perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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lunedì 28 gennaio 2013

Cittadinanza negata a stranieri down

In Italia abbiamo una legge sulla cittadinanza vecchia e arretrata. Concedere la cittadinanza alle persone che decido di vivere stabilmente nel nostro paese è uno strumento di integrazione e di riconoscimento di diritti umani e civili fondamentali. Attualmente si può richiedere la cittadinanza, oltre che per matrimonio, se si soggiorna legalmente e senza interruzioni in Italia per più di 10 anni o se si nasce in Italia e vi si risiede senza interruzioni fino al compimento del diciottesimo anno d’età.

Una legislazione moderna prevederebbe che tutte le persone nate in Italia possano essere considerate italiane, da subito, e che la cittadinanza possa essere chiesta dopo 5 anni di permanenza sul nostro territorio perchè se pago le tasse, lavoro, vivo in una terra è giusto che io possa, a pieno titolo, agire sulla gestione di quel paese.

Ma oltre a questo la legislazione attuale ha dentro di se una profonda distorsione: per conseguire lo status di cittadino italino bisogna pronunciare un giuramento, ma le persone per le quali viene decretato l’incapacità di intendere e di volere non possono giurare.

E’ il caso di molti disabili psichici e delle persone affette della Sindrome di Down in particolare. Il caso si è appena proposto quando un giovane ragazzo albanese, di diciott’anni, affetto da questa malattia, ha chiesto di diventare cittadino italiano, essendo nato in Italia. Richiesta respinta.

La Ledha sostiene che la questione si possa superare applicando la Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità, ratificata dal nostro Paese con la legge 18 del 2009, che obbliga gli Stati firmatari a riconoscere alle persone disabili la libertà di movimento, il diritto di scegliere la propria residenza e quello di cambiare cittadinanza. Un motivo in più per cambiare la legge sulla cittadinanza.


venerdì 23 marzo 2012

Cassazione cancella ingiustizia sull'assegno di invalidità agli stranieri

La Corte di Cassazione ha sancito un nuovo diritto per la popolazione straniera disabile disoccupata presente in Italia: con la sentenza 4110, lo scorso 14 marzo 2012, ha deliberato il riconoscimento all’assegno di invalidità civile.

La Corte ha recepito quanto già definito dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, ovvero che, qualsiasi discrimine tra cittadini e stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato, finirebbe per risultare in contrasto con il principio di non discriminazione sancito dall’art. 14 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo.

Fino alla sentenza gli stranieri disoccupati presenti regolarmente in Italia, in possesso di permesso di soggiorno, poteva chiedere il riconoscimento di invalidità civile ed essere quindi ammessi ai benefici della legge 68/99 che regola l’assunzione in aziende delle categorie protette, ma non potevano richiedere l’assegno di invalidità che invece spetta ai cittadini italiani disabili con percentuali superiori al 74% per un importo di 267,57 euro e si perde in caso di reddito superiore a 4.479,54 euro annui.

Non si sa con esattezza quanti siano gli immigrati disabili presenti in Italia: ci sono i bambini e i ragazzi che vanno a scuola, chi ha subito un infortunio sul lavoro, chi si rivolge ai centri di salute mentale. Secondo l’Inail, al 31 dicembre 2008 i lavoratori stranieri con disabilità fisica avente diritto a una rendita per invalidità permanente sono 16.537.

Questa sentenza segue quella del 16 dicembre scorso con la quale, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 80 c. 19 della legge n. 388/2000 (legge finanziaria 2001), nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione ai minori stranieri di Paesi terzi non membri dell’UE dell’indennità di frequenza di cui all’art. 1 della legge n. 289/1990. L’indennità risponde alle esigenze di assicurare la cura, la riabilitazione e l’istruzione per i minori invalidi civili con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età.

Fonte: Tutto sul Lavoro via Kuda

mercoledì 8 febbraio 2012

L'allenatore Simone denunciato per razzismo

La giustizia francese ha aperto un' inchiesta per «insulti razzisti» contro l' allenatore del Monaco, l' italiano Marco Simone. L'episodio risale allo scorso 15 agosto: secondo la denuncia di un agente, l' ex giocatore del Milan si trovava all' aeroporto parigino De Gaulle in compagnia di un bambino che giocava davanti a una signora su una sedia a rotelle. Invitato dall' agente a sorvegliare il bambino, Simone l' avrebbe insultato a più riprese. fonte: Corriere

lunedì 11 aprile 2011

"Italia, disabili? No, grazie" Una campagna virale per smascherare il pregiudizio

Per qualche giorno un gruppo di "imprenditori meritocratici" ha portato avanti una campagna fortemente discriminatori su internet, nei social network e con manifesti in provincia di Milano. Chiedevano di escludere i lavoratori disabili dalle loro aziende, in fondo, affermavano, "le aziende sono fatte per produrre, per garantire lavoro ai propri dipendenti, per dare stipendio a chi se lo merita. Con la scusa degli obblighi di legge hanno riempito le aziende di persone che non rendono come le altre.". Insomma: fuori i disabili dalle aziende!.

Si trattava però di una sapiente e attenta campagna di guerrilla marketing sociale commissionata dal Consorzio Sociale CS&L e finanziata dal Piano EMERGO della Provincia di Milano. L'iniziativa degli "imprenditori", infatti, non ha mancato di far parlare su blog e forum portando anche alla reazione dell'ex Ministro Antonio Guidi che ha commentato proponendo un parallelo fra il gruppo di opinione che un anno fa attaccava le persone con sindrome di Down e l'attività della sedicente "Tavola della meritocrazia".

Gli estensori della campagna hanno monitorato il diffondersi delle discussioni on-line su varie piattaforme riscontrando come la posizione degli "imprenditori meritocratici" non fosse così lontana dal pensiero di alcuni. Questo un esempio dei commenti apparsi: "Penso che sia diritto di ognuno di poter assumere (e quindi pagare) chi ne ha voglia; questo cari ragazzi fa parte della cosidetta "libertà di impresa" senza che nessuno debba essere costretto ad assumere chicchessia non per merito delle sue capacità ma solo in base di assurde "affirmative action". E' per questa motivazione che solidarizzo al 100% con questi imprenditori".

Un'osservazione accurata è stata fatto anche prendendo in considerazione i commenti di persone che, giustamente, condannavano gli "imprenditori". Il termine disabile porta con se un'accezione negativa, anche nelle persone più aperte e sensibili. Uno degli insulti che più è stato rivolto agli Imprenditori Meritocratici è stato: "i disabili siete voi". È paradossale come in un discorso nel quale si vuole illustrare il fatto che le persone disabili hanno tutte le capacità, oltre che il diritto, per lavorare in modo proficuo in un'azienda contribuendo così alla creazione di ricchezza, si utilizzi la parola disabile come un insulto per indicare una persona, o un gruppo di persone, in questo caso i nostri imprenditori, per il quale non si nutre alcuna stima e, anzi, si ritiene incapaci di formulare un pensiero civile.

Ma l'azione non è stata solo di denuncia ed analisi del fenomeno, è stato infatti presentato un sito www.situabile.org che raccoglie le storie di inserimenti di successo raccontate dalla viva voce degli imprenditori che hanno accettato di confrontarsi con la disabilità e dai loro dipendenti, disabili e non.

"Non abbiamo voluto offendere la sensibilità di nessuno", dichiarano i responsabili della campagna, "ma abbiamo fatto emergere le situazioni di discriminazione con cui bisogna fare i conti. Vedere scritto, nero su bianco, le affermazioni che spesso sentiamo rivolgerci dalle aziende urta la nostra sensibilità e scatena anche della giusta rabbia, ma adesso che abbiamo catturato un po' di attenzione vogliamo raccontarvi che ci sono anche storie positive e, soprattutto, che se vogliamo fare giustizia alle persone disabili dobbiamo smettere di considerarle come persone sfortunate che vanno aiutate, ma come come lavoratori che, al pari di tutti gli altri lavoratori, contribuiscono al successo di un'impresa e alla creazione della sua ricchezza."

Fonte: Peacereporter via www.kuda.tk

mercoledì 23 marzo 2011

Disabili? No grazie. La provocazione di alcune aziende del Nord

Di Maria http://www.blogger.com/img/blank.gifChiara Cugusi e Alessandro Proietti

“Disabili? No grazie. Siamo aziende, non servizi sociali”. Si tratta della campagna discriminatoria, portata avanti da un gruppo di imprenditori, che lanciano la provocazione, definendosi ‘meritocratici’: “Non vogliamo fare una crociata contro i disabili - spiegano nel loro blog (www.imprenditorimeritocratici.tk) -, ma far emergere un problema, senza nascondersi dietro il buonismo e l’assistenzialismo a tutti i costi. Non siamo mostri, ma onesti professionisti che lottano per la sopravvivenza. Lavoriamo sodo, creiamo occupazione e ricchezza nel territorio. E’ giunto il momento di infrangere ogni tabù buonista, per una reale meritocrazia, per la produttività e l’efficienza”.

Sul blog, gli imprenditori confessano le difficoltà nel lavorare con disabili: “Né io né i miei dipendenti abbiamo la preparazione necessaria per gestire un disabile psichico o fisico - scrive C.p.t., imprenditore -. Nessuno di noi ha la vocazione all’assistenzialismo: la nostra è una richiesta d’aiuto!”. S.b, 66 anni, aggiunge: “La mia azienda è come una casa: non posso permettermi di avere tasselli deboli, altrimenti vien giù tutta la baracca!”.

F, imprenditore, invece, se la prende con i cosiddetti “falsi invalidi”: “Tre anni e quattro mesi fa - scrive - il rappresentante sindacale della mia azienda si è fatto male sul posto di lavoro. E’ caduto da una scala mentre montava una macchina e si è fratturato una gamba. Gli hanno riconosciuto una percentuale d’invalidità (se è disabile lui io sono Napoleone!) ed ora è in una botte di ferro. Disabile, sindacalista e pure scansafatiche”. Per F., l’uomo avrebbe avuto un incidente mentre non era in azienda: “Quel maledetto bugiardo si era fatto male andando a sciare e si è trascinato a lavoro con la gamba rotta per simulare l’accaduto e fregarmi. Me lo troverò sul gobbo, fino alla pensione. Mi viene l’ulcera solo a pensarci”.

J., 25 anni, denuncia “le scarse capacità lavorative” dei disabili: “Ho lavorato - spiega sul blog - come segretaria, ho cambiato quattro impieghi in tre anni perché sono sempre assunta con contratti a termine. L’ultimo posto di lavoro mi piaceva davvero, avevo fatto una sostituzione di maternità, sperando che mi confermassero. Quando mancavano meno di due mesi al rientro del lavoratore di ruolo, hanno assunto una ragazza disabile: non riesce a fare il lavoro come lo faccio io. E’ lenta, non sa usare il computer, al telefono fa disperare tutti e non parla le lingue. Lavorativamente parlando è un disastro”.

Sono solo alcune delle testimonianze presenti sul sito “anti-disabili”. Si tratta di una vera e propria campagna di ‘sensibilizzazione’, con cui i “meritocratici” invitano i visitatori del blog a scaricare l’apposito volantino: “Nelle nostre aziende non c’è spazio per chi non produce” e appenderlo negli uffici, nelle fabbriche o per strada. Cartelli già largamente presenti nella provincia di Milano: “Ho strappato il volantino e me lo sono portato a casa: quello che scrivono è a dir poco delirante”, spiega Ernesto Cirano, pubblicista free-lance, promotore della petizione on line, sul sito www.lacongiuradeipoeti.it. Obiettivo, “invitare la Tavola della Meritocrazia ad un incontro pubblico - spiega Cirano -. Non vogliono i disabili nelle loro aziende? Che glielo dicano in faccia!”.

Lo scorso febbraio il gruppo ‘imprenditorimeritocratici’ è stato bannato da facebook, ma ora è ricomparso con una nuova pagina (quasi 200 contatti). E non si fatica a comprendere le ragioni della precedente censura leggendo questa testimonianza: “Ho un dipendente down e non mi ha dato mai problemi. Noi produciamo blocchetti in carta copiativa, quelli in dotazione alla polizia stradale. Il ragazzo disabile è buono e tutti gli vogliamo bene. Ogni tanto, però, ha la luna storta e te lo fa pesare. Quando vengono i genitori a prenderlo, sembra un bambinone. La madre gli allaccia la giacca e lo trattano come se fosse di vetro. Lo hanno viziato! Ma l’azienda e i miei dipendenti hanno già i loro problemi e non possono assecondare le lune di un handicappato. Hanno bisogno di stabilità e di un ambiente sereno in cui lavorare, cosa c’è di mostruoso in questo?”

fonte: Diritto di Critica