A occhio nudo è tutto perfetto. In piazza Vittoria, sulle rive dell’Adige, tra aiuole fiorite e auto di grossa cilindrata parcheggiate con geometrico rigore, la nuova scintilla che si è accesa nel paradiso chiamato SudTirolo non manda alcun bagliore. Ma appena girato l'angolo è scritta in tedesco su un muro, con spray moderno e storia antica. «Via dall’Italia ». Qualunque cosa sia, sta succedendo in fretta. Con brusche accelerate, come il voto nel parlamento della Provincia, che ieri ha consegnato una vittoria storica a Eva Klotz, pasionaria dell'autodeterminazione tirolese. Adesso è ufficiale, gli uomini condannati negli anni Sessanta per aver messo bombe contro gli italiani sono «combattenti per la libertà», attivisti e non più terroristi. E anche nelle valli, in paesi come Montagna (Montan in tedesco) e Termeno (Tramin), i voti di Südtiroler Volkspartei, il partitone di maggioranza, vengono usati per cancellare la denominazione Alto Adige da documenti, timbri e cartelli comunali, accontentando la Klotz e le altre formazioni di estrema destra, per le quali la denominazione presentava una «connotazione fascista».
«Il nostro partito-anima ha perso la bussola», dice sconsolato lo storico Leopold Steurer. Dopo un paio di sconfitte elettorali a vantaggio dell’estrema destra tedesca, spiega, la Svp si è messa a rincorrerne le pulsioni. «Senza tenere conto degli effetti della scelta su una gioventù imbevuta di irredentismo e nazionalismo». L’inizio del guaio gira naturalmente intorno al 25 aprile. Oswald Ellecosta è un dirigente della Svp, modi garbati e idee persino troppo chiare. «L’unica cosa che mi interessa è difendere i diritti della popolazione tedesca della mia terra». Dal dicembre 2008 è vicesindaco di Bolzano, coronamento di una quarantennale militanza nel Consiglio comunale. Un uomo che parla come al bar, e pazienza se le parole non si abbinano alla fascia tricolore. «Non è la nostra festa» dice per l'occasione. «Noi sudtirolesi siamo stati liberati nel 1943 dalla Wehrmach.
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Nelle ultime due settimane, sotto al sole quieto di Bozen le cose vanno a velocità da centrifuga. Il Pdl chiede il commissariamento del comune, «perché non difende l’antifascismo». Gli Schützen marciano per l’abolizione del monumento dell’Alpino di Merano, «fascista», anche se da decenni è ridotto ad un torsolo a causa di una bomba anti-italiana. Il giorno della manifestazione a presidiarne i resti ci sono 600 poliziotti, esibizione muscolare che la comunità tedesca non gradisce. I fiori alla base della statua vengono poi trafugati da due insegnanti tedeschi, denunciati per furto aggravato dai carabinieri, accusa valutata come un’altra provocazione. «La politica debole produce frutti malati» dice il presidente del Consiglio provinciale Riccardo Dello Sbarba. «Tre giorni fa — accusa — l’Svp ha modificato il proprio statuto per non permettere più la candidatura di persone di lingua italiana. Per paura del declino, rompe la convivenza democratica, e rischia di cancellare tutto quel che è stato costruito con fatica».
fonte: Repubblica
giovedì 7 maggio 2009
Bolzano, riparte la campagna anti-italiani
Etichette: bolzano, destra, italia
Pubblicato da AdminK alle 08:28 2 commenti
lunedì 3 novembre 2008
Caritas: ormai è allarme razzismo
Basta la parola. «Stranieri». E i voti si moltiplicano. La Caritas lancia l’allarme razzismo ma si trova anche spiazzata. «Hanno vinto gli impresari della paura», è il commento post voto, ma devono incassare la rampognata dell’assessore Comina: «Le associazioni tornino a fare politica, non possono accorgersi dei pericoli all’ultimo momento». Ieri il dossier «Immigrazione». La Caritas è arrivata alla diciottesima edizione del «Dossier statistico Immigrazione: aree di origine, presenze, inserimento, lavoro, territorio».
Ieri la presentazione al teatro Cristallo con i direttori Mauro Randi e Heiner Schweigkofler e i ricercatori Paolo Attanasio. Matthias Oberbacher, Salvatore Saltarelli e l’assessore provinciale Francesco Comina. Da Randi una proposta sulle misure di sostegno: «Non ha senso prevedere gli interventi dopo cinque anni di permanenza. E’ più sensato concentrarli nel primo anno di arrivo con un progetto di inserimento».
Molte le cifre aggiornate al 2007, per raccontare «un fenomeno complesso che non può essere banalizzato». Tra queste il sorpasso tra donne e uomini (50,7 per cento), la maggioranza di provenienze da Paesi europei, il costante aumento delle presenze con il dato ufficiale di 32.945 residenti (il 6,7 della popolazione complessiva) e una stima Caritas, allargata ai non registrati, di 40.702 presenze totali.
Confermata la sproporzione di iscritti nella scuola italiana (15,4 per cento) rispetto alla scuola tedesca (3,7) e ladina (2,6). Aumentano i ricongiungimenti familiari (609 nel 2005, 779 nel 2006, 1402 nel 2007).
Nella settimana del voto l’argomento è centrale. Di fronte a partiti come Freiheitlichen e Lega nord che sull’allarme immigrati costruiscono il loro successo, la Caritas pianta i propri chiodi. Randi: «Gli stranieri sono persone, non forza lavoro». Chiarito questo, «molta parte della nostra economia dipende da loro. Basterebbe tentare uno sciopero dei lavoratori stranieri e stare a guardare cosa accadrebbe ovunque, dagli ospedali ai ristoranti». Randi: «Le mele sarebbero ancora sugli alberi».
Ma molti in Alto Adige hanno deciso che gli stranieri sono un problema e un pericolo. E la Caritas si trova a fare i conti con il lavoro di anni sulle politiche di accoglienza che viene surclassato in corsia di sorpasso dalla xenofobia. Attanasio riassume: «In tutta Europa gli impresari della paura funzionano bene. In Alto Adige ancora meglio. In queste elezioni sono stati raccolti i frutti di anni di semina abbondante».
Francesco Comina lascerà la giunta senza l’annunciata legge sull’immigrazione: «Speriamo che la prossima legislatura recuperi il tempo perso». Nell’ultima seduta, racconta, gli assessori hanno iniziato a ragionare su un Osservatorio provinciale che non si limiti a registrare le cifre «ma lavori sui fenomeni culturali». Nonostante il voto a destra, Comina ha ragioni di ottimismo: «Nella stessa Svp si rendono conto che serve un cambio di prospettiva. Non fosse altro che perché l’economia ha bisogno di lavoratori».
La Caritas si preoccupa per il razzismo e la semplificazione: «In certi paesi non vive neppure uno straniero, eppure c’è paura, disagio». Comina lancia una stoccata: «Associazioni come la vostra devono tornare a fare politica. Dovreste avere un ruolo di sentinella, dovreste incalzare i politici, invece le associazioni arrivano in ritardo. L’ultimo caso, la legge elettoralistica della Svp sull’edilizia sociale. C’è stata una audizione, ma quando le cose ormai erano fatte».
fonte: Espresso
Etichette: bolzano, immigrati, razzismo
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 08:39 0 commenti