Ancora un caso di abusi sessuali ai danni di un minore. I carabinieri della stazione di Cicciano, in provincia di Napoli, hanno eseguito un fermo nei confronti di Aniello Gradito, 28 anni di San Gennaro Vesuviano: il giovane è accusato di aver compiuto atti sessuali violenti nei confronti di un bambino rumeno di otto anni, in presenza della sorellina di poco più grande a cui il piccolo era stato affidato. L’episodio è avvenuto in un contesto di degrado, approfittando del fatto che i genitori del bambino, che sono venditori ambulanti, lasciavano per l'intera giornata i figli nel cortile condominiale, affidati ai vicini: uno era proprio Gradito.
DA TEMPO - Le indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Cicciano sotto il coordinamento della procura presso il Tribunale di Nola, hanno permesso di raccogliere, con l’aiuto di psicologi, le dichiarazioni del bambino e dei testimoni presenti al fatto, anch'essi bambini, oltre che altre prove in corso di sviluppo. Le indagini in corso consentiranno di verificare se, come da alcuni spunti sembra verosimile, la violenza sia stata solo l'ultimo episodio di un comportamento in atto da tempo che, noto a più persone, non è mai stato denunciato e non ha indotto i familiari dei bambini a prendere precauzioni. Il fermato è stato condotto al carcere di Poggioreale.
fonte: Il Corriere della Sera
sabato 28 febbraio 2009
Abusi su minore romeno, arrestato
Etichette: napoli, romania, violenza sessuale
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venerdì 27 febbraio 2009
Ancona, donna (italiana?) tenta di rapire bambino colombiano
Una donna ha cercato di rapire un bimbo colombiano di circa un anno nel centro di Ancona, ma è stata bloccata dalla madre e si è poi allontanata a bordo di un'auto con un complice. Il fatto è avvenuto intorno alle 12:15, nei pressi degli uffici finanziari, all'angolo tra via Palestro e via Simeoni.
LA DINAMICA - La madre, una 35enne colombiana, aveva lasciato il figlio nel seggiolino sul sedile anteriore della sua vettura, con un'amica in piedi fuori l'auto. A quel punto una sconosciuta, dell'apparente età di 30-40 anni, con i capelli biondi e lisci, si è avvicinata al bambino e ha cominciato a vezzeggiarlo. Poi, con un movimento fulmineo, lo ha sfilato dal seggiolino e ha cercato di portarlo via, mentre l'amica della madre cominciava a urlare. La colombiana, uscita dagli uffici, ha bloccato la sconosciuta e recuperato il piccolo. La donna bionda si è poi allontanata a bordo di una vettura grigia, dove l'attendeva un complice. L'auto era parcheggiata a qualche centinaio di metri di distanza. Sull'episodio, al quale hanno assistito vari testimoni, indaga la Squadra Mobile di Ancona.
fonte: il corriere (ma il titolo è stato corretto!)
Etichette: ancona, colombia, rapimento
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Una pericolosa epidemia
Lo chiamavano Giovanni. Era marocchino. Lo chiamavano Giovanni perche’ il suo nome arabo era impronunciabile.
Giovanni e’ morto nel sonno, sopraffatto dal freddo di questo straordinario inverno siciliano, mentre dormiva su una panchina di piazza Cairoli nel centro di Messina.
Di lui si sono accorti molte ore dopo, quando non c’era piu’ niente da fare. La stessa sorte era toccata un mese fa a un cittadino dello Sri Lanka. Solo la panchina e il luogo erano diversi. “Non sono certo io a dover dire di chi e’ la colpa di tutto cio’ - commenta il direttore della Caritas messinese, Nino Caminiti - non abbiamo posti a sufficienza per assistere i piu’ bisognosi, le istituzioni dovrebbero fare di piu’.”
Sull’altra sponda dell’isola ad Agrigento, un altro direttore della Caritas, don Vito Scilabra, si fa in quattro per assicurare un pasto caldo a stranieri in difficolta’. Un’opera fino ad oggi generalmente sostenuta. Qualcosa pero’ e’ cambiato. Una mattina don Scilabra viene affrontato da un gruppo di cittadini in via delle Orfane, nel quartiere storico della citta’. Si tratta, ironia della sorte, del quartiere arabo, dove la Caritas ha un centro di assistenza frequentato da una quarantina di extracomunitari.
Quei cittadini prendono a insultarlo perche’ “aiuta i marocchini”, come ha riferito un testimone, Nicola Pollicino, responsabile del centro di ascolto e di accoglienza San Giuseppe Maria Tomasi.
Secondo quegli agrigentini, don Scilabra con la sua attivita’ mette a repentaglio il quieto vivere e la sicurezza del quartiere.
Scilabra avrebbe voluto lasciar correre. Nicola Pollicino invece no, e ha denunciato i fatti: “Un caso di razzismo intollerabile”, ha detto.
Anche nella tollerante e “araba” Sicilia, c’e’ un vago sentore di “ronde”.
fonte: Articolo 21
Etichette: marocco, messina, sicilia
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Verona: Autista del pullman insulta una passeggera marocchina
E' successo a Verona sull'autobus della linea atv che dal centro commerciale Galassia porta alla stazione Porta Nuova. Una donna marocchina era salita normalmente alla fermata quando, messasi a parlare al cellulare in arabo, l'autista con uno scatto d'ira ha iniziato ad insultarla pesantemente: “Basta, se vuoi parlare la tua lingua vai al tuo paese, negra sporca p..., vai al tuo paese a fare la p..” Al termine della corsa l'autista infuriato ha spinto la badante giù dal bus facendola cadere e facendole prendere un duro colpo alla schiena. Prognosi 20 giorni. La donna, badante marocchina 45enne con regolare permesso di soggiorno ha sporto denuncia per aggressione dicendo che l'autobus era abbastanza affollato e che ci sono numerosi testimoni dell'accaduto. L'autista inoltre preso dalla collera razzista guidava imprudentemente e continuava a dire “guarda che non sono diventato l'autista dei negri”La procura sta indagando per capire anche da versioni di altri testimoni come si sono svolti veramente i fatti. L'atv (società di trasporti pubblici urbani veronesi n.d.r.) sta a sua volta cercando di capire cosa sia successo sull'autobus e nel frattempo prende tutte le misure precauzionali per tutelare l'azienda dalla cattiva pubblicità. Gli episodi di razzismo sono sempre più frequenti in Italia, e se da una parte sono quanto mai crudeli ed ingiustificati vanno considerati comunque come la punta di un iceberg.
fonte: Notiziario Italiano
Guidonia, "Io ho paura": la storia di un ragazzino. Romeno
“Ho paura di uscire, ho paura di guardare una ragazza italiana o anche solo di chiedere a un mio coetaneo che ore sono. Cammino a testa bassa”. Gabriel (il nome è di fantasia) è un ragazzo romeno. Ha 18 anni e vive a Guidonia (Roma) da quando ne aveva 12. Ha seguito la mamma che lavorava in Italia. Dal 22 gennaio, giorno in cui una coppia di fidanzati è stata aggredita da 4 romeni, la sua vita non è più la stessa. Gli occhi puntati addosso, le battutine alle spalle sempre più frequenti, il timore di essere picchiato. “Quando esco devo stare attento. Cerco di non farmi notare e di cogliere ogni segnale di pericolo. Un ragazzo romeno che vive nel mio palazzo è stato preso a sprangate poco dopo lo stupro ed è finito in ospedale. Ho rischiato anche io qualche giorno fa: sono entrato in un negozio per acquistare una ricarica telefonica. All’interno c’era un gruppo di italiani. Hanno iniziato a parlare tra loro e a guardarmi, ho capito che stava per mettersi male. Per fortuna, sono entrati i miei amici italiani ”.
Occhi azzurri, capelli castani, sul viso un po’ di acne adolescenziale, Gabriel è cresciuto a Guidonia e ha molti amici italiani. “Più che amici sono conoscenti. Sì certo, giochiamo a calcetto e se io segno mi abbracciano, ma non esco con loro, non mi hanno mai invitato”. Oggi è un pasticcere e lavora con un regolare contratto. “Si sveglia ogni mattina alle 4:30. Alle 5 è già al lavoro. Quanti ragazzi italiani della sua età lo farebbero? Loro hanno la paghetta di mamma e papà” afferma la proprietaria del laboratorio. E aggiunge: “Per me è come un figlio. Viene spesso a casa a vedere le partite. E’ stato il primo a condannare quello che è successo. Oggi, però, ha paura di dire che è romeno”.
Gabriel parla dei negozi gestiti da immigrati che hanno chiuso. “Come quello in via Colle Ferro. Vendeva prodotti alimentari provenienti dalla Romania. Poi, dopo la bomba carta alla macelleria di via Toscana (Villaba) pochi giorni dopo lo stupro di gruppo, sono arrivati i camion. E così, un sabato mattina, al posto del negozio è rimasto il cartello affittasi”. Ma gli episodi di razzismo contro i romeni ci sono sempre stati. “Qualche mese prima dello stupro era stato attaccato un locale gestito dai romeni a Monterotondo”. Ad essere intolleranti non sono però solo gli italiani. “Ho tanti amici romeni che sono molto più razzisti nei confronti degli italiani di quanto lo siano questi ultimi. Si tratta di solito di coloro che sono cresciuti in Romania e poi emigrati”.
fonte: Sky TG 24
Migranti: le arance amare degli Africani di Rosarno
Sono trascorsi quasi 10 anni da quando le assemblee indette dall’ex sindaco Peppino Lavorato vedevano l’auditorium di Rosarno gremito di rosarnesi ed africani, insieme, per cercare la strada dell’integrazione e dei diritti umani. Non più di dieci anni eppure sembrava fosse passato un secolo, fino a domenica scorsa, quando in occasione della presentazione del libro “Gli africani salveranno Rosarno. E, probabilmente, anche l`Italia”, quell’auditorium si è nuovamente ripopolato.
Sono migliaia le lavoratrici ed i lavoratori stranieri, africani e non solo, che con le loro braccia e la loro fatica si riversano nelle campagne della Piana per la raccolta degli agrumi. Migliaia di esseri umani sfruttati e beffeggiati, costretti a vivere in condizione di pietosa inesistenza. Da molti anni questa situazione persiste in quelle campagne, sotto gli occhi ciechi dei più, circondata dall’oblio e dall’assuefazione alle contraddizioni che da tanto, troppo, tempo caratterizzano quest’area.
Rosarno è solo uno dei tanti paesi agricoli del Meridione dove gli immigrati sono sfruttati, sottopagati, umiliati. Gli episodi di violenza, tra cui estorsioni e rapine, perpetrati ai loro danni si susseguono da anni, il tutto in un contesto di forte presenza ‘ndranghetista.
Il 12 dicembre 2008 si giunge all’apice della violenza. Purtroppo, episodi di razzismo inconsapevole e mafioso ne erano già avvenuti, ma stavolta dalle pietre si è passati alle pistole. Ad accendere questa luce è stata la rivolta democratica del 12 dicembre, appunto, avvenuta successivamente al ferimento di due ivoriani. Questi “lavoratori invisibili” che restano in Calabria qualche mese, giusto il tempo per la raccolta delle arance, per poi prestare il loro stato di schiavitù a chissà quale altra terra, hanno trovato il coraggio della dignità, quella che non hanno perso nonostante vivano tra topi, ricatti ed estorsioni.
La vera scossa alle coscienze è venuta proprio da loro, dagli africani di Rosarno, che hanno reagito a questo folle ed incessante sfruttamento, ribellandosi. Hanno segnato il confine tra la rassegnazione e la protesta, tra il consueto e l’inaccettabile.
fonte: articolo 21
Etichette: africa, costa d'avorio, reggio calabria, violenza
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mercoledì 25 febbraio 2009
Amauri: «Anch'io vittima del razzismo»
Anche a un immigrato di successo e senza problemi economici quale Amauri, come pure a sua moglie Cynthia, è capitato di subire sulla propria pelle il razzismo di alcuni italiani. Lo rivela lo stesso attaccante brasiliano della Juventus al settimanale Gioia in edicola. «È successo anche a me. Qualche tempo fa in una farmacia mi hanno accusato di rubare un pacco di pannolini. Li stavo posando, lo scaffale era vicino all'uscita e la porta automatica si è aperta. La farmacista voleva chiamare i carabinieri e io non avevo fatto nulla, semplicemente ero straniero e non parlavo un italiano perfetto. Le ho risposto: li chiami pure, poi la denuncio io: Lei è razzista...», racconta Amauri. «E ho aggiunto: sono più italiano di lei, e magari un giorno rappresenterò il suo Paese», prosegue.
Razzisti gli italiani? «Una minoranza, è vero, ma sono episodi che fanno stare male», dice a sua volta Cynthia, anche lei brasiliana, alla quale è capitato di sentirsi dare del tu nei negozi, e di sentirsi suggerire da una commessa di Verona: «Perché non vai in un outlet?». «Quando tornavo a casa e la trovavo di cattivo umore, sapevo già il perché», spiega l'attaccante, dal 2001 in Italia e che ha giocato negli ultimi anni nel Chievo e nel Palermo prima di arrivare alla Juve. E un Amauri con la maglia azzurra della Nazionale - rileva il giornale - potrebbe non essere lontano. Il passaporto italiano di Cynthia, che ha un bisnonno cuneese e vive in Italia da oltre dieci anni, è infatti in arrivo.
fonte: Il Corriere della Sera
Etichette: brasile, calcio, razzismo
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Avances sessuali e minacce a romena Condannato imprenditore edile
Un uomo e una donna sfruttati per due anni da un imprenditore edile senza scrupoli, che li teneva in scacco con la minaccia di rimandarli in Romania. A lui faceva fare il muratore, a lei la donna delle pulizie, senza risparmiarle ripetute avances sessuali. E’ la storia di una coppia di cittadini rumeni, entrambi 49enni, arrivati a Bologna nel 2004, quando ancora la Romania non aveva aderito all’Unione europea: ieri, il loro sfruttatore e’ stato condannato, in rito abbreviato, a cinque anni e quattro mesi di carcere per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, violenza sessuale e violenza privata.
Si tratta di un piccolo imprenditore edile di Bologna, F.T., di 50 anni. Ai due rumeni sfruttati arrivera’ una provvisionale di 35.000 euro. Nell’ambito della stessa vicenda, una donna, che lo aiuto’ a ricattare il rumeno quando si era fatto male cadendo da un’impalcatura e lo ha convinto a mentire ai medici, e’ stata rinviata a giudizio con l’accusa di violenza privata.
Quando l’uomo non era in casa, F.T. si presentava nello scantinato, oppure la raggiungeva sul posto di lavoro per tentare con lei un approccio. Piu’ volte allungo’ le mani, cerco’ di spogliarla e in un’occasione la spinse anche sul letto; col passare del tempo, le offri’ anche del denaro in cambio di un rapporto sessuale proponedole pure di andare in albergo. Ma la donna rifiuto’ sempre categoricamente qualunque offerta e resistette alle sue minacce. F.T. infatti le diceva: “Siete clandestini, se non stai con me perdete il lavoro e vi faccio cacciare”. Nella primavera del 2004, il compagno della donna ebbe un infortunio: si fece una profonda ferita alla testa cadendo da un’impalcatura di due metri. E’ qui che entra in gioco l’altra donna rinviata a giudizio dal gup De Simone: contabile dell’impresa edile ma all’epoca anche infermiera all’ospedale Sant’Orsola (si licenzio’ due mesi dopo), raggiunse il rumeno al Pronto soccorso e lo convinse a non raccontare a mentire ai medici.
La donna disse cosi’ al rumeno: “Se dici che sei caduto dall’impalcatura perdi il lavoro, il denaro e vieni espulso. Se dici che e’ stato una caduta casuale, F.T. ti paga cure e medicine”. Il rumeno si convinse e disse al medico di essere caduto in bicicletta, insistendo con questa versione anche di fronte ai dubbi dei camici bianchi. Una volta uscito dall’ospedale torno’ a lavorare praticamente il giorno dopo e di soldi per le medicine non ne vide mai. La donna, nel frattempo, era stata costretta ad abbandonare la cantina perche’ F.T. non voleva piu’ che ci abitasse. Per diverse notti dovette dormire in un parco pubblico.
fonte: Il Resto del Carlino
lunedì 23 febbraio 2009
Muore una straniera italiana
Alessandra Samira Mangoud è nata e cresciuta a Roma ed è morta il 20 febbraio scorso sempre a Roma a soli 29 anni. Di origini filippine ed egiziane è morta da straniera in Italia per una legge discriminatoria nei confronti dei figli d'immigrati .
Alessandra Samira era una romana che aveva il taglio d'occhi degli asiatici, regalo della madre filippina e il colore della pelle degli egiziani dono del padre. Per chi la conosceva o la sentiva parlare Ale Samy non era straniera, solo per lo Stato era una figlia illegittima!
Non sapeva di dover richiedere la cittadinanza italiana tra i 18 e i 19 anni , come previsto dalla legge per l'acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati extracomunitari, di consegenza è rimasta cittadina straniera in un Paese a lei non affatto straniero visto che era l'unico dove avesse mai vissuto.
Problemi di salute conditi con la stanchezza di troppe spiegazioni e perdite le hanno affaticato il cuore.
E' cosi che un frammento dell'Italia se è andato senza una cittadinanza reale, mentre lei quella cittadinanza la voleva, per cuore e per ragione. Per Samira quel pezzo di carta era la sua unica vera carta d' identità ed era anche quell' "amore non corrisposto" che nel concreto le aveva portato via prima le sue certezze e poi un lavoro presso un ente pubblico. Un legame con l'Italia il suo, legato al vissuto e non al sangue; quello di una ragazza come noi, tante seconde generazioni, che il sangue preferiscono lasciarlo dove deve stare: nelle vene, perchè trovano solo nello luogo in cui nascono e crescono il proprio Paese.
L'Italia non si è presa la responsabilità di riconoscere la nostra amica e questo solo perchè i suoi genitori erano diversi. Il nostro Paese non pensa a dove fosse nata o morta, pensa solo all'immigrazione clandestina, quasi mai riflette su una Samira e sul perchè è una mancata italiana. Dimentica.
Samira adesso ha due date, che incorniciano il suo percorso e che testimoniano il fatto che era "una romana de Roma" .Questo avviene contro ogni legge tardiva e cieca che considera ancora stranieri i figli d'immigrati nati e cresciuti in Italia per paura di macchiarsi lo stivale. Avviene grazie alla globalizzazione, di cui Samira e noi siamo l'esempio concreto e che appare essere la nostra nuova madre, se non altro perchè ci da voce anche se mamma Italia non risponde.
Per fortuna Samira avevi e hai tanti amici, tra questi anche alcuni come te e per questo non devi preoccuparti se "Fratelli d'Italia" di Mameli non sarà ancora per un po' la tua canzone.
Per noi e per tutti quelli che ti hanno conosciuto lo sei per spiritio anche forse più di altri. Peccato che L'Italia non ti abbia conosciuta a dovere, saresti stata una delle sue figlie preferite! Eri quella che s'incavolava per le partite perse della Roma, che era arrabbiatissima quando le chiedevano: "di dove sei"? Glielo diremo noi Sam, ci proveremo come sempre.
Alessandra Samira ha perso la cittadinanza, il lavoro e oggi anche la vita.
L'Italia, suo genitore, qualcosa le poteva dare: il suo nome.
fonte: Rete G2
Etichette: cittadinanza, egitto, filippine
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 08:17 0 commenti
Muore una straniera italiana
Alessandra Samira Mangoud è nata e cresciuta a Roma ed è morta il 20 febbraio scorso sempre a Roma a soli 29 anni. Di origini filippine ed egiziane è morta da straniera in Italia per una legge discriminatoria nei confronti dei figli d'immigrati .
Alessandra Samira era una romana che aveva il taglio d'occhi degli asiatici, regalo della madre filippina e il colore della pelle degli egiziani dono del padre. Per chi la conosceva o la sentiva parlare Ale Samy non era straniera, solo per lo Stato era una figlia illegittima!
Non sapeva di dover richiedere la cittadinanza italiana tra i 18 e i 19 anni , come previsto dalla legge per l'acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati extracomunitari, di consegenza è rimasta cittadina straniera in un Paese a lei non affatto straniero visto che era l'unico dove avesse mai vissuto.
Problemi di salute conditi con la stanchezza di troppe spiegazioni e perdite le hanno affaticato il cuore.
E' cosi che un frammento dell'Italia se è andato senza una cittadinanza reale, mentre lei quella cittadinanza la voleva, per cuore e per ragione. Per Samira quel pezzo di carta era la sua unica vera carta d' identità ed era anche quell' "amore non corrisposto" che nel concreto le aveva portato via prima le sue certezze e poi un lavoro presso un ente pubblico. Un legame con l'Italia il suo, legato al vissuto e non al sangue; quello di una ragazza come noi, tante seconde generazioni, che il sangue preferiscono lasciarlo dove deve stare: nelle vene, perchè trovano solo nello luogo in cui nascono e crescono il proprio Paese.
L'Italia non si è presa la responsabilità di riconoscere la nostra amica e questo solo perchè i suoi genitori erano diversi. Il nostro Paese non pensa a dove fosse nata o morta, pensa solo all'immigrazione clandestina, quasi mai riflette su una Samira e sul perchè è una mancata italiana. Dimentica.
Samira adesso ha due date, che incorniciano il suo percorso e che testimoniano il fatto che era "una romana de Roma" .Questo avviene contro ogni legge tardiva e cieca che considera ancora stranieri i figli d'immigrati nati e cresciuti in Italia per paura di macchiarsi lo stivale. Avviene grazie alla globalizzazione, di cui Samira e noi siamo l'esempio concreto e che appare essere la nostra nuova madre, se non altro perchè ci da voce anche se mamma Italia non risponde.
Per fortuna Samira avevi e hai tanti amici, tra questi anche alcuni come te e per questo non devi preoccuparti se "Fratelli d'Italia" di Mameli non sarà ancora per un po' la tua canzone.
Per noi e per tutti quelli che ti hanno conosciuto lo sei per spiritio anche forse più di altri. Peccato che L'Italia non ti abbia conosciuta a dovere, saresti stata una delle sue figlie preferite! Eri quella che s'incavolava per le partite perse della Roma, che era arrabbiatissima quando le chiedevano: "di dove sei"? Glielo diremo noi Sam, ci proveremo come sempre.
Alessandra Samira ha perso la cittadinanza, il lavoro e oggi anche la vita.
L'Italia, suo genitore, qualcosa le poteva dare: il suo nome.
fonte: Rete G2
Etichette: cittadinanza, egitto, filippine
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 08:17 0 commenti
sabato 21 febbraio 2009
"Una moneta, per favore. Non sono un bastardo rumeno"
Ed è la metropolitana di Napoli lo scenario di una vicenda che deve far riflettere. Ore 12,30 di un freddo venerdì di febbraio. Un vecchio treno della vecchia linea Pozzuoli-Gianturco viaggia verso piazza Garibaldi. Ed ecco che, alla fermata di Montesanto, sale un uomo. E' uno dei tanti mendicanti che chiedono soldi. Un suo "collega abbronzato", il famoso "Spicc", è stato reso celebre da un video pubblicato sul sito del Corriere del Mezzogiorno. Il nostro uomo non è abbronzato, anzi; chiaramente balcanico, chiede l'elemosina con accento slavo. "Grazie, signori. Scusate, sono di Bosnia-Herzegovina. Mia terra distrutta da guerra, ho figli. Grazie signori". Prima frase, scarsi effetti. E allora? Allora si mette in mezzo pure la razza e si allontanano i sospetti sulla provenienza. "Grazie, signori. Scusate, una moneta per favore. Non sono rumeno, sono di Bosnia Herzegovina, terra distrutta da guerra". Ma non basta. E allora? "Per favore signori, non sono rumeno, no bastardo rumeno..." E le reazioni? Qualche passeggero si guarda intorno, altri guardano il nostro uomo, altri ancora s'indignano ma non più di tanto.
fonte: Napolinapoli
venerdì 20 febbraio 2009
Raid razzista a Sacrofano: tre romeni accerchiati e picchiati
ROMA (19 febbraio) - Raid razzista a Sacrofano, alle porte di Roma. Tre romeni, tra i 19 e i 21 anni, sono stati accerchiati e aggrediti da 7 ragazzi italiani mentre stavano raccogliendo del materiale ferroso abbandonato. È successo intorno alle 13. Gli aggressori, all'incirca trentenni, sono poi fuggiti a bordo di due auto. Soccorsi dal 118 i tre romeni hanno rifiutato le cure mediche e sono stati portati in caserma dai carabinieri.
Lucherini: clima pesante. «Quello accaduto è l'ennesimo episodio che testimonia il clima pesante che si sta vivendo. Il sacrosanto diritto dei cittadini di chiedere sicurezza e certezza della pena non va confuso con tentativi più o meno estemporanei di farsi giustizia da soli; né tantomeno si possono accettare episodi di caccia allo straniero così come sembra essere accaduto a Sacrofano. Sono gravi episodi di intolleranza, tanto inquietanti perché si stanno ripetendo, e perché sono il frutto di una campagna di odio contro gli stranieri. Va detto che purtroppo in provincia di Roma c'è una preoccupante carenza di forze dell'ordine e questo può generare una sensazione di insicurezza nella popolazione. Occorre aumentare i controlli e ribadire il principio che ad assicurare la legalità e la sicurezza del territorio debbono essere le forze dell'ordine». Lo afferma in una nota Carlo Lucherini, vicepresidente del consiglio regionale e segretario provinciale del Pd.
fonte: il Messaggero
Etichette: pestaggio, roma, romania
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 08:08 0 commenti
giovedì 19 febbraio 2009
Stupratori immigrati è giunta la vostra ora
L’assalto al locale turco di pochi giorni fa, da parte di un gruppo di ragazzi con il volto coperto, armati di mazze di legno e odio razzista, potrebbe non restare un episodio isolato. Nessuna fonte ufficiale lo conferma. Ma secondo indiscrezioni un’informativa dei servizi segreti avverte il pericolo di una escalation della spirale di rappresaglie violente seguite agli episodi degli ultimi mesi. E la paura, fra coloro che, sempre romeni, vivono e lavorano nella capitale da tempo, cresce.
A buttare benzina sul fuoco c’è anche Forza Nuova, il movimento di estrema destra pronto ad affiggere per le vie di Roma un manifesto che ritrae la foto di una donna senza volto, coperta da un lenzuolo insanguinato, sul quale campeggia la scritta «Stupratori immigrati è giunta la vostra ora: se capitasse a tua madre tua moglie o tua figlia? Chiudere i campi nomadi espellere i rom subito». Sabato, il partito ha annunciato una mobilitazione in cento città italiane per chiedere «la sospensione del trattato di Schengen verso la Romania e l'espulsione di tutti i clandestini e di tutti gli immigrati che abbiano precedenti penali nel loro Paese o in Italia».
fonte: il Messaggero
Etichette: forza nuova, minacce, roma, romania
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 17:35 0 commenti
Turismo sessuale infantile: italiani brava gente?
Nove milioni di bambine, un milione di ragazzini. Un giro d'affari da 250 miliardi. Ottantamila viaggiatori - giovani, colti, reddito medio - che ogni anno lasciano l'Italia (salda in testa alle classifiche dei predatori) a caccia di sesso proibito. In crescita l'Europa dell'Est, la REpubblica Ceca e la Russia su tutti. Ma Thailandia, Bali, Cambogia e Vietnam restano le mete più frequentate.
Bisognerebbe saper moltiplicare per mille, centomila, un milione il viso dei propri figli, nipoti, fratelli, per comprendere la portata di queste cifre. In Italia, però, qualcosa si muove. «Molto, per la verità. Il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, sta dedicando parecchia attenzione al tema; è stata a Rio con una task force di funzionari e poliziotti. E sta realizzando il piano d'azione su cui ci eravamo impegnati a Stoccolma, nel '96...».
C'è, però, un problema. Che va sotto il nome di disegno di legge sulle intercettazioni. Non si ricorda un'indagine dove il telefono non sia stato fondamentale. È impossibile aspettare di avere altri elementi per agire. Non stiamo parlando di un furto di mele, ma di bambini: ogni giorno in più è un giorno di morte. Per questo, le associazioni del settore hanno lanciato un appello, chiunque voglia unirsi, contatti Ecpat.
Qui la mia testimonianza del turismo sessuale in Repubblica Dominicana
fonte: ilKuda
Etichette: italia, minori, turismo sessuale
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 10:26 0 commenti
mercoledì 18 febbraio 2009
Bottiglie incendiarie lanciate a Latina
Due bottiglie incendiarie sono state lanciate da ignoti a bordo di un ciclomotore a Latina contro alcuni rifugi di fortuna utilizzati da persone provenienti dall'Europa dell'est nei pressi di via Pionieri della Bonifica. Le due bottiglie incendiarie, lanciate da un ponte, si sono infrante sul prato limitrofo alle baracche, estinguendosi rapidamente e senza procurare danni a cose o persone.
Immediatamente sono scattate le indagini da parte degli uomini della Questura di Latina che hanno consentito di stabilire, spiegano gli investigatori, l'intento verosimilmente dimostrativo del gesto in considerazione del fatto che, dal probabile luogo del lancio delle bottiglie sarebbe stato molto difficile raggiungere le baracche dove stavano dormendo gli stranieri. Gli agenti durante la notte hanno effettuato alcune perquisizioni domiciliari nel capoluogo che non hanno fornito riscontri positivi utili ad individuare gli autori del gesto.
fonte: ADUC
Etichette: attentato, europa, latina
Pubblicato da Vivere Cernusco alle 19:09 0 commenti