Razzismo e pregiudizio o esasperazione? L'uno e l'altra per una vicenda accaduta martedì sera in centro a Pisa, quando una signora pisana in abito etnico è stata letteralmente buttata fuori a spintoni da un negozio, presumibilmente perché scambiata per una extracomunitaria.
Tutto questo anche se si esprime in italiano perfetto e in italiano perfetto aveva chiesto al negoziante: ma lei sta scherzando? Conclusione: la signora è sdegnata, non tanto per il fatto in sé, quanto al pensiero che una persona possa esser trattata male solo in base alla sua nazionalità, anche perché - aggiunge - potrebbe essere una persona ricca; la titolare del negozio (l'attività Le Griffe, in via dei Rigattieri), sostituita in quel momento dal marito, si scusa costernata e spiega che ha subito negli ultimi mesi cinque furti per un totale di quattromila euro di danno, per cui vaglia la clientela con attenzione.
La protagonista di questa storia è una pisana doc: Laura Oliva, 52 anni, da poco residente a Cascina, impiegata in una nota azienda pontederese, ex sindacalista della Cgil. Una bella signora che ama gli abiti etnici.
«Amo gli abiti etnici - racconta indignata - e mio figlio, che lavora come desk manager nei progetti umanitari della Comunità europea, a volte mi regala capi originali acquistati all'estero, come quello che indossavo l'altro pomeriggio, quando mia madre, una bella signora ottantenne ed elegante, aveva deciso di uscire con me e mia sorella per farci un bel regalo. Abbiamo visto tanti negozi e siamo state accolte ovunque benissimo, perché Pisa è una città accogliente, voglio sottolinearlo. Poi abbiamo deciso di entrare in questo negozio perché avevo visto qualcosa di piacevole. Io indossavo il mio vistoso abito arancione. Appena messo piede dentro, il proprietario mi ha detto con enfasi: no, fuori, fuori. No cosa?: ho chiesto, pensavo che scherzasse. A quel punto lui si è alzato, mi ha messo le mani sulle spalle e mi ha letteralmente buttato fuori a spintoni. Gli ho detto che avrei chiamato i vigili urbani e che l'avrei denunciato perché non poteva toccarmi: lui a quel punto, mentre in strada si formava il classico capannello di gente, si è scusato e mi ha detto: prego, si accomodi. Si accomodi? In quel negozio non metterò più piede davvero e gliel'ho detto».
La proprietaria del negozio - non vuole rilevare il suo nome, né quello del marito - è dispiaciuta. «Abbiamo subito cinque furti in poche settimane», spiega.
fonte: Il Tirreno
sabato 26 settembre 2009
Look etnico, via dal negozio
Etichette: negozi, pisa, razzismo, tradizioni
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venerdì 21 novembre 2008
Pisa sta diventando razzista
Un gruppo di intellettuali contesta le scelte del sindaco su immigrati e rom
PISA.Il clima di razzismo e di intolleranza rischia di penetrare a Pisa. Nella città della Torre, che in anni recenti si è spesso proposta ed è stata percepita a livello nazionale come un laboratorio di sperimentazione sociale all’insegna del dialogo e dell’integrazione, si sta registrando una brusca inversione di tendenza nei confronti degli immigrati e dei rom.
A sostenerlo è un gruppo di intellettuali che ha sottoscritto una lettera-appello contro le recenti scelte dell’amministrazione comunale in materia di sicurezza e immigrazione: una lettera che suona come un allarme e come un atto di accusa nei confronti del sindaco Filippeschi. Le firme sono di quelle che lasciano il segno: dallo storico Adriano Prosperi della Scuola Normale a Michele Luzzati, docente universitario di storia medievale e voce autorevole della comunità ebraica; dal teologo Don Roberto Filippini alla medievista Chiara Frugoni (la cui biografia di San Francesco ha ispirato i lavori di Dario Fo), fino allo scrittore Luca Ricci, autore per Einaudi del premiato libro “L’amore e altre forme d’odio”. Assieme a loro, tra gli altri, la rappresentante dei Rom Marinela Nicolin, i docenti universitari Paola Bora e Giorgio Gallo, il medico Barbara del Bravo.
Nell’appello si critica la politica che «sembra cedere a facili tentazioni securitarie», di «misure vessatorie nei confronti di persone provenienti da altri paesi», di una «quotidiana e incomprensibile caccia all’uomo da parte delle forze di polizia locale». E si citano in particolare due provvedimenti: la cosiddetta “ordinanza antiborsoni”, annunciata dal sindaco ma non ancora emanata, e gli sgomberi dei campi Rom.
L’«ordinanza antiborsoni» consentirebbe alla polizia municipale di multare chiunque sosti con valige, fagotti e borse di grosse dimensioni in prossimità di monumenti storici (il riferimento è ai “borsoni” dei venditori ambulanti stranieri). Gli sgomberi dei campi Rom rappresentano - secondo i firmatari dell’appello - una vera e propria svolta rispetto al passato: la precedente amministrazione, infatti, aveva promosso un programma di accoglienza e inserimento abitativo denominato “Città Sottili” e grazie a quel programma erano state assegnate agli abitanti dei «campi nomadi» delle vere e proprie case.
L’ordinanza anti-borsoni e gli sgomberi fanno parte di un programma più ampio, un vero e proprio “Patto per la Sicurezza” (simile a quelli di Roma e Milano) che la giunta vuole stipulare con la prefettura e la questura. Su questo patto il sindaco Filippeschi ha avuto il via libera dal consiglio comunale, con i voti sia della maggioranza che dell’opposizione di centrodestra.
fonte: Espresso