«E la negra ce le busca!». La negra, la «zoccola», è un’adolescente in felpa grigia, fuseaux neri, scarpe da tennis. In mezzo al branco che la assale, sulle Mura di Grosseto, di giorno, nel centro storico, spiccano la sua gamba affusolata che tira un calcio di difesa e i capelli lunghi, facili da tirare. Intorno urlano tutti. Quelli che picchiano e quelli che incitano a picchiare. Ma una voce si distingue: «Levati, devo filmare. Questo va su Youtube».
E infatti il video viene caricato proprio su Youtube il 17 febbraio da un utente - presumibilmente un ragazzo di 15 anni - che posta anche un altro filmato (da ieri sera, 19 febbraio, entrambi sono stati rimossi). Mostrano un assalto di gruppo a una ragazza che viene insultata e presa a schiaffi. Quando, poi, la ragazza riesce a sottrarsi alla furia del gruppo, uno si domanda: «Dov’è la negra?».
Pare dispiaciuto che l’aggressione sia finita. Ma qualcuno, con tono di trionfo già commenta: «La negra se ne va!».
Il secondo filmato è meno dettagliato del primo, ma non meno preoccupante. Di nuovo botte, anche se non si capisce bene chi le prenda e chi le dia. Protagoniste della rissa sono sempre ragazze, lo scenario sono ancora le Mura. Anche in questo caso una folla di ragazzi assiste all’assalto, divertita. A quanto risulta, nessuna denuncia è stata presentata. E nessuna indagine, al momento, è in corso.
Fonte e video su il Tirreno
mercoledì 20 febbraio 2013
Botte tra ragazzine sulle Mura di Grosseto i maschi le incitano e mettono i video online
Etichette: grosseto, pestaggio, scuola
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lunedì 28 gennaio 2013
Cittadinanza negata a stranieri down
In Italia abbiamo una legge sulla cittadinanza vecchia e arretrata. Concedere la cittadinanza alle persone che decido di vivere stabilmente nel nostro paese è uno strumento di integrazione e di riconoscimento di diritti umani e civili fondamentali. Attualmente si può richiedere la cittadinanza, oltre che per matrimonio, se si soggiorna legalmente e senza interruzioni in Italia per più di 10 anni o se si nasce in Italia e vi si risiede senza interruzioni fino al compimento del diciottesimo anno d’età.
Una legislazione moderna prevederebbe che tutte le persone nate in Italia possano essere considerate italiane, da subito, e che la cittadinanza possa essere chiesta dopo 5 anni di permanenza sul nostro territorio perchè se pago le tasse, lavoro, vivo in una terra è giusto che io possa, a pieno titolo, agire sulla gestione di quel paese.
Ma oltre a questo la legislazione attuale ha dentro di se una profonda distorsione: per conseguire lo status di cittadino italino bisogna pronunciare un giuramento, ma le persone per le quali viene decretato l’incapacità di intendere e di volere non possono giurare.
E’ il caso di molti disabili psichici e delle persone affette della Sindrome di Down in particolare. Il caso si è appena proposto quando un giovane ragazzo albanese, di diciott’anni, affetto da questa malattia, ha chiesto di diventare cittadino italiano, essendo nato in Italia. Richiesta respinta.
La Ledha sostiene che la questione si possa superare applicando la Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità, ratificata dal nostro Paese con la legge 18 del 2009, che obbliga gli Stati firmatari a riconoscere alle persone disabili la libertà di movimento, il diritto di scegliere la propria residenza e quello di cambiare cittadinanza. Un motivo in più per cambiare la legge sulla cittadinanza.
Etichette: cittadinanza, disabili, down, legge, stranieri
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mercoledì 12 settembre 2012
Abba dimenticato e sentenza stravolta: tolta l'aggravante di razzismo
Lo scorso 2 Agosto sono state eliminate le aggravanti a carico dei suoi assassini. Incredibili le motivazioni. Abdoul Guibre (detto Abba) è stato ucciso a sprangate il 14 settembre 2008, da due commercianti milanesi. Aveva rubato un pacco di biscotti con due coetanei. Oggi Abba avrebbe 23 anni e allora ne aveva 19.
Sul Corriere della Sera (edizione di Milano) leggiamo:
In particolare, la prima sezione penale della Cassazione, con la sentenza n. 31454 depositata mercoledì, ha rilevato che i giudici del merito non hanno dato adeguata motivazione circa l’aggravante: «l’indagine omessa in funzione della valutazione della sussistenza o meno del futile motivo – si legge nella sentenza – è proprio quella attinente alla componente psichica soggettiva che indusse i Cristofoli, persone di non elevata cultura, reduci da una pesante notte di lavoro e pronti a continuare la loro attività nel bar, a reagire, seppure del tutto sproporzionatamente sul piano oggettivo, al piccolo furto commesso ai loro danni dai giovani stranieri al culmine di una notte di pellegrinanti evasioni che li rese particolarmente disinibiti e scanzonati al cospetto degli affaticati e suscettibili derubati».
Leonardo Sciascia aveva a suo tempo evidenziato la sintassi grottesca del gergo giudiziario.
Nel nostro piccolo vorremmo continuare questo lavoro analizzando alcuni degli elementi più scandalosi di questa sentenza:
- La “componente psichica soggetttiva”:
Se non ci sono perizie mediche che attestino l’incapacità di intendere e di volere, questa frase perde ogni significato, ogni contatto con la realtà. Quindi lo stato d’animo può essere una attenuante? Se tua moglie ti tradisce, puoi ubriacarti e poi metterti alla guida, se poi investi e uccidi un giovane di 19 anni, troverai dei giudici che giustificheranno l’omicidio dicendo che la tua “condizione psichica soggettiva” va calcolata come attenuante. O no?
-”persone di non elevata cultura”:
Qui siamo davvero nell’assurdo: i due assassini (ricordiamo i nomi di chi ha commesso tale delitto: Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio) sarebbero persone di “cultura non elevata”. Due piccoli imprenditori non analfabeti non possono aspirare a far parte dello stesso terreno culturale di chi le sentenze le scrive. Impossibile non pensare al torturatore che in Germania abusò per settimane della propria compagna, e subì una condanna mite perchè il tribunale gli riconosceva l’attenuante di essere sardo, quindi appartenente ad un popolo violento e possessivo.
I giudici di Milano usano l’espressione di non elevata cultura”, che oltre a perpetuare quel pensiero classista che reputa ignorante chiunque non abbia una laurea, rischia di diventare un pericoloso precedente per la giurisprudenza italiana. Fausto e Daniele Cristofoli erano proprietari di un bar, quindi erano due (piccoli) imprenditori. Per fare tale mestiere bisogna saper leggere, scrivere e far di conto, quindi sicuramente non erano analfabeti. Fausto Cristofoli aveva letto l’Etica Nicomachea di Aristotele? Daniele Cristofoli conosceva il greco antico? Quali sono i requisiti minimi che distinguono una persona di elevata cultura da un’altra “di non elevata cultura”? Una laurea in Giurisprudenza? Una dichiarazione dei redditi superiore ai 70mila euro l’anno?
A Flavio Briatore o ad Antonio Cassano verrebbe riconosciuta l’attenuante della “cultura non elevata” se dovessero uccidere a sprangate in testa un diciannovenne? La maggior parte degli assassinii di mafia compiuti in Sicilia negli anni ’60 ’70 ’80 e ’90 del Novecento erano compiuti da analfabeti o semi-analfabeti.
Se colleghiamo le due sentenze (quella tedesca sul sardo e questa di Milano) possiamo capire che Falcone e Borsellino sono stati soltanto degli inquisitori sadici, che non hanno saputo riconscere le attenuanti etniche e culturali degli imputati del maxi processo.
Analfabeti, provenienti da culture retrograde dove la morte è onnipresente, i killer di mafia avrebbero dovuto godere di ogni attenuante possibile. Purtroppo Falcone e Borsellino, coi loro duri metodi inquisitori, hanno riportato il Medioevo in Sicilia. D’altronde anche loro erano Siciliani purosangue. Tutto si spiega.
- “reagire sproporzionatamente al piccolo furto compiuto da alcuni stranieri”:
Qui il giudice che ha scritto la sentenza o è ignorante o è in malafede: Abdoul Guiebre aveva la cittadinanza italiana, NON ERA STRANIERO. Pur essendo nato in Burkina Faso era italiano. Il giudice dovrebbe saperlo. Non vorremmo pensare male, ma inserire l’espressione “alcuni stranieri” all’interno di una SENTENZA DEL TRIBUNALE sembra davvero una cosa inutile, per non dire razzista: a chi importa la nazionalità di chi compie un “furto”?
Il fatto che fossero “stranieri” (cosa NON VERA) potrebbe valere come attenuante? Implicitamente è questo il messaggio che il giudice fa passare nella sua sentenza.
-”piccolo furto commesso ai loro danni dai giovani stranieri al culmine di una notte di pellegrinanti evasioni che li rese particolarmente disinibiti e scanzonati al cospetto degli affaticati e suscettibili derubati”:
Immaginiamo che per “pellegrinanti evasioni” si intenda “una serata passata in giro per locali”. Purtroppo noi persone di “non elevata cultura” dobbiamo sforzarci per comprendere il lessico aulico dell’èlite culturale togata. Sempre sforzandoci di comprendere, il fatto che dei teenager fossero usciti a divertirsi mentre Fausto e Daniele Cristofoli lavoravano sembrerebbe rappresentare una attenuante da inserire nel quadro della componente psichica soggettiva di persone di cultura non elevata che subiscono un piccolo furto (del valore di meno di 10 euro, ricordiamolo!) compiuto da stranieri (in realtà Abbdoul Guiebre era cittadino italiano). Insomma, un disastro linguistico e giuridico: ecco cosa rappresenta questa sentenza.
Carlo Trombino su corriereimmigrazione.it
lunedì 25 giugno 2012
Perchè usare definizioni culturali per indicare esperienze negative?
Sabato 16 giugno si è tenuto a Cernusco il mercatino del riciclo organizzato dalla ProLoco che aveva convocato l'iniziativa con queste parle:
"Consumare in modo consapevole", promuovere un nuovo stile di vita e un modello economico dove le persone, il pianeta e il profitto vivono in armonia. Per tutti coloro che vorrebbero vendere o scambiare oggetti di casa che non servono più o più semplicemente oggetti che non ci piacciono più. Ciò che per noi è diventato inutile ad altri potrebbe servire ! Pensaci, ti aspettiamo !
Fonte: www.robertocodazzi.it
sabato 14 aprile 2012
Pestato professore indiano a Roma
''Brutto straniero tornatene a casa tua'', e giù botte, testate al naso e tanto sangue. E' il racconto di quanto successo ieri su un vagone della metro B a Roma, tra le fermate Termini e Cavour. Vittima un professore indiano di 50 anni che nella capitale insegna Inglese da 11 anni, Nazir Rafiq Ahmad, ora ricoverato nel reparto 'maxillo-facciale' dell'ospedale San Giovanni con le ossa nasali rotte. La polizia, che ha denunciato un giovane di 19 anni. Un caso che ricorda la storia di Neila, la donna tunisina insultata e minacciata in un bar a Monterotondo da un gruppo di giovani che le hanno tirato anche il velo.
Nazir, nel letto d'ospedale, piange in silenzio e con un filo di voce, a causa delle botte ricevute al torace e al volto, si chiede ''Perche lo ha fatto? Io non lo conoscevo nemmeno, quanta violenza''. E ripercorre, con lo sguardo fisso davanti a lui, quei minuti terribili: ''Mi ero appena seduto, c'erano due posti vuoti. E questo ragazzo ha cominciato a riempirmi di parolacce e a dirmi di spostarmi, di tornare al mio paese. Io non ho risposto nulla e lui ha cominciato a picchiarmi. Poi quella testata che mi ha fatto quasi svenire''.
La camicia
Nazir dovrà subire un'operazione martedì, come spiega Stefano Vetrano, il medico che l'ha soccorso per primo ieri sera: ''E' stato percosso e ha il naso rotto, oltre a varie contusioni ed escoriazioni''. Nella stanza d'ospedale del professore c'è un suo amico e collega, Pierluigi Gallo, docente di Filosofia, che gli ha portato un cambio visto che gli abiti erano sporchi di sangue: ''Nazir è un uomo mite, non sa darsi pace per ciò che gli è accaduto. E' anche un collaboratore del Cipax, il Centro per il dialogo interreligioso a Roma, ed è un mediatore culturale''.
Solidarietà al professor Nazir Rafiq Ahmad è stata espressa dal sindaco Gianni Alemanno "per la vile aggressione subita e condanno fermamente l'intolleranza dimostrata dal ragazzo che lo ha colpito. Roma è una grande città che ogni giorno di più afferma la sua natura cosmopolita e che promuove il rispetto delle diversità e dell'identità delle persone".
Fonte: Repubblica
Etichette: india, pestaggio, roma
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Imbarazzantismi – Il razzismo al supermercato
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il razzismo sull'autobus
Fonte: Linkiesta
Etichette: africa, razzismo, roma
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martedì 10 aprile 2012
Cattolica: Africani accoltellati. Arrestati tre estremisti, confermato sfondo razzista
Tutto inizia con un distributore di sigarette che si inceppa e non eroga il pacchetto. Sono circa le 5 del mattino in viale Curiel a Cattolica, e i due giovani, di 22 e 25 anni, un nigeriano e un marocchino, chiedono ad alcuni passanti se hanno una sigaretta da offrire loro. Purtroppo dall'altra parte trovano le persone sbagliate: degli ultras col pallino della xenofobia. “Un non ti do niente”, seguito da insulto razzista è la risposta. "A quel punto uno dei due giovani" racconta il Capitano Antonio De Lise, comandante della compagnia di Riccione, "ha reagito dicendo che lui non si faceva insultare. E' bastato quello per scatenare la reazione violenta del gruppo, scaturita nelle coltellate: che hanno raggiunto uno dei due ragazzi al collo, l'altro, che è stato anche operato, al polmone" .
Non contenti, gli aggressori continuano a minacciare i feriti con le cinte. Poi sono costretti a fuggire, perchè i due malcapitati vengono soccorsi da un giovane che passa di lì in scooter. Ma la scena è stata ripresa dalle telecamere della stessa tabaccheria. I militari appurano che non sono facce note nella zona. Coinvolgono anche l'associazione albergatori, perchè facciano mente locale se tra i turisti del ponte pasquale ci sia qualcuno con la testa rasata, come i cinque del gruppo. Nessun riscontro. Poi l'idea degli inquirenti che dà la svolta: la tabaccheria si trova vicino a un pub. Sono due camerieri del locale a ricordarsi il nome di battesimo di alcuni del gruppo ripreso e il fatto che venivano da Pesaro. Grazie alla collaborazione dei colleghi marchigiani, vengono identificati in tre. Sono figli di buona famiglia, medici professionisti. L'autore materiale delle coltellate sarebbe un operaio 26 enne originario del cagliaritano domiciliato nell'urbinate. Nel 2007 era già stato condannato per discriminazione e incitamento all'odio razziale. A casa sua vengono trovate foto di Mussolini e volantini di Forza Nuova. Pregiudicati anche gli altri due, pesaresi di 23 e 25 anni.
Ora si cerca di identificare anche il quarto e il quinto giovane che erano presenti sul luogo dell'aggressione.
fonte: Newsrimini
Etichette: accoltellamento, insulti, marocco, nigeria, pestaggio, rimini
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venerdì 30 marzo 2012
Giovani tirano il velo a donna musulmana
"In Italia questo non deve succedere". Il suo velo da araba strattonato da un gruppo di bulli che le urlavano: "Levatelo, qui in Italia non lo devi portare, vattene nel tuo paese". E ancora: "Kamikaze, bombardati!". E' accaduto mercoledì scorso a Neila, una donna tunisina di religione musulmana, che ha denunciato tutto e ora racconta come è stata aggredita, prima a parole poi con calci e spinte, da un gruppo di ragazzi nel centro di Monterotondo, vicino Roma. "Un'aggressione razziale e religiosa" l'ha definita sua sorella Nadia, residente da vent'anni nella cittadina e presente al momento dell'accaduto. Tutto denunciato ai carabinieri di Monterotondo, col comandante che conferma: "Ci sono stati anche insulti e spinte".
fonte: Repubblica.it
venerdì 23 marzo 2012
Cassazione cancella ingiustizia sull'assegno di invalidità agli stranieri
La Corte di Cassazione ha sancito un nuovo diritto per la popolazione straniera disabile disoccupata presente in Italia: con la sentenza 4110, lo scorso 14 marzo 2012, ha deliberato il riconoscimento all’assegno di invalidità civile.
La Corte ha recepito quanto già definito dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, ovvero che, qualsiasi discrimine tra cittadini e stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato, finirebbe per risultare in contrasto con il principio di non discriminazione sancito dall’art. 14 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo.
Fino alla sentenza gli stranieri disoccupati presenti regolarmente in Italia, in possesso di permesso di soggiorno, poteva chiedere il riconoscimento di invalidità civile ed essere quindi ammessi ai benefici della legge 68/99 che regola l’assunzione in aziende delle categorie protette, ma non potevano richiedere l’assegno di invalidità che invece spetta ai cittadini italiani disabili con percentuali superiori al 74% per un importo di 267,57 euro e si perde in caso di reddito superiore a 4.479,54 euro annui.
Non si sa con esattezza quanti siano gli immigrati disabili presenti in Italia: ci sono i bambini e i ragazzi che vanno a scuola, chi ha subito un infortunio sul lavoro, chi si rivolge ai centri di salute mentale. Secondo l’Inail, al 31 dicembre 2008 i lavoratori stranieri con disabilità fisica avente diritto a una rendita per invalidità permanente sono 16.537.
Questa sentenza segue quella del 16 dicembre scorso con la quale, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 80 c. 19 della legge n. 388/2000 (legge finanziaria 2001), nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione ai minori stranieri di Paesi terzi non membri dell’UE dell’indennità di frequenza di cui all’art. 1 della legge n. 289/1990. L’indennità risponde alle esigenze di assicurare la cura, la riabilitazione e l’istruzione per i minori invalidi civili con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età.
Fonte: Tutto sul Lavoro via Kuda
sabato 17 marzo 2012
IL diritto al voto degli immigrati
Una riflessione che parte dalla pubblicità.
Etichette: elezioni, stranieri
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martedì 28 febbraio 2012
Per sostenere la lotta per i diritti umani in Bahrain chiediamo a Ferrari e Toro Rosso di non correre il gran premio
L'appello nasce qui e l'Osservatorio lo sostiene.
Etichette: bahrain, diritti umani
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Nuovo sgombero rom da parte della polizia locale di Legnano
Nuovo intervento della polizia locale nei soliti campi sterrati “adottati” dai rom e che si trovano a ridosso della provinciale per Inveruno. Periodicamente i vigili urbani intervengono per tenere alta la pressione e ieri la modalità si è ripetuta secondo lo stesso copione. Quando le pattuglie dei ghisa in mattinata — affiancati dagli uomini della Protezione civile — sono entrate nel campo erano presenti una decina di persone. Le solite. Questo ha così permesso di effettuare le operazioni di abbattimento delle casupole di fortuna erette e fatte sostanzialmente di cartone.
All'operazione ha preso parte anche la proprietà, e cioè l’Iper: intervento resosi necessario per ripulire dalle montagne di masserizie il terreno. Perché alla fine proprio di questo si è trattato. Di una grossa pulizia per ridurre ai minimi termini i rischi di infezione: soprattutto d’estate sterpaglie e arbusti sono infatti il rifugio di topi e pantegane richiamati qui dai rifiuti. Sul fronte invece della identificazione degli zingari, nessuna novità.
In realtà già nei giorni precedenti la polizia locale aveva proceduto al rilevamento della popolazione presente — alla fine poche unità fra donne, uomini e bambini. Tutti stranoti alle forze dell’ordine e già fotosegnalati. Segno che l’area, suddivisa poi al suo interno in più campetti autonomi, sta assumendo caratteristiche di un vero e proprio stanziamento semipermanente.
Oggi il comando di corso Magenta divulgherà dati precisi circa il totale di masserizie portate via e il numero di persone identificate. Ma al di là della statistica rimane il fatto che a cinque anni di distanza da quella che era stata una promessa elettorale dell’allora candidato Vitali, e cioè d’impedire che in città si formassero degli accampamenti irregolari, questa scommessa non può dirsi vinta al cento per cento. Da allora ad adesso sono decine — non si contano più — i blitz della polizia locale. Una volta col supporto della polizia di Stato, un’altra con quello dei carabinieri.
Lo ammette anche l’assessore alla Sicurezza Elio Faggionato: «È in parte vero, ma se dai vertici nazionali e internazionali, vedi la condanna dell’Italia da parte della giustizia europea per il respingimento dei profughi libici, arriva questo tipo di messaggio, non è che noi a Legnano possiamo risolverlo alla radice». Si cerca così di percorrere strade alternative. Come quella che, d’accordo fra Comune e proprietà, ha portato Iper a radere al suolo arbusti incolti e sterpaglie. A cui seguirà la recinzione.
E ieri pomeriggio, intorno alle sei, un nuovo blitz al quale ha preso parte lo stesso Faggionato. Quattro le persone allontanate. Si erano ricollocate a ridosso della vicinale per Villa Cortese.
fonte: Il Giorno
Etichette: rom, sgombero, varese
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domenica 26 febbraio 2012
Giovane marocchino muore in questura, giallo a Firenze
Era entrato nella camera di sicurezza della questura nella notte, ubriaco ma apparentemente in salute. Quando ieri mattina intorno alle undici gli agenti si sono affacciati alla sua cella, si sono accorti che non dava segni di vita. Gli hanno toccato il collo per controllare il battito cardiaco e hanno capito che non c’era un minuto da perdere. Ma per Rami Chaban, un marocchino senza fissa dimora di 26 anni, fermato nella notte a Firenze per rapina e tentata violenza sessuale, non c’era più niente da fare. In pochi minuti in via Zara è arrivata l’auto con il medico, poi – dato che le condizioni del paziente erano disperate - un’ambulanza. Nonostante gli sforzi dei medici il cuore del giovane non ha ripreso a battere. Le manovre di rianimazione sono andate avanti per oltre mezz’ora, ma verso mezzogiorno i sanitari si sono arresi. E così, nel momento in cui Rami Chaban avrebbe dovuto varcare le porte del carcere di Sollicciano, il suo corpo è arrivato, chiuso in una bara, all’istituto di medicina legale di Careggi. Qui, nei prossimi giorni, sarà effettuata l’autopsia. Il medico del 118, nel suo referto, ha escluso la presenza di traumi e ferite. Parla di «arresto cardiocircolatorio», ipotizzando una morte dovuta a cause naturali. Ma c’è un precedente che non può passare inosservato. Neppure un mese fa, il 28 gennaio, sempre nelle celle dei sotterranei della questura fiorentina, un marocchino di 26 anni, fermato per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, si era impiccato appendendo un lembo di coperta alla grata della porta blindata. All’indomani di quella morte, la Procura aveva aperto un’inchiesta, ma non sono emersi elementi che facciano pensare a una dinamica diversa dal suicidio. Ora la nuova indagine dovrà stabilire cosa abbia ucciso Rami Chaban e dovrà fugare ogni dubbio sulla presenza di una ferita alla testa, riscontrata dal medico legale in una successiva ispezione cadaverica. Una lesione che potrebbe essere stata provocata durante la concitata rianimazione. Di certo, per ora, c’è solo la sequenza degli eventi che, al termine di una serata ad alta gradazione alcolica, ha portato il 26enne in cella. Venerdì sera, il giovane, noto alle forze dell’ordine, era uscito con una donna polacca e il suo compagno, anche lui marocchino. Quando il fidanzato della ragazza si era allontanato per qualche minuto lasciando soli i due, nei pressi della stazione Leopolda, Rami Chaban avrebbe importunato la ragazza, cercando di violentarla. Lei avrebbe reagito respingendolo bruscamente, e lui le ha sottratto con la forza il cellulare. Al ritorno del fidanzato, la giovane gli ha raccontato l’accaduto e lui ha deciso di chiamare la polizia: tra i due uomini ci sarebbe stata una colluttazione. Gli agenti della Polfer hanno bloccato e arrestato il 27enne, accompagnandolo in questura. In cella, Rami Chaban è arrivato intorno alle 4 del mattino: sembrava tranquillo, non ha dato in escandescenze, spiegano gli agenti, ancora sconvolti. In via Zara avrebbe dovuto trascorrere solo poche ore. Dopo la tragedia del 28 gennaio scorso, la vigilanza nelle camere di sicurezza era stata aumentata. Per questo motivo gli agenti incaricati della sua sorveglianza, in attesa del trasferimento, lo hanno controllato più volte. Poco prima che scattasse l’allarme, un poliziotto si era affacciato: «Sembrava che dormisse profondamente», ha spiegato. Fonte: La Stampa
mercoledì 8 febbraio 2012
Albenga. Mauro Aicardi denuciato per istigazione all’odio razziale.
La Procura di Savona ha aperto un fascicolo sulla frase postata da Mauro Aicardi su facebook. Istigazione all’odio razziale il reato contestato al leghista ingauno. L’agricoltore si trova così a dover rispondere di una frase che ha scosso le coscienze di migliaia di persone che si sono attivate, sempre via web, per chiedere le sue dimissioni dal consiglio comunale. Sono decine le pagine google dedicate alla frase sui forni per gli immigrati, giornali web e quotidiani che hanno dedicato intere pagine sul caso del leghista che è difeso a spada tratta dalla sua gente e dal sindaco Guarnieri. Mauro è un uomo simpatico e un bravo ragazzo, ma deve aver scritto con troppa leggerezza una frase che suscita ricordi dolorosi per la tragedia vissuta dagli ebrei. Seguendo la scia di affermazioni dei suoi capi, da Calderoli a Borghezio, non ha compreso di aver toccato un tasto e un nervo ancora aperto nella memoria di tanti. Le scuse di Mauro non sono bastate e neppure la chiusura della sua pagina facebook, il Procuratore di di Savona Francantonio Granero ha aperto un fascicolo e Aicardi dovrà affrontare un procedimento delicato per il reato di istigazione all’odio razziale. Se fosse costretto alle dimissioni, dopo il clamore mediatico che lo ha investito, la maggioranza del sindaco Guarnieri sarebbe praticamente finita, o in ostaggio dei centristi Pollio e Cangialosi. Ecco che la Lega è costretta a fare quadrato intorno al suo consigliere ed evitare che lui si dimetta. Di diverso avviso l’opposizione che chiede la testa del consigliere e le sue dimissioni immediate. fonte: Albenga Corsara
Etichette: ebrei, lega nord, savona
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