perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


sabato 31 ottobre 2009

Giorni di attesa per i 150 afgani accampati alle spalle della Stazione Ostiense

Abbiamo un problema. Quanto è credibile lo Stato Italiano? In otto anni di guerra in Afghanistan abbiamo speso oltre 2,5 miliardi di euro (più o meno due finanziarie), inviato nei diversi avvicendamenti dei contingenti almeno 10 mila soldati, con una presenza fissa adesso di 3 mila e 22 di loro sono rientrati in Italia solo in bare di legno avvolte dal Tricolore. Tutto questo perché, tra i principali obiettivi della missione c’è quello di garantire la sicurezza, una vita quotidiana tranquilla a milioni di afgani. Ma saremo realmente in grado di mettere in salvo 25 milioni di afgani dalla ferocia dei talebani, dai proiettili degli Ak-47, dagli Ied se nel cuore di Roma alle spalle della stazione Ostiense non siamo in grado di proteggere 150 profughi afgani da pioggia, pulci, topi e soprattutto a preservarne la dignità? Su di loro, lunedì, incombe l’ennesimo sgombero.

Via Capitan Bavastro, Roma. Sera. L’aria è bagnata. L’umido entra nelle ossa. Nel piazzale adiacente ai binari della ferrovia ci sono i camper di Medu, i Medici per i diritti umani, che da oltre tre anni si prendono cura e difendono i 150 afgani. Le loro tende, le loro baracche, sono sparpagliate sulla terra in uno sbancamento di terreno a una decina di metri sotto il livello della strada. Alberto, affacciato alla balaustra guarda in basso in quella buca e racconta della sua angoscia. Il 23 ottobre la polizia è arrivata per una “operazione di bonifica ambientale”. Le ruspe hanno portato via l’immondizia accumulata, ma anche i pochi preziosissimi effetti personali: le coperte in cui si rannicchiavano la notte, i medicinali, la documentazione sanitaria. E poi l’ordine di abbandonare le baracche nel termine di dieci giorni. Il termine scade lunedì 2 novembre. È per questo motivo che i volontari di Medu Alberto, Francesa, Maria Rita, Francesco, Marieaud che ha un bambino nato da poco e che dorme tranquillo nel camper, presidiano il campo. Soprattutto nelle ore notturne, quelle più sensibili, quando potrebbe arrivare lo Stato con le luci bianche e il megafono a buttare fuori gli afgani.

Ground Zero. Uno striscione bianco dà il benvenuto a chiunque abbia voglia di andare a vedere come si vive da rifugiati politici. “Benvenuti nel nostro Ground Zero”. E infatti, le fotografie mentali del grosso buco a Manhattan, ti si presentano davanti agli occhi in rapida sequenza. Qui dovrà essere costruito un palazzone e per questo motivo gli afgani devono lasciare il posto che spetta alle fondamenta. È legittimo, si dirà, si tratta di proprietà privata.
Il punto è questo. Medu si è rivolta alle autorità, alle amministrazioni. “Bisogna trovare un posto alternativo per queste persone”. La risposta, in stretto politichese, fa riferimento a progetti, provvedimenti quadro, ordinanze. Ma le uniche volte in cui lo Stato si fa vivo, lo fa in uniforme, lo fa per dare avvertimenti. “Dovete lasciare questo posto”. Ma dove devono andare? Questo, a quanto pare, non è un problema dello Stato. La delega al privato, al cittadino, è diventata prassi per lo Stato. Se non ci fossero “privati” come i volontari di Medu, la comunità di Sant’Egidio e qualcun altro che si preoccupi di portare generi di conforto a queste vittime di una guerra che di certo non hanno deciso loro di combattere, sarebbero abbandonati a loro stessi.

Gli afgani di Capitan Bavastro. Sono per lo più giovani, poco più che adolescenti. Sono di etnia pashtun, hazara, tagika. Hanno affrontato un lungo viaggio per sfuggire alla violenza e alla guerra. Quasi tutti sono arrivati attraverso la Grecia. Molti di loro hanno lasciato le impronte digitali alla polizia greca. Su molti di loro la polizia greca ha lasciato segni di percosse. Sono richiedenti asilo o titolari di permessi di soggiorno per motivi umanitari e come tali hanno, avrebbero, diritto a un’assistenza sociale e sanitaria parificata a quella dei cittadini italiani. Vogliono inserirsi, vogliono lavorare. Vogliono che gli italiani vadano a consumare un tè con loro. Maria Rita e Francesca, nel fine settimana insegnano loro l’italiano. Gli afgani ricambiano: lezioni di aquilone e di panificazione nel piccolo forno che si sono costruiti da soli.

I tempi in cui Sandro Pertini abbracciava il piccolo Mustafà scampato alla guerra in Libano sono molto lontani. Oggi, a Roma, Italia, la questione del decoro urbano ha più dignità del civile dovere dell’accoglienza.

fonte: Peacereporter

venerdì 30 ottobre 2009

Graffito antisemita a Milano

Cresce l'allarme antisemitismo anche in Italia. Mercoledi 28 ottobre 2009, un graffito realizzato con vernice nera è apparso nel centro di Milano, in corso Buenos Aires. Il Gruppo EveryOne, che ha scoperto il graffito, ha chiesto alla polzia municipale la sua immediata rimozione. "Eravamo in corso Buenos Aires per rimuovere una serie di locandine razziste che inneggiavano alla violenza contro i rifugiati africani che vivono a Milano" hanno commentato Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione per i Diritti Umani, "quando ci siamo imbattuti in quello sfregio, vicino a una delle farmacie più frequentate. Il graffito presenta la Stella di Davide, simbolo dell'Ebraismo, equiparata alla svastica nazista. E' un messaggio odiosamente antisemita, che si cela dietro ideologie antisioniste. Abbiamo contattato i centri sociali, che hanno a loro volta stigmatizzato il graffito, assicurando che non è opera loro". Il messaggio antisemita di Milano segue la notizia della svastica apparsa ieri a Roma, sulla serranda di un'autorimessa di proprietà di una famiglia di fede ebraica.

fonte: IMGpress

Vittoria, ghanese pestato da due giovani incensurati sotto gli occhi di una scolaresca

C'è molto di razzismo nella selvaggia aggressione a un cittadino ghanese avvenuta il 19 ottobre scorso presso largo Melodia a Vittoria. «Noi italiani e tu no», con questa ignobile giustificazione due giovinastri vittoriesi, G.F.G e D.F., 20 anni entrambi, incensurati, avrebbero trovato il pretesto per picchiare con una tavola in legno con dei chiodi un giovane di colore, giudicato guaribile in 3 giorni per trauma cranico minore e contusione all’emitorace destro.

Il giovane è stato trasportato in ospedale con l’autoambulanza. Il fatto s’è verificato il 19 ottobre, ma la notizia è stata divulgata dal Commissariato solo ora. I due sono stati denunciati a piede libero per lesioni personali aggravate da motivi di discriminazione razziale.

I particolari rivelati dagli inquirenti del Commissariato in qualche modo sono agghiaccianti. C’è il pericolo che una bravata compiuta da due balordi possa scatenare altri problemi seri alla difficile integrazione fra immigrati e locali.

Secondo la versione fornita dalla vittima, tutto sarebbe partito dagli sguardi fra ghanese e vittoriesi. I due vittoriesi si sarebbero sentiti «molestati» dallo sguardo del ghanese. Per tale motivo il giovane di colore sarebbe stato aggredito a calci e pugni. Tutto davanti a una scolaresca di passaggio, perché la vittima nel tentativo di fuggire ha cercato di ripararsi dietro la maestra che assisteva una classe di bambini di terza elementare, che ha assistito terrorizzata all’episodio di violenza ha vomitato per lo spavento.

fonte: Corriere di Ragusa

Prato, vietati kebab e sexy shop in centro

Sarà vietato d'ora in poi aprire nuovi kebab house e sexy shop in centro storico a Prato. Lo ha deciso la giunta comunale di centrodestra che ha presentato oggi, come spiega l'assessore alle attività produttive Roberto Caverni, "un provvedimento urgente e transitorio".

"Serve a frenare il dilagare del degrado che rischia di estendersi a diverse zone del centro storico - precisa Caverni - e nell'attesa di approvare il nuovo regolamento del commercio". Secondo l'assessore della giunta retta dal sindaco Roberto Cenni, vale per tutti "l'esempio di via Pier Cironi", dove i negozi sono ormai in mano alla comunità nigeriana e dove anche l'estetica lascia a desiderare. Le nuove norme riguardano tutte le "attività artigianali di cottura alimenti".

fonte: Repubblica

giovedì 29 ottobre 2009

Radio Padania, "I trans sono cessi immondi, aborti della natura"

da http://danielesensi.blogspot.com/

(...)

Come testimonia questa telefonata giunta a Radio Padania, durante la quale le trans vengono definite "cessi immondi", "aborti della natura", senza che la conduttrice in studio (e non è la prima volta che succede) ritenga opportuno interrompere il collegamento, o almeno prendere le distanze, obiettare, censurare. Nemmeno quando dall’altra parte del telefono vengono invocate, per i migranti, le "espulsioni di massa, come in Germania":

“Per avere giustizia avrei dovuto essere violentata da dei romeni”

Incredibile ed ignobile la posizione che quasi tutto il paese di Montalto di Castro, cittadina di diecimila abitanti in provincia di Viterbo al confine con la Maremma toscana, ha assunto, seguendo l’esempio dato dal suo Sindaco Salvatore Carai del Partito Democratico, in ordine al destino giudiziario di otto suoi giovani concittadini, tutti minorenni, accusati di aver stuprato una loro conterranea quindicenne nella pineta della marina del paese.

“Quella ragazza era una poco di buono, è stata lei ad attirare nella pineta i ragazzi che poi ha accusato dello stupro, il Tribunale dei minorenni di Roma ha capito quella che è la verità ed ha liberato i giovani minorenni nostri concittadini” dicono quasi tutti i montaldesi senza distinzione d’età e di ceto. Tra gli implacabili accusatori della ragazzina, un ottimo curriculum scolastico alle spalle, ci sono giovani ed anziani, professionisti, commercianti ed artigiani, persino un carabiniere. La giovane vittima dello stupro, disperata, ha dovuto abbandonare la cittadina laziale ed andare a vivere a Roma dove ha cercato di ricostruirsi una vita ma a tutt’oggi non è ancora riuscita a metabolizzare l’accaduto ed a reintraprendere il suo più che egregio percorso scolastico.

La decisione del Tribunale per i minorenni romano di sospendere sino al 2012 il procedimento a carico dei presunti violentatori e di affidarli in prova ai servizi sociali, procedimento peraltro più che legittimo, su di lei non causa altro effetto che quello di rigirare il coltello nella piaga. “ Io non ho ottenuto giustizia solamente perché i miei violentatori non erano romeni ma italiani” si è sfogata la ragazza ai microfoni di una televisione d’importanza nazionale. A rincarare la dose Salvatore Carai, sardo barbaricino di Orune, Sindaco di Montalto di Castro in forza al Partito Democratico, ala bersaniana, zio di uno dei violentatori che ha dichiarato: “Quei ragazzi ingiustamente accusati sono dei bravi ragazzi. Dalle nostre parti le uniche bestie sono gli immigrati romeni. Loro si che lo stupro l’hanno nel sangue”.

fonte: Agoravox

mercoledì 28 ottobre 2009

A Roma svastica su negozio di ebrei, nera e senza firma

Una svastica, piuttosto evidente, è stata tracciata con una vernice spray, nel corso della notte, sulla serranda di autorimessa appartenente ad una famiglia ebrea nella Capitale. A denunciare l'accaduto è stato lo stesso proprietario dell'attività commerciale di vicolo dell'Imbarco, nella zona della Magliana, a sud di Roma.

Immediati i rilievi scientifici dei carabinieri della Compagnia Eur che starebbero anche visionando alcuni filmati di una telecamera a circuito chiuso per risalire agli autori del gesto. Un gesto che arriva proprio nell'anniversario della marcia su Roma e all'indomani dell'affissione, e della seguente rimozione, di decine di manifesti inneggianti proprio alla marcia su Roma e raffiguranti Benito Mussolini, affissi ieri in alcune strade del centro storico.

fonte: ANSA

martedì 27 ottobre 2009

Giovani bolognesi fanno un incidente ma accusano i filippini

Questa è la storia di una bravata nascosta da una bugia intinta nel pregiudizio. Giovedì sera un gruppo di adolescenti, con la leggerezza dell´età, decidono di divertirsi con quello che il codice della strada definisce burocraticamente un «quadriciclo a motore» volgarmente chiamato «macchinino», vale a dire un motorino con la carrozzeria che si può guidare a 14 anni. In sette salgono e scorrazzano in direzione della Capannina, ma il gioco finisce male. Il «macchinino» si capotta e tre si fanno male. I feriti, più un altro compagno d´avventura, scendono verso lo Chalet dei Margherita e si lavano il sangue che cola dai tagli, ma l´acqua non basta. Così decidono di recarsi al pronto soccorso del Sant´Orsola. Cos´è successo? «Ci hanno aggrediti i filippini» è la risposta che copre la ragazzata. E qui sta la parte veramente antipatica di una storia che, di per sé, sarebbe archiviabile tra le intemperanze giovanili. I filippini diventano il facile bersaglio delle loro accuse in quanto stranieri, con la pelle scura e pertanto già sub judice.

Stranieri e pertanto già con addosso l´aura dei mezzi criminali. Copione tristemente noto nel campionario dei pregiudizi, che tuttavia ha retto solo per un paio di giorni. La ricostruzione dei tre feriti è stata contraddetta dagli altri compagni di bravata coi quali non era stata concordata. A partire dalla proprietaria del "macchinino" che a papà e mamma ha raccontato la verità, e cioè di aver avuto un incidente. Del resto, come avrebbe potuto nascondere le ammaccature alla carrozzeria? Incidente? Ma quindi quei tagli ve li siete fatti in quel momento? Alla fine è arrivata l´ammissione.

fonte: Repubblica

Il sottile razzismo nascosto dalla coltre dell'indifferenza.

Non so se il tunisino Tourka Faycel sia uno degli autori dello stupro della giovane romena. Saranno i magistrati a giudicare l'indagato sulla base delle prove raccolte contro di lui.
Ciò che deve fare riflettere in questo momento è la quasi totale indifferenza delle Istituzioni e dell'opinione pubblica sul grave episodio di Vittoria. Nessun esponente della cosiddetta "società civile" ha manifestato solidarietà alla vittima. Né le cronache registrano sermoni di parroci. Un paio di politici hanno espresso preoccupazione per l'episodio di violenza, quasi a volere sottolineare che i presunti responsabili sono i "soliti" immigrati. Ma che importa: la giovane stuprata è romena, i carnefici sono, così dicono, nordafricani.
Cosa sarebbe successo se ad essere violentata fosse stata una nostra donna? Ci saremmo limitati all'indignazione collettiva e alle fiaccolate, o avremmo organizzato una caccia all'uomo su e giù per le campagne piene di disperati? Nessuno lo può dire.
Certo è che i ragusani hanno saputo e si sono girati dall'altra parte. L'ignavia e l'indifferenza possono essere sottili forme di razzismo.

fonte: suddest

Malta e Italia non soccorrono un barcone di immigrati e uno muore

C'è anche il corpo di un uomo privo di vita fra i 207 migranti soccorsi da mezzi navali italiani dopo un lungo peregrinare nel Canale di Sicilia. Lo riferisce la Capitaneria di porto di Catania. Si tratta di un uomo il cui corpo è ancora adagiato sul barcone a largo di Pozzallo, nel ragusano che viene rimorchiato da una motovedetta della Guardia di finanza.

La polemica di ieri, prima dell'intervento dell'Italia per salvare i migranti, riguardava il mancato soccorso, nei giorni precedenti, da parte delle autorità maltesi, quando il barcone si trovava in acque di loro competenza. Secondo i maltesi però, dal momento che il primo allarme è stato ricevuto da un cittadino straniero residente in Sicilia, il coordinamento dei soccorsi spettava all’Italia perché proprio l’Italia ha ricevuto la prima segnalazione.

Secondo le prime informazioni, gli immigrati sarebbero in gran parte somali ed eritrei, con la possibilità, quindi, di chiedere diritto d'asilo. Secondo il responsabile della polizia di frontiera del Viminale Rodolfo Ronconi, a salvare gli immigrati è stato, paradossalmente, proprio il mare in tempesta: "Se la petroliera italiana che ha scortato il barcone - spiega Ronconi - fosse riuscita a prendere a bordo gli immigrati, avrebbe dovuto riportarli verso le coste libiche, dalle quali erano partiti". Il loro arrivo in Italia (che proprio per le condizioni del mare ha anche rinunciato al respingimento), con qualche possibilità di ottenere asilo, sarebbe quindi da attribuire alle condizioni meteo.

Tra le persone sbarcate e che l'Italia avrebbe voluto respingere anche 4 donne incinta e 26 bambini.

fonti: Clandestinoweb, Cnrmedia e ANSA

lunedì 26 ottobre 2009

Milano, volantino minaccia gli immigrati "Non costringeteci a usare i bastoni"



Non ne possono più dei quindici senza tetto africani che «dormono, urinano, si ubriacano e fanno sesso» in galleria Buenos Aires, sotto le loro case. A Milano scenderanno in piazza i residenti di via Masera, assieme ai commercianti di corso Buenos Aires, per chiedere «l’intervento del sindaco e del prefetto», prima che qualcuno «decida di risolvere il problema con quattro bastoni», come è scritto nel volantino shock che annuncia la manifestazione. Si protesta anche per la presenza sul corso di venditori abusivi, «mai numerosi come oggi», come dice Luigi Ferrario, presidente della associazione dei negozianti Buenos Aires Futura. Al “presidio per la sicurezza” di mercoledì prossimo, alle 11 in corso Buenos Aires 36, ci saranno anche esponenti politici e dei partiti: dalla Lega al Pdl, fino alla lista Ferrante, all’opposizione a Palazzo Marino.

Esasperati dalla presenza degli africani, che in più occasioni hanno aggredito chi chiedeva loro di spostarsi, i residenti mercoledì scorso hanno anche organizzato una sorta di ronda: sono scesi in strada alle 23, ora a cui si presentano i quindici uomini, e si sono messi a chiacchierare in capannello, occupando lo spazio dove ogni notte vengono gettati i cartoni e i sacchi a pelo. «Non siamo razzisti e con i clochard che dormono qui da anni non abbiamo mai avuto problemi — dice la portavoce del comitato di via Masera — ma di questi non ne possiamo più. Il Comune deve trovare loro una sistemazione dignitosa e liberarci così dagli schiamazzi e dalla vista di escrementi sui marciapiedi e sesso consumato in strada». I controlli di polizia hanno riscontrato che gli africani, accampati in viale Vittorio Veneto fino al luglio scorso e poi cacciati dai vigili, hanno tutti documenti regolari e permessi di soggiorno “per ragioni umanitarie”.

I volantini che convocano il presidio, appesi sui muri e sulle serrande dei negozi, hanno toni duri. Si chiede alle istituzioni di intervenire contro «un vero schifo» precisando che «è loro preciso dovere». E denuncia «l’arroganza e la prepotenza dei venditori abusivi, non importa se gialli, neri, rossi o bianchi». La manifestazione, proclamata venerdì scorso, ha rapidamente raccolto l’adesione dei comitati dei quartiere di ogni colore politico. E sono arrivate le promesse di presenza da parte degli esponenti partiti, soprattutto di quelli di centrodestra, che sostengono quella giunta comunale a cui i residenti chiedono soluzioni.

Lo 'sceriffo' Gentilini lontano dai comizi per tre anni

Giancarlo Gentilini, vicesindaco di Treviso per la Lega Nord, è stato condannato dal Tribunale di Venezia per aver usato parole troppo forti contro gli immigrati e contro la possibilità di aprire moschee in Italia. Gentilini, soprannominato lo 'sceriffo', aveva usato delle parole molto dure nel corso del raduno della Lega di Venezia nel 2008. A seguito di quel comizio era scattata una denuncia con l'accusa di istigazione al razzismo.
Il Tribunale di Venezia, in rito abbreviato, ha accolto la tesi dell'accusa condannando Gentilini a 4 mila euro di multa e sospensione per tre anni dai pubblici comizi.

fonte: Peacereporter

venerdì 23 ottobre 2009

Traffico di umani: un italiano truffa 68 dominicani, cerco un giornale che riporti la notizia

La legge italiana di fatto impedisce l'immigrazione regolare in Italia, infatti è possibile chiedere il permesso per motivi di lavoro un solo giorno ogni due anni circa. In quell'occasione un datore di lavoro italiano deve invitare un cittadino extracomunitario che si trova all'estero a lavorare presso di lui (come l'ha conosciuto?) poi si attende circa un anno e mezzo per avere la risposta (ne avrà ancora bisogno?). Questo meccanismo spinge molte persone a credere a chi promette vie più facili per accedere al nostro paese.
Questa è la storia di Adriana che come altre 67 persone ha creduto a un italiano molto attivo a Santo Domingo. Adriana ha 24 anni, studia all'università più antica delle americhe farmacologia, ha un figlio e lavora in una ricevitoria del lotto. Viene avvicinata dal nostro connazionale che le offre, in cambio di 2.000 euro un posto di lavoro in Italia, regolare e ben retribuito (oltre 2.500 euro al mese). Adriana ci pensa un po', poi inizia a chiedere prestiti a banche e usurai per raccimolare i soldi necessari al viaggio. Qualche mese in Italia le permetterebbero di cambiare vita e tornare in Repubblica Dominicana con una cifra sufficiente per garantire un futuro a suo figlio. Non ha soldi per pagare l'università che lascia, viene lasciata a casa dal lavoro perchè, con una partenza in vista, non conviene al suo datore di lavoro.
Il nostro onesto lucratore aveva un giro di 68 persone a cui arrivava a chiedere anche 7.000 euro per organizzare il viaggio, aveva messo insieme un gruzzolo di oltre 130.000 euro rubandoli a persone disperate e in cerca di un'illusione. Poi è sparito lasciando che la polizia arrestasse la sua complice e dandosi latitante, magari ricongiungendosi con qualche camorrista italiano che sull'isola abbondano.
Queste sono le storie che gli onesti italiani costruiscono lontano dalla loro patria giocando sporco, speculando sulla disperazione delle persone e sulla rigidità della legge italiana. Cerco un giornale disposto a raccontare questa storia, così sapremo perchè all'estero non siamo sempre amati.

fonte: www.kuda.tk

"No al cimitero islamico a Corbetta!": Cavaliere fonda un gruppo su Facebook, quasi 400 gli iscritti

Ha raggiunto quasi 400 adesioni nel giro di pochi giorni il gruppo su Facebook chiamato "Contro l'area Islamica Musulmana nel cimitero Cristiano di CORBETTA". Un gruppo fondato martedì scorso dal consigliere di opposizione Claudio Cavaliere, ex esponente della maggioranza corbettese, che sta conducendo una accesa battaglia contro la possibilità di destinare un'area del cimitero di Corbetta ai seguaci della religione di Maometto. Al gruppo hanno aderito esponenti politici della Lega Nord, quali Fabrizio Cecchetti e Simone Gelli. Non sono mancate le polemiche, sottolineate da alcuni membri che hanno attaccato il fondatore del gruppo.

"Nel 2008 - spiega Cavaliere - è passata, con i soli voti della maggioranza di centro sinistra di Corbetta, l'approvazione del nuovo regolamento del cimitero di Corbetta. Questo senza che nel programma del centro sinistra ci fosse stata alcuna menzione di tale progetto. Così si è creata la possibilità di una area di circa duecento tombe rivolte con la punta di testa verso La Mecca. Per il centro sinistra le esigenze degli asiatici vengono sempre per prima. Se l'area venisse realizzata, Corbetta attirerebbe musulmani da tutto il mondo. La notizia si è già diffusa in Pakistan, paese dove bruciano vivi i Cristiani oppure li sgozzano come capre. A Corbetta la comunità pakistana ottiene sempre tutto quello che vuole dall'amministrazione. L'area, nella foto, è la parte a sud-est a forma di "punta di lancia". Anch'essa è rivolta verso La Mecca. Per adesso tale islamizzazione del cimitero è prevista solo a livello regolamentare. Ma se lo stesso gruppo di potere governerà ancora Corbetta, il progetto di annientamento della cultura autoctona, celtica e cristiana, verrà portato avanti. E non solo della cultura. Costruire un area islamica in un cimitero cristiano, è ancora più pericoloso che costruire una moschea".

fonte: Città Oggi Web

Leghisti indagati per la baruffa con gli immigrati

Sarebbero tre tesserati della Lega Nord, tra cui un coordinatore del Movimento Giovani Padani, i protagonisti della lite con dei camerieri albanesi accaduta a Venezia durante la festa dei popoli padani. I tre, tutti della bergamasca, sono indagati assieme a una quarta persona che dovrebbe essere un semplice simpatizzante leghista. I fatti risalgono allo scorso 13 settembre, quando scoppiò un litigio tra alcuni partecipanti alla manifestazione della Lega e i camerieri di un ristorante veneziano, degli immigrati. L'alterco, pare innescato da un giovane che aveva alzato il gomito, si risolse con qualche pugno e dei tavoli rovesciati per terra: un episodio di poco conto, ma gli uomini della Digos di Venezia e di Bergamo si sono lanciati nelle indagini con uno zelo che, da parte delle forze dell'ordine italiane, spesso manca quando si tratta d'indagare su altri fatti criminosi, i cui colpevoli ben raramente vengono assicurati alla giustizia. I poliziotti, dopo aver esaminato con pazienza certosina migliaia di fotogrammi tv e delle telecamere di sicurezza oltre a un numero colossale di foto della manifestazione leghista, sono risaliti alle persone che avrebbero preso parte alla baruffa. Siccome a prendere le botte furono degli immigrati, pare che nei confronti dei padani possa scattare anche la denuncia per razzismo. Cristian Invernizzi, segretario provinciale leghista bergamasco, ha già precisato che se gli indagati risulteranno iscritti verranno sospesi dal movimento in via cautelativa.

fonte: Il Padano