuta con argomenti razzisti”.

fonte: Industriale-oggi

Sgombero di rom sotto la neve

Questa mattina 60 persone della polizia locale di MIlano in tenuta anti-sommossa, hanno sgomberato un insediamento di cento persone, di cui 50 bambini, in via Vaiano Valle.
Nonostante questo i bambini sono andati a scuola ugualmente. Alcuni sono andati via spaventati per paura di essere allontanati dai genitori.

Ines Patrizia Quartieri, consigliere comunale a Milano, indipendente per Rifondazione Comunista, presente allo sgombero, afferma alla RAI è stato impedito di entrare e che «nonostante la neve, il freddo e le condizioni avverse, nulla è servito a impedire questa ferocia. Non abbiamo notizia di fatti similari in alcuna altra città europea, negli ultimi venti anni. Mai accaduto uno sgombero di così tanti minori sotto la neve. Nessuna alternativa credibile è stata offerta ai nuclei familiari».

fonte: Vita

mercoledì 20 gennaio 2010

Ron italiano si vede confiscare e abbattere la casa dopo aver ricevuto il condono

Dieci minori, quattro adulti e tre costruzioni abusive. Lo sgombero di ieri mattina in via Magenta a Rho – effettuato da quattro pattuglie della Polizia Locale con la collaborazione di quaranta agenti delle forze dell'ordine statali – è un'ulteriore passo dell'ormai lungo percorso intrapreso dall'amministrazione comunale in materia di sgomberi. Il più recente quello riguardante il campo abusivo di via San Bernardo, dove ancora permane un insediamento abusivo.

Diversa la versione riportata da SOS Fornace:

Dopo aver loro confiscato i terreni che avevano acquistato regolarmente da italiani, dopo avere incassato diverse rate del condono per alcune migliaia di euro per poi dichiararlo illegittimo, ora il Sindaco, appena uscito da Messa, gli ha fatto abbattere la casa, interrompendo così di fatto l’iter scolastico dei bambini e mettendo a rischio la posizione lavorativa dell’unico uomo della famiglia, tra l’altro cittadino italiano. Tutti gli sgomberi di Rom che stanno avvenendo a Rho negli ultimi mesi sono finalizzati anche a liberare terreni che con il Pgt cambieranno destinazione d’uso, essendo inseriti in aree di trasformazione che da agricole diventeranno edificabili. Così nella città vetrina di Expo i razzisti e gli speculatori viaggiano a braccetto, compiendo l’ennesimo atto disumano.

via: ilKuda

Tensione a Palermo per lo sgombero del Laboratorio Zeta

Giornata di tensione a Palermo. La polizia ha caricato i manifestanti che si erano radunati per difendere dallo sgombero il Laboratorio Zeta, uno dei centri sociali storici della città. Al suo interno si trovavano una trentina di cittadini, prevalentemente di origine sudanese, rifugiati politici con regolare permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Nei tafferugli sarebbero rimaste ferite alcune persone e secondo testimoni oculari la polizia avrebbe fermato e portato in questura per accertamenti due ragazzi. Tre persone che si trovavano all'interno del Laboratorio sono salite sui tetti dove proseguono a manifestare contro lo sgombero.
I locali, proprietà dell'Istituto Autonomo Case Popolari, dal 2001 sono occupati dall'associazione culturale Laboratorio Zeta, riconosciuta dal comune di Palermo che legittimandone le attività umanitarie si è fatto carico del pagamento delle bollette per l'energia elettrica e di quelle per la fornitura di acqua. All'interno del centro sociale si trova una biblioteca e una scuola di italiano per stranieri.

fonte: Peacereporter

giovedì 26 novembre 2009

Nuovo sgombero di rom a Milano. I volontari del Naga: “accanimento insensato”.

"Saremo inflessibili con chi sgarra”. Non usa mezzi termini il vice Sindaco “sceriffo” e assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Riccardo De Corato nel commentare il piano degli sgomberi dei campi nomadi. Dal canto suo, nella lunga intervista pubblicata oggi su “Repubblica Milano”, Letizia Moratti ha liquidato in poche righe la questione, evidentemente troppo presa ad accreditare la propria ricandidatura alla poltrona di sindaco.

E intanto stamane alcune delle persone, circa trenta tra uomini donne e numerosi bambini, sgomberate giovedì scorso dal campo di via Rubattino, sono state nuovamente allontanate dall’ex caserma di viale Forlanini nella quale si erano rifiugiate.

“Ancora una volta non sono state prospettate soluzioni alternative, tanto che non erano stati avvisati neanche i servizi sociali”, denunciano i volontari del Naga (associazione milanese che dal 1987 garantisce assistenza sanitaria, legale e sociale gratuita a cittadini stranieri irregolari e non, a nomadi, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura) che parlano di “un accanimento insensato, un allarmismo infondato di fronte all'invocazione di emergenze inesistenti e una continua violazione di diritti e libertà fondamentali”.

Verso le otto del mattino le ruspe del Comune di Milano hanno raso al suolo il nuovo accampamento, proseguendo così l’opera di demolizione avviata una settimana fa quando si è proceduto allo sgombero del campo abitato da circa 200 persone, per lo più cittadini rom di nazionalità rumena, in via Rubattino. “Come ormai succede da anni durante l'era De Corato - avevano subito denunciato i Naga che, da mesi, con il servizio di Medicina di Strada portano assistenza agli abitanti dell'area - anche in questo caso lo sgombero è avvenuto senza alcuna preventiva notifica agli interessati di un provvedimento formale di sgombero, come previsto, invece, dalla normativa nazionale e internazionale, senza alcuna consultazione e dialogo con gli interessati, senza alcuna comunicazione preventiva”.

fonte: Linkontro

martedì 24 novembre 2009

Rom a Milano. Due sgomberi in tre giorni.

Prima dal campo abusivo di via Rubattino, poi - all'alba - dal sottopasso dove avevano passato la notte. Ecco come un centinaio di nomadi romeni - tra loro almeno quaranta bambini - sono arrivati, ieri mattina, ad occupare una chiesa, la parrocchia di Sant´Ignazio alla periferia nord-est di Milano. Seduti sui banchi, con le loro masserizie accumulate in fondo alla chiesa, hanno aspettato che si trovasse un posto per passare questa notte e le prossime non al freddo, per strada. Un gesto non puramente simbolico, perché solo dopo dodici ore di trattative e solo grazie alla disponibilità della Curia e delle altre associazioni cattoliche della città è stata trovata una soluzione temporanea per le donne e i bambini che, fino allo sgombero, frequentavano le scuole del quartiere e stavano iniziando un percorso di integrazione.

Una giornata di tensione e di febbrili tentativi di mediazione, dopo la decisione del Comune di usare il pugno di ferro con gli irregolari che vivono a Milano. In via Rubattino, giovedì, le forze dell´ordine hanno sgomberato un campo abusivo dove si sono raccolti, dopo l´estate, nomadi già cacciati da altri insediamenti. In un continuo pellegrinaggio erano arrivati in quell´area malsana. Il Comune, sin da subito, ha fatto sapere che c´era posto in comunità solo per le donne con figli sotto i sette anni. I bambini più grandi sarebbero stati divisi dalle mamme e portati in altri alloggi. Inutile il presidio in prefettura per chiedere il tendone della Protezione civile: il Comune ha posto il veto. Un braccio di ferro - con il corollario di uno scarico di responsabilità tra istituzioni - che ha portato i nomadi a rifugiarsi vicino a un ponte della stessa zona. È qui che ieri mattina sono andati i vigili, per sgomberarli di nuovo.

Accompagnati dai volontari delle associazioni, i nomadi sono arrivati nella chiesa del quartiere Feltre. Il parroco ha rifiutato l´intervento delle forze dell´ordine. «La Chiesa accoglie tutti», è la frase che più volte, nella lunga giornata, ripeteranno anche dalla Curia, farà arrivare anche il cardinale Tettamanzi. Il Comune a fine serata riesce a trovare posto solo per sette donne con figli al seguito nel dormitorio di viale Ortles. Tutte le altre - una settantina, compresi i bimbi - vengono portate nelle case di accoglienza di parrocchie e centri cattolici, dove potranno restare almeno per qualche giorno.

Gli uomini vengono ospitati per la notte in un salone della stessa parrocchia. I nomadi hanno assistito alla messa del pomeriggio che don Mario ha concluso con un messaggio dei parroci del decanato. Chiedendo di evitare strumentalizzazioni e invitando anche i rom a cercare di integrarsi, ha sollecitato «le istituzioni pubbliche a occuparsi urgentemente e in maniera lungimirante del problema evitando di dilazionare gli interventi necessari».

Nelle stesse ore il sindaco Moratti partecipava a un convegno alla Casa delle carità diretta da don Virginio Colmegna. Lei ribadiva che il Comune «ha dato un´opportunità di accoglienza a mamme e bambini e loro l´hanno rifiutata», don Colmegna sottolineava: «È urgente cercare insieme nuove forme di convivenza per uscire da una cultura dello scontro e della paura».

fonte: Repubblica

venerdì 20 novembre 2009

Sgomberato un campo rom a Sesto san Giovanni (Mi)

Ieri a pochi chilometri di distanza si sono consumate due tragedie specuilari:
- via Rubattino, Milano. De Corato (che ha fatto assegnare l'Ambrogino d'oro ai poliziotti ATM antiimmigrati) ha deciso lo sgombero del campo rom. Senza alcun preavviso e senza ascoltare le richieste di genitori, insegnanti, associazioni, il Comune ha sgomberato il campo rom che sorgeva nell'ex area Enel di via Rubattino e che ospitava quasi trecento persone, tra cui 50 minori. Per tutta la giornata donne e bambini sono stati lasciati sotto la pioggia ad osservare le loro baracche distrutte dalle ruspe. Il Comune non ha pensato a nessuna soluzione alternativa per loro, nonostante il campo fosse abitato da persone che erano inserite in percorsi di integrazione sia scolastica che lavorativa, nonostante nei giorni scorsi ci fosse stata una manifestazione contro lo sgombero. L'amministrazione è di destra e PD e PRC lamentano i modi.
- via Luini, Sesto san Giovanni. Il capogruppo PDL in comune denuncia che è stato sgomberato un campo rom e accusa l'Amministrazione di centrosinistra di «nulla aver fatto per tutelare quei cinque o sei bimbi che vivono in condizioni inumane».

Morale. Che tu sia di destra o di sinistra, l'importante è dare l'impressione di fare il duro con i deboli se governi, o di essere il difensore degli oppressi se sei all'opposizione. Nella sostanza non si risolve il problema, si prova a buttarlo sulle spalle delle amministrazioni vicine.

fonte: www.kuda.tk

giovedì 19 novembre 2009

Roma: Trasferiti gli afghani di Capitan Bavastro

Il video e l'intervista di Peacereporter

C'era aria di mobilitazione, ieri, nelle fondamenta. Gli afgani di Capitan Bavastro, i giovani profughi che hanno vissuto per molti mesi accampati in tende e baracche, preparavano le valigie. A mezzogiorno sarebbero arrivati i bus della Croce Rossa Italiana (Cri) per il trasferimento al Centro accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Castelnuovo di Porto, la grande base logistica che si trova sulla provinciale Tiberina. Ognuno con la valigia o un sacco nero dove raccogliere le loro cose. Coperte, qualche abito, cibo, sapone, pettine. Molti di loro hanno perso il conto di quante volte hanno riempito il borsone delle loro cose per andare altrove, chissà dove. Ai volontari di Medu, i Medici per i diritti umani chiedevano: "Dove ci portano? Quanto è lontano?". Le rassicurazioni ai vari Mohammed, Ibrahim, Wahid: stavano andando in un posto dove ci sarà un tetto, dei letti e dei bagni che possono essere definiti tali. Sorridevano, erano felici. Ma in cuor loro preoccupati: è vero, lasciano un posto che ha strappato loro dignità, riservatezza e igiene, ma vengono allontanati anche da Roma dove tantissimi sono riusciti a infilarsi nel tessuto sociale divenuto loro familiare. Si chiedono, ora, se potranno continuare ad andare alla scuola di italiano e quelli che hanno trovato un lavoro, se riusciranno a raggiungere ogni mattina le botteghe e i cantieri.

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Blitz all'alba, sgomberato il campo rom di via Rubattino

E' scattato all'alba di giovedì lo sgombero del campo rom nell'area ex Enel di via Rubattino a Milano. Una settantina di vigili urbani e un contingente composto da polizia e carabinieri in assetto antisommossa hanno buttato giù dal letto le famiglie e le hanno costrette a lasciare le baracche. Al momento dell’operazione erano presenti sull’area, oggi di proprietà della Rubattino Srl, circa un centinaio di nomadi, alcuni dei quali potrebbero trovare una sistemazione provvisoria alla Casa della Carità. Inutile la fiaccolata organizzata domenica sera da alcune associazioni del quartiere e dalle maestre dei bambini per scongiurare il blitz. Nel campo, anche in seguito agli arrivi dovuti agli sgomberi di altri campi irregolari, le presenze di nomadi erano passate negli ultimi mesi da una cinquantina a circa 200 (di cui circa 70 bambini), quasi tutti di origine romena.

Dure le prime reazioni: «Mentre l'assessore Moioli celebra l'anniversario della Carta dei diritti all'infanzia - affermano i consiglieri comunali David Gentili (Pd) e Patrizia Quartieri (Prc) - in via Rubattino l'esperienza di integrazione di 40 bambini nelle scuole del quartiere viene calpestata dalle ruspe. Uno sgombero che è una vergogna per Milano. Si fa propaganda politica sulla vita dei bambini». «Alle porte dell'inverno, dopo le mobilitazioni del quartiere e delle insegnanti delle scuole che ospitano i bambini, pensavo, ingenuo, che ciò non sarebbe accaduto - prosegue Gentili -. Non c'è limite all'utilizzo della vita delle persone per fare propaganda politica». Di «ennesima violazione di diritti fondamentali», parla l'associazione Naga. Nel settembre scorso anche Amnesty International si era schierata pubblicamente contro un eventuale sgombero con la forza pubblica del campo di via Rubattino e aveva sollecitato i propri sostenitori a sottoscrivere un appello al prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi in cui lo si invitava «a non eseguire lo sgombero forzato». Per Amnesty questo tipo di operazioni «eseguite senza protezione legale, sono proibite dal diritto internazionale in quanto costituiscono una grave violazione di una serie di diritti umani, in particolare, del diritto a un alloggio adeguato».

Sulle polemiche sollevate dallo sgombero, De Corato replica che «anche questa volta, particolare riguardo, è stato rivolto all’accoglienza dei minori: peccato che chi oggi strumentalmente alza la voce su questo aspetto non abbia mai detto una parola sulla vergogna della tratta dei minori rom seviziati, costretti a prostituirsi o a rubare». «Gli operatori dei Servizi Sociali - dichiara l’assessore Moioli - d’intesa con la Prefettura e le realtà del privato sociale, si stanno già occupando di mamme e bambini attraverso un progetto condiviso, elaborato negli scorsi giorni: a tutti è stata offerta la possibilità di essere ospitati presso strutture d’accoglienza, ma solo sei famiglie hanno accettato il ricovero il comunità».

fonte: Corriere della Sera