perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


martedì 11 novembre 2008

"Cacciato dalla discoteca perché nero"

Le due versioni, come spesso capita, sono diametralmente opposte. Quella dello studente di colore: "Non mi hanno fatto entrare in discoteca per il colore della mia pelle, e mi prendevano in giro con sfottò su Obama".

Succede a Padova, e la notizia finisce sui quotidiani locali. Lo studente di colore, adottato negli anni ‘90 da una famiglia padovana, resta comunque convinto di aver subito una discriminazione e annuncia che presenterà denuncia in Procura. Il ragazzo racconta anche di una frase che lo ha particolarmente infastidito: il buttafuori della discoteca per spiegare il rifiuto all’ingresso, gli avrebbe detto: "Non crederai mica di poter entrare adesso perché ha vinto Obama...’’.

Fonte: QuotidianoNet e anche Padova Bloglandia

"Nessuno mi affitta una stanza perché romena"

Si è vista rifiutare l'affitto di una stanza perché romena. E' successo a una studentessa universitaria del progetto Erasmus, Ana Demian, che racconta la sua brutta esperienza all'Unione Sarda, un quotidiano locale.

La ragazza, 21 anni, è arrivata da Timisoara a Cagliari per seguire il corso di studio in servizi turistici nella Facolta’ di Economia. Si era accordata con una persona per prendere in affitto una stanza singola, con un budget stanziato di 300 euro al mese, ma poi quella le ha rifiutato l’alloggio. A vuoto sono andati anche gli altri tentativi: ‘’non affittiamo ai romeni’’ , era la cantilena.

fonte: QuotidianoNet

GIORNALISTA DEL TG3 MINACCIATO DA NEOFASCISTI

Santo Della Volpe ha trovato la sua auto imbrattata di vernice con scritte ingiuriose e croci celtiche. È il terzo episodio del genere in pochi giorni. Fnsi: «Si tratta della prova di un clima di aggressività crescente nei confronti del lavoro giornalistico».

Continuano le minacce di stampo neofascista contro l'informazione. Questa volta è toccato a Santo Della Volpe, giornalista del Tg3, dirigente dell'associazione Articolo 21 e vicepresidente di Libera Informazione, che ha trovato la sua auto parcheggiata sotto casa imbrattata di vernice bianca e arancione con scritte ingiuriose e croci celtiche. La firma, T. S., è di un noto gruppo di estrema destra del quartiere Trieste - Salario. Le minacce erano chiaramente indirizzate all'inviato del Tg3 perché solo la sua macchina è stata sporcata. Proprio Della Volpe ha denunciato il fatto con un editoriale su Articolo 21: «Succede che arrivi stanco da un viaggio in giro per il mondo ed il mattino cerchi l'automobile - ha scritto il giornalista - e scopri una bella croce celtica con in alto a sinistra la lettera T e in basso a destra la lettera S. Si gela il sangue: hanno anche lasciato la firma, sono quelli del gruppo fascista Trieste-Salario... Io non sfido nessuno, ma nessuno creda di far cambiare di una virgola il mio lavoro. Non è bello sentirsi nel mirino, anche se da parte di una banda di stupidi vigliacchi. Dopo aver chiamato il 113 ho cancellato le scritte con rabbia, con furore, a costo di togliere anche la vernice dell'auto. Ed aspetto di vedere chi e perché ha preso di mira la mia persona, il mio lavoro da giornalista. Forse avevano bisogno di aprire una campagna intimidatoria contro la stampa e i giornalisti».
L'intimidazione a Della Volpe è il terzo episodio di minacce neofasciste contro i giornalisti. Lunedì scorso, infatti, un gruppo di giovani di Casa Pound, per protestare contro la redazione di "Chi l'ha visto?", aveva forzato gli ingressi e si era introdotto nella sede Rai di Via Teulada, mentre giovedì è stato appeso da Forza Nuova uno striscione vicino all'abitazione di Ezio Mauro, direttore di "La Repubblica", che diceva: «Direttore: basta odio e falsità».

Fonte: Agenda della Comunicazione

Nomadi: aumentano “gli atti di xenofobia e di razzismo, alcuni con violenza senza precedenti”.

In Italia un clima di “disagio si sta diffondendo e un senso di insicurezza sembra crescere fra cittadini italiani e stranieri nella vita quotidiana”.
È una delle considerazioni contenuta nel documento di lavoro che Gerard Deprez, presidente della Commissione libertà civili dell'Europarlamento, sta mettendo a punto sulla situazione dei rom in Italia dopo la visita di una delegazione della commissione compiuta lo scorso settembre ed anticipata dall’Agenzia Ansa.
La visita, si legge nella bozza di lavoro, è stata “utile” perché ha consentito di verificare “la tensione sociale e il clima che ora caratterizza l'Italia per quanto riguarda la situazione dei nomadi”.

Fonte: Immigrazioneoggi.it

lunedì 10 novembre 2008

"Sporco negro! Abbronzato! Obama!" E n'altro poco scoppia il finimondo. Grazie anche al cavaliere

E fu così che “Obama” e “abbronzato” furono sdoganati come termini utili per offendere. Sono diventati parolacce. Potenza del guru mondiale della comunicazione. Sparuti ultras della tifoseria neritina, attenti ai fenomeni di costume, se ne sono prontamente accorti e le hanno utilizzate. Onore al merito di chi c’è riuscito per primo. Ma non si tratta di discriminazione, solo di pura idiozia. Come quella del portiere senegalese la cui reazione stava scatenando una rissa con alcuni neritini piovuti sul terreno di gioco per acchiapparlo. Sentite tutte e due le campane: da Sogliano e da Nardò.
«Sporco negro, fratello di Obama» e poi giù insulti alla madre, morta quando era ancora un bambino. Dinanzi a questi insulti piovutigli da pochi supporter del Nardò, Mahmadou Sakho, giovane portiere senegalese del Sogliano, ha risposto con un gestaccio, che ha scatenato ancor più le ire degli ultras neretini.

fonte: Porta di Mare

Sofya, una storia che non vale un Tg

Di Sofya Smirnova, 37 anni, ucraina, arrivata in Italia con regolare passaporto e uccisa da un pirata della strada la notte tra il 5 e il 6 novembre sulla statale di Pomigliano d'Arco, alle porte di Napoli, non ha parlato nessuno o quasi.
Colpa di quella maledetta data, dirà qualcuno: il destino ha scelto di farla morire la stessa notte in cui un'altra donna, di 27 anni, ma italiana, e' stata scippata e strattonata da due adolescenti a Napoli. A pochi chilometri, cioè, dal luogo in cui Sofya veniva travolta da un'auto che non si e' mai trovata.

Francesca, per fortuna, non e' morta: e' finita in coma, pero', e solo dopo 24 ore ne e' uscita. I suoi scippatori sono stati acciuffati subito. Anche grazie alle testimonianze della gente, che stavolta nella centralissima piazza Dante ha parlato, eccome.

Colpa forse anche di un'altra beffa che il destino ha giocato a Sofya: qualche ora dopo la sua morte un giovane Rom di origine croata ha travolto con la sua Bmw 13 persone che aspettavano l'autobus ad una fermata di Acilia, alla periferia di Roma. Tre sono risultate subito gravissime. Per fortuna anche in quest'ultimo caso nessuno e' morto.
Risultato? Per Sofya non c'era davvero spazio. L'immagine del suo corpo coperto da un lenzuolo sul ciglio della strada e' apparsa nelle edizioni dei Tg delle 13 (e neanche di tutti). Il Tg3 ad esempio le ha dedicato solo una "macchia", come si dice in gergo, ovvero una notizia breve letta da studio, con le immagini che scorrevano. Non un servizio vero e proprio. Ma già nei tg della sera di Sofya non c'era più traccia.

Peggio, molto peggio, e' andata con la carta stampata. Nessun quotidiano nazionale (almeno nessuno dei principali) le ha dedicato una riga. Semplicemente la morte di Sofya, causata da un pirata della strada presumibilmente italiano, per i giornali non e' avvenuta. Meglio, non e' una notizia. A Francesca, uscita dal coma, sono state giustamente dedicate aperture di pagina e altrettanto al Rom di origine croata che ha investito 13 persone.
E allora e' inutile negare: nella trappola ci siamo caduti tutti, proprio tutti. Nella trappola del luogo comune, del razzismo strisciante, della disattenzione, dei due pesi e delle due misure. E il teorema e' diventato regola: Sofya ucraina, uccisa da un pirata (forse italiano) non vale quanto le 13 persone ferite da un Rom croato. Ne' quanto Francesca finita in coma dopo uno scippo. Tutto italiano, stavolta.

fonte: Articolo 21

venerdì 7 novembre 2008

Roma: razzismo, nuove scritte antisemite contro Alemanno

Nuove scritte antisemite, firmate dal movimento di estrema destra 'Militia', sono comparse questa notte a Roma. Due striscioni di circa 7 metri ciascuno, sono stati affissi sul ponte Pietro Nenni, tra i lungotevere Da Brescia e Michelangelo: "Alemanno-Pacifici: Roma-Auschwitz solo andata", "Banche e usurai pagherete caro, pagherete tutto!", entrambi accompagnati dalla firma 'Militia' e da un fascio littorio.

fonte: L'Unione Sarda

mercoledì 5 novembre 2008

Commento razzista di Libero sull'elezione di Barack Obama


Obama è in vantaggio. Evviva Obama. La liturgia aveva già scelto il nuovo dio da venerare. L’uomo della svolta. Il Messia. Se così fosse, dovrà governare, mica solo parlare a folle oceaniche: non è la stessa cosa. Deve dimostrare di essere davvero l’uomo nuovo, il Presidente in grado di riassumere Kennedy, Clinton e tutto il meglio della tradizione democratica. Non solo di essere la novità nera. Si è infilato nei fortini repubblicani, li ha bucati con la sola forza della retorica. Sarà il primo presidente nero degli States, dopo che i neri erano già nelle stanze dei bottoni dell’America sceriffo del mondo. Nella Casa Bianca, Condoleeza Rice e Colin Powell non erano due passanti. Sono stati due neri dell’era Bush jr. e forse questo era un handicap, perché George W. non è mai piaciuto. Già quattro anni fa gli avevano consegnato il benservito a favore di Kerry, gli elettori però non la pensavano così. Ecco perché era necessario costruire il Messia con abbondante tempo di anticipo. Al diavolo Lady Clinton, al diavolo la svolta rosa. Se svolta dev’essere, sia una svolta nera. Fa più tendenza. Batti oggi e batti domani, Obama sarà il primo black alla Casa Bianca.

tratto dalla Home Page di Libero del 5 novembre

martedì 4 novembre 2008

Rom - L′Italia viola i diritti umani

Dal 17 al 20 ottobre 2008 l’europarlamentare rom ungherese Victoria Mohacsi ha visitato alcuni campi nomadi abusivi presenti in Italia. A seguirla una delegazione formata da alcuni attivisti per i diritti umani del gruppo Everyone e da una troupe ungherese di riprese documentarie.

Nel corso del viaggio la delegazione ha raccolto testimonianze filmate della condizione dei nomadi in Italia, sono state effettuate anche numerose interviste. Il dossier finale, corredato di foto e altri documenti, presto verrà pubblicato su internet – una sintesi del “diario di viaggio” è già disponibile sul sito web everyone group.org.

L’obiettivo della visita era osservare le reali condizioni e il grado di integrazione della popolazione rom nel nostro Paese e mostrarle al resto del mondo e al Parlamento europeo. Spiegano alcuni membri della delegazione: “stiamo preparando un dossier illustrato da fotografie, per raccontare all′Ue le fasi del drammatico viaggio in Italia compiuto da una coraggiosa parlamentare europea che si batte da quindici anni contro la tragedia del razzismo che sta annientando il suo popolo”.

Il quadro che via via emerge sotto lo sguardo attento della parlamentare ungherese è tutt’altro che confortante. “Ho attraversato l’Europa per analizzare le condizioni di vita dei rom e il loro grado di integrazione. Non avevo mai assistito a violazioni di diritti umani così gravi come quelle che le istituzioni italiane rivolgono alla mia gente”.

fonte: Consorzio Parsifal

lunedì 3 novembre 2008

Caritas: ormai è allarme razzismo

Basta la parola. «Stranieri». E i voti si moltiplicano. La Caritas lancia l’allarme razzismo ma si trova anche spiazzata. «Hanno vinto gli impresari della paura», è il commento post voto, ma devono incassare la rampognata dell’assessore Comina: «Le associazioni tornino a fare politica, non possono accorgersi dei pericoli all’ultimo momento». Ieri il dossier «Immigrazione». La Caritas è arrivata alla diciottesima edizione del «Dossier statistico Immigrazione: aree di origine, presenze, inserimento, lavoro, territorio».
Ieri la presentazione al teatro Cristallo con i direttori Mauro Randi e Heiner Schweigkofler e i ricercatori Paolo Attanasio. Matthias Oberbacher, Salvatore Saltarelli e l’assessore provinciale Francesco Comina. Da Randi una proposta sulle misure di sostegno: «Non ha senso prevedere gli interventi dopo cinque anni di permanenza. E’ più sensato concentrarli nel primo anno di arrivo con un progetto di inserimento».
Molte le cifre aggiornate al 2007, per raccontare «un fenomeno complesso che non può essere banalizzato». Tra queste il sorpasso tra donne e uomini (50,7 per cento), la maggioranza di provenienze da Paesi europei, il costante aumento delle presenze con il dato ufficiale di 32.945 residenti (il 6,7 della popolazione complessiva) e una stima Caritas, allargata ai non registrati, di 40.702 presenze totali.
Confermata la sproporzione di iscritti nella scuola italiana (15,4 per cento) rispetto alla scuola tedesca (3,7) e ladina (2,6). Aumentano i ricongiungimenti familiari (609 nel 2005, 779 nel 2006, 1402 nel 2007).
Nella settimana del voto l’argomento è centrale. Di fronte a partiti come Freiheitlichen e Lega nord che sull’allarme immigrati costruiscono il loro successo, la Caritas pianta i propri chiodi. Randi: «Gli stranieri sono persone, non forza lavoro». Chiarito questo, «molta parte della nostra economia dipende da loro. Basterebbe tentare uno sciopero dei lavoratori stranieri e stare a guardare cosa accadrebbe ovunque, dagli ospedali ai ristoranti». Randi: «Le mele sarebbero ancora sugli alberi».
Ma molti in Alto Adige hanno deciso che gli stranieri sono un problema e un pericolo. E la Caritas si trova a fare i conti con il lavoro di anni sulle politiche di accoglienza che viene surclassato in corsia di sorpasso dalla xenofobia. Attanasio riassume: «In tutta Europa gli impresari della paura funzionano bene. In Alto Adige ancora meglio. In queste elezioni sono stati raccolti i frutti di anni di semina abbondante».
Francesco Comina lascerà la giunta senza l’annunciata legge sull’immigrazione: «Speriamo che la prossima legislatura recuperi il tempo perso». Nell’ultima seduta, racconta, gli assessori hanno iniziato a ragionare su un Osservatorio provinciale che non si limiti a registrare le cifre «ma lavori sui fenomeni culturali». Nonostante il voto a destra, Comina ha ragioni di ottimismo: «Nella stessa Svp si rendono conto che serve un cambio di prospettiva. Non fosse altro che perché l’economia ha bisogno di lavoratori».
La Caritas si preoccupa per il razzismo e la semplificazione: «In certi paesi non vive neppure uno straniero, eppure c’è paura, disagio». Comina lancia una stoccata: «Associazioni come la vostra devono tornare a fare politica. Dovreste avere un ruolo di sentinella, dovreste incalzare i politici, invece le associazioni arrivano in ritardo. L’ultimo caso, la legge elettoralistica della Svp sull’edilizia sociale. C’è stata una audizione, ma quando le cose ormai erano fatte».

fonte: Espresso

In scuole Bari e Barletta svastiche su murales

Svastiche e scritte inneggianti a "Dio, patria e famiglia" sono state trovate questa mattina sui muri e lungo il marciapiede di un liceo scientifico di Barletta e sui muri di una scuola elementare nel quartiere di Bonghi, a Bari. Nel secondo caso le svastiche sono state tracciate sopra dei murales che ornano le mura dell'istituto e che raffigurano un popolo di bambini multietnici, gran parte dei quali di colore. Sugli episodi indagano rispettivamente i carabinieri di Barletta e la Digos di Bari.

Pronta la condanna dell'episodio: Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola, afferma in una nota che "le svastiche disegnate sulle fotografie dei volti dei bambini extra comunitari, affisse sulle pareti, a loro volta imbrattate, di una scuola di Bari, devono provocare in tutto il Paese un sussulto di sdegno, una profonda riflessione, un impegno corale per non ricadere nel baratro dell'inciviltà".

fonte: Alice Notizie

mercoledì 29 ottobre 2008

Roma, aggressione razzista al prenestino: Polizia denuncia due minori

Un branco di minori ha aggredito e insultato tre fratelli italiani di origine egiziana per motivi razziali. E' accaduto a Roma, nel quartiere Tor Bella Monaca, il 24 ottobre scorso. Due minori di 16 e 17 anni sono stati denunciati dalla Polizia per lesioni, minacce e istigazione all'odio razziale. Uno dei due, capo del branco, A.C. romano di 17 anni, e' stato trovato anche in possesso di uno spinello e per questo e' stato segnalato alla prefettura, per violazione della legge sugli stupefacenti. Sono in corso, da parte della Polizia, ulteriori indagini al fine di chiarire le responsabilita' di ciascun appartenente al gruppo.

Lo scorso 24 ottobre, tre fratelli italiani di origine egiziana, due ragazzi e una ragazza, che abitano nell'estrema periferia sud di Roma, alle 8 di mattina, mentre come di consueto stavano andando prendere l'autobus per andare a scuola, al Prenestino, sono stati ostacolati da un coetaneo italiano che, infastidito dalle pelle scura dei ragazzi, ha cercato in ogni modo, anche con le minacce, di impedire loro l'accesso sul mezzo. Con non poca fatica sono riusciti a salire sul mezzo pubblico e qui e' nata una lite che e' terminata dopo qualche minuto. Scesi dall'autobus per prendere il trenino in zona Giardinetti, i tre ragazzi hanno notato che anche quel giovane, sceso dall'autobus insieme ad alcuni amici, stava parlando in modo concitato al telefono, raccontando quanto accaduto poco prima.

Seguiti dal gruppo, i tre fratelli hanno preso il trenino, e qui e' iniziata un'opera intimidatoria nei loro confronti, tra risa di scherno, sguardi truci e minacciosi. Quando i ragazzi sono arrivati in viale Alessandrino costantemente braccati dalla comitiva, la situazione e' degenerata sfociando in un vero e proprio agguato premeditato. Gli aggressori si sono uniti a un'altra compagnia che li attendeva alla fermata del treno e formati due schieramenti hanno costretto le vittime a passarvi nel mezzo. Terrorizzati da cio' che stava accadendo e spauriti al punto tale da non riuscire a individuare un'eventuale via di fuga, i tre sono stati costretti a subire atti di razzismo inequivocabili, sguardi minacciosi e frasi ingiuriose del tipo ''sporco negro, puttana negra e negro schifoso''.

Non soddisfatti e in preda a furia inspiegabile gli aggressori sono passati alle vie di fatto, e incuranti della presenza di numerosi cittadini che a quell'ora di mattina percorrono le strade per recarsi a lavoro, hanno circondato i tre ragazzi impedendogli ogni via di scampo, e volendo come unico fine dar sfogo ai loro istinti xenofobi e razzisti, hanno atteso che il capo branco desse inizio all'azione, scagliandosi contro uno dei tre fratelli M.O. di anni 14, colpendolo con calci e pugni al volto e al corpo.

A questo punto anche gli altri si sono sentiti autorizzati a partecipare a quello che e' diventato un linciaggio al 'negro', cosi' come da loro stessi ammesso, e posizionandosi alle spalle del povero ragazzo lo hanno cominciato a colpire alla schiena e alla testa con dei pugni. Il fratello, M.M. e la sorella, M.S., hanno cercato invano di sottrarre il loro congiunto alle furie dei teppisti, riuscendo solo a ricevere anche loro calci e strattoni, mentre il branco incoraggiava il proprio capo e i partecipanti con urla del tipo ''uccidilo sto negro, ammazzalo''. Stesso trattamento per i suoi fratelli che hanno dovuto subire offese di ogni sorta ''puttana negra torna al tuo paese, sporco negro lurido''.

fonte: Adnkronos

martedì 28 ottobre 2008

Controllore razzista a Bologna

Bologna, 24 ottobre: sospeso un controllore razzista dell’Atc. Mentre stava verificando i biglietti, il controllore (numero di matricola 09043) ha iniziato col dire «adesso vi liberiamo di un po’ di puzza»; poi rivolto ad una coppia rom con un bambino ha detto: «tu sacco di pulci o cacci il biglietto oppure vieni in questura» e alla donna «ma stai zitta tu e vai a farti una doccia» e ancora «vieni adesso ti dico anche dove abito così quando vieni a casa ti punto la doppietta che ho nel cassetto, vieni con i tuoi amici che ho i cani che hanno fame...». Un uomo si è ribellato e una signora è intervenuta e ha preso le difese delle persone insultate denunciando l’episodio razzista.

fonte: assembleaatifascistabologna e prodigit

Rom prosciolti dall'accusa di tentato rapimento

«I lettori dei maggiori quotidiani italiani non hanno conosciuto la realtà dei fatti». «Gli studenti di Step1 hanno fatto quello che avrebbero dovuto fare i giornalisti più anziani ed esperti». Nel maggio del 2008 sulla Repubblica è apparso questo titolo: «Catania, arrestati due rom: Hanno tentato di rapire mia figlia». Secondo l’articolo, tuttora disponibile sul sito del giornale, «una coppia di rom» era stata «arrestata dalla polizia per aver tentato di rapire una bambina di tre anni nel centro commerciale Auchan di San Giuseppe La Rena a Catania». L’articolo forniva una serie di particolari su quel “tentato rapimento”. Era una vicenda sconvolgente: cosa c’è di peggio di un sequestro di bambini in un luogo pubblico? Per qualsiasi genitore è il peggiore degli incubi. Dopo quegli arresti molti rom sono stati cacciati da Catania. Poco tempo prima, vicino a Napoli, alcune persone avevano dato fuoco a un campo rom dopo un fatto analogo.C’è solo un piccolo problema: la storia non era vera. I giovani “rom” (che tra l’altro avevano un nome e un cognome: Viorica Zavache e Sebastian Neculau) sono stati prosciolti dal tribunale in settembre, dopo aver passato quattro mesi in carcere senza aver commesso nessun crimine. L’avvocato difensore di Zavache e di Neculau ha spiegato il loro arresto con il clima di intolleranza del tempo. Da allora la situazione non è migliorata. E ci sono forti dubbi anche sul caso di Napoli, che aveva portato all’incendio del campo rom. Stranamente l’unico quotidiano a dare il giusto spazio alla cosa è stato Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, che ha pubblicato la notizia del proscioglimento in prima pagina.Le voci che puntano a creare un clima di panico nei confronti degli “zingari che rubano i bambini” circolavano già da anni. Fanno parte di un mito xenofobo, di uno stereotipo che si può mettere sullo stesso piano di tanti altri, che riguardano gli ebrei o altri gruppi etnici o perfino “i comunisti”.

fonte: blogfriends

Prove tecniche (indisturbate) di razzismo

L'emendamento presentato nelle aule del nostro Parlamento, che impone al personale delle strutture sanitarie l'obbligo di segnalazione alle forze dell'ordine degli stranieri bisognosi di cure mediche e sprovvisti di permesso di soggiorno, di fatto determina un gravissimo attentato, non soltanto al vivere civile, ma anche ai principi fondamentali garantititi dalla nostra Carta Costituzionale, sino ad arrivare a contrastare il codice deontologico di tutti coloro che si attengono al nobile giuramento di Ippocrate.

Appare chiaro che queste stolte intenzioni potrebbero determinare quale effetto a catena una massiccia sottrazione, da parte dei clandestini presenti in Italia, dall'assistenza sanitaria di cui necessiterebbero.

L'incongruenza inoltre consiste nell'aver presentato questo emendamento all'interno del Decreto Sicurezza con drammatiche conseguenze proprio sulla sicurezza dei cittadini con il rischio di assistere persino ad un dilagare di malattie delle quali gli immigrati in clandestinità potrebbero essere portatori.

Emendamenti di tale portata vengono ignorati da questa Sinistra, più attenta a contrapposizioni di maggiore roboante effetto mediatico come ad esempio l'introduzione di classi differenziate per stranieri.

fonte: megachip