perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


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mercoledì 20 aprile 2011

Morto il piccolo sinti rimasto senza ossigeno nel campo nomadi

Tommaso non ce l'ha fatta. Piccolo e malato, il bambino di 17 mesi, diventato suo malgrado il simbolo della lotta tra sinti e Comune di Brescia, è morto ieri pomeriggio agli Spedali Civili dove era ricoverato da due mesi. Il 14 febbraio scorso, dopo il blitz della polizia locale e la sospensione della corrente alle roulotte del campo, Tommaso era stato ricoverato d'urgenza. Dimesso dopo due giorni, il piccolo si era poi di nuovo aggravato tanto da dover tornare in ospedale. Tommaso soffriva di una malattia genetica rarissima (solo 14 casi al mondo) che si chiama H-ABC: un sondino fissato a una narice e a una macchina per l'ossigeno gli permettevano di sopravvivere, con mamma Fenni ad accudirlo e papà Samuel sempre pronto a qualsiasi emergenza.
Come la notte di San Valentino, quando dopo gli scontri con la polizia, mancata l'elettricità, ha dovuto procurarsi con le buone o con le cattive un generatore portatile per tenere in vita il suo bambino. «È nato così - spiega lo zio, Giovanni Tonsi, allargando le braccia -. Per malattie come la sua non c'è guarigione. Certo, quel giorno che il Comune ha staccato la corrente è stato tutto più difficile...». Al campo di via Orzinuovi, dove l'amministrazione di Palazzo Loggia non ha ancora riattivato i bagni perché aspetta di sgomberare gli ultimi abusivi, non accusano nessuno. Anzi, i sinti tendono la mano al sindaco, Adriano Paroli, perché la morte di Tommy serva a sancire una tregua.

fonte: Corriere

domenica 19 dicembre 2010

Milano, allarme freddo: clochard cingalese morto nella neve

Secondo senzatetto morto negli ultimi giorni a Milano a causa del freddo, che nella notte ha toccato il picco minimo di sei gradi sotto zero. L'ultima vittima del gelo è questo uomo di 47 anni, trovato stamani senza vita avvolto in una coperta, accanto all'ingresso del supermercato Carrefour di via Farini. L'uomo, un extracomunitario dello Sri Lanka, è stato identificato solo grazie a un tesserino dell'Opera San Francesco, la onlus dei frati cappuccini che offre cibo e vestiario ai poveri. Solo alcuni giorni fa una senzatetto era stata trovata morta nei pressi dei Giardini Montanelli, a Porta Venezia, in pieno centro.

fonte: La Stampa

venerdì 17 dicembre 2010

Viterbo, clochard morto assiderato, probabilmente romeno

Un uomo di circa 40 anni, probabilmente romeno, senza fissa dimora, e' stato trovato morto oggi a Viterbo. A causarne la morte, secondo i primi rilievi dei carabinieri, sarebbe stato il freddo intenso e, probabilmente, la malnutrizione. Il corpo del clochard, disteso sull'erba in un campo vicino alla tangenziale della citta', e' stato notato da un automobilista, che ha subito avvisato il 112.

Carabinieri e personale del 118 non hanno potuto fare altro che constatare la morte dell'uomo.

fonte: ANSA

giovedì 16 dicembre 2010

Senzatetto romeno muore assiderato a Ostia

Il freddo intenso torna a colpire i diseredati. E aumenta le sofferenze dei seimila senza tetto della Capitale, fino alle estreme conseguenze. Il cadavere di un uomo di nazionalità romena, senza fissa dimora, è stato rinvenuto domenica mattina a Roma, nella pineta di Castel Fusano, poco lontano da Ostia.
Secondo quanto si apprende, la segnalazione ai carabinieri è arrivata da un connazionale, che ha individuato il corpo del 41enne nella zona del parco contigua a via Mar Rosso. L'uomo è morto probabilmente per assideramento, nella stessa zona dove due anni fa, nel periodo di Natale, una donna e suo figlio perirono nell'incendio della loro baracca dopo aver acceso un falò per riscaldarsi. Non lontano da qui, l'inverno scorso, un altro uomo morì di freddo.

fonte: Corriere della Sera

Milano, senzatetto ucraina uccisa dal freddo: centinaia a rischio

Ulyana aveva 48 anni e nessun posto dove passare la notte. Viveva per strada e ogni sera tornava in via Ma­rina, non lontano dai giardi­ni di Porta Venezia intitolati a Indro Montanelli, per tra­scorrere la notte nella sua "casa", un ammasso di car­toni, sacchi e bidoni nasco­sti dietro ad una pompa di benzina.Ed è lì che alle 7.45 di ieri mattina un suo com­pagno di sventure, un clo­chard polacco di 37 anni, ha trovato il suo corpo ormai senza vita. Inutile l'int er­vento del 118: Ulyana Shma­lyuk, originaria dell'Ucrai ­na, era già morta da un pez­zo. Uccisa - con tutta proba­bilità - dal freddo artico che l'altroieri notte avvolgeva Milano. A stabilirlo con cer­tezza potrà essere soltanto l'autopsia, già disposta dal magistrato di turno, ma sul corpo della donna non c'era ­no segni di violenza o ferite, se non un vecchio taglio sul­la fronte già suturato da tem­po e che quindi non avrebbe nulla a che fare col decesso.

fonte: CronacaQui

mercoledì 6 ottobre 2010

Prato: tragica morte di tre giovani donne cinesi a causa del maltempo. Polemiche perché l’amministrazione comunale rifiuta di proclamare il lutto citt

Tre donne cinesi sono morte a Prato a causa del maltempo, rimaste intrappolate all’interno dell’auto in un sottopasso allagato. Una tragedia che ha colpito la città e la comunità cinese ma che rischia di avere strascichi polemici per via della mancata proclamazione del lutto cittadino da parte dell’amministrazione comunale.
“La solidarietà è automatica da parte degli esseri umani – ha detto Matteo Ye, interprete, una delle voci più ascoltate della comunità cinese di Prato, intervistato da Cnr media –. Anche se ci fossero odi razziali, davanti ai morti dobbiamo essere tutti buoni, tutti cristiani. Anche se non sei cristiano, l’amore cristiano è fondamentale e basilare per essere un essere umano”.
“Ritengo che sia un vero peccato non concedere il lutto cittadino, ma da questa amministrazione non riesco ad attendermi granché”, ha dichiarato a Notiziediprato.it Marco Wong, presidente onorario di Associna.

Dopo una giornata di polemiche, in serata vi è stata una parziale marcia indietro del sindaco Roberto Cenni che ha annunciato che giovedì il Comune esporrà la bandiera a mezz’asta in segno di lutto e il Consiglio comunale osserverà un minuto di silenzio. E poi ha smorzato le polemiche: “Se non è stato proclamato il lutto cittadino è perché negli ultimi decenni l’amministrazione comunale di Prato non lo ha mai indetto, anche in presenza di altri fatti tragici che hanno colpito la nostra città. Ho telefonato ai familiari delle vittime, per esprimere la vicinanza e il cordoglio di Prato, ed ho scritto al Console e all’Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia per esprimere il dolore della Città”.

Parole dure invece quelle espresse dal vescovo pratese, monsignor Gastone Simoni. “La morte, nella sua dura imparzialità – ha ricordato il presule – mette a nudo i nostri pregiudizi, ricordandoci che tutti, pratesi di vecchia origine o di recente venuta, e immigrati anche cinesi, siamo tutti accomunati dalla stessa umanità. Per queste tre giovani donne prego il Signore della vita”.

fonte: ImmigrazioneOggi

giovedì 29 luglio 2010

Tunisino che sognava l'Europa muore soffocato nel bagagliaio

Il viaggio della speranza, la traversata da clandestino è finita sulla piazzola "Castagna" dell'autostrada Genova-Milano. O meglio, ancora prima: chiuso, soffocato nel cofano-bagagli di una Mercedes trasformato in una bara. La triste fine di un tunisino, di età compresa tra i 25 ed i 30 anni, che sognava l'Europa per mettere fine alla sua vita di stenti e miseria, pare che sia stata "scoperta" dall'autista della vettura, che ha raccontato alla polizia stradale di avere sentito un cattivo odore provenire proprio dal bagagliaio. "Ho aperto, ho visto questo corpo ormai senza vita", ha cercato di far capire l'uomo, cittadino francese di 21 anni, ma anche lui di origine tunisina. Polizia e Procura della Repubblica stentano a credere a questa versione, tanto che il conducente è stato arrestato con l'ipotesi di trasporto illegale, di avere tentato di introdurre in territorio Shengen la vittima. Lui, però, ha dichiarato di non conoscere l'uomo, di non essere al corrente di viaggiare con una persona chiusa nel cofano.

L'auto, con targa francese, è sbarcata ieri nel porto di Genova, poco dopo l'una e mezza, dal traghetto "Venizelos" della Cotunav, proveniente da Tunisi. La vettura ha imboccato la A-7, diretta a Nord, e mezzora dopo, intorno alle 2, una pattuglia della Polstrada si è accorta della presenza della Mercedes scura ferma nell'area di parcheggio "Castagna", la prima che si incontra dopo lo svincolo di Bolzaneto. Gli agenti hanno notato un uomo che richiamava l'attenzione, sbracciando, in piedi davanti al cofano; un altro steso a terra, privo di conoscenza. L'autista ha detto subito di averlo tirato giù nel tentativo di soccorrerlo, anche se potrebbe avere tentato di liberarsene.

Comunque, la polizia ha fatto scattare immediatamente i soccorsi, chiamando il "118", ma è stato tutto inutile. Non è rimasto che far intervenire il medico-legale. L'autista, colto da malore, prima è stato accompagnato all'ospedale Villa Scassi di Sampierdarena, poi alla direzione compartimentale della Polstrada. Il pm di turno, Vittorio Ranieri Miniati, da una parte ha disposto il sequestro della vettura e conferito l'incarico per l'autopsia sul cadavere, dall'altra ha firmato l'arresto del conducente, sospettato di favoreggiamento all'immigrazione clandestina (legge Bossi-Fini) e morte in conseguenza di altro reato.

Stando ai primi accertamenti medico-legali, il decesso sarebbe avvenuto per asfissia, almeno 12 ore prima del ritrovamento del cadavere.

fonte: La Repubblica

lunedì 12 aprile 2010

Udine. Prima sepoltura con rito islamico: a Paderno scatta la protesta della Lega

Una neonata è stata sepolta con rito islamico nell'area riservata ai musulmani nel cimitero di Paderno, a Udine: si tratterebbe della prima sepoltura di una persona rivolta alla Mecca. La bambina era deceduta nei giorni scorsi all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine e i genitori hanno scelto di tumularla a Paderno.

Nei mesi scorsi, la decisione del Comune di riservare un'area del cimitero ai musulmani aveva suscitato malumori e proteste, soprattutto da parte della Lega, che aveva raccolto 1.700 firme e organizzato una fiaccolata affinché l'area non fosse concessa. Il Carroccio ha già annunciato un volantinaggio a Paderno per sabato prossimo.

fonte: il Gazzettino

Cure negate senza tessera sanitaria muore a 13 mesi bimba nigeriana

Rifiutata dall’ospedale perché le era scaduta la tessera sanitaria, una bambina nigeriana di 13 mesi muore poche ore dopo. Il padre, in regola con il permesso di soggiorno, aveva appena perso il lavoro e non poteva rinnovare il documento che forse avrebbe strappato la piccola alla morte. «Uccisa dalla burocrazia», dicono gli amici della coppia, che in 200 hanno sfilato per le vie di Carugate, hinterland di Milano, dove la famiglia vive.

«I medici avrebbero potuto salvarla se non si fosse perso tutto quel tempo e se le cure fossero state adeguate. Se fosse stata italiana questo non sarebbe successo», grida ora Tommy Odiase, 40 anni, in Italia dal 1997. Chiede giustizia mentre stringe la mano della moglie Linda, di nove anni più giovane.

La notte del 3 marzo la piccola Rachel sta male, è preda di violenti attacchi di vomito. I genitori, spaventati, chiamano il 118. Arriva un’ambulanza che li trasporta al pronto soccorso dell’Uboldo di Cernusco sul Naviglio. Il medico di turno, in sei minuti, visita la paziente e la dimette prescrivendole tre farmaci. «Non l’ha nemmeno svestita», racconta la mamma. Sul referto medico si leggono poche parole: «Buone condizioni generali». Sono riportati anche gli orari di ingresso (00.39) e di uscita (00.45).

Il quartetto, con loro c’è anche la figlia più grande, di due anni e mezzo, gira in cerca della farmacia di turno. Ma le medicine sono inutili e alle 2 di notte l’uomo torna al pronto soccorso. Vuole che qualcuno si occupi della figlia, che sta sempre più male. «Il personale ci risponde che “la bambina ha la tessera sanitaria scaduta, non possiamo visitarla ancora o ricoverarla”», denuncia il 40enne. «Un fatto di una gravità assoluta — sottolinea l’avvocato della famiglia, Marco Martinelli — Dobbiamo capire se esistono direttive precise per casi come questo».

In mano Tommy Odiase ha un permesso di soggiorno da residente da rinnovare ogni sei mesi ma che scade in caso di disoccupazione. Il nigeriano, per ottenere il rinnovo della tessera sanitaria propria e delle figlie, doveva presentare una serie di documenti che ne attestassero la posizione, fra i quali la busta paga dell’ultimo mese. Licenziato solo sei settimane prima, la pratica si è trasformata in un incubo.

Davanti al rifiuto dei medici, l’ex operaio diventa una furia. Urla, vuole attenzione. Qualcuno dall’ospedale chiama i carabinieri per farlo allontanare. Forse dall’altra parte della cornetta ricordano che pochi giorni prima all’ospedale di Melzo, stessa Asl, era morto un bimbo albanese di un anno e mezzo rimandato a casa dal pronto soccorso. L’intervento dell’Arma risolve momentaneamente la situazione: Rachel viene ricoverata in pediatria.

Sono le 3 di notte, «ma fino alle otto del mattino nessuno la visita e non le viene somministrata alcuna flebo, nonostante nostra figlia avesse fortissimi attacchi di dissenteria e non riuscisse più a bere nulla», raccontano i genitori. Nel tono della voce rabbia e dolore si mischiano. La sera del giorno dopo la situazione è critica, tanto che oltre alla flebo accanto al letto spunta un monitor per tenere sotto costante controllo il battito cardiaco. Alle cinque e mezza il cuore della bambina si ferma, dopo 30 minuti di manovre di rianimazione viene constatato il decesso.

I carabinieri acquisiscono le cartelle cliniche, gli Odiase presentano una denuncia per omicidio colposo a carico dei medici e dell’ospedale, la Procura di Milano apre un’inchiesta con la stessa accusa contro ignoti. Ora si attendono i risultati dell’autopsia, pronti per il 12 maggio.

fonte: Repubblica

venerdì 19 marzo 2010

Sgomberati recentemente dal campo di via Triboniano a Milano muoiono intossicati

Una tragedia costata la vita a quattro ragazzi dall'età compresa tra i 20 e i 25 anni sgomberati recentemente dal campo di via Triboniano a Milano. Rom di nazionalità romena che avevano trovato una sistemazione al secondo piano di uno stabile al civico 62 di via Dante, quartiere Nord della città, da non più di un paio di settimane. L'allarme è scattato poco dopo le 15 di oggi. Il fratello di uno dei Rom deceduti si era recato nell'abitazione di via Dante. Ha suonato ripetutamente il campanello, lo ha cercato al telefonino. Ma non ha ottenuto risposta. Lo ha cercato per strada, ha guardato dove di solito parcheggiava la sua Mercedes. E l'ha vista in una strada adiacente a via Dante.

“Vivevano nel campo Rom di via Triboniano a Milano – ha raccontato una donna – poi sono stati sgomberati per motivi di sicurezza. Volevano una vita normale e hanno trovato la morte”. “Vivo in questo palazzo da un paio di anni – ha detto Julio, vicino di casa di nazionalità ecuadoregna – sono case sicure, non si è mai verificato nulla”. Sul posto anche la Polizia locale di Magenta che ha chiuso via Dante fino alla rotonda di via Saffi. E' arrivato anche il sindaco Luca Del Gobbo, insieme a diversi membri dell'Amministrazione comunale.

fonte: CittàOggiWeb

martedì 2 marzo 2010

Sahid è morto di freddo e indifferenza. Si poteva salvare

Sono stati il freddo e l’indifferenza a uccidere Sahid Belamel, il giovane morto domenica dopo essere stato trovato in via Colombo da una guardia della Securpol.

La prima circostanza (il freddo) emerge dai risultati ancora parziali dell’autopsia - eseguita mercoledì all’istituto di Medicina Legale - e che evidenziano un grave stato di ipotermia. Solo tra una decina di giorni però sarà possibile conoscere tutti i riscontri dell’esame e individuare eventuali concause. Non c’è bisogno di un perito, invece, per capire che il magrebino 25enne uscito sabato per «una seratona» in discoteca sia stato di fatto abbandonato a se stesso.

Sul peso giuridico dei comportamenti delle persone che quella sera hanno avuto a che fare con il ragazzo sono ancora in corso le indagini della squadra mobile. Hanno avuto modo di percepire un pericolo concreto per Sahid? O la loro è stata “solo” superficialità, disattenzione e insensibilità? Di sicuro resta che quella sera nessuno ha aiutato Sahid, nè hanno avuto scrupoli gli automobilisti che, alle cinque del mattino in via Cristoforo Colombo, lo hanno visto già nudo e barcollante chiedere aiuto, come si vede nelle immagini filmate dalle telecamere a circuito chiuso di una delle aziende della zona.

Sahid aveva cominciato a sentirsi male già all’interno di una vicina discoteca, dove era arrivato da solo per incontrare alcuni amici e divertirsi, e dove a quanto sembra aveva esagerato con gli alcolici. Lo testimonia la chiamata al servizio taxi partita alle 3.40 dal suo cellulare. A farla, su richiesta di un amico di Sahid, è stato uno dei buttafuori del locale. Il giovane si tiene a malapena in piedi, e il taxista suggerisce di chiamare il 118. Una telefonata che però nessuno fa. E quando, poco dopo, Sahid si alza e fa qualche passo barcollando, gli amici lo lasciano lì a “ smaltire” e tornano dentro a ballare, senza preoccuparsi oltre.

Il resto è stato ricostruito dagli inquirenti. Il giovane percorre a piedi un centinaio di metri, perde l’equilibrio e finisce nelle acque gelide del Canalbianco. Esce e si toglie i vestiti zuppi (sono stati ritrovati “alla rovescia”) resta in slip esposto a una temperatura proibitiva, chiede aiuto, cade, si trascina 70 metri e rimane per altre tre ore al gelo sul ciglio della strada.

fonte: La Nuova Ferrara

domenica 24 gennaio 2010

Boliviano morto non riesce a tornare a casa

Neppure dopo morti si può stare in pace in questo Paese. Chi ha la responsabilità del rimpatrio della salma di Oscar intervenga.
"Carissimo Beppe Grillo,
sono Rosa, la compagna di Oscar Javier Soliz Marques, il ragazzo boliviano deceduto a Firenze il 10.12.2009, a seguito di una lunga e dolorosa malattia e che ancora non ha potuto riposare in pace, restituito ai suoi cari, nel nostro Paese di origine. Ti scrivo queste righe per raccontare perché nessuno debba soffrire più in questo modo! Io ed Oscar, entrambi della città di Cochabamba, in Bolivia, ci siamo conosciuti a Firenze e innamorati l’uno dell’altro. Eravamo felici, lavoravamo entrambi per costruirci un futuro e per aiutare i nostri familiari in Bolivia, fino al momento in cui Oscar si è ammalato e la diagnosi era purtroppo infausta: leucemia, morbo di No Hodkin. Oscar è stato curato con tantissimo amore e impegno dai medici a Firenze (Ospedale di Carreggi e di S. Maria Nuova) fino alla fine, in un reparto per malati terminali presso l’Ospedale delle Oblate. Una settimana prima di morire, Oscar ha avuto la tua visita insieme a Cesare Prandelli, allenatore della Fiorentina. In quella occasione gli avete restituito la felicità, anche se per un breve momento. Da allora si trova in una cella frigorifera, all’interno delle Cappelle del Commiato, a Firenze, in attesa di tornare in Bolivia, ma non riusciamo a portarlo via, nonostante la documentazione presso la nostra Ambasciata a Roma sia pronta ormai dal 31 dicembre scorso. Oscar non può tornare a Cochabamba e nessuno ci dice il perché. Aiutaci."Rosa

fonte: www.beppegrillo.it

domenica 10 gennaio 2010

Mantova, marocchina muore per malore, stava male da giorni ma non voleva andare dal medico per paura di perdere il lavoro

È morta per un malore e il suo cadavere è stato vegliato per circa ore dalla figlia di cinque anni. È successo ad Acquanegra sul Chiese, nel Mantovano, in un appartamento dove madre e figlia vivevano sole. Fathia Fikri, 43 anni, marocchina, è stata trovata vicino al letto, con il volto insanguinato, da un amico preoccupato perché non riusciva a contattarla. Accanto la bambina, impaurita ma convinta che la mamma stesse dormendo.

NON ANDAVA DAL MEDICO - I carabinieri in un primo momento hanno pensato a un'aggressione ma poi alcuni conoscenti della donna hanno detto che Fathia aveva loro confidato di non sentirsi bene nei giorni scorsi: dunque ha preso corpo l'ipotesi di un malore improvviso. Tanto più che un'amica ha rivelato che non era andata dal medico per paura di dover stare a casa in malattia e perdere il lavoro. Fathia era impiegata in una cooperativa per le pulizie. La donna dunque potrebbe essere caduta e aver battuto il volto sul pavimento procurandosi la ferita. Lunedì il magistrato di turno deciderà se effettuare l'autopsia.

fonte: Corriere della Sera

martedì 22 dicembre 2009

Carcere di Teramo, muore il «negro» Il detenuto testimone del pestaggio

“Forse è vero che il carcere di Teramo, come scrive oggi un grande quotidiano, nasconde dei “misteri”. Non sappiamo, ma in ogni caso è certo che a Teramo si è verificato l’ennesimo caso di “abbandono terapeutico”, se è vero che un detenuto nigeriano, Uzoma Emeka, sentitosi male alle 8.30 è stato ricoverato in ospedale quasi cinque ore dopo. Ora, va da sé, si parla di “morte per cause naturali”: ma sappiamo che oltre il 50% dei decessi in cella è classificato come dovuto a “cause da accertare”. Autolesionismo, abusi, morti improvvise, overdose presentate come suicidi, suicidi presentati come overdose, mancato aiuto, assistenza negata, è un vero e proprio regime di omissione di soccorso quello che governa il sistema penitenziario italiano. Sullo sfondo di questo tragico avvenimento, l’ultimo di una lunga teoria di morti o inspiegate o sospette, c’è la vicenda del “negro ha visto tutto”, del “massacro” involontariamente confessato, dei testimoni che esitano a parlare. Forse non ci sono “misteri” nel carcere di Teramo, ma certamente c’è un bubbone che va eliminato.”

fonte: A buon diritto

mercoledì 9 dicembre 2009

morto "Sher Khan", leader dei clochard

E’ morto per il freddo dopo una vita fatta di grandi battaglie e di grandi difficoltà. Era di nazionalità pachistana la persona trovata senza vita questa mattina in piazza Vittorio, a Roma: Mohammad Muzaffar Alì, detto Sher Khan, 55 anni, era in Italia da molto tempo, e aveva avuto un ruolo attivo nella fondazione delle prime associazioni costituite da migranti nella capitale. Venti anni di occupazioni, manifestazioni, volantini: la sua vita erano la strada e le sue storie, soprattutto quelle degli stranieri come lui. “La sua esistenza era un vero tourbillon”, dice ora il suo avvocato, Mario Angelelli, che lo aveva incontrato per la prima volta alla Pantenella, nel 1991, e da allora ne ha sempre seguito le complicate vicende. Negli ultimi tempi, Sher Khan aveva vissuto nella struttura dell’ex Museo della Carta sulla via Salaria, stabile occupato abusivamente da gruppi di immigrati fino allo sgombero deciso dal comune di Roma il 9 settembre scorso.

Da allora viveva per lo più per strada, anche se appena qualche giorno fa era stato trattenuto al Cie di Ponte Galeria: pur avendo ottenuto lo status di rifugiato politico, infatti, ci aveva vissuto per 15 giorni. “Un evidente errore – dice l’avvocato – e infatti lo hanno fatto uscire ancora prima del nuovo incontro con la commissione che era previsto per il prossimo 14 gennaio”.

fonte: Affaritaliani

domenica 29 novembre 2009

Giovane prostituta incinta muore nell'auto in fiamme, i clienti fuggono

Una giovane prostituta della Sierra Leone, Vivian Alke, 26 anni, incinta di 4 mesi, è morta in un incidente stradale, sbalzata fuori dalla vettura sulla quale si trovava con due clienti, che sono scappati a piedi senza prestarle soccorso. È successo nella tarda serata di sabato lungo la strada provinciale Francesca, non lontano da Pontirolo (Bergamo). La dinamica dello schianto non è ancora chiara. La donna era stata vista dalle colleghe salire sull'auto, una Volkswagen Golf, con due uomini a bordo. Poco dopo lo schianto, nei pressi di un distributore di benzina. La vettura si sarebbe capottata più volte fino a sbattere contro un palo della luce. La prostituta sarebbe stata sbalzata fuori e i due uomini sono riusciti a scappare prima che l'auto prendesse fuoco.

I SOCCORSI - Quando i soccorritori sono arrivati, la giovane, in Italia senza permesso di soggiorno e senza una fissa dimora, respirava ancora ed è stata trasportata al Policlinico di Zingonia, ma a nulla sono serviti i tentativi di salvarla. Dalle indagini dei carabinieri finora è emerso che la vettura era stata rubata a Treviglio (Bergamo) il 9 settembre scorso. Gli inquirenti stanno dando ora la caccia agli occupanti della Golf.

fonte: Corriere della Sera

domenica 22 novembre 2009

Latina, strage dei braccianti fantasma indiani senza luci travolti sulle strade

Li chiamano invisibili, perchè sono clandestini senza documenti della cui esistenza pochi sanno e pochi vogliono sapere. Ma sono invisibili anche fisicamente, almeno di notte, quando percorrono senza luci - a piedi o in bicicletta - le strade dell'Agro Pontino, nelle cui serre lavorano. Così invisibili da morire investiti da un'auto o un camion, come è accaduto, venerdì 20 novembre ad uno di loro. Si chiamava Jaswinder Singh, aveva 40 anni ed era originario del Punjab.


L'ennesimo incidente con un ciclista travoltoFANTASMI SU DUE RUOTE - Jaswinder è uno dei «fantasmi» che vivono nella vasta pianura della bonifica a sud di Roma, in quella fertile pianura di Latina che è il grande orto del centro Italia: verdure, kiwi, fiori. Si calcola siano circa 7000 i braccianti indiani che lavorano - con o senza permesso di soggiorno - nella provincia di Latina.
Jaswinder Singh, citadino indiano, è morto sulla statale Pontina venerdì sera, investito tra Sabaudia e Terracina. La dinamica è sempre la stessa: tornava a casa in sella alla bicicletta, senza luci, senza alcun segnale luminoso, senza documenti indosso. E adesso c'è chi chiede controlli sulle strade.

I dati ufficiali della Polizia stradale parlano di tre morti nel 2009 e due feriti gravi tra la comunità di braccianti impiegata nelle campagne tra Latina, Sabaudia e Terracina. Ma questi numeri non rendono l’idea dell’effettiva emergenza e pericolosità del fenomeno degli incidenti causato da ciclisti che ogni sera tornano presso i loro giacigli senza uno straccio di fanale. Di incidenti ce ne sono ogni giorno, ma sfuggono alle statistiche (si stima possano essere tre volte più dei numeri ufficiali) così come la reale consistenza della comunità sikh che abita in provincia di Latina.

fonte: Corriere della Sera

giovedì 5 novembre 2009

Omicidio Eva, investita da un taxi sabato notte a Roma, e il silenzio dei media

Livecity, per quanto sito di musica, cinema, arte e spettacolo, entra quando e’ necessario in tematiche di cronaca e sociali, quando viene colpito direttamente al cuore. Oggi abbiamo appreso dal forum di Roma di Couchsurfing.com, come una nostra conoscente, e di alcuni amica, sia morta in seguito all’incidente con un taxi in centro. La ragazza, originaria della Repubblica Ceca, andava sulla sua bicicletta, quando un taxi a folle velocita’ e distratto, incurante della ragazza in bici, la ha investita. Altezza via Cavour - Fori Imperiali (dove avrebbe per legge dovuto sorgere una pista ciclabile… ma ai politici i pedoni e le piste ciclabili non piacciono, preferiscono le macchine in quarta fila, che belle e che profumate!).

Probabilmente perche’ i taxisti a Roma sono come una casta mafiosa difesa e da difendere da “nonsisachi” (ma certo i segni fascisti visti in Piazza Campidoglio quando Gianni Alemanno vinse le elezioni romane contro Francesco Rutelli, ci dicono qualcosa), probabilmente perche’ in Italia rimane un certo razzismo - nazionalismo di fondo ove se muore un italiano si fa il funerale di stato, se muore una ragazza staniera - che lavora e regala il suo sorriso alla citta’ piu’ di una qualsiasi romana incazzata - fatto sta che non si e’ letto proprio niente si giornali e media online.

I ciclonauti di Roma stanno organizzando una fiaccolata in ricordo della ragazza, che con i suoi sogni e amore per l’Italia, se ne e’ andata nei cieli.
Non essendoci davvero nulla a riguardo, pubblichiamo semplicemente uno scampolo di notizia trovata online, e i commenti. Per quanto arrabbiati e a volte scoordinati che siano, valgono la pena di essere pubblicati in quanto segno vero e realista della societa’ in cui viviamo ed espressione della gente comune. E personalmente un doppio messaggio: Media, vergognatevi. Taxisti, fatevi una analisi di coscienza, e un bagno di cultura, prendetevi un diploma, qualcosa, per uscire dalla vostra bieca ignoranza fascista.

fonte: Livecity

martedì 3 novembre 2009

Giustizia per Mbarka Sami Ben Garci

L’uomo, detenuto nel carcere di Pavia, era morto a causa di uno sciopero della fame.

Ieri il suo legale ha presentato un esposto alla Procura di Pavia nel quale accusa la direzione del carcere, il direttore sanitario della struttura e una psichiatra di essere responsabili della morte dell’immigrato.

Mbarka Sami Ben Garci aveva deciso di protestare dopo che gli era stata inflitta una nuova condanna per violenza sessuale, accusa che aveva sempre respinto considerandola “infamante”.

La Procura, subito dopo l’accaduto, aveva aperto un fascicolo a carico di ignoti con l’ipotesi di omicidio colposo, disponendo l’autopsia che, stando ai primi esiti, avrebbe individuato in una crisi metabolica la causa della morte.

Ora in Procura è arrivato anche l’esposto presentato dall’avvocato Aldo Egidi, al quale sono allegate alcune lettere che il legale inviò alla direzione del carcere per richiedere il trattamento sanitario obbligatorio (tso) per il detenuto, che non intendeva interrompere lo sciopero della fame.

fonte: Inviatospeciale

Montecatini, muore dopo l'arresto Gli era stato dato un sedativo

E' stata aperta un'inchiesta sulla morte di un giovane romeno di 24 anni, morto subito dopo essere stato arrestato dai carabinieri di Montecatini e sedato da un medico del 118, perchè "fuori si sè". Il fatto è riportato oggi dal quotidiano locale Il Tirreno.

Il ragazzo era stato fermato lunedì sera verso le 21:30 con l'accusa di aver aggredito e rapinato l'ex fidanzata. Vedendo gli uomini delle forze dell'ordine, il giovane, vistosamente ubriaco, era andato su tutte le furie. Una volta giunto in caserma, ha continuato ad opporre resistenza con urla e atti di autolesionismo, colpendo più volte il pavimento e le pareti con la testa e altre parti del corpo. I militari, dopo aver cercato di farlo calmare, hanno richiesto l'intervento di un medico del 118, che gli ha somministrato un sedativo. Da allora, però, il ragazzo non si è più svegliato.

Il detenuto continuava a rimanere immobile in uno stato di sonno profondo. Verso la mezzanotte, i carabinieri hanno iniziato a sospettare che qualcosa non fosse andato per il verso giusto. Il romeno, infatti, non dava cenni di vita, neanche dopo i tentativi del personale medico di rianimarlo. A quel punto è partita una seconda telefonata al 118, che ha mandato immediatamente un'ambulanza sul posto. Poi la corsa disperata all'ospedale di Pistoia, dove il giovane è arrivato già morto.

Il caso è ora nelle mani della magistratura, che ha aperto un'inchiesta per far luce sulle cause del decesso. Dall'autopsia, fissata per mercoledì mattina, dovrebbero emergere particolari rilevanti sullo stato di salute del giovane e sul tipo di calmante che gli è stato somministrato.

fonte: Indymedia